Dolce VitaM è il nuovo e avvincente disco di Jarek Wist appena approdato negli Empik. L’artista, seguendo il suo cuore, porterà il pubblico nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta per mostrare quanto variegata ed interessante era la musica di quel periodo. Alla realizzazione del disco hanno collaborato noti musicisti tra cui: Bartosz Staszkiewicz, Maciej Matysiak, Kacper Stolarczyk, Tomasz Waldowski. Il risultato finale è un’ottima occasione per far conoscere al pubblico polacco le canzoni più famose dell’epoca della dolce vita italiana [ad esempio Volare; Ciao, ciao bambina; Quando, quando; Tu vuò fà l’americano] nei nuovi arrangiamenti. Il disco contiene anche le canzoni meno conosciute ma molto popolari in Italia di quell’epoca come Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco. Le registrazioni sono accompagnate dai violini che richiamano l’indimenticabile atmosfera dei tempi e dei film di Fellini. Dolce VitaM è il risultato del grande amore di Jarek verso la cultura e la musica italiana degli anni Sessanta. Wist è cantautore e compositore ormai da anni presente sulla scena musicale polacca e straniera. Il suo ultimo progetto Swinging with Sinatra, pietra miliare della sua carriera, lo ha portato a girare il mondo facendo concerti con i Big Band, con il quartetto jazz e con le orchestre sinfoniche. Adesso torna sulla scena polacca con un nuovo ed interessante disco per conquistarci con la magia dell’Italia.
Tasse su zucchero e piccole bottiglie di alcolici
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Riaperto il museum di Nikifor
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I detenuti puliranno i vagoni PKP
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GAZZETTA ITALIA 79 (febbraio-marzo 2020)
Gazzetta Italia 79: “Federico/100”, sullo sfondo della scena più famosa del film “La Dolce Vita”, è la copertina artistica che Gazzetta Italia dedica all’anniversario dei 100 anni dalla nascita dell’immenso Federico Fellini. Il grande regista è protagonista anche della rubrica “Finchè c’è cinema c’è speranza” curata da Diana Dabrowska. In questo numero di Gazzetta troverete un paio di interessanti interviste tra cui quella alla famosa traduttrice Joanna Ugniewska, quella a Gianluca Migliorisi, manager della Chicco e colonna degli italiani in Polonia, al disegnatore napoletano e autore della copertina DaniloPè e all’artista polacca che vive in Italia Marta Czok. E poi ancora troverete articoli di viaggio – uno dedicato alla città di Torino e poi “Amore al gusto di pasta” che è un viaggio tra le bellezze italiane – di cucina, tra cui la vera storia delle origini della pizza, di storia, moda, motori e naturalmente lingua e molto altro!
Professioni più ricercate
Musica e lingua dei giovani. Gli anni Ottanta e Novanta
La musica è da decenni una delle forme di intrattenimento più amate dai giovani e, inevitabilmente, i diversi generi musicali (pop, rock, rap e così via) sono sempre stati uno specchio della realtà giovanile, linguaggio incluso. Nel caso dellʼItalia gli anni Ottanta e Novanta sono stati un periodo importante da questo punto di vista: in quei decenni, infatti, il lessico tipico degli adolescenti si fece strada nei testi musicali, grazie in particolare ad alcuni gruppi rock e pop.
Gli Skiantos, gruppo punk rock italiano attivo già nella seconda metà degli anni Settanta, furono tra i precursori del cosiddetto rock demenziale, genere affine al comedy rock anglosassone: musica caratterizzata da testi grotteschi e comici, linguaggio volgare e satirico ed elementi di cabaret. I brani della band bolognese contengono molte parole ed espressioni tipiche del linguaggio giovanile degli anni Settanta e Ottanta come essere in para (cioè “in paranoia”) o sbarbo/sbarba (rispettivamente “ragazzo” e “ragazza”). Lʼalbum del 1978 “MONOtono” inizia proprio con una conversazione tra adolescenti, piena di termini tipici dellʼepoca e spesso difficilmente comprensibili per lʼascoltatore di oggi. Il linguaggio dei giovani infatti evolve molto rapidamente, tanto che parole come sbarbo e sbarba sono presto diventate desuete (anche se gli Skiantos fecero in tempo a pubblicare, nel 1980, il brano “Mi piaccion le sbarbine”).
Il gruppo più importante per quanto riguarda il rock demenziale in Italia sono stati però i milanesi Elio e le Storie Tese, il cui primo album risale al 1989. Con i loro testi al tempo stesso volgarissimi e raffinati, ricchi di giochi di parole e citazioni, i musicisti lombardi sono passati, nel corso degli anni, da band di culto ad autentico fenomeno mediatico. Anche nel caso del loro disco di debutto si inizia con una conversazione tra adolescenti, un chiaro omaggio agli stessi Skiantos: lʼargomento della discussione sono le figu, cioè le figurine dei calciatori, popolarissime tra i bambini e i giovani dellʼepoca. Molti anni dopo, nel 2013, la band ha registrato il seguito di quella vecchia intro, scherzando sul fatto che tanto la parola figu quanto le stesse figurine erano ormai da anni qualcosa di vecchio e fuori moda.
Una delle canzoni più interessanti in questo senso è “Supergiovane”, pubblicata da Elio e soci nel 1991 e dedicata alle avventure di un supereroe che incarna lo spirito ribelle e immaturo dellʼadolescenza. Il brano rievoca lʼimmaginario giovanile degli anni Ottanta, tra programmi televisivi, pubblicità, riviste e molti altri prodotti della cultura di massa, ma anche il linguaggio dei giovani di quegli anni. Alcuni dei termini che compaiono nel testo erano desueti già allʼalba degli anni Novanta: basti pensare a matusa, parola che nel decennio precedente veniva spesso usata per indicare i “vecchi”, cioè gli adulti, visti come noiosi e incapaci di capire gli interessi e le esigenze dei giovani. Matusa è unʼabbreviazione di Matusalemme, dal nome del più vecchio dei patriarchi dellʼAntico Testamento. Data la scarsa longevità del gergo giovanile, però, la parola in questione era già desueta nel 1991, tanto che, paradossalmente, chi a quel punto usava ancora il termine matusa era già “vecchio” lui stesso.
Uno dei gruppi pop italiani più celebri sono stati, negli anni Novanta, gli 883, inizialmente un duo composto da Max Pezzali e Mauro Repetto. Il loro primo disco, “Hanno ucciso lʼUomo Ragno”, venne pubblicato nel 1992. Già a partire dal titolo era chiaro lʼattaccamento allʼimmaginario adolescenziale dellʼepoca, tra fumetti di supereroi e sogni sullʼAmerica. I testi, soprattutto su quel primo disco, erano caratterizzati da un linguaggio spesso volgare, ma allo stesso tempo molto vicino alla realtà dei giovani italiani, ideale illustrazione di un mondo pieno di problemi, ma anche di sogni.
I primi testi degli 883 contengono molti elementi tipici della lingua dei giovani di quel periodo, tra cui lʼortografia poco ortodossa (lʼuso della k, x con significato di per, i numeri al posto delle parole). Tra brani possiamo citare “Sʼinkazza”, “6/1/sfigato” (quindi “Sei uno sfigato”) o ancora “Con un deca” (cioè, ovviamente, 10.000 lire), titoli non certo raffinati, ma sicuramente vicini alla sensibilità e al modo di comunicare dei giovani di quel periodo. Per i dischi successivi Pezzali avrebbe scritto canzoni dai testi più profondi, mantenendo però sempre le tematiche legate alla giovinezza, alla nostalgia e ai sogni della sua generazione.
Gli anni Novanta furono un periodo particolarmente interessante per la musica italiana, con un deciso “svecchiamento” dei testi e il successo di generi e sottogeneri musicali prima di nicchia, tra cui il rap o il rock alternativo. La diffusione, accanto alla radio, dei canali televisivi dedicati alla musica (la rete italiana Videomusic esisteva già negli anni Ottanta, mentre nel 1997 venne lanciata, con enorme successo, MTV Italia) contribuì non poco alla popolarità mainstream di molti cantanti e gruppi.
883 è uno dei gruppi simbolo del pop italiano. I testi della band di Max Pezzali, specie nei primi anni, erano fortemente radicati nel gergo giovanile: basti pensare a uno dei loro più grandi successi, la canzone “Sei un mito”. Già il titolo rimanda alle espressioni, comuni tra gli adolescenti, mito e mitico/a per “fantastico/a”, “grande”. Nel testo compaiono poi altre parole colloquiali, comuni ancora oggi, come figata o cannare, oltre alla forma ʼsta per “questa”, di nuovo tipica del parlato. Si tratta di espressioni non particolarmente eleganti e, fino a quel momento, decisamente poco diffuse nelle canzoni italiane da classifica. Del resto gli 883 erano noti per i loro testi spesso volgari, tanto nel 1994 pubblicarono un singolo dallʼeloquente titolo “Chiuditi nel cesso”.
Negli stessi anni il cantautore Marco Masini ottenne un grande successo con brani dai titoli controversi come “Vaffanculo” o “Bella stronza”. Entrambe le canzoni divennero hit ampiamente trasmesse dalle radio e oggi sono ritenute dei classici. Nonostante tutto, però, i testi apertamente scurrili erano poco tollerati dai media e dallʼopinione pubblica. Per fare un esempio, la band di rock demenziale Elio e le Storie Tese, nota per i suoi testi intelligenti e ricercati ma allo stesso tempo estremamente volgari, raggiunse il vero successo a livello nazionale con un brano sempre molto ironico, ma del tutto privo di parolacce come “La terra dei cachi”. La canzone venne presentata al Festival di Sanremo nel 1996, classificandosi al secondo posto e contribuendo non poco alla popolarità del complesso milanese.
Uno degli artisti italiani più popolari negli anni Novanta è stato senza dubbio Lorenzo Cherubini, meglio noto come Jovanotti. Nei primi anni della sua carriera il cantante romano produceva musica a metà tra rap e pop, probabilmente i due generi “giovani” per eccellenza, con brani molto immediati e orecchiabili che ottennero un enorme successo. I testi, essendo rivolti ad un pubblico giovanile, si rifacevano – come nel caso degli 883 – al lessico degli adolescenti di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta. Un esempio è la canzone del 1990 “Ciao mamma”, in cui compare la frase “è una libidine, è una rivoluzione”, riferita alla gioia di vivere. Il termine libidine, dal latino libido, indica ovviamente il desiderio sessuale, ma, nel gergo adolescenziale di allora, veniva spesso utilizzato come sinonimo di “spasso” o “sballo”. Proprio come nel caso di altre parole del lessico giovanile rese “immortali” dalle canzoni pop, anche questo uso di libidine è presto diventato desueto.
Ovviamente non tutte le canzoni di Jovanotti sono invecchiate allo stesso modo. In un altro celebre brano, il singolo del 1992 “Ragazzo fortunato”, lʼartista canta “sei bella come il sole e a me mi fai impazzire”, usando quindi la forma a me mi, sgrammaticata ma molto diffusa nellʼitaliano parlato, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti. Dello stesso anno è la canzone “Non mʼannoio”, uno dei brani più rap di Lorenzo, con il celebre ritornello che alterna “e non mʼannoio”, “e non mi stanco” e il molto più adolescenziale “e non mi rompo” (dallʼespressione rompersi le scatole o uno dei suoi innumerevoli sinonimi volgari). In entrambi i casi si tratta di espressioni molto più longeve e diffuse rispetto a libidine.
Tra gli artisti hip hop italiani degli anni Novanta va sicuramente menzionato anche il duo milanese Articolo 31. Uno dei loro più grandi successi è la canzone del 1996 “Tranqi funky”, interessante fin dal titolo: il termine tranqi (o tranqui) deriva da tranquillo ed è quindi paragonabile alla parola polacca spoko. Sempre del 1996 è “Il funkytarro”: questa volta lʼaggettivo inglese funky viene unito alla parola colloquiale tarro (variante del più comune tamarro) che indica una persona grezza, maleducata, chiassosa. Nella canzone comparivano altri termini tipicamente giovanili, diffusi ancora oggi, come tipa per “ragazza” o le forme colloquiali (e non troppo corrette) cʼho (ci ho) e cʼhai (ci hai) al posto delle più standard ho e hai. Oggi lʼex vocalist degli Articolo 31, J-Ax (vero nome Alessandro Aleotti), continua ad avere grande successo come solista, con brani spesso caustici, volgari e carichi di sarcasmo, ma al tempo stesso dotati di un notevole appeal commerciale.
Franciacorta, un degno rivale del champagne
A volte paragonato con il classico champagne francese, il Franciacorta, viene prodotto tra le affascinanti colline della provincia di Brescia, ai piedi del Lago d’Iseo. Quel vino spumante di alta qualità realizzato con il metodo Champeniose (lo stesso con cui si realizzano il Chardonnay, il Pinot Blanc e il Pint Noir) sarà la sfida italiana al famoso champagne. Si può scegliere tra i tre tipi del Franciacorta: bianco, satèn e rosé.
Benché sia relativamente poco conosciuto sul mercato globale, il Franciacorta viene considerato il migliore vino spumante d’Italia. Cosa si nasconde dietro al successo del prodotto italiano? La zona di produzione. E poi il caldo clima di montagna con temperature stabili sia di giorno che di notte. Le condizioni favorevoli sono dovute anche alla vicinanza del fiume, che insieme alla topografia alpina, crea un microclima particolare.
Malgrado i paragoni sempre più frequenti, tra il Franciacorta e lo Champagne ci sono due differenze significative. La prima è che il Franciacorta è conosciuto solo da 50 anni e la denominazione DOCG l’ha ottenuta nel 1995, mentre il vino frizzante francese ha le sue origini già nel Settecento. Inoltre, la produzione italiana è molto più piccola di quella del concorrente francese.
Visto la sua storia secolare e le numerose ottime campagne pubblicitarie, non ci sono dubbi che il vino francese è molto più popolare. I produttori italiani hanno deciso di seguire il concorrente e perciò quest’anno il Franciacorta è diventato uno dei partner ufficiali di EXPO Milano 2015. Le ultime recensioni sembrano promettenti. Lo spumante italiano riuscirà a conquistare i cuori di tutto il mondo? Su questo noi abbiamo degli ottimi presentimenti.
Frasi idiomatiche con i giorni della settimana
Dorota ha letto in un libro la seguente frase: “Era un personaggio unico. A volte sembrava gli mancasse qualche venerdì”. Devo ammettere di non aver mai sentito quest’espressione in precedenza. Ho fatto una breve ricerca e sono venuto a sapere che l’idioma (mancare qualche venerdì) significa che qualcuno appare strano oppure che sembra stupido. Viene dalla credenza che i nati prematuri abbiano in genere dei problemi comportamentali. Perché proprio il venerdì? Perché al venerdì sono collegate tradizionalmente manovre scaramantiche, riti magici e pratiche occulte. Interessante… Non finiamo mai di imparare nuove cose sulla nostra lingua.
Visto che siamo in argomento, mi è venuto il dubbio che ci fossero altre frasi idiomatiche che hanno come protagonisti i giorni della settimana. Ho trovato queste curiosità:
Essere sempre in mezzo come il giovedì! Un idioma che si usa molto dalle mie parti, nel Salento, significa che qualcuno fa sempre di tutto per essere al centro dell’attenzione o per dire la sua in ogni situazione indipendentemente dal fatto che gli venga richiesto di esprimere la propria opinione.
Dio non paga il sabato! Quest’espressione significa che c’è sempre una punizione per quello che facciamo nella vita. Quel furfante ha fatto di tutto per mettere zizzania. Per fortuna Dio non paga il sabato! Sapete cosa significa mettere o seminare zizzania, vero? Significa provocare elementi di discordia in un rapporto fra persone.
Dare gli otto giorni! Esprime il concetto di cacciare via in maniera forte una persona. Non sopportavo più Maria, così le ho dato gli otto giorni. Spero di non vederla mai più!
Ci rimane il tempo per rispondere all’ultima domanda. Anna mi dice che qualcuno l’ha corretta quando ha usato questa frase: “Sono andata al cinema insieme con la mia amica”. Si dice insieme a oppure insieme con? Tutte e due le costruzioni sono corrette in italiano. C’è comunque da dire che nella lingua parlata la prima espressione, insieme a, è più usata e solo per questo motivo suona in maniera più corretta. Io stesso la preferisco.
“Anche la storia dell’italiano conferma che le espressioni sono entrambe corrette. Potremo seguire, a nostra scelta, l’esempio di Alessandro Manzoni (“Questa volta, insieme con la voce, venne fuori l’uomo, don Abbondio in persona”), oppure quello di Carlo Cassola (“Il cappellano era insieme a un soldato”); potremo imitare l’uso di Gabriele D’Annunzio (“Le sette vele stanche vengono innanzi insieme con la sera”) o quello di Eugenio Montale (“Insieme alla natura la nostra fiaba brucerà in un lampo”): non sbaglieremo in nessun caso”. (Dal sito dell’Accademia della Crusca).
Spaghetti alla Matriciana o Amatriciana: ricetta originale
All’estero non tutti sanno che Amatrice è un cittadina del Lazio (i cui abitanti sono chiamati matriciani) non lontana dal confine con l’Abruzzo ed è nota per la famosa ricetta “Spaghetti alla Matriciana o Amatriciana”. Questa ricetta è nata probabilmente molto prima del 1600 quando il pomodoro non c’era ancora in Italia, pertanto originariamente era senza pomodoro e si chiamava “Gricia” più nota in Abruzzo. Non è una ricetta romana, ma fu portata a Roma probabilmente dai pastori durante la transumanza. È fondamentale sapere che la vera Matriciana non viene realizzata nè con i bucatini, nè con la pancetta, ma rigorosamente con spaghetti e guanciale.
Ingredienti per 4 persone:
- 400g di spaghetti di semola di grano duro
- 200g di guanciale
- 400g di polpa di pomodori maturi o pelati
- 150g di pecorino non molto stagionato
- (attenzione a quello romano che è generalmente troppo salato)
- 50g di strutto o utilizzare del grasso del guanciale
- Peperoncino fresco quanto basta
- sale quanto basta per la pasta
Procedura:
Se potete utilizzate una padella di ferro sulla quale sciogliere lo strutto e cuocere la salsa si alterano meno i sapori. Spargere un po’ di peperoncino sulla padella ben calda e unire il guanciale precedentemente tagliato a bastoncini di circa 7/8 mm di spessore (non tagliare a dadini il guanciale si renderebbe la parte magra troppo secca). Rosolare a fuoco medio per pochi minuti affinché il guanciale sia leggermente abbrustolito (dorato). Attenzione il guanciale non deve essere né lessato né bruciacchiato, questo è il momento più critico per realizzare un buon sugo alla Matriciana. A questo punto unite il pomodoro, con la sua acqua di vegetazione. Cuocere a fuoco moderato mescolando delicatamente finché la salsa non è leggermente addensata. Togliere dal fuoco e tenere coperto al caldo finché non saranno cotti gli spaghetti al dente. Scolare gli spaghetti dall’acqua e versarli sulla padella del sugo, unendo subito il pecorino grattugiato. Spadellare e amalgamare il tutto per un minuto. Avvolgere gli spaghetti con un forchettone aiutandosi con un mestolo e servirli ben caldi nel piatto.
PS: Su alcuni scritti è riportato l’uso dell’aglio prima di rosolare il guanciale ed anche del pepe nero, si può utilizzare ma non è in assoluto la ricetta originale.
























