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SEGUENDO GLI ITALIANI A WROCŁAW: parte II

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“Ho deciso: resto a Wrocław”
Fabio Cortese è nato nel Salento, tra gli splendidi paesaggi dell’Italia sud-orientale, in Puglia sull’Adriatico.

“Wrocław nel settembre 2004 era completamente diversa. Sono venuto qui per lo scambio studentesco Erasmus e sono rimasto. A quel tempo, non c’erano molti dei luoghi, nati durante questi tredici anni, che oggi costituiscono il centro della vita della città. “

Il quartiere più visitato da Fabio era intorno a piazza Grunwaldzki, o meglio parco Grunwaldzki, perché allora era un posto completamente verde.

Fuori piove ed io parlo con Fabio al bar Felicità: un locale bellissimo pieno di romanticismo e mistero che sembra direttamente trasportato dalle strade delle città costiere in Italia. La musica latina risuona in sottofondo.

Fabio non ha scelto questa città di sua iniziativa. Studiava lingue quindi aveva molte altre possibilità ma Wrocław gli è stata raccomandata ed è diventato “nostro ospite” completamente per caso.

“Appartengo a quelle persone che vogliono tornare in Polonia quando sono in Italia, e mentre sono in Polonia, sognano la bella Italia. Penso sia tuttavia  un tipo di pregio che sta nel notare i lati positivi delle persone indipendentemente dal luogo in cui siamo stati portati dal destino”.

Wrocław lo percepisce come uno spazio in cui ognuno può trovare un angolo per se stesso. Cuochi, baristi, pasticceri… anche quelli che vogliono aprire una propria attività.

“Al tempo era un po’ più facile poi si è creata una forte competizione, ma per una persona che viene qui dall’Italia o semplicemente dall’estero, è ancora una grande opportunità per lavorare, specie quando ti pagano le assicurazioni e tasse varie”.

Così ha fatto Fabio. Vedendo che c’era ancora qualcosa che mancava, era impiegato in uno dei pochi pub tipicamente italiani, proprio al pub Felicità, di cui ora è proprietario.

“È una grande opportunità per condividere l’italianità con gli altri, mostrare il nostro carattere, le nostre tradizioni guardando insieme le partite di calcio (bisogna sottolineare che per un italiano una domenica senza partita è un giorno perso) ma anche ballando o semplicemente facendo parte della nostra comunità.”

Ci sono eventi provenienti interamente dall’Italia, come serate italo-disco o aperitivo, un piccolo spuntino, di solito accompagnato da un calice di vino o spritz. L’11 novembre c’è stato l’Aperitivo di San Martino, che è stato particolarmente importante per Fabio perché collegato alle sue origini. In questo giorno in Puglia si beve il vino e si cominciano a mangiare piatti caldi, “autunnali”, come carne al sugo di pomodoro (simile al goulash polacco).

“La clientela polacca si italianizza. Dopo un po’ di tempo venire qui e ordinare un cocktail, invece di vodka o birra, non è piu qualcosa di straordinario o strano per i polacchi.”

In effetti, dopo tutto è uno scontro tra due culture diverse, perciò mi chiedevo se è percepibile anche per i clienti.

Fabio risponde subito: “Per i polacchi è un posto che assomiglia a una vacanza in Italia. Spesso è legato all’ordinazione, come birra o un drink, che si beveva in una sera d’estate in un bar italiano. Per noi italiani sono prodotti di tutti i giorni, ma i breslaviani sono piacevolmente sorpresi”.

A questo punto, Fabio parla anche delle sue esperienze dei primi mesi della sua permanenza in Polonia, perché il tema delle differenze culturali è legato al tentativo di assimilazione in un nuovo ambiente.

Fabio non ha riscontrato alcun problema in questo aspetto, rilevando che ha ancora molti amici polacchi dei suoi “inizi”, anche se sono passati tredici anni!

In larga misura è anche merito suo perché, nonostante sia uno studente straniero, non si è chiuso nella comunità Erasmus. Ha incontrato molte persone, anche al di fuori di questa cerchia.

“Chiudendoti nel mondo dell’Erasmus rischi di perdere l’occasione di imparare molte cose importanti e utili.”

Grazie al suo carattere aperto già dopo nove mesi aveva deciso: “Resto a Wrocław!” conosceva circa 200 parole in polacco e non aveva alcun problema a comunicare con i polacchi.

Ancora una volta, torniamo all’argomento del calcio. Ho saputo che ogni grande città della Polonia ha una propria squadra di calcio fatta da italiani che vivono in Polonia in cui possono giocare anche 2 polacchi per squadra. Fabio è uno dei giocatori della squadra di Wroclaw. Ogni anno viene organizzato il torneo Italiani in Polonia a Łódź.

“Nell’ultimo torneo siamo arrivati al sesto posto, ma l’importante è divertirsi, coltivare le tradizioni, incontrarsi con gli amici e fare sport sano. Siamo ben contenti di accogliere nuove persone. “

Per Fabio Wrocław è una bellissima città piena di luoghi interessanti e, quando gli viene chiesto dove preferisce soggiornare, cita immediatamente “l’enorme parco Szczytnicki”, che porta in altri luoghi interessanti, come lo ZOO o la Hala Stulecia. Gli ricorda la Puglia, piena di natura, dove ci sono ancora molti luoghi in gran parte salvi dalla civiltà.

“È una cosa che mi manca. Poter salire in macchina e in cinque minuti essere al mare … qui al massimo puoi rimanere bloccato nel traffico per due ore…”

Fabio sottolinea, tuttavia, che proprio a Wrocław è diventato quello che è oggi. Ha imparato a dedicarsi al lavoro, che è anche la sua grande passione, e che “se inizi un progetto, non devi ritirarti, cerca di finire ciò che potrebbe portare frutti inaspettati in futuro”.

 

“Non sono stata io a scegliere la Polonia: è stata lei a scegliere me!”

L’ultima tappa del mio viaggio nella Breslavia italiana è il pub Kalambur.

Nel cuore della città si sta diffondendo una bella sera d’autunno e il mercato sprofonda lentamente in mille luci scintillanti di lanterne, negozi, bar e ristoranti.

Apro la porta e i miei sensi si avvolgono nell’atmosfera di quel locale artistico. Una ragazza sorridente si avvicina a me: “Ciao! Sono Giulia De Felice!”

Il suo cognome parla da solo, perché Giulia è una persona con tanta energia positiva che è difficile non notare l’aura di felicità che ha portato con sé fin dal Molise.

“Sono venuta in Polonia per un tirocinio Erasmus nel 2013 grazie ad una  borsa di studio che mi è stata assegnata . A quel tempo vedevo solo una cosa, una parola che mi portava avanti: TEATRO.

Non sono stata io a scegliere la città. Ho ricevuto l’informazione: “Hai vinto una borsa di studio. Tra due settimane devi partire per Katowice”, ed io ho detto: “Okay! Ma dov’è Katowice?” (ride)

La vita spesso è governata dal caso ed è stato così anche per Giulia. Tuttavia, a volte è necessario dare una mano al destino.

“Sono arrivata a Katowice per caso, perciò quando mi chiedono: “perché hai scelto la Polonia?” rispondo sempre: “È stata lei a scegliere me!”

Giulia ha dovuto preparare il viaggio in sole due settimane, salutare amici, casa e famiglia per lasciare tutto e trasferirsi per tre mesi nei luoghi lontani del nuovo capitolo della sua vita.

“Era il 19 novembre 2013 e Katowice ai miei occhi sembrava uno dei posti più strani sulla Terra. Comunque, mi è piaciuto il lavoro al teatro lì. Ho imparato un sacco di cose e la ricordo come un’esperienza meravigliosa.

Oltre al lavoro, studiavo musica, cinema e teatro, ed è questo che mi affascinava di più. Soprattutto il teatro polacco, che volevo conoscere meglio. Per questo motivo, da quando mi sono trovata all’università, il mio sogno era di venire in Polonia. Alla fine, il destino ha detto “Sì!”.

Secondo Giulia, il sistema dei teatri polacchi è uno dei migliori in Europa. Per questo ha seguito con interesse il lavoro di Jerzy Grotowski, che è stato uno dei motivi principali per cui si è trasferita a Wrocław nel 2016. Qui Grotowski aveva il suo laboratorio. Grazie a ciò questo, Giulia ha potuto vedere le sue opere, venire a conoscenza del suo lavoro e capire più da vicino anche l’idea di questo  “grande rivoluzionario del XX secolo”.

Le chiedo se ha incontrato difficoltà nelle relazioni con i polacchi, specialmente essendo nuova abitante.

Giulia risponde senza dubbio che i polacchi sono molto calorosi e pronti ad aiutarti.

“Qui è un po’ diverso rispetto all’Italia, perché gli italiani sembrano aperti dopo il primo secondo, mentre con i polacchi stabilire una relazione più stretta ovvero farli aprire verso un estraneo richiede molto più tempo. Nonostante ciò, puoi essere sicuro che se trovi un amico in Polonia, è un amico per sempre.”

Aggiunge anche che quando è arrivata a Katowice, i polacchi erano pieni d’orgoglio e allo stesso tempo molto curiosi e positivamente sorpresi dal fatto che una ragazza italiana avesse scelto una città che non è tanto turistica quanto Wrocław.

“Per me, invece, la più grande sorpresa è stata la puntualità. Nei teatri in Italia, ad esempio, lo spettacolo di solito inizia più tardi dell’orario stabilito . Quando in Polonia lo spettacolo era alle 18:00 se ero in ritardo non potevo più entrarci. Pertanto, per il primo anno ho dovuto davvero sincronizzarmi con i ritmi polacchi per non essere più in ritardo . Con il tempo mi sono abituata “

Ciò che in Polonia è ovvio, normale, in Italia non deve per forza esserlo. Lì, quando arrivi puntuale, ti guardano come fossi un fenomeno.

“Per riassumere: in Polonia sono considerata un’italiana, e in Italia: una polacca. Tuttavia, dico sempre che la Polonia è semplicemente la mia seconda casa “.

Per gli stranieri l’esistenza di gruppi su Facebook è di grande aiuto, è un luogo in cui possono scambiarsi informazioni, esperienze e organizzare eventi, come ad esempio quello al Kalambur.

Stiamo proprio partecipando ad un evento organizzato da Giulia, da sua madre e dai suoi amici, durante cui si può assaggiare il vero ed autentico olio extra vergine di oliva, prodotto in famiglia da quattro generazioni.
“La raccolta delle olive inizia in ottobre, quando sono ancora leggermente viola”, descrive l’intero processo la madre di Giulia: “Sotto gli ulivi si estendono ampie reti, e i frutti vengono scossi con rastrelli lunghi”.

Dimostra anche quali metodi si usavano nei tempi antichi.

In questo processo non ci sono sprechi: perfino i semi vengono usati come “carburante” per la stufa.

Il risultato finale è l’olio extravergine d’oliva, amato anche dai polacchi e dagli italiani chiamato “oro verde”, in tre varietà: fruttato, amaro e piccante.

Prima di assaggiare l’olio “DONNA GIULIA” bisogna “riscaldarlo” tra le mani (strofinando il fondo di un bicchiere di plastica) in modo che dopo aver tolto le mani si sente l’odore dell’erba fresca.

Giulia e un suo amico presentano anche musica tradizionale del sud Italia, trasformando Kalambur in una vera festa italiana, dove una parte degli ospiti canta una melodia nota, mentre gli altri ballano al ritmo della chitarra e dei colpi di tamburello.

A Giulia piace il fatto che grazie a tali eventi le persone possano conoscere i veri sapori d’Italia e tornare a casa arricchiti di nuove conoscenze.

La cultura italiana ha penetrato la cucina polacca, ma, il che è più importante, è presente nella vita dei breslaviani, da cui anche gli italiani possono imparare:

“Quello che mi piace di più nei polacchi non è solo la puntualità, ma anche l’organizzazione, soprattutto nell’ambiente artistico. Noi italiani siamo molto creativi, abbiamo la testa piena di idee, ma spesso tutto finisce nel processo della creazione o, appunto, dell’organizzazione. I polacchi invece sono in grado di portare le loro idee al punto finale. “

Un’altra cosa accattivante nelle persone è anche l’umiltà. Mi dice che ha incontrato un sacco di persone istruite, che parlano quattro lingue o hanno una laurea in due campi diversi, ma rimangono comunque modeste. Noi polacchi invece dovremmo imparare dagli italiani di essere coraggiosi, di provare, di conoscere le proprie capacità, il saper dire: “Lo farò anche se non sono super bravo”.

Infine, Giulia ammette che ciò che di più le manca in Polonia è poter vedere più spesso il sole. “Non parlo nemmeno del sole caldo, ma di tre raggi almeno, giusto per migliorare l’umore!”, il che corrisponde perfettamente con il suo motto:

“Tutte le situazioni disperate hanno un loro lato positivo, e in ogni giorno, anche quello peggiore, c’è bellezza. Bisogna solo trovarla.”

Fiera del turismo di Berlino: il miglior stand tra i paesi europei è della Polonia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

In occasione della Fiera del turismo ITB di Berlino, gli studenti della Business School di Colonia hanno premiato lo stand della Polonia come il migliore tra i paesi europei. Il giudizio è stato assegnato in base alla varietà dell’esposizione, all’atmosfera, all’ospitalità e al servizio. La preparazione dei biscotti panpepati, i pierniki, da parte degli addetti del museo di Toruń ha impressionato tutti i visitatori. Gli altri punti forti sono stati gli esperimenti sull’acqua del Wrocław Hydropolis, la promozione del rafting lungo il fiume Nysa Kłodzka, le miniere Guido di Zabrze, i canali di Elbląg e i dipinti del film “Loving Vincent”. Sul palco della Fiera si sono svolte anche delle piccole competizioni, tra cui una sui detti polacchi. Si tratta di un grande successo per la Polonia, il cui stand si era piazzato solo al decimo posto l’anno scorso, all’ottavo nel 2015 e al secondo nel 2014. Il premio è stato ritirato dai rappresentanti dell’Organizzazione Turistica Polacca.

Fonte: rp.pl

Foto: ROL

Polonia Oggi: Le birre artigianali fanno tendenza anche in Polonia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Secondo il blog Piwna Zwrotnica, nel 2017 sono stati aperti in Polonia 51 nuovi birrifici e sul mercato sono stati introdotti 1.655 nuovi tipi di birra, ovvero 100 in più rispetto all’anno precedente. Molte di queste nuove birre sono state lanciate dai birrifici artigianali allo scopo di stupire i clienti. Pian piano i polacchi hanno iniziato ad apprezzare le bevande di nicchia per il loro sapore e la loro qualità. E ci sono sempre più persone pronte a pagare cifre anche molto elevate per una bottiglia di alta qualità: nei negozi speciali alcune possono costare addirittura 100-200 złoty. Secondo un’indagine di Nielsen, nel 2017 l’acquisto di birra in Polonia è diminuito del 2,4%, ma il valore è sceso solo dell’1,3%: ciò significa che in generale i polacchi stanno acquistando un numero minore di birre, ma stanno spendendo di più per comprare quelle di qualità maggiore. L’aumento più significativo si è verificato tra le birre analcoliche (+22,9%) e le artigianali (+16,9%). Tuttavia, nonostante la loro crescita di popolarità, è opportuno ricordare che le birre artigianali costituiscono solo il 2% del mercato complessivo.

Fonte: forsal.pl

Foto: ShutterStock

Młode au pair we Włoszech

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Młode au pair we Włoszech

Wakacje zbliżają się wielkimi krokami, wiele młodych osób właśnie zaczyna zastanawiać się nad sposobem spędzenia tych trzech najprzyjemniejszych miesięcy w roku. Na przełomie maja i czerwca każdego roku rośnie zainteresowanie wyjazdami typu au pair. W Polsce ten sposób spędzania wakacji nie jest jeszcze bardzo popularny, dlatego chciałabym przybliżyć jego filozofię.

Fenomen au pair to program wymiany kulturowej wśród młodzieży i studentów, skierowany do osób w wieku 18-26 lat i mający na celu przede wszystkim edukację kulturową. W niektórych programach uczestnicy zobowiązani są także do brania udziału w specjalnych kursach specjalistycznych lub językowych, wszystko zależy od tego, do jakiej agencji zamierzamy się zgłosić. Natomiast jeżeli chodzi o warunki uczestnictwa w programie, wymagana jest znajomość języka angielskiego lub języka narodowego kraju, do którego mamy zamiar się udać. Mile widziane jest prawo jazdy i co najważniejsze: doświadczenie i łatwość w nawiązywaniu kontaktu z dziećmi.

Au pair, co do zasady, to osoba, którą traktuje się jako członka rodziny, który pełni funkcję opiekuna dzieci. W zamian za pracę z dziećmi gość otrzymuje kieszkonkowe, gwarantuje się mu pokój oraz wyżywienie. W zależności od rodziny zasady mogą się nieco różnić, ale większość kieruje się zasadą maksymalnej gościnności i otwartości. Rodziny pomagają swojemu gościowi w oswojeniu się z nową rzeczywistością, wprowadzają w życie rodzinne, prezentując swoje zwyczaje, dając pewne wskazówki i rady co do wykonywania obowiązków, do których należą między innymi przygotowanie dzieci do szkoły, pomoc w lekcjach i nauce, zabawa i zapewnienie dzieciom bezpiecznej rozrywki podczas nieobecności ich rodziców oraz przygotowanie im posiłków i wykonywanie wspólnie z nimi drobnych prac domowych. Jest też niepisana umowa, którą respektują prawie wszyscy, że au pair to nowy członek rodziny, czyli jest zabierany na rodzinne wyjścia, święta oraz wspólne wyjazdy, gdzie rodzina pokrywa koszt biletów czy posiłków. Tyle o teorii i filozofii wyjazdów, a jak to się ma w praktyce?

Z własnego doświadczenia wiem, ile obaw ma przyszła au pair, zwłaszcza przed swym pierwszym wyjazdem, dlatego ważne jest dokonanie dobrego wyboru i kilkakrotne nawiązanie kontaktu z przyszłą tzw. host-family, czyli rodziną goszczącą. Najlepszym rozwiązaniem jest rozmowa przez Skype ze wszystkimi członkami rodziny, z którymi przyjdzie nam mieszkać. Ja tak zrobiłam i dzięki temu upewniłam się, że są miłymi i otwartymi ludźmi. Podobnie twierdzi Marta, która była już au pair w poprzednich latach i doradzała mi, co zrobić. Taka rozmowa to podstawa także dla rodziny, przecież to oni powierzają nam swoje pociechy i obdarzają nas zaufaniem wpuszczając do swojego domu.

Podczas rozmów z dziewczynami, które były au pair bądź przygotowują się do wyjazdu zawsze pada jedno słowo – tęsknota. Czas trwania wyjazdu zależy od nas i od rodziny, która nas przyjmuje, ale istnieje możliwość skrócenia pobytu. Jak radzą sobie dziewczyny, gdy tęsknią? Marta poleca nawiązanie kontaktów z au pair, które są w pobliżu i podzielenie się z nimi swoimi problemami lub wątpliwościami. W razie potrzeb działają grupy np. na Facebooku, można umówić się na kawę lub wspólny wyjazd z innymi, a także za pośrednictwem Facebooka można poszukać pomocy i zmienić rodzinę. Zdecydowanie więcej jest pozytywnych stron takiego wyjazdu, przede wszystkim możliwość poznania kultury nowego kraju, miejscowych zwyczajów, kuchni i ludzi. Dziewczyny, które wybrały Włochy jako cel swojej przygody au pair mówią o otwartości i o tym, jak ciepło zostały przyjęte przez swoje rodziny, o powitaniu i przygotowanym miejscu (zawsze czekał pokój). Każda z nas podróżowała i zwiedzała, odkrywanie nowych miejsc to niesamowita sprawa, oprócz tego, co chcemy zobaczyć bardzo często przypadkiem odkrywamy nowe miejsca i poznajemy nowych znajomych, bądź zawieramy przyjaźnie na całe życie. O swoich włoskich przygodach każda z nas mogłaby opowiadać godzinami.

Nigdy nie zapomnę emocji, jakie przeżywałam podczas oglądania meczów z moimi podopiecznymi. Ttrafiłam do rzymskiej rodziny, która kibicowała Romie, a więc per forza [siłą rzeczy – przyp. red.] zostałam wierną fanką i uczyłam ich wymowy nazwisk polskich piłkarzy (Szczęsny i Błaszczykowski), a oni uczyli mnie słownictwa związanego z piłką nożną. Rodzina, u której byłam, rok wcześniej gościła u siebie Amerykankę, która po powrocie do USA otworzyła tam włoską restaurację. Wykorzystała swój pobyt, aby nauczyć się gotowania, podejrzeć, jak Włosi to robią i spisała przepisy, które służą jej na co dzień. Po rozmowie z koleżankami, wszystkie zgodnie przyznałyśmy, że pobyt z włoską rodziną obfituje nie tylko w doskonałe umiejętności kulinarne, ale także w dodatkowe kilogramy… ale dla takiego smaku warto! Każda z nas przywiozła do domu kilka przepisów na dania, które szczególnie przypadły do gustu i teraz stanowią nasza specjalność.

Dla każdej z nas niezwykle cennym doświadczeniem jest możliwość ćwiczenia języka w życiu codziennym. Przebywając z włoską rodziną rozmawia się na różne tematy, począwszy od tego, jak nam minął dzień, aż po wiadomości ze świata.

Praca z dziećmi to zdecydowanie wyzwanie dla osób, które boją się mówić, a muszą zacząć komunikować się błyskawicznie. Kontakt z dziećmi sprawia, że uczymy się szybciej, bo to właśnie maluchy są najlepszymi nauczycielami.

Oprócz przyjaźni i nowych umiejętności, z pewnością przywozimy ze sobą masę wspomnień uwiecznionych na zdjęciach. Uczestnicząc w tych lokalnych atrakcjach z pewnością wzbogacamy swoją wiedzę o Italii, a jak wiadomo apetyt rośnie w miarę jedzenia. Włochy to nie tylko pizza, kawa i lody, ale także ludzie, którzy ujmują nas swoją gościnnością, tworzą niezapomnianą atmosferę i właśnie dlatego chce się tam wracać.

My również wracamy do Perugii…

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My również wracamy do Perugii…

(passepartout-umbria.blogspot.it)

 

Poruszająca wizja miasta Perugii, słowami jej mieszkanki, która nadal żyje tutaj na co dzień i zdjęciami innej, która zostawiła to miasto szesnaście lat temu, lecz nie przestaje do niego wracać. Razem, jakby w objęciu, opowiadają  o Perugii, w której rozkwitają ich pragnienia, które są już wspomnieniami.

 

Wszyscy tylko powtarzają głupstwa na temat naszego miasta – Perugii. Ale ono nie daje sobie nałożyć ograniczeń i wytyczyć granic, raczej samo „powtarza swoje znaki, by coś mogło utrwalić się w umyśle tego, kto je odwiedza” (Italo Calvino, “Niewidzialne Miasta”).

Nie jest to miejsce, w którym możesz usiąść i czekać bezczynnie – by odczytać, co ma w duszy, musisz podnieść się i chodzić! Spacerować w górę, między jego przeszłością i gwałtownymi wzlotami i upadkami, mając jednak zawsze możliwość wypoczynku w jego wspaniałym salonie, Corso Vannucci.

Będziesz musiał podążać jego ulicami niczym za liniami papilarnymi dłoni, przesiewać je kamień po kamieniu, umieć wychwytywać ślady pamięci z krawędzi domów, pod powłoką wszystkich tych elementów, zbyt często niezauważanych: klamka, gzyms, zawias drzwi czy wspornik.

Być może to nie wystarczy jeszcze na dogłębne poznanie miasta, ale, jeśli Cię to zadowoli, to, co wynurzy się spomiędzy wspomnień z podróży będziesz powtarzać w czasie aż wreszcie miasto zacznie istnieć; tak naucza nas Calvino.

Perugia, tak jak Zirma jest miastem obfitującym, z którego podróżnicy wracają z bardzo wyrazistymi wspomnieniami.

Właśnie tak jest, że lubimy poznawać nasze miasto, przemierzając je od nowa dla własnych wspomnień, a także dla obrazów, jakie mu przypisali słynni podróżnicy z przeszłości. Rozmaite wizerunki, także kontrastujące ze sobą: Perugia piękna, Perugia splamiona krwią i męska, Perugia pełna światła, Perugia zamglona, Perugia zamieciona przez heroiczną tramontanę… bez zaniedbań i przesadnej słodyczy!

Będziesz musiał rozpocząć wizytę od szczytu, przy Porta Sole, szukając wzrokiem tego, co Walter Binni, znany XX-wieczny krytyk literacki i antyfaszystowski komentator wydarzeń politycznych, pochodzący z Perugii, nazywał pejzażem najbardziej autentycznym, bogatym w strome wąwozy i parowy, w lasy, we wzgórza… Pejzaż ożywiony, niespokojny, mniej wychowany i bardziej żywotny od tego, który będzie czekał u końca wędrówki, po przeciwnej stronie miasta.

To tutaj Perugia przybiera bardziej surowy wizerunek, stąd, w jakiejkolwiek porze roku przyjedziesz, docenisz zimny, ciężki, nieprzejednany klimat.

Także Dante mówi o niej w ten sposób w pieśni XI, Niebo: „On to Perugię raz ziębi, raz grzeje, Od strony Porta Sole ”. [tłum. E. Porębowicz]

Z zadartym nosem, poszukując tabliczki cytującej dantejskie wersety, znajdziesz się w pobliżu kaplicy San Severo, która strzeże wspaniałego fresku; pracę nad nim rozpoczął młody Rafael Santi, by potem jego mistrz, Pietro Vannucci (znany jako Perugino) dokończył dzieła. Ten fresk zasługuje na wizytę ze strony każdego, kto chce zrozumieć co ma się na myśli mówiąc o odrodzeniu umbryjskim.

Wędrując tu i tam, bez ustalonego planu, zdarzy się, że zgubisz się między „dziwnymi, stromymi zaułkami, które w Perugii są nazywane ulicami” (Nathaniel Hawthorne, Marmurowy Faun, 1860) aż do momentu, w którym zejdziesz z powrotem na plac, z tyłu katedry.

Ale nie oczekuj zwyczajnej katedry, gdyż ta użycza ze strony placu jedynie swojego boku, nie pokazuje fasady, niedokończonej i skromnej!

Takie ułożenie pozostawia miejsce w samym centrum sceny jedynej prawdziwej primadonnie, z jej śnieżnobiałym ubraniem na podwyższeniu: Fontana Maggiore.

To, co zobaczysz obecnie będzie oczywiście twoim „zniekształconym” wyobrażeniem o Piazza di Perugia! Wiele osób mówi, że nic się nie zmienia, ale według nas ten plac zmienia się za każdym razem, kiedy ktoś próbuje go zdefiniować. D’Annunzio nazywa gomęskim, pisze w Elektrze w 1903 r.: „”il tuo Grifon che rampa in cor m’entrò col rostro e con l’artiglio, onde tutto il mio sangue acro e vermiglio delle immortali tue vendette avvampa.””

Nie pomyślałbyś nigdy, że te słowa mogły być zainspirowane przez tą samą scenę miejską  opisaną zaledwie trzydzieści lat później przez Sandra Pennę w „Un po’ di febbre” („Lekka gorączka”). Perspektywa placu, jaką nam daje Penna nie zatrzymuje się na gryfie z Palazzo dei Priori, ale płynie ona, słaba i wycieńczona, na Corso Vannucci. Jak mówi Penna: „w głębi, w głębi odgaduje się, że ów bieg/ciąg kończy się na nieskończoności”.

Nie można oprzeć się takiej zachęcie, Perugia zabiera ze sobą w podróż w głąb szlaku, kończąc na tarasie w ogrodach Carducci, zanim zdążysz się zorientować, jakby przez przyciąganie magnetyczne, poprzez nieoczekiwaną, niemożliwą do przewidzenia siłę.

W tym miejscu dochodzisz do przeciwległego krańca długiego spaceru.

To, co ukaże ci się przed oczami będzie płaskim terenem nad twierdzą Rocca Paolina, która omiata teren aż do Monte Subasio w pierwszym uderzeniu, by potem przekraczać granicę wielu różnych odcieni lazuru, dążąc w kierunku nieskończoności właśnie.

Żeby to w pełni docenić, nie ma znaczenia czy trwa właśnie bezchmurny wiosenny dzień…

„Pojedźcie do Perugii, kiedy wieje wiatr i woda spada: ujrzycie drogie miasto w jednej z najpiękniejszych i najbardziej właściwych sobie odsłon. W Perugii, nawet kiedy przychodzą czarne nawałnice, płynąc ze strony Asyżu albo Magione, nie brakuje światła. Perugia, rozpostarta w górze, mieni się tragicznym światłem, które rozprzestrzenia się jak łuna nad wielkim polem uprawnym” (Giovanni Papini, “I nipoti d’Iddio”, 1932)

Camogli: il borgo dei bianchi velieri

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Camogli è un piccolo borgo marinaro, detto anche il borgo dei bianchi velieri, caratteristico per il suo porticciolo con le barche variopinte e le sue case colorate affacciate sul mare. I colori e le linee orizzontali più chiare servivano ai marinai camogliesi per riconoscere più facilmente la propria abitazione dopo il ritorno dalla pesca.

Tra i monumenti più importanti ricordiamo la Basilica di Santa Maria Assunta costruita sul mare, le cui origini risalgono al XII secolo, con la facciata neoclassica e gli interni barocchi. Poco sopra si trova il Castel Dragone anche questo costruito nel XII secolo a difesa del borgo e del porto.

Il territorio comunale comprende tre frazioni: Ruta, San Fruttuoso (noto per l’omonima abbazia e la statua del “Cristo degli abissi”) e San Rocco. All’abbazia, dedicata a San Fruttuoso di Tarragona, vescovo e santo catalano del III secolo, ci si può arrivare solo via mare o per due sentieri. Il complesso abbaziale è formato dalla chiesa, dal chiostro e dalla torre intitolata all’ammiraglio Andrea Doria. La torre fu costruita dalla potente famiglia Doria come difesa dai pirati e dai veneziani. La statua “del Cristo degli abissi” si trova sul fondale a 17 metri di profondità. Grazie alla limpidezza dell’acqua tutti possono ammirare l’opera dello scultore Galetti.

Nel porticciolo di Camogli ci sono piccole imbarcazioni che portano i turisti a San Fruttuoso, in giro per il Golfo Paradiso, a Portofino e alle Cinque Terre. Qui si svolgono originali manifestazioni come la Sagra del Pesce o la processione in barca.

La natura, il mare azzurro e la buona cucina ligure accolgono i turisti ogni stagione dell’anno.

foto: Tiziana Buglione

La Polonia guarda con attenzione ai prodotti agroalimentari italiani

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

È in corso in queste ore a Varsavia, presso il Radisson Blu Centrum, la seconda edizione del workshop “A taste of Southern Italy”, evento volto a presentare i prodotti e le specialità di 29 aziende provenienti da: Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia. Queste Regioni sono coinvolte in un progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico per incoraggiare le PMI ad avvicinarsi ai mercati esteri. All’evento è intervenuto l’Ambasciatore italiano Alessandro De Pedys: “Si nota un cambiamento nelle abitudini alimentari polacche. Negli ultimi anni la scelta dei consumatori si dirige sempre più verso prodotti stranieri con una crescente attenzione verso i prodotti di qualità e quelli con un carattere di tipicità locale. L’Italia ha una posizione privilegiata considerando la percezione positiva di cui gode nell’opinione dei polacchi. Al momento è il sesto esportatore in Polonia. La domanda interna di generi alimentari e di vino è in continua crescita”. De Pedys ha poi sottolineato che l’Italia è il Paese al mondo con il maggior numero di marchi di qualità e sicurezza riconosciuti a livello internazionale, di conseguenza la cultura agroalimentare italiana è destinata ad avere una sempre maggiore diffusione in Polonia. Olio d’oliva, pasta, pomodori in scatola, caffè, cioccolato, sono alcuni dei prodotti presentati oggi grazie alla manifestazione organizzata da ICE-Agenzia. A latere dell’evento è stato organizzato un seminario su “La dieta Mediterranea” tenuto dal Prof. Pietro Migliaccio, noto nutrizionista e dietologo. In Polonia si assiste ad un crescente interesse per i prodotti italiani in generale e per quelli del Sud Italia in particolare e la promozione effettuata da ICE-Agenzia nell’ambito del Piano Export Sud si inserisce perfettamente nella crescita dei flussi turistici verso destinazioni dell’Italia meridionale, che ha come conseguenza un aumento della domanda di prodotti alimentari anche da queste zone d’Italia.

La comunità italiana in Polonia toccata da due episodi spiacevoli

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La comunità italiana in Polonia, peraltro in continua crescita e molto ben integrata nel Paese, è stata recentemente interessata da un paio di spiacevoli episodi. Fatti che, seppur non collegati tra loro, hanno comunque destato la reazione delle rappresentanze istituzionali e culturali italiane nella terra di Chopin e la solidarietà di moltissimi polacchi.

Sabato 3 marzo Diego Audero, guida ad Auschwitz, che vive a Cracovia da molti anni, ha trovato sulla porta di casa la scritta “la Polonia ai polacchi”, con accanto la stella di David. Audero ha immediatamente sporto denuncia alla Polizia locale e avvertito le autorità italiane in Polonia. “Abito in Polonia da molti anni, è casa mia, è il posto in cui voglio vivere. Ma gli ultimi mesi sono stati difficili, sempre più persone mi ricordano che non sono polacco”, ha riferito Diego Audero. La guida ha aggiunto di rendersi conto che non si tratta di un attacco personale nei suoi confronti, ma semmai di un attacco contro il museo di Auschwitz. Bartosz Bartyzel, portavoce del museo, ha comunicato la sua preoccupazione rispetto a questo caso e ha sottolineato che l’istituzione disapprova tutte le manifestazioni di razzismo e xenofobia. Il KOD (Comitato per la difesa della democrazia), organismo politico reso famoso da numerose battaglie politiche per il rispetto della democrazia in Polonia, ha collegato l’attacco alla casa di Audero con il recente tweet del provveditore agli studi, nominato dal governo in carica, Barbara Nowak, in cui questa ha dichiarato che il museo dovrebbe avere solo guide polacche. Interpellata sulla faccenda, Nowak ha detto di non sentirsi responsabile e di non aver incitato atti d’odio. Il KOD e i partiti di opposizione Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica) e Nowoczesna hanno anche avviato una raccolta di firme rivolta al Governo per rimuovere la Nowak dal suo incarico. Sulla vicenda si registra anche la solidarietà del Comites, la rappresentanza politica degli italiani in Polonia, che pare intenzionato a cogliere l’occasione per chiedere il rispristino ad Auschwitz del Padiglione 21, la sezione che era dedicata alla documentazione delle deportazioni italiane e chiusa da quattro anni.

L’altro episodio che ha recentemente interessato gli italiani in Polonia riguarda invece la proposta di cambio di nome della scuola elementare 29 a Varsavia, che fino ad oggi è dedicata a Giuseppe Garibaldi. Nelle scorse settimane la direttrice della scuola, Jolanta Lulkowska, intervistata da “Radio dla ciebie” sull’ipotesi di cambio di nome della scuola aveva pubblicamente dichiarato che Garibaldi “era un pirata, avventuriero, antisemita”. Dichiarazioni che hanno suscitato le immediate reazioni del mondo istituzionale e culturale italiano in Polonia a cominciare da una lettera dell’Ambasciatore italiano Alessandro De Pedys, cui sono seguite le lettere dirette alla Lulkowska dei docenti dei dipartimenti di italianistica, della facoltà di Linguistica applicata e di Psicologia sociale di Varsavia, dei docenti di italianistica di Cracovia e del direttore di Gazzetta Italia (rivista bilingue italiano-polacco) che invitavano la Lulkowska a far marcia indietro. L’affaire Garibaldi si è concluso con le scuse della Lulkowska e con una cerimonia, lo scorso 1° marzo, di deposizione di una corona di fiori al busto del garibaldino Francesco Nullo, morto combattendo per la Polonia e ritenuto simbolo della fratellanza italo-polacca. Cerimonia cui era presente l’Ambasciatore, il borgomastro di Varsavia-Centro, la Lulkowska e una delegazione di studenti della scuola Garibaldi.

Le Zone Economiche Speciali in Polonia

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In Polonia esistono 14 Zone Economiche Speciali (Specjalne Strefy Ekonomiczne- SSE), istituite con la legge del 20 ottobre 1994.

Si tratta di aree territoriali che garantiscono sgravi fiscali per le nuove imprese, insieme ad altri benefici. Sono prevalentemente localizzate in aree non abitate, dove gli imprenditori che vi insediano l’attività possono beneficiare di aiuti pubblici.

In queste aree sono stati investiti negli anni oltre 25,5 milioni di euro, con circa 296.000 nuovi posti di lavoro creati. Il successo ottenuto con questa formula è stato tale, che le autorità governative polacche ne hanno recentemente prorogato il funzionamento fino al 2026.

Nelle ZES si può contare su importanti benefici in termini di esenzioni fiscali (IRPEF e IRES) ed alcuni Comuni offrono anche ulteriori esenzioni per le imposte locali.

Per quanto riguarda il sostegno pubblico per gli investitori, può variare in relazione alla dimensione dell’impresa, alla località e in base al valore dell’investimento. Il valore minimo richiesto per gli investimenti è pari a 100.000 euro, insieme a garanzie sui livelli occupazionali per almeno 5 anni.

In particolare, la Zona Economica Speciale di Katowice è la principale in Polonia e sta vivendo un boom di investimenti. Nel corso degli ultimi anni hanno investito in questa zona 220 aziende e sono stati creati 60.000 posti di lavoro.

Il sistema di detassazione degli utili e di sgravi fiscali e amministrativi, insieme ai piani di sviluppo del territorio ed il sostegno al lavoro, sono sicuramente aspetti che hanno fatto entrare la Polonia tra le mete più ambite come sede degli investimenti a capitale estero.

In questo periodo sono in discussione cambiamenti rispetto alla legge che regola le zone economiche speciali per adeguare le normative alle nuove esigenze socio-economiche. A inizio febbraio il Ministro delle Imprese e della Tecnologia Jadwiga Emilewicz ha dichiarato: “La legge sulle zone economiche speciali attualmente in vigore risale a 25 anni fa, quando il problema di base della Polonia era la disoccupazione. Adesso si registra il tasso di disoccupazione più basso dai tempi del 1989, addirittura esiste una carenza di manodopera. Se oggi parliamo di innovazione, non dobbiamo focalizzarci sul numero di posti di lavoro, ma sulla loro qualità e sul valore dell’investimento”.

Al momento è al vaglio un progetto di legge del governo che vuole introdurre nuovi criteri per gli investitori e portare alla costruzione di centri di Ricerca e Sviluppo in Polonia. L’obiettivo della proposta comprende anche la facilitazione dell’accesso alle zone economiche speciali per le piccole e medie imprese e l’attrazione di investitori stranieri. Una delle ipotesi per migliorare il sistema prevede che gli incentivi fiscali siano condizionati dal luogo in cui l’investimento sarà realizzato, dalle sue caratteristiche e dalla qualità dei posti di lavoro creati. Secondo un comunicato del governo, “saranno premiate soprattutto le imprese che hanno un impatto sulla competitività e l’innovazione delle economie regionali e, di conseguenza, sullo sviluppo economico della Polonia”.

 

Questo articolo deve molto al contributo prezioso di Guido Parodi, che ne ha scritto la prima parte.

“A taste of Southern Italy”, aziende del Sud Italia si presentano in Polonia

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Mercoledì 7 marzo si svolgerà a Varsavia presso il Radisson Blu Centrum la seconda edizione del workshop “A taste of Southern Italy”, un evento volto a presentare i prodotti e le specialità di 29 aziende provenienti da Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia. Queste Regioni sono coinvolte in un progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico per incoraggiare le PMI ad avvicinarsi ai mercati esteri.

La manifestazione è organizzata dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Sul mercato polacco saranno presentati prodotti come olio d’oliva, pasta, pomodori in scatola, caffè e cioccolato. A latere dell’evento è stato organizzato un seminario su “La dieta Mediterranea” tenuto dal Prof. Pietro Migliaccio, noto nutrizionista e dietologo. In Polonia si assiste a un crescente interesse per i prodotti italiani in generale e per quelli del Sud Italia in particolare e la promozione effettuata dall’ICE nell’ambito del Piano Export Sud si inserisce perfettamente nella crescita dei flussi turistici verso destinazioni dell’Italia meridionale, che ha come conseguenza un aumento della domanda di prodotti alimentari anche da queste zone della Penisola.

In Polonia si continua a registrare un costante incremento delle importazioni dall’Italia dei prodotti alimentari: il loro valore è passato da 571,5 milioni di euro nel 2013 a 883,2 milioni di euro nel 2017. Rispetto al 2016 (739,1 milioni) si registra un incremento del 12,7%. L’Italia si conferma il 6° fornitore della Polonia in ambito agroalimentare con una quota del 4,4% sull’import polacco in questo settore, dopo Germania, Olanda, Spagna, Danimarca e Norvegia.