2022, l’anno di Antonio Canova

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Gypsotheca canoviana, Possagno, fot. Ksenia Fedulova

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Nel 2022 ricorrono 200 anni dalla morte di Antonio Canova, uno straordinario artista che sarà ricordato con tante iniziative in Italia e all’estero. Gazzetta Italia ha partecipato a queste celebrazioni dedicando la copertina del numero 90 al capolavoro di Canova, Amore e Psiche, reinterpretato dalla pittrice Dorota Pietrzyk e proponendo il seguente saggio della professoressa Joanna Kubicz, prorettore dell’Accademia di Belle Arti Jan Matejko di Cracovia.

Figure delicate e chiare bloccate nel movimento, i cui gesti evocano lo stile greco ed emanano allo stesso tempo bellezza classica ed eccellenza sublime. Statue taciturne create da uno scultore straordinario, uno dei più grandi dei suoi tempi. Canova fu un artista particolarmente laborioso e solitario, nato nella bellissima regione del Veneto, dotata di paesaggi variegati, dalle coste del Mar Adriatico ai panorami delle magnifiche Dolomiti. Antonio Canova, maestro dell’eleganza discreta, nato da una famiglia di tagliapietra, trattava la dura materia del marmo con estrema delicatezza, creando forme morbide, malleabili, quasi incorporee. Le composizioni raffinate di Canova, che sembrano avere la fragilità della porcellana, grazie all’uso della tecnica di lucidatura del marmo, mostrano la sua maestria nell’arte dello scolpire e la profonda conoscenza della materia.

Antonio Canova (1757-1822), nato a Possagno, è il più grande scultore italiano del Neoclassicismo. Operò a Venezia e poi a Roma, dove si stabilì definitivamente. Viaggiò a Vienna e a Parigi, studiò arte antica, soprattutto quella ellenica dalla quale traeva ispirazione. Creò gruppi scultorei e statue su temi mitologici, pietre tombali e busti di personaggi suoi contemporanei, anche appartenenti a grandi famiglie quali la Casa d’Asburgo e i Bonaparte. Era un artista eclettico, si occupò anche di pittura e d’architettura. Le opere più importanti di Canova, che sono pietre miliari della storia d’arte e che hanno ispirato per secoli tanti artisti, sono le sculture Amore e Psiche (1787-1797, l’artista ne creò tre versioni), Perseo trionfante (1801), Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808) e i monumenti funerari a Clemente XIV (1783-1787) e a Clemente XII (1783-1792).

Tra le sue opere troviamo anche ritratti di Napoleone I che godettero di immensa popolarità. Canova creò tantissime opere a grandezza naturale, e busti che raffigurano l’imperatore dei francesi, la gran parte dei quali fanno assomigliare Napoleone agli eroi antichi, proprio come il busto monumentale della collezione del Centro della Cultura Europea, sezione del Museo Nazionale di Cracovia. Nelle collezioni polacche ci sono altre due opere dell’artista: il Principe Henryk Lubomirski come Amore, una statua in marmo realizzata su commissione di Elżbieta Czartoryska, che attualmente si trova presso il Castello di Łańcut e il monumento funerario a Antoni Lanckoroński, nella chiesa parrocchiale di Wodzisław, attribuito all’artista.

Antonio Canova, ammiratore dell’arte antica, divenne famoso soprattutto come autore di sculture monumentali che mostrano figure in pose eleganti e poetiche e che rappresentano riflessioni malinconiche sull’ambiente circostante. Grazie al posizionamento sublime delle figure e alla luminosità irripetibile ottenuta attraverso la particolare lavorazione del marmo, l’artista ottiene un effetto spettacolare sia per quanto riguarda l’opera in sé, sia per i personaggi presentati nelle allegorie.

fot. Andrea Morucchio

La mitologia antica fu una fonte d’ispirazione per gli artisti dell’epoca neoclassica: le trame dei miti le troviamo nella pittura, nella scultura e nelle opere letterarie. I maggiori artisti presentarono nelle loro opere gli dèi, gli eroi e i diversi temi mitologici. Proprio per questo motivo nel 1781 Antonio Canova si trasferì a Roma, che era diventata in quel periodo centro della rinascita dei canoni classici greci. Vi risiede stabilmente: il suo studio romano attrae studenti, imitatori e tanti esponenti dell’aristocrazia europea. Ai tempi di Canova possedere una scultura neoclassica, di forma equilibrata, anche se piccola, era un segno di prestigio. Canova, che era un grande ammiratore dell’arte antica, lottò per la conservazione delle opere italiane, investendo in monumenti preziosi e donandoli ai musei. Vigilò personalmente sui lavori nella Appia Antica. Frammenti di alcuni antichi reperti fino ad oggi decorano la facciata della sua casa a Roma.

L’esempio più sublime della grandezza dell’artista è la composizione Amore e Psiche (1797), un’allegoria tratta dalla storia di Apuleio (scrittore romano del II d.C.) che parla dell’immortale Amore che rompe la maledizione lanciata da sua madre, Venere, contro la sua amata: Psiche. La splendida composizione scultorea viene ancora più esaltata dalla perfetta lavorazione del marmo. La pietra lucidata non è più solo una superficie esteticamente brillante ma, nelle mani dell’artista, diventa una sostanza capace di evidenziare la levigatezza, la morbidezza della forma e la fluidità del ritmo della composizione stessa.

Tempio Canoviano, Possagno, fot. Ksenia Fedulova

Questo nuovo approccio alla forma scultorea, che, creando una disposizione di corpi e di forme molto complicata, costringe l’osservatore a tracciare ogni linea multidimensionale della composizione, fu il preludio alla creatività dello scultore francese Auguste Rodin (1840-1917). Lo stesso Rodin creò la sua interpretazione del mito raccontato da Apuleio chiamandolo Cupido e Psiche (1905), affermando che “il corpo esprime sempre l’anima nascosta dentro”. Ecco perché l’innovazione dell’arte di Canova è strettamente legata alla materia.

Possagno, città natale di Antonio Canova, dove dopo la morte dell’artista fu fondata la Gypsoteca canoviana, Museo Antonio Canova, è il luogo in cui si può capire meglio la tecnica di lavoro dell’artista. Il museo vanta la raccolta di calchi in gesso di carattere monografico più grande d’Europa e contiene tutte le opere ritrovate a casa dell’artista dopo la sua morte. A Possagno si conservò anche la casa familiare dell’artista del XVII secolo, insieme al suo studio e alla biblioteca. La casa, chiamata il Tempio Canoviano, situata 342 metri sopra il livello del mare, è una delle sue opere architettoniche neoclassiche. Una bella struttura, che si fonde completamente con il paesaggio circostante, che rappresenta con la sua forma diverse opere della Grecia e della Roma antica. La facciata allude al Partenone greco, con il portico e il doppio colonnato in ordine dorico sormontato dal timpano. La forma centrale dell’edificio invece, a base circolare, fa pensare al Pantheon romano. Coperta da una cupola con oculus all’apice, questa parte della struttura domina il resto della costruzione e definisce la composizione dell’interno del tempio. Nell’abside dell’altare principale troviamo un dipinto di Antonio Canova, La Deposizione di Cristo e della Trinità con la scritta: “In segno di attaccamento per la patria – Antonio Canova dipingeva –Possagno 1799”. Canova ritornò al progetto del tempio tantissime volte, ci lavorò negli anni 1804-1818 con il sostegno di Pietro Bosio e Luigi Rossini. I lavori sul tempio, finanziati quasi interamente da Canova, cominciarono nel 1819 e continuarono anche dopo la morte dell’artista.

Nelle opere di Antonio Canova si manifesta l’ispirazione alla semplicità classica, la ricerca della perfezione dell’espressione e della composizione delicata e simbolica. Le tematiche mitologiche trattate dall’artista riguardano sia l’aspetto spirituale sia quello sensuale, lasciando però spazio alle emozioni che restano in sospeso. La delicatezza, la fugacità, la sensazione della pietra che diventa un’opera d’arte fluida sono rappresentate in modo assolutamente magistrale. L’artista padroneggia perfettamente la tecnica della lavorazione del marmo, i cui limiti Canova esplora in ogni sua opera fino a dare la sensazione di una completa smaterializzazione. L’artista sfrutta la densità, il colore e la superficie del marmo per dare una specifica lucidità alle sue opere, rendendole meravigliose e al contempo una rappresentazione che si allontana dall’esperienza materica.

C’è il bisogno antico e moderno di raggiungere la perfezione, ovvero il modello di bellezza che tutti inseguono. Gli ideali del corpo e le forme delicate esaltate dai loro gesti sfuggenti, realizzate dalle mani dello scultore hanno ancora lo stesso valore se li guardiamo dalla prospettiva del modello digitale moderno? Gli sforzi del passato volti ad ottenere la perfezione, attirano ancora l’attenzione del pubblico contemporaneo? Oggigiorno, la tecnologia e gli scan 3D ci permettono di riprodurre ogni millimetro di qualsiasi opera con estrema precisione, la bellezza e il segreto del genio dell’artista sono però nascosti nell’irripetibile processo creativo. Ogni copia creata aveva una sua individualità e, attraverso le nuove interpretazioni, ciascuna riproduzione diventa un nuovo atto creativo che avvicina sempre di più l’artista alla perfezione. E quindi la tecnologia e le capacità umane sono in grado di seguire i nostri sogni?

traduzione it: Justyna Bryłka

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