Documentari italiani al 20° Millennium Docs Against Gravity

0
89

Dal 12 al 21 maggio nei cinema di Varsavia, Breslavia, Gdynia, Poznań, Katowice, Łódź, Bydgoszcz e Lublino, e dal 24 maggio al 4 giugno online su mdag.pl si svolgerà la 20^ edizione del festival Millennium Docs Against Gravity. Il motto del festival sono le famose parole di Marian Turski “Non essere indifferente”, che sono diventate anche il motto delle celebrazioni dell’80° anniversario dello scoppio della rivolta del ghetto di Varsavia organizzate dal Museo POLIN.

Anche quest’anno, MDAG è attento ai problemi urgenti del ventunesimo secolo, tra i quali la crisi climatica e la relativa minaccia ai diritti umani. I film selezionati dimostrano che registe e registi cercano di non passare in modo indifferente accanto al prossimo e alla sua storia individuale. Inoltre, durante la 20^ edizione, il festival ricorda lo straordinario valore del cinema stesso, che ci insegna la sensibilità e l’attenzione verso il mondo. Tra i film in programma ci sono anche i documentari italiani:

Umberto Eco, la biblioteca del mondo di Davide Ferrario
La biblioteca di Umberto Eco è un mondo a parte, contiene oltre 30mila volumi di opere contemporanee e inoltre 1500 libri rari e antichi. Davide Ferrario ha avuto accesso a questa enorme collezione, grazie alla collaborazione con Eco prima della sua morte. Il regista scopre come l’eccezionale scrittore vedeva il mondo attraverso le storie che raccoglieva.

The girl in the fountain di Antongiulio Panizzi
Era il 1960 quando la bellissima attrice svedese Anita Ekberg, nell’iconica scena del film di Federico Fellini “La dolce vita”, è apparsa in un abito nero con i suoi lunghi capelli biondi nella famosa fontana. Dopo la prima del film, ha dichiarato di essere stata lei a rendere famoso il regista, e non il contrario, ma l’attrice non è il personaggio cinematografico che interpreta. Ekberg ha combattuto tutta la vita per liberarsi dalla sua leggenda. Il film racconta la storia dell’attrice attraverso la voce di Monica Bellucci, anche lei un’icona ma del cinema contemporaneo. Intrecciando immagini d’archivio di Ekberg con immagini contemporanee di Bellucci, il regista del film non solo presenta le grandi donne del cinema contemporaneo, ma si chiede anche cosa significhi esserne l’icona.

Bella Ciao di Giulia Giapponesi
Dalla seconda guerra mondiale, ovunque si sia combattuta la libertà e la giustizia, si cantava la canzone “Bella Ciao”. Si dice che siano stati i partigiani a cantarla per primi e Yves Montand è stato quello che l’ha resa famosa negli anni Sessanta del Novecento. Alcuni anni fa, “Bella Ciao” è diventata una canzone promozionale per la famosa serie Netflix “La casa di carta”. Tuttavia, l’origine della canzone non è chiara. Gli autori del film hanno raccolto materiali d’archivio inediti e il contributo di numerosi specialisti della famosa canzone, che di per sé potrebbero essere il soggetto del film.

In viaggio di Gianfranco Rosi
Il film ritrae Papa Francesco durante i suoi numerosi viaggi. Il candidato all’Oscar Rosi utilizza filmati d’archivio e materiale proprio girato nell’arco di 9 anni. Inizia con Jorge Mario Bergoglio eletto papa nel 2013. Il regista è riuscito ad avvicinarsi al papa e combinare i propri materiali con materiali d’archivio in modo interessante. Vediamo quali argomenti Papa Francesco solleva nelle sue conversazioni con i fedeli, i diplomatici e i media, e come lo scoppio della guerra in Ucraina cambi tutto, compresa la sua immagine.

Infinito – il mondo di Luigi Ghirri di Matteo Parisini
Luigi Ghirri, famoso fotografo italiano dell’Emilia Romagna, ha scritto saggi e diari per tutta la vita, meditando sul significato dell’immagine. La sua straordinaria sensibilità ha rivoluzionato la fotografia contemporanea. Andando contro le tendenze, ha sviluppato la sua tecnica, il suo stile e il suo punto di vista sul mondo davanti all’obiettivo. L’arte della fotografia da lui praticata si riflette anche negli scritti che ha lasciato che sono una testimonianza del suo approccio alla realtà, ai dilemmi esistenziali e alla straordinaria affermazione della vita. Il regista è riuscito a catturare il mistero che si cela dietro le singole opere dell’artista. Il film segue il lavoro di Ghirri a 30 anni dalla sua morte, combinando le fotografie in cicli, naturalmente legati ai luoghi e alla vita personale dell’artista. Tradurre nel linguaggio dell’arte e interpretare la realtà, i pensieri, la memoria e l’immaginazione: questo è il motto di uno dei più importanti fotografi italiani della storia.