Niccolò Machiavelli tra storia, mito e stereotipi

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Intervista ad Alessandro Campi

Forse non tutti sanno che Machiavelli è uno degli autori italiani più conosciuti e letti in tutte le lingue, polacco compreso. E anche per queste ragioni gli Istituti Italiani di Cultura di Cracovia e Varsavia hanno pensato di allestire una mostra sul pensatore fiorentino, una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio che comincia in età rinascimentale e arriva ai giorni nostri, che parte dall’Italia e comprende il mondo intero, dove Machiavelli ha finito per assumere un ruolo da protagonista anche nella cultura popolare di massa, come dimostra la sua presenza nel mondo dei fumetti, dei video games, della pubblicità, della musica e della letteratura. “Il sorriso di Niccolò, l’immagine di Machiavelli nei secoli tra storia e mito” è un’esposizione che ripercorre la figura di Machiavelli attraverso i ritratti e le immagini del fiorentino realizzate e pubblicate nel corso dei secoli: dipinti, stampe, cartoline, fumetti, affreschi, medaglie, carte da collezione, grafiche, francobolli, monete, busti, caricature, ecc. Una mostra (svoltasi a Cracovia lo scorso ottobre ed in programma all’Istituto di Cultura di Varsavia dal 12.12.2019) curata dal professore dell’Università di Perugia Alessandro Campi che ci racconta la genesi dell’iniziativa.

Alessandro Campi: Niccolò Machiavelli è stato una delle grandi figure rinascimentali italiane che però col tempo è stato trasformato in icona del cinismo del potere. Gli scritti del “Segretario Fiorentino” hanno rappresentato nella storiografia storico-politica un punto cardinale per la conoscenza del mondo moderno e per l’analisi del potere, svelato nei suoi più reconditi gangli e nelle sue rappresentazioni istituzionali, tanto da creare degli archetipi storiografici, come il machiavellismo, per evidenziare e svelare le forme della politica con le sue strategie e contraddizioni. Ma questa illuminante opera è anche la causa dello stereotipo appiccicato alla figura di Machiavelli. Se a questo aspetto aggiungiamo il suo essere un sostenitore della laicità del potere e del valore della Repubblica rispetto alla oligarchia medicea allora capiamo perché per almeno due secoli dalla sua morte sia stato sostanzialmente considerato un autore maledetto, anche perché le sue opere, troppo franche e dirette per l’epoca, furono volutamente scritte in una straordinaria prosa volgare fiorentina scelta che contrastava anche con i dettami della Chiesa che, soprattutto dopo la riforma protestante, aveva fatto dell’uso del latino la bandiera dell’adesione al cattolicesimo.”

Ci spiega la scelta del titolo dell’esposizione “Il sorriso di Niccolò”?

Machiavelli è comunemente associato ad un volto che esprime furbizia, malizia, ad un sorriso enigmatico, spesso i suoi ritratti scadono nella rappresentazione di una persona che non ispira fiducia, questo perché, come dicevamo prima, si è voluto identificarlo nel potere che raggiunge i suoi obiettivi senza scrupoli confondendo quello che Machiavelli lucidamente analizzava con quella che era la sua personalità. Machiavelli fu uno straordinario psicologo del potere, da lui descritto in modo cristallino, ma personalmente fu un uomo che non cercò, né tramò, per avere più potere anzi dopo 12 anni quale alto funzionario della Repubblica fiorentina fu messo all’angolo dai Medici. Riguardo al tema della raffigurazione va poi sottolineato che tutti i suoi ritratti sono postumi, dipinti dopo la sua morte. L’immagine storicamente ritenuta più verosimile è quella del dipinto dell’artista Santi di Tito nato dopo la morte di Machiavelli e fatto prendendo come base la maschera funeraria del fiorentino, anche se su questo dipinto e sulla sua attribuzione personalmente nutro alcuni dubbi.”

Un sorriso, quasi un ghigno, che ha attraversato i secoli facendo di Machiavelli una icona pop della furbizia.

Questo è dovuto al fatto che Machiavelli è associato esclusivamente a “Il Principe”, ovvero la sua più nota opera che appunto contiene l’efficacissima descrizione del potere. Un’opera di grande valore che è stata poi banalizzata diventando una sorta di manuale per la vittoria declinabile in qualsiasi campo, in particolare nel mondo anglosassone sono fiorite una serie di pubblicazioni che citano e utilizzano “Il Principe” quale vademecum per vincere una guerra, una partita di tennis o educare i figli. Parallelamente la forza dello stereotipo cinico appiccicato a Machiavelli ce lo fa comparire in vari personaggi all’interno di fumetti, pubblicità e videogiochi, per esempio Machiavelli è ben noto ai giovani essendo il nome dato ad un sicario della famosissima serie di videogiochi Assassin’s Creed. Una deriva pop associata al fatto che Machiavelli è un nome evocativo e conosciuto a tal punto dall’essere diventato un aggettivo e dire “macchiavellico” ha una ben determinata accezione. Questa fama sarebbe anche accettabile e perfino divertente se fosse affiancata dalla conoscenza del valore di Machiavelli che, nell’ottica dell’eclettismo rinascimentale, fu un grande genio italiano al pari di Ariosto, Dante, Petrarca: politico, letterato, stratega, poeta, storico. Scrisse una delle più belle commedie del teatro italiano “La mandragola” oltre a tante novelle tra cui la nota favola dell’arcidiavolo Belfagor. 

Da dove nasce la sua passione per Machiavelli?

Insegnando storia e pensiero politico Machiavelli è sempre stato per me una figura rilevante. Poi da quando mia moglie 15 anni fa mi regalò un’edizione antiquaria de “Il Principe” è diventato anche il protagonista della mia grande collezione. Oggi posseggo oltre 2000 edizioni contemporanee de “Il Principe”, che è il libro italiano più tradotto al mondo insieme a “Pinocchio”, tra cui anche una decina in polacco. Ma i materiali raccolti sulla figura di Machiavelli sono tantissimi e a breve saranno pubblicati su una banca dati online dall’evocativo nome “machiavelliana” che sarà dedicata a tutti gli studiosi e appassionati di questa grande figura del Rinascimento italiano.

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