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Home Blog Page 81

“L’Europa in cerca di leadership”, il 7 settembre al via il Forum Economico Internazionale a Karpacz

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il Forum economico internazionale inizierà il 7 settembre a Karpacz e durerà tre giorni. In questi giorni nella città di Karpacz saranno presenti circa 3 mila ospiti provenienti da Europa, Asia Centrale e USA. Durante il forum sono previste sessioni plenarie e dibattiti di gruppo. La partecipazione al forum è stata annunciata dal Vice Primo Ministro Piotr Gliński,  dal Ministro della famiglia, del lavoro e delle politiche sociali, Marlena Maląg, e da molte altre personalità del mondo della politica e dell’economia come il Direttore Generale delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura Vladimir Rakhmanin e il leader del Partito Riformista del Regno Unito Richard Tice. Durante questo evento verranno consegnati i premi per “l’uomo dell’anno”, “l’azienda dell’anno” e “ONG dell’Europa centrale e orientale”. Lo slogan del forum di quest’anno è “L’Europa in cerca di leadership”. L’Economic Forum è organizzato da 30 anni dalla Fondazione “Istituto per gli Studi Orientali”. Come negli anni precedenti Gazzetta Italia seguirà l’evento e sarà uno dei partner media del Forum.

Polonia Oggi

Perché a Bologna si vive felici?

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A Bologna si può ammirare il centro storico: due torri, la Basilica di San Petronio, il Santuario della Madonna di San Luca. Ci vuole una mezz’ora per attraversare l’intera città, ma la cosa più bella è che o questo ti basta oppure ci resterai per tutta la vita.

Ho scelto un bel compito: incantare i turisti polacchi con una città di mattoni rossi! I collegamenti aerei dalla Polonia sono frequenti, così è facile programmare una visita di un paio di giorni. Quindi va male in ogni caso perché non si tratta né di stare mezz’ora e neanche una vita intera, quindi dall’inizio è una causa persa. Forse prima di prenotare i biglietti, e sicuramente prima di imbarcarsi sull’aereo, leggerete che vale la pena passare a Bologna al massimo 2 giorni. Il primo per la passeggiata in centro, il secondo per una gita al Santuario di San Luca sulla collina, anche se questo non è per tutti, perché è lontano (i portici più lunghi del mondo!), si va in salita, senza senso (oggi il pellegrinaggio in ginocchio dei bolognesi è una leggenda, una volta almeno la gente credeva in qualcosa!), e poi o fa troppo caldo o troppo freddo (e in autunno e in inverno è anche nebbioso!). Perlomeno al bar fa sempre bel tempo.

Non venite mai a Bologna in agosto! È la città più triste del mondo. Ogni volta devo sottolinearlo, tutti pensano che io esageri e scherzi come sempre ma, davvero, è un consiglio che vi do dal cuore. Tutto chiuso, gli italiani al mare, gli studenti al mare, è una città fantasma e si muore di caldo. Lo dice una che ama stare al caldo.

Come vedete è meglio informarsi bene prima di venirci. Però alla definizione di turista spesso non corrisponde quella di persona informata! Arrivando per qualche giorno, sicuramente prima o poi la città vi annoierà e salirete sul treno, sorprendentemente ben funzionante, per visitare Rimini, Ravenna o Ferrara. È questo infatti il problema. Probabilmente uno può essere perdutamente innamorato di Bologna solo… vivendo lì.

Secondo la classifica del quotidiano Sole 24 Ore del 2020, Bologna è la città con la miglior qualità della vita in Italia, battendo la favorita Milano. Come spiegarlo? Primo, si può facilmente attraversare tutta la città a piedi. Ecologicamente, senza calarsi nel traffico con la macchina, potete anche saltare su una bici e fare un po’ di sport. Secondo, molti servizi qui funzionano bene. Terzo, è la capitale culinaria della penisola. Ogni italiano dirà che il cibo proveniente dalla propria regione è il più buono, però basta essere onesti con se stessi e si deve ammettere che le tagliatelle al ragù e i tortellini sono i migliori nel mondo. Quarto (?), la cosa che mi incanta di più è la libertà e un certo spirito di iniziativa della città. Probabilmente il merito è delle migliaia di studenti, menti libere, ingegneri, sognatori, scrittori e stranieri, si ha la sensazione di poter essere chiunque si voglia essere, che sei bello così come sei. L’anima della Resistenza si aggira per le strade di Bologna, questo concetto tradotto in polacco, secondo me, non rifl ette completamente l’essenza della questione. Un giorno senza una contestazione è una giornata sprecata, ma non confondete la protesta con una rissa o instabilità. Quinto, sesto, settimo, si possono moltiplicare le ragioni. Non ho ancora conosciuto un cittadino di Bologna che si lamenti della città. E i bolognesi purosangue, difficili da trovare (forse in Piazza Santo Stefano?) sono così orgogliosi della loro città! Hanno tutto e niente.

A Bologna ci sono cose inspiegabili. I piccoli delinquenti in Piazza Verdi e una macchina della polizia parcheggiata lì a pochi metri. Fumi di marijuana che ti arrivano in faccia insieme ad una produttività stimolante. Un atteggiamento sinistroide verso la vita e al contempo la posizione forte della Chiesa. L’incomprensione delle contraddizioni può dare una sensazione negativa. Ma a Bologna si vive felici e contenti, dovete credermi sulla parola. Lo so, non tutti dopo simili dichiarazioni saranno pronti per fare le valigie. Scrivo e racconto per quelli che non hanno paura di rischiare. Come vedete, col cuore, in modo caotico, provo a mostrarvi il contesto, darvi un consiglio su come muovervi in città, fisicamente e metafisicamente. Come vivere un po’ da bolognese. Se volete saperne di più ho scritto un e-book su Bologna. Buona lettura!

traduzione it: Klaudia Nieszporek

Perla Negra

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Perla Negra si occupa di importare e distribuire prodotti di marchi italiani ed internazionali di bevande, dolci (e biscotti) nonchè prodotti cosmetici certificati bio. Il loro impegno è di soddisfare le esigenze del cliente attraverso proposte di prodotti di alta e garantita qualità, qualità che viene assicurata grazie alla selezione di produttori che sanno coniugare tradizione ed innovazione ed in possesso di certificazioni internazionali

Tra le marche distribuite da Perla Negra sono: Galvanina, Zuegg, Amaretti Virginia e la linea di cosmetici Bio Alteya Organics.

Sito web: https://perlanegra.pl/
Facebook: https://www.facebook.com/PerlaNegraBoutique/

PepsiCo: 1 miliardo di PLN per un nuovo impianto di produzione di snack a Środa Śląska

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Ieri si è svolta la cerimonia della posa della prima pietra per la costruzione dell’impianto di produzione di snack PepsiCo a Środa Śląska. L’investimento del valore di oltre 1 miliardo di PLN, è il quinto impianto di produzione dell’azienda situato in Polonia, sarà sviluppato gradualmente fino al 2025. La nuova fabbrica fornirà snack su mercato polacco e per l’esportazione in oltre 20 paesi, tra cui Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. L’impianto di produzione sarà costruito a Święte vicino a Środa Śląska all’interno della Zona Economica Speciale di Legnica (Voivodato di Dolnośląskie). Il nuovo investimento di PepsiCo in Polonia avrà un impatto positivo sullo sviluppo costante e sostenibile dell’economia polacca ed europea, sulla creazione di nuovi posti di lavoro, sullo sviluppo delle comunità locali e contribuirà a un significativo aumento della portata del Programma Agrario che l’azienda sviluppa in collaborazione con gli agricoltori polacchi. Il nuovo, modernissimo impianto è stato progettato tenendo conto di soluzioni significative nel campo dello sviluppo sostenibile, utilizzando i principi dell’ecodesign. Tutti gli stabilimenti PepsiCo in Polonia utilizzano già elettricità proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, ma la struttura più recente utilizzerà ulteriori soluzioni a favore dell’ambiente. Nei prossimi anni nel nuovo stabilimento saranno impiegati oltre 450 dipendenti qualificati. “Grazie a progetti industriali come l’investimento PepsiCo, la regione e l’intero paese, riceveranno un altro forte impulso di sviluppo, questa volta nell’industria agroalimentare”, ha affermato Adam Ruciński, sindaco di Środa Śląska. I prodotti agricoli per la produzione di snack nel nuovo stabilimento saranno consegnati da agricoltori polacchi che collaborano strettamente con PepsiCo nell’ambito del cosiddetto Programma Agrario. Il programma è stato avviato 28 anni fa e attualmente PepsiCo collabora direttamente con 80 aziende agricole di tutta la Polonia.

https://www.portalspozywczy.pl/inne/wiadomosci/pepsico-1-mld-zl-na-nowy-zaklad-produkcji-przekasek-w-srodzie-sl,202274.html

In costruzione barriera difensiva lungo i 180 km di confine tra Bielorussia e Polonia

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L’esercito polacco ha iniziato ieri a costruire una recinzione alta circa 3 metri sul confine polacco-bielorusso, in particolare nella zona di Żubrzyca Wielka nel voivodato di Podlaskie. Alla fine la recinzione coprirà 180 chilometri e renderà sicura la sezione terrestre del confine. “Stiamo sigillando il confine”, ha scritto il ministro della difesa Mariusz Blaszczak su Twitter, mentre pubblicava foto di soldati che costruivano la recinzione. A Usnar Górny, sul lato bielorusso del confine, un gruppo di stranieri a cui non è stato permesso di entrare è accampato da diversi giorni. Il confine è protetto dalla polizia e dalla guardia di frontiera.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C935269%2Cruszyla-budowa-25-metrowego-ogrodzenia-wzdluz-zielonej-granicy-z-bialorusia

Ieri, oggi, domani

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Antonella Lualdi e Vittorio De Sica in "Padri e figli" (1957)

Il ladro di biciclette che spogliò sullo schermo Sophia Loren. Il comico dal sorriso sbarazzino che faceva i conti con i traumi dell’Italia del dopoguerra. Lo scopritore dell’oro di Napoli e del miracolo a Milano. Donnaiolo. Intelligente. L’uomo che insegnava a baciare a Marcello Mastroianni. Per il mondo un grande regista, per gli italiani il corteggiatore del cinema. Ecco Vittorio De Sica.

È il 1901. Inizia il XX turbolento secolo che mostra d’avere voglia di cambiamenti fin dai primi giorni, mesi. È leggermente impudente. Ribelle senza motivo. Dice addio al mondo vestito in abiti antichi ispirati ai chitoni greci, ancora di moda alla fine del secolo precedente. Nascono Marlene Dietrich, Walt Disney, Gary Cooper. Il cinema presto accoglierà i loro volti. Dopo quasi 64 anni di regno muore la regina Vittoria. Arriva il mondo nuovo. Scienza, tecnica, pensiero, tutto corre. A Stoccolma si assegna il primo premio Nobel. A Parigi si apre la prima mostra di Pablo Picasso, nasce il cubismo. In Italia Italo Pacchioni, inventa e costruisce una macchina da presa – dopo che i fratelli Lumiere avevano rifiutato di vendergli il cinematografo – con cui filma il funerale di Giuseppe Verdi a Milano. E così l’opera cede il passo ad una nuova musa. In questo clima, a Sora nel Lazio, in provincia di Frosinone sul fiume Liri, viene al mondo Vittorio De Sica. Uno dei grandi padri italiani del cinema.

Sono le 11:00. Esattamente il 7 luglio. C’è afa. Il sole sembra essere un grande girasole. Sotto i suoi raggi, poco prima di mezzogiorno, nasce Vittorio Domenico Stanislao Gaetano De Sica. Viene al mondo nella famiglia del signor De Sica, impiegato nell’ufficio locale della Banca d’Italia, originario di Cagliari in Sardegna. È proprio al padre che il regista dedica uno dei suoi film più importanti “Umberto D.” (1952), una storia nostalgica di un uomo anziano e del suo cane, emarginati che provano a sopravvivere a Roma con la pensione del governo mente madre, una casalinga napoletana che ha dato tutta la sua vita per creare il calore famigliare. Subito dopo la nascita in una famiglia modesta, che col tempo ha definito come “miseria aristocratica”, finisce nella parrocchia di S. Giovanni Battista, dove nelle mani dei padrini (Sorani Alfonso e Cristina Giannuzzi) viene battezzato ricevendo, come quinto nome, Sorano, omaggio alla città medievale di Sora.

Nei primi due decenni Vittorio ancora adolescente viaggia. Percorre la strada della vita insieme con la famiglia alla ricerca del posto giusto. Prima il trasloco a Napoli, poi a Firenze e poi ancora a Roma. In questo periodo, incoraggiato dal padre, il futuro re dello schermo finisce il corso di contabilità. Ma la prospettiva di una vita passata contando gli sembra follemente noiosa, perciò contemporaneamente sviluppa anche le sue passioni artistiche. Così è con la scrittura tanto che, ancora ragazzino, pubblica dei suoi testi nei giornali locali. Questo è dovuto all’influenza del padre che negli anni 1909-1915 collaborò con lo pseudonimo Caside con il mensile “La voce dei Liri”. Questa esperienza stimolata dal padre lo lancia verso la prima decisione autonoma di unirsi ad un gruppo di attori principianti esibendosi per i soldati e i feriti durante la Prima Guerra Mondiale.

Vittorio De Sica, fot. Gianfranco Tagliapietra

Già durante il corso di contabilità De Sica cominciò ad essere attratto dall’ambiente del teatro dove lo accolsero come se fosse uno di loro. Grazie a un amico di famiglia, il regista Edoardo Bencivenga, presto ottenne una piccola parte nel film muto “Il processo Clémenceau” (1917) di Alfredo De Antoni. Ancora adolescente collaborò con Francesca Bertini, una delle più grandi star del cinema muto e con Gustav Sereni, l’amante dello schermo che in tutta la sua carriera recitò in oltre 100 film. Da quel momento cominciò a splendere il suo grande talento, infatti come diceva lo stesso De Sica: “nel film non basta recitare, bisogna anche avere talento”. Il talento e la carriera cominciano a prendere velocità dopo la Grande Guerra. Il giovane ragazzo presto guadagna popolarità, anche nella sua città natale, dove ritorna dopo quasi dieci anni. È il 1922 e il giovane debuttante accetta l’invito ad un concerto durante il quale recita “Canto” di Francesco Piave con l’accompagnamento del padre.

Gli anni ’20 del Novecento per il futuro co-creatore del neorealismo significano viaggiare per i teatri di tutto il mondo. Grazie alla conoscenza dell’attore Gino Sabbatini e consigliato dallo scenografo Antonio Valente si unisce alla prestigiosa compagnia teatrale di Tatjana Pavlova per recitare la parte del cameriere nel “Sogno d’amore” di Kosorotov.

Successivamente, con il gruppo della Pavlova, si reca in tournée in Sudamerica, dove recita il primo ruolo importante, Gaston, in “La Signora delle camelie”, basato sul romanzo di Alexandre Dumas. Il clima iberoamericano gli fa benissimo e sviluppa tante amicizie. Al contrario delle tendenze dell’epoca, quando il mondo artistico pulsava in Europa, a Parigi soprattutto, lui sceglie l’America, dove decide di recitare nel film di Mario Almirante “La bellezza del mondo”, al fianco della futura grande star del cinema muto, Italia Almirante–Manzini, la moglie del regista. Con Mario Almirante inizia una lunga collaborazione che consiste anche nel lavoro di traduttore ad esempio sul set del film “La compagnia dei matti” (1928).

Con il nuovo decennio, De Sica, notato da Mario Mattoli cofondatore di Spettacoli Za-Bum (il primo serio esperimento italiano che unisce la commedia con il teatro drammatico) ottiene l’ingaggio come primo attore. Dopo diversi anni di successi nel 1933, insieme alla moglie, l’attrice italiana Giuditta Rissone, formano una compagnia teatrale che nell’epoca della presa del potere del fascismo in Italia propone soprattutto delle commedie leggere, anche se ogni tanto gli autori si lanciano in testi di alto livello, tra cui pezzi di Pierre Beaumarchais.

Nel periodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, Vittorio De Sica entra nella storia della cultura italiana come attore. Un bel Don Giovanni cui le donne non sanno resistere. Prima del secondo conflitto mondiale ha già alle spalle oltre trenta ruoli in vari film. Sono soprattutto produzioni leggere ma vale la pena menzionarne qualcuna come: “Uomini, che mascalzoni!” (1932) e “I grandi magazzini” (1939). Questi e altri film De Sica li girò con Mario Camerini, il più famoso regista delle commedie italiane degli anni ’30, un caro amico di De Sica che contribuì a renderlo famoso in tutto il mondo. Ma il successo e la fama ottenuti grazie a cinema e teatro avevano un serio concorrente: la passione per il gioco d’azzardo che lo portava spesso a sperperare ingenti somme di denaro. Per questo De Sica accettava tanti ruoli, anche se artisticamente non li apprezzava, una scelta fatta per guadagnare e mantenere la famiglia. Non nascose mai la sua passione per l’azzardo che a volte trasferì nei suoi personaggi, sia in alcuni suoi film come “L’oro di Napoli” (1954) che in quelli di altri registi. Il coinvolgimento dei personaggi interpretati da De Sica nel gioco d’azzardo è importante per la trama ad esempio de “Il generale Della Rovere” (1959) di Roberto Rossellini oppure in “Montecarlo” (1956) di Simon A. Taylor in cui negli scenari del casinò di Montecarlo giocò con Marlene Dietrich.

Vittorio de Sica con il suo sorriso sbarazzino sullo schermo si è guadagnato il soprannome di “Cary Grant italiano”, insomma il George Clooney di oggi. Ma questo ruolo col tempo iniziò ad andargli stretto e allora cominciò a dedicarsi soprattutto alla regia. Debuttò nel significativo anno 1939 sotto l’egida di un grande produttore, Giuseppe Amato, con il film “Rose scarlatte” in cui interpretò il ruolo principale. Nel frattempo scriveva romanzi e fumetti. Nei primi anni ’50 ebbe un grande successo come traduttore della commedia “Altri tempi” (1952, A. Blasetti) e “Pane, amore e fantasia” (1953, L. Comencini), in tutte e due si presentò al fianco di Gina Lollobrigida che in quel momento era al culmine della sua popolarità.

Vittorio De Sica e Rosanna Schiaffino, anni Sessanta, Mostra del Cinema di Venezia

Come regista capiva bene gli attori perché conosceva la complessità dei vari ruoli, De Sica era infatti famoso per la capacità di aiutare e ispirare gli interpreti. Fu di grande aiuto soprattutto per gli esordienti. Come molti altri registi italiani di quel periodo, gli piaceva coinvolgere nei film gente comune che non aveva esperienza di recitazione, e in questa modalità poteva esprimere al meglio la sua capacità di insegnare a recitare. Ogni tanto però i consigli erano incredibilmente dettagliati, spesso istruiva meticolosamente anche gli attori più famosi che calcavano i set dei film. Così successe ad esempio in “Matrimonio all’italiana” (1964) quando nella scena intima tra Sophia Loren e Marcello Mastroianni si unì a loro distendendosi a letto e facendogli vedere come dovevano baciarsi. De Sica sceglieva gli interpreti dei suoi film in base all’autenticità dei loro volti, cercandoli per strada. Lamberto Maggiorani, il personaggio mingherlino di “Ladri di biciclette” (1948) era un operaio, Carlo Battisti che recitò il ruolo di Umberto D. era un professore universitario in pensione. Ma ogni tanto, come nella vita, quando aveva voglia di leggerezza ingaggiava per le sue commedie star da prima pagina come Cary Grant o Spencer Tracy.

I film di De Sica rappresentano un capitolo fondamentale nella storia del cinema, alcuni sono pietre miliari come “Sciuscià” (1946), “Ladri di biciclette” o “Umberto D” oltre ad essere una pagina fondamentale del neorealismo italiano. Tre film che non rappresentano soltanto la realtà del dopoguerra ma indagano le tragedie individuali.

Nei film di De Sica la gente non viene ricompensata e la vita non ha un gusto dolce come nelle maestose, oniriche ed edoniste realizzazioni di Federico Fellini. Vittorio De Sica non dà speranza ai protagonisti che crea. I personaggi dei suoi film più importanti sono costantemente di corsa, cercano sostegno, aiuto, riempimento del vuoto e della solitudine. Così è anche in Umberto D. che incapace di adeguarsi al nuovo, al presente, vaga senza speranza, malato, depresso, aspettando la sua fine. Aspettando il miracolo. Il miracolo che dopo anni succedette a Milano.

“Miracolo a Milano” (1951) è qualcosa di diverso nella filmografia del regista che di solito o raccontava il lato più duro della vita o allegeriva l’animo con le sue commedie. Qui invece lascia andare la fantasia ed ecco che De Sica incontra in sogno Federico Fellini da cui prende in prestito l’immaginazione. De Sica in questo film propone una favola piena di speranza che libera i poveri trascinandoli nel mondo del consumismo. Qui De Sica prevede il futuro, il branco smarrito che, quando assaggia, desidera di più. Come nella scena con la macchia di sole sotto la quale si riuniscono le persone, ce ne sono sempre di più e all’improvviso uno comincia a spingere un altro, ognuno lotta per avere un po’ di questo lusso. E anche se i critici accusarono il regista di tradimento del neorealismo, e i comunisti del tradi mento del comunismo, nessuno come lui sotto l’apparenza di una favola seppe rappresentare meglio la miseria e l’arida terra persa, una volta promessa.

Superate queste critiche, dopo aver permesso quella liberazione che normalmente vietava ai suoi protagonisti menzionati all’inizio, in De Sica emerse la nostalgia. La nostalgia del paradiso perduto. Si ritorna quindi ai tempi del fascismo per poter raccontare, attraverso la sua capacità artistica, la realtà da una prospettiva diversa. De Sica è un uomo maturo che condivide con lo spettatore la sua amarezza. Davanti a lui c’è l’Italia degli anni ’50 e ’60 in cui riemerge questo turbolento XX secolo. Invece della memoria del passato sorgono i grattacieli. Invece delle lacrime e del riso appare il vuoto. E allo ecco “Il giardino dei Finzi Contini” (1970), una delle ultime, importanti, opere del regista, basata sulla storia malinconica del romanzo di Giorgio Bassani. È uno studio sulla incomprensione, pieno di frustrazione e di incompletezza in cui pulsa il vuoto dell’Europa dei primi anni ’70. Un film che sintetizza la perdita di un’esistenza felice che non tornerà più, esattamente come non tornerà quel mondo che, per le strade di Roma, cercava Umberto D.

traduzione it: Patrycja Grunwald

Sondaggio sui risparmi e gli investimenti dei polacchi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Le informazioni scaturite dall’indagine Assay Anex, commissionata dal Gruppo Assay e condotta da Maison&Partners, indicano che il 44% dei Polacchi non possiede risparmi. Il 56% delle persone affermano che sono in possesso di un qualche risparmio, che in una situazione critica potrebbe essere d’aiuto. In media, la quota dei soldi per le emergenze è di circa 30 mila zł, solo il 6% del 56% degli intervistati ha risparmi superiori a 100 mila zł. Nella situazione migliore, per quanto riguarda il risparmio, sono gli investitori attivi e potenziali, tra questi il 78% degli intervistati dichiara che possiede risparmi notevolmente più alti rispetto a quelli medi dei polacchi. Di oltre 30 mila zł dispone circa il 50% degli investitori, mentre quelli con un importo di oltre 100 mila zł costituiscono il 15% in questo gruppo. Nel commento all’indagine è stato sottolineato che in Polonia il risparmio non va di pari passo con gli investimenti, solo il 16% dei polacchi ammette che investe attivamente i loro risparmi. Dall’indagine risulta che i polacchi non conoscono molto sugli investimenti finanziari, il che è dimostrato dal fatto che il 61% degli intervistati non ha mai fatto investimenti. In questo gruppo prevale il numero delle persone con il reddito più basso o senza reddito e dei giovani. Un polacco su quattro dichiara poca esperienza per quanto riguarda gli investimenti, prevalentemente questa persona possiede o ha posseduto i prodotti passivi, come i depositi, gli obbligazioni o i risparmi sul conto bancario. Solo il 16% di quelli che possiedono risparmi investe o ha investito attivamente le risorse finanziarie. Il 13% ha investito in titoli azionari, mentre il 12% ha investito in fondi di investimento. Circa il 10% ha investito in titoli del Tesoro e il 7% nelle polizze d’investimento. La maggioranza dei polacchi investe nelle proprietà, il 33% investe in metalli preziosi e il 18% nelle opere d’arte. Importanti per polacchi sono gli investimenti nelle cose materiali. Per quanto riguarda gli oggetti immateriali, il 13% investe volentieri nelle criptovalute. In futuro il 29% vuole investire nelle obbligazioni e nei titoli azionari, il 27% nei fondi di investimento, il 16% nelle obbligazioni aziendali e il 15% nelle società d’investimento.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C934448%2C44-procent-polakow-nie-posiada-zadnych-oszczednosci.html

San Marino: da un Santo ad uno Stato

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La Repubblica di San Marino è un piccolo scrigno di tesori da scoprire. Una meta turistica interessante che racchiude la storia di uno dei più piccoli Stati d’Europa, la possibilità di avventurarsi in percorsi naturalistici e religiosi, l’occasione di gustare eccellenze gastronomiche per poi dedicarsi allo shopping sfruttando la ricca offerta di prodotti a prezzi competitivi.

San Marino è l’unico Stato che deve la sua fondazione a un santo, documenta sin dal suo sorgere l’esemplare congiunzione fra comunità civile e religiosa. Il territorio della Repubblica è costellato di immagini del Santo che lo ritraggono nelle tre età della vita e nelle principali funzioni che la tradizione gli attribuisce. La Repubblica fonda il suo essere su quella libertas che il Santo Marino lasciò in eredità alla comunità formatasi intorno a lui, con la frase: relinquo vos liberos ab utroque homine, vi lascio liberi dall’uno e dall’altro potere. Con un’estensione territoriale di 61,19 km2, popolato da circa 34 mila abitanti, San Marino è uno dei meno popolosi fra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e delle Nazioni Unite. La capitale è Città di San Marino, la lingua uffi ciale è l’italiano e gli abitanti sono chiamati sammarinesi. A partire dal 2008 il centro storico della Città di San Marino e il monte Titano sono stati inseriti dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità in quanto “testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal XIII secolo”.

La Storia

Secondo un’antica leggenda, Marino approdò a Rimini nel 257, insieme all’amico Leo, dall’isola di Arbe in Dalmazia per sbozzare la pietra nei pressi del porto. Qui diffondeva il Vangelo tra i suoi compagni, per i quali scavò un pozzo, ancora visibile nella Chiesa dei Santi Marino e Bartolomeo. Mossa dal diavolo, una donna giunse dalla Dalmazia e affermando di essere moglie di Marino, lo accusò di averla abbandonata.

Saputo ciò Marino si allontanò e si rifugio in una grotta sulle pendicidel Monte Titano, nel luogo detto Baldasserona. Qui visse da eremita. Alcuni pastori lo videro, parlarono di lui e la donna poté trovarlo. Marino si rifugiò dentro la grotta: dopo sei giorni di preghiera la donna rinsavì e tornò a Rimini dove, dopo aver confessato la sua colpa, morì. Marino allora, volendo vivere in solitudine e preghiera, si portò sulla sommità del monte dove costruì una piccola comunità religiosa. Verissimo, figlio di una matrona riminese, proprietaria di molte terre e del monte Titano, salì a provocarlo, ma fu punito con mutismo e paralisi. Portato a casa la madre Felicissima comprese l’accaduto e corse dal Santo promettendogli qualunque cosa egli volesse. Marino chiese solo la loro conversione e la terra bastante alla sua sepoltura; poi risanò Verissimo e battezzò tutti i suoi famigliari. Felicissima allora gli donò tutto il monte. Marino lasciò la sua cella sul Titano solo quando Gaudenzio, vescovo di Rimini, lo chiamò a sé insieme a Leo, avendo conosciuta la loro fama. Leo, ordinato sacerdote, si recò nel paese che da lui prese poi il nome e così fece Marino che umilmente volle restare diacono. Alla sua morte, nel 301, lasciò la terra avuta in dono alla comunità che gli si era radunata intorno.

La Basilica del Santo

Costruita all’inizio del XIX secolo in stile Neoclassico sulle fondamenta della preesistente Pieve Romanica. L’interno ha tre navate e sette altari; a sinistra dell’altare maggiore è presente lo scranno della Reggenza, dietro l’altare si trova la statua di San Marino scolpita da Adamo Tadolini nel 1830 mentre nell’altare maggiore una piccola urna contiene le reliquie di San Marino. A destra della Basilica, la chiesetta di San Pietro che conserva i due giacigli ricavati nella roccia che la tradizione indica come i letti di San Marino e San Leo.

San Marino – Museo di Stato – Palazzo Pergami Belluzzi

Nelle sale del Museo di Stato sono conservate pregevoli tele che dal XV al XIX secolo documentano iconograficamente i momenti salienti della vita di San Marino e della sua opera di protezione della Repubblica.

San Marino da non perdere!

Info e prenotazioni su visitsanmarino.com

Arrampicate: lungo le falesie del Monte Titano sale l’adrenalina

Vivi l’emozione di superare le balze rocciose del Monte Titano passando per tratti attrezzati per scoprire il Monte da un punto di vista insolito e cimentarsi con le tecniche di arrampicata, nella più totale serenità e sicurezza sotto la guida di accompagnatori esperti del Club San Marino. Durata 3 ore. Difficoltà: facile, esperienza adatta a tutti. Equipaggiamento: abbigliamento comodo e scarpe da tennis. L’attrezzatura tecnica verrà fornita dal Club Alpino San Marino.

Trekking ed escursioni: natura in libertà, da scoprire passo dopo passo

Passeggiata raccontata sulla rupe del Monte Titano (soft trekking guidato). Un viaggio fra natura e storia con panorami mozzafiato attraverso un itinerario che unisce i due centri storici medioevali di San Marino Città e Borgo Maggiore. Una camminata nel cuore della Repubblica più antica del mondo, lungo un itinerario che vi regalerà tutte le peculiarità geologiche e naturalistiche che hanno contribuito alla formazione di un habitat più unico che raro. Durata: 2 ore circa. Difficoltà media. Lunghezza: 4 Km ca. Dislivello 220 mt. ca.

E-bike: affascinanti itinerari per tutti i tipi di pedalata

Pedalata sul vecchio percorso della ferrovia, tour guidato alla scoperta della Repubblica di San Marino grazie a un esperto accompagnatore di e-Bike, attraverso un percorso sulla storica linea ferroviaria che collegava Rimini a San Marino. L’itinerario, offre notevoli spunti di interesse naturalistico e storico, permettendo di ammirare il territorio sammarinese nelle sue sfaccettature. Possibilità di completare l’esperienza con una degustazione di prodotti tipici del territorio a km 0. Durata: 3 ore compreso briefing e adempimenti amministrativi. Difficoltà: media. Lunghezza: 27 km ca. e dislivello 1.150 m ca.

Moto Tour

Vintage Riding Experience Mattino, tour guidato con moto originali anni 70. Scopri la bellezza del territorio della Repubblica di San Marino alla guida di una moto degli anni 70, attraversando i suoi 9 castelli tra affascinanti scorci panoramici. Un tour leader professionale ti accompagnerà svelandoti i segreti dell’utilizzo del mezzo, per vivere un’esperienza indimenticabile in tutta sicurezza. Al ritorno sarà offerta una piccola degustazione di prodotti tipici locali. Noleggio moto + tour guidato € 110,00. Passeggero gratuito da indicare all’atto della prenotazione. Orario di partenza: ore 9.30 il venerdì e la domenica dal 1° giugno al 30 settembre. Durata: 2 ore e mezza circa. Difficoltà: media. Tipologia percorso: asfalto. Lunghezza: Km ca. 70. Età minima: 25 anni con patente di guida.

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Tiro con l’arco: la vacanza attiva che fa sempre centro

Easy Wild: un istruttore accompagnerà i partecipanti, a piedi o in macchina, al Parco le Stradelle, dove troveranno una piazzola multipla di tiro con alcune sagome e tutto l’occorrente per due ore di tiro con l’arco istintivo. L’istruttore fornirà le nozioni di base per iniziare il tiro con l’arco in tutta sicurezza; verrà consegnato materiale didattico e un piccolo ricordo della giornata. Durata: 2 ore circa. Difficoltà: facile, esperienza adatta a tutti.

Tour del Centro Storico: trascorri le tue vacanze nel cuore della terra della libertà

Una guida turistica porterà i partecipanti in luoghi caratteristici del centro storico, alla scoperta di scorci nascosti, luoghi in cui leggende e storia si intrecciano ad avvenimenti e tradizione, circondati da panorami mozzafiato. L’occasione perfetta per conoscere la storia di una comunità rimasta intatta nei secoli, tanto da essere riconosciuta dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità. Durata: 1 ora.

Cammino del Titano

Una storia millenaria da scoprire passo dopo passo. Un nuovo itinerario che permette di esplorare e ammirare zone interne del territorio sammarinese. Il termine “Cammino”, infatti, non vuole evocare solo l’attività fisica, ma soprattutto l’addentrarsi e l’andare alla scoperta della storia e della cultura millenaria di San Marino. Un percorso di 43 km creato per permettere di esplorare gli angoli meno noti della Repubblica, con panorami unici e ricchi di fascino tra i quali spicca il Monte Titano, autentica icona del territorio riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Il centro storico

Prima Torre – Guaita: primo fortilizio sammarinese (XI secolo); fin dagli Statuti del 1600 era previsto un custode residente che doveva sorvegliare a vista l’intero territorio limitrofo ed in caso di pericolo dare l’allarme suonando al campana della torre. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso la Rocca è stata utilizzata anche come carcere. Nel primo cortile interno si trova la chiesa dedicata a Santa Barbara, patrona degli artiglieri. I cannoni presenti nel cortile furono regalati dai re italiani Vittorio Emanuele II e Vittorio Emanuele III.

Palazzo Pubblico: ricostruito in stile Neogotico nel 1894 su progetto dell’architetto Francesco Azzurri sulle fondamenta della più antica “Magna Domus Communis”. La torre dell’orologio contiene un trittico con le immagini di San Marino, Sant’Agata e San Leo. Palazzo Pubblico è il luogo nel quale si svolgono le cerimonie ufficiali ed è sede dei principali organi istituzionali e amministrativi. Nel centro di Piazza della Libertà si può ammirare la Statua della Libertà (1876), dono della contessa Otilia Heyroth Wagener.

Basilica di San Marino: costruita all’inizio del XIX secolo in stile Neoclassico sulle fondamenta della preesistente Pieve Romanica. L’interno ha tre navate e sette altari; a sinistra dell’altare maggiore è presente lo scranno della Reggenza, dietro l’altare si trova la statua di San Marino scolpita da Adamo Tadolini nel 1830 mentre nell’altare maggiore una piccola urna contiene le reliquie di San Marino. A destra della Basilica, la chiesetta di San Pietro che conserva I due giacigli ricavati nella roccia che la tradizione indica come i letti di San Marino e San Leo.

Cambio della Guardia: la Guardia di Rocca presta servizio d’onore a Palazzo Pubblico dove effettua il cambio della Guardia tutti i giorni nel periodo estivo (da metà luglio), ogni ora sulla mezz’ora.

Porta San Francesco: edificata nel in 1361 come semplice posto di guardia, questa porta è l’ingresso ufficiale al centro storico di San Marino. Sotto la volta due lapidi riproducono norme dello Statuto relative alla difesa del Paese. L’epigrafe bronzea più recente ricorda l’iscrizione di San Marino nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Funivia: inaugurata nel 1959 e rinnovata negli anni ‘90, la funivia è tra i mezzi di trasporto più utilizzati dai turisti e dai residenti per raggiungere il cuore della capitale poiché collega i centri storici di Borgo Maggiore e San Marino. In meno di 2 minuti, si sperimenta un dislivello di circa 200 metri ammirando dei panorami incredibili.

Museo di Stato: ha sede nell’antico Palazzo Pergami-Belluzzi. Conserva reperti archeologici ed artistici legati alla leggenda del santo fondatore, alla storia della Repubblica e delle sue istituzioni. Da non perdere tutta la monetazione e la medaglistica sammarinese dal 1864 al 1937.

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea: il museo si presenta con un allestimento che raccoglie una selezione di opere, tutte appartenenti alla Collezione d’Arte Contemporanea dello Stato di San Marino di alcuni dei nomi più conosciuti della storia italiana del Novecento accanto a quelle di importanti autori della scena artistica sammarinese.

Titanus Museum: video emozionali e immagini di alta qualità sorretti da un’accurata narrazione danno vita a un’esperienza multimediale che regala al pubblico un’immersione conoscitiva nei punti salienti della storia di San Marino. Le suggestioni dei contenuti multimediali conducono il pubblico lungo un arco temporale che dalla Preistoria arriva al Ventunesimo secolo attraverso l’esplorazione dei momenti storici che hanno favorito la nascita e lo sviluppo della comunità sammarinese consentendole di rimanere libera per secoli. Il percorso di visita si snoda su una superficie di 500 mq suddivisa in aree tematiche.

Museo del Francobollo e della Moneta: il museo è suddiviso in due sezioni: la parte filatelica che raccoglie i francobolli e i materiali storici utilizzati dalle Poste Sammarinesi dal 1877 in poi; il percorso numismatico in cui sono esposte le rarissime prime monete sammarinesi dell’800 e del ‘900, medaglie celebrative dello Stato, le lire emesse dal 1972 al 2001 e gli euro.

Passo delle Streghe: dalla Prima Torre – Guaita, dirigendosi verso la Seconda Torre – Cesta, si attraversa l’incantevole Passo delle Streghe, che offre delle meravigliose e romantiche vendite panoramiche sulla costa adriatica.

Cava dei Balestrieri: aperta e utilizzata negli ultimi vent’anni del XIX secolo per l’estrazione della pietra utile al restauro del vicino Palazzo Pubblico, oggi la cava ha diversi utilizzi: luogo di allenamento dei balestrieri appartenenti alla Federazione Balestrieri Sammarinese (FBS), “campo di battaglia” per numerosi tornei di balestra a livello nazionale ed internazionale, location per un’ampia varietà di eventi quali concerti, happening, mostre all’aperto e feste d’estate.

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Enogastronomia

Casa Fabrica, Museo della Civiltà Contadina e sede del Consorzio Terra di San Marino: gli oggetti d’un tempo, raccolti attraverso un attento lavoro di ricostruzione storica, ritrovano vita all’interno dell’esposizione allestita a Casa Fabrica, esempio pregevole di abitazione contadina completamente restaurata che sorge su un fondo agricolo di antichissima origine. Il museo della Civiltà Contadina è pienamente accessibile e, grazie anche all’esposizione tattile, è completamente fruibile per i visitatori diversamente abili. Casa Fabrica è anche sede del Consorzio Terra di San Marino, ideatore del progetto di valorizzazione e promozione delle produzioni tipiche locali quali: carne, miele, latte, vino, olio e cereali. Attività (su prenotazione): visita del museo, degustazioni guidate, cooking lessons. terradisanmarino.com; 0549 902617; info@terradisanmarino.com

Cantina San Marino: nato nel 1979, il Consorzio Vini Tipici riunisce 100 soci che coltivano 120 ettari ai piedi del Monte Titano, ad altitudini comprese fra i 50 e i 400 metri s.l.m. Il marchio di Stato ad Identificazione di Origine “San Marino” tutela e garantisce l’origine delle uve e la qualità dei vini ottenuti. Il Wine Shop offre anche una selezione dei prodotti a marchio

Terra di San Marino. Attività: visita alla cantina e degustazioni guidate. consorziovini.sm; 0549 905124; info@consorziovini.sm

La Serenissima, antica fabbrica di torte fatte a mano: presente a San Marino dal 1942, produce da allora la Torta Tre Monti, divenuta uno dei simboli gastronomici della Repubblica, la delizia gourmet Torta di San Marino e altre specialità artigianali. laserenissima.sm, 0549 878102, info@laserenissima.sm

Montegiardino Miele: azienda agricola gestita dalla famiglia Guiducci situata in un contesto naturale di particolare bellezza, nel castello di Montegiardino, che offre splendidi panorami sia sul Monte Titano e le colline circostanti, che sulla costa adriatica. Il miele, prodotto in diverse tipologie, è frutto di lavoro fatto con passione e di natura incontaminata, dove le api non soffrono la presenza di sostanze chimiche nocive. Attività: degustazioni guidate. montegiardinomiele.com, info@montegiardinomiele.com

Ristorante Righi – 1 stella Michelin: lo Chef Luigi Sartini, 1 stella Michelin acquisita nel 2008, cresciuto alla scuola di Gino Angelini e Gualtiero Marchesi, propone una cucina che unisce tradizione, territorio, fantasia e ricercatezza nei piatti, oltre ad un’altissima qualità delle materie prime. Il ristorante si trova al primo piano di un palazzo storico che affaccia su Piazza della Libertà, il luogo simbolo delle secolari istituzioni sammarinesi. Al piano terra, l‘Osteria La Taverna offre piatti gourmet in un contesto più semplice e veloce. Il ristorante riaprirà a settembre, mentre l’osteria prosegue la sua attività durante l’estate. ristoranterighi.com, 0549 991196; info@ristoranterighi.com

Shopping

Centro storico: oltre 300 negozi con un’ampia offerta, che comprende caratteristici oggetti di artigianato artistico, e tradizionali creazioni in ceramica.

San Marino Outlet Experience: l’outlet di nuova generazione, appena inaugurato, offre oltre 70 punti vendita con brand di fascia luxury-premium per soddisfare tutte le esigenze. Tra i servizi offerti: prestigiose VIP Lounge per un’esperienza d’acquisto riservata e confortevole, deposito bagagli e l’assistenza di esperti personal shopper. Area parcheggio coperta da 1.400 posti gratuiti.

Shop del Museo del francobollo e della moneta: Piazza Garibaldi, centro storico.

Shop del Consorzio Terra di San Marino: via Eugippo 16, centro storico.

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L’azienda italiana Herbolario investe nel voivodato di Santacroce

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Come ha informato il viceministro Renata Janik, i rappresentanti del marchio Herbolario si sono rivolti al Consiglio del voivodato di Santacroce chiedendo il sostegno alla realizzazione dell’impianto di produzione dedicato alla estrazione di sostanze attive dalle piante medicinali ed erba. L’azienda umbra cercano aree di investimento per questa impresa i cui prodotti sono usati nel settore farmaceutico, nell’industria alimentare e cosmetica. Dopo l’incontro polacco-italiano, Renata Junik ha accompagnato i rappresentanti di Herbolario a Morawica ed a Pinczów per farli familiarizzare con la regione e i rappresentanti politici locali.

https://www.portalspozywczy.pl/owoce-warzywa/wiadomosci/herbolario-industries-chce-inwestowac-w-nowy-zaklad-w-swietokrzyskiem,202145.html

Mercato immobiliare: volano i prezzi d’acquisto, polacchi poco propensi a vivere in affitto

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I prezzi degli appartamenti stanno aumentando, ma questo non scoraggia i polacchi che vogliono avere una casa di proprietà e in questo si differenziano dai paesi più ricchi. Infatti anche se in termini di sviluppo economico, la Polonia sta raggiungendo i paesi più ricchi dell’Europa occidentale, tuttavia, la maggior parte degli economisti classifica la Polonia ancora come un paese in via di sviluppo. Secondo i dati dell’OCSE, circa il 70% dei polacchi vive in un appartamento di proprietà, che ha ereditato, comprato in contanti o a credito e che ha già ripagato. Circa l’11% sta ancora pagando i propri debiti bancari. Solo il 5,4% dei residenti è in affitto. La tabella preparata dall’OCSE mostra anche un’altra cosa interessante: il livello di credito dei cittadini. In Polonia, l’11% dei residenti sta pagando un mutuo.

https://www.money.pl/gospodarka/polak-kupuje-mieszkanie-zamiast-wynajmowac-tym-roznimy-sie-od-zachodu-6674986924120704a.html