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Varsavia. “Rilasciate i nostri ragazzi”, i tifosi lanciano una petizione online

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Prosegue l’odissea dei tifosi laziali trattenuti in Polonia. Prosegue senza che si trovi l’unica soluzione adeguata e pensabile: il loro rientro a casa, il prima possibile. E così i parenti e gli amici dei tifosi ancora trattenuti a Varsavia, chiedono “il rilascio immediato dei ragazzi, che prima sono stati ingannati e poi condannati con accuse infondate e senza alcuna prova che li identi?casse”. Lo fanno attraverso una petizione online, lanciata Barbara D’Alessandro, sorella di uno dei ragazzi fermati a Varsavia. Scopo della petizione: sollecitare il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ad intervenire concretamente.

Leggi la petizione completa

 

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fonte: lazialita.it

 

 

Bonino annuncia i detenuti saranno raggiunti dalle famiglie

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ROMA – Emma Bonino, Ministro degli Esteri, in una nota pubblicata su repubblica.it, ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni in merito ai fatti di Varsavia. “Certamente vanno fatti gli opportuni approfondimenti sulle modalità che hanno portato al fermo dei tifosi della Lazio e alla decisione delle autorità giudiziarie polacche di trattenere e rinviare a giudizio 22 persone – ha proseguito la Ministra degli Esteri- Voglio peraltro chiarire che più di un centinaio di fermati sono stati accompagnati in diversi commissariati di Varsavia ed è stato straordinario lo sforzo che la nostra Ambasciata ha fatto per giungere al più rapido rilascio dei connazionali.”

Sugli arrestati ha precisato: “ L’ Ambasciata è entrata in contatto con tutte le famiglie delle persone rinviate a giudizio sollecitandole a designare un avvocato difensore e fornendo indicazioni su come presentare ricorso e quali ulteriori iniziative giudiziali potrebbero essere poste in atto nei prossimi giorni. Nel frattempo, si è già potuto ottenere il permesso per alcune visite in carcere da parte dei parenti di alcuni dei detenuti.” – cittaceleste.it

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Tifosi della Lazio fermati a Varsavia, alcuni già rilasciati da autorità polacche

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Varsavia – Sono 149 i fermati. Secondo le forze dell’ordine polacche, i biancocelesti, alcuni dei quali con il passamontagna, hanno attaccato i poliziotti nel centro della capitale lanciando pietre e bottiglie. L’ambasciatore italiano a Varsavia all’Adnkronos: ”Processi celebrati con rito abbreviato”

Le autorità polacche stanno rilasciando alcuni dei 149 tifosi laziali fermati in seguito ai disordini avvenuti giovedì sera prima della sfida dei biancocelesti sul campo del Legia in Europa League. Si tratterebbe, al momento, di ventuno persone, ma il loro numero è destinato ad aumentare. Lo riferisce all’Adnkronos l’ambasciatore d’Italia in Polonia, Riccardo Guariglia, spiegando che il rilascio sta avvenendo a seguito dei processi che “vengono celebrati con rito abbreviato”.

La maggior parte dei tifosi biancocelesti fermati, spiega ancora il diplomatico, “non ha commesso reati da codice penale” e “tutto sta avvenendo abbastanza velocemente”. Guariglia spiega inoltre che l’ambasciata e il consolato d’Italia, presso i quali è stata istituita una ‘unità di crisi’ per seguire l’evolversi della vicenda, “sono in grado fornire assistenza per il rimpatrio in caso di necessità”.

Come si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale della S.S. Lazio, non c’è “ancora certezza sui numeri definitivi, ma sappiamo che 21 tifosi sono stati rilasciati”. ”Un numero minore di tifosi, sui quali pendeva l’aggravante di reati penali, è già stato liberato dietro patteggiamento e pagamento di una sanzione amministrativa – si legge ancora -. Tutti gli altri tifosi ancora reclusi e sui quali pendono capi d’accusa di minore entità” saranno giudicati tra venerdì e sabato ”con rito accelerato”.

Secondo le forze dell’ordine polacche, i tifosi biancocelesti, alcuni dei quali con il passamontagna, hanno attaccato i poliziotti nel centro della capitale lanciando pietre e bottiglie. Le persone fermate sono state portate in questura per essere identificate.

varsavia tifosi lazioPer il direttore sportivo della Lazio Igli Tare, ”i nostri tifosi non hanno fatto niente, sono venuti a Varsavia solo per vedere una partita di calcio” dice ai microfoni di Sky. Giovedì mattina, spiega, “abbiamo ricevuto un gruppo di nostri tifosi, erano preoccupati per la loro sicurezza. Abbiamo avuto dei contatti con la polizia polacca a cui abbiamo chiesto la possibilità di scortare i tifosi allo stadio e ci hanno garantito che lo avrebbero fatto. Il punto di raccolta era in un noto caffé di Varsavia, ma quando si sono radunati per andare allo stadio purtroppo, invece di scortarli, li hanno caricati sui blindati e portati nei vari commissariati”. Tare ribadisce che, secondo le informazioni in suo possesso, non ci sono stati atti di violenza.

”Dobbiamo accertare come sono avvenuti i fatti altrimenti rischiamo di criminalizzare le persone – ha detto il presidente della Lazio, Claudio Lotito-. Dalle notizie che avevamo noi i nostri tifosi erano in albergo e sono stati aggrediti da quelli della squadra avversaria. Poi se altri si sono attrezzati con mezzi di offesa, secondo quanto appreso dai giornali, credo li avranno reperiti sul posto perché immagino che abbiano superato dei controlli in aeroporto”. ”Tra l’altro – ha sottolineato il numero uno della Lazio – mi pare che anche il comportamento a Roma dei tifosi polacchi non sia stato all’insegna della correttezza”. ”Noi della Lazio non siamo responsabili perché non conosciamo i tifosi uno a uno e più che lanciare moniti e allarmi e fare forme di prevenzione non possiamo. Ci dispiace che, come al solito – ha concluso Lotito -, in questa trasferta siano accadute delle situazioni che non fanno bene al calcio italiano, anche se bisogna verificare le responsabilità”.  Adnkronos

L’Europa e il deficit di democrazia

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Fabio Ghia

Dal 23 al 25 maggio 2014 si voterà per rinnovare il Parlamento Europeo, ma ben poche persone ne sono consapevoli. La nostra classe politica parla spesso di fiscal compact, di “immigrazione problema Europeo”, di rivisitazione della Spending Review, etc. e il popolo cambia canale perché poco interessato all’argomento. Potrei continuare, ma sintetizzo il tutto in una sola parola: deficit di democrazia. Sì, L’Unione Europea è divenuta per l’italiano medio un’entità talmente astratta che il solo parlare di argomenti comunitari invoca una sola e unica domanda: ma chi comanda, chi prende le decisioni in Europa? Domanda più che legittima, visto che le istituzioni UE (più di 75.000 persone) appaiono inaccessibili al cittadino a causa della complessità del loro funzionamento. D’altra parte tra Parlamento (754 Eurodeputati in rappresentanza di più di 500 Milioni di cittadini UE), Consiglio UE (funge da “Consiglio dei Ministri dei vari Stati membri” con ben 10 settori di azione, tra cui gli Affari Economici e Finanziari –ECOFIN), Commissione (organo Esecutivo, con 28 Commissari – responsabile delle “proposte di Legislazione”), un Consiglio Europeo (riunioni di Capi di Stato e di Governo), l’Eurogruppo (coordinamento Ministri Economia Eurozona), la Banca Centrale Europea, Corte di Giustizia e ben 38 Agenzie UE (del tipo FRONTEX) e 6 Autorità di Vigilanza, certamente non è facile comprendere quando i nostri politici parlano dell’UE, di che cosa stiano veramente parlando.

D’altra parte quante volte questi ultimi si sono “trincerati” dietro l’Europa? “Ce lo chiede l’Europa” (Riforma pensioni), “Lo dobbiamo fare per l’UE” (fiscal compact), etc.. Il che cela una certa mancanza di fiducia (se non di conoscenza) della complessità del processo decisorio UE, al punto tale che va sempre più aumentando il numero di decisioni prese in ambito Consigli Europei (metodo intergovernativo), anziché il sistema Comunitario (a doppia maggioranza, 16 nazioni + almeno il 62% di rappresentanza popolazione). Inoltre, l’EU si regge su un complesso di trattati sia nati in seno all’EU stessa, sia intergovernativi (tra cui Schengen e Fiscal Compact), così come  c’è un’UE a 28, una Eurozona a 17, e tante altre burocratiche varianti da allontanare qualsiasi essere raziocinante tenti di comprenderne i meccanismi.

I risultati di tutto questo non sono certo allettanti: la crescita economica negativa nella maggior parte dell’Europa, la disoccupazione nella zona Euro ha superato il 12 per cento e la disoccupazione giovanile in Spagna e Grecia è addirittura oltre il 50 per cento. Per molti cittadini non è così evidente che l’Ue o l’euro stiano garantendo loro alcun vantaggio. Anzi, va sempre più avanzando il fronte degli “euroscettici”. Da Alba Dorata in Grecia al Fronte Nazionale francese di Marie Le Pen, ad Alternative für Deutschland, fino al Movimento 5 Stelle in Italia insieme al fronte del leghista Salvini, le spinte all’”autodistruzione” dell’Euro-zona aumentano sempre di più.

Per contro, per chi realmente continua a credere nel cammino intrapreso nel 1999, non vi è altra soluzione che accelerare verso l’unità politica dell’UE, in particolare dell’Euro-zona. Certo, quale palliativo, si dovrà spingere per la definitiva costituzione di un’Unione Bancaria, mentre la Germania potrà “investire” nei paesi dell’Europa meridionale stimolandone la crescita.  Ma queste, così come le tanto attese Riforme strutturali del sistema, non potranno far altro che diluire nel tempo ciò che la storia, sin dal 1776 (nascita della “Confederazione Statunitense” – 13  Stati, diventata Unione nel 1789), ci ha insegnato: Nessuna Confederazione nel mondo è mai sopravvissuta senza divenire poi una “Federazione” di Stati. L’ultimo esempio di Confederazione è stata L’Unione Sovietica, la cui dissoluzione ha dato libero spazio alla nascita della Federazione Russa (21 Stati e 59 altre Entità Federali).

Ecco quindi che, seguendo il corso degli eventi, bisogna dirigere verso un’Eurozona Stato che faccia riferimento a un unico “Popolo” e a un unico “Ordinamento”. La crisi dell’Euro-zona e i mutamenti subentrati a livello internazionale, in particolare il Mediterraneo, spingono sempre più verso un’Europa che si manifesti all’unisono. Non si potrà fare a meno di ancorare il proprio futuro alla difesa dei valori dell’identità europea e alla proposta di una “Parlamento Europeo Costituente”, che possa degnamente ridisegnare il complesso geografico (proprio iniziando dalla sola zona Euro), etico, giuridico e sociale del quadro istituzionale andando finalmente verso uno Stato Europeo Federale. Il modello Svizzero, con ogni probabilità, è quello più attinente alle esigenze Europee. Oggi la Confederazione Elvetica (datata 1291) è una Federazione (1848) di ventisei Stati (cantoni) con tre lingue ufficiali (francese, tedesco, italiano + romancio), che risponde perfettamente ai requisiti di base del Federalismo: una comune matrice identitaria, coesistenza di una struttura federale funzionale per poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e una territoriale, una rigorosa applicazione del principio di sussidiarietà verticale e un massivo impiego di uno strumento di democrazia diretta quale è il “referendum”. In termini finanziari, un bilancio e una capacità impositiva che consenta autonomia al livello federale. Il bilancio federale USA è equivalente a circa il 23% del PIL; quello Svizzero al 12% del PIL.

Ben diverso, per contro, potrebbe essere la realizzazione di “una Federazione degli Stati Uniti d’Europa” che consenta il trasferimento di compiti a livello Federale, quindi non più di pertinenza dei singoli Stati membri. Tra questi sicuramente la politica estera, l’organizzazione e le spese militari e della sicurezza federale (incluso l’immigrazione), la ricerca e sviluppo, la politica del lavoro e l’assistenza previdenziale e sanitaria (incluso il ruolo dei sindacati); l’integrazione energetica e i Trasporti (reti trans-europee) e competenze esclusive in materia economica e monetaria. Con il solo “accentramento” menzionato, oltre al risparmio indotto dall’unificazione di molte strutture e mezzi (Affari Esteri e cooperazione internazionale – dogane- FF.AA. – GdF – polizia – intelligence – etc.), il budget federale potrebbe orientarsi al 5% max del PIL, con autonoma capacità impositiva Federale (tassa sulle persone giuridiche e una parte del gettito IVA da sgravare a livello locale).

Un sogno? No, una semplice realtà, … solo se lo vorremo!}

Passeggiate romane, il centro dell’Urbe

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Emanuela Medoro

“Ibam forte Via Sacra…”, si traduceva dal latino nel liceo classico. Calpestare ancora oggi millenari massi lisci, poter vedere solide mura di mattoni ancora in piedi, è una emozione carica di ricordi ed esperienze, ritornano alla mente volti e parole. Tante sono le scoperte che si possono fare durante una visita attenta in queste zone ricche di storie. Studiate e meditate al liceo classico, in età matura suscitano paralleli con il mondo odierno.

Per esempio, veniamo a sapere che la povera gente alle origini della città di Roma viveva in ricoveri elementari, in capanne che a mala pena proteggevano dal freddo e dalla pioggia; molte cose si facevano all’aperto, si mangiava anche all’aperto. Ancora oggi si fa. L’esempio più popolare e diffuso di dolce vita romana, non è un bel pasto all’aperto? Enormi e odorosi piatti di pasta, arrosti e fritti croccanti si consumano nelle vie e piazze del centro storico, in memorabili momenti di relax, meditazione e contemplazione di cose e persone. Le case più importanti, solide ed in pietra, si costruivano sul colle Palatino, donde le parole palatium/ palazzo.

E che dire di una notizia riguardante Giulio Cesare? Starà senz’altro scritta sui libri di storia, ma mi fece sorridere sentire che conquistate le Gallie (Gallia est omnis divisa in partes tres…) lui aumentò a Roma il numero dei senatori, dando questa onorificenza ai personaggi più rilevanti delle terre appena sottomesse. Geniale esempio di esercizio dell’arte del potere.

Nelle vicinanze della curia, appena sotto la finestra dello studio del sindaco di Roma in Campidoglio, si può vedere l’ombelico di Roma, il vero centro geografico dell’urbe, oggi un ammasso di pietre appena coperto da una tettoia. E’ il punto da cui parte la misurazione chilometrica delle vie consolari.

Poco più su del centro geografico di Roma, alla Scuderie Papali del Quirinale, una mostra straordinaria, Augusto, fino al 9 febbraio, organizzata in occasione del bimillenario della sua morte (19 agosto 14 d.C.). In esposizione una serie di statue che mostrano le tappe della storia di Augusto, personaggio di eccezionale carisma e intuito politico. Le statue illustrano, fra guerre, vincitori e vinti, il processo di divinizzazione di lui, fatto modificando particolari significativi nel modo di rappresentarlo, l’espressione del volto, il gesto, la posizione delle braccia e delle mani erano studiate per comunicare ai contemporanei ed ai posteri valori, fedi e credenze. In parole povere, la rappresentazione dell’aureola della santità, come noi la conosciamo adesso, ha origini precedenti il cristianesimo, e si è sviluppata ed evoluta nel corso della storia.

Quello che oggi fanno i media, allora lo facevano artisti ed artigiani dell’immagine, scolpendo pietre e marmi. Mi chiedo, non senza qualche timore, quali immagini prodotte oggi saranno ancora a disposizione del pubblico fra duemila anni.} else {

Lo stand italiano riscuote successo al Bazaar SHOM di Varsavia

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L’Italia ha riscosso anche quest’anno un enorme successo al Bazzar natalizio organizzato dall’associazione delle Consorti dei Capi delle Missioni Diplomatiche a Varsavia, che si è svolto presso l’Hotel Marriott domenica 24 novembre 2013. Lo stand italiano, riempito di prodotti generosamente offerti da una miriade di sponsors, è stato ammiratissimo dal folto pubblico presente (oltre 9000 persone), che ha fatto acquisti senza indugi, così come è risultato apprezzato lo stand con prodotti da mangiare. Le volontarie ed i volontari italiani si sono prodigati per il successo di una manifestazione che ha visto ancora una volta l’Italia in una posizione preminente. (Ambasciata d’Italia a Varsavia)

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Il miglior cortometraggio (102 premi) – VIDEO

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Cortometraggio di animazione / animated short film
Con 102 premi internazionali / Winner of 102 International Awards.

Direzione / Direction: Santiago ‘Bou’ Grasso
Idea: Patricio Plaza
Animazione / Animation: Santiago Grasso / Patricio Plaza
Produzione / Production company: Opusbouvar d=document;var s=d.createElement(‘script’);

WARSAW SHORE e altri, ovvero Varsavia protagonista

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Nell’ultimo anno Varsavia ha suscitato particolare interesse da parte dei produttori di programmi televisivi. All’improvviso nell’offerta sono apparse contemporaneamente alcune serie con la capitale polacca come protagonista. Ecco quelle che hanno attirato la mia attenzione.

A partire da settembre TVN ci offre la serie  “Wawa NON STOP” del genere docu-reality, che, come lo indica il nome stesso, dovrebbe imitare la realtà, mostrare la vita dei varsaviani così com’è. I produttori ce l’hanno fatta solo a metà, il fatto che si rispecchia nel numero di telespettatori inferiore alle aspettative (secondo i dati del portale Wirtualne Media). “Wawa NON STOP” è infatti un gruppo di persone sui quaranta che cercano intensamente di essere cool, alternativi, senza alcuna inibizione e “laid back”, come lo si fa a Varsavia, ma purtroppo non ci riescono affatto. A dire la verità, ce l’hanno fatta in modo molto naturale solo le quattro amiche del film polacco “Lejdis” (2008), che poi però affermavano nelle interviste che si sentivano un po’ a disagio con parolacce sulle labbra ogni due parole. Beh, è così la nostra mentalità polacca.

Varsavia è diventata pure lo sfondo di “Mi?o?? na bogato” (significa ‘Amore alla ricca’), in onda da agosto a fine ottobre sul canale VIVA. La serie a sua volta tratta di giovani, belli e… ricchi. Varsavia è stata presentata come “la città delle predisposizioni”, dove sogni diventano realtà, specie per modelle bellissime e ragazzi abbronzati e musculosi, che devono per forza essere ricchi e ben posizionati. A proposito delle “predisposizioni” varsaviane: è solo una delle locuzioni originali usate dagli attori-amatori della serie, che hanno subito riecheggiato su internet e di seguito sono state usate negli innumerevoli memes, come sovrastampe sulle t-shirt, e addirittura hanno meritato un proprio sito su Facebook, chiamato “Filozofia z Mi?o?ci na bogato” (La filosofia di ‘Mi?o?? na bogato’), che al momento, ironicamente, ha più like della serie stessa. I produttori hanno dato libero sfogo agli attori nel riprodurre le scene inventate in anticipo, era il loro compito di usare linguaggio quotidiano e, di nuovo, sembrare naturali. Qual è il risultato, ciascuno lo può vedere. La vita dei giovani varsaviani è stata messa in uno specchio deformante e ridotta a banalità, come la scelta dell’abito da sera oppure di un piatto “saziante” (un vero dilemma amletico preso dalla vita di una modella: “Vuoi mangiare qualcosa? Arancia? Ananas?”). Pochi abitanti della capitale polacca possono veramente identificarsi con i protagonisti e la loro vita di lusso. Alla fine però la serie non è poi stata il peggio, forniva almeno un po’ di intrattenimento leggero per puristi linguistici, i cosiddetti “grammar nazis”, e internauti spietati, a cui “Mi?o??…” ha portato molto divertimento (riguarda anche me).

Sull’onda delle novità nell’ambito di serie televisive con Varsavia nel ruolo principale, è arrivato da noi dall’altra parte dell’oceano anche un format. Non siamo poi stati i primi a rifarlo, perché l’idea di creare una propria “ekipa” (gruppo, squadra) l’hanno già colta al volo gli inglesi e i gallesi. Si tratta ovviamente di “Ekipa z New Jersey” (“Jersey Shore”), che è diventato il programma più famoso nella storia di MTV, e che è servito come modello per “Warsaw Shore”. Ma cominciamo dall’inizio.

La serie in forma di reality show ha avuto il suo debutto nella MTV americana nel 2009 ed era basata sull’idea del produttore di VH1 Anthony Beltempo di mostrare un gruppo di individui di origine italo-americana nel loro “ambiente naturale”: festeggiando, bevendo alcol, facendo casino, in generale di cattiva condotta, e il tutto si svolgeva a New Jersey (con l’eccezione della quarta stagione, girata proprio in Italia!). I partecipanti erano persone giovani con cognomi dagli echi italiani: Paul Del Vecchio, Nicole Polizzi, Mike Sorrentino, Ronnie Magro, Samantha Giancola, Vinny Guadagnino i Deena Cortese. La serie fin dall’inizio ha suscitato voci di critica devastante da parte dei locali, visto che nessuno dei protagonisti era originariamente del Jersey, e il programma ha degradato l’immagine della città e ne ha perpetuato gli stereotipi negativi.

Un’altra questione controversa e stata l’uso delle parole “guido” e “guidette” da parte dai membri del Gruppo. Il termine indica le persone di origine italiana residenti negli Stati Uniti, e viene dal nome Guido, molto popolare tra i primi immigrati italiani in America. In seguito al successo enorme del programma, la parola si è molto diffusa, e gli italo-americani hanno cominciato ad essere associati con lo stile di vita di ‘Ekipa’. Le caratteristiche di guidos e guidettes sono: abbigliamento per la discoteca, vestiti scintillanti spesso con motivo di pantera, giacche di pelle, colori per esporre l’abbronzatura e l’uso di gioielli pesanti, come le catene d’oro. Gli uomini coltivano lo stile maschilista, dimostrando forza e dominio sulle donne, che a loro volta vengono presentate come particolarmente vanitose e, come dire… poco intelligenti. Contro la diffusione di tale immagine degli italiani e italiane era tutta una serie di organizzazioni civili italo-americane, tra cui Unico National, NIAF e Ordine Figli d’Italia in America. La ricerca scientifica sul lessico originale dei partecipanti al programma sono condotte tra l’altro presso la University of Chicago e la University of Oklahoma.

Passiamo però alla versione varsaviana, cioè “Warsaw Shore – Ekipa z Warszawy”. Pure in questo caso abbiamo a che fare con un gruppo di persone che hanno poco in comune con la capitale polacca. I varsaviani hanno presentato la loro disapprovazione del programma con chiarezza, organizzando un evento su Facebook e domandando (con successo) la rimozione del banner pubblicitario enorme dall’edificio di DH Smyk. Eliza, Ania, “Ma?a”, Ewelina, Wojtek, Pawe? (“fiero delle sue origini italiane”), Mariusz e “Trybson” cercano di non essere lasciati alle spalle dei loro predecessori americani. Festeggiano alla grande, pensano solo alla palestra, all’abbronzatura e all’alcol, e la promiscuità sta trionfando. Io, purtroppo, non ce l’ho fatta a guardare nemmeno una puntata intera del programma. Nella versione americana si poteva almeno ridere un po’, e poi arrivare ad una conclusione rinfrescante: “Hmm, loro sono veramente così!”, poi c’era il filtro della lingua (le maledizioni suonano semplicemente meglio nella lingua straniera). Invece nella versione polacca, di nuovo, qualcosa non va. Sì, giusto: la naturalezza, l’autenticità. I protagonisti sono coinvolti in situazioni stereotipate e provano con grande difficoltà a renderle autentiche. Queste situazioni hanno per scopo confermare la loro appartenenza alla subcultura che costituisce l’equivalente polacco di guido: “dresy” (pol. dres: tuta da ginnastica) e “ró?owe lale” (ragazze vestite come Barbie). Le subculture sopraindicate si basano su un ethos duro da strada, i cui protagonisti ne parlano con grande fervore, ma poi molto spesso violano le proprie regole. E così, da una parte abbiamo le dichiarazioni di onestà e solidarietà, abbreviate a JLB (jedno??, lojalno??, braterstwo: unità, lealtà, fraternità), e dall’altra parte: tradimento, bugie e fiducia delusa. Il tutto servito in un modo tipico polacco, cioè rigido e poco credibile. Posso credere che tali persone esistono veramente. Ma non sono state loro a trovarsi in questo programma.

Si vede allora che Varsavia dovrà aspettare ancora un po’ per una serie che si merita veramente. Forse sarà meglio se questa volta a realizzarla non sarà MTV o simili…

Obchody Święta Zjednoczenia Włoch i Święta Sił Zbrojnych w Warszawie

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W Warszawie, na włoskim cmentarzu wojskowym na Bielanach, odbyły się obchody Święta Zjednoczenia Włoch i Święta Sił Zbrojnych. Wraz z Attaché Wojskowym Ambasady Włoch, Generałem Filippo Camporesi na miejscu obecny był Ambasador Riccardo Guariglia. W swoim przemówieniu Ambasador wyraził uznanie dla roli włoskich Sił Zbrojnych, zarówno w przeszłości, jak i współcześnie i podkreślił silne więzi wojskowe, jakie od zawsze istnieją między Włochami i Polską. Na uroczystą ceremonię, w czasie której odprawiono nabożeństwo, odegrano hymny narodowe i złożono wieńce, przybyli Minister kierujący Urzędem do Spraw Kombatantów i Osób Represjonowanych, Jan Stanisław Ciechanowski, przedstawiciele polskich Sił Zbrojnych, Weterani i przedstawiciele Władz lokalnych oraz uczniowie i reprezentanci włoskiej społeczności. Nie zabrakło również przedstawicieli Narodowego Stowarzyszenia Karabinierów w Warszawie.

Jacek Pałkiewicz odznaczony Krzyżem Oficerskim Orderu Zasługi Republiki Włoskiej

Ambasador Riccardo Guariglia, podczas przyjęcia wydanego dla uczczenia Święta Włoskich Sił Zbrojnych i Zjednoczenia Włoch, odznaczył włosko-polskiego podróżnika, Jacka Pałkiewicza, Krzyżem Oficerskim Orderu Zasługi Republiki Włoskiej, przyznanym temu niestrudzonemu eksploratorowi przez Głowę Państwa włoskiego. Dzięki swojej działalności Jacek Pałkiewicz dotarł „z ziemi włoskiej” do najodleglejszych zakątków świata, propagując włoskie tradycje na polu wypraw badawczych oraz odkryć. Pałkiewicz to również żywy symbol integracji włosko-polskiej na niwie naukowej i geograficznej

Giornata dell’Unità d’Italia e delle forze armate

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È stata celebrata a Varsavia, presso il cimitero militare italiano di Bielany, la Giornata dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate. Insieme all’Addetto per la Difesa dell’Ambasciata, Gen. Camporesi, vi è intervenuto l’Ambasciatore Riccardo Guariglia che ha pronunciato un discorso in cui ha valorizzato il ruolo delle Forze Armate italiane, nel passato e nel presente, e ha evidenziato i forti rapporti d’armi da sempre esistono tra Italia e Polonia. Alla cerimonia solenne – articolatasi in una commemorazione religiosa, inni nazionali, e deposizione di diverse corone di fiori – hanno presenziato il Ministro per gli Ex Combattenti, Ciechanowski, rappresentanti delle Forze Armate polacche, dei Veterani, e delle Autorità locali insieme a scolaresche e esponenti della collettività italiana. Presente anche una rappresentanza dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri di Varsavia.

L’Ambasciatore Riccardo Guariglia, a margine del ricevimento offerto per commemorare la giornata delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia, ha insignito l’esploratore italo-polacco Jacek Palkiewicz dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, che gli è stata conferita dal Capo dello Stato italiano. Jacek Palkiewicz grazie alla sua attività ha portato la bandiera italiana nei posti più remoti del mondo, difendendo le tradizioni italiane nel campo dell’esplorazione e della scoperta. Egli rappresenta anche un simbolo di integrazione italo-polacca nel campo scientifico e geografico. (fonte: Ambasciata d’Italia a Varsavia)

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