

“Calcinacci” – Fulminacci
Fin dall’inizio Fulminacci è stato un cronista della quotidianità, uno di quelli che riescono a trasformare le piccole crepe in storie. Il suo nuovo album, “Calcinacci”, non fa che confermare questo ruolo, ma lo fa con maggiore sicurezza e tranquillità. Dopo la splendida esibizione a Sanremo, l’artista non si dirige verso un pop facile; al contrario, realizza un disco più personale, quasi “casalingo”, registrato senza pressione né fretta. Un album fatto di frammenti di vita: separazioni, le cose non dette e un’ironia che non si trasforma mai in cinismo. Musicalmente oscilla tra un leggero indie-pop e il classico cantautorato italiano, ma l’aspetto più importante resta la parola. Fulminacci matura senza perdere la sua goffa sincerità, il che è una cosa rara. “Calcinacci” suona come una città all’alba: un po’ distrutta, un po’ bella, non ancora incontaminata dal giorno e sempre vera.

“Ma” – Blanco
Blanco cresce davanti ai nostri occhi e l’album “Ma” è la testimonianza di questo processo. Là, dove un tempo fa dominava un’energia incontrollabile, oggi emergono controllo e riflessione. Rimane comunque un ottovolante emotivo, ma guidato con una mano più sicura. L’album mescola pop, sensibilità e una nota di tensione grezza, quasi punk. I testi scavano più a fondo: nella paura, nello smarrimento e nel bisogno di vicinanza, come se l’artista cercasse di ricomporre sé stesso dopo un successo arrivato troppo in fretta. Le collaborazioni, come quella con Elisa, non sono un semplice complemento, ma un dialogo. Blanco non perde la sua intensità, impara soltanto a dosarla. “Ma” non è più il ribelle che gridava al mondo come nei dischi precedenti, ma qualcuno che comincia a capire perché gridava.

“Miss Italia” – Ditonellapiaga
Ditonellapiaga ha sempre giocato con la propria immagine, ma è proprio “Miss Italia” a mostrare quanto sappia decostruirla consapevolmente. L’album, nato anche dall’esperienza personale, è qualcosa di più che una semplice dichiarazione pop: è un teatro di emozioni che oscilla tra ironia e fragilità. Dal punto di vista sonoro è un mix tra elettropop, pulsazioni da club e momenti più intimi, ma la parte più interessante si trova nei testi. L’artista smonta il mito della perfezione – quella scenica e quella quotidiana – mostrando una protagonista allo stesso tempo forte e smarrita. Ditonellapiaga è un po’ diva, un po’ narratrice delle proprie fratture. “Miss Italia” non cerca di piacere a tutti, piuttosto provoca l’ascoltatore a guardare più a fondo, sotto la superficie scintillante. Ed è proprio per questo che rimane con noi più a lungo.
Traduzione IT: Oktawia Burzak















