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Home Blog Page 333

Il vino tra moda e cultura

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Tomasz Prange-Barczynski

Di certo non aveva tutti i torti Hemingway quando durante le sue esperienze italiane diceva che “Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà al mondo”. Chiedere un bicchiere di vino è una scelta che impone conoscenza, così come trovare un’ampia offerta di bottiglie è segno di una città aperta verso il mondo. A Varsavia, ma possiamo dire generalmente in Polonia, il consumo di vino è in lenta ma costante crescita. Ogni anno il valore del mercato aumenta mediamente del 4%. Un trend interessante sia perchè riguarda un prodotto tipico del famoso made in Italy, sia perchè simboleggia l’evoluzione dei gusti in corso in un paese tradizionalmente legato ad altri tipi di alcolici. Per fare il punto sulla situazione ne parliamo con un guru del settore: Tomasz Prange-Barczynski, caporedattore della rivista “Magazyn Wino”, il bimestrale che da dieci anni racconta l’evolversi della cultura del vino in Polonia, paese che per luogo comune associamo a birra e vodka.

“Chiariamoci subito” spiega Tomasz Prange-Barczynski “riguardo al vino in Polonia dobbiamo parlare di due realtà diverse. Da una parte ci sono infatti le grandi città come Varsavia, Cracovia, Poznań o Breslavia, dove il vino è sempre più popolare e ricercato. Soprattutto a Varsavia e Cracovia vengono aperti continuamente nuovi wine bar, in cui ottimi vini vengono venduti a bicchiere. Per capire la portata del fenomeno basta pensare che nel noto wine bar di Robert Mielżyński di sera è difficile trovare un tavolo se non si prenota. Parallelamente c’è però il grande mondo della provincia polacca dove bere vino è una rarità e si consuma invece soprattutto birra e vodka.”

Vuol dire che bere vino in Polonia è trendy? Una sorta di status symbol di cosmopolitismo?

“In genere la massa di giovani preferisce la birra. Il vino è trendy nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni perché bere vino in Polonia è spesso legato alla sensazione di prestigio, alla posizione sociale. Le persone che bevono vino sono generalmente quelle che hanno istruzione migliore, leggono di più e, soprattutto, viaggiano!”

Dalla tua posizione privilegiata di caporedattore di “Magazyn Wino” come vedi la penetrazione del vino italiano in Polonia?

“Nei dieci anni di “Magazyn Wino” statisticamente la maggioranza degli articoli pubblicati ha riguardato il vino italiano che è molto gradito dai polacchi. I miei connazionali spesso programmano un viaggio nelle più note regioni produttrici di vino italiane. Mi capita raramente di sentire che qualcuno vuole passere le vacanze in Borgogna o a Bordeaux, località importanti per i vini francesi, mentre ogni anno ho amici vicini e lontani che mi chiedono per esempio quali vigne visitare in Toscana. Va poi detto che nel corso degli ultimi 10-15 anni gli italiani hanno svolto un lavoro enorme per crescere sul mercato polacco. Consorzi, associazioni private, istituzioni regionali e nazionali hanno organizzato in Polonia numerosi eventi enologici, conferenze, degustazioni ecc.. Inoltre importatori e giornalisti polacchi del settore partecipano spesso ad eventi promozionali organizzati in Italia. Nonostante tutto però il polacco medio beve ancor oggi più spesso il vino americano “Carlo Rossi” o i vini bulgari.”

La diffusione della cultura del vino dipende anche dalla possibilità di trovare buoni prodotti.

“Nei negozi specializzati si trovano facilmente i vini di quasi tutti i migliori produttori italiani. Non c’è regione italiana, da Aosta a Pantelleria, che non sia presente in Polonia con qualche vino. Ovviamente non si può pretendere un’ampia scelta nel negozio sotto casa, ma nelle buone vinerie o anche su internet si trovano tanti ottimi vini italiani. L’aumento di interesse verso i vini italiani è comunque ben visibile alla fiera veronese Vinitaly, che per tanti importatori polacchi è ormai diventata uno degli eventi più importanti dell’anno.”

Che vini piacciono ai polacchi?

“Non voglio generalizzare. Ci sono dei polacchi che ordinano sempre “bianco semisecco”. Nei supermercati e nei discount ci sono tanti vini industriali prodotti specialmente per il mercato polacco con alto zucchero residuo perchè il tenore elevato di acidi del tannico brunello potrebbe essere scioccante per tanti miei connazionali. Ma la gente impara velocemente e sempre più spesso la clientela dei negozi specializzati è costituita da persone che sanno cosa vogliono comprare e bere.”

Si conoscono Prosecco e Spritz?

“Ai polacchi cominciano a piacere i vini spumanti ma ancora adesso non si apre una bottiglia di vino con le bollicine se non è associata ad un evento speciale. Molti polacchi però sono ormai di casa sulle montagne del nord Italia, per andare a sciare, dove Prosecco e Spritz furoreggiano e quando tornano a casa cominciano a ricercarli. Per esempio sono stato sorpreso trovando nei vari forum su internet tanta gente chiedersi dove si può comprare l’Aperol in Polonia.”

Parlaci del vino polacco che da qualche anno è arrivato sul mercato.

“Quelli migliori accessibili nel mercato provengono dalle vigne Jaworek, Pałac Mierzęcin, Adoria, dalla vigna di Płochoccy e da un paio d’altre. Purtroppo i vini polacchi sono cari, una bottiglia costa mediamente 50 złoty, fatto determinato dalla piccola scala di produzione. È chiaro che 50 zloty è un prezzo fuori mercato tanto che se facciamo una degustazione al buio offrendo vino polacco e italiano, di medesimo prezzo, la maggioranza dei consumatori sceglierà probabilmente quello italiano. Comunque in Polonia ci sono dei vini molto buoni, dal carattere irripetibile, tipici del clima freddo, e molto buoni che si cominciano a trovare in qualche buon albergo e ristorante. Noi di “Magazyn Wino” da otto anni appoggiamo la Konwent Winiarzy Polskich (Associazione dei Vignaioli Polacchi) che collabora con il Polski Instytut Winorośli i Wina (Istituto Polacco del Vino e della Vite). Ogni anno l’associazione crea un forum di discussione per scambiare esperienze tra vignaioli-hobbisti e professionisti. Ma va sottolineato che le vigne polacche occupano solo una superficie di circa mille ettari e la media di una vigna singola è di 0,5 ettari. Il maggior numero delle vigne si trovano nel voivodato di Lubusz, in Bassa Slesia, Piccola Polonia e nei Precarpazi. Una regione molto interessante e ben organizzata è Małopolski Przełom Wisły, vicino a Kazimierz Dolny.”

Quali viti vengono coltivate?

“C’è un grande dibattito sul tema. Alcuni sostengono che bisogna coltivare le viti della specie Vitis vinifera, quelle che ben conosciamo delle etichette del Pinot noir o Riesling. Altri preferiscono gli ibridi, incroci tra specie diverse, che a dire la verità non danno vini nobili, ma sono più resistenti al difficile clima polacco. Una parte delle viti viene importata ma in Polonia esiste anche la scuola di coltivazione di Roman Myśliwiec nei Precarpazi.”

Si può studiare enologia in Polonia?

“All’Università Jagellonica di Cracovia, nella facoltà di farmacia è stata aperta la cattedra di enologia. Gli studi prevedono 175 ore e accanto alla teoria comprendono la pratica nella vigna dell’Università a Łazy, vicino a Bochnia. È una vigna che produce alcuni tra i più interessanti vini polacchi.”

Com’è nato il tuo amore per il vino?

“È legato alla passione per i viaggi. Immagina che per i primi 20 anni della tua vita sei chiuso in un paese da cui puoi partire al massimo per la Germania Orientale o per la Cecoslovacchia. Poi improvvisamente quel mondo si aprì e i miei primi viaggi furono in Austria, Italia, Francia e Spagna, paesi in cui il vino è cultura quotidiana. In seguito scoprii che il vino ha mille gusti diversi, che ogni regione ha le sue caratteristiche uniche. E così cominciai a vagare tra vigneti e produttori imparando che dietro ogni bottiglia si trova una persona. Il processo di vinificazione mi ha affascinato e ho cominciato a scriverne.”

Il tuo vino preferito?

“Domanda difficile cui non mi piace rispondere. Ma se devo scelgo il Riesling. Adoro i vini italiani, in particolare: Brunello, Barolo, Amarone, ma la cosa che più mi affascina è scoprire vini poco conosciuti. Per esempio se sei in Piemonte di solito bevi Nebbiolo, Barbera o Dolcetto, ma è bello scoprire che ci sono degli appassionati intenti a produrre vini di specie dimenticate come Nascetta o Pelaverga.”

Le certificazioni linguistiche in Italia

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La certificazione linguistica è un attestato formale del livello di conoscenza di una lingua, rilasciato da un ente certificatore riconosciuto. Gli esami di certificazione linguistica hanno caratteristiche proprie che li distinguono dagli altri tipi di test di valutazione: non essendo vincolati ai vari percorsi in cui si sono formati gli utenti e quindi liberi dal doversi riferire a un determinato modello glottodidattico, la competenza degli apprendenti è riportata a parametri generali, formalizzati da un ente terzo rispetto a chi impartisce e riceve la formazione. Gli enti certificatori devono, quindi, adottare livelli standard e trasparenti di competenza e sulla base degli stessi misurare le prestazioni degli apprendenti.

In Italia gli enti certificatori riconosciuti formalmente dal Ministero degli Affari Esteri sono: l’Università per Stranieri di Perugia (www.unistrapg.it), l’Università per Stranieri di Siena (www.unistrasi.it), e l’Università degli Studi di Roma Tre (www.uniroma3.it), alle quali si è successivamente aggiunta la Società Dante Alighieri (www.soc-dante-alighieri.it). Tali enti rilasciano certificazioni linguistiche, riconosciute a livello internazionale, che si rifanno ai livelli di competenza, alle direttive e ai parametri del Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER) del Consiglio d’Europa.

Il panorama certificatorio dell’italiano risulta così articolato:

  • Certificazione CELI (Certificato di Lingua Italiana), rilasciato dall’Università per Stranieri di Perugia.
  • Certificazione CILS (Certificato di Italiano Lingua Straniera), rilasciato dall’Università per Stranieri di Siena.
  • Certificazione PLIDA (Programma Lingua Italiana Dante Alighieri), rilasciato dalla Società Dante Alighieri.
  • Certificazione IT (Certificato di competenza generale in italiano come lingua straniera), rilasciato dall’Università degli Studi Roma Tre.

Gli esami di certificazione CELI sono prodotti dal CVCL, Centro per la Valutazione e le Certificazioni Linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia. Il CVCL elabora 6 certificati CELI per l’italiano generale articolati sui 6 livelli del QCER, da A1 a C2; 2 certificati CIC di Italiano Commerciale, (per i livelli B1 e C1), tre certificati per adolescenti (per i livelli A2, B1 e B2), tre certificati per immigrati, (per i livelli A1, A2 e B1), il CELI5DOC, rivolto a docenti e il DILS-PG, un certificato glottodidattico per insegnanti. Il CVCL è anche impegnato in un programma continuo di ricerca nel settore della verifica e valutazione delle competenze linguistiche nelle L2, e in attività di formazione e aggiornamento degli insegnanti in verifica e valutazione linguistica.

L’Università per Stranieri di Perugia, attraverso il CVCL, è l’unica istituzione italiana a far parte dell’ALTE (Association of Language Testers in Europe), un’associazione di 34 istituzioni in ambito europeo, ciascuna delle quali gestisce esami e certificazioni della lingua materna del proprio paese. L’ALTE organizza convegni, e conferenze aperti a tutti coloro che si occupano di insegnamento, verifica e valutazione, nonché periodici gruppi di lavoro per i propri membri. Il prossimo appuntamento internazionale sarà a Cracovia, Polonia, dal 7 al 9 luglio 2011 in occasione della 4^ conferenza internazionale dell’ALTE.

IT Vigilia al cinese o rigorose tradizioni? Il groviglio natalizio tra Polonia e Italia

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Tra le tante affinità che notiamo tra italiani e polacchi, una cosa che invece ci distingue nettamente è il modo di celebrare le due feste cattoliche più importanti: Natale e Pasqua. Di questa seconda, non ne parliamo neanche, perché mentre noi polacchi solennemente decoriamo i cestini riempiti di vari ingredienti da benedire, cuciniamo żurek (tipica zuppa polacca fatta dalla fermentazione della farina) e dipingiamo con vari metodi le uova sode, gli italiani organizzano al massimo una grigliata fuori città. fgfdsgdfs

Il Natale invece lungo la Penisola è, senza ombra di dubbio, celebrato con serietà ma diversamente rispetto alla Polonia. Ai miei amici italiani spiego spesso le tante tradizioni complicate della Vigilia che si ripetono invariabilmente tutti gli anni nelle case di 40 milioni polacchi. D’un fiato cito tutti gli esempi: l’inizio della cena con la prima stella in cielo, i dodici pasti, l’ostia, la paglia sotto la tovaglia, un posto in più apparecchiato per un viandante disperso, il repertorio delle canzoni natalizie conosciute da tutti fin da bambini… Potrei andare avanti ancora a lungo ma i miei amici italiani, sorpresi da tutte queste usanze, stanno già guardandomi con gli occhi spalancati. Non scorderò mai quando ho chiesto ad un’amica di Padova che cosa faceva per la Vigilia e lei mi rispose: “Vado a mangiare al cinese con il mio ragazzo” provocandomi un mezzo attacco cardiaco! Le nostre usanze natalizie polacche sono abbastanza omogenee nel Paese mentre in Italia cambiano come il dialetto (ogni tre chilometri!).

La Vigilia è un po’ meno importante in Italia perché nella Patria di Dante con molta serietà si organizza il pranzo del 25 dicembre. Nel Lazio non può mancare il capitone e in Calabria la frittura di carciofi e zeppole. Generalmente, al contrario dalla nostra universale carpa e crauti, in Italia possiamo mangiare tortellini, lasagne, pollo arrosto, agnello, tartufi e tante altre cose che cambiano quasi di casa in casa. Secondo un mio amico il motivo per cui si dà più importanza al pranzo natalizio che alla Vigilia, è dovuto al fatto che abitualmente queste feste coinvolgono nella preparazione nonne e zie di non prima giovinezza. Per rispetto per la loro età invece di organizzare una cena che durerà fino a tardi è meglio celebrare insieme il pranzo.

Un’altra differenza è quella di chi porta i regali ai bambini. Mentre in Italia i principali donatori di regali sono Babbo Natale e la Befana, in tutta la Polonia invece il 6 dicembre per tutti bambini arriva Babbo Natale-San Nicolò, che a quelli bravi porta i regali, mentre a quelli cattivi la verga. Le usanze sono diverse anche se parliamo dei regali sotto l’albero di Natale. Anni di regime comunista hanno spinto a convincere i bambini polacchi che i doni natalizi li porta “Nonno Gelo”, inventato in Russia perché il suo equivalente polacco “Il piccolo Gesù” in Unione Sovietica suonava troppo religioso. Ma anche in Italia ci sono aspetti natalizi che uniscono tutti: il presepe, spesso bellissimo e dettagliatissimo, e il panettone, anche se in competizione storica con il pandoro, che possiamo comprare fin da novembre impacchettati negli enormi cartoni che creano piccole piramidi nei negozi. Mentre il Natale (ma intendo anche la Vigilia) in Polonia è più coeso, abbastanza monotono, con variazioni meramente cosmetiche, in Italia troviamo un groviglio di usanze, tradizioni e modi di celebrarlo. È bello essere diversi, ma io sono contenta di poter condividere gli stessi sapori, il profumo dei funghi secchi, il gusto di bevanda alla frutta secca e l’imbarazzo intimidito di scambiare gli auguri con l’ostia con tutti i polacchi. Gli italiani possono invece apprezzare il fatto che le loro tradizioni sono uniche e in un certo modo intime per ogni regione, città e famiglia.

Le gare automobilistiche… non solo Formula 1

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Da quando Robert Kubica gareggia full time in Formula 1, tra gli sportivi polacchi e’ aumentato l’interesse per questa disciplina.

Si era verificata un’analoga situazione con i salti, prima non se ne parlava cosi tanto mentre ora tutti sembrano diventati esperti della formula uno, ma solo un piccolo gruppo si rende conto che nel mondo non esiste soltanto questo Campionato.

Bisognerebbe ricordare la più famosa gara automobilistica ‘la 24 ore di Le Mans’,la sua leggenda e’ confermata dal fatto che una volta Jacques Villeneuve disse dopo aver trionfato in F1che il suo sogno era di partecipare alla 24 h di Le Mans.

La piu’ netta differenza tra F1 e Le Mans e che nella seconda partecipano: automobili, i prototipi e GT; e  che ad ogni automobile spettano piu’ piloti.

In Questa gara ci sono tre Piloti che si alternano alla guida durante i pit stop, quando cioè i meccanici riforniscono la benzina e cambiano le gomme alla vettura.

E in Polonia?

Da qualche anno le più popolari sono le gare a lunga distanza,non arrivano alle 24 h ma una serie di gare di tre ore circa di Campionato Polacco.

La situazione e’ simile anche in Repubblica Ceca e in Lituania.Alcune gare delle nostre competizioni  nazionali, sono organizzate insieme a quelle Ceche a Brno o Moscice, per la mancanza di piste nel territorio polacco.

In Polonia abbiamo due circuiti ma in realtà uno solo e’ a norma di legge quello di Poznan e lo stesso lascia molto a desiderare.La seconda pista a Kilelce non ha i requisiti idonei di sicurezza.

In Lituania il problema delle piste e’ stato risolto e una volta l’anno si organizza una grandissima gara la ‘Palanga’ 1000km.La gara che dura nove ore si svolge nelle strade di villeggiatura marina e attira migliaia di spettatori.

Nella gara partecipano sessanta automobili, tra le quali anche diverse Ferrari e Porsche.Quest’anno per la prima volta hanno partecipato alla guida della Porsche 911 GT3 i piloti polacchi Macjej Marcinkiewicz e Pawel Potowcki.

ferrari poloniaGia’ durante le qualifica Macjej Marcinkiewicz era in terza posizione confermando le previsioni della vigilia.Purtroppo pero’ durante la gara un guasto tecnico lo ha costretto ad una lunga sosta ai box,e di conseguenza e’ stato tagliato fuori dalle prime posizioni.

Comunque  i polacchi non si sono arresi, lottando fino alla fine, suscitando entusiasmo ed emozioni tra gli spettatori, e piazzandosi al terzo posto della classe GT.

Il campionato polacco su lunga distanza si svolge a Poznan, Moscice e Brno. Forse queste gare sono meno famose di quelle svolte in Lituania,ma garantiscono una grossa rivalità e tanto spettacolo.

In ogni gara partecipano venti automobile,e nelle gare insieme alla Repubblica Ceca si arriva ad oltre cinquanta.

La rivalità delle Porshe-Ferrari o Lamborghini con le vetture della DTM e’ molto interessante.

Da qualche anno nel campionato polacco gareggiano due squadre italiane:Partner Sport e No Stress motorsport.

Enrico Buscema fondatore della No Stress,adesso si occupa del Team-Partner Sport che ha una vettura ovviamente italiana e cioe’ una Ferrari 330 scuderia GT3.

Nel suo team ci sono due piloti polacchi il primo e’ Macjej Marcinkiewicz, e il secondo Macjej Stanco.

Nel secondo Team ci sono esclusivamente piloti italiani: Fabio Ghizzi, Luis Scarpaccio, e Matteo Cressoni con la Ferrari 430 GT2.

Le due squadre sono sempre in testa insieme alla famosa Lancia Delta integrale,Ferrari 355,Ferrari 360 e Alfa Romeo.

Durante le gare scuderie e piloti sono molto rivali,mentre  nella via privata sono tutti amici. Una grande famiglia italiana.

L’ultima stagione del campionato polacco e’ stata dominata dalla Porsche della squadra Likas Motosport anche se i pronostici erano a favore della Ferrari.

Come detto dunque gli spettatori delle gare automobilistiche non devono aspettare una volta l’anno il Grand Prix d’Ungheria per assistere a delle corse.Vale la pena di andare a Poznan o in Repubblica Ceca, o la visita alla gara ‘mortale’ sulle strade lituane da abbinare alle vacanze trattandosi di uno dei posti di villeggiatura più grande del baltico.

Da dove nasce tutta questa motivazione?!

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Autore: Witold Casetti

Quando Alessandro Vanzi mi ha chiesto di creare una rubrica sul giornale dell’Associazione ho avuto subito una reazione positiva: ”Grazie Alessandro!”, gli ho detto ”Mi hai davvero motivato! Ora devo solo trovare una tematica a me congeniale ma che allo stesso tempo vada bene a Voi del giornale…e il tempo per scrivere…”

Il tempo per una iniziativa così sociale, prestigiosa e pionioeristica (nel senso che il giornale è nuovo di zecca) lo si trova mi sono detto, doveva solo nascere lo spunto, la traccia, l’ispirazione..

witold casettiSono passati due o tre giorni e mi è arrivata una idea: parlare del mondo dei Media in Polonia (in Polonia perche’ l’associazione si chiama “Italiani in Polonia”, e io sono un italiano in Polonia…, e Media perché potrò raccontarvi le esperienze che sto facendo nei Media polacchi, potremo fare dei confronti con i Media italiani, potrò intervistare dei personaggi del mondo mediatico polacco e chiedere loro come vedono l’Italia, l’Europa e gli “italiani in Polonia…”, o intervistare degli italiani che stanno facendo “qualcosa” nel mondo dei media polacchi).

Ho pensato che il titolo poveva essere “Media e d’intorni” perché grazie alla parola “dintorni” infatti  parleremo anche di tante altre cose, come ad esempio di eventi (mondani, culturali e sportivi) organizzati in  Polonia, i quali varrà la pena frequentare (se possibile) o ricordare se noi della redazione “Gazzetta Italia” li avremmo vissuti e visti per Voi.

Comunicato questo mio intento alla redazione (con tanto di titolo appunto:”Media e dintorni”) , ho avuto il “semaforo verde” e allora… cominciamo!

E cominciamo con le presentazioni.

Chi vi scrive è Witold Casetti (nome d’arte “Vito”) che 40 anni fa è nato a Firenze, in Toscana. Mia madre è polacca ed è per questo che mi chiamo Witold (e non Vito) ed è anche per questo che amo anche la Polonia.

11 anni fa esatti sono arrivato a Varsavia per aprire la filiale polacca di una società nel settore del marketing finanziario di cui ne sono diventato amministratore delegato in Polonia..

Dal 2003 mi occupo di televisione, o meglio dire la televisione mi occupa, il tempo, la mente e gli obiettivi professionali: ho cominciato come ospite fisso del Talk Show “Europa da sie lubic” in onda fino a 2 anni fa su TVP2 e oggi sono un reporter e presentatore del gruppo televisivo TVN, per esempio da 5 anni faccio parte della redazione di “Dziendobry tvn” proponendo una volta settimana circa servizi inerenti a miei viaggi per il mondo, e quindi turistici.

Mi auguro che ci divertiremo, l’Italia e la Polonia si piacciono, si assomigliano e si completano, ma abitiamo in Polonia e ci vedremo agli “Apericena”…

Polonia da esplorare, una grigia domenica di fine gennaio

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…una grigia domenica di fine gennaio, decido di attraversare la strada da dove abito, verso l’obiettivo che da tanto tempo mi ero posto di visitare; mi avvicino e leggo l’orario: aperto dalle 10 fino a quando c’e` luce, sono scritte sia in lingua polacca e sia in lingua italiana.

Bisogna  suonare, quando il cancello e` chiuso,  per 2 secondi, ecco fatto! Subito dopo aver suonato un abbaiare di cani, arrivano due grossi pastori tedeschi, al di la` della recinzione, subito redarguiti dalla custode:…”dzie? dobry!” e di rimando pure lei  e apre meccanicamente un cancello e poi un secondo.

cimitero militare italiano BielanyEntro nel Cimitero Militare degli Italiani, costruito nel 1926, stile mussoliniano, situato nel quartiere a nord della capitale polacca,  a Bielany, intorno a circondare il luogo un  folto bosco, qua riposano soldati, sia della prima guerra mondiale (898 caduti ) e sia  della seconda guerra mondiale (1425 caduti, di cui 150 circa, sono ancora  senza un nome) provenienti da tutte le regioni italiane, e inoltre sono 5 i generali che vennero trucidati dalle SS tedesche il 25 gennaio del 1945.
Non e` grandissimo, ha una superficie di 0,8 ettari, recintato in muratura bianca, abbastanza ordinato, ma, denota il logorio inevitabile del tempo;

intanto il cielo e`immobile sopra di me, in fondo in una parete in un´apposita lastra di marmo ove sono riportati i nomi di altri soldati italiani, sepolti in terra polacca, ma, dislocate in  diverse piccole e medie località, tra queste e` presente anche  Lwow (Leopoli) oggi parte dell’Ucraina.
Voluto e costruito dal contributo dello Stato italiano e progettato dall’Ufficio Tecnico Centrale sezione Cimiteri Militari  di Roma, ora e` gestito dell’Ambasciata Italiana in Varsavia.
Tre anni fa e` venuto ha rendere omaggio, l´allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,  piu` di dieci anni fa l´altro ex presidente Francesco Cossiga, inoltre l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini.
Mi soffermo sui nomi, sulle date di morte, sui gradi, che vanno dal carabiniere  alla guardia di finanza, dal maro` al soldato semplice, tanti cognomi e nomi comuni di un passato ormai lontano. Intravedo tra le lapide di un bianco sbiadito altre persone, chi saranno e cosa cercheranno, forse famigliari o reduci, ma, fiori non ne vedo e neppure candele.
Esco dal cancello, solo il rumore della terra sotto i miei piedi richiama la mia attenzione, intanto i pastori tedeschi sono ”rientrati” in casa….

Spettacolo e non solo… teatro, cinema e televisione, ma anche storia, poesia, arte e… fantasia

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Rubrica a cura di Alberto Macchi teatro@italianiinpolonia.org

In questo Numero Zero, miei cari lettori, mi limiterò ad illustrarvi quali sono i miei programmi relativamente alla collaborazione col presente periodico “Gazzetta Italia”, oggi al suo esordio. Uno spazio, questo a me riservato, che io intendo, a mia volta, riservarlo a voi, miei amici e futuri miei nuovi amici, o meglio, a noi, come fossimo tutti insieme riuniti in un cenacolo. Sì, attraverso queste pagine noi, voi ed io, avremo la possibilità di comunicare spaziando senza limiti nell’infinito mondo dello Spettacolo, un mondo che comprende Teatro, Cinema, Televisione, Danza, Musica, Canto, Poesia, Arte, Storia, Letteratura, un mondo che io conosco bene, per esservi stato immerso, più o meno, per tutta la vita; un mondo che parla di uomini, fatto da uomini, condannato, assolto o apprezzato da uomini. Un mondo speciale, che contiene in sé parole speciali, sì parole come TEATRO (il cui anagramma è ATTORE) o come SATIRA (il cui anagramma è RISATA).

Ma coloro che non mi conoscono potrebbero ben dire: “Dicci chi sei, prima di continuare con questo tuo monologo!”. E costoro, credo, avrebbero perfettamente ragione. Sarà bene allora che prima mi presenti. Dunque! Potrei rispondere con la sola frase: “Sono un operatore, o se preferite, un lavoratore dello spettacolo”. Però così non appagherei di certo la loro curiosità. Allora, entro nel particolare, senza intraprendere comunque un nuovo monologo: “Sono un drammaturgo ed un regista, cittadino del mondo, nato a Roma e rinato a Varsavia, che ha sempre viaggiato e che continua a viaggiare, tramite la macchina, i treni e gli aerei, nello spazio e, tramite lo studio, le ricerche e gli spettacoli, nel tempo”. Ecco, io son tutto qui!

spettacolo teatrale macchiOra attendo le vostre lettere, con le vostre domande, con le vostre richieste. Però, per quanto riguarda questo numero, dovendo scegliere l’argomento, ovviamente per mancanza di richieste, ho ritenuto opportuno limitarmi ad informarvi circa l’ultimo spettacolo messo in scena nell’autunno del 2009 a Varsavia, in lingua italiana prima, con attori italiani e in lingua polacca poi, con attori polacchi; sto parlando di “Sigismondo Felice Feli?ski”, di cui vi ho riportato, qui appresso, oltre alla Locandina, e alla Foto di Scena, anche questa mia Nota che, al tempo dell’andata in scena, venne diffusa tra il pubblico:

Il testo teatrale dal titolo “Zygmunt Szcz?sny Feli?ski”, mi è stato commissionato da Padre Miros?aw Nowak Parroco della Chiesa di Ognissanti in Varsavia, perché venga rappresentato in Polonia e possibilmente anche in Italia, nelle due lingue, durante i festeggiamenti per la Canonizzazione dell’Arcivescovo Sigismondo Felice Feli?ski, a partire dall’11 ottobre 2009, giorno in cui a Roma in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI lo ha elevato agli onori degli altari. 

Ambientato principalmente in Russia, a Jaroslavl’ sul Volga, questo lavoro, è stato da me espressamente arricchito di annotazioni registiche e di didascalie drammaturgiche, per dare a chi, dopo di me dovesse metterlo in scena, l’opportunità di ricreare l’atmosfera di questi momenti solenni. Altre tre operazioni analoghe le feci anni addietro quando, su richiesta del Rettore Padre Casimiro Przydatek della Compagnia di Gesù, scrissi “Stanislao Kostka e il Teatro Gesuitico del XVI secolo”, ambientato, quella volta, a Sant’Andrea al Quirinale a Roma, messo poi in scena in quella Chiesa dei Gesuiti e in Vaticano; ancora quando Padre Edoardo Aldo Cerrato, Procuratore Generale della Confederazione degli Oratoriani, mi commissionò “Cesare Baronio e l’Oratorio Filippino del XVI secolo” perché lo rappresentassi nell’anno 2007, in occasione della Commemorazione del Quarto Centenario dalla morte del Venerabile Cardinale Cesare Baronio ed infine quando Padre Innocenzo Venchi, Postulatore Generale dei Domenicani, m’invitò a scrivere e a rappresentare la vita del Beato Angelico nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva a Roma.

In ogni caso, io personalmente, questa mia proposta la considero un omaggio all’”Uomo Feli?ski”, una figura straordinaria; una persona autentica, generosa, pura d’animo, particolarmente sensibile alle vicende del suo popolo. 

Quest’atto unico, come ogni rappresentazione teatrale, è fiction, naturalmente, con scene di atmosfere e rievocazioni oniriche, ma esso è anche teatro storico e d’azione, oltre che di parola; una pièce scritta per essere rappresentata ovunque, sia in spazi teatrali che in spazi non convenzionali, come antichi palazzi, ville, chiese, musei, con le loro scenografie architettoniche naturali.

La bibliografia e le note incluse in questo dramma, come in tutte le mie precedenti opere teatrali riguardanti biografie di personaggi storici, che ho scritto da quaranta anni ad oggi, sono il risultato di una scrupolosa ricerca.

Il mio compito, comunque, come ho sempre dichiarato in ogni mio scritto che abbia riguardato appunto la vita di personaggi storici, non è quello del critico, del teologo o del filosofo, dello storico o dello storico dell’arte, ma semplicemente quello dell’uomo di teatro, incline a frugare nelle più recondite pieghe dell’animo umano, minatore nelle cave dei sentimenti, approdato per la tenace ricerca, dentro quella miniera inesauribile che furono certamente, in questo caso, il cuore e la mente di Sigismondo Felice Feli?ski”.

Miei cari lettori, vi ho sottoposto quanto sopra perché possiate, attraverso questa – sia  pur sintetica – documentazione, farvi un’idea di quello spettacolo teatrale e di quel personaggio, in previsione d’una prossima replica, a cui spero – questa volta – anche voi possiate partecipare come spettatori. A presto!

I musei di Papa Wojtyla in Valle d’Aosta e in Polonia

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Autore: Michel Barin Champion

Nel periodo estivo, a Bellecombe d’Introd (Valle d’Aosta) è tutt’ora continuo l’afflusso dei turisti e dei pellegrini. Il luogo d’attrazione principale rimane la casa-museo che la Regione Autonoma Valle d’Aosta ha fatto costruire.

Questo museo è costituito da un Settore Fotografico. Qui si possono ammirare le immagini di tutti i viaggi che il papa compi nel mondo e in Valle d’Aosta, dal 1986 quando vi giunse la prima volta, per un totale di dodici soggiorni.

Nel  Settore Tecnico-Informatico della “Maison Musée Jean-Paul II” è attiva una banca dati con inseriti i pronunciamenti pubblici del pontefice.

Le immagini fotografiche sono raccolte su cd-rom e messe a disposizione per la visione.

Il Settore Video: a richiesta del visitatore sono in visione le cassette video di tutti i viaggi del Papa nel mondo.

Papa Wojtyla a Belluno nel 1987Settore Biblioteca. Sono disponibili alcuni titoli per la consultazione in loco.

Settore Oggetti. Qui si trovano indumenti ed oggetti appartenuti al Papa.

Infine, per gli appassionati, esiste anche un settore filatelico e numismatico.

L’altro museo, dedicato al Papa, si trova a Wadowice, nel sud Polonia.

Si tratta della casa natale del pontefice, trasformata  in museo. Qui i visitatori hanno modo di vedere altri indumenti ed oggetti, foto e quanto concerne il famoso personaggio locale.

In questa sede vi sono in più tutti gli affetti personali, camere e ambienti dell’infanzia e della sua vita.

Vi sono belle foto di quando era studente, operaio in fabbrica, soldato nella seconda guerra mondiale, atleta di kayak e sci, attore di teatro.

Visitando i monti Tatry, non lontani dalla casa natia, si può capire perché la Valle d’Aosta gli ricordava la sua terra. Ampi spazi, prati verdi, montagne innevate accolgono il visitatore.

Immergersi tra i boschi valdostani, respirare la particolare aria fresca, contemplare le ampie cime e le profonde valli, per l’uomo Karol significava gustare un nuovo ritorno a casa.

La pace profonda, la riservatezza dei montanari sono un magico insieme che gli consentivano di ritemprarsi e ricaricarsi nel fisico e nello spirito.

La montagna rimane un dominio sacro che ha affinità con le idee d’ascensione, d’altezza, di solitudine, di Dio.

E’ in questi luoghi che il Papa ritrovava se stesso. E’ in questi luoghi che anche noi possiamo curarci e ricaricarci di nuove energie.

 

Per informazioni:

Maison Musée Jean-Paul II Loc. Les Combes 11010 Introd (AO) Recapiti telefonici Telefono: +39 0165 99290 E-mail: info@maison-musee.it

Muzeum Miejskie ul. Ko?cielna 4 34 – 100 Wadowice tel.: 033 8738100 mail: muzeum@muzeum.wadowice.pl

 

 

In giro a far foto

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Autore: Mario Zaccaria

Una piccola presentazione, visto che è la prima volta che ci incontriamo in questi fogli; pur avendo frequentato quasi annualmente la Polonia dal 1978, ora vivo a Varsavia da tre anni abbondanti e faccio il fotografo pubblicitario da trent’anni, sempre abbondanti, così com’è abbondante il mio peso-forma, malgrado qualsiasi mio tentativo di riportarlo alla ragione; in questa velleità Varsavia mi da una mano perché è una città che mi invita a lunghe passeggiate a piedi in compagnìa della fedele (spero) macchina fotografica; al contrario di Milano, la mia città, dove auto e pedoni vivono in una promiscuità imbarazzante e dove molto spesso ci si accanisce nel dimostrare la già ormai dimostrata incompenetrabilità tra due corpi solidi; Varsavia no, Varsavia ha spazi aperti e ambiti in cui io, pedone, posso scorrazzare liberamente e distrarmi senza correre il rischio di trovarmi gli arti inferiori timbrati con il logo di uno degli innumerevoli produttori di pneumatici. Quando poi mi trovo a dover attraversare ambiti di competenza automobilistica, sono facilitato da sovra o sottopassaggi, questi ultimi molto spesso luoghi, per me, di perdizione perché pervasi dai profumi di fornelli al lavoro.

varsavia mario zaccaria gazzetta italiaAltro merito va riconosciuto alla maggior parte degli automobilisti polacchi che, per ora, considerano ancora l’auto come un semplice mezzo di trasporto, senza addossarle l’ingrato compito di rappresentare la propria mascolinità; vezzo così diffuso sul suolo italico, vezzo di cui spero la Polonia ne ritardi il più possibile l’importazione. Dicevo dell’automobilista polacco che si ferma per lasciarmi passare sulle strisce e che si stupisce quando, a mia volta stupito, lo ringrazio… D’altra parte cercate di capirmi: é ancora vivo il ricordo delle innumerevoli volte in cui a Milano, l’adrenalina mi arricciava i capelli del “coppino” allo stridere di pneumatici mentre ero nel bel mezzo di un passaggio pedonale.

Bene!… Cioè male: non ho ancora scattano alcuna foto; fa freddino e né le mani né la macchina fotografica hanno voglia di uscire dalla tasca, eppure di immagini degne di essere tramandate ai posteri ne ho viste parecchie.

Dimenticavo: le piste ciclabili; ce ne sono molte e mi sono riproposto di girare Varsavia a caccia di immagini stando in sella ad una bicicletta… Ma permettetemi di esprimere un po’ della mia mediterraneità: aspetto Primavera; il mio processo di “polacchizzazione” è ben avviato e procede a gonfie vele tuttavia sono ancora molto lontane la stoicità e la noncuranza con cui i polacchi consultano il termometro: oggi non fa freddo, ci sono solo -5°…

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Vitigni d’Italia: il tokaj friulano

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Che l’Italia e la Francia si contendano da sempre il primo posto quanto a Paesi produttori di vino è noto a tutti, anche ai non addetti ai lavori. Gli scaffali con i vini Italiani e i vini Francesi sono ovunque quelli più ampi nei supermercati e nei negozi di tutto il mondo.

jakot tokajNon tutti però sanno che l’Italia supera di gran lunga la Francia in quanto a numero di vitigni autoctoni, cioè vitigni che sono presenti da sempre, da quando è dato storicamente accertare, sul suo territorio in aree più o meno ampie di esso. Si calcola che contro i circa 500 vitigni autoctoni italiani la Francia possa opporne una quarantina appena. Certo, alcuni di quelli francesi hanno avuto successo nel mondo e sono diventati anzi ‘gli internazionali’, perchè si sono dimostrati capaci di attecchire e di produrre ottimi vini un po’ dovunque. Basti pensare all’onnipresente Cabernet Sauvignon o al Sauvignon blanc entrambi di origine bordolese, o all’altrettanto onnipresente Chardonnay proveniente dalla Borgogna. Ma in prospettiva futura, la ricchezza e la diversità del patrimonio ampelografico italiano può rivelarsi, e si sta già rivelando, la carta vincente nella competizione sul mercato globale.

In questa serie di articoli a tema enogastronomico, faremo una carrellata sui vitigni d’Italia, dai più caratteristici a quelli che solo da poco sono saliti all’onore delle cronache.

Uno dei vitigni fortemente legato alle tradizioni della regione in cui è ampiamente diffuso e si esprime ai massimi livelli, è il tocai. In Friuli il vino da tocai è il classico ‘bianco’ servito in osteria all’ora dell’aperitivo quando si chiede il tajut, il ‘taglietto’, ad indicare il segno sul bicchiere che indicava il giusto livello di liquido da servire. Che questo vitigno sia particolarmente amato dai friulani lo dimostra anche un detto locale per cui “cul Tocai a sparissin duc’i mai”(col Tocai spariscono tutti i mali).

Purtroppo da un paio d’anni il nome tradizionale di questo vitigno e del vino che se ne ottiene è stato bandito in seguito a una disputa legale con l’Ungheria che ne chiedeva l’uso esclusivo per il vino proveniente dalla regione di Tokaji, e si sa, le denominazioni territoriali hanno sempre la precedenza su quelle della varietà di uva. Basti però, a testimoniare la profondità del legame con la sua terra di origine, il nome scelto a sostituire quello bandito: semplicemente friulano.

È probabile che i frequenti scambi tra questa regione e i paesi dell’Europa centro orientale siano alla base del cortocircuito linguistico per cui il vitigno più rappresentativo del Friuli sia anche il nome di una città dell’Ungheria, e del suo vino – famosissimo nel mondo. Un cortocircuito in cui tutti rivendicano la primogenitura del nome. In un documento del 1632 nel patto matrimoniale tra la contessa Aurora Formentini e il conte ungherese Adam Batthyany erano comprese “300 viti di tocai” che la sposa portava in dote, il che testimonia la presenza in Friuli di viti ‘tocai’ ancora più antica.

Ma la battaglia sul nome in realtà non avrebbe ragione di esistere se si guarda a quello che questi nomi indicano: due vini completamente diversi l’uno dall’altro. Dolce e intenso il Tokaji ungherese, sempre secco il Tocai friulano. Considerando anche il particolare non secondario per cui il vitigno alla base del vino ungherese non è affatto il tocai friulano, bensì un vitigno autoctono locale, il furmint. Che qualcuno poi giocando con l’etimologia delle parole ha voluto collegare per assonanza al nome della suddetta contessa friulana … Insomma una matassa linguistica difficile da sbrogliare.

Un primo dato di chiarezza si è fatto recentemente studiando il DNA delle uve e stabilendo piuttosto un legame del tocai friulano con il sauvignonasse, un vitigno un tempo piuttosto diffuso in Francia.

In Friuli la battaglia persa sul nome ha generato molti malumori e c’è anche chi, non si vuole rassegnare a non scrivere più sulle proprie bottiglie che quello è vino Tocai, e quindi continua a farlo … magari scrivendolo al contrario (vedi figura).

Come vitigno, il tocai dà una produzione buona e costante ma risente degli eccessi di umidità. Predilige terreni di media fertilità calcarei non troppo siccitosi. Per questo ha trovato sistemazione ideale nelle zone collinari calcaree del Collio Goriziano e nella zona ciottolosa delle Grave in Friuli, che garantiscono un buon drenaggio allontanando i pericoli di ristagno dell’acqua e di eccessiva umidità.

Il vino prodotto da queste uve non è particolarmente aromatico, e accanto a note fruttate presenta solitamente sentori di fiori bianchi e vegetali. In bocca è rotondo, a volte strutturato, spesso poco acido. Presente una nota amara che diventa preponderante se vinificato male. Le migliori espressioni di questo vino vanno bevuti dopo due o tre anni dalla vendemmia, e allora esprimono fino in fondo la finezza del gusto e i tipici sentori minerali e una nota amarognola di mandorla e fieno.

Si sposa egregiamente a piatti di pesce alla brace, spaghetti alle vongole, tacchino al forno, e per tradizione si può abbinare a prosciutto di San Daniele durante l’aperitivo. Se vogliamo tentare un abbinamento con piatti tipici della cucina polacca è sicuramente da provare con la cotoletta di maiale ‘schabowy’ o un arrosto, sempre di maiale. Buono anche l’abbinamento con un piatto di sushi.

Il tocai friulano essendo ampiamente diffuso in Friuli e in parte anche in Veneto, entra a far parte di molte delle denominazioni di origine di queste regioni. Tra le principali ricordiamo solo Collio Goriziano, Colli orientali del Friuli, Friuli-Grave, Friuli-Isonzo e Lison-Pramaggiore.

In Polonia è possibile trovare alcuni vini di tocai dei produttori leader della regione quali Russiz Superiore e Roncus a prezzi che oscillano intorno ai 90 Z?oty a bottiglia.

 

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