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UE-Polonia: la minaccia dell’Articolo 7 e la ricerca di un compromesso

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Lo scorso mese la Polonia è diventata suo malgrado la protagonista di un episodio senza precedenti nella storia dell’Unione europea: il 20 dicembre 2017, per la prima volta dalla sua costituzione, la Commissione europea ha avviato la procedura di attivazione dell’Articolo 7 del TUE sulla promozione e salvaguardia dei valori dell’Unione europea. L’articolo in questione può innescare un meccanismo di sanzione ai danni di uno Stato membro dell’UE qualora sia constatata l’esistenza “di un evidente rischio di violazione grave” dei valori fondamentali dell’ordine comunitario (libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, rispetto dei diritti umani e altri ancora). L’eventuale pena consiste nella sospensione di alcuni diritti per lo Stato membro, compresi i diritti di voto in seno al Consiglio europeo. Tuttavia, le sanzioni possono essere comminate solo nel caso in cui il Consiglio europeo le approvi all’unanimità: l’Ungheria guidata dall’euroscettico Viktor Orban ha ribadito in più occasioni che rimarrà alleata a Varsavia e non voterà a favore dell’Articolo 7.

La Polonia è quindi al riparo dalle sanzioni, ma lo strappo con Bruxelles è sotto gli occhi di tutti. La cosiddetta “opzione nucleare” dell’Articolo 7 è il risultato di due anni di dissapori tra le istituzioni europee e il governo polacco, culminati nella recente riforma del sistema giudiziario voluta da Varsavia, che metterebbe a rischio la separazione dei poteri fondamentali e l’indipendenza della magistratura. All’annuncio della decisione della Commissione europea, il vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Abbiamo deciso col cuore pesante, ma non avevamo altra scelta, dobbiamo difendere trattati, valori e spirito dell´Europa”. La Polonia ha tre mesi di tempo per attuare le direttive europee in materia di stato di diritto, altrimenti si andrà al voto al Consiglio europeo.

Rispetto alla decisione di Bruxelles, le principali reazioni degli esponenti del governo polacco sono state di sconcerto, ma il Primo Ministro Mateusz Morawiecki – che ha assunto l’incarico lo scorso 7 dicembre – ha dimostrato una certa moderazione. Il Premier ha pubblicato un tweet in cui ha detto che la Polonia è “fedele allo stato di diritto quanto il resto dell’Unione europea” e ha poi aggiunto: “Il dialogo tra la Commissione europea e Varsavia deve essere aperto e onesto. Credo che la sovranità della Polonia e l’idea di un’Europa unita possano essere riconciliate”. Morawiecki è stato anche invitato a Bruxelles dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che in questo periodo sta cercando di ricucire i rapporti tra le due posizioni per evitare un’ulteriore divisione tra Europa occidentale e orientale. Come segno di distensione, il presidente della Commissione europea ha apertamente manifestato la sua contrarietà a tagliare i fondi strutturali destinati alla Polonia, che nell’attuale bilancio settenale è la maggiore beneficiaria dell’Unione Europea.

Nel frattempo, nella mattinata di martedì 9 gennaio, il Primo Ministro polacco ha formalmente annunciato un rimpasto di governo, che vede un avvicendamento alla guida di sei ministeri di primo piano (Esteri, Finanza, Difesa, Interni, Salute e Ambiente). Per quanto la decisione abbia importanti riflessi sulla politica interna della Polonia, il rimpasto può anche essere interpretato come un atto di buona volontà nei confronti dell’Unione europea. In particolare, l’allontanamento di Antoni Macierewicz, Witold Waszczykowski e Jan Szyszko – rispettivamente Ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Ambiente – potrebbe dare nuovo respiro alle relazioni Varsavia-Bruxelles, dato che gli ormai ex ministri sono stati sempre molto critici verso la politica dell’Unione Europea e non hanno certo facilitato il cammino del governo polacco nei due anni di questa legislatura. I prossimi mesi ci diranno se sarà possibile un’inversione di rotta che contenga le tensioni o se la crepa nei rapporti tra Polonia e Unione Europea si rivelerà ancor più pronunciata.

Polonia Oggi: Siti di cambio valuta, cifre da capogiro per il mercato polacco

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il mercato del cambio valute è un business molto redditizio. Secondo quanto emerge dai dati raccolti dalla Banca dei regolamenti internazionali (BIS), nel 2016 il fatturato netto medio giornaliero del mercato valutario polacco ammontava a 9.116 milioni di dollari, di cui 5.959 milioni sono stati convertiti in zloty. Stando a Xchanger.pl e Fintek.pl, le operazioni di cambio valute effettuate sul suolo polacco riguardano soprattutto il dollaro, l’euro, il franco svizzero, la sterlina e la kuna croata. In Polonia, oltre ai 5 mila sportelli più tradizionali, la rete offre attualmente 50 siti di cambio valuta, il cui boom risale al 2011, anno in cui è stata adottata dal Sejm (il Parlamento) la cosiddetta legge anti-spread. Il mercato online del cambio valute si aggira intorno ai 40 miliardi di zloty per anno. A prima vista questi portali funzionano in modo simile tra loro, ma ovviamente bisogna sempre prestare molta attenzione ai dettagli, quali tassi di cambio, eventuali commissioni, velocità delle transazioni. Per usufruire di siti di cambio valute privati è necessario avere due conti correnti, uno in zloty e l’altro nella valuta straniera scelta. Il pericolo di truffe e tassi di cambio gonfiati è sempre in agguato, perché i siti privati non sono sottoposti ad alcuna verifica.

Fonte: money.pl

Il Telethon polacco organizzato dalla Fondazione WOŚP

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Ogni anno a gennaio si tiene un evento molto sentito in Polonia, che raccoglie migliaia di persone in centro a Varsavia davanti al Palazzo di Cultura e Scienza, simbolo storico della città. Si tratta del concerto di solidarietà organizzato dalla Fondazione WOŚP, la Grande Orchestra per la Beneficenza di Natale.

Quest’anno la manifestazione è arrivata alla sua 26^ edizione, che sarà chiusa con il gran finale di domenica 14 gennaio, quando l’ennesimo concerto metterà fine alla raccolta fondi organizzata nel 2017. L’anno scorso la Fondazione ha ricevuto la cifra record di 105 milioni di zloty (circa 25 milioni di euro), da destinare alle strutture ospedaliere nazionali per salvare la vita e la salute dei bambini ricoverati nei reparti di pediatria e per garantire l’assistenza sanitaria degli anziani. In totale, in questi 25 anni il ricavato raccolto è stato di 825 milioni di zloty (quasi 200 milioni di euro), utile all’acquisto di moderne attrezzature per gli ospedali della Polonia.

L’evento è organizzato con il vitale contributo di moltissimi volontari – l’anno scorso addirittura 120.000 – che coordinano la raccolta fondi e, oltre al concerto, mettono in piedi una serie di iniziative collaterali, come aste e manifestazioni sportive. Un paragone non azzardato si potrebbe fare tra il concerto WOŚP e la maratona Telethon in Italia. La manifestazione va in diretta televisiva ed è possibile aiutare anche tramite i canali online messi a disposizione dall’organizzazione. Jerzy Owsiak, fondatore di WOŚP, è molto orgoglioso perché ciò che rende unico questo evento è il fatto che sia organizzato dal basso: la Fondazione garantisce le strutture per gli attivisti locali, ma tutto il resto dipende dalla creatività e dall’intraprendenza della società civile.

Come da tradizione, l’apice del gran finale si svolge alle 8 di sera con i fuochi d’artificio che brillano davanti al Palazzo di Cultura in un caleidoscopio di colori definito “una luce al cielo”. Nello stesso momento, una luce viene accesa presso ogni stand della Fondazione, con la speranza che migliaia di persone seguano questo esempio nel resto della Polonia. La chiusura è decisamente spettacolare (soprattutto se si pensa che avviene nel gelo del gennaio polacco!), ma è anche fondamentale per dare un aiuto concreto sul piano medico. La raccolta fondi di quest’anno è impreziosita anche dal contributo economico cinese grazie ai concerti organizzati da WOŚP a Pechino e Shanghai.

Polonia Oggi: Gruppo Lotos, sponsor della nazionale polacca fino al 2022

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Anche se l’attuale contratto con la nazionale di calcio polacca scade a fine 2018, la Lotos, azienda statale del settore petrolifero, ha già deciso di rinnovarlo fino al 2022. In via ufficiosa si stima che il valore del contratto sia pari a 100 milioni di złoty (25 milioni di złoty all’anno). La decisione è motivata dagli ultimi successi della nazionale (quarti di finale agli Europei 2016, 6° posto nel ranking FIFA e testa di serie nel Mondiale 2018). La Lotos, oltre ad essere sponsor ufficiale della nazionale maschile, diventerà sponsor pure della squadra U-21 e della squadra nazionale di calcio femminile. In virtù del nuovo contratto, il gruppo potrà usare l’immagine dei calciatori a fini pubblicitari. Da anni la Lotos vuole affermarsi come ambasciatore dello sport polacco. Tra le sue attività supporta l’altro sport molto seguito in Polonia: il salto con gli sci. Il gruppo è impegnato anche nel “Narodowy Program Rozwoju Skoków i Biegów Narciarskich”, il programma nazionale di promozione dello sci di fondo e del salto con gli sci.

Fonte: nafta.wnp.pl

La Polonia nelle Memorie di Giacomo Casanova

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Casanova giunse a Varsavia il 10 ottobre 1765, dopo aver trascorso nove mesi in Russia. La situazione politica della Polonia era allora assai difficile. Il Paese era immenso, comprendeva ancora le attuali Lituania, Bielorussia e quasi tutta l’Ucraina, la popolazione ammontava a quasi 14 milioni (a titolo di confronto, intorno al 1770 l’Italia aveva circa 16,5 milioni di abitanti), ma era un Paese ridotto allo stremo dal malgoverno dei re sassoni, dalle prepotenze degli Stati limitrofi, e anche dall’incoscienza e dall’egoismo della propria classe dirigente, dei famosi magnati cui ubbidiva la szlachta, la nobiltà che godeva di tutti i diritti, mentre i ceti inferiori ne erano praticamente privi.

Morto Augusto III di Polonia e di Sassonia, nel settembre 1764 venne eletto re – per volontà della zarina Caterina II che spedì in Polonia le sue truppe – il giovane Stanislao Poniatowski (nato nel 1732), che avrebbe regnato con il nome di Stanislao Augusto. Esponente di spicco della fazione filorussa capeggiata dalla potentissima famiglia Czartoryski, egli si trovò subito osteggiato dalla battagliera fazione filosassone cui appartenevano un buon numero di magnati e la maggioranza dei nobili, decisamente contrari alla Russia. Il giovane sovrano, colto, intelligente e ambizioso, cui cominciava a pesare la tutela dei Czartoryski, durante i primi anni del suo regno visse piuttosto isolato, in un clima di avversione e di maldicenze, considerato dai più un arrivista indegno della corona. Malvisto dai connazionali, tendeva a circondarsi di stranieri, tra i quali non mancarono gli italiani.

Casanova arrivò quindi in un Paese tutt’altro che tranquillo e in una capitale che era un vero vespaio: il re con il suo entourage prevalentemente straniero, i prepotenti diplomatici russi e prussiani, i seguaci dei Czartoryski e della fazione opposta vi si incrociavano sospettosi o apertamente ostili, tra diverbi, diatribe, risentimenti, malumori e pettegolezzi. Ciò non toglie che a Varsavia, dove le grandi famiglie polacche avevano le loro residenze, vi fosse una vita mondana molto intensa: frequentissime le feste, i balli, i pranzi e i ricevimenti vari, numerosi i teatri in cui si esibivano innanzi tutto le compagnie straniere. Non molto tempo prima, negli anni 1748-1749 e 1754, il pubblico di Varsavia aveva potuto applaudire la madre di Giacomo, Zanetta Farussi Casanova, attrice della compagnia italiana di Andrea Bertoldi in tournée nella capitale polacca.

Nel 1765 Casanova era un quarantenne molto navigato: aveva girato l’Italia e mezza Europa, fatto mille mestieri, avuto mille avventure, guadagnato e sperperato una montagna di denaro. Negli ultimi tempi, però, non riuscì a combinare niente né a Berlino, né a San Pietroburgo. Allora perché non tentare la sorte a Varsavia, presso un re amico degli stranieri? Arrivò nella capitale polacca munito di commendatizie che gli aprirono le porte del palazzo di un Czartoryski, dove fu subito presentato a Stanislao Augusto. La migliore società di Varsavia lo accolse a braccia aperte, dove l’ottima conoscenza del francese gli permise di comunicare senza nessuna difficoltà con i suoi anfitrioni, visto che questa lingua era parlata dalla quasi totalità dei polacchi colti.

Una bella vita, dunque; ciononostante Casanova non è contento. Aspira a un impiego a corte, forse come segretario del re, e deve comportarsi da persona seria, rinunciare al gioco e alle donne. I soldi, che riceve da Venezia tramite un negoziante polacco, non sono pochissimi, ma non gli bastano lo stesso; deve comparire, pagare l’alloggio, la carrozza, due servitori, essere sempre elegantemente vestito. Comincia a frequentare la prima biblioteca pubblica polacca, fondata una ventina di anni addietro dal vescovo Józef Andrzej Załuski, noto storico e avversario dichiarato dei Czartoryski e della loro politica filorussa. Viene a conoscere il dotto vescovo, con cui ha lunghi colloqui su argomenti storici e di attualità. I contatti con Załuski gli permettono di raccogliere una quantità considerevole di notizie di prima mano – ma tutt’altro che obiettive – sugli sviluppi politici in Polonia, che egli metterà poi a frutto nella sua Istoria delle turbolenze di Polonia. Tuttavia, la sua familiarità con Załuski gli aliena assai probabilmente il clan dei Czartoryski. Riesce però ad avvicinarsi al re; frequenterà regolarmente il Castello Reale per conversare con Stanislao Augusto durante il rito mattutino della pettinatura, ma non leggeranno insieme l’Ariosto, benché il sovrano abbia espresso inizialmente tale desiderio. Il fatto è che il re, come leggiamo nella versione italiana dei “Mémoires” (Storia della mia vita, III, Mondadori, 1996), “capiva l’italiano, ma non abbastanza bene per parlarlo e ancor meno per gustare il grande poeta”.

Comunque, l’agognato posto di segretario regio gli sembra più vicino; ma il diavolo ci mette la coda. Nel marzo del 1766 Casanova litiga, a causa di una ballerina italiana, con un generale polacco amicissimo del re, Franciszek Ksawery Branicki, e, ritenendosi offeso, molto coraggiosamente lo sfida a duello. Ferisce l’avversario piuttosto gravemente e riporta egli stesso una leggera ferita. Si trova poi in pericolo di vita, perché un feroce subalterno del generale intende vendicarlo. Riparato in un convento, viene tormentato dai chirurghi polacchi che vorrebbero amputargli la mano ferita, temendo la cancrena, o forse per far piacere a Branicki. Riesce a salvare la mano e stende una dettagliata relazione dell’accaduto che sarà pubblicata in italiano con il titolo “Il duello” nei suoi “Opuscoli miscellanei” (Venezia, 1780) ed entrerà dopo, con qualche modifica, a far parte dei Mémoires.

Decide poi di assentarsi per un po’ di tempo da Varsavia aspettando che le acque si calmino, e probabilmente anche per poter guadagnare qualcosa al tavolo da gioco, lontano dalla corte. Compie quindi un viaggio di circa sei settimane nella Polonia sudorientale, ricevuto da alcuni magnati nei loro vasti possedimenti. A Krystynopol, in Ucraina, visita il ricchissimo Franciszek Salezy Potocki, voivoda di Kiev. A Zamość, bel borgo rinascimentale, Klemens Zamoyski gli mette a disposizione “un appartamento bello ed elegante, ma sprovvisto di tutto: in Polonia, infatti, si usa così, perché si suppone che un uomo dabbene viaggi con tutto ciò he gli occorre”. A Lwów (oggi Lviv) lo ospita l’influente Katarzyna Kossakowska, acerrima nemica del re, come il veneziano giustamente ribadisce; purtroppo non possono comunicare, perché la dinamica signora non conosce né il francese, né l’italiano. A Podhorce in Podolia lo riceve Wacław Rzewuski, alto grado militare, ma anche autore di opere teatrali e poeta.

Rientra a Varsavia verso la fine di giugno e si accorge immediatamente che tutti, il re compreso, gli sono contrari. Invece di festeggiarlo, gli si chiede perché sia tornato. Riceve poi una lettera anonima che spiega i motivi di tale atteggiamento nei suoi confronti: si sarebbe sparsa la voce che lui fosse un pessimo soggetto, per averne combinate di tutti i colori a Parigi (ed era vero). Quanto alle sue gesta parigine – l’imbroglio ai danni della credula marchesa d’Urfé, le cambiali false – a parlarne a Varsavia fu quasi certamente Marie-Thérèse Geoffrin, rinomata intellettuale e amica carissima di Stanislao Augusto, arrivata nella capitale polacca il 22 giugno 1766 su invito del sovrano. Ma il colpo di grazia lo diede al veneziano colui che egli considerava un ottimo amico, August Moszyński, architetto di corte e uomo di fiducia del re. Casanova, nelle Memorie, lo chiama “una persona veramente squisita” e “il generoso Mossinski (sic)”, senza sapere che fu proprio lui a rovinarlo. In quel torno di tempo Moszyński scrisse infatti a Stanislao Augusto una lettera che costituisce un vero e proprio atto di accusa contro il veneziano, definito pericoloso intrigante, baro e spia, oltre che scroccone. Ai primi di luglio Casanova riceve l’ordine di lasciare Varsavia; il re, che ci teneva a non inimicarsi troppo gli stranieri di qualche importanza, gli regala però la bella somma di mille ducati, con cui potrà pagare i propri debiti. Parte dalla capitale polacca intorno alla metà di luglio 1766, diretto a Breslavia, appartenente allora alla Prussia. La Polonia, tuttavia, tornerà presto al centro della sua attenzione: infatti, pochi anni più tardi, scriverà un’opera ad essa dedicata.

A differenza dei Mémoires, la scrive in italiano. Il titolo completo suona: “Istoria delle turbolenze di Polonia dalla morte di Elisabetta Petrovna fino alla pace fra la Russia e la Porta ottomana” (Gorizia, 1774). L’opera riguarda l’arco di tempo che va – o che piuttosto dovrebbe andare, perché dei previsti sette volumi ne nasceranno soltanto tre – dal 1762 al 1770 circa. Si tratta di un periodo effettivamente molto turbolento e confuso – basti menzionare la guerra civile provocata dalla cosiddetta Confederazione di Bar, schiacciata poi dai russi – che precede immediatamente la prima spartizione del Paese (1772). Come abbiamo già avuto modo di accennare, l’Istoria è basata in larga misura sui materiali raccolti dall’autore a Varsavia, nella biblioteca pubblica e soprattutto conversando con testimoni oculari o comunque con personaggi bene informati, anche se non proprio imparziali, come il vescovo Załuski. Fu una mole di notizie troppo spesso contraddittorie – gli esponenti della fazione filorussa non raccontavano di sicuro le stesse cose che i loro avversari politici – che si rivelò troppo pesante per il povero Casanova. Il suo libro è farraginoso, vi manca un filo conduttore, l’autore vi si perde ogni tanto lui stesso; probabilmente anche per questo ebbe delle difficoltà con il suo editore goriziano che lo indussero a interrompere la stesura dell’opera. Ciononostante l’Istoria merita la nostra attenzione per la vastità del suo impianto, per la ricerca di una documentazione direttamente alle fonti, e soprattutto per una serie di giudizi corrispondenti alla verità storica: il ruolo determinante della Russia, l’importanza dell’intervento turco, la carenza di un forte potere interno in Polonia, la contraddizione tra la libertà sfrenata dei nobili che rende ingovernabile lo stato e la feroce schiavitù che opprime i contadini, cioè la stragrande maggioranza della popolazione.

Il libro di Casanova, interrotto a metà, non ebbe certamente molta diffusione; malgrado i suoi difetti, esso rimane a testimoniare l’interesse per le drammatiche sorti della Polonia nella seconda metà del XVIII secolo, che vi fu in Italia e in particolar modo nella Repubblica di Venezia, anch’essa ormai molto debole e minacciata dallo straniero.

 

 

L’autore dell’articolo: Krzysztof Żaboklicki è professore all’Università di Varsavia, traduttore di libri dall’italiano al polacco e autore del testo “Storia della letteratura italiana” (Titolo originale: Historia literatury włoskiej, Casa Editrice PWN, 2008). 

Italia meta prediletta, ma il turista polacco è sempre più preparato

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I polacchi amano l’Italia, questo è un dato di fatto, ma quali sono le mete preferite del Bel Paese? Diciamo subito che ad aiutare la scelta della destinazione è la comodità del viaggio: la vicinanza di aeroporti collegati anche da rotte low cost aiuta ad attrarre il turista polacco.

Ma ancora in tanti (il 33% dei turisti) partono dalla Polonia in macchina, soprattutto per raggiungere le mete del Nord Italia. In particolare, si fanno preferire le Dolomiti, i laghi e le località balneari adriatiche, storiche mete di destinazione per il turismo del Nord Europa. Ragione per cui il Veneto è la prima regione di destinazione per il turismo polacco (circa 1 milione 300 mila presenze verso l’Italia e 4 milioni 700 mila pernottamenti, dati 2016), seguita da Trentino Alto Adige e Lombardia. Si tratta di un turismo abbastanza giovanile, tra i 20 e i 35 anni, interessato soprattutto al mare e alla montagna, sia invernale che estiva.

Le altre regioni con maggiore percentuale di turisti polacchi sono la Toscana e il Lazio, quest’ultima trainata dal turismo religioso. Oltre alla visita ai tesori di Roma e del Vaticano, non va dimenticato che Papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyła, era polacco. I migliori trend di crescita li registrano però regioni del sud come Puglia e Sicilia, rilanciate dai nuovi collegamenti aerei e dalla crescita dei servizi al turista.

Interessante sottolineare come oggi la scelta della meta di destinazione è sempre più costruita sull’informazione, il turista polacco si prepara cercando nella vasta e babelica informazione online e su quelle riviste che in lingua polacca parlano di Italia suggerendo nuove mete e nuove tipologie di turismo. Molto cresciuta in questi anni anche la conoscenza dei prodotti enogastronomici italiani, che diventano sempre più ulteriore fonte di attrazione per il visitatore polacco che nella sua vacanza italiana vuole provare le specialità dei luoghi e magari portarsele a casa. Tornando a numeri e classifiche, i paesi stranieri più visitati dai polacchi sono: Germania, Italia, Gran Bretagna, Croazia.

 

Foto: Beppe D’Alba

Poznań città storica da scoprire

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Quando si tratta di pianificare un viaggio in Polonia, una diversione interessante rispetto alle mete tradizionali – come Varsavia, Cracovia, Danzica e Breslavia – è rappresentata da Poznań. La città si trova nella Polonia occidentale, è la capitale del voivodato della Wielkopolska (Grande Polonia), ha una popolazione di oltre 500 mila abitanti ed è il quinto centro del paese per dimensioni.

Dal punto di vista storico, Poznań ha da sempre rivestito un importante ruolo economico in Polonia, a cominciare dal 1253, quando il suo centro fu ampliato grazie alla costruzione di un nuovo agglomerato urbano sulla sponda sinistra del fiume Warta, che ancora oggi scorre in mezzo alla città. Poznań si impose nel periodo tardo-medievale come snodo commerciale tra l’Europa occidentale e i territori orientali facenti parte della grande Confederazione polacco-lituana. La sua prosperità continuò durante il Rinascimento, con l’apertura del primo collegio universitario nel 1518, ma dovette arrestarsi nel Seicento a causa delle invasioni svedesi, prussiane e russe. Nel corso dell’occupazione prussiana successiva alle spartizioni della Polonia – dalla fine del Settecento al 1918, anno di riconquista dell’indipendenza – la città si sviluppò sul piano industriale e mantenne questa rotta anche nel breve periodo di pace tra le due guerre. Questa dinamica si interruppe bruscamente con gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, quando Poznań si ritrovò sotto il controllo nazista, essendone liberata nel 1945 con enormi danni. Nel periodo comunista, la città è ricordata per lo sciopero e le proteste del giugno 1956 che gli operai misero in atto contro l’oppressione del regime.

Oggi Poznań si presenta come un’attiva città universitaria con un’ottima scelta di ristoranti e locali, il cui centro ruota attorno alla bellissima Piazza del Vecchio Mercato (Stary Rynek). Passeggiando intorno a questa zona si può respirare un’aria internazionale grazie alla presenza di molti giovani stranieri, che scelgono Poznań come meta Erasmus. Un tocco più o meno italiano si può apprezzare anche qui, dato che il municipio rinascimentale al centro della grande piazza è stato progettato tra il 1550 e il 1560 dall’architetto di Lugano Giovanni Battista Quadro. Sono anche piacevoli la Chiesa di Santa Maria e la Cattedrale di San Pietro e San Paolo, mentre le guide della città suggeriscono una visita al Museo Storico di Poznań, la cui collezione illustra in maniera molto interessante la storia della città.

A conferma del ruolo culturale che Poznań si sta sempre più ritagliando, lo Zamek Cultural Centre della città sta ospitando dalla fine di settembre una mostra dedicata agli straordinari pittori messicani Diego Rivera e Frida Kahlo. L’esposizione occupa un’intera sala con opere eseguite dai due coniugi: su tutti spiccano i vivaci colori dei quadri di Rivera e gli intensi autoritratti della Kahlo. A completare la mostra ci sono schizzi di Frida, disegni, lettere, molte opere dei loro seguaci, ma anche video e fotografie che ritraggono questa eccentrica e adorabile coppia messicana, che tanto ha dato all’arte del Novecento. La mostra, aperta al pubblico fino a domenica 21 gennaio, è un motivo in più per visitare Poznań. La città dista tre ore di treno da Varsavia e, a partire dal 31 marzo, sarà collegata con l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio con due voli settimanali serviti dalla compagnia low cost Ryanair.

Polonia Oggi: Inaugurato il Centro della Scienza e della Tecnologia di Łódź

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il Centrum Nauki i Techniki (Centro della Scienza e della Tecnologia), situato nella parte occidentale della storica centrale termoelettrica EC1 a Łódź, ha accolto ieri i primi visitatori. Il centro, inaugurato dalla sindaca Hanna Zdanowska, è una delle più moderne istituzioni museali di questo tipo in Polonia: include oltre 8.000 m² di spazio espositivo, comprendenti l’ex sala macchine, la sala pompe, il locale caldaia, le celle frigorifere e di commutazione, nelle quali l’apparecchiatura originale è stata abbinata a più di 150 tipi diversi di installazioni interattive e multimediali. La mostra è suddivisa in tre parti: “Przetwarzanie energii” (Conversione dell’energia) è dedicata alla storia della centrale termoelettrica; “Rozwój wiedzy i cywilizacji” (Lo sviluppo della conoscenza e civiltà) è incentrata sui fenomeni di fisica, chimica e scienze naturali che popolano la nostra vita quotidiana; infine “Mikroświat – Makroświat” (Microcosmo – Macrocosmo) fa conoscere, grazie ai dispositivi interattivi, ciò che non è visibile ad occhio nudo. Da segnalare la possibilità offerta da questa sezione di ammirare la terra dalle finestre del modello della Stazione Spaziale Internazionale, nonché il cinema sferico in 3D. “L’apertura è stata possibile solo grazie al lavoro di tante persone […] Il Centro è davvero spettacolare ed eccezionale”, ha affermato il direttore Paweł Żuromski, “Ogni giorno il Centro può accogliere fino a 2 mila visitatori”, ha poi aggiunto. Basti pensare che ieri i biglietti sono andati tutti esauriti. Si prevede che il Centro possa attrarre 400 mila visitatori all’anno. La struttura sarà ulteriormente ampliata: verranno creati laboratori, un teatro sperimentale, un’area riservata ai bambini e un auditorio ubicato all’interno della vecchia caldaia.

Fonte: pap.pl

Foto: ©Grzegorz Gałasiński

 

Qual è la portata della nuova legge sulla trasparenza pubblica per l’imprenditore?

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Attualmente sono in corso le consultazioni pubbliche sul disegno di legge sulla trasparenza pubblica da parte del Coordinatore dei servizi speciali, Mariusz Kaminski. Il disegno di legge obbliga tutte le medie e grandi imprese, i.e. tutte le imprese che assumono almeno 50 persone o abbiano un fatturato superiore a 10 milioni di euro, ad introdurre ed attuare procedure interne idonee a combattere la corruzione.

L’entrata in vigore era stata inizialmente prevista per il 1° gennaio 2018.

Dal punto di vista dell’attività posta in essere da un imprenditore, le modifiche previste danno una particolare importanza a:

  • l’attuazione o, almeno, l’applicazione delle soluzioni interne anti-corruzione in base alle nuove esigenze, nonché la garanzia di un sistema di controllo che renda possibile la prova della loro reale applicazione ed efficacia;
  • l’introduzione di un sistema di seminari regolari per i dipendenti, il quale abbia ad oggetto le condizioni e le procedure anticorruzione;
  • la verifica periodica del funzionamento delle soluzioni anticorruzione adottate nella prospettiva della loro efficacia, comprensiva dell’introduzione di un adeguato metodo di documentazione dell’applicazione delle predette soluzioni (adeguati processi di audit e di controllo) – nel caso di accuse della loro inefficacia della loro natura fittizia (e.g. nomina di organi collegiali interni per l’applicazione, come comitati compliance/ comitati);
  • l’introduzione di un sistema interno effettivo di whisteblowing;
  • l’introduzione di un sistema di verifica dei contraenti in termini di affidabilità e credibilità;
  • la verifica dei contratti stipulati nonché dei modelli di contratto nella prospettiva della loro conformità alle nuove esigenze della regolazione (in particolare nell’introduzione di clausole anticorruzione);
  • la definizione degli standard appropriati per la comunicazione interna ed esterna;
  • la predisposizione dell’organizzazione e della formazione dei dipendenti nel caso di controllo dell’Ufficio Centrale Anticorruzione (CBA) attraverso, ad es. delle simulazioni.

SANZIONI PECUNIARIE PER LA MANCATA APPLICAZIONE DELLA LEGGE

La violazione degli obblighi di introduzione e applicazione di procedure interne anticorruzione comporta il rischio di controlli da parte dell’Ufficio Centrale Anticorruzione e l’applicazione di sanzioni pecuniarie fino a 10 milioni di zloty (circa 2,5 milioni di euro) nonché il divieto quinquennale di partecipare a bandi pubblici. Il pericolo di controlli e di sanzioni previsti dalla nuova legge, inoltre, costituiscono anche un rischio per la reputazione e il buon nome dell’imprenditore.

Le sanzioni verranno applicate attraverso una decisione del Presidente dell’Ufficio per la Protezione della Concorrenza e dei Consumatori (UOKIK) su richiesta del Ufficio Centrale Anticorruzione nel caso in cui dal controllo di quest’ultimo ufficio risulti che non siano state applicate le procedure interne anticorruzione o essi siano inefficaci o solamente fittizie. Nello stesso tempo è importante sottolineare il fatto che è sufficiente un’accusa di commissione di reato di corruzione per avviare un controllo del CDA, indipendentemente dall’esito della procedura così avviata.

L’introduzione di politiche efficaci anticorruzione è particolarmente importante e attivarsi immediatamente per evitare le nuove sanzioni sicuramente proteggerà l’imprenditore dalla responsabilità derivante dalla nuova disciplina. Il disegno di legge prevede che il Capo dell’Ufficio Centrale Anticorruzione (CBA) possa rinunciare alla richiesta di imputazione, nel caso in cui il procedimento avente ad oggetto una determinata condotta di corruzione sia stato già avviato sulla base di una precedente comunicazione notificata all’imprenditore.

PROTEZIONE DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA PER I WHISTLEBLOWERS

Il disegno di legge prevede una particolare tutela da parte dell’autorità giudiziaria per i cosiddetti segnalatori (whistleblower), cioè quelle persone che comunicano agli organi investigativi le informazioni relative alla commissione di un reato di corruzione da parte del datore di lavoro o di un contraente. Per gli imprenditori ciò costituisce un rischio per la loro reputazione, soprattutto nel caso in cui la segnalazione risulterà non fondata.

Lo status di segnalatore è attribuito dall’autorità giudiziaria ed è necessario il consenso del segnalatore. La condizione di attribuzione della protezione è la comunicazione di informazioni veritiere sulla commissione di un reato, tra cui: concussione, corruzione, abuso di autorità, truffa, falsificazione di fatture per un importo rilevante, riciclaggio e documentazione falsa.

Ottengono lo status di segnalatore, tra gli altri: il dipendente, il collaboratore assunto con contratto a progetto a altri contratti di diritto civile, l’imprenditore avente dei rapporti contrattuali con il soggetto di cui viene denunciata l’attività.

All’attribuzione dello stato di segnalatore deriva l’applicazione di uno speciale regime di protezione comprensivo di:

  • divieto di risoluzione del contratto (non riguarda la risoluzione bilaterale tra le parti) o la modifica delle condizioni contrattuali in senso peggiorativo (come diminuzione dello stipendio, del luogo o dell’orario di lavoro)
  • per un periodo di un anno dall’archiviazione del procedimento o dalla conclusione del procedimento penale concluso con provvedimento passato in giudicato,
  • senza il consenso del pubblico ministero espresso su richiesta del datore di lavoro o del contraente del segnalatore.

Per maggiori informazioni o richiesta di ulteriori chiarimenti, restiamo a completa disposizione.

 

Contatto:

Alfio Mancani

Avvocato – Italian Desk

M: +48 504 230 461

E: Alfio.Mancani@dzp.pl

Polonia Oggi: La premiere del film “Studniówka”

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La commedia adolescenziale all’italiana avrà successo anche in Polonia? È questa la domanda che sorge spontanea dopo aver visto la premiere di Studniówka (coproduzione italo-polacca), con l’esordio alla regia di Alessandro Leone, romano da tanti anni a Varsavia. Leone, che vanta una lunga carriera come produttore (tra i film coprodotti La Battaglia di Vienna, Il traduttore, Closer to the moon), ha scelto di presentare coraggiosamente al pubblico polacco, non avvezzo al genere, un tipo di pellicola che in Italia ha ormai una lunga tradizione, basti pensare a “Notte prima degli esami”. Studniówka è la festa che solitamente gli studenti polacchi organizzano cento giorni prima della maturità e attorno alla preparazione di questo evento ruota il film di Leone in cui, oltre ad uno stuolo di giovani adolescenti polacchi quasi esordienti, recitano anche Robert Gonera, Daniel Olbrychski affiancato dalla moglie Krystyna Demska-Olbrychska (brava e all’esordio come attrice) Jadwiga Jankowska-Cieslak, Beata Tyskiewicz, Piotr Rogucki. Una commedia simpatica e leggera che volutamente resta su un registro disimpegnato per provare a raccontare emozioni e inquietudini dei maturandi in una Varsavia ormai cosmopolita con professori inglesi, studenti giapponesi, commercianti e ballerini italiani.