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Home Blog Page 329

Moje wspomnienie maestra Franco Califano

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Matteo Mazzucca

Poznaliśmy się w jednej z rzymskich restauracji, kiedy miałem 20 lat. Moi przyjaciele zaprosili mnie na kolację i w ten sposób usiadłem przy stole ze słynnym piosenkarzem i autorem teksów – Franco Califano.

Franco od razu zrobił na mnie wrażenie swoją prostotą i szczerością. Sympatyczny, o zawadiackim spojrzeniu, ale bardzo szczery. Kiedy go poznałem miał 60 lat, ale wydawało się jakby przeżył ich co najmniej 120. Właśnie dlatego był nazywany „Maestro”. Oprócz tego, że był wielkim artystą, Franco był także człowiekiem o ogromnym doświadczeniu życiowym.

Tego wieczoru, w trakcie kolacji, miałem możliwość długo rozmawiać z Franco. Uwielbiał zawierać przyjaźnie z młodymi ludźmi. Był otwarty. Ja wtedy byłem jeszcze studentem i niewiele wiedziałem o życiu. Spotkanie z Franco Califano z pewnością było dla mnie decydujące. Jego muzyka od zawsze mnie inspirowała i to właśnie dzięki niemu i jego radom postanowiłem zostać piosenkarzem.

Franco Califano był nie tylko wielkim artystą i autorem piosenek, ale także znanym playboyem rzymskiego Dolce Vita. Był autorem tekstów pięknych piosenek, napisał takie hity, jak: „Un grande amore e niente più”,dzięki któremu Peppino Di Capri wygrał festiwal Sanremo, „Minuetto” dla Mii Martini, „Un’estate fa” dla Miny, „La musica è finita” dla Ornelli Vanoni oraz „E la chiamano estate” dla Bruna Martino. Ostatnio współpracował także z Negramaro i z Federico Zampaglione (Tiromancino).

Franco Califano zmarł 30 marca 2013, mając 74 lata.

Tak, jak mówi tekst jednego z jego utworów „Un tempo piccolo”, Franco przyszedł na świat „pod gwiazdami”. Tak to właśnie mamie Franco, będącej na pokładzie samolotu, który przelatywał nad niebem Tripoli, odeszły wody i samolot musiał nagle wylądować, aby pozwolić przyjść na świat małemu Franco.

Lubię myśleć, że odszedł w takim sam sposób, jak przyszedł na świat: z nieba.

W jednym z ostatnich wywiadów zapytano go: „Jeśli twoje życie skończyłoby się teraz, co byś powiedział?”. Franco w odpowiedzi zacytował tytuł jednej z swoich piosenek: „Non escludo il ritorno” (Nie wykluczam powrotu).

Ciao Franco!

Il seminario “GREEN ENERGY FOR AERONAUTIC AND AUTOMOTIVE APPLICATIONS”

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Il 17 aprile 2013, l’Istituto di Aviazione di Varsavia

 L’importanza dello sviluppo sostenibile, in particolare dell’uso di fonti energetiche alternative a basso impatto ambientale, è stato uno dei temi principali di un seminario italo-polacco, tenutosi il 17 aprile 2013 all’Istituto di Aviazione ed organizzato dall’Ambasciata della Repubblica Italiana, dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’ICE.

 Sono stati presentati i risultati delle recenti ricerche effettuate dagli scienziati italiani e polacchi relative alla varietà delle fonti di energia e al suo possibile utilizzo in vari veicoli. Si tratta soprattutto di soluzioni tecnologioche che utilizzano l’idrogeno, l’energia solare, i biocarburanti, i motori elettirci o di ultima generazione, alimentati da gas naturale.

 Il seminario è stato inaugurato da sua eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Riccardo Guariglia; dopo i discorsi di apertura del direttore dell’Istituto di Aviazione, ing. Witold Wi?niowski e del direttore dell’ICE a Varsavia, Giuseppe Federico, sono state presentate le tecnologie per le diverse soluzioni di alimentazione del motore. Quest’argomento è stato sviluppato dal professore Giulio Romeo del Politecnico di Torino, dall’ing. Krzysztof Drabark del Politecnico di Varsavia e dall’ing. Zbigniew P?gowski dell’Istituto di Aviazione.

 La sessione è terminata con il discorso del direttore IVECO Polska, ing. Piotr Wójcik, che ha dato testimonianza all’impegno dell’IVECO, grande gruppo industriale europeo nel settore automobilistico, nell’ambito del duetto “Ambiente e Economia”, del gruppo che offre una vasta gamma di veicoli alimentati a gas naturale.

 Ha avuto un’importanza rilevante la presentazione del prof. Giulio Romeo sulla realizzazione del primo aereo in Europa e nel mondo che, alimentato da idrogeno, in grado di non inquinare l’ambiente. Il progetto che è stato finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal prof. Giulio Romeo è terminato con dei test positivi per gli aerei di nuova costruzione.

 L’esperienza e le ricerche del Politecnico di Varsavia, rappresntate dall’ing. Krzysztof Drabark, hanno illustrato il successo di un motoaliante con un motore elettrico senza emissioni di CO2, che nel 2012 ha superato i test per gli aerei di nuova costruzione.

 Infine l’ing. Zbigniew P?gowski dell’Istituto di Aviazione ha elencato le conseguenze dell’uso della tecnologia dei biocarburanti nel settore automobilistico e aeronautico.

 Il seminario ha radunato ben 50 rappresentanti delle istituzioni e delle aziende del settore aeronautico e automobilistico, scienziati, ingegneri e i media degli entrambi i Paesi.

Il ghetto di Varsavia, 70 anni dopo

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Leonardo A. Losito

L’inaugurazione a metà aprile a Varsavia di quello che probabilmente sarà il più importante museo ebraico d’Europa, coincide con il 70° anniversario dello scoppio dell’insurrezione del ghetto di Varsavia (19 aprile 1943), che storicamente rappresentò il primo episodio europeo di resistenza armata alle forze armate naziste. Le polemiche sulla memoria non sono mai mancate: i negazionisti ancora si accaniscono (specie nell’Iran degli ayatollah, ma non solo lì) a smentire la stessa esistenza dell’Olocausto ed a considerare la sanguinosa repressione nazista della rivolta del ghetto (conclusasi un mese dopo con la distruzione del quartiere ebraico ordinata dal generale Stroop delle SS) come una semplice operazione di polizia.

In questi giorni, si discute a Varsavia sulla proposta del governo Tusk di erigere accanto al museo ebraico appena inaugurato, un memoriale per i giusti fra i non ebrei: quelli che anche a costo della propria vita tentarono, spesso riuscendoci, di salvare molti ebrei dalla Shoah. La stessa Comunità ebraica appare divisa su questo argomento. Alcuni autorevoli esponenti ritengono che non sia questo né il luogo né il momento più opportuno per ricordare il pur innegabile eroismo di circa seimila polacchi, accanto al museo della millenaria esistenza ebraica, nella ricorrenza della distruzione del ghetto. Altri invece sostengono che sia non solo lecito, ma addirittura opportuno riconoscere un monumento ai giusti polacchi: specie in un momento in cui un po’ dappertutto in Europa i nazionalismi e le tensioni antisemite riacquistano virulenza.

La questione è estremamente complessa, anche perché si tratta di accostare sensibilità ed esigenze di profonda diversità sia storica che concettuale, su cui è difficilissimo applicare dei criteri di condivisa ed oggettiva analisi valoriale. Non tutti i polacchi erano (e sono) ostili agli ebrei, e questo è un fatto. Altrettanto innegabile è però che frizioni, incomprensioni e pregiudizi a carico degli ebrei siano ancora diffusi nel tessuto sociale polacco. Nella sola Varsavia, una recente rilevazione a campione fatta effettuare dalla locale Comunità ebraica tra 1250 studenti di età liceale, mostra che ben oltre il 40% degli interpellati non vorrebbe avere compagni di classe o vicini di casa ebrei. La percentuale sale poi al 60% per coloro i quali non li vorrebbe avere come partner sentimentale. E ciò che preoccupa è che sono dei giovani ad esprimersi in tal senso.

E in Italia, per fare un altro esempio, cosa si legge sull’argomento? Non c’e’ dubbio che non manchino pubblicazioni serie e rigorose per onestà di contenuti. Case editrici come La Giuntina di Firenze, Sellerio ed altre hanno un catalogo fornitissimo e mirato sulla questione complessiva dell’ebraismo, con titoli di tutto rispetto. Accade però anche che una casa editrice genovese di dichiarato orientamento apologetico su fatti e figure del nazismo, pubblichi senza che nessuno ne abbia mai fatto un problema l’unica edizione acriticamente disponibile in italiano del rapporto del generale Stroop delle SS (quello che scrisse trionfalisticamente ad Himmler che A Varsavia non esiste più un quartiere ebraico), con un’altrettanto ignobile prefazione dell’ineffabile negazionista francese Robert Faurisson.

Lo stesso, per intenderci, ospite d’onore ed acclamato maitre a penser delle periodiche adunate antisemite ed anti-israeliane del Presidente iraniano Ahmadinejad, che puntualmente ne magnifica le teorie e gli scritti: in base ai quali le camere a gas e l’Olocausto sarebbero un’invenzione propagandistica della stampa filo-israeliana; o che non sarebbero mai stati sterminati dai nazisti 6 milioni di ebrei: ne morirono, sì, circa 500.000, ma per cause che andrebbero — stando a quanto farnetica monsieur Faurisson — dalla durezza dei campi di lavori forzato, alle epidemie di tifo o ai bombardamenti degli anglo-americani sui campi di concentramento.

In Italia, dove il tema dell’Olocausto è diventato un argomento piuttosto popolarizzato a mezzo blog dalle infauste dichiarazioni di un leader neoqualunquista come Beppe Grillo, ci tocca solo aspettare l’uscita di una versione critica che sia filologicamente ineccepibile del Rapporto Stroop. Come ad esempio è quella pubblicata in Polonia nel 2009 per conto dell’IPN (l’Istituto della Memoria Nazionale), con un solido apparato di note e di bibliografia, curata da un valoroso studioso come Andrzej Zbikowski dell’Istituto Storico Ebraico, oggi diretto da un ex parlamentare ed apprezzato opinionista quale il Prof. Pawel Spiewak.

In attesa che qualche germanista nostrano avverta l’esigenza di colmare questa inspiegabile lacuna, il lettore italiano che voglia informarsi su quanto avveniva esattamente 70 anni fa nel ghetto di Varsavia raso al suolo (Sinagoga grande compresa) ad opera dei nazisti, potrà comunque leggere la traduzione dal polacco di Il ghetto di Varsavia lotta pubblicata per la prima volta nel 1945 da Marek Edelman, il ventiseienne vice comandante della ZOB (l’organizzazione ebraica di combattimento di cui facevano parte 220 intrepidi ragazzi e ragazze: il più giovane, Jurek Blones, aveva appena 13 anni).

L’autore della traduzione del testo di Edelman, uscita a marzo dell’anno scorso a Firenze, è Wlodek Goldkorn che ha teneramente dedicato questa pubblicazione ai suoi giovani nipoti, Arturo e Pietro; è il caporedattore culturale dell’Espresso; sull’argomento ha al suo attivo diversi titoli ed articoli. E mi ha promesso che per questo anniversario verrà a Varsavia: per testimoniare a chi ne dubitasse che l’Italia che scrive e che legge non ha dimenticato questa tragica, ma al tempo stesso esaltante, pagina di storia.

Pensando ai nostri simili

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Diana Golec

La seconda settimana di Pasqua è un periodo molto importante, in quanto ognuno di noi ha la possibilità di imparare ad aiutare un altro uomo: si tratta della “Settimana della Carità” che in Polonia viene celebrata per la 69^ volta. Quella precedente a questa è stata la “Domenica della Divina Misericordia”, che è la festa della Caritas Polska, un’organizzazione cattolica al servizio dei più bisognosi. È stato proprio il direttore della Caritas Polska, Don Marian Subocz, a raccontarci dell’aiuto concreto e basato sulla misericordia in un’intervista che è possibile trovare sul canale YouTube di Gazzetta Italia

La Cartias ha sviluppato nel corso degli anni un completo sistema di assistenza, partendo da azioni volte a prevenire la diffusione della povertà fino alla costante lotta contro i suoi effetti. La professionalità di questa istituzione si fonda sulla buona conoscenza della situazione dei bisognosi e di conseguenza anche su una loro accurata assistenza. Uno degli elementi della prevenzione è costituito dalla realizzazione dei programmi “Skrzyd?a” (Le ali) e “Tornister Pe?en U?miechów” (Cartella piena di sorrisi) che sostengono l’istruzione dei bambini e degli adolescenti. Come sottolinea Don Marian Subocz, “così come le ali permettono di volare, così l’istruzione aiuta a lottare contro la disoccupazione, la povertà e il degrado”. Anche in quei casi in cui non sia riuscita a prevenire questi fenomeni, la Caritas ha comunque utilizzato tutte le risorse per far fronte alle situazioni di povertà perdurante o per aiutare le vittime di catastrofi naturali. Il direttore della Caritas sottolinea come la Chiesa abbia inoltre il compito di proteggere la vita, a partire dal concepimento fino alla morte naturale dell’individuo. Quest’approccio ha portato alla creazione della “Finestra della Vita” (Okno ?ycia), dove le madri possono lasciare i propri figli in adozione. Si tratta di dare la possibilità di vivere una vita normale ai neonati non desiderati. Quest’idea non è nuova: è infatti nata nell’Italia medievale. Inoltre le persone anziane o malate possono contare sulle cure e sul sostegno negli ospizi e nelle case di cura gestiti dalla Caritas.

“La Chiesa si basa su tre pilastri: la Parola di Dio, i sacramenti e la Caritas, ovvero l’amore caritatevole” nota Don Marian Subocz, aggiungendo che l’obbligo di aiutare gli altri non pesa soltanto sulla Caritas, come istituzione, ma su ognuno di noi. Questo deriva dal comandamento sull’amore verso Dio e i nostri simili e dai valori morali comuni a tutte le persone. Inoltre i credenti dovrebbero ricordarsi che se hanno ricevuto dal Cristo Risorto il dono della misericordia, a loro volta sono quindi chiamati alla dimostrazione dell’amore attivo verso i bisognosi. Dovranno sostenere non solo i loro fratelli ma anche le persone non credenti, perché questo comportamento diventa la testimonianza dell’amore di Dio verso tutti coloro che non l’hanno ancora scoperto nella loro vita.  Don Marian Subocz spiega che questo è un modo per dimostrare la misericordia verso le anime, visto che non è soltanto il corpo ad aver necessità di soddisfare i propri bisogni. Sempre più spesso accade infatti che sia l’anima ad aver più “fame” rispetto al corpo, il che fa sì che l’uomo sprovvisto di speranza smetta di cavarsela nella vita quotidiana. Proprio queste persone rassegnate, anche se non sempre in modo consapevole, aspettano di essere notate ed aiutate, visto che da sole non hanno il coraggio di chiedere aiuto. Pensando proprio a loro la Caritas ha intrapreso una serie di iniziative sotto forma di un servizio di sostegno a lungo termine elargito nelle situazioni difficili, sia materiali che spirituali. La Caritas può rispondere ad un lungo elenco di esigenze grazie al sostegno finanziario della gente comune che vuole condividere ciò che possiede.

Don Marian Subocz incoraggia a devolvere l’1% delle tasse alla Caritas o, in alternativa, a scendere in campo personalmente attraverso il volontariato, per rispondere alla richiesta di Papa Francesco che, con le sue parole e con i suoi gesti, ci indica la strada per arrivare a chi ha bisogno di aiuto. Nel giorno della sua elezione, il nuovo Papa ha preso il suo nome in onore del Santo di Assisi, un esempio di uomo umile al servizio dei più poveri.

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BEAUTIFUL: Walter Nicoletti nelle puntate “pugliesi”

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La soap più famosa del mondo dedicata alle peripezie della famiglia Forrester compie 25 anni e per festeggiare ha girato delle puntate in Italia, in Puglia, con la partecipazione speciale, una sorpresa, di un giovane attore materano, Walter Nicoletti (cinema: “Operazione Vacanze”, “La mia mamma suona il rock”, “Si può fare l’amore vestiti”, “Outing: fidanzati per sbaglio”, “Leone nel basilico”; teatro: “Le troiane”, “Il sindaco del rione sanità”). Le riprese delle puntate televisive, prodotte dalla Bell-Phillip Television Productios inc. sono state girate dal 7 al 10 maggio dell’anno scorso tra Polignano a mare, Alberobello e Fasano con i protagonisti di culto: Ronn Moss (Ridge), Katherine Kelly Lang (Brooke), Don Diamont (Bill Spencer), Jacqueline Macinnes Wood (Steffy), Kim Matula (Hope) e Scott Clifton (Liam). Walter interpreta l’invitato alle nozze di Hope e Liam. Esclusivamente per Net1News racconta questa favolosa avventura hollywoodiana.

Walter, è un vero onore per tutti gli spettatori italiani, soprattutto le signore, vederti sul piccolo schermo nella soap più famosa del mondo! Chi ti ha contattato per farne parte?

L’esperienza di Beautiful è stata un vero colpo di fortuna perché ricordo benissimo quel periodo. Era il 7 maggio ed ero nello studio legale dove svolgo attualmente la pratica forense per diventare avvocato. In mattinata ricevo una chiamata da una mia cara collega, attrice e presentatrice pugliese, Marianna Pontrandolfo, la quale mi avvisa dell’imminente casting per partecipare alle riprese della soap americana. Come di consueto ho inviato il curriculum con alcune foto del mio book fotografico e dopo qualche ora… arriva la chiamata dalla produzione che mi convoca per il giorno seguente a Polignano a mare, splendida località della costa adriatica pugliese.

Quanto tempo hai passato insieme ai protagonisti di Beautiful?

Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere i protagonisti della soap più famosa del mondo. Ho trascorso una intera giornata insieme al cast. Ricordo benissimo gli scherzi e le battute di Ronn Moss (Ridge), Katherine Kelly Lang (Brooke). Simpaticissimi anche Don Diamont (Bill Spencer), Jacqueline Macinnes Wood (Steffy), Kim Matula (Hope) e Scott Clifton (Liam). Ricordo benissimo che tutti gli attori e l’intera troupe scattavano sul set delle foto ricordo nei momenti di pausa. Inutile dire che sono rimasti affascinati dal panorama di Polignano a mare. Voglio sottolineare che tutti gli attori, insieme al regista Michael Stich, sono persone davvero straordinarie. Un’umiltà che non avevo mai visto prima. Tutti disponibilissimi, cordiali e molto professionali. Per ogni scena era quasi sempre “buona la prima”.

Perché gli americani hanno scelto la Puglia, Italia per festeggiare il 25° anniversario della soap?

Gli americani negli ultimi anni sono sempre più attratti dalle bellezze del nostro Paese, in particolare del Sud Italia. Voglio ricordare che nel 2004 in Basilicata è stato girato il colossal americano “La passione di Cristo” per la regia di Mel Gibson. La Puglia è una delle nostre regioni più affascinanti: quella dei trulli monumentali e delle immense grotte sotterranee, delle misteriose caverne marine e dei castelli medioevali, delle nere scogliere che precipitano nell’Adriatico blu-cobaito e delle soffici spiagge dorate che degradano nello Jonio verde-smeraldo, dell’esasperato barocco leccese e delle ingenue cripte bizantine, dei villaggi di un bianco abbagliante, o dei paesi densi di colori caldi. E non dimentichiamoci che in questa regione è presente l’Apulia Film Commission, una grande realtà di professionisti del settore cinematografico. Credo che gli americani abbiano fatto un’ottima scelta per celebrare le nozze d’argento della soap.

Tu invece vieni da Matera che comunque è abbastanza vicina ai posti dove avete girato.

Matera è tra le città più antiche del mondo il cui territorio custodisce testimonianze di insediamenti umani a partire dal paleolitico e senza interruzioni fino ai nostri giorni. Rappresenta una pagina straordinaria scritta dall’uomo attraverso oltre 10.000 anni di storia. Matera è la città dei Sassi, il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. Le riprese di Beautiful si sono svolte nell’arco di 4 giornate per un totale di 10 puntate e hanno toccato note località pugliesi: Polignano a mare, Fasano, Alberobello (la città dei Trulli). La puntata del matrimonio tra Liam ed Hope si è svolta nei pressi della statua di Domenico Modugno, sul lungomare omonimo di Polignano a Mare. Sullo sfondo dell’azzurro Adriatico.

Questa è la tua prima esperienza con una produzione internazionale?

Beautiful è stata la mia prima esperienza con un cast internazionale. Un cast tutto americano che proviene da Hollywood, la città del cinema, la storia stessa del cinema americano. Si da piccolo ho apprezzato il modo di recitare “americano” figlio dell’Actor Studio, il laboratorio per eccellenza per la formazione al mestiere di attore che ha per base il metodo Starsberg il quale rappresenta un’esperienza leggendaria nel mondo del teatro e del cinema. Ho immediatamente appreso diverse tecniche recitative osservando gli attori. D’altronde se è vero il proverbio che “un attore è un po’ come un ladro”, dico che il furto si compie prima di tutto con gli occhi: infatti occorre saper guardare, poi ascoltare, e allenarsi a farlo in ogni momento, in ogni ambiente.

Ci descrivi il tuo ruolo?

Ho interpretato l’invitato alle nozze. Una parte davvero piacevole e divertente considerato che mi ritrovo insieme al cast a cantare la meravigliosa canzone “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno, l’inno italiano della musica leggera. Per farla breve la scena è la celebrazione del matrimonio, seguito dal bacio fra gli sposi. Una sorta di inno alla gioia e all’amore.

Cosa ricorderai di quest’avventura pugliese?

Mi ritengo davvero fortunato perché quest’esperienza mi ha permesso di crescere professionalmente. Per non dimenticare le forti emozioni che resteranno impresse nella memoria e che un giorno spero di poter raccontare ai miei figli, magari tornando sul luogo in loro compagnia. Credo che le esperienze vadano necessariamente vissute per poter comprenderne la rilevanza anche sotto un profilo umano. In questi casi le parole servono a poco.

Come sono personalmente le due icone di questo mitico sequel: Ridge e Brook?

Ridge e Brooke, insieme a tutti gli altri attori del cast, sono persone normalissime, davvero gentili e simpaticissimi. Ricordo che sul set scattavano foto ricordo e nei momenti di pausa andavano sempre verso i loro fans. A volte mi sembravano dei turisti! Tuttavia sono rimasto colpito dalla loro bravura. Non sbagliavano mai ed andavano spediti. Hanno una media di decine di scene al giorno da girare. Professionisti allo stato puro.

Qualcuno di loro ti ha invitato negli Stati Uniti?

Gli attori e la produzione hanno promesso di ritornare quanto prima in Puglia, forse in estate, per poter rilassarsi ed apprezzare liberamente i luoghi dove hanno girato le scene. Per cui non escludo che andrò a salutarli in occasione del loro ritorno, questa volta in veste di turisti.

Lingue, letterature e culture in traduzione

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Convegno Istituto Italiano di Cultura Varsavia
La sala conferenza dell'Istituto Italiano di Cultura a Varsavia.

Il 26 e 27 aprile 2013 a Varsavia si è tenuta la conferenza VISTO DALL’ALTRA PARTE: LINGUE, LETTERATURE, CULTURE IN TRADUZIONE organizzata dall’Istituto di Linguistica e Culturologia Antropocentrica – Facoltà di Linguistica Applicata presso l’Università di Varsavia, dedicata all’ampia tematica legata alla traduzione, didattica e formazione di traduttori. Il Convegno è stato aperto dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dott.ssa Paola Ciccolella.
Nel suo breve discorso inaugurale, l’Ambasciatore della Repubblica d’Italia in Polonia, Riccardo Guariglia, ha sottolineato l’importanza della qualità delle traduzioni di opere italiane in Polonia ed il bisogno di mettere in risalto gli stretti rapporti e legami tra le due nazioni, di una tradizione secolare. Queste relazioni trovano le loro testimonianze anche nell’ambito della letteratura e della cultura. In primo luogo, per dare il via alle deliberazioni, è intervenuto il Preside della Facoltà di Linguistica Applicata, prof. Krzysztof Hejwowski.

Nelle dodici sessioni plenarie aperte al pubblico hanno partecipato più di 40 relatori provenienti da circa 20 università di tutta Europa. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare lezioni sulla traduzione e sulle strategie di traslazione ed interpretariato, nonché vedere degli esempi di traduzione letteraria, conoscere le tecniche e le metodologie della didattica e della traduzione e toccare varie questioni incentrate sugli aspetti linguistici della traduzione. La protagonista del convegno è stata la lingua italiana ma non sono mancate relazioni in lingua inglese, dedicate ai problemi linguistici e letterari.

linguistica applicata

 

Gli organizzatori ed i partecipanti, molto soddisfatti dei risultati, hanno constatato un enorme potenziale di ricerca e di didattica di tali iniziative e, dato il grande interesse per la conferenza, stanno già pianificando futuri incontri.

Polacy jednym z najbardziej zestresowanych narodów na Świecie

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Magdalena Radziszewska

Stres w dzisiejszych czasach jest nieodłącznym elementem naszego życia. Spocone dłonie, „gęsia skórka”, przyspieszone bicie serca w reakcji na silne emocje – któż z nas tego nie doświadczył? Krótkotrwały stres, który powstaje dzięki hormonowi o nazwie adrenalina, ma pozytywne działanie o ile organizm ma szansę go odreagować. Gdy się stresujemy, i nie mamy szansy na odpoczynek, w naszym ciele wzrasta poziom kortyzolu, zwanego „hormonem stresu”, a obniża się poziom serotoniny i dopaminy, które należą do „hormonów szczęścia”. Ciągłe nadwyrężanie układu nerwowego prowadzi do wielu poważnych schorzeń.

Informacje te powinni sobie wziąć do serca przede wszystkim Polacy. Według ostatnich badań firmy Extended DISC to właśnie Polska należy do krajów, w których odnotowuje się najwyższy poziom stresu.

Narodowy wskaźnik stresu TM, będący wytyczną w badaniach prowadzonych przez firmę Extended DISC, wykazuje w jakim stopniu ludzie odczuwają spokój, harmonię i brak stresu w różnych krajach. Badanie przeprowadzane jest w formie ankiety wypełnianej przez tysiące osób aktywnych zawodowo w danym kraju. Polska populacja uczestniczy w badaniu od sześciu lat. W Polsce wskaźnik wynosi 2.18 i jest o wiele wyższy niż ten odnotowany wśród mieszkańców innych krajów europejskich, np. Niemiec, gdzie wskaźnik TM wynosi 1.60. Można powiedzieć, że wyniki badania są odwrotnie proporcjonalne do stopnia zamożności społeczeństwa. W USA, Kanadzie, czy Wielkiej Brytanii wskaźnik stresu jest niski (1.49-1.59). Wyniki zależą także od aspiracji rozwojowych danego narodu (wynik Polski jest najbardziej zbliżony do tego w Korei). Całkowicie odrębną grupę stanowią kraje Ameryki Łacińskiej, które pomimo iż nie są zamożne, zachowują wskaźnik stresu na niskim poziomie (w granicach 1.17). Prawdopodobnie uwarunkowane jest to wpływami kulturowymi (np. zwyczajowym w krajach latynoskich „mañana”).

Większość Polaków żyje w stresie, w szczególności ta część społeczeństwa, która obejmuje wysokie, menadżerskie stanowiska. Wieczny pośpiech, nadmiar obowiązków i lęk o utratę pracy to podstawowe czynniki sprzyjające towarzyszącemu nam napięciu. Co najgorsze, przeciętny polski pracownik jest z roku na rok coraz bardziej zestresowany. Z najnowszych badań przeprowadzonych przez firmę Regus wynika, że prawie połowa Polaków (40%) odczuwa, iż poziom doświadczanego przez nich stresu jest wyższy niż w poprzednich latach.

Według respondentów (badania przeprowadzane są przede wszystkim w środowisku pracy), stres jest częściej wywoływany przez czynniki natury zawodowej, niż osobistej. Do najbardziej stresogennych czynników należą osobista sytuacja finansowa, praca oraz kontakt z klientami.

Przeprowadzone badanie miało również na celu znalezienie możliwego rozwiązania problemu nadmiernego stresu. Według niektórych ekspertów w redukcji stresu pomocna byłaby możliwość wykonywania pracy w elastycznym trybie. Najnowsza ankieta potwierdziła wyniki poprzedniego badania przeprowadzonego przez Regus, wg którego 58% ankietowanych czuje się znacznie lepiej gdy ma możliwość wykonywania elastycznej pracy. Respondenci uważają, że jest to jeden ze sposobów na ograniczenie towarzyszącego im napięcia. Większość z przepytanych osób uważa możliwość elastycznej pracy za czynnik pozytywnie wpływający na życie rodzinne, podnoszący komfort życia oraz ułatwiający odnalezienie równowagi między pracą oraz sferą prywatną. Ponadto, elastyczne warunki zatrudnienia zwiększają produktywność i eliminują koszty związane z pracą w biurze.

Szybkie tempo życia, nadmiar pracy, walka o wyższe stanowiska, konflikty ze współpracownikami to tylko część czynników, które wpływają na podwyższenie poziomu hormonów stresu we krwi Polaków. Jesteśmy narodem, który dąży do poprawy statusu społecznego, niestety, zdeterminowani i skupieni na osiągnięciu wyznaczonych celów, zapominamy o tym, że ciągły stres może prowadzić do odroczonych w czasie, ale ciężkich dolegliwości, takich jak uzależnienia, napięcie i bóle mięśni, depresja, wrzody, bezsenność, czy problemów rodzinnych.

Przeglądarki internetowe bezlitośnie potwierdzają ten portret naszego społeczeństwa poprzez pewien interesujący fakt: po wpisaniu hasła „Polacy i stres” otrzymamy tysiące stron informujących nas o tym, jak bardzo zestresowanym narodem jesteśmy. Natomiast gdy spróbujemy wyszukać jakichkolwiek informacji dotyczące stresu w społeczeństwie włoskim, nie uzyskamy żadnej odpowiedzi… Może mieszkańcy półwyspu Apenińskiego mimo gonitwy dnia codziennego znaleźli odpowiednie sposoby na zmniejszenie stresu i zachowanie spokoju? Może powinniśmy brać przykład z naszych południowych przyjaciół?

Fermarsi un momento e porsi una domanda

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Diana Golec

Per i cristiani è arrivato ancora una volta il periodo della Quaresima che precede la Pasqua. La sequenza di questi periodi non è certamente casuale: bisogna infatti giungere alla purificazione dello spirito per poter giungere al trionfo della risurrezione, anche se a volte può succedere di perdere di vista questo obiettivo! Essere così immersi negli impegni della quotidianità ci fa entrare nel periodo quaresimale in modo frettoloso e quindi spesso senza la dovuta attenzione. Gravati da innumerevoli attività che ci impongono l’imperativo “devo farlo” o “devo finirlo in tempo”, fissiamo dei propositi quaresimali poco ponderati, mirati in un certo senso più a metterci in pace la coscienza che a uno sviluppo della nostra spiritualità. Questi propositi sono spesso superficiali e superati, non sono congruenti alla fase attuale del cammino spirituale in cui ci troviamo, a volte sono echi della nostra infanzia. Ed è proprio in una simile situazione che si rende necessario fare dei cambiamenti.

Tutti noi sappiamo che una macchina molto veloce diventa pericolosa senza dei freni adeguati, e lo stesso accade con la nostra vita che procede freneticamente e che, se sprovvista di momenti di riflessione, rischia di farci perdere il controllo su di essa. E’ per questo motivo che la liturgia della Chiesa invita a vivere 40 giorni di preparazione alla Pasqua. È necessario quindi fermarsi e porsi una domanda: cosa di buono dovrà germogliare e crescere in noi durante questo periodo?

Non vi è alcun dubbio che l’astenersi dal mangiare dolci o dal bere alcolici durante la Quaresima contribuisca a formare un carattere forte, supportando la capacità di autocontrollo; ma siamo certi che sia proprio quello che vuole Gesù, che nel Vangelo invita al digiuno, all’elemosina e alla preghiera? Non sarebbe forse meglio fare una profonda introspezione, ammettendo le nostre debolezze e riflettendo sui misteri della fede in questo periodo così speciale?

Questo non è un compito facile. Inizialmente può nascere in noi il pensiero secondo cui ci sono già state molte prove volte a migliorare tutto ciò in cui la nostra anima è debole, prove che però non hanno avuto apparentemente alcun effetto. Si tratta di una tentazione che va sconfitta, stando attenti a non caderci nuovamente quando la realtà grigia e frettolosa limiterà i nostri momenti di riflessione sulla realizzazione dei nostri progetti spirituali. Può sopraggiungere quindi la voglia di scoraggiarsi e trovare conforto nel mondo delle fugaci superficialità. Dio desidera invece da parte nostra uno sforzo per raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati all’inizio del periodo quaresimale. Per Lui è importante sapere che i suoi figli provano a migliorarsi, non che ci riescano, perché sa che per loro arriverà il momento dell’elevazione dello spirito.

A tal proposito, è molto interessante la trama del racconto “Il leone, la strega e l’armadio” di C.S. Lewis, che ci mostra lo sforzo dei quattro fratelli Pevensie per ristabilire l’armonia e la pace nel regno di Narnia. I bambini si trovano ad affrontare il tradimento di uno di loro, ma devono anche battere una strega, così potente e astuta che nemmeno gli sforzi dei personaggi sono sufficienti a sconfiggerla. Riescono finalmente a vincere con l’aiuto del leone Aslan che decide di sacrificare la propria vita per redimere la colpa del traditore. L’animale muore ma con l’arrivo dell’alba avviene un miracolo, visto che l’animale, attraverso un’antica magia, torna in vita e alla fine sconfigge la strega.

La morte e la vita sono divise da un’enorme voragine che per essere superata dall’uomo necessita di un pesach (che in ebraico significa “passaggio”), lo stesso seguito da Gesù, che ne è diventato emblematicamente il ponte: questo è il vero significato della risurrezione! È stato il sacrificio di Dio che ha sacrificato se stesso per vincere il peccato e la morte e, nel contempo, ha dato un senso agli sforzi degli uomini nel loro cammino verso il bene.

La forza dell’amore di Dio dà speranza a tutti e, anche se spesso non è possibile vederne gli effetti nella nostra lotta contro il male, bisogna aver fede perché alla fine il nostro impegno sarà premiato in maniera similie a quella dei protagonisti del racconto “Narnia”. Riceveremo in premio l’accesso ad una terra eterna e bellissima.

 

Carnevale di Viareggio

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Eric Matteucci

Cari amici Italiani di Polonia, grazie alla Gazzetta Italia e al suo collaboratore Enrico Buscema ho  l’opportunità di parlare di Viareggio, bellissima città balneare sul litorale toscano, ma conosciuta in tutto il mondo per il suo maestoso Carnevale, che quest’anno ha festeggiato il suo 140° anniversario. La nostra manifestazione si è affermata nel tempo grazie ai maestri della cartapesta viareggini, che sono riconosciuti come forse i migliori del mondo nella costruzione di carri che superano i venti metri, arrivando fino ai trenta metri di altezza. La satira sui vari argomenti della società è l’elemento che aggiunge cultura a questi giganti di cartapesta, come vengono definiti questi carri armoniosi con il loro movimento. Cento, duecentomila persone durante le magiche sfilate sul lungomare, con un panorama unico nel suo genere… Il mare da una parte e, a pochi passi, uno spettacolo di colore e di allegria che, pure con il freddo dell’inverno, riscalda ogni cuore. Il carnevale a Viareggio è nel sangue e nel dna dei suoi abitanti, si aspetta tutto l’anno questo grande evento, orgoglio di tutta una città. Invito voi tutti in Polonia a programmare prima o poi un viaggio nella nostra città accogliente, perla del Tirreno e regina del carnevale d’Italia e d’Europa.

Colgo anche l’occasione di ringraziare quella signora che ha inviato la canzone composta da me “Viareggio è magica” sul vostro sito, che ha permesso questo casuale incontro con Enrico Buscema e che mi ha contattato tramite Facebook.

“Viareggio è magica” ha fatto una vera magia. Fare conoscere il carnevale di Viareggio grazie ad una canzone rende orgoglioso non soltanto chi la scrive, ma anche chi la canta: Egisto Olivi, Silvia Barbieri, Dino Mancino (famoso per il suo tour con Giorgio Panariello e diverse esibizioni con Zucchero), Simon Luca Ciffa alla chitarra e basso. Da parte di tutti noi un grazie enorme a tutti voi!

Un abbraccio che unisce  Viareggio e Varsavia!

Link di tele Versilia per la diretta on line: http://www.reteversilianews.com/.

Michał Archanioł

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SCENA W JEDNYM AKCIE: Znajdujemy się w dowolnym miejscu w naszych czasach. Archanioł Michał jest ubrany jak jeden z nas. Siedzi za stołem, na którym rozłożone są jego atrybuty. Zwraca się do obecnej publiczności, zebranej by wysłuchać jego słów.

MICHAŁ: (W sposób kolokwialny, tak, jakby rozmawiał z przyjaciółmi). Nawet my Anioły, nie uwierzycie, nawet my odczuwamy potrzebę komunikacji z wami, śmiertelnikami, tak jak wy komunikujecie się między sobą; tak samo jak Chrystus, Maryja Dziewica, Święci, którzy często ukazywali się tu na ziemi. Ale wy powiecie: „Oni, tak jak my, urodzili się i żyli tu na ziemi! Natomiast jak to możliwe, że Ty, który masz niebiańskie korzenie, jesteś tu, pośród nas?” (Z naciskiem) Uwielbiam się objawiać! Dzięki Bogu, objawiałem się w przeszłości, objawiam się i będę się jeszcze objawiał! Chociaż nie zbuntowałem się przeciw Bogu, tak jak niektórzy, ja także czuję się, w pewien sposób, zbuntowanym Aniołem. Zbuntowanym wobec mojej natury, a nie Boga, oczywiście. Chociaż szczerze mówiąc, bardziej niż „zbuntowany”, powinienem określać się jako niespokojny, ciekawy, spragniony przebywania między wami, którzy, zresztą, tak jak ja jesteście boskimi stworzeniami. Nawet jeśli jestem stworzony bardziej z ducha, niż z materii, a wy bardziej z materii, niż z ducha, to i tak martwię się o wasze życie i o wasz los. Zatem ujawniam się wszystkim, w mojej prawdziwej postaci. Pozostali Aniołowie, generalnie, mogą objawiać się tylko mistycznym i ukazują się pod ludzkimi postaciami: jako biedacy, pielgrzymi, goście, posłańcy. Ich obecność często jest ujawniana poprzez pieśni, muzykę z innego wymiaru lub rajskie zapachy. A potem znikają w mgnieniu oka, dlatego też ten, kto ma wizje, przeżywa je jako tajemnicze objawienia, nawet jeśli w pewien sposób są one realne; oczywiście, nie przynależą one do tego świata. (Przerwa). Dla mnie ciało, jest jak dla was ubranie! (Przerwa).

Pierwszym miejscem, w którym się ukazałem dobre cztery razy, było Monte Drion; trzy razy w V wieku i jeszcze raz w XVI wieku na antycznej ziemi Dauni w Apulii. Moje pierwsze objawienie się miało miejsce w 490 roku, na górzystym przylądku, niedaleko od miast Arpi i Siponto w Apulii, dzisiaj nazywanym Gargano. W dominiach ludu bizantyjskiego, sukcesywnie pokonywanego przez Longobardów, gdzie przed nadejściem Chrystusa, powstała pogańska świątynia, poświęcona jasnowidzowi Clacante, wyznawcy Apollina i lekarzowi Podalirio, synowi Eskulapa.

Już ósmego maja, tego samego roku, z wysoka dostrzegłem ten górzysty obszar, pełen uskoków, z tysiącem źródeł krystalicznie czystej wody, pokryty częściowo lasami zamieszkałymi przez przeróżne zwierzęta, ale przede wszystkim bogaty w winorośle, oliwki i zboże na stokach rozciągających się do równiny Siponto, graniczącej z morzem. Była to sceneria, która przypominała mi Ziemię Obiecaną, bogatą we wszelkie Boże dobra, posiadającą wszystko to, czego człowiek potrzebuje, by się pożywić: chleb, wodę, wino, oliwę, zwierzynę, ryby, sól, a także dodatkowo wspaniałą glinę i ogień. O tej porze roku góra, z wielkimi, wapiennymi grotami, była, z kolei, pokryta śniegiem. Opuściłem się z nieba pokrytego białymi chmurami, ubrany na biało, z moimi trzema atrybutami: skrzydłami, także białymi, oraz błyszczącymi szpadą i wagą; spowity mocnym, białym światłem. My anioły jesteśmy w szczególności zafascynowani kolorem białym. Także nasze łąki w Raju są bezkresnym kobiercem białych kwiatów. Wówczas, tam w górze, na szczycie zdarzyło się tak, że pewien wolarz o imieniu Gargano, miał problem ze swoim bykiem, dlatego chciał go zabić i zamierzał cisnąć w niego strzałę. Zaanonsowany przez bardzo silny wiatr, natychmiast zainterweniowałem w obronie zwierzęcia, które szło do wnętrza groty szukając schronienia i starając się, by nie dosięgła go strzała. Ukazałem się potem we śnie Biskupowi Siponto i powiedziałem mu: „ja jestem Archanioł Michał. W waszych stronach nie będzie już nigdy więcej rozlewu zwierzęcej krwi”. Opowiedziałem mu o całym zdarzeniu. Biskup, poruszony, zwołał lud, po to by poprowadzić procesję na tę górę. Kiedy tłum zdołał rozpoznać jaskinię i do niej wejść, znalazł, z wielkim zdziwieniem, kamienny ołtarz z drewnianym krzyżem, ozdobiony liturgicznymi szatami, i ślad mojej stopy, odciśnięty na kamiennej posadzce. To ja przygotowałem i ułożyłem wszystko z dużą starannością. Pomimo mojego stanu nieważkości, pozostawienie odcisku stopy nie było takie trudne, ponieważ w tamtym czasie, ta biała skała była krucha i zakurzona jak kreda.

Dwa lata później, po raz drugi ukazałem się we śnie Biskupowi Siponto, miasta wówczas oblężonego przez Herulów. Poinformowałem go, że następnego dnia najeźdźcy uciekną, zaatakowani przez najstraszliwszą z burz. Gdy rzeczywiście tak się stało, biskup z wdzięczności rozkazał, aby nad grotą został wzniesiony kościół ku mojej czci. Rok później, 29 września, powróciłem na ziemię i znów ukazując się biskupowi wyszczególniłem: „tam, gdzie otworzyła się skała, grzech ludzki zostanie przebaczony. A to, o co poprosicie w modlitwie, zostanie wam przyznane”. Potem dodałem: “teraz ta grota, z kościołem powyżej, jest dla mnie święta i ja sam już ją konsekrowałem”. Postępując w ten sposób ustanowiłem, że kościół ten będzie powszechnie uważany za pierwszą i jedyną Niebiańską Bazylikę na świecie, przeze mnie samego pobłogosławioną.

Kolejne moje objawienie się na Gargano będzie miało miejsce w 1656 roku, aby pokonać dżumę. To właśnie wtedy dokonałem mojego pierwszego prawdziwego cudu, który następnie został nagłośniony przez lud na całym świecie! Zobaczcie, nawet dzisiaj, na moim pomniku został przytoczony napis: “Dla Księcia Aniołów, zwycięzcy dżumy, patrona i stróża, pomnik wiecznej wdzięczności”.

Drugim miejscem, w którym się objawiłem był Monte Aureo, w VI wieku, w okolicach Neapolu. Ukazałem się wtedy biskupowi Stabii, któremu towarzyszył pewien przeor. Poprosiłem go, aby wybudował na tej górze sanktuarium mojego imienia, a on od razu posłuchał.

Trzecim miejscem, w którym się ukazałem był Rzym w VI wieku. Tym razem objawiłem się papieżowi. Moje ukazanie się miało miejsce nad Mole Adriana, w akcie schowania miecza (Wykonuje gest). Tym gestem zamierzałem obwieścić także tam koniec dżumy, która nękała miasto. Oto wówczas papież, po tym cudzie, zdecyduje się zmienić nazwę Mauzoleum Adriano oraz Mole Adriana na Zamek Świętego Anioła.

Czwartym miejscem, w którym się objawiłem, była Pawia. Ukazałem się tam w VII wieku, w miejscu gdzie wznosiła się Kaplica Pałacu Królewskiego, aby odpowiedzieć na prośbę księcia longobardzkiego, który prosił o pomoc w zwyciężeniu Bizantyjczyków w bitwie w 663 roku. Dzięki mojemu wstawiennictwu, książę odniósł zwycięstwo.

Piątym miejscem, w którym się ukazałem, było Mont-Tombe w 708 roku we Francji, w Normandii, wobec biskupa Avranches. Jemu objawiłem się we śnie trzy razy, pytając, czy mógłby wybudować w skale kościół ku mojej czci. Biskup dwa razy zignorował moją prośbę. Tak więc za trzecim razem stworzyłem otwór w jego czaszce, przyciskając mój rozżarzony palec do jego czoła, nie zabijając go. Przestraszony, natychmiast nakazał wybudować Oratorium w skale, w miejscu, gdzie się ukazałem. Od tamtej pory, góra ta była nazywana Mont-Saint-Michel (wzgórze Św. Michała) z dodatkiem “au-péril-de-la-mer” („w niebezpiecznym morzu”), biorąc pod uwagę wyjątkowe zjawisko przypływów i odpływów, które występowało cyklicznie na tamtym obszarze.

Wreszcie szóstym miejscem, w którym się ukazałem było Monte Pirchiriano, w X wieku, w dolinie Susy, w obecności biskupa pustelnika. Także w tym przypadku naciskałem na niego, aby wybudował kościół na moją cześć. I on to uczynił, mimo że był zmuszony wybudować kościół z drewna, ze względu na trudności z pozyskaniem kamienia w tamtej okolicy. Oto widzicie jestem ja, na dobre i na złe! (Wskazuje na siebie). A moje imię to Mi-ka-el, czyli „Któż jak Bóg”; jestem jedynym istniejącym do dziś archaniołem. Początkowo było nas dwóch, którzy mieli zarządzać niebiosami, Lucyfer i ja.

Natomiast Gabriel i Rafael byli tylko aniołami, takimi jak wszystkie inne anioły, nawet jeśli ich imiona oznaczają odpowiednio „siła Boga” i „ lekarstwo Boga”; a także pomimo faktu, że pierwszy dostał od Pana ten przywilej skontaktowania się na ziemi z Maryją Dziewicą, a drugi z pisarzem Tobiaszem. (Przerwa) Widzicie? To są niektóre z moich atrybutów. (Bierze przedmioty jeden po drugim i je pokazuje) Szpada, którą przegnałem i nadal wypędzam z raju anioły zbuntowane przeciw Bogu, czyli demony, zrzucając ich na ziemię, między was. To ta sama szpada, którą zwyciężyłem drugiego archanioła, Lucyfera, „Niosącego światło”, który dzisiaj nazywany jest Szatanem, „Księciem Ciemności”, Diabłem, „Tym, który dzieli”, Belzebubem, „Władcą much”,… Mefistofelesem,… Belfagorem. Krótko mówiąc, tym mieczem obroniłem i będę bronił, aż do końca świata, dobra od ciągłych podstępów zła. Skrzydeł używam, ponieważ jako wysłannik Boga, muszę często pokonywać duże odległości. Waga do odmierzania dobrych uczynków ma ostatecznie funkcję podwójnej włóczni, trochę tak jak dla Psychopompa, czy dla Merkurego, służy wpierw do pchnięcia, a następnie do zważenia dusz, które po śmierci opuściły swoje ciała i które mają zostać poddane osądowi Bożemu. (Długa przerwa). Z resztą również i ja posiadam fizyczność, ale oczywiście nie taką jak ta wasza. Nie jestem stworzony jedynie z ducha! Wierzę, że podczas moich objawień na ziemi, pozostawiłem konkretne znaki swojego istnienia. We Włoszech: płaszcz, skałę z odciskami mojego ciała, w miejscu gdzie siedziałem i skrzydeł, w miejscu, o które się oparłem, ślad mojej stopy na kamieniu, kroplę, której nakazałem wypłynąć z wnętrza góry. We Francji: otwór w czaszce biskupa, a następnie wizje białego, oślepiającego światła, światła w barwach tęczy, straszliwy podmuch wiatru, trzęsienia ziemi z budzącymi grozę eksplozjami. Poza tym, na dowód tego wszystkiego, w każdym z tych miejsc pozostają, wybudowane ku mojej czci sanktuaria, pustelnie, skalne kościoły, bazyliki, oratoria, klasztory. (Przerwa). Joanna d’Arc? Niektórzy wciąż mnie o nią pytają. Tak, wzywała mnie kiedy umierała płonąc żywcem na stosie. Ja w tym momencie byłem na górze, w Raju i kierowałem Zastępami Niebiańskimi, tj. moją armią Aniołów, Cherubinów i Serafinów. Pamiętam, że usłyszałem jej błagania i, w drodze wyjątku, spełniłem jej prośby, jednakże bez objawiana się jej. W związku z tym chciałbym tutaj wznowić pewien apel: „przestańcie prosić mnie, tak często jak to robicie, abym stał się waszym Aniołem Stróżem! Każdemu z was, czy wam się to podoba, czy nie, został przyznany Anioł, który ma was strzec i towarzyszyć wam w waszych małych i dużych walkach życia codziennego. To jego powinniście wzywać! Jeśli w dzień nauczycie się go dostrzegać, odkryjecie, że on jest zawsze przy was, skryty w waszym cieniu, natomiast nocą, jeśli nauczycie się go słuchać, zauważycie, że on tam zawsze jest, wasz strażnik, wewnątrz was. Ja zostałem stworzony przez Boga, aby stawiać czoła innym walkom, dużo trudniejszym i częstszym, tym niekończącym się walkom całej ludzkości. (Znika w ciemności). – KONIEC