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Ignacy Domeyko, apostolo della scienza e dell’educazione in Cile

Geologo, mineralogista e docente, Ignacy Domeyko è una vera e propria istituzione in Cile. Nato a inizio Ottocento in una Polonia ormai occupata, si iscrisse all’Università di Vilnius all’età di 14 anni. Lì conobbe e divenne amico del maggiore poeta romantico polacco, Adam Mickiewicz, una delle tante personalità eccellenti che calcarono le aule dell’Ateneo di Vilnius all’epoca. Come il poeta, Domeyko entrò a far parte della società segreta dei Filomati, che non aveva particolari velleità irredentiste ma era pur sempre un’organizzazione clandestina e di ispirazione patriottica, dunque una conventicola pericolosa agli occhi delle autorità russe.

I suoi membri furono quindi arrestati e incarcerati, oppure condannati alla deportazione in Siberia. Lo stesso Mickiewicz fu confinato al territorio russo e poté andarsene soltanto nel 1829. A Domeyko, che stette in prigione un anno, fu risparmiato l’esilio grazie agli sforzi della famiglia, ma fu comunque sottoposto a sorveglianza e agli arresti domiciliari. Le autorità russe lo privarono dei titoli di studio e gli vietarono di fare domanda per un lavoro nell’amministrazione pubblica. Nei sei anni che seguirono, Domeyko lavorò nella fattoria di famiglia.

Allo scoppio dell’Insurrezione di Novembre (1830), Domeyko non esitò a unirsi ai ribelli. Catturato dai russi, riuscì per miracolo a sfuggire alla fucilazione. Come tanti insorti scelse la via dell’esilio quando divenne chiaro che la rivolta era fallita e la Polonia non avrebbe riconquistato l’indipendenza. Si riunì a Mickiewicz a Dresda, mentre quest’ultimo stava scrivendo i Dziady, Parte III, e si diresse poi in Francia.

A Parigi Domeyko si diede allo studio matto e disperatissimo, laureandosi in ingegneria mineraria. Ricevette poi un’offerta di lavoro dall’altro capo del mondo, dal Cile, uno Stato nato soltanto 20 anni prima. Il Cile era giovane, ambizioso, ricco di risorse naturali e affamato di competenze, conoscenze e tecnologie. Il viaggio di Domeyko verso La Serena, una cittadina di provincia di circa 6.000 abitanti, richiese 4 mesi. La località ospitava una scuola di mineralogia di cui Domeyko divenne direttore. Nel frattempo si dedicò anche alla scrittura di manuali didattici.

Il suo impegno sul fronte dell’istruzione fu premiato con la nomina a rettore dell’Università del Cile di Santiago, ufficio che mantenne per 16 anni. Era enormemente ben voluto dai suoi studenti e dava valore all’esperienza più che all’accumulo passivo di saperi. Incoraggiava i suoi studenti a sperimentare, organizzava tirocini e i più meritevoli ottenevano borse di studio per andare a studiare in Francia.

Durante le sue spedizioni scientifiche percorse a piedi, a cavallo e via nave qualcosa come 7.000 km, scoprendo depositi di oro, argento, rame e carbone, nonché minerali fino ad allora sconosciuti, di cui uno porta oggi il suo nome, la domeykite. Fu tra i primi a riconoscere l’importanza economica dei depositi di salgemma del deserto cileno, i maggiori al mondo.

I suoi interessi erano in ogni caso eclettici e fu impegnato anche nella difesa dei popoli indigeni del Cile, i Mapuche. Domeyko era un oppositore della colonizzazione, della schiavitù e dello sfruttamento.

Sebben nei suoi diari confessi la nostalgia che prova per la madrepatria, gli infiniti impegni lo trattengono in Cile, dove peraltro trova anche l’amore. Tornerà in Polonia una sola volta prima di morire nel 1889.

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