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Parola e silenzio in “Chi dice e chi tace”

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Chiara Valerio

Traduzione it.: Agata Pachucy

 

Il primo romanzo di Chiara Valerio pubblicato in Polonia dalla casa editrice bo.wiem è un libro che sfugge alle semplici categorizzazioni. Apparentemente ricorda un’indagine e il racconto di una ricerca quasi ossessiva della verità sulla morte di un membro della comunità in un paesino piccolo. D’altra parte, è una meditazione sulla memoria, un tentativo di comprendere il mondo e la propria identità. Valerio combina la narrazione classica con un flusso di coscienza introspettivo, creando un testo dalla struttura mosaica, composto da frammenti, ricordi, sottintesi e pettegolezzi. 

L’azione si svolge negli anni Novanta, nel microcosmo della provincia italiana di Scauri, che Valerio descrive con precisione quasi matematica, dove ogni dettaglio ha importanza. In questo mondo “tutti sanno tutto di tutti”, ma ciò che viene considerato conoscenza è un insieme di supposizioni e ricordi incerti. Su questo sfondo conosciamo la protagonista, Vittoria, una donna arrivata in città da Roma vent’anni fa. È accompagnata da una ragazza giovane, Mara, che “sembra sua figlia”, ma non sappiamo bene quale sia il rapporto che lega le due donne. Vittoria, priva di un protettore maschile, indipendente, autosufficiente, diventa per Scauri una figura affascinante e inquietante. Compra una casa e una barca, vive secondo le sue regole, incuriosisce gli abitanti del paese. Tuttavia, non ha bisogno degli uomini, decide da sola con chi parlare, a chi dare fiducia e da chi allontanarsi. Si dedica alle sue passioni: le piante, l’arte, gli incontri sociali e prende sotto la sua ala protettrice altre donne. In una comunità dominata da regole patriarcali è sorprendente che una donna acquisti il ruolo decisivo. Come ha ammesso Valerio durante l’incontro di presentazione al salone del libro di Cracovia, la letteratura serve anche a creare il mondo che vorremmo. Vittoria ama il mare: fare il bagno è per lei un rituale di purificazione, un momento in cui simbolicamente si libera dal peso delle convenzioni e dalle aspettative. L’acqua, che torna spesso nel romanzo, può essere una metafora della sua libertà. Il momento in cui la protagonista si immerge nel mare è una scena esteticamente memorabile: sembra una sirena, attira lo sguardo degli altri, suscita desiderio, ma anche inquietudine. Vittoria sceglie il mare perché solo lì può essere pienamente se stessa. E la sua morte, sebbene formalmente riconosciuta come incidente, contiene in sé un elemento di controllo: è lei a decidere quando andarsene, come se volesse mantenere il potere sul proprio destino fino all’ultimo momento. 

I momenti della vita di Vittoria li osserviamo come se stessimo guardando attraverso il buco della serratura dopo la sua morte, spiandola come fanno gli abitanti del paese, che si trasmettono a vicenda ciò che è “sospetto” e “sentito dire”. La confidente di tutta la sua storia diventa Lea Russo, un’avvocatessa quarantenne, per cui la morte di Vittoria è allo stesso tempo uno shock e un risveglio. È lei che simbolicamente prende il controllo, rompendo il velo di silenzio che circonda la verità sulla morte della donna. Non a caso il libro inizia con una citazione di Teresa Cremisi: “Nessuno riesce a controllarsi alla perfezione” e “La verità è che a furia di far collezioni, di cose, di piante, di tutto, si finisce a poco a poco col voler farle anche con le persone” di Micol Finzi-Contini.

Lea Russo conduce una vita stabile. Fa l’avvocato, è sposata con un professore e ha due figlie. Apparentemente ha poco in comune con Vittoria, ma Valerio costruisce la loro relazione come una tensione tra due forme di dominio. Vittoria controllava le persone, Lea invece, prende il controllo della narrazione dopo la morte dell’amica. È lei che raccoglie le voci degli abitanti, ricostruisce il passato, decide quali ricordi conservare. Cerca di scoprire la verità su Vittoria e sulla città di Scauri. In questo modo assume il ruolo di narratrice e custode della memoria.

Scauri non è solo uno sfondo del racconto. È il terzo protagonista del romanzo: un organismo vivente che respira, parla, ascolta e tace. La città è una comunità intrecciata di pettegolezzi, mezze verità e supposizioni. Si parla continuamente di Vittoria e ogni frase pronunciata costruisce una nuova versione della sua storia. In questo senso, Vittoria diventa la città stessa: il suo centro e la sua storia, il suo mito. Era presente a tutti gli eventi importanti e il suo nome ritorna nelle conversazioni come un’eco. Come l’acqua, si riversa nella memoria degli abitanti. In questo modo Valerio mostra in modo eccellente i meccanismi del potere provinciale, basato non sul denaro o sulle istituzioni, ma sull’informazione. Il sapere è la valuta di Scauri. Luigi, il marito di Lea, sa tutto perché la sera ascolta i racconti dei vicini nel bar del quartiere o per strada e li ripete, trasmettendo apparentemente per caso ciò che tutti “dovrebbero” sapere. Il pettegolezzo diventa qui uno strumento per mantenere l’ordine sociale. Donne e uomini vi partecipano in modi diversi: gli uomini ripetono, le donne elaborano. In questo senso la narrazione su Vittoria diventa in parte una rivincita femminile: è una donna (Lea) a dare forma a una storia che gli uomini non hanno mai compreso. Lo stile di Valerio è magnetico. La scrittrice rinuncia al dialogo classico introducendo una forma di flusso continuo di pensieri in cui i confini tra ricordo, realtà e finzione sono fluidi. Costruisce una narrazione che, come le sue protagoniste, sfugge alle regole e alle classificazioni. 

Chiara Valerio, moderata da Sebastiano Giorgi, all’incontro all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia. Fot. Wojciech Wróbel

“Chi dice e chi tace” è una storia sul bisogno di autodeterminazione, sull’emancipazione che non sempre assume la forma di ribellione, ma a volte si esprime anche nel silenzio, nello sguardo, nella scomparsa consapevole. Vittoria è una donna che decide su se stessa fino alla fine; Lea trasforma il suo silenzio in una storia. Valerio scrive che la memoria è una forma di potere e il racconto un atto di controllo. Nel mondo raccontato dall’autrice non esiste un’unica verità, ci sono solo voci che si sovrappongono, si annullano, si ripetono. È proprio da esse che nasce il tessuto della città e l’identità dei personaggi. Gli abitanti di Scauri “scambiano informazioni”, come ha scritto l’autrice, e ciò che cresce da questa rete è la storia comune di donne che, nonostante i limiti, “parlando o tacendo”, creano il loro linguaggio e la memoria, e in conseguenza anche il loro posto nel mondo.

Milano Cortina 2026, le emozioni sul posto per Italia e Polonia (e non solo)

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Il Bronzo Azzurro del Curling doppio misto live da Casa Polonia

Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Secondo weekend per i XXV Giochi Invernali di Milano Cortina, che fino a domenica prossima illumineranno le sedi di gara. Un evento al solito straordinario che, sul mero piano sportivo (non voglio parlar di altro e addentrarmi in diverse questioni al di fuori dello sport e delle emozioni ad esso collegate), non sta di certo deludendo le attese. Al momento di queste mie parole, agli albori del secondo sabato di competizioni, l’Italia domina il medagliere in compartecipazione con la Norvegia, pur con una diversa distribuzione delle medaglie. Sono ben 6 gli ori conquistati dalla selezione azzurra, a metà strada tra i 3 argenti e i ben 9 bronzi. La spedizione polacca ha invece per ora raccolto due ottimi argenti. In entrambi i casi il conteggio è destinato ad aumentare, e già nella giornata odierna del 14 febbraio potrebbe cambiare qualcosa. Non voglio ad ora far resoconti su quali medaglie e quando e come sono state incassate, lo faremo alla fine, quanto più sottolineare l’atmosfera e l’emozione per un evento concretamente universale.

Tutti gli occhi del mondo sono sull’Italia: non ho purtroppo la possibilità di recarmi anche nelle sedi di montagna, cercherò di essere alla chiusura a Verona, ma ho voluto e potuto vivere una vera e piena giornata olimpica nell’atmosfera di una brulicante Milano. Come già avete forse visto da un po’ di foto pubblicate negli scorsi giorni, ho visitato la bellissima Casa Polonia, che tra il 10 e il 12 febbraio è stata il riferimento polacco nella città meneghina, prima di proseguire ora il suo itinerario per le città montane. Pur essendo italiano ma avendo speso innumerevole tempo in Polonia, devo dire che mi son sentito anch’io veramente a casa per un momento, in Polonia, pur essendo concretamente in Italia, già casa mia (scusate il complicato gioco di parole, ma penso possa passare la sensazione).  Anche un piatto di pierogi ha fatto il suo gioco nel piccolo. La struttura è bellissima, alla stregua di quella del Tour de Pologne che mi ha accolto già la scorsa estate, con all’interno delle vere e proprie chicche come medaglie, memorabilia e una sensazionale divisa biancorossa. C’erano anche diversi atleti biało-czerwony, per un attimo di spensieratezza insieme. Nel tendone dedicato alla visione delle gare live in quel momento veniva trasmessa la finale per il bronzo del Curling doppio misto, vinto dalla coppia Mosaner-Costantini sulla Gran Bretagna, tra gli azzurri più amati di questa Olimpiade.

 

Tutta Milano (come le altre sedi) era ed è veramente in fermento per questi Giochi, a partire dall’iconico Arco della Pace, luogo simbolo dove il Braciere Olimpico, che riluce spettacolarmente, con anche il Castello Sforzesco sullo sfondo, raccogliendo locali, turisti, appassionati, avventori: tutti, di tante nazionalità diverse. Come ho già raccontato vedendo da vicino una delle tappe della Fiamma Olimpica il fuoco ha veramente sempre un significato speciale, simbolico e non solo. Per mia fortuna sono riuscito anche a coronare la giornata con una partita dal vivo di hockey, seriamente uno dei miei sport preferiti, che ho visto tante volte al palazzetto in Finlandia. Il match in questione, all’Arena di Rho appositamente creata nell’hub della Fiera, contrapponeva due avversarie del girone femminile dell’Italia, ossia Svezia e Giappone, con la compagine scandinava che ha avuto la meglio su quella nipponica. Impressionante il tifo su entrambi i fronti, davvero una festa dello sport e del mondo. Ma oltre ai molti italiani, poco davanti a me c’era una ragazza con la sciarpa della Polonia! Tutta questa partecipazione comunque emerge non per forza solo vivendo i luoghi in presenza, ma tranquillamente anche solo  accendendo il televisore o il computer, e ci si sente subito trasportati in quel contesto. E poi ci sono atleti per i quali non conta la divisa, ma sono semplicemente belli da vedere, da tifare, da apprezzare. E un applauso non può mancare davvero per nessuno.

Milano Cortina 2026, iniziati gli inediti Giochi diffusi tra tre regioni

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Le sedi di gara e le discipline in una ben fatta mappa di CONFCOMMERCIO MILANO

Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Hanno preso il via i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Dopo che la Fiamma Olimpica, di cui vi ha raccontato anche da vicino un pezzo di viaggio, ha completato il suo percorso di 60 tappe, la Cerimonia ufficiale di Apertura di ieri sera, venerdì 6 febbraio allo stadio San Siro di Milano, ha alzato ufficialmente il sipario sulla manifestazione. Alcune discipline però, come accade di consueto, sono però già iniziate nel pratico. Ad aprire le danze è stato infatti il curling, mercoledì 4 febbraio, mentre giovedì è stata la volta di hockey su ghiaccio e snowboard, raggiunti ieri anche dal pattinaggio di figura. Per la prima volta nella storia dei Giochi, due città sono state assegnatarie dell’evento in modo congiunto, con due bracieri ardenti allo stesso tempo, e pertanto anche Cortina è stata teatro di una Cerimonia di Apertura “in parallelo”. Anche a Livigno e Predazzo vi sono state celebrazioni per le nazionali partecipanti; qui sotto due istantanee tratte dalla grande festa in diretta tv Rai, l’una concernente la Polonia, l’altra l’Italia. Fino al 22 febbraio le gare si svolgeranno infatti in diverse città di tre regioni. Vediamo meglio dove.

 

Come si può ben notare nella mappa di copertina, le competizioni si svolgono in sei città di tre diverse regioni del Nord Italia. La Lombardia, oltre al capoluogo di regione Milano (con Rho e Assago), sede delle tre specialità di pattinaggio e dell’hockey su ghiaccio, può contare anche sulle splendide Livigno e Bormio. Le due località dell’alta provincia di Sondrio, nella parte più settentrionale della regione, offrono le piste per sci acrobatico e snowboard l’una, sci alpino e sci alpinismo l’altra. Tre luoghi di sport anche per il Trentino-Alto Adige, con il biathlon di Anterselva e poi la Val di Fiemme, tra Tesero e Predazzo, designata allo sci di fondo, salto con gli sci e combinata nordica. Spostandoci in Veneto, ecco Cortina, “Perla delle Dolomiti” e scenario di ben cinque discipline: bob, slittino, curling, skeleton e sci alpino. La cerimonia di chiusura, domenica 22 febbraio, avrà luogo sempre in regione, all’Arena di Verona, con l’augurio di meno nebbia rispetto alla mia fotografia di diverso tempo fa. 

Un concept dunque innovativo, mai visto prima in tal maniera nei Giochi Invernali, che ha richiesto e richiederà un massiccio impegno sul piano logistico, ma sarà di certo un evento storico per l’Italia. Già da tempo ovviamente si respira l’atmosfera dei Giochi, con città e luoghi di riferimento preparati ed “addobbati” ad hoc. Recentemente sono tornato anche a Trento, dove a ottobre avevo assistito alla presentazione dei Giochi con medaglie e mascotte. Milano pullula fortemente, ho captato il fermento sempre più negli ultimi giorni, man mano che ci si avvicinava l’inizio, e settimana prossima potrò raccogliere ulteriori sensazioni con il “carrozzone” a tutti gli effetti in marcia. Oltre ad assistere ad una gara di hockey, non vedo l’ora anche di visitare e raccontarvi l’incredibile Casa Polonia, punto di riferimento biancorosso in questi Giochi.  Ma oggi si fa già sul serio, con la possibilità di raccogliere le prime medaglie.

 

In bocca al lupo a tutti gli atleti e atlete, italiani e polacchi in particolare, nella speranza di ricchi medaglieri, ma più in generale di ogni nazione. E che, come sempre, vinca lo sport  sano, bello, pulito, onesto. 

Gazzetta Italia 115 (febbraio – marzo 2026)

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Cortina, Olimpiadi Invernali tra bellezza e cultura. Così titola in copertina la nuova Gazzetta Italia 115 che dedica ampio spazio alla bellissima Regina delle Dolomiti intervistando uno dei suoi cittadini più famosi, Francesco Chiamulera ideatore ed organizzatore del festival Una Montagna di Libri.

Per il cinema parliamo de “Il Mostro”, che spopola su Netflix e de “La Grazia”, che riempie le sale in Polonia. In attesa di vedere Sanremo raccontiamo due artiste che hanno segnato la storia musicale italiana: Ornella Vanoni e Amanda Lear. E poi spazio alla cucina con l’intervista alla vincitrice di Masterchef Polonia Wiktoria Nawara, che studia in Italia, e un articolo sul pistacchio di Bronte. Interessanti le interviste alla “regina della rivista polacca” Malgorzata Potocka e al giornalista Remigiusz Grzela che ci fa un affresco di Oriana Fallaci. Come sempre tanta letteratura con recensioni di libri e due approfondimenti su Antonio Scurati e Nicola Lagioia. Questo insieme a tutte le nostre rubriche. Il 115 è un numero assolutamente imperdibile!

CASA POLONIA. Il biglietto da visita della Polonia in Italia durante i XXV Giochi Olimpici Invernali Milano – Cortina 2026

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Casa Polonia, ovvero la Casa Mobile della Polonia, diventerà il cuore della presenza polacca durante i XXV Giochi Olimpici Invernali Milano – Cortina 2026. Si tratta di uno spazio moderno e innovativo, in cui le emozioni sportive incontreranno l’ospitalità polacca, e dove tifosi, atleti, media e partner commerciali creeranno un’eccezionale zona biancorossa sul suolo italiano.

Il progetto svolgerà anche il ruolo di piattaforma promozionale per le aziende e i marchi polacchi, che presenteranno il proprio potenziale sulla scena internazionale.

Casa Mobile della Polonia 

Casa Polonia è una Casa Mobile innovativa, progettata per i tifosi della Rappresentativa Olimpica Polacca. È un luogo in cui gli atleti potranno incontrare le loro famiglie e i media, e i tifosi potranno vivere insieme i momenti olimpici più importanti. L’atmosfera della competizione sportiva si unirà qui alla storia e alla cultura polacca, creando una forma moderna di tifoseria. Durante i Giochi, Casa Polonia si sposterà seguendo gli eventi olimpici più rilevanti e raggiungendo diversi gruppi di tifosi.

Zona museale e interattiva 

Il piano terra di Casa Polonia sarà trasformato in uno spazio museale e interattivo, dedicato alla storia dell’olimpismo polacco e ai più grandi successi dei nostri atleti. I visitatori potranno vedere: attrezzature sportive storiche, medaglie conquistate dagli olimpionici polacchi, una mostra speciale della nuova collezione adidas, una postazione per registrare auguri e messaggi di sostegno per la rappresentanza polacca. È uno spazio in cui tradizione e modernità si incontrano, permettendo ai tifosi di sentire l’orgoglio per i successi sportivi della Polonia.

Media Zone e Fan Zone 

All’interno di Casa Polonia sarà allestita anche la Media Zone: uno studio televisivo professionale destinato alla realizzazione di interviste, materiali giornalistici e trasmissioni. Accanto allo studio sorgerà uno spazio dedicato ai giornalisti, che permetterà il lavoro redazionale e la copertura mediatica degli eventi organizzati nella Casa Polonia. Una parte fondamentale del progetto sarà la Fan Zone, situata in un apposito tendone. Qui i tifosi potranno seguire insieme le gare olimpiche, vivere le emozioni sportive e sostenere la rappresentanza polacca. Nella Fan Zone sarà presente anche un’area sportiva con attività che favoriranno l’integrazione dei tifosi e il tempo libero attivo.

Un angolo di Polonia in Italia: le sedi di Casa Polonia 

Casa Polonia visiterà tre città italiane: 

Livigno – Fan Zone, Via Isola 352

7–8 febbraio 2026 | ore 14:00–22:00

Milano – Fan Zone, Via del Burchiello 67

10–12 febbraio 2026 | ore 14:00–22:00 

Predazzo – Fan Zone, Corso de Gasperi 8

14–18 febbraio 2026 | ore 14:00–22:00 

Promozione dell’imprenditorialità polacca 

La presenza di Casa Polonia in Italia sarà anche un’ottima occasione per promuovere l’imprenditorialità polacca. Nella Casa Mobile della Polonia si presenteranno le Piccole e Medie Imprese della regione di Lublino, che avranno la possibilità di mostrare il proprio potenziale sulla scena internazionale. Le aziende del voivodato di Lublino presenteranno i loro prodotti, servizi e soluzioni innovative, rafforzando il marchio “Made in Poland” e l’immagine della regione come territorio dinamico, moderno e aperto alla cooperazione economica. Ulteriori informazioni sul progetto Casa Polonia e sulle imprese della regione di Lublino sono disponibili sul sito ufficiale: https://dompolski.pkol.pl/partnerzy/ 

Casa Polonia in Polonia 

Il 22 febbraio 2026 Casa Polonia arriverà anche in Polonia:

OSiR Tomaszów Lubelski, ul. Sportowa 8 | dalle ore 18:00 

In programma attrazioni e la visione collettiva della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Milano–Cortina. Inoltre, il Comitato Olimpico Polacco ha preparato un intero villaggio di attrazioni, che inizierà la sua attività il 6 febbraio 2026 in Piazza Teatralny presso il Centro per l’Incontro delle Culture. Guarderemo insieme la cerimonia di apertura dei Giochi e nella fan zone si potrà vivere l’atmosfera delle Olimpiadi invernali. Ingresso gratuito – invitiamo tutti i residenti dalle ore 18:00.

Articolo sponsorizzato

Il linguaggio di San Francesco. Della fraternità, della follia, della poesia

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Stefano Redaelli
Utilizzando questo qrcode è possibile ascoltare la lettura in italiano di questo articolo da parte di Ludwik Amatore, interprete e guida al Museo dell’Insurrezione di Varsavia

 

Nell’anno di san Francesco sentiremo (già la sentiamo) ricorrere la domanda: cosa farebbe, cosa direbbe san Francesco, se tornasse oggi, in un mondo dilaniato dalle guerre (cinquantasei conflitti armati in corso, la cifra più grande dalla Seconda Guerra Mondiale), dalla violenza (in un anno sono stati segnalati in Italia più di un milione di messaggi di odio sulla rete: principalmente contro gli stranieri, le donne, gli ebrei), dalla disuguaglianza sociale (sono 5,7 milioni gli individui in povertà assoluta in Italia; 2,5 milioni in Polonia), dall’ingiustizia? 

E noi come reagiremmo alla sua venuta? Se l’era chiesto il critico letterario Carlo Bo, nei primi anni ottanta, in un breve e denso testo, intitolato Se tornasse San Francesco (Il nuovo Leopardi, 1982); se lo chiede il frate minore Enzo Fortunato, nel suo recentissimo libro, che porta quasi lo stesso titolo: E se tornasse Francesco? (San Paolo, 2025).

La risposta di Carlo Bo non è ottimistica: “la maggior parte delle volte che viene a battere alla nostra porta facciamo finta di non sentire e non apriamo e diventiamo strumenti della sua perfetta letizia”. E se lo sentiamo, rispondiamo: “Vattene, tu sei un semplice idiota, qui non ci puoi venire”. Oppure, nel migliore dei casi, se non ci siamo tappati le orecchie o non abbiamo alzato la voce per cacciarlo, compiamo un gesto a cui, proprio nell’anno a lui dedicato, dobbiamo fare molta attenzione: “facciamo entrare nelle nostre case la sua leggenda e lasciamo fuori le sue verità che sono la pazienza, il perdono, l’amore”.

La tentazione di dipingere, nell’ottavo centenario della sua morte, un san Francesco pacifista, ecologista, una sorta di mite supereroe dell’uguaglianza e della giustizia (di cui abbiamo drammaticamente bisogno) è grande. Semplificare, proiettare una figura complessa, multidimensionale, su uno spazio ridotto, sulla superficie bidimensionale di un santino, della copertina di un libro, di un giornale, è il modo più elegante di addomesticarla. E fraintenderla. Ma forse Carlo Bo non è stato sufficientemente pessimista, forse potremmo reagire come il Grande Inquisitore di Dostoevskij: processando e condannando san Francesco per il suo intollerabile, utopistico modello di vita, che ci costringe a ignorarlo, rifiutarlo, a farne una leggenda, una devozione, un santino. Per una simile reazione, occorrerebbe un certo spessore intellettuale; forse, più banalmente, sposteremmo il problema dal piano dell’etica e della teologia, a quello della salute mentale, e lo giudicheremmo pazzo, con tanto di diagnosi psichiatrica: ordineremmo un TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

Oppure lo prendiamo sul serio, lo ascoltiamo, impariamo il suo linguaggio, verbale e non verbale, fatto di parole, gesti, azioni. “Di tutto il corpo faceva lingua”, si è scritto di lui.

Copertina: Diana Wietrzykowska-Pizoń

Quale linguaggio parlava san Francesco? 

Il linguaggio della fraternità. 

Della pace, certo, dell’ecologia, anche, ma della fraternità innanzitutto, da cui derivava il resto. Francesco voleva essere fratello di tutti: di ogni donna e uomo, animale, creatura vivente, del sole, del vento, dell’acqua, della terra, perfino della morte. Ma più di tutti voleva essere fratello dei poveri e dei malati. Aveva la predilezione per gli ultimi, per i fragili. Non era filantropia, era immedesimazione. Non si limitava a servirli, viveva con loro, come loro. Perché erano i più simili a Cristo. Quando incontra il lebbroso, non gli dà soltanto da mangiare, lo abbraccia, condivide il pasto dallo stesso piatto.

Il linguaggio della follia. 

La promiscuità con il lebbroso, la spogliazione totale davanti al padre e al tribunale ecclesiastico; l’ostinata rinuncia ad ogni bene materiale e a una abitazione (fino alla morte si batté perché la Regola vietasse il possesso di case, ma perse); la pacifica e incosciente visita al Sultano, nel bel mezzo di una crociata, per annunciargli il messaggio evangelico dell’amore, della pace; la predica agli uccelli, il dialogo con il lupo. Tutti gesti riconducibili a una delle (numerosissime) voci del DSM (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi psichiatrici). Lo psichiatra Vittorino Andreoli dedica un capitolo a san Francesco nel libro Follia e santità (Rizzoli, 2005), mostrando come queste due forme misteriose di vita possano coesistere, senza essere l’una dell’altra spiegazione. È così assurda, scandalosa, sconveniente, la radicale scelta di prossimità agli ultimi, la povertà incondizionata, da confinare necessariamente con la follia.

Il linguaggio della poesia. 

La prima poesia in italiano volgare è sua (lo sappiamo, l’Indovinello veronese è un testo più antico, ma non è una poesia), ed è un inno di lode. Una poesia benedicente Dio, il creato, l’umanità, la sua bellezza, ma anche la sua caducità. Versi che cantano il bello e il senso di tutto ciò che esiste, e fondono ogni uomo, creatura animata e inanimata, in un legame di fraternità. Siamo tutti (tutto) esseri creati, destinati dunque alla trasformazione e alla consunzione, sottomessi al ciclo della vita e della morte: belli anche per questo. Belli e simili nel loro destino (anche di malattia e morte), nella loro possibilità di essere al servizio gli uni degli altri. Inizia così la nostra letteratura in lingua italiana, con questi versi umanissimi di san Francesco.

Prenderlo sul serio vuol dire tornare alle origini: del linguaggio poetico, che mette in luce la bellezza e caducità di ogni cosa; del linguaggio della follia, con i suoi gesti sconsiderati, compiuti per un bene maggiore del proprio: del linguaggio della fraternità, che epura le relazioni da ogni forma di violenza, rispetta e considera l’altro un proprio simile, con pari diritti e bisogni. Vuol dire tornare all’origine di ciò che è umano in noi: alle radici.

Allora, come vogliamo ricordarlo, nell’ottavo centenario della sua morte, il santo di Assisi? Con i tratti serafici della biografia ufficiale di Bonaventura, rievocando una leggenda? Forse non basta, occorre attingere a quelle precedenti e alternative, fatte scomparire a favore dell’agiografia ufficiale, ma poi riapparse, da cui emerge un san Francesco scomodo, non privo di contraddizioni, squilibrato, umano. Ne parlano ampiamente Alessandro Barbero in San Francesco (Laterza, 2025) e Aldo Cazzullo in Francesco. Il primo italiano (HarperCollins, 2025). Letture consigliatissime.

E, soprattutto, come vogliamo celebrarlo, rendergli onore? Potremmo provare a reimparare il suo linguaggio: di fraternità, di follia, di poesia. Campi in cui siamo diventati analfabeti. Forse per questo non ci capiamo più, neanche tra “simili”, conterranei, familiari, coinquilini, troppo presi a difendere i nostri beni, le nostre idee, i nostri interessi. Forse per questo ci ignoriamo, feriamo, combattiamo, ghiacciando i nostri cuori, armando i nostri confini. È un secolo triste e buio, quello in cui celebriamo san Francesco, forse più buio del suo. Francesco di Assisi può riportare luce e gioia: letizia, come la chiamava lui.

Nell’ultimo libro scritto prima di morire, intitolato Gioia (Einaudi, 2025), il grande psichiatra Eugenio Borgna spiega cos’è la letizia francescana: “La letizia, con cui a volte si confonde la gioia, è quella francescana, per questo ci fa vedere le persone nel loro aspetto luminoso, non solo in quello umbratile, facendoci capire che in ciascuno di noi luci e ombre si alternano, e le ombre si diradano solo se sappiamo incontrare gli altri con amore, e con sensibilità”.

La letizia: altra cifra del linguaggio francescano. Ce ne basterebbe poca, finanche imperfetta, per inaugurare un nuovo modo di comunicare, di venirsi incontro, di riscoprirci fratelli.

Turismo e affari, Polonia e Italia sempre più connesse

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Fot. F.R. Lacomino

Secoli d’amicizia, vicinanza culturale, sintonia religiosa, reciproca attrazione? È difficile scegliere quali siano le ragioni più profonde delle storiche, intense, relazioni tra polacchi e italiani. Rapporti che negli ultimi tempi stanno letteralmente esplodendo non solo grazie alla montante “Italomania” (prendo in prestito il nome di una nota associazione) dei polacchi verso il Bel Paese, ma anche per il crescente interesse d’affari e turistico degli italiani nei confronti della terra di Chopin, nel 2024 oltre 700 mila italiani hanno visitato la Polonia. E mentre guardiamo con curiosità allo sviluppo di questa nuova ricezione della Polonia da parte degli italiani possiamo intanto certificare il successo turistico del Bel Paese tra i polacchi. Lo scorso 19 novembre si è svolta all’Hotel Bellotto di Varsavia una tappa del Buy Italy Tourism Roadshow 2025, organizzata dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia (CCIIP). L’evento ha riunito i principali rappresentanti del settore turistico, delle compagnie aeree e dei media per promuovere quattro regioni incredibilmente diverse – Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna – e i nuovi collegamenti aerei tra Italia e Polonia. 

“L’Italia è una delle destinazioni più popolari tra le rotte dell’aeroporto di Varsavia Modlin. Nella stagione invernale 2025/2026, offriamo 9 destinazioni italiane servite da Ryanair e Wizz Air, tra cui Bergamo, Bologna, Bari, Brindisi, Roma, Milano-Malpensa, Palermo e Venezia. Osserviamo un crescente interesse per l’Italia, sia tra i turisti che tra i viaggiatori d’affari. A consuntivo del 2025 prevediamo un ulteriore aumento del numero di passeggeri che viaggiano tra Polonia e Italia e nel 2026 speriamo di mantenere questo trend ed espandere la rete di rotte”, ha affermato Tomasz Szymczak, vicepresidente Vendite e Marketing / SVP Commerciale dell’aeroporto di Modlin, intervenuto al dibattito del Buy Italy Tourism Roadshow 2025 che ho avuto il piacere di moderare. 

“L’Italia è attualmente una delle destinazioni in più rapida crescita nella nostra rete europea: in cinque anni abbiamo raddoppiato il numero di passeggeri trasportati. È un Paese”, ha puntualizzato Krzysztof Moczulski, portavoce di LOT Polish Airlines “che attrae non solo durante le festività natalizie, ma anche come meta ideale per viaggi durante tutto l’anno. L’eccezionale diversità delle regioni italiane, un forte marchio turistico, un’eccellente offerta enogastronomica e una domanda stabile ne fanno un mercato promettente per LOT Polish Airlines. Lo confermano le ultime aggiunte alla nostra rete: il lancio di una rotta da Cracovia a Roma e l’annuncio dei voli da Varsavia a Bologna”. 

Alicja Wójcik-Gołębiowska, Responsabile Comunicazione CEE e Paesi Baltici, Ryanair ha così commentato: “Nel 2025 abbiamo offerto oltre 20 destinazioni italiane dalla Polonia: Roma, Bologna, Venezia, Perugia, Olbia e Lamezia Terme. I polacchi amano l’Italia e noi rispondiamo a questo crescente interesse introducendo nuovi collegamenti come il Lublino-Trapani e l’Alghero-Varsavia Modlin, che debutteranno nell’estate del 2026. Vediamo anche un enorme potenziale nella cooperazione commerciale tra la Polonia e le regioni italiane, sia nel settore turistico che negli scambi economici più ampi”. 

Calabria 

Ed eccoci alle regioni a cominciare dalla Calabria che registra numeri importanti sulle presenze: nel 2025 (gennaio-agosto), 40.000 polacchi hanno visitato la Calabria con 175.000 pernottamenti, con un aumento dell’89% rispetto al 2019. Una regione servita da tre aeroporti: Lamezia Terme (SUF), Reggio Calabria (REG) e Crotone (CRV) mentre il numero di voli dalla Polonia è in costante crescita. Lamezia è collegata direttamente con Katowice, Cracovia e Breslavia e, dal 2025, anche con Varsavia e Poznań, con buone probabilità di proseguire i voli nel 2026. Voli per Reggio Calabria sono disponibili da Katowice. Una regione che è la quintessenza dell’Italia mediterranea, un luogo dove due mari incontrano montagne selvagge e le tradizioni locali sono ancora vive. La Calabria combina la cultura della Magna Grecia, l’eredità bizantina e normanna e l’energia contemporanea del Sud. Tra i siti più importanti ci sono: Reggio Calabria, con il Lungomare Falcomatà e i famosi Bronzi di Riace; Tropea, una delle città di mare più belle d’Italia; Scilla e Chianalea, la “Venezia calabrese” a picco sul mare; Gerace, una città medievale in pietra con una cattedrale monumentale; e Cosenza, un dinamico centro culturale che unisce architettura moderna e siti archeologici: Locri, Sibari e i complessi museali della Magna Grecia. E poi c’è la Calabria “WILD” per chi cerca natura, sport e spazi lontani dal turismo di massa con decine di sentieri costieri, punti panoramici, spiagge nascoste in calette rocciose e mari cristallini su entrambi i versanti della regione. Le sue principali aree all’aperto includono: il Parco Nazionale della Sila – laghi, foreste, trekking e ciclismo – l’Aspromonte – panorami spettacolari e sentieri panoramici; il Pollino – sentieri a lunga percorrenza e natura selvaggia; e il Cammino di San Francesco di Paola – un rinomato percorso spirituale e naturalistico di 247 chilometri che collega monasteri, parchi e città. La cucina calabrese si distingue per il suo carattere deciso e la sua autenticità. In tema di gastronomia la Calabria è famosa tra l’altro per la ‘Nduja di Spilinga, una pasta di carne piccante, il bergamotto di Reggio Calabria, un agrume raro utilizzato in profumeria e pasticceria, il peperoncino di Diamante, la regina del piccante. La regione è inoltre rinomata per il suo olio extravergine di oliva, la pasticceria e i dolci locali, i formaggi e il vino. 

Emilia Romagna 

Nel 2025 (gennaio-agosto), l’Emilia-Romagna ha registrato un aumento del 14% degli arrivi dalla Polonia (172.000) e un aumento dell’11,2% dei pernottamenti (646.000) rispetto all’anno precedente. I voli da Varsavia, Cracovia e Breslavia sono serviti da due aeroporti, Bologna e Rimini, e nel 2026 saranno lanciati voli aggiuntivi, tra cui Varsavia-Bologna e Rimini-Breslavia. Situata tra il Mar Adriatico e gli Appennini, l’Emilia-Romagna offre tutto il necessario per una vacanza all’insegna del divertimento: un vasto litorale, città d’arte rinascimentali, pittoreschi borghi medievali e una natura incontaminata. Vanta tre siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO – Ravenna, Modena e Ferrara – mentre Bologna e Parma detengono i prestigiosi titoli di Città Creative UNESCO. La regione è anche rinomata per le sue “piccole perle”, come Comacchio, la pittoresca Dozza con i suoi murales, la medievale Brisighella, nota per il suo eccellente olio d’oliva. L’Emilia-Romagna è anche la regione culinaria più ricca d’Europa, con un record di 44 prodotti DOP e IGP. È qui che nascono i simboli più iconici della cucina italiana: il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e l’aceto balsamico tradizionale di Modena. Città come Parma e Modena sono una tappa obbligata per gli amanti del cibo e numerosi itinerari gastronomici conducono attraverso il cuore della cultura culinaria europea: la Food Valley. La regione attrae gli appassionati di auto con musei, fabbriche, piste di prova e festival come il Motor Valley Fest. Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, Ducati: tutti questi marchi sono nati qui. Con oltre 9.000 km di percorsi ciclabili e una rete certificata di bike hotel, l’Emilia-Romagna è poi una destinazione ideale per gli amanti del ciclismo. La Riviera Romagnola vanta 110 km di spiagge sabbiose, sicure, moderne e perfettamente adatte alle esigenze di diverse tipologie di viaggiatori: famiglie, anziani, persone con disabilità e chi viaggia con animali domestici. La regione sta investendo nell’accessibilità: a Rimini “Spiaggia Libera Tutti” offre servizi per persone con mobilità ridotta e “Rimini Beach for All”, un programma con zone autism friendly. La costa si distingue anche per i numerosi lungomare moderni, le spiagge premiate con la Bandiera Blu e la Bandiera Verde. 

Friuli-Venezia Giulia 

Una regione di straordinaria compattezza e la più vicina alla Polonia. Qui, in soli 90 minuti, si può passare dalla montagna al mare, dalle Dolomiti Friulane, alle Alpi Carniche e Giulie, attraverso i vigneti del Collio, fino a Grado e Lignano Sabbiadoro sulla costa adriatica. Nel 2024 la regione ha registrato oltre 10 milioni di pernottamenti, il 60% dei quali di turisti stranieri, nonché incrementi impressionanti del +27% (arrivi) e del +24% (pernottamenti) rispetto al 2023. La Polonia è uno dei mercati chiave: si classifica al 4° posto in termini di arrivi e al 5° in termini di pernottamenti. L’accessibilità della regione è migliorata dal nuovo collegamento Cracovia-Trieste. Il Friuli-Venezia Giulia è un mix unico di culture italiana, slava e mitteleuropea. I turisti sono attratti dall’elegante città portuale di Trieste con il suo Castello di Miramare, dalla storica Udine, dalla città di confine di Gorizia, Capitale Europea della Cultura 2025, e da Pordenone che sarà Capitale Italiana della Cultura nel 2027. La regione ospita anche siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO come l’area archeologica di Aquileia; Palmanova, città rinascimentale a forma di stella; Cividale del Friuli, un tesoro longobardo con il pittoresco Ponte del Diavolo. Troviamo inoltre alcuni dei prodotti DOP più famosi d’Italia: il Prosciutto di San Daniele DOP, il formaggio Montasio DOP ed eccellenti vini mentre Trieste è la capitale del caffè italiano. In estate il Friuli-Venezia Giulia offre condizioni ideali per il trekking nelle Dolomiti Friulane, nelle Alpi Giulie e nelle Alpi Carniche. E poi ci sono spettacolari percorsi ciclabili, tra cui la Ciclovia Alpe Adria e una rete di sentieri per mountain bike e sterrati. Nella regione sono disponibili anche rafting, canyoning, arrampicata e parapendio, così come laghi di montagna cristallini e valli protette. Le località balneari del Friuli – Lignano Sabbiadoro, Grado, Marina Julia e il Golfo di Trieste – offrono ampie spiagge, acque basse e sicure, sentieri escursionistici, ampie strutture per famiglie e condizioni ideali per velisti e surfisti. Il Friuli Venezia Giulia si distingue anche come destinazione invernale, offrendo un ottimo rapporto qualità-prezzo, un’atmosfera autentica e piste poco affollate. 

Fot. Nicola Brollo

Sardegna 

Nel 2025 (gennaio-agosto), l’isola è stata visitata da oltre 3 milioni di turisti, con un aumento del traffico proveniente dalla Polonia del 57% nel biennio. L’isola attrae i visitatori non solo per le sue spiagge – qui si trova Cala Goloritzé, riconosciuta nel 2025 come la spiaggia più bella del mondo – ma anche per la sua cultura, la sua storia e il suo patrimonio UNESCO. L’isola ha tre aeroporti principali: Cagliari (CAG), Olbia (OLB) e Alghero (AHO). Il patrimonio storico della Sardegna è unico, l’isola conserva stratificazioni storiche che risalgono a migliaia di anni fa: dalle diciassette Domus de Janas preistoriche (nella tradizione sarda, “case delle fate”, ma in realtà sepolture preistoriche), iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel luglio 2025, ai nuraghi monumentali (tra cui Su Nuraxi a Barumini, anch’esso Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1997), alle necropoli e ai santuari disseminati su tutto il territorio. Il paesaggio della Sardegna è plasmato dalla civiltà nuragica che ha lasciato un segno indelebile nell’architettura, nei rituali e nello stile di vita dei suoi abitanti. La Sardegna attrae sempre di più anche chi cerca la natura e le attività all’aria aperta nella loro forma più pura. Montagne, altipiani, canyon, foreste e un vasto mosaico di paesaggi costieri rendono l’isola un luogo ideale per trekking, escursionismo, arrampicata e canyoning. Splendidi panorami e strade sterrate attraggono anche gli appassionati di gravel e mountain bike, mentre laghi, lagune e coste sono ideali per immersioni, stand-up paddle, vela e birdwatching. Anche la spiritualità occupa un posto speciale: l’isola vanta una rete di otto vie di pellegrinaggio ufficiali e otto luoghi di culto che attraversano villaggi, chiese e santuari, creando un mix unico di natura e tradizione. Il Trenino Verde, una funicolare che attraversa i paesaggi più selvaggi della Sardegna, rimane una delle esperienze di turismo lento più emblematiche dell’intero Mediterraneo. Non è un caso che la Sardegna sia una delle cinque Zone Blu del mondo, destinazioni per la longevità. È qui che da secoli si coltiva l’arte del vivere bene, basata su alimentazione, esercizio fisico, relazioni sociali e armonia con la natura. La cultura sarda si esprime anche in un vivace calendario di eventi: dalle processioni della Settimana Santa alle feste di Sant’Efisio e Sant’Antioco, dal rito dei Candelieri alle sfilate delle confraternite e alle spettacolari celebrazioni del carnevale.

Fot. Ettore Cavalli

Milano Cortina 2026, ultime tappe per il Viaggio della Fiamma Olimpica

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Il palco di Lecco con il braciere olimpico domenica 1 febbraio 2026

Testo e foto: Alberto Mangili

 

Prosegue il lungo e suggestivo percorso della Fiamma Olimpica, che ha illuminato e continua ad illuminare tante città italiane, nell’avvicinamento ai Giochi di Milano Cortina 2026, in partenza venerdì 6 febbraio. Un viaggio iniziato nel Bel paese lo scorso 6 dicembre 2025 con la prima tappa di Roma, e che avrà termine due mesi dopo, nella ormai imminente frazione numero 60 di giovedì 5 febbraio 2026 a Milano, il giorno prima della grande cerimonia inaugurale.  Il primo passo vero e proprio dell’itinerario è da ritrovarsi però, come da tradizione, in Grecia, con l’accensione rituale della Fiamma il 26 novembre 2025 ad Olimpia Antica. 

 

Come detto, il percorso della Fiamma lungo il territorio italiano è stato strutturato in ben 60 segmenti.  L’obiettivo è quello chiaramente di far vivere una grande emozione ai cittadini raccolti lungo le numerosissime strade e piazze toccate, mettendo al contempo in mostra la bellezza di tutti i luoghi che l’Italia ha da offrire.  Dopo la partenza da Roma dunque, il viaggio si è snodato attraverso Umbria, Toscana, per poi andare sulle isole, risalendo tutto lo Stivale da Sud lungo tutto il Centro, toccando ogni regione e, una volta tornata a Nord,  anche alcune delle sedi dei Giochi (che vedremo nel dettaglio con un pezzo dedicato nei prossimi giorni). Pertanto, dopo i secondi due terzi di gennaio “girovagando” qua e là  nella parte settentrionale del  Paese, domenica 1 febbraio la Fiamma è giunta nella mia città natale: Lecco. 

 

In una serata non troppo fredda, sotto alle montagne e in riva al lago, il capoluogo lacustre ha ospitato l’arrivo della tappa numero 56, iniziata in mattinata dalla Valtellina. Come da prassi anche delle altre frazioni, svariati tedofori si sono alternati portando la Fiamma Olimpica, tra una folla festante e desiderosa di condividere un importante momento collettivo. Dopo un percorso in riva al lago e per alcune vie significative della città, la Fiamma è finalmente giunta in Piazza Garibaldi attorno alle 19.30. Ed io fortunatamente ho potuto essere lì, proprio sotto al palco, a vedere gli ultimi metri della Fiamma, sulla torcia, prima di sfiorare ed incendiare il braciere e illuminare tutto quanto. Bellissimo anche sentire da vicino anche le emozioni dei tedofori stessi, delle autorità, di tutta la gente. 

 

Poche cose nella vita mi piacciono come vedere un fuoco che arde. Mi ricorda il camino o la stufa di casa, quella sensazione famigliare, o di contro le mie esperienze lontano da casa, come i fuochi all’aperto nelle gelide notti in Lapponia. Incredibile però, oltre all’ardore di un fuoco simile (nel pratico e nell’evocativo), vedere anche lo spegnimento del braciere, con la fiamma “messa via” e pronta, anche qui tanto concretamente quanto simbolicamente, a portare la propria luce altrove. Nel momento in cui scrivo mancano ancora 4 tappe, prima della cerimonia inaugurale allo Stadio San Siro di Milano di venerdì 6 febbraio. I Giochi Olimpici si chiuderanno poi il 22 febbraio, mentre a marzo, tra il 6 e il 15, sarà la volta dei Giochi Paralimpici. Come detto in precedenza, non mancherò di raccontare altro (anche con qualcosina sul campo) di questo straordinario evento.

Biblioteca Montessori – il lungo cammino tra l’opera e il lettore

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Il 3 febbraio alle ore 18.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, si terrà un incontro dedicato a un’iniziativa editoriale di particolare rilievo: la collana Biblioteka Marii Montessori (Biblioteca di Maria Montessori). L’evento, intitolato “Biblioteca Montessori – il lungo cammino tra l’opera e il lettore”, sarà un’occasione per discutere le idee di Maria Montessori, la loro ricezione in Polonia e il lavoro pluriennale che ha reso possibile, per la prima volta, l’accesso completo del pubblico polacco ai suoi scritti.

Il metodo elaborato da Maria Montessori ha rivoluzionato la pedagogia, proponendo una visione completamente nuova del bambino: un essere autonomo, dotato di un naturale potenziale di sviluppo. Le scuole e le istituzioni educative montessoriane operano oggi in tutto il mondo e fanno parte anche del panorama educativo polacco. Paradossalmente, nonostante le donne polacche partecipassero già all’inizio del XX secolo ai primi corsi di formazione tenuti direttamente da Montessori, solo cento anni dopo il lettore polacco ha potuto conoscere tutte le sue principali pubblicazioni librarie nella propria lingua.

La collana Biblioteka Montessori, pubblicata dalla casa editrice Wydawnictwo Naukowe PWN e autorizzata dall’Associazione Montessori Internazionale (AMI), comprende quindici titoli ed è stata realizzata nell’arco di otto anni. Si tratta di un progetto che ha richiesto non solo competenze traduttive e redazionali, ma anche una profonda comprensione del contesto storico, pedagogico e filosofico del pensiero montessoriano. Perché le opere di Montessori arrivano nelle case polacche solo ora? Quali difficoltà hanno accompagnato il lavoro sulla collana e in cosa consiste la soddisfazione di aver colmato una lacuna così rilevante nelle scienze umane e nella pedagogia polacche? Di questi temi discuteranno le partecipanti all’incontro:

Luiza Krolczuk – laureata in filologia polacca presso l’Università di Breslavia, traduttrice di letteratura italiana, membro dell’Associazione dei Traduttori Letterari. Dal 2018 collabora con Wydawnictwo Naukowe PWN, per la quale ha tradotto tutte le opere italiane di Maria Montessori, tra cui Il segreto dell’infanzia, Formazione dell’uomo, Il bambino in famiglia, La mente del bambino. Mente assorbente e L’autoeducazione. Traduce anche narrativa e letteratura per l’infanzia ed è cofondatrice della Fondazione Polska 2100.

Nella sua nota a L’autoeducazione scrive: “Maria Montessori è una traduttrice, una donna che ha costruito un ponte comunicativo tra il mondo degli adulti e quello del bambino. (…) Lottando per una posizione dignitosa del bambino, trasmetteva con intelligenza e coraggio contenuti urgenti per le sue amiche contemporanee. (…) a cui Marta Frej grida nelle sue grafiche contemporanee: «Facciamo squadra, amiche!» (…) Montessori era una romantica appassionata, un’idealista ferma, una donna profondamente moderna; non lasciamoci dunque ingannare dal suo abito d’altri tempi e dai capelli raccolti in uno chignon.”

Sylwia Camarda, voce dell’autentico Montessori in Polonia. Insegnante diplomata, esperta e professionista, da anni restituisce all’educazione il suo significato originario: sostenere lo sviluppo naturale del bambino in un’atmosfera di fiducia, rispetto e libertà. Dirige una scuola dell’infanzia e una scuola Montessori fedeli all’idea di Maria Montessori, nonché un centro di formazione per adulti in cui prepara insegnanti e genitori. In qualità di curatrice scientifica della collana Biblioteka Montessori di PWN e autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, unisce teoria e pratica, ispirando l’ambiente educativo alla riflessione e al coraggio. La sua missione è l’educazione e l’impegno a favore dei bambini e delle donne.

Aleksandra Małek – psicologa, laureata presso l’Università Cattolica di Lublino. Dal 2012 è legata a Wydawnictwo Naukowe PWN come editrice di pubblicazioni scientifiche nel campo della psicologia e della pedagogia. Ha accompagnato gli autori di oltre 300 libri e ha coordinato la pubblicazione di tutti i volumi della collana Biblioteka Marii Montessori. Nel 2023 ha curato una raccolta di estratti dalle opere di Montessori intitolata Naucz mnie robić rzeczy samodzielnie (Insegnami a fare le cose da solo). Come redattrice collabora anche con la casa editrice Oficyna Związek Otwarty; nella vita privata è un’appassionata di saggistica.

La collana Biblioteka Marii Montessori comprende pubblicazioni precedentemente sconosciute al lettore polacco, rendendo possibile per la prima volta una conoscenza così completa e approfondita del pensiero della straordinaria medica e pedagoga. Il coronamento simbolico del progetto è il volume L’autoeducazione – un’opera nata agli albori della carriera di Montessori, che contiene i presupposti fondamentali del suo metodo e la descrizione della sua applicazione pratica.

L’incontro presso l’Istituto Italiano non sarà soltanto un racconto sui libri, ma anche sul percorso delle idee, sulla responsabilità del traduttore e dell’editore e sull’importanza dell’accesso alle fonti che plasmano il pensiero contemporaneo sull’educazione e sull’infanzia.