Il ritorno di “Kuchnia Dantego”

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

In occasione della ristampa del libro “Kuchnia Dantego” parliamo con gli autori Leonardo Masi e Alfredo Boscolo delle loro passioni: quella per la cucina, sia cucinando sia raccontandola, e quella per “Divina Commedia” di Dante.

Come vi siete incontrati? Com’è cominciato il vostro viaggio nel mondo culinario?

Alfredo: Ci siamo incontrati in un “akademik”, perché eravamo due studenti italiani all’estero, con gli occhiali tutti e due.
Leonardo: Sì, e poi, nel mondo culinario siamo entrati quando ancora nessuno a Varsavia sapeva cos’era il “menu degustacyjne”, il “klub kulinarny” e non lo sapevamo neanche noi. Ma ci sembrava un’idea carina organizzare delle cene per gli amici in un locale che aveva appena aperto e aveva una cucina e dei tavoli a disposizione. Insomma era un locale vuoto che andava riempito in qualche modo.
Alfredo: Allora facevamo un menu per ogni sera, ed è cominciato così, abbastanza per caso, anche se abbiamo sempre amato cucinare, ovviamente.

Come mai avete cominciato a recitare Dante cucinando?

L: portiamo gli occhiali e ci sembrava giusto usarli per leggere Dante, se no, a cosa servono gli occhiali.
A: Abbiamo sempre avuto entrambi una grande passione per Dante, fino da quando abbiamo per la prima volta indossato gli occhiali, quindi, nel mio caso, da quando avevo tredici-quattordici anni.
L: Così tardi ti sei messi gli occhiali? Io invece prima, sono praticamente nato con gli occhiali, leggevo Dante nel grembo materno, sono uscito dalla pancia e già portavo gli occhiali. La prima parola che ho detto è stata “nel mezzo del cammin di nostra vita”.
A: E quindi uscì da una selva oscura.

L’enorme popolarità della cucina italiana porta a parlare anche sempre più spesso dell’importanza dell’autenticità delle ricette italiane. Ne parlate nel vostro libro?

A: No.
L: Indirettamente. Il libro è nato proprio da quella idea, di far vedere la cucina italiana senza tanti fronzoli. Il libro è nato nel momento in cui in Polonia e in altri paesi si parlava solo di cucina, cioè gente che magari era stata in Italia per una settimana pontificava sulla “vera cucina italiana”. Noi, nella nostra modestia, che è poca, comunque…
A: Nella nostra falsa modestia.
L: Sì, nella nostra falsa modestia abbiamo provato a dire semplicemente come un italiano cucina a casa sua.
A: Tra l’altro, mettendo giù, anche per esigenze nostre e una volta per tutte, una serie di ricette a cui anche noi potevamo attingere. Alla fi ne di versioni e di varianti delle ricette italiane ce ne sono tantissime, soprattutto adesso, con internet. Se uno cerca la ricetta per il tiramisù, trova mille versioni diverse. Quindi abbiamo provato, con la nostra modestissima falsità, di dire quali erano, secondo noi, le versioni più vicine a quelle originali e più vicine ai nostri gusti.
L: Anche perché, avendo due dottorati, ci viene un po’ spontaneo fare ricerca. Questo non era il nostro obiettivo principale, però, finché fai a casa tua è un conto, ma quando vuoi scrivere un libro ti tocca anche cercare da dove venivano queste ricette.
A: Capitava spesso, quando cucinavamo e leggevamo Dante durante quelle sere, di sentire e di dover rispondere a delle domande, spesso anche poste da polacchi o altri stranieri, spesso con buone intenzioni, oppure per bisogno di imparare. Allora ci siamo detti ad un certo punto “Sapete cosa, dateci due anni e lo mettiamo tutto in un libro, dateci due anni e vi risponderemo in un libro”. La cosa divertente è che anche in cucina non si finisce mai di imparare. Qualcosa che magari preparavamo in una determinata maniera cinque anni fa, adesso noi stessi la cuciniamo in una maniera diversa. É sempre una materia viva la cucina.
L: Da un lato ci siamo resi conto che la vera cucina italiana è un’idea che cambia con il tempo. Certo, ci sono delle cose che probabilmente non verranno mai accettate o non sono mai esistite, ma altre sono più elastiche. Ci sono cose che 40 o 20 anni fa sembravano inimmaginabili, ma ora… Cambia il nostro gusto, non nostro nel senso mio o tuo, ma proprio il gusto degli italiani.
A: Come cambiano tutte le cose che abbiano a che fare con gli esseri umani. Per fortuna o purtroppo.

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