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Janusz Roguski: La mia Italia

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Architetto di professione, acquerellista e viaggiatore di passione, Janusz Roguski è l’autore di oltre 300 acquerelli che raccontano l’architettura italiana. Uno di questi lo possiamo apprezzare sulla copertina di questo numero di Gazzetta Italia.

“Nella vita privata era soprattutto molto simpatico, originale e sensibile. Era appassionato della vita, molto esigente con sé stesso e con la sua famiglia. Alle persone che aveva intorno trasmetteva la sua passione e dedizione verso l’arte”, così lo ricorda la figlia, Joanna, italianista e proprietaria della piccola casa editrice Pointa. Una casa editrice che è come un filo conduttore che unisce il passato con il presente perché fu il sogno nel cassetto mai realizzato del nonno Henryk Roguski, un libraio nella Varsavia prima della guerra. La concretizzazione di un sogno ha permesso di realizzarne un altro, quello di pubblicare il volume “La mia Italia” con gli acquerelli di suo padre Janusz Roguski, libro che ha regalato al padre in occasione del suo ottantesimo compleanno. Grazie a questa pubblicazione si possono apprezzare tanti dettagli dell’architettura italiana, dipinti con delicatezza e precisione meticolosa. Forse per qualcuno possono essere l’ispirazione per scoprire questi paesaggi colti dalla mano dell’architetto.

Roguski adorava viaggiare, con la moglie Nina hanno visitato mezzo mondo ma era l’Italia il luogo dove più amava tornare. Durante gli studi alla facoltà di architettura del Politecnico di Varsavia, non era possibile visitare i luoghi amati, li guardavano solo sulle pagine dei manuali. Ma appena aprirono i confini i Roguscy iniziarono subito le loro esplorazioni. Con la tenda e in condizioni modeste viaggiavano per ammirare la bellezza dell’architettura e della storia dell’arte. Tutti e due hanno sempre sottolineato che vedere dal vivo le opere che prima avevano ammirato solo attraverso le foto dei libri è stata un’emozione molto forte. Quando erano nei loro sessant’anni decisero di studiare l’italiano. Fecero le valigie e partirono per Roma dove per tre mesi studiarono la lingua all’Università per stranieri. Tutti i giorni percorrevano a piedi i cinque chilometri che dividevano la casa dall’Università per apprezzare appieno la bellezza della Città Eterna.

La passione per l’arte e l’architettura italiana pian piano stimolarono il desiderio di rappresentarle su un foglio di carta. Le prime lezioni di disegno Janusz Roguski le fece al Politecnico ma a dipingere gli acquerelli cominciò solo nel 2004, facendosi immediatamente assorbire da questo nuovo hobby. “Dipingeva di solito seduto su un muretto o su uno scalino oppure, dopo i primi schizzi, nel suo studio di casa. Durante il lavoro spariva in un’altra dimensione, probabilmente lì dove sentiva il profumo delle pietre calde e dei secoli della storia passata”, ricorda Joanna. Dipingendo prestava attenzione ai minimi dettagli, la possibilità di poter mostrare le perle dell’architettura italiana dal suo punto di vista lo rendeva semplicemente felice. Come dice l’autore stesso nella prefazione dell’album “La mia Italia”: “Le piccole città italiane incantano con la loro bellezza ed armonia ed io cerco di trasmettere queste emozioni nei miei acquerelli.”


Ha dipinto solo in Italia, nessun altro paese ha destato in lui il desiderio di una simile espressione artistica. In tutto ha creato oltre 300 opere, alcune a marzo del 2009 sono state presentate in mostra all’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia. Per Roguski l’approvazione da parte degli ospiti è stata una forte emozione anche perché non aveva mai pensato di presentare al pubblico i suoi lavori.

La tragica ironia della sorte fece sì che la sua così amata Italia, che era diventata parte della sua vita, fu anche il motivo di una grande sofferenza. Nel 2013 durante il viaggio annuale a sciare nelle Dolomiti, Roguski ebbe un grave incidente che lo paralizzò completamente dal collo in giù. L’incidente gli impedì di dipingere e cambiò completamente la sua vita, che fino ad allora era piena di energie e passioni. Nonostante tutto, il suo amore per la cultura, l’arte e l’architettura dell’Italia non era mai cambiato e sempre con una grande gioia ritornava con lo sguardo alle miniature italiane immortalate con il suo pennello. Si è spento nel novembre del 2016.

Negli ultimi anni una volta, durante le lunghe chiacchierate tra padre e figlia, Roguski le disse di voler lasciare una traccia di sè ed essere ricordato. Grazie alla dedizione assoluta di Joanna, il suo sogno si sta avverando. 

MICHELANGELO PALLONI

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MICHELANGELO PALLONI (Campi 29.9.1637 – Węgrów 17.12.1713). Pittore. Figlio di Cosimo Di Fiorindo Palloni e Maria Maddalena Palloni, nonché cugino del predicatore di Campi, il Reverendo Andrea Di Fiorindo Palloni. Dall’anno 1652 al 1655 studia sotto la direzione di Baldassarre Franceschini detto “Il Volterrano”. 

Il primo lavoro indipendente di Palloni è l’affresco per l’altare presso la Chiesa di San Lorenzo a Campi, oggi Campi Bisenzio, ovvero la “Madonna con San Giovanni e San Geronimo sotto la Croce”, iniziato, a soli tredici anni, nel 1650 e terminato nel 1660. 

In Italia, a Firenze, dal 1655 al 1661, lavora con Franceschini, all’affresco nella Cappella Niccolini dentro la Chiesa di Santa Croce e nel 1669, alle decorazioni nella Chiesa di Santa Maria Maddalena De’ Pazzi. A Bologna realizza una serie di lavori e a Torino affresca il vestibolo della Chiesa di San Lorenzo con un intero ciclo della Passione di Cristo. Il Volterrano, suo maestro, gli indica come riferimenti sia Antonio Allegri detto il Correggio che Pietro Da Cortona, a quel tempo impegnato in Toscana, ma già autorevole rappresentante della cosiddetta Scuola Fiorentina a Roma.

Dopo molti anni di formazione sotto Franceschini, nel 1671 Michelangelo inizia a ricevere commissioni da Cosimo III De’ Medici Granduca di Toscana. Nel 1673, a Firenze, si iscrive e poi diviene Membro dell’Accademia del Disegno. Qui si specializza nell’inquadratura delle figure dal basso verso l’alto. Dal 1673 al 1676 riceve ancora una formazione a Roma nella Scuola Fiorentina, guidata dal pittore Ciro Ferri, dove apprende quella pittura barocca particolare, ossia con gli effetti illusionistici. A Firenze intanto, dal 1674 al 1676 accetta anche ordinazioni dall’Arazzeria Medicea, per cui prepara modelli – detti cartoni animati – da utilizzare nelle composizioni dei tessuti, ispirandosi a lavori di artisti fiorentini cinquecenteschi come Francesco Salviati o Andrea del Sarto, arazzi poi conservati nelle Collezioni dei Medici. Come copista, riproduce alcune opere di Pietro da Cortona e un ritratto di Cosimo III, per rimpiazzare gli originali mancanti nelle Collezioni Granducali. 

Nella seconda metà dell’anno 1676, dietro invito del Grande Hetman di Lituania Michele Casimiro Pac e di suo fratello, il Cancelliere Cristoforo Sigismondo Pac, arriva in Polonia. Qui si porta dietro tutte le esperienze acquisite in Italia con la scuola fiorentina, quella veneziana, quella bolognese e quella romana; la prospettiva, la monumentalità, i paesaggi, il cavalletto, l’inquadratura, il disegno, il chiaroscuro, la plastica dei corpi, le tinte delle carnagioni, le espressioni del viso, le mani e i dettagli della gioielleria e dei tessuti, la tavolozza dei colori. E, a proposito di colori: comincerà a prediligere quelle tonalità, tutte particolari, che vanno dal rosa al viola. 

In Polonia incontra una grande colonia di artisti italiani, che opera principalmente a Varsavia; come gli architetti Agostino Vincenzo Locci (figlio dell’architetto Agostino Locci il Vecchio, di Narni), progettista del Palazzo di Wilanów, Carlo Ceroni, lombardo, Giuseppe Simone Bellotti, Tommaso Bellotti, Giuseppe Piola, nativo della Valsolda (parente dell’architetto Carlo Ceroni, progettista della Chiesa Parrocchiale di Węgrów), gli scultori, Francesco Maino, Ambrogio Gutti, Carlo Giuseppe Giorgioli, comasco, i pittori Martino Altomonte napoletano e Francesco Antonio Giorgioli affrescante comasco e lo scultore a stucco Giovanni Pietro Perti.

Nell’anno 1685 si reca, per un breve periodo, in Italia e passa per Roma e quando torna in Polonia si porta dietro la sua famiglia, vende tutte le sue proprietà e decide di stabilirsi a Varsavia. Insieme con sua moglie Anna Maria Lanzani, nel 1688, va ad abitare in una residenza acquistata a Leszno, un quartiere di Varsavia. Ha due figli, Melchiorre e Rosa. Ecco, però che, non molto tempo dopo, sempre con la famiglia, deve trasferirsi a Vilnius per eseguire importanti lavori.  In quella città, oltre a svolgere l’attività di architetto, si ritrova ad allestire anche interessanti scenografie per alcuni teatri lituani.

Accolto, nello stesso anno, come Pictor Regius alla Corte di Re Giovanni III Sobieski, a Varsavia, viene incaricato dal Sovrano d’affrescare la Reggia di Wilanów, così incomincia a frequentare personaggi come il pittore Pietro Dandi, il Wojewoda di Płock Giovanni Bonaventura Krasiński, il Castellano Teofilo Fredro. 

Nel 1696 vende la sua residenza di Leszno, ma rimane a vivere a Varsavia. Quindi nel 1705 si presta come testimone al matrimonio di Vincenzo Ornani presso la Chiesa di San Giovanni a Varsavia.

Dal 1706, però, fino al 1713, anno della sua morte, insieme alla moglie, si stabilisce a Węgrów. Tutti i suoi figli, come Maria Alessandra futura moglie del commerciante Paolo Castelli, Maria (Caterina) Maddalena futura moglie dello scultore a stucco Giovanni Pietro Perti, nonché Rosa, sposeranno un italiano. Nell’anno 1712, con il nome di Michael Archangelus Palloni, appare nell’elenco dei Membri della Confraternita di Sant’Anna a Węgrów. 

Tra i suoi lavori più rappresentativi nella Confederazione polacco-lituana, figurano, oltre ai lavori eseguiti nel Palazzo di Wilanów a Varsavia, gli affreschi nella Chiesa di Pożajście presso Kowno e nella Chiesa di San Pietro e Paolo a Antokol di Vilnius nel 1684; il dipinto ad olio de “La Crocifissione” nella Chiesa di Pożajście del 1675; le decorazioni del Palazzo Krasinski a Varsavia nel 1684 e del Palazzo di Leszczyński a Rydzyna nel 1688; gli affreschi per la Collegiata e per il Convento dei Missionari di Łowicz del 1690 dietro commissione del Primate Michele Radziejowski e per i Carmelitani Scalzi a Varsavia; affreschi nella Chiesa Parrocchiale e in quella de Riformati a Wegrów, per conto di Jan Dobrogost Krasiński, iniziati nel 1707 e terminati nel 1708. 

Quegli affreschi dentro la Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Czerniaków in Varsavia, invece, che qualcuno, in passato, a prima vista, aveva attribuito a Michelangelo Palloni, oggi restano ancora di autore sconosciuto, anche se si tende ad attribuirli a qualche pittore d’una scuola del nord Italia o del nord Europa.

Nelle opere di Palloni, che egli spesso firma con il solo aggettivo “Florentinus”, molto diversificate tra di loro, a volte si riscontrano: la tecnica dell’impasto dei colori del pittore fiammingo Justus Sustermans, un certo aspetto mistico caratteristico delle tele di Carlo Dolci, anche se velatamente, le luci e le ombre di Caravaggio, l’atmosfera grottesca dell’incisore Jacques Callot e anche l’oscurità dei suoi amici pittori Pietro Dandini e Anton Domenico Gabbiani. E poi, lavorando, in alcune occasioni, come per esempio a Wilanów, fianco a fianco con colleghi più giovani di lui, come Szymonowicz e Reisner – che però si sono formati all’Accademia Romana di San Luca – finisce col prediligere sempre più, quel metodo di dipingere, caratteristico della scuola romana, che comunque anch’egli conosce bene.

Alla sua morte, viene sepolto nel seminterrato della Chiesa Parrocchiale di quella città. 

In tutti i territori della Confederazione polacco-lituana, Palloni viene ricordato come ‘il più grande affreschista di tutti i tempi’. Molto, intorno a quest’artista, è stato già scritto da Magdalena Górska, da U. Bieszczad Bauman, S. Fiedorczuk, G. M. Guidetti, M. Heydel, M. Karpowicz, M. Paknys e da T. Sawicki.

Corigliano Calabro: il piacere di viaggiare fuori percorso

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Per la prima volta sono arrivata in Calabria da Bologna in pullman, avendo così l’opportunità di ammirare in viaggio sia il tramonto sia l’alba. Siamo passati da Rimini lungo il tacco dello stivale italiano per arrivare direttamente fra le braccia della remota Magna Grecia. Tra i passeggeri assonnati ero l’unica straniera, però a dire il vero questa circostanza non aveva affatto importanza. La più bella, magari perché vista all’alba, si è rivelata la terra pugliese, che abbiamo attraversato come se avessimo tagliato una morbida fetta di formaggio. E poi, situati lungo la strada, come fossero stati sparsi casualmente, i trulli – case di costruzione conica di pietra, alcune di esse contano più di 2000 anni – stimolavano la fantasia e richiamavano delle immagini, un po’ inventate, dei tempi del loro splendore. Giravo involontariamente la testa, seguendoli con lo sguardo, fino a quando erano completamente scomparsi dalla vista.

Quando il pullman passava lungo la costa, i raggi del sole del nuovo giorno che nasceva si riflettevano nello specchio del mare, irritando gli occhi. Anche se era ancora molto presto, ogni volta che la porta del pullman si apriva per far scendere i passeggeri, all’interno climatizzato entrava un soffio caldo del vento avvolgente che oltre al calore portava con sé il profumo d’estate. Quando siamo finalmente arrivati, a Corigliano Calabro, un piccolo paese nella provincia di Cosenza, è iniziato un nuovo giorno come molti altri. Un brusio allegro di voci animate si intrecciava con il suono dei cucchiaini che sbattevano sulle tazze, agitando in modo ritmico un aromatico caffè. Cornetti, ciambelle, bomboloni e altri dolci su una grande teglia venivano tirati fuori dal forno e posati sul bancone del bar. In Italia una colazione dolce è un piacere che meritiamo, visto che per godere buona fortuna durante la giornata, bisogna iniziarla con un buon pensiero (un caffè e un po’ di dolcezza!) in particolare al sud d’Italia, dove tutto, dai paesaggi alla cucina, sembra aumentare il suo impatto sui sensi.

Esplorare la quotidianità

I paesini come Corigliano non vengono visitati come le grandi città turistiche. Perché qui si esplora la quotidianità ed invece di seguire le guide turistiche, si ascoltano le storie raccontate dai residenti che con entusiasmo suggeriscono dei percorsi nascosti, non evidenti a prima vista, che conducono tra le mura secolari dei palazzi e portano spesso ad una piazza, terrazza panoramica o in un grazioso e tranquillo cortile. Nelle piccole città del sud è difficile imbattersi in turisti non italiani, e nel periodo estivo, soprattutto durante i fine settimana quando gli abitanti locali riposano al mare, i paesi sembrano completamente vuoti.

In realtà, Corigliano Calabro è una paese storico, da dove molti abitanti, soprattutto i giovani, si sono trasferiti nella zona più moderna, Corigliano Scalo, situata più vicino alla costa. Gli antichi paesini della Calabria costruiti sulle cime delle colline assomigliano alle fortezze piene di segreti, da esplorare in silenzio, ascoltando i suoni della città che vive nel suo ritmo, come le storie di un vecchietto per cui proviamo un grande rispetto. A Corigliano Calabro, sulle case costruite una accanto all’altra come un solido domino di pietra, svetta il castello ducale. La gente del posto ne parla con orgoglio e entusiasmo del tutto comprensibili. L’edificio fu costruito nel XI secolo per incarico di Roberto il Guiscardo come una fortezza di guardia da cui era possibile controllare tutte le zone circostanti. In seguito, nel corso dei secoli il castello passò di mano in mano tra le famiglie nobili (Sanseverino, Saluzzo, Campagna). I loro stemmi si possono ammirare appesi sopra il portone principale del castello circondato dal fossato. Le potenti mura restaurate della fortezza nascondono un incantevole cortile, una piccola cappella, bei corridoi e le stanze accuratamente attrezzate, come se i proprietari ci vivessero fino ad oggi. La sala da ballo, viene chiamata anche la sala degli specchi, ed il suo soffitto, oltre ai meravigliosi lampadari, è decorato con l’affresco “Palcoscenico della vita” di Ignazio Perricci. Quest’opera, dipinta con una tecnica “trompe-l’oeil”, per dare l’illusione di tridimensionalità e con una prospettiva aperta, mostra il cielo stellato e dei personaggi che si affacciano dal balcone verso i visitatori che sollevano la testa verso l’affresco. Invece una stretta scala a chiocciola porta ad una delle torri, da cui è possibile ammirare i tetti di color rame delle case, la cupola della chiesa di Sant’Antonio che brilla, riflettendo i raggi del sole, la stradina che porta al paese la quale vista dall’alto sembra un filo sottile sparso casualmente, ed una vasta costa, distante solo di pochi chilometri. Guardando giù dalla torre, sembra che si possa chiudere tutta la zona in una mano, e le stradine nella parte vecchia della città assomigliano alle fessure strette fra i libri di una grande biblioteca. Poi, passeggiando sotto la collina, si scoprono dei vicoli tranquilli, come se camminando togliessimo piano piano degli strati invisibili della città; si apprezza il silenzio di un caldo pomeriggio, mentre la maggior parte dei residenti riposa al mare a Marina di Schiavonea, dove d’estate si trasferisce la vita sociale degli abitanti locali. 

 

Passiamo accanto alla piccola chiesa di Santa Chiara, nascosta tra i palazzi, per poi arrivare attraverso un passaggio stretto in via XXVI Maggio. Lì, entriamo sul Ponte Canale, costruito nel XV secolo sopra via Roma che sale verso il cuore del paese. Originariamente il ponte svolgeva il ruolo di acquedotto, che portava l’acqua alle principali piazze della città. Attualmente, fermandoci a metà del ponte, possiamo ammirare in lontananza una sottile linea dell’orizzonte dove il mare incontra il cielo dello stesso colore. Prima però, davanti a noi si estende un campo ondulato di tetti di color rame con degli sporgenti camini storti di pietra. Perdersi è impossibile, e quando finalmente raggiungiamo via Villa Margherita nelle gambe sentiamo un dolore piacevole dovuto alla bella camminata appena fatta. Da lì solo pochi minuti in macchina ci dividono da Corigliano Scalo, dal porto vivace e dalla costa. Decidiamo di restare un po’, riflettendo. In tempi di consumismo quasi onnipresente, spesso quello che ci affascina di più è la semplicità. Ed i paesi ancora poco conosciuti del sud d’Italia sono come un’oasi tranquilla da esplorare lentamente, camminando; sono dei sereni musei all’aperto, dove i biglietti d’ingresso non mancano mai, ed i viaggiatori che riescono con un dovuto rispetto ad immergersi nella quotidianità del posto, sono sempre accolti a braccia aperte intorno a una tavola apparecchiata. 

Il concerto del gruppo salentino Mascarimiri a Varsavia

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Il 16 novembre al pub Skład Butelek si terrà l’unico concerto a Varsavia del gruppo salentino Mascarimiri!

MASCARIMIRI – è una perla della scena world music, capace di brillare non solo nel contesto italiano ma anche internazionale. Questo grazie al sound unico ed originale che è il risultato di oltre 20 anni di “Tradinnovazione”, l’idea di electro world music creata da Claudio “Cavallo” Giagnotti, musicista produttore salentino di origine Rom, leader e fondatore della band dal 1998.

Il progetto MASCARIMIRI, prodotto artistico di un Salento non ancora così turistico come invece oggi, da sempre all’avanguardia nella sperimentazione sonora, è sinonimo di unione tra la tradizione e l’innovazione dal sound potente e coinvolgente, arricchito dai suoni di tutta l’area Mediterranea e gipsy. Oggi il suono dei MASCARIMIRI è maturo, sempre innovativo, forte della profonda conoscenza delle proprie radici ma con inconfondibile identità internazionale. Con dieci album all’attivo e un calendario concertistica di primo livello, i Mascarimiri da oltre 20 anni riscrivono la tradizione, rimanendo la formazione più innovativa tra i gruppi di Pizzica Salentina.

Satisfashion Milano

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22 września 2019 odbyła się druga edycja SATISFASHION, objazdowej imprezy całkowicie poświęconej modzie autorskiej, której celem jest promowanie projektantów i budowanie platformy łączącej świat biznesu i sztukę projektowania. Satisfashion obyło się w zabytkowej przestrzeni I Chiostri di San Barnaba w Mediolanie. Wydarzenie podzielone zostało na dwa etapy: najpierw kolekcje zaprezentowano w piętnastowiecznych w krużgankach Chiostro dei Pesci, a następne w ruinach dawnego kościoła S. Maria della Pace.

 

Organizatorem Satisfashion jest Kasia Stefanów, założycielka agencji Mystyle-Events. Podczas imprezy, która jest łącznym pokazem wielu twórców, zaprezentowano kolekcje ponad 20 projektantów. Imprezę otworzyły pokazy włoskiej marki A-Lab Milano, rosyjskiego eklektycznego artysty Gera Skandal oraz wzrastającego nazwiska włoskiej sceny modowej Emilio Bonadio. Następnie swoje kolekcje zaprezentowali Yulia Fedetska, Seyit Tordogan zwany Seyit Ares, Dono da Scheggia, marka stworzona przez Dagmarę Nowak i Beatę Drzazgę, Agnès Wuyam, Diana Pinto w wyjątkowej współpracy z Marcosem Marin, Aleksander Gliwiński zaprezentował autorską kolekcję biżuterii z bursztynu w połączeniu z pokazem Viktorii Nosach, Silk Epoque, Colorat, Marcin Raczkowski, Barbara Cały wraz z biżuterią Shalini Aroraa, Kamila Froelke, Kathy, Rockmadchen, Martin Appelt, Zhila oraz kolektywa projektantów ALWAYSUPPORTALENT pod wodzą stylistki Flavii Cannaty.

 

Impreza została objęta honorowym patronatem Konsulatu Generalnego Polski w Mediolanie. Patronował jej także Salvatore Piccione – włoski projektant mody, laureat prestiżowych nagród. Satisfashion Milano dopełnił business lunch, zorganizowany 23 września w Dogana, w sercu Mediolanu. Celem lunchu było zdobycie nowych kontaktów biznesowych, a także zgłębienie wiedzy na temat rynku mody, dzięki spotkaniu z przedstawicielami mediów, kupcami oraz wyjątkowymi prelegentami: Criss Egger z Criss Egger Luxury Consultacy oraz z Patrycją Niemczyk-Favaro z Polskiej Agencji Inwestycji i Handlu w Mediolanie.

Satisfashion Milano było drugą edycją projektu Satisfashion, imprezy która swój debiut miała w czerwcu tego roku w Monte Carlo, w Monako. Misją projektu jest łączenie mody (fashion) i uczucia satysfakcji (satisfaction). To przyjemność obcowania ze sztuką użytkową w życiu codziennym. Satisfashion będzie kontynuowało podbój świata mody w kolejnych miastach, w następnych miesiącach.

GAZZETTA ITALIA 77 (ottobre-novembre 2019)

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Gazzetta Italia 77: In tutto il mondo in questo periodo si celebra la Settimana della Lingua Italiana e Gazzetta celebra questo appuntamento con un articolo sulla storia della lingua italiana in Polonia firmato dal docente Luca Palmarini. Otto pagine di articolo che descrive cronologicamente la diffusione dell’idioma di Dante in Polonia che è assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati di lingua italiana. E poi da questo numero di Gazzetta comincia la collaborazione con il famoso storico Alessandro Marzo Magno che nella sua rubrica pillole culinarie ci spiega le origini di tutti i maggiori piatti italiani a cominciare dagli spaghetti! Un nuovo ricco, ben 80 pagine, numero di Gazzetta in cui troverete tanti articoli di viaggio, arte, lingua, cucina, motori e tantissimo cinema nelle relazioni dall’ultima Mostra di Venezia in cui, tra l’altro, interviste all’attrice Sandra Drzymalska protagonista del film “Sole” e al regista Carlo Sironi, e l’intervista con il regista di “Corpus Christi” Jan Komasa e il protagonista Bartosz Bielenia.

Il Museo Nazionale di Cracovia su internet

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl
Uscire di casa non ѐ più necessario per poter ammirare le ricchezze del Museo Nazionale a Cracovia (140 anni di vita), perché da ieri 130 mila fotografie dei capolavori sono disponibili online. Il nuovo sito: www.zbiory.mnk.pl su cui per 3 anni hanno lavorato 120 persone mira a diffondere l’arte e raggiungere un pubblico sempre più vasto. Possiede un sistema di ricerca intelligente, ѐ attrezzato alle persone con disabilità, nonché disponibile in inglese, assicura il vicedirettore del museo per la strategia, sviluppo e comunicazione Łukasz Gaweł. Tra gli altri vantaggi del portale web troveremo anche descrizioni, saggi ed accesso illimitato a capolavori che nonsi può guardare quotidianamente. Il sito ѐ stato creato grazie ai fondi dell’Unione europea nell’ambito del Programma Operativo Polonia Digitale ed il Ministero della cultura, la cui sovvenzione ѐ stata pari a 2 milioni 162 mila di zloty (il valore totale dell’operazione: 9 milioni di zloty).

Joanna Mendys-Gatti, di giorno medico, di notte pittrice

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L’Italia per me è una seconda patria. Qui mi piace tutto. L’Italia è un paese talmente ricco di arte e di architettura che vivendoci e guardando ogni giorno questa bellezza non si può restare indifferenti. La vita qui è splendida e diversa da quella in Polonia. Nonostante la crisi economica la gente rimane allegra, aperta e spontanea. Quando ho raggiunto il mio marito italiano sono stata subito ben accolta e accettata. Il fatto che fossi polacca non ha mai fatto alcuna differenza per gli italiani. Ma non ho mai perso la relazione con il mio Paese e la mia vita si svolge tra Milano e Cracovia, città cui torno spesso ed in cui ho tanti amici. 

Di professione medico ma per passione pittrice?

Personalmente amo dipingere quanto fare il medico e così faccio entrambe le cose. Qui la gente viene ai vernissage per avvicinarsi all’arte e se trova qualcosa che gli piace la comprano. Ho fatto tante mostre in Italia e a nessuno interessava in quale accademia mi fossi laureata e con quale professore. In Polonia l’approccio è un po’ diverso. La pittura mi ha sempre affascinato e ai tempi del liceo ero indecisa tra l’Accademia delle Belle Arti e la facoltà di diritto. Poi, all’improvviso, ho avuto la premonizione che dovevo studiare medicina. Scegliendo tra medicina e accademia ho pensato che se mi fossi laureata in medicina poi avrei comunque potuto dipingere, ma il contrario non sarebbe stato possibile.

Come concili attività così diverse?

Nella mia vita, come in quella di tanti altri medici, c’è spazio sia per la professione che per l’arte. Per esempio durante la Riunione Mondiale dei Medici Polacchi si presentano anche gli interessi extra-medici dei partecipanti. In maggio a Danzica arriveranno molti medici illustri, i quali oltre alle relazioni sul proprio lavoro mostreranno anche le loro creazioni artistiche: pittura, fotografia e addirittura poesia. Anch’io avrò la mia mostra.

Parlavi italiano prima di trasferirti a Milano?

No. Ma durante i miei studi di medicina tutte le diagnosi si scrivevano ancora in latino, quindi lo conoscevo correntemente. Grazie a ciò dopo 3 mesi di soggiorno nel Bel Paese riuscivo già a parlare italiano abbastanza bene. 

Quali sono i tuoi luoghi preferiti in Italia?

Adoro la Toscana, è bellissima. Ogni anno ci torno per le vacanze con un sentimento speciale visto che qui ho incontrato mio marito. Ma non andrei a viverci. Per me Milano, e tutta la Lombardia, sono ideali per lavorare al meglio. Amo anche Roma. Ci vado a volte senza motivo, semplicemente per fare una passeggiata. E poi sono bellissime la Sardegna e la Sicilia. 

Non è da stupirsi che dipingi paesaggi.

Dipingo ciò che sento nell’anima. L’Italia mi ispira profondamente. Tutto può diventare tema di pittura. Fotografo i momenti fuggevoli e poi li riverso sulla tela. Dipingo spesso di notte, dopo aver passato una giornata di lavoro con i miei pazienti.

Dipingi partendo dalle foto?

Al giorno d’oggi con una tale evoluzione tecnica della fotografia quasi tutti dipingono a partire dalle foto. Durante gli incontri all’aria aperta con la mia associazione posso anche permettermi il lusso di dipingere direttamente dalla natura. Ma quotidianamente chi ha il tempo per questo?

Quali tecniche utilizzi?

La tecnica dipende dal tema. Dipingo su tela oppure su tavola, con vernici ad olio, un pennello e una spatola. Spesso comincio con il pennello e termino con la spatola. Creo quadri di varie dimensioni, però prediligo i grandi formati, perchè danno slancio, spazio.

I temi?

Paesaggi, fiori, natura morta, animali, uomini, ritratti. Anche rappresentazioni di santi. Tutto.

Quando hai cominciato a dipingere?

Dopo gli studi di medicina a Cracovia ho conosciuto mio marito e sono partita per l’Italia. La Polonia non era ancora nell’Unione Europea e dunque ho dovuto convalidare la mia laurea, cioè ripetere la maggior parte degli esami all’Università di Milano. Sono stati anni di tirocini, corsi, due specializzazioni in odontoiatria e medicina estetica, il dottorato di ricerca, il lavoro, la famiglia, i bambini. Dipingere era un sogno nel cassetto. Il giorno in cui ho cominciato a sentirmi realizzata professionalmente mi sono detta: o provi adesso oppure è la fine del tuo sogno. Ed ho ricominciato a studiare, stavolta disegno e pittura. Lavorando come medico non avevo il tempo per studi regolari, così ho scelto un percorso individuale di apprendimento. Ho terminato parecchi corsi di lungo periodo all’Università di Milano Brera e all’Istituto Paolo Borsa a Monza, ed ho fatto anche lezioni private nelle botteghe degli artisti.

Una vita di studio e lavoro!

Si’. Per fortuna non ho bisogno di dormire molto, quindi di giorno lavoro e di notte dipingo. Dunque alla domanda cosa faccio di professione, rispondo che di giorno faccio il medico e di notte la pittrice. Seguo le mie due passioni.

La prima mostra?

Alla Galleria d’Arte a Pescarenico, nel 2004, è piaciuta molto sia ai critici che al pubblico. Ero felice e ho valutato questa esperienza come un successo. Ho preso coraggio. Poi ho fatto altre mostre in Italia, a Parigi e quindi hanno cominciato ad invitarmi in altre città e la passione è diventata un’attività molto concreta e intensa. Ho esposto in Italia, Francia, Polonia, Usa, Germania, ora ho contemporaneamente una mostra a Lodz e una a Piacenza. Sono membro della Compagnia Artistica Paolo Borsa di Monza, della Bottega dell’Arte a Missaglia e di CIAC a Roma.

Hai parlato anche di quadri con i santi come tema.

Sì lo faccio come volontariato. Ho dipinto anche l’immagine del Gesù misericordioso, 140×80 cm, per la parrocchia di San Lorenzo a Żółkiew, vicino a Leopoli, dove mi sono trovata in occasione del 100° anniversario dell’apertura dell’ordine dei medici in Polonia. Il quadro nelle cornici dorate sostituirà il poster di carta che pende oggi in questa chiesa. Ho dipinto anche la rappresentazione del Cristo su commissione della chiesa di Linas presso Parigi. Mi hanno chiesto anche di fare un dipinto per una parrocchia in Congo. Recentemente inoltre sono stata coinvolta nel rinnovamento di una cappella, vicino a Cracovia, per salvare la scultura di Stryjeński “Madonna con Gesù Cristo”, distrutta e danneggiata, come tutta l’installazione.

Altri progetti?

Collaboro con alcune case editrici. Daniele Bertoni, un artista e scrittore toscano, nel suo libro, che simbolicamente fa riferimento alle rose, ha progettato la copertina sulla base del mio dipinto ‘Rose’. Marek Orzechowski, il corrispondente polacco di PAP, sta per finire un libro sulla cultura musulmana in Tunisia e ha già scelto per le illustrazioni alcuni dei miei lavori. Il quadro “I dervisci ballanti” è stato scelto per la copertina. Attualmente sto dipingendo il ritratto di Cristoforo Colombo, per un libro di cui non posso svelare nulla a parte il fatto che la commissione mi è arrivata dagli USA. In generale comunque penso che il mondo non abbia né limiti, né vincoli, anzi apre davanti a noi tante strade, tutte interessanti… Io passo la vita ad imparare sempre qualcosa di nuovo, questo è il mio progetto di futuro.

 

Mille Sapori e Casa Gheller: nuova collaborazione per promuovere il Made in Italy in Polonia

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10 settembre al Ristorante San Lorenzo di Varsavia si è svolta la serata d’inaugurazione di una nuova collaborazione esclusiva di Mille Sapori con il brand Casa Gheller. Alla serata erano presenti l’Ambasciatore d’Italia in Polonia Aldo Amati, il Direttore dell’ICE Antonino Mafodda, l’export manager di Casa Gheller Flavio Geretto, manager del Wine Department di Inalca Food & Beverage Sandro Randazzo e CEO Mille Sapori Plus Luciano Pavone oltre a rappresentanti dell’Ambasciata e tanti manager specialisti del settore. La collaborazione tra l’Italia e la Polonia sta diventando sempre più importante per Mille Sapori che, insieme al Gruppo Cremonini a cui appartiene, cerca di promuovere la qualità del prodotto italiano e del vero Made in Italy. Per questo motivo tra una serie di collaborazioni di alto livello è iniziata anche quella con Casa Gheller che dagli anni Settanta fa parte del Gruppo Villa Sandi. Il prosecco Casa Gheller è un prodotto tradizionale proveniente dall’area per eccellenza del prosecco Valdobbiadene e la sua qualità unica sta nella particolare cura dedicata alla produzione con una ricetta originale immutata dagli inizi del marchio fino al giorno d’oggi. Come ha dichiarato Sandro Randazzo Casa Gheller non è solo il prodotto ma un marchio che vogliamo promuovere in tutto il mondo soprattutto adesso quando il prosecco è diventato il patrimonio dell’Unesco ovvero un prodotto da proteggere e valorizzare a livello mondiale. Casa Gheller sarà l’unico prosecco presente in offerta di Mille Sapori per il canale Horeca a prezzi veramente accessibili. Per promuovere questa nuova e forte partnership Mille Sapori ha in programma una serie di eventi di wine tasting nelle maggiori città polacche.

Re Matteuccio Primo, pubblicata la prima edizione integrale in lingua italiana

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È finalmente nelle librerie italiane la prima e unica edizione integrale di Re Matteuccio Primo (Villaggio Maori Edizioni), il grande classico della letteratura d’infanzia polacca. Scritto nel 1922 da Janusz Korczak, al secolo Henryk Goldszmit, l’illustre pedagogo, medico, pubblicista e scrittore polacco, ucciso nel campo di sterminio di Treblinka insieme ai bambini del suo orfanotrofio, il romanzo racconta le vicissitudini del giovane erede al trono Matteuccio, che deve presto rinunciare a un’infanzia felice e spensierata perché costretto a succedere al re suo padre morto improvvisamente. Re Matteuccio vive un avvincente susseguirsi di avventure e disavventure, che lo portano a crescere in fretta, a farsi nuovi amici e nemici, ma soprattutto a scontrarsi con la dura realtà. Infatti Re Matteuccio, talvolta riformatore, talaltra tiranno, impara a sue spese preziose lezioni di vita: capisce che non c’è azione senza conseguenza (più o meno grave) e che non sempre chi ci circonda è chi dice di essere. In effetti il romanzo rispecchia la vocazione educativa dell’autore, poiché aiuta i bambini suoi lettori a comprendere meglio i meccanismi della politica e mostra loro come imparare dai propri errori e affrontare a testa alta tutte le sconfitte e le amarezze della vita. Allo stesso tempo, pure gli adulti, il secondo destinatario dell’opera, ricavano interessanti spunti di riflessione da questa lettura. Ogni capitolo si legge tutto d’un fiato grazie alla pregevole traduzione di questa nuova versione italiana, curata da tre nomi di rilievo della nostra polonistica, Andrea Ceccherelli, Lorenzo Costantino e Marcin Wyrembelski. L’edizione ha il merito di rispettare appieno lo spirito e lo stile della prosa dell’originale polacco ed è impreziosita da un’utile prefazione, nonché dalle belle illustrazioni di Alessio Maggioni. Insomma un’impresa splendidamente riuscita, tanto che un po’ dispiace arrivare all’ultima pagina. Non ci rimane che sperare nella pubblicazione del sequel!