Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 161

Confermato nella notte il primo caso di coronavirus in Polonia

0
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Le autorità polacche hanno confermato il primo caso di coronavirus nel paese. Lo ha annunciato oggi il ministro della Sanità, Lukasz Szumowski. Il paziente, originario del voivodato di Lubusz, è attualmente ricoverato all’ospedale di Zielona Gora, sta bene ed è rientrato in Polonia dalla Germania. Le persone che hanno avuto contatti con lui sono state sottoposte a quarantena nelle proprie abitazioni.

La Milano cinematografica

0

Milano è una città incredibilmente europea, con scintillanti vetrine dei maggiori brand mondiali, fiera della sua importanza e ricchezza. Tuttavia, allontanandosi dalla Galleria Vittorio Emanuele troviamo anche un’altra dimensione della città, dai confini indefiniti. Per scoprirla bisogna avere passione per il cinema, senso dell’orientamento e – per i polacchi – conoscere anche qualche parola di italiano. Le origini del cinema a Milano risalgono agli anni Venti del secolo scorso e tra gli innumerevoli registi che hanno girato film nel capolluogo meneghino ci sono personaggi che hanno scritto pagine indelebili della storia del cinema come ad esempio Michelangelo Antonioni. Perché invece è stata Roma a diventare la città del cinema italiana? Probabilmente grazie al Centro Sperimentale di Cinematografia, fondato nel 1935, anche se Milano non ha mai smesso di restare un luogo importante anche in campo didattico per il cinema. Alla fine comunque si è deciso di designare Roma come ‘’The City of Film Unesco” mentre Milano viene associata alla moda e al design.

Fotogrammi

Cosa amano gli artisti del cinema? Soprattutto la bella luce e i contrasti. Entrambi si possono trovare a Milano, prima di tutto nella struttura architettonica della città, iniziando dalle antiche chiese fino ai grattacieli. I primi film girati a Milano risalgono agli albori del cinema con autori i fratelli Lumière che furono i primi a riprendere il Duomo, il più noto simbolo della città. Duomo che fu poi spesso protagonista in parecchi altri film tra cui la famosissima commedia ‘’Totó, Peppino e la malafemmina” (1956) di Camillo Mastrocinque quando Totò e Peppino, arrivati in treno da Napoli, chiedono informazioni ad un vigile in Piazza del Duomo, una scena memorabile giocata sugli stereotipi tra il Nord e il Sud dell’Italia.

Oltre al Duomo un altro emblema del capoluogo lombardo è la Galleria Vittorio Emanuele, piena di negozi delle grandi firme della moda e di caffetterie di lusso. Nonostante la galleria sia un indiscusso simbolo della moda durante l’estate si trasforma e sui suoi tetti vengono organizzate proiezioni di film italiani.

Superata la galleria si arriva alla Piazza della Scala con il famoso omonimo Teatro che compare nel film di Vittorio de Sica ‘’Ieri, oggi, domani” (1963), nell’inquadratura che apre su Anna, quando la protagonista va in giro per la città e parla liberamente con sé stessa.

Con una lunga passeggiata verso Nord raggiungiamo Porta Garibaldi il cui arco neoclassico stabilisce un simbolico confine tra la Milano antica e quella contemporanea. Poi continuiamo sempre dritto verso Piazza Gae Aulenti dove si trovano le torri dell’azienda Unicredit dentro le quali la luce è sempre accesa. Nel quartiere domina lo stile moderno in cui è stata anche costruita la stazione “Porta Garibaldi” della metropolitana. La futuristica architettura della zona è stata presentata in due film: “Né Giulietta né Romeo” (dir. Veronica Pivetti, 2015) e “Aspirante vedovo” (dir. Massimo Venier, 2013). Paradossalmente entrambi i film sono commedie.

Salendo in metropolitana è possibile scappare dalla modernità verso un luogo più accogliente cioè i Navigli. Non tutti sanno che nel 1978 Ermanno Olmi girò qui una scena de “L’albero degli zoccoli’’. I Navigli che appaiono nel film di Olmi sono una zona commerciale, punto d’incontro sia per aristocratici che per contadini. I turisti troveranno più interessanti le atmosfere dei Navigli che si trovano nella parte meridionale di Milano. Bisogna segnalare che questi ultimi non sono direttamente collegati con i canali dell’est, ma hanno una cosa in comune: il contesto sociale. Sui Navigli ci aspetta una vibrante e viva atmosfera e si sente un melodico “allora” dappertutto. È un posto magico pieno di accoglienti vicoli, di botteghe artistiche e librerie, di ristoranti e bar; il posto dove una foto o il girare una scenetta amorosa vanno sempre bene.

Film e festival

Attualmente in Lombardia vengono effettuate circa 20-30 produzioni audiovisive all’anno. È il risultato della ricchezza della provincia grazie alla quale il governo può destinare una rilevante somma al cinema. Dall’altra parte bisogna notare che nella regione esiste la Lombardia Film Commission il cui scopo è promuovere sia l’ambiente cittadino che naturale della regione oltre alla creazione di migliori condizioni economiche, tecniche e legali per le future produzioni audiovisive.

Parlando di cinema, si devono menzionare anche le mostre e i vari festival. Milano non è certamente Venezia ma anche qui vengono organizzati importanti eventi culturali. Uno di questi è il Milano Film Festival il cui programma propone produzioni italiane e internazionali, suddivise in vari sezioni e presentate in particolari sale cinematografiche. Il festival è stato fondato nel 1996 e sin dall’inizio i fondatori hanno voluto diffondere il cinema alternativo, artistico ed originale. Dopo la sua ventitreesima edizione sembra che i milanesi abbiano sposato il progetto.

Il film è uno sforzo di comunicazione. Così credono anche gli organizzatori del Fashion Film Festival, una rassegna creata dall’incontro tra moda e cinema. L’evento, organizzato annualmente dal 2014, è un concorso di film focalizzati sulla moda, ma soprattutto è una piattaforma di discussioni e di incontri con straordinari personaggi: disegnatori, stilisti, registi e fotografi. Nonostante sia una manifestazione recente il programma è internazionale e di alta qualità perciò il festival è diventato uno degli eventi principali del calendario culturale di Milano.

A scuola di cinema

Molti pensano che una cine-città inizi con una scuola. Una scuola del cinema, ovviamente. La presenza di un istituto didattico specializzato nel campo dell’audiovisivo ha sempre un impatto sullo sviluppo di una città perché, prima o poi, gli studenti usciranno con le videocamere nelle strade. A Milano si trova una buonissima scuola, la migliore nel Nord Italia, che iniziò la sua attività negli anni Sessanta del secolo scorso. La Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti offre corsi di specializzazione: regia, sceneggiatura, ripresa e fotografia, produzione, montaggio, suono, animazione e tra i professori sono presenti grandi professionisti del settore.

La scuola è localizzata all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi, fuori dal centro, e al suo interno ospita: studio televisivo, postazioni di montaggio, mediateca. Tutto ciò che può desiderare l’anima di un novizio. Inoltre, accanto alla scuola si trova il Museo Interattivo del Cinema (MIC) che è più un centro di divertimento e di educazione che un museo storico. Ha una collezione di vari oggetti conservati e storiche fotocamere. Dentro si trovano anche la Biblioteca Morando e l’Archivio dei Film della Fondazione Cineteca Italiana, fondato nel 1947, che è il primo archivio dedicato all’arte audiovisiva in Italia. Tra le attrazioni principali ci sono dispositivi e applicazioni con cui si può interagire. All’inizio della visita riceviamo un tablet e così ci mettiamo in viaggio nel mondo del cinema: una creazione di un film d’animazione, una composizione di una colonna sonora, un disegno di un poster oppure una foto su uno fondo prescelto. È ovvio che l’offerta del museo è dedicata principalmente ai bambini e agli adolescenti ma ogni appassionato di cinema ne sarà attratto. 

Miracolo a Milano

A Milano tutte le strade portano alla Piazza del Duomo. Trovandoci lì una notte, con la luce riflessa dal Duomo, ci coglie il pensiero di liberarci e volare su per vedere dall’alto il panorama della città, come hanno fatto i protagonisti di ‘’Miracolo a Milano” di Vittorio de Sica. Purtroppo, la mia vacanza, al contrario dell’immaginazione, ha la sua fine. I ricordi mi rimarranno scolpiti per sempre mentre gli studenti della Civica Scuola di Cinema stanno già scrivendo nuove storie. Sarebbe possibile, per caso, riprendere una scena nella Galleria Vittorio Emanuele completamente chiusa e vuota? È un’idea ardita che forse sarebbe piaciuta anche al maestro De Sica.

Targa commemorativa a Malinowski alla Stazione centrale di Varsavia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Una targa commemorativa all’ingegnere Ernest Malinowski è stata posta alla Stazione ferroviaria centrale di Varsavia. Malinowski costruì una delle ferrovie più alte del mondo, la ferrovia transandina peruviana. “La Stazione centrale è attraversata ogni anno da 15 milioni di passeggeri, vede la partenza di mille treni ogni giorno ed è quindi il posto migliore per ricordare il nome di Malinowski”, ha detto il presidente di Pkp, Krzysztof Maminski. Alla cerimonia di svelamento della targa ha partecipato anche Alberto Efrain Salas Barahona, ambasciatore peruviano a Varsavia, che ha ricordato l’importanza della figura di Malinowski nelle relazioni polacco-peruviane e nello sviluppo economico del suo paese nel 19mo secolo. La linea ferroviaria transandina aprì nel 1893 e collega ancora oggi il porto di Callao al centro minerario di La Oroya, a 5 mila metri d’altezza. La linea, che complessivamente misura 219 km, attraversa la capitale Lima e la valle del fiume Rimac. 60 sono i tunnel che dovettero essere scavati e il più lungo misura più di un chilometro. Numerosi anche i ponti, incluso quello di Verrugas.

Le aziende polacche cominciano a risentire degli effetti dei ritardi nelle consegne dei componenti dalla Cina

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La Cina ha chiuso migliaia di fabbriche per prevenire l’ulteriore diffusione del coronavirus. Inizialmente, a causa del capodanno cinese, questo non ha avuto alcun impatto sulle aziende polacche che utilizzano componenti cinesi, perchè i subfornitori avevano fatto scorte, tuttavia questo periodo si è prolungato e le fabbriche non sono ancora in funzione, il che inizia ad avere un impatto sulle aziende che avevano scorte piccole. Al momento le aziende sono alla ricerca di fornitori alternativi o stanno adattando i loro processi produttivi. Nell’importazione di merci cinesi in Polonia, i macchinari elettrici, i prodotti metallurgici e chimici svolgono un ruolo significativo. L’impatto della situazione in Cina sulle imprese polacche viene osservato anche dalle agenzie di collocamento. I componenti provenienti dalla Cina non vengono consegnati in tempo, il che significa che i dipendenti delle aziende manifatturiere hanno meno lavoro. Non sono situazioni comuni, ma accadono. Alcune aziende hanno preso decisioni in merito a interruzioni, turni di lavoro e hanno ridotto la loro domanda di dipendenti. Ciò riguarda in particolare le aziende dell’industria automobilistica, del largo consumo e della produzione elettronica. Le aziende, invece, sono molto caute quando decidono di ridurre i posti di lavoro a causa della carenza di lavoratori qualificati e lo considerano temporaneo. Ci sono anche anche singoli casi in cui la situazione in Cina influisce sulla crescita dell’occupazione in Polonia. Mateusz Żydek dell’agenzia di collocamento di Randstad ha detto che le aziende stanno analizzando la situazione e si stanno preparando a diversi scenari, ma finora non ci sono segnali di problemi.

I dialetti italiani tra media e Internet

0

La complessa realtà linguistica dellʼItalia e la sua ricchezza di dialetti e di variazioni locali dellʼitaliano si riflettono da molti anni anche nei mass media. A partire dal Neorealismo i dialetti iniziarono a comparire sempre più spesso nel cinema italiano, rispecchiando così più fedelmente la realtà linguistica del Paese. Negli anni Cinquanta divenne popolare soprattutto il dialetto romano: la produzione dei film si concentrava a Cinecittà, molti degli attori più importanti (come Alberto Sordi) erano romani e, ovviamente, le pellicole ambientate nella capitale erano numerosissime. Inoltre il romano, essendo relativamente vicino allʼitaliano standard, era comprensibile per gli spettatori provenienti dalle più diverse regioni italiane, diversamente da dialetti più periferici ed ermetici come il ligure o il sardo. Piuttosto diffuso nel cinema italiano è sempre stato anche il dialetto napoletano (basti pensare a Totò).

Negli anni Sessanta nel cinema cominciarono ad apparire più spesso altri dialetti o forme regionali dellʼitaliano. In seguito, soprattutto a partire dai primi anni Ottanta, anche grazie alla popolarità di alcuni attori che basavano la propria comicità sugli stereotipi regionali, tratti dialettali si diffusero molto nel cinema comico. Il forte accento regionale, unito ad un lessico colorito arricchito da espressioni dialettali, è alla base del successo di attori come i romani Christian De Sica e Carlo Verdone, il pugliese Lino Banfi o ancora i lombardi Guido Nicheli e Massimo Boldi. Interessanti dal punto di vista linguistico sono i casi di comici come Jerry Calà, siciliano cresciuto a Verona, oppure Diego Abatantuono, nato a Milano ma di origini pugliesi. Nella seconda metà degli anni Novanta, grazie al successo dei film del regista e attore Leonardo Pieraccioni, divenne molto popolare il dialetto toscano e la specificità comica e umoristica di quella regione. Soprattutto le commedie di serie B, come i famosi cinepanettoni, sfruttano di continuo gli stereotipi regionali, inclusi quelli riguardanti il dialetto. Nel cinema italiano dʼautore, invece, si può oggi osservare la presenza sempre più massiccia dei più diversi dialetti, stavolta non per fini comici, ma per riflettere meglio le diverse realtà locali.

Lʼutilizzo di accenti ed espressioni dialettali, spesso stereotipate, è anche alla base di molta comicità televisiva, in particolare nel caso del cabaret: lʼesempio più noto è quello del programma “Zelig” (1996-2016), in cui gli sketch dei comici più popolari erano spesso arricchiti dal dialetto delle rispettive regioni.

Anche nelle serie televisive italiane contemporanee lʼaspetto dialettale è ben presente: dal siciliano de “Il commissario Montalbano” al napoletano di “Gomorra”, fino al romano di “Suburra”. Come in passato, si tratta soprattutto dei dialetti del Centro-Sud, da sempre presenti nel cinema e nella televisione italiana molto più di quelli del Nord (meno comprensibili per la maggioranza degli italiani). Quando nel 2003 venne trasmessa la fiction “Elisa di Rivombrosa”, ambientata in Piemonte nel XVII secolo, alcuni telespettatori osservarono che, contrariamente a film e serie di ambientazione meridionale, i dialoghi qui erano interamente in italiano. Lʼuso del piemontese, anche se più realistico, ne avrebbe reso più difficile la comprensione.

Pure nellʼambito del doppiaggio è possibile trovare, spesso in contesti del tutto inaspettati, la presenza dei dialetti, o perlomeno di varianti regionali dellʼitaliano: un esempio interessante è quello della celebre serie animata “I Simpson”, nel cui doppiaggio italiano sono stati inseriti, per aumentare la comicità, non pochi elementi dialettali. E così i poliziotti parlano napoletano, un amico di colore di Homer Simpson si esprime in veneto, lʼautista dello scuolabus ha un forte accento milanese, mentre il bidello Willie, un irascibile scozzese dal fortissimo accento, nella versione italiana parla con una marcata pronuncia sarda. Nel doppiaggio italiano della celebre sitcom statunitense degli anni Novanta “Roseanne” (nota in Italia come “Pappa e ciccia”), invece, la protagonista non solo ha un accento napoletano ma le vengono addirittura attribuite origini italiane e il nome Annarosa. Lo stesso è accaduto con unʼaltra sitcom di quel periodo, “La tata”, la cui protagonista Fran Fine nella versione italiana si chiama Francesca Cacace ed è originaria di Frosinone.

Nel nuovo millennio, grazie allo sviluppo tecnologico e allʼonnipresenza di Internet, i dialetti sono diventati ancora più presenti nellʼimmaginario dei giovani italiani. Non si può non citare qui il fenomeno dei ridoppiaggi, da anni molto popolari su YouTube: si tratta dei video che presentano frammenti di film celebri doppiati in un dato dialetto. Troveremo così, ad esempio, “Titanic” in napoletano, “Il gladiatore” in piemontese, “Il Signore degli Anelli” in siciliano o ancora “Rocky” in calabrese. Un caso abbastanza sorprendente, anche se per certi versi simile a quanto avvenuto con “I Simpson”, è quello del noto videogioco online “World of Warcraft”. Nella versione italiana (risalente al 2012) i troll, che nella versione originale parlavano con uno spiccato accento giamaicano, si esprimono in dialetto napoletano. Una scelta particolare, in parte controversa e non condivisa da tutti i giocatori, che tuttavia rimane unʼulteriore prova della presenza sempre più massiccia dei dialetti italiani nelle più diverse forme di intrattenimento.

                                                                            rys. Dagna Szwaja

Oltre al cinema e alla televisione, i diversi dialetti italiani sono oggi molto presenti anche nella musica. Le canzoni popolari, fortemente radicate nel folklore e nelle tradizioni regionali, erano per la maggior parte in dialetto (considerando anche che lʼitaliano standard si è realmente imposto a livello locale solo nel Novecento). La poesia e la canzone in dialetto fanno a tuttʼoggi parte del patrimonio culturale delle varie regioni italiane, ma a livello nazionale la diffusione dei dialetti nella musica pop è un fenomeno relativamente recente. Fino almeno agli anni Ottanta, infatti, nelle canzoni dominava lʼitaliano standard: unʼimportante eccezione, nel 1984, è lʼalbum “Creûza de mä” (“Mulattiera di mare”) di Fabrizio De André. Il celebre artista cantava qui in dialetto genovese, anticipando di vari anni la rinascita della canzone dialettale in Italia.

Il dialetto, rispetto alla lingua standard, ha spesso una maggiore immediatezza, ricchezza espressiva e carica ludica, tutti elementi importanti tanto nella poesia quanto nella canzone. A ciò va ovviamente aggiunta anche la questione dellʼidentità regionale, nella quale il dialetto gioca un ruolo di primissimo piano; dopo molti decenni di imposizione dellʼitaliano standard, infatti, negli ultimi venti-trentʼanni i dialetti sono riemersi nellʼopera di musicisti talvolta di nicchia, ma altre volte anche ben noti e di successo. Un fenomeno interessante è la presenza di testi dialettali in generi musicali di origine non italiana, quali rap, reggae, rock e così via. Uno dei primi gruppi a unire il dialetto a un genere particolare sono stati i Pitura Freska, gruppo attivo già negli anni Ottanta, che univa la musica reggae a testi in dialetto veneziano. Nel 1997 la band partecipò al Festival di Sanremo con il brano “Papa nero”, facendosi conoscere in tutta Italia. Il Festival della Canzone Italiana ha sempre prediletto, ovviamente, i brani in italiano standard, tuttavia nel corso degli anni vi sono state altre eccezioni, come ad esempio la canzone “Yanez”, cantata in lombardo e presentata al Festival nel 2011 dal cantautore folk Davide Van De Sfroos. Bisogna anche ricordare che già nel 1992 il gruppo pop rock sardo Tazenda si era esibito a Sanremo con un brano nel proprio dialetto (il sardo è stato riconosciuto come lingua solo nel 1999) intitolato “Pitzinnos in sa gherra” (“Bambini in guerra”). In tutti e tre i casi si tratta di gruppi e artisti noti per i loro testi quasi esclusivamente dialettali, che però sono riusciti a imporsi sulla scena musicale nazionale.

Come nel cinema e nella televisione, anche nel caso della musica il romano e il napoletano sono sempre stati più presenti rispetto ad altri dialetti italiani. In particolare il napoletano è da molti anni associato a un genere particolare, quello della cosiddetta musica neomelodica, particolarmente diffusa nellʼItalia meridionale. Uno dei cantanti napoletani più noti è Nino DʼAngelo, attivo dalla seconda metà degli anni Settanta. Molto importante è stato anche il cantante e chitarrista Pino Daniele, scomparso nel 2015, che nei suoi dischi univa pop, blues e canzone napoletana, con testi in napoletano, italiano e inglese. La canzone napoletana ha una tradizione plurisecolare che va dalla musica etnica e popolare, passando per la musica classica (Enrico Caruso), per il jazz e il rock and roll (Renato Carosone), fino al pop degli ultimi decenni.

Oltre a De André, molti altri artisti che cantano in italiano hanno proposto, nel corso degli anni, canzoni nei propri dialetti, non di rado mescolati allʼitaliano. Enzo Jannacci, morto nel 2013, nella sua lunga carriera registrò molti brani in dialetto milanese. Franco Battiato, eclettico e originale cantautore siciliano, ha scritto alcuni brani in dialetto. Anche Carmen Consoli, artista originaria di Catania, ha proposto varie canzoni in siciliano.

Come già accennato, nel corso degli anni lʼuso dei dialetti si è legato, nella musica italiana, a generi particolari non necessariamente legati alla tradizione nazionale, in particolare il rap e i suoi vari sottogeneri e ibridazioni. I napoletani 99 Posse, a metà tra hip hop e reggae, dallʼinizio degli anni Novanta hanno prodotto molti brani in dialetto napoletano; sempre napoletano, e sempre degli stessi anni, è il gruppo Almamegretta, legato al dub e alla musica elettronica. Dalla Puglia provengono invece i Sud Sound System, che nei loro brani fanno largo uso del dialetto salentino. Il gruppo reggae Train to Roots, invece, mescola nei propri testi la lingua sarda, inglese e italiana. Il dialetto è presente anche in vari sottogeneri della musica rock, con brani legati alla cultura e al folklore locale, spesso senza prendersi troppo sul serio: il gruppo heavy metal Longobardeath propone canzoni umoristiche in dialetto lombardo, mentre i Kurnalcool uniscono lʼhard rock e lʼheavy metal con il dialetto marchigiano e testi goliardici a tema alcolico. Altrettanto ironici sono i Rumatera, gruppo punk rock con testi in dialetto veneto. Molti di questi gruppi musicali sono noti principalmente a livello regionale ma, grazie anche alla presenza di Internet, alcuni di loro riusciti a farsi conoscere anche nel resto dʼItalia e, in qualche caso, anche allʼestero.

Misurazione glucosio senza più punture, azienda polacca sviluppa test non invasivo

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La vita con il diabete riduce notevolmente il nostro comfort: bisogna pungere il polpastrello (che fa anche male e disturba nelle attività della giornata) per effettuare la misurazione ogni giorno. Alcuni lo devono fare addirittura 20 volte al giorno. L’azienda polacca GlucoActive, ha ultimamente inventato una soluzione avvalendosi della tecnologia delle luci laser che oltre ad evitare il dolore fa anche risparmiare: niente pezzi di ricambio da comprare dopo. Se l’idea ottiene la certificazione medica, i primi dispositivi entreranno in vendita all’inizio dell’anno prossimo. Praticamente, ci sono 3 nuovi dispositivi: uno fisso da utilizzare per esempio a casa o in ospedali e altri 2 tipi wearable, in forma della fascia da braccio che consentono la misurazione del glucosio 24 ore su 24. Inoltre, anche i non-diabetici possono approfittarne: i dispositivi misurano anche altri componenti del sangue, quali il colesterolo. Attualmente GlucoAcitve è nelle fasi finali d’investimento e cerca una collaborazione con le società internazionali.

Opera wraca na Plac Defilad!

0

„Tosca” Giacomo Pucciniego

Premiera 3.06.2020, g. 21:00, Plac Defilad, Warszawa

Nie ma chyba w historii opery dzieła, które bardziej rozbudza wyobraźnię niż „Tosca” Giacomo Pucciniego. Wystawiona po raz pierwszy w Rzymie w 1900 roku, trafia 120 lat później na jeden z najbardziej znanych warszawskich placów. „Puccini skomponował Toskę o Rzymie i dla Rzymu – miasta, które zarówno w historycznym okresie, w którym osadzona jest akcja libretta, jak i w latach premiery tej opery było targane wiatrem politycznych zmian i napięć. W tej operze wiele jest odniesień do ikonicznych wydarzeń, miejsc, a nawet dźwięków wiecznego miasta. Wchodząc z inscenizacją Toski w przestrzeń centrum Warszawy i aktualnych dyskusji, którymi żyją jej mieszkańcy, inspirujemy się tym miastem w taki sam sposób, w jaki Puccini inspirował się Rzymem.” – wyjaśnia Krystian Lada, reżyser spektaklu, polski librecista i dramaturg, m.in. nominowany w 2019 do Paszportów Polityki „za wiarę w żywotność formy operowej, (…) za odwagę poruszania w swoich inscenizacjach palących spraw dzisiejszego świata”.

W ubiegłym roku wyprodukowana przez STUDIO teatrgalerię „Madama Butterflyw reżyserii Natalii Korczakowskiej okazała się dla wielu artystycznym wydarzeniem sezonu. 200 artystów, z udziałem m.in. Aleksandry Kurzak, Roberta Alagni i Andrzeja Dobbera, wystąpiło dla 5000 widzów zgromadzonych w samym sercu stolicy.

Tym razem na scenie wystąpią m.in. Kristine Opolais (Floria Tosca), jedna z najbardziej rozchwytywanych sopranistek na scenie międzynarodowej, od wielu lat związana m.in. z Metropolitan Opera, chilijsko-amerykański tenor Jonathan Tetelman (Mario Cavaradossi), który zadebiutował w tym roku w Royal Opera House, a także Ambrogio Maestri (baron Scarpia), włoski baryton okrzyknięty najważniejszym odkryciem wokalnym od czasów Pavarottiego. Towarzyszyć im będą Dionizy Płaczkowski (Spoletta), Dariusz Machej (Zakrystianin), Jan Żądło (Sciarrone) oraz Daniel Mirosław (Angelotti). Orkiestrę Sinfonia Varsovia oraz chór Filharmonii Narodowej poprowadzi Bassem Akiki.

Za projekt kostiumów odpowiedzialna będzie Gosia Baczyńska, ceniona na całym świecie polska projektantka.

Wydarzenie odbędzie się dzięki współpracy prestiżowych instytucji i partnerów takich jak: Instytut Kultury Włoskiej, Miasto St. Warszawa, Sinfonia Varsovia, Filharmonia Narodowa oraz Pałac Kultury i Nauki.

Honorowy patronat nad wydarzeniem objęła Ambasada Republiki Łotewskiej w RP.

Sprzedaż biletów na stronach: www.teatrstudio.pl / www.tosca.pl oraz www.ebilet.pl

 

„Tosca”

Opera w trzech aktach

Inscenizowana wersja koncertowa

Czas trwania opery: ok. 180 minut (z przerwą)

Oryginalna włoska wersja językowa z polskimi napisami

Muzyka: Giacomo Puccini

Libretto: Luigi Illica i Giuseppe Giacosa

na podstawie dramatu Victoriena Sardou pod tym samym tytułem

 

Obsada:

Kristine Opolais – Floria Tosca

Jonathan Tetelman – Mario Cavaradossi

Ambrogio Maestri – Baron Scarpia

Dionizy Płaczkowski – Spoletta

Dariusz Machej – Zakrystianin

Daniel Mirosław – Angelotti

Jan Żądło – Sciarrone

Kierownictwo muzyczne: Bassem Akiki

Reżyseria: Krystian Lada

Kostiumy: Gosia Baczyńska

Scenografia: Didzis Jaunzems

Światła: Aleksandr Prowaliński

Orkiestra: Sinfonia Varsovia

Chór: Chór Filharmonii Narodowej pod dyrekcją Bartosza Michałowskiego

 

Kontakt dla mediów:

Marta Bartkowska: marta.bartkowska@teatrstudio.pl / 501 275 126

Mateusz Wiśniewski: mateusz.wisniewski@teatrstudio.pl / 601 483 648

 

Scelto il monumento in ricordo della Battaglia di Varsavia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Giovedi al Palazzo della Cultura e della Scienza sono stati annunciati i risultati del concorso: Mirosław Nizio e il suo team hanno presentato il progetto vincente per il monumento dedicato alla Battaglia di Varsavia 1920. La giuria ha discusso la scelta per due giorni. Il vice primo ministro, il ministro della Cultura Piotr Gliński ha ringraziato tutti i giudici, ha sottolineato che a suo avviso è un buon segno per la Polonia. Il progetto vincitore prevede la costruzione di un obelisco svettante, ai piedi del quale ci sarà uno spazio per una fontana. La forma del monumento vuole fare riferimento all’aspetto globale e paneuropeo della Battaglia di Varsavia. Il cerchio della fontana è attraversato da 12 linee, che porta un riferimento al ciclo calendario, il processo di rinnovamento eterno, attraverso il quale si può comprendere un riferimento al ruolo chiave della battaglia: la lotta per la rinascita dello stato polacco. La fontana permetterà anche spettacoli multimediali. La vicepresidente d Varsavia Renata Kaznowska ha anche detto che grazie alle moderne tecnologie è possibile creare schermi d’acqua e visualizzare spettacoli con un messaggio educativo e storico. Marlena Happach, presidente del tribunale e architetto della città ha spiegato che l’elemento più importante del progetto vincitore è il tipo di obelisco che ha una forma semplice, ma è ruotato in senso antiorario. Ewa Malinowska-Grupińska, presidente del Consiglio di Varsavia ha sottolineato invece che questo concorso è importante per gli abitanti di Varsavia e per i polacchi perchè le opere provengono da tutta la Polonia. Per il monumento sono stati stanziati 3 milioni di PLN. Non si sa se il monumento sarà inaugurato il 15 agosto, ma gli esecutori testamentari Hanno annunciato che faranno del loro meglio per adattarsi all’anno della battaglia di Varsavia. Da lunedì, nel padiglione Zodiak, potrete vedere tutte le 58 opere in concorso. Martedì ci sarà una discussione post-concorso.

È morto l’attore ed il direttore dell’Associazione degli artisti polacchi Paweł Królikowski

0
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ewa Leśniak, dall’Associazione degli artisti polacchi ha confermato l’informazione sulla morte di Paweł Królikowski, direttore dell’Associazione degli artisti polacchi e reso famo dal ruolo di Kusy nella serie televisiva “Ranczo”. Paweł Królikowski era nato a Zduńska Wola il 1 aprile 1961, si era formato professionalmente all’Accademia delle Arti Teatrali a Cracovia. È stato un famoso attore cinematografico, teatrale, televisivo, doppiatore e presentatore televisivo. Aveva debuttato in nel ruolo del teppista nel film per i bambini ed gli adolescenti “Dzień Kolibra”. La sua parte più importante è stata quella nel film “Hel”. Nel 2010 è stato premiato con il Grand Prix per il ruolo di Domenico Pierro nello spettacolo “W roli Boga”. Gli spettatori l’avevano adorato per la recitazione nella serie televisiva “Ranczo”, in cui aveva recitato il ruolo di Kusy. Nel 2018 ha ricevuto la medaglia di bronzo “Giusto per la Cultura Gloria Artis”. L’attore era ricoverato in ospedale dal 20 dicembre 2019. Da qualche anno soffriva del cancro. È morto a 58 anni.

Coronavirus in Polonia, Gazzetta Italia interroga il Ministero della Sanità

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

L’enorme ricaduta mediatica internazionale dei casi di persone contagiate con coronavirus in Italia è naturalmente arrivata anche in Polonia. Se per fortuna non si è verificato nessun caso di respingimento di persone provenienti dalle regioni italiane che hanno maggior numero di contagiati si sono però verificati alcuni casi di richiesta di quarantena preventiva. Persone rientrate dall’Italia, una volta tornate sul posto di lavoro in Polonia, hanno ricevuto la richiesta dei datori di lavoro di restare a casa per una quarantena di “sicurezza” nonostante non avessero alcun sintomo della malattia. Alcune di queste persone messe in quarantena hanno chiesto al sistema pubblico la possibilità di essere sottoposti al tampone del coronavirus ma la risposta è stata che senza sintomi il tampone gratuito non viene fatto dal sistema sanitario ed eventualmente si può solo fare a pagamento. Su questa situazione Gazzetta Italia ha interrogato il Ministero della Salute polacco che attraverso Wojciech Andrusiewicz, portavoce del ministro della sanità, ha così risposto: “Alla data del 27 febbraio l’Istituto Nazionale della sanità pubblica e Industria Statale Sanitaria ha svolto 267 test per verificare la presenza di coronavirus e nessuno ha dato risultato positivo. Gli esami per la rilevazione della presenza del coronavirus SARS CoV-2 in Polonia sono svolti su raccomandazione medica e sono gratuiti. Gli ordini dell’Ispettorato sanitario, formulati in base agli ordini dell’Organizzazione mondiale della sanità, non indicano l’obbligo dell’ospedalizzazione e della quarantena per quanto riguardano le persone, le quali erano state in territori dove è stata confermata la presenza del coronavirus. Il metodo richiesto è il monitoraggio epidemiologico. I sintomi del coronavirus sono simili ai sintomi dell’influenza. Attualmente in Polonia è presente la stagione influenzale. Si sono registrati 211 983 pazienti con l’influenza e 9 morti. In questo momento l’influenza è più pericolosa del coronavirus in Polonia.” Nel frattempo l’Ambasciata Italiana in Polonia ha emesso una nota in polacco, girata in tutti i social media, in cui chiarisce la non pericolosità dell’Italia, precisando inoltre come la situazione sia sotto controllo grazie alla prontezza d’intervento del sistema sanitario italiano che ha svolto ben 11 mila tamponi di coronavirus.
Qui il link alla risposta ufficiale del Ministero.

odp. 192 K. Pustułka Gazzetta Italia koronawirus