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Politically (in)correct!

Diciamo la verità, quando iniziano i Mondiali di Calcio, anche i più educati e pacati tra i tifosi sono travolti dalla passione! Ed ora che scendono in campo gli Azzurri possiamo concederci qualche giocosa frecciata rigorosamente “politically (in)correct” verso alcuni degli storici avversari dell’Italia che noi italici tifosi vediamo così:

Inghilterra

In questi mondiali brasiliani l’Italia giocherà la prima partita contro l’Inghilterra, ecco sì proprio quelli che si definiscono gli inventori del calcio, che in realtà si praticava in Italia fin dal Medio Evo. Inglesi padri del calcio? Peccato abbiano vinto un solo mondiale nella storia, guarda caso quello giocato in Inghilterra, con la convalida di un gol dubbissimo in finale! Diciamo che gli inglesi hanno fatto le regole del calcio ma come nazionale lasciano ad altri la vittoria. Tra le storiche sfide con i sudditi di sua maestà ricordiamo la finale per il terzo posto, ai Mondiali del 1990, vinta dall’Italia 2-1 con gol di Baggio e Schillaci. Più recente la sfida ai quarti di Euro 2012, vinta dall’Italia solo ai rigori, anche se durante i 90 minuti l’Inghilterra aveva faticato a varcare la metà campo. In ogni caso per noi gli inglesi sono sinonimo di calcio sgraziato, tutto corsa e palle lunghe.

Francia

“Francese” per un italiano è sinonimo di borioso nazionalista. Ed allora è giusto ricordare ai cugini transalpini che nel calcio hanno iniziato a farsi valere solo dagli anni Ottanta, in particolare quando nel 1986 in Messico un gol di Platini (figlio d’emigrati piemontesi) e uno di Stopyra punirono l’Italia, allora campione del mondo in carica. La serie A francese, “il campionato dei formaggi”, è per noi italiani una lega secondaria anche se oggi il PSG, infarcito di italiani, rischia di obbligarci a rivedere il nostro giudizio. Per quanto riguarda gli scontri a livello di nazionali, dolorosi sono i ricordi del 1998, sconfitti ai rigori ai Mondiali in Francia e del 2000: persa immeritatamente con golden gol di Trezeguet la finale dell’Europeo in Olanda. Più dolce invece il 2-0 rifilato dall’Italia ai Blues agli Europei del 2008, mentre resterà impressa indelebilmente nei secoli la finale mondiale di Berlino del 2006: Zidane, incapace d’aver ragione sul campo degli Azzurri, dà la famosa testata sul petto a Materazzi. Epilogo: Zidane cacciato dal campo e tutto il mondo che accompagna la – a quel punto doverosa – vittoria dell’Italia ai rigori.

Brasile

I verdeoro sono l’essenza calcio, c’è ben poco da scherzare. Limitiamoci a ricordare la mitologica tripletta di Paolo Rossi al Sarrià nel 1982 in quel Italia-Brasile 3-2, sicuramente la miglior partita degli Azzurri contro il Brasile, nazionale che ci ha già fatto perdere 2 finali mondiali, quella del Messico, 4-1 con gol anche di un certo… Pelè, e quella di Pasadena ai rigori con l’errore dal dischetto di Roberto Baggio.

Germania

I tedeschi sono per definizioni i nostri avversari. Una sfida infinita, costellata da vittorie epiche nelle partite più importanti: il celeberrimo 4-3 nella semifinale del 1970 in Messico, il sereno 3-1 rifilato nella finale mondiale del 1982, lo straordinario 2-0 nella semifinale mondiale del 2006, fino all’inatteso 2-1 di Varsavia marchiato Balotelli nella semifinale di Euro 2012. I tedeschi sono una corazzata quasi infallibile, quasi…perchè quando vedono azzurro le loro certezze si sgretolano, i complessi di superiorità annegano nella duttilità tattica degli italiani. È la vittoria del genio e della strategia contro la forza muscolare e l’organizzazione troppo quadrata.

Argentina

Sono i nostri fratelli d’oltreoceano. Quasi la metà degli argentini hanno origini italiane. È terra di fenomeni che spesso diventano idoli nel campionato italiano, due su tutti: Maradona e Batistuta. È una sfida alla pari per astuzia e strategia ma spesso gli argentini hanno nazionali impreziosite da campioni assoluti, come oggi succede con Messi. Negli scontri con gli azzurri resterà indimenticabile l’1-0 di Italia-Argentina a Mar del Plata nel 1978, quando un triangolo tra Rossi (passaggio di tacco) e Bettega, che segna, dà all’Italia di Bearzot una vittoria inattesa contro la squadra che qualche settimana dopo avrebbe vinto la sua prima Coppa del Mondo. Nel 1982 battemmo di nuovo (2-1) l’Argentina campione del mondo che schierava anche un certo Diego Armando Maradona. Poi seguì il pareggio al Mondiale del 1986, dove l’Argentina si laureò campione, e la dolorosissima sconfitta nella semifinale di Italia 90 che ci impedì di giocarci la vittoria dei mondiali in casa.

Spagna

E qui son dolori… In realtà le furie rosse se si esclude una remota vittoria all’Europeo del 1964 non erano importanti a livello internazionale e non ci hanno mai impensierito fino a quando non hanno infilato lo strepitoso filotto di vittorie di Europeo 2008 (ai quarti pareggiammo 0-0 e fummo battuti ai rigori), Mondiale 2010 e ahinoi Euro 2012 dove ci batterono 4-0 nella tragica finale di Kiev, anche se va ricordato che nei gironi eliminatori li fermammo sull’1-1. La Spagna fino ad allora era per noi un problema solo a livello di sfide di club, non certo di nazionali come successe quando la battemmo 1-0 agli Europei del 1988 e soprattutto ai quarti di USA 94, la partita dei gol di Dino e Roberto Baggio e della gomitata di Tassotti a Luis Enrique. Nonostante questa portentosa esplosione di vittorie spagnole a noi italiani il calcio iberico non entusiasma troppo, il tiki taka – stremante serie di passaggi prima di trovare il buco libero per tirare in porta – non accende più di tanto il nostro palato calcistico. Il nostro DNA pallonaro è fatto di difesa arcigna e rapido passaggio secco all’attaccante, di contropiedi micidiali che trasformano una pressione avversaria in gol azzurro, insomma non ci piace tanto a star lì a farci belli con passaggi a centrocampo. Anche se a furia di vittorie il tiki taka ha fatto breccia anche nella visione di gioco di Prandelli che oggi imbottisce la nostra nazionale di palleggiatori. Siamo però certi che tramonterà prima il tiki taka che il contropiede!

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