Ferrari Testarossa tutti gli specchietti della diva

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Tra i tanti meravigliosi modelli usciti dalla fabbrica di Maranello questo è il più famoso; chi non ha sentito parlare della Testarossa? Su questa macchina è stato già scritto probabilmente tutto, sono state girate centinaia di ore di filmati, e quindi parlando di questo tesoro nazionale dell’Italia è diffi cile non ripetersi. Il suo nome proviene dal colore rosso che copre la testata e che era prima usato per i modelli 500 TR (1956), 500 TRC e 250 Testa Rossa del 1957. Non è stata la prima volta che la Ferrari ha onorato i nuovi modelli approfittando della propria storia. È stato così anche nel caso del modello Mondial 8 del 1980, che era un riferimento a 500 Mondial (1953) e Ferrari 288 GTO, una continuazione della leggendaria 250 GTO del 1962. La differenza sta nel fatto che in questo caso la Ferrari per la prima volta non ha incluso nessuna cifra che indicherebbe la cilindrata del motore. Nel 1973 è comparsa una macchina completamente diversa dalle linee classiche degli anni Sessanta, ossia la Lamborghini Countach con 365 GT4 BB.

Dopo una rapida reazione a questo modello, che ha capovolto la prospettiva sulla stilistica della Ferrari, Maranello voleva essere altrettanto all’avanguardia. Purtroppo, non ce la faceva, perchè la Lamborghini era anni avanti rispetto agli altri produttori. 11 anni dopo l’avvio della produzione delle prime Countach, la Ferrari ha finalmente creato qualcosa in grado di mettere in ombra la Lamborghini, che aveva dominato il settore delle super macchine nel decennio precedente. E quel qualcosa è stata proprio la Testarossa. La versione della QV, che in quei tempi veniva proposta dalla Lamborghini, era più veloce della Testarossa, però poco pratica. La Ferrari, oltre alle prestazioni simili e alle ottime linee del corpo disegnate da Emanuele Nicosia, offriva anche un interno confortevole e spazioso. In questo modo, ispirandosi alle soluzioni della Lamborghini, la Ferrari è diventata un’azienda globale proprio grazie alla Testarossa. Già durante il lancio ufficiale, il 2 ottobre 1984 al cabaret Lido a Parigi, sono stati effettuati 37 ordini. La popolarità del modello costituiva una grande sfida per il produttore, dato che era la prima volta che a Maranello si lavorava su così larga scala. Alla fine, sono stati prodotti oltre 7 mila esemplari in numerose varianti, imposte dai mercati degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, del Giappone e anche della Francia, nella quale era richiesto un diverso tipo di fari. Il boom economico degli anni Ottanta ha favorito il successo della Testarossa, in quanto le persone come i broker di Wall Street non sapevano come spendere i loro bonus stellari. All’epoca, anche gli imprenditori, le star della scena disco, del cinema o dello sport, guadagnavano cifre enormi facilmente. Ferrari con questo modello aiutava a spendere in modo ostentato. Non bastava più parcheggiare davanti al ristorante migliore della città in una Rolls Royce per mostrare che si era pieni di soldi. Quando si guidava la Testarossa si poteva urlare “guardate chi è il padrone del mondo”. Questa Ferrari era come il dirigibile con la scritta “The World is Yours” da “Scarface” di Brian de Palma. E adesso una curiosità per i fan di questo film. Quando apriamo la porta del vano portaoggetti nella Testarossa, possiamo trovare uno specchietto, un gadget che sarebbe sicuramente apprezzato da Tony Montana. Gli specchietti in questa Ferrari fin dall’inizio erano una questione controversa, visto che per i primi due anni della produzione le macchine erano dotate di solo uno specchietto esterno, situato dalla parte del guidatore, curiosamente quasi all’altezza dello specchietto interno. Oggi i modelli “monospecchio” sono decisamente i più apprezzati. Dopo l’esibizione a Ginevra nel 1986 sono apparsi due specchietti, collocati nella posizione che oggi è quella standard. Strutturalmente e meccanicamente la Testarossa era una versione modernizzata e più attenuata della Ferrari 512 BB del 1976. Il suo presupposto principale era soddisfare le norme degli Stati Uniti, dove la 512 BB non era ammessa al traffico. La sua superficie laterale caratteristicamente alettata non solo ha reso la Testarossa un’icona di stile, ma aveva anche un’applicazione pratica, perché le alette portavano l’aria ai radiatori situati sul retro. Tale soluzione ha causato la differenza tra la larghezza della parte anteriore e la larghezza della parte posteriore dell’auto. La seconda era decisamente maggiore, visto che conteneva un motore enorme. Le dimensioni della parte posteriore erano quasi uguali a quelle della parte centrale, inclusi gli specchietti!

Lo stesso stile di carrozzeria è stato applicato anche nel 1989 nel modello Ferrari 348 TB e TS, di cilindrata più bassa (V8), e nel 1993 nel modello 348 Spider. Come una vera diva, la Testarossa è apparsa decine di volte sul grande schermo. Certe volte solo episodicamente, ad esempio come Rose nel leggendario “Gone in 60 seconds”, in cui era accompagnata da altri 13 modelli di Maranello. È stata confrontata con la Lamborghini Countach nel “Wolf of Wall Street”, un film che riflette bene il clima edonistico a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. In una delle serie TV più popolari a quei tempi, “Miami Vice”, la Testarossa bianca era quasi un terzo protagonista, diventando, insieme al brano “Crockett’s theme” del compositore ceco Jan Hammer, una parte intrinseca di questa storia. Ha svolto un ruolo importante anche nel fi lm olandese “De Dominee” (2004) o nella serie TV nuova e abbastanza controversa, “Dirty lines”. Nel 2019 i produttori del fi lm “Murder Mystery”, avevano a disposizione due esemplari della Testarossa e senza alcuna pietà per le macchine ne hanno completamente distrutto una girando una scena di un inseguimento pazzesco, anche se la macchina doveva essere “solo” graffiata, perdendo allo stesso tempo gli specchietti. Ovviamente, nel film non possiamo vedere la distruzione della macchina.

Ferrari ha commissionato allo Studio Pininfarina la progettazione di un modello eccezionale della Testarossa, un regalo per il proprietario della Fiat, Gianni Agnelli. La macchina argentata, con il numero di telaio 62897, era l’unica Testarossa spider ufficialmente realizzata. Aveva il cavallo rampante, simbolo della Ferrari, posizionato tra le luci posteriori e fatto di argento puro (indicato dalla sigla AG sulla tavola periodica), che doveva riferirsi alle iniziali di Agnelli. Alcuni modelli spider sono stati creati non ufficialmente, ad esempio su commissione del sultano di Brunei. Nella sua collezione c’erano anche 2 dei 3 modelli concettuali Mythos, con carrozzeria di tipo barchetta, prodotti dallo Studio Pininfarina e basati sulla meccanica della Testarossa. La 512 TR è una erede della Testarossa (1992-94, 2261 esemplari), che non ha introdotto nessun cambiamento rivoluzionario per quanto concerne lo stile, anche se devo ammettere che una striscia nera alettata, che copre completamente le luci posteriori, è impressionante data tale larghezza della macchina. È stata cambiata anche la forma della griglia anteriore della macchina, sulla quale, a differenza del modello precedente, è apparso il cavallino della Ferrari. I produttori si sono concentrati soprattutto sul miglioramento delle prestazioni, e hanno raggiunto questo obiettivo al 10%.

Nel 1994 è nata l’ultima generazione, 512 M, considerata comunemente la più brutta. Questo modello ha mantenuto le alette iconiche, però sia la parte anteriore, sia quella posteriore, sono state completamente modificate. Dalla parte frontale sono stati eliminati i fari a scomparsa, passati ormai di moda. Sul cofano della macchina sono stati aggiunti due profili alari NACA con la griglia “sorridente”. Il fronte è stato deturpato da due piccoli proiettori fendinebbia. La striscia delle luci posteriori, un attributo della costruzione originale, è stata abbandonata a favore delle luci laterali rotonde. Fortunatamente, questa volta gli specchietti sono stati lasciati come erano. La potenza del motore è stata aumentata a 440 CV. Sono stati gli ultimi 501 esemplari della Ferrari con il motore V12 nella parte posteriore.

Per i collezionisti di modelli in scala 1:18, se si parla della Testarossa, come nel caso della Ferrari F40, l’unica scelta giusta sono i prodotti Kyosho. Finché CMC non lancerà la propria versione, quella di Kyosho è senz’altro la migliore. Tuttavia, sia io che gli altri possessori di questo modello, dobbiamo accettare il fatto che col passare del tempo sulla verniciatura appare una “pelle d’oca” abbastanza visibile. A fianco, a titolo di confronto,  la Ferrari 512 M fatta da Hot Wheels, e sullo sfondo il disegno tecnico della 512 TR. Chiudendo il tema d’oggi, aggiungo qualcosa in cui probabilmente non crederete: il mio modello è arrivato da me con… uno specchietto rotto. Per fortuna, sono riuscito a ripararlo.

Anni di produzione: 1984–91
Esemplari prodotti: 7177 esemplari
Motore: V-12 180°
Cilindrata: 4943 cm3
Potenza/RPM: 390 CV / 6300
Velocità massima: 290 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 5,1
Numero di cambi: 5
Peso: 1506 kg
Lunghezza: 4485 mm
Larghezza: 1976 mm
Altezza: 1130 mm
Interasse: 2550 mm

Tłumaczenie it: Zuzanna Miniszewska