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Home Blog Page 338

Coworking

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La Camera di Commercio e dell’Industria Italiana, come unica associazione in Polonia, ha vinto il concorso Lifelong Learning Programme-Leonardo da Vinci con un progetto dedicato alla diffusione e allo sviluppo dell’idea di “Coworking”. Il progetto è finanziato dai fondi europei e realizzato in collaborazione con aziende ed istituzioni dei seguenti paesi: Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Turchia, UK e Ungheria. Il coworking è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività independente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. Attrae tipicamente professionisti che lavorano da casa, liberi professionisti o persone che viaggiano frequentemente e finiscono per lavorare in relativo isolamento. L’attività del coworking è un’occasione di raduno sociale di un gruppo di persone che lavorano in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento. Maggiori informazioni si trovano sul sito della Camera di Commercio www.cciip.pl

Anche la società Core, una consociata della Camera di Commercio, ha ottenuto nel 2010 un finanziamento dalla Commissione Europea Linea Education and Culture misura Leonardo Partnership. Il progetto intitolato Renew “Readdressing Education in Nourishing Expert Skills” è composto da 14 partner europei e Core come unico partner polacco. Il progetto iniziato nell’agosto 2010 si chiuderà a luglio 2012.

La seconda volta della Polonia

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Quando ad aprile 2007 l’organizzazione dei Campionati Europei 2012 è stata assegnata alla Polonia e all’Ucraina è diventato ovvio che i bianco-rossi avrebbero giocato per la seconda volta di seguito la fase finale dei campionati del Vecchio Continente. Quattro anni fa la Polonia, guidata da Leo Beenhakker, per la prima volta è approdata ad una fase finale dell’Europeo, in Austria e Svizzera, fermandosi però alla fase a gruppi.

Durante le qualificazioni ai Mondiali di Calcio in Sudafrica Leo Beenhakker è stato licenziato dall’incarico di selezionatore della squadra polacca e Stefan Majewski è diventato il suo successore temporaneo. Nell’ottobre del 2009 Franciszek Smuda è stato scelto come nuovo allenatore della squadra nazionale. Gli è stato chiesto un obiettivo preciso: approdare ai quarti di Euro 2012. Smuda ha riportato i maggiori successi nella metà degli anni novanta quando con la squadra Widzew ?ód? è arrivato alla fase a gironi della Champions League e con la stessa squadra ha vinto due volte il campionato polacco. Come trainer della Polonia da due anni e mezzo lavora sulla squadra provando decine di giocatori.

Gli scandali non sono mancati durante le selezioni. Dalla squadra sono stati eliminati: Artur Boruc, portiere della Fiorentina, e Micha? ?ew?akow che attualmente gioca nel Legia Warszawa. Il motivo? Secondo il selezionatore hanno avuto un comportamento criticabile durante il volo di ritorno dal Nord America. Anche S?awomir Peszko ha perso la sua chance poco prima dei campionati. Il centrocampista che gioca in Germania nel FC Koeln, essendo sotto l’effetto dell’alcool, ha iniziato una lite con un tassista e dopo l’intervento della Polizia è finito in un ricovero per ubriachi.

Durante il sorteggio dei gironi il destino è stato benevolo per la squadra polacca. I bianco-rossi si sono trovati nel gruppo teoricamente più facile con russi, greci e cechi.

Nella scelta ultima dei giocatori della squadra nazionale, l’allenatore Franciszek Smuda non è stato coerente fino alla fine. Nella nazionale ci sono calciatori che giocano raramente nelle loro squadre. Smuda è stato inflessibile nei confronti dei tre esclusi eccellenti. Anche se Boruc brilla nella Fiorentina, ?ew?akow è un sostegno per la difesa del Legia e Peszko gioca regolarmente nella FC Koeln, nessuno di loro è riuscito a far cambiare idea a Franciszek Smuda.

L’annuncio della composizione dell’ampia squadra di 26 persone da parte di Franciszek Smuda non ha suscitato sorpresa, i convocati sono quelli che l’allenatore aveva già mostrato di preferire. Tra i portieri c’è Wojciech Szcz?sny dell’Arsenal. Il suo sostituto, come nell’Arsenal, doveva essere ?ukasz Fabia?ski, ma poco prima dei campionati è rimasto contuso e questo fatto l’ha escluso dal torneo di giugno. Vista la situazione il portiere di riserva sarà Przemys?aw Tyto?, portiere della PSV Eindhoven, che nella sua squadra è solamente il secondo portiere. È stato sorprendente che il selezionatore nella sua scelta ha tralasciato Tomasz Kuszczyk che ha ricevuto molti apprezzamenti per la sua stagione nel Watford. La sorpresa è stata ancora più grande perché Franciszek Smuda ha dichiarato di scegliere solamente i calciatori che giocano regolarmente nei loro club. In questo caso l’allenatore polacco ha mostrato una certa incoerenza.

Il maggiore problema di Franciszek Smuda è organizzare una difesa di buon livello. Un’eccezione in difesa la costituisce il terzino destro ?ukasz Piszczek. Il difensore della squadra campione tedesco Borussia Dortmund è uno dei migliori terzini destri della Bundesliga e forse anche in Europa. Tanto che tra i club interessati all’acquisto di Piszczek ci sono Inter e Real Madrid. Nella parte centrale della difesa dovrebbero giocare Marcin Wasilewski e Damien Perquis, che gioca nel Sochaux. Il primo è un calciatore dell’Anderlecht Bruxelles, dove però gioca difensore laterale di destra. Perquis, invece, non ha giocato nel corso degli ultimi mesi a causa di frattura alla mano. Per la posizione di terzino laterale di sinistra Smuda può puntare su Sebastian Boenisch, che per via della contusione del ginocchio durante la stagione attuale nella Werder Brema ha giocato solo quattro partite. L’alternativa per Boenisch sarà Jakub Wawrzyniak, ma Franciszek Smuda apprezza molto di più il difensore dellaWerder.

Le maggiori chance per giocare nella posizione di mediano di appoggio nella nazionale polacca ce l’hanno Rafa? Murawski (Lech Pozna?) e Eugen Polanski (Mainz). La presenza di quest’ultimo nella squadra suscita grandi controversie, perché in precedenza il calciatore ha dichiarato di non essere interessato a far parte della nazionale polacca. Per la posizione di mediano di interdizione l’allenatore può puntare su Dariusz Dudka (Auxerre) e Adam Matuszczyk (Fortuna Dusseldorf). Per la posizione di mediano di spinta si giocheranno il posto Ludovic Obraniak (Bordeaux) e Adrian Mierzejewski. Prima dell’inizio della scorsa stagione il Polonia Warszawa ha venduto Adrian Mierzejewski al Trabzonsport per 5,25 milioni di euro. Con la squadra, vicecampione di Turchia, il giocatore ha giocato in Champions League. Purtroppo durante la stagione Mierzejewski sempre più spesso è finito in panchina. C’è anche Rafa? Wolski, la rivelazione dell’ultima stagione T-Mobile extraclasse. Al giovane mediano del Legia sono interessati club come Lazio e Borussia Dortmund. Il diciannovenne Wolski è un calciatore universale: può giocare sia al centro che sulle fasce. All’ala destra di sicuro vedremo Jakub B?aszczykowski. Il calciatore della Borussia Dortmund è anche il capitano della nazionale polacca. Per la posizione d’ala sinistra concorreranno Kamil Grosicki (Sivasspor) e Maciej Rybus (Terek Grozny).

In attacco un posto sicuro ce l’ha Robert Lewandowski. L’attaccante del Borussia in questa stagione precedente ha segnato 22 goal. Sicuramente è la maggiore star della nazionale polacca. Il ventitreenne attaccante ha tante chance per diventare uno dei cannonieri degli Europei. I maggiori club europei, tra cui Manchester United e Bayern Monaco, hanno puntato gli occhi su di lui. Comunque i dirigenti del Dortmund hanno detto che Lewandowski non è “in vendita”. Pawe? Bro?ek (Trabzonsport, ultimamente “prestato” alla Celtic) e Artur Sobiech (Hannover 96) sono le riserve nel ruolo di Lewandowski.

Il trio del Dortmund (Piszczek, B?aszczykowski, Lewandowski) e Szcz?sny sono le maggiori star della nazionale polacca. Ma chi può essere la rivelazione dei bianco-rossi? Le maggiori chance le ha Wolski, che pur essendo giovane, ha già dimostrato le sue potenzialità.

La nazionale polacca affronterà la Grecia nella partita inaugurale degli Euro (l’8 giugno a Varsavia), poi la Russia (il 12 giugno a Varsavia) e la Repubblica Ceca (il 16 giugno a Breslavia).

Riassumendo, l’obiettivo minimo per i bianco-rossi è arrivare ai quarti di finale. Se i polacchi non lo raggiungeranno, Franciszek Smuda perderà probabilmente la panchina della nazionale. A decidere del suo futuro sarà quindi la circostanza se i suoi giocatori giocheranno all’euro 3 o 4 partite. Andrzej D?browski cantava: “Manca un passo dall’innamorarsi”. In questo caso manca solo una partita.

EURO 2012: Nie zainwestowaliśmy wiele w piłkę i rozrywkę, lecz w rozwój kraju

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Dotarliśmy w końcu do pierwszego gwizdka na Stadionie Narodowym. Czeka nas gromny sprawdzian pięcioletnich przygotowań. Co udało się zrealizować w kontekście Euro 2012, a czego jednak nie będzie? Czy Polska dzięki międzynarodowemu turniejowi zanotowała wysoki skok ekonomiczny i gospodarczy? Odwiedzi nas ponad milion kibiców, czy będą chcieli kiedyś ponownie spędzić wakacje w naszym kraju? Na te pytania specjalnie dla GI odpowie dyrektor ds. komunikacji spółki PL.2012, Mikołaj Piotrowski.

Ekonomiści „Ernst & Young” i „Oxford Economics” określili Polskę mianem „gwiazdy regionu” pod względem gospodarczym i ekonomicznym. Myśli pan, że to trafne określenie czy jednak wygórowane?

Myślę, że to jest przede wszystkim bardzo dobry czas dla Polski i nie mówię tutaj tylko o czerwcu 2012 roku, ale o tym, co działo się przez ostatnie kilka lat. Rzeczywiście, w tych trudnych czasach dla europejskiej gospodarki, Polska wyróżnia się na tle pozostałych państw Europy, a to dlatego, że realizuje w tym momencie największy proces modernizacji. W 2007 roku, dostając prawo do organizacji Euro 2012 razem z Ukrainą, z jednej strony złożyliśmy pewnego rodzaju obietnicę Europie, a z drugiej mieliśmy duże oczekiwania wobec samej Polski i tego jak może się zmienić. Proszę pamiętać, że my jako gospodarz mieliśmy dużo więcej do wykonania, szczególnie na poziomie infrastruktury, niż poprzedni organizatorzy Mistrzostw Europy. Ostatnio rozmawiałem z kolegą ze Szwajcarii i spytałem, co w kontekście Euro musiała zrobić Szwajcaria. Odpowiedział, że musieli dobudować jakiś jeden zjazd autostrady. Jak widać, zupełnie nie można tego porównywać, bo Polska jest dzisiaj największym placem budowy. Zainwestowano 95 miliardów złotych, a tylko 4,5% z nich to inwestycje stadionowe. Lotniska, dworce, linie kolejowe, autostrady nie powstały tylko z myślą o Euro, ale o przyszłości.

Czy ci, którzy przyjadą, będą chcieli ponownie nas odwiedzić? Polska ma szansę na „efekt barceloński” po zakończeniu Euro?

Pamiętajmy o tym, że dla kibica najważniejsza będzie obsługa, serwis, informacja i atmosfera, dlatego od momentu, gdy zaczęliśmy przygotowania, mocno koncentrowaliśmy się z naszymi partnerami na przygotowaniu jakości obsługi, bezpieczeństwa, opieki medycznej, zarządzania transportem… Te wszystkie rzeczy, które kibic rzeczywiście odczuje i będzie zwracał na nie uwagę. Od dobrej organizacji zależy miłe doświadczenie naszych gości, a to z kolei wpływa na wizerunek kraju po Euro 2012. Mówimy o bardzo prostym efekcie. O tym, żeby Włoch, Holender, Niemiec, Hiszpan, Chorwat czy Rosjanin wrócili do swoich krajów i powiedzieli: „słuchajcie, byliśmy w Polsce. To fajny kraj, ludzie, atmosfera. Odwiedzimy ich ponownie.” „Efekt barceloński” jak najbardziej jest możliwy.

No właśnie – atmosfera. Będzie zupełnie inna niż spodziewa się brytyjska BBC?

Fascynuje mnie fakt, że po tym, jak my weszliśmy w polemikę z tym reportażem, w Europie pojawiła się debata i różne głosy, które wątpiły w 100% rzetelność tego materiału. Dzisiaj z dużym zainteresowaniem czytałem felieton jednego z czołowych irlandzkich dziennikarzy, który bywał w Polsce. Był zszokowany reportażem BBC, stwierdził, że trzeba chcieć znaleźć takie rzeczy, a w Polsce o to coraz trudniej, bo jako gospodarz tak dużego turnieju, włożyliśmy mnóstwo energii, aby zminimalizować patologie na stadionach.

Wiem, że spółka PL.2012 zaprosiła do Polski Sola Campbella, który nawoływał, aby na Euro 2012 nie przyjeżdżać, bo można wrócić w trumnie.

Po pierwsze, cieszę się, że dzielimy z Solem Campbellem wizję tego, co trzeba wspólnie robić, aby przeciwdziałać agresji na stadionach. Po drugie, z tego co się orientuję, jego wypowiedź dotyczyła Ukrainy, ale reportaż w złym świetle przedstawiał także Polskę. Zaprosiliśmy Sola Campbella, ale nie wiemy, czy przyjedzie. Chciałbym, żeby się pojawił. Jestem przekonany, że gdyby do nas przyjechał, to zmieniłby opinię o naszym kraju.

Autostrady – ważna część komunikacji podczas Euro 2012 – ale ciągle nie w pełni gotowa. Odcinek C na A2 połączy Warszawę z Łodzią jeszcze przed startem turnieju?

Jest wielka szansa, że odcinek C na autostradzie A2 będzie gotowy. Ciągle czekamy na informację Generalnej Dyrekcji Dróg Krajowych i Autostrad. Jednak nie mogę się zgodzić, że autostrady będą najważniejszą częścią transportu. Jeśli przyjrzymy się dokładniej pierwszej fazie turnieju, w której mamy Greków, Włochów, Hiszpanów, Chorwatów, Irlandczyków, Rosjan – to zdecydowanie przeważa tutaj transport lotniczy. Za bardzo koncentrujemy się na 20 km odcinka C, zapominając, że powstało ponad 800 km dróg i autostrad.

Pociągi…

Będą ważnym aspektem komunikacji, ponieważ kibice, którzy przylecą samolotami, potem będą się przemieszczać pociągami. Tu najważniejszym elementem jest czas przejazdu pomiędzy miastami-gospodarzami i ten czas w Polsce będzie wynosił od trzech do ponad pięciu godzin (Warszawa– Wrocław). To są czasy, jakie akceptują kibice.

Wybudowaliśmy nowe stadiony, lotniska, hotele, autostrady (chociaż nie wszystkie odcinki udało się skończyć). Te inwestycje są raczej pozytywne, a mimo to pojawiają się głosy, że Euro to pieniądze wyrzucone w błoto. Co chciałby Pan przekazać przeciwnikom Euro w Polsce?

Przeciwnicy będą zawsze, bo Polska to kraj, w którym otwarcie rozmawia się na tematy pasjonujące, ale i też drażniące. To naturalne, że mogą być różne opinie. Co chciałbym przekazać? Na Euro nie wydajemy ani złotówki, bo to nie jest inwestycja w turniej, piłkę czy zabawę. My inwestujemy pieniądze świadomie i rozważnie w rozwój kraju. A to ciągnie za sobą wiele pozytywnych konsekwencji.

Jak Pan sądzi, czy po zakończeniu Euro 2012 nowe obiekty będą same na siebie zarabiać czy będą obciążać budżety miast, jak miało to miejsce w Portugalii po 2004 roku?

Nasze stadiony dostały szansę na to, aby prowadzić biznesowe życie po turnieju. Portugalia to trochę inna historia. Pamiętajmy, że tam powstało aż 10 stadionów o pojemności ok. 40 tysięcy miejsc w miejscowościach, które zamieszkuje 80 tysięcy osób. W Polsce nie ma stadionów, są wielofunkcyjne areny, dla których sport nie jest jedynym źródłem zarobku. Mają one przestrzeń komercyjną, którą będą wynajmować. Już teraz są jednymi z najpopularniejszych miejsc w miastach-gospodarzach, szczególnie Stadion Narodowy.

Jakie jest Pana zdaniem symboliczne miejsce inwestycji na Euro?

Połączenie kolejowe Okęcie – Stadion Narodowy. Wyobraźmy sobie sytuację, że przykładowo kibic ze Szwajcarii przyjeżdża na mecz do Warszawy, a my ściągamy tabliczki z napisami informacyjnymi. Pomimo tego czuje się jak w domu, bo opuszcza samolot na Okęciu i koleją swobodnie przedostaje się na wielofunkcyjny stadion, gdzie niedawno stał paskudny bazar. Cztery lata temu nikt nie wierzył, że powstanie Stadion Narodowy, a on jest i 8 czerwca Polacy pokonają tam Greków.

 

Cibus 2012

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Dal 7 al 10 maggio a Parma il meglio del made in Italy  è  stato esposto in un’unica vetrina: il CIBUS appunto, una vera e propria “piazza degli affari” del settore alimentare italiano. Quest’anno con un claim che punta dritto al concetto “Where Food Meets Businness”. Negli anni questa fiera è diventata un vero punto d incontro per i buyers di mezzo mondo, con 2.300 aziende presenti  e oltre 60.000 visitatori con almeno 1.000 top buyers mondiali, ma Cibus non è mercato e basta, ma un luogo di confronto dove la parte dedicata ai convegni ha un taglio sempre più concreto e operativo, con addirittura dei desk dedicati a paesi strategici come India , Giappone , Germania e Stati Uniti. Ma diamo un po’ di numeri, la produzione è cresciuta del 10,4% un fatturato che è arrivato a 127 mld di euro con un export cresciuto del 11,3%  e con una stima di crescita per il 2012 del 8%, con queste cifre il settore conferma di essere una delle punte di diamante del made in Italy da proteggere e promuovere con programmi che puntino all’unico spazio d’espansione possibile disponibile: i mercati internazionali, con una defiscalizzazione per le operazioni di fusion e ampliamento delle aziende per renderle competitive nei mercati del futuro: Russia, Brasile, India e una lotta vera alla contraffazione fenomeno che sottrae all’Italia oltre 6 miliardi di euro ogni anno. Una piacevolissima novità  è stata l’apertura ai micro produttori di birra con tre obiettivi principali: promuovere il bere bene ed in modo responsabile, comunicare innovative modalità di abbinamento della birra con eccellenze italiane, spingere sui segmenti speciali e premium. Un’altra iniziativa divertente è stata “Calici Stellati “ all’Accademia Barilla che si trova pochi minuti dalla fiera. “Calici Stellati” si è proposta come una vera parata di stelle dell’enogastronomia italiana , una sette giorni  di eventi che ha richiamato le eccellenze. Di altissimo livello i protagonisti: Gianni Gandino , Donato Lonati, Luca Marchini, Enrico Bartolini e l’ideatore della cucina pop italiana Davide Oldani. Insomma una grande manifestazione che non possiamo dimenticare si è svolta poco prima che queste terre fantastiche fossero colpite dal terremoto di questi giorni. Colgo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà alle popolazioni colpite con la sicurezza che sapranno ricostruire e ripartire al più presto spinte da quello spirito e da quella forza che le hanno sempre contraddistinte.

Il mercato del gas in Polonia

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Abbiamo incontrato a Sochaczew nella regione Mazovia i vertici di un’azienda di proprietà italiana che distribuisce gas. La società – in attività già dal 2001 con proprietà italiana – è stata rilevata nel 2007 dalla MDG Polska cambiando la ragione sociale in SIME Polska. L’accordo per la distribuzione del gas è stato siglato da SIME Polska con Gaz System e PGNIG.

“Durante la nostra prima visita in Polonia ci siamo resi conto che il mercato polacco ripeteva nella sua essenzialità quello italiano degli anni ‘50”, così esordisce Giorgio Scarduelli, Presidente di SIME Polska, “non solo per quanto riguarda la tecnologia distributiva, ma soprattutto in relazione alla materia prima. Qui si usa molto il legno, il carbone il gasolio il GPL e non il gas naturale che è la risorsa che attualmente ricopre l’80% del fabbisogno mondiale, e ancora oggi circa il 50% del mercato polacco”.

La nuova frontiera del gas di scisto porterà un concreto vantaggio per la Polonia?

“Sicuramente lo sarà perché la Polonia dopo gli Stati Uniti è la nazione che ne ha di più, anche se alcuni sostengono che sia più inquinante del gas naturale. In Polonia si attendono a breve i risultati delle campagne di esplorazione autorizzate dal governo, che hanno visto una vera e propria corsa alle concessioni di esplorazione da parte di grandi compagnie energetiche tra cui l’italiana ENI e la francese TOTAL. Le stime attuali sembrano essere particolarmente ottimistiche poiché indicano riserve di gas non convenzionali di oltre 3 mila miliardi di mc. Negli USA i livelli della produzione e delle riserve sfruttabili hanno comportato una consistente riduzione dei prezzi di gas naturale sui mercati e, contemporaneamente una diminuzione della dipendenza dall’estero, tanto da ipotizzare un progressivo aumento del suo utilizzo a discapito di altre fonti energetiche.”

Grazie a queste riserve sarà possibile una diminuzione dei rifornimenti di gas dalla Russia?

“Nel medio-lungo periodo sicuramente la Polonia potrà diminuire i rifornimenti di gas dalla Russia, tuttavia, poiché una quota importante dell’approvvigionamento polacco è ancora regolato da contratti di lungo periodo della tipologia “take or pay”, è comprensibile come l’impatto diretto sul prezzo del gas non sarà forte come quello verificatosi nel mercato americano e comunque avverrà in là nel tempo.”

Quali sono le differenze tra il mercato italiano e quello polacco?

“Con l’ultimo aumento operato da PGNIG ed approvato dall’URE, i prezzi sono notevolmente aumentati portandosi a livelli superiori al mercato italiano soprattutto per quanto riguarda le forniture industriali che essendo motore dell’economia dovrebbero poter usufruire di tariffe più basse. La differenza sostanziale tra il mercato italiano e quello polacco risiede nel fatto che in Polonia c’è un monopolista (PGNIG) al quale si devono rivolgere tutti i distributori, mentre in Italia il mercato è libero e quindi ci si può rivolgere verso players diversi da GAS DE FRANCE a SHELL a BP a EON per citare solo le majors di alcuni paesi europei come Francia, Olanda, Inghilterra, Germania e non da ultimo ENI GAS&POWER, che è il player italiano. In un recente incontro con il Ministro Pavlak, ci è stato risposto su nostra sollecitazione che il processo di liberalizzazione è stato attivato e quindi con l’entrata sul mercato polacco di altri “players” i prezzi dovrebbero ridursi.”

Confrontando i prezzi per l’utilizzatore finale quale paese è più conveniente?

“Un confronto diretto tra i prezzi praticati in Polonia rispetto a quelli italiani non è possibile vista la diversa struttura della tariffa nei due paesi ed alla dinamica contrattuale; tuttavia volendo semplificare il concetto possiamo dire che i prezzi applicati alla clientela civile sono più alti quelli italiani di circa un 5-7%, mentre i prezzi applicati al settore industriale, vista la possibilità in Italia di acquisire contratti sul libero mercato, risultano essere più convenienti di circa il 6-8%.”

Come gruppo SIME vi occupate anche di altre fonti energetiche?

“Il GRUPPO SIME ha portato alla creazione di diverse realtà aziendali nate per rispondere nella maniera più efficiente possible alle diverse esigenze energetiche del mercato. In questo contesto SIME ENERGIA è la risposta del “Gruppo” alla ricerca di energie pure e rinnovabili e dal 2005 progetta, finanzia, realizza e gestisce impianti di cogenerazione e teleriscaldamento, per un totale di produzione annua di circa 200.000MWht.”

Pasta frolla, sfoglia e brisee

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È difficile andare al ristorante e rinunciare al dolce soprattutto quando è ben fatto! È anche una questione di comodità, a casa sì certo due spaghetti troviamo il tempo di farli, ma un tiramisù, uno strudel, una mille foglie, richiedono più tempo e soprattutto un po’ di capacità perchè se in cucina dosi approssimative sono non solo concesse ma spesso fanno la differenza fra un piatto qualsiasi ed uno geniale, in pasticceria no! Tutto deve essere misurato: dosi, temperature …tutto altrimenti otteniamo risultati spesso avvilenti. Ho chiesto a Luca Dolfi Chef del Ristorante San Lorenzo quali sono i dolci che vanno per la maggiore in questo famoso locale varsaviano.

“Sempre i classici tiramisù e panna cotta”, risponde lo chef “ma da quando abbiamo introdotto l’angolo con il frigo e le torte fresche come la millefoglie o la torta fiorentina, lo strudel,  le crostate di frutta e cosi via i clienti stanno iniziando a ordinare queste prelibatezze e non solo da consumare nel ristorante ma anche da asporto per cene private o compleanni, tanto che stiamo pensando di aprire un banco pasticceria classica all’italiana anche con i mignon e quindi cannoncini barchette bignè, fiamme al cioccolato, insomma un’offerta praticamente ancora assente a Varsavia oggi e che pensiamo potrà avere molto successo in futuro.”

Fate davvero tutto da soli?

“Sì certamente dalle paste base alle creme e cosi via”.

Quali sono gli impasti base per le vostre torte? e le ricette?

“La base sono pasta frolla, sfoglia e brisee. Le ricette che suggeriamo da provare a casa sono le seguenti:

PASTA FROLLA

Ingredienti per 3 stampi da 22 cm:

Farina g 500

Zucchero g 200

Burro g 300

Tuorli n 4

Limone n 1

Vaniglia n 1 stecca

Procedimento:

Setacciare la farina sul tavolo e formare una fontana, porvi al centro il burro leggermente ammorbidito, lo zucchero, la scorza del limone grattugiata, i tuorli d’uovo e la polpa della vaniglia ricavata dalla stecca. Impastare con le mani fino ad ottenere un panetto omogeneo e compatto.

Riporre l’impasto a riposare per almeno un’ora in frigorifero e trascorso il tempo necessario, con il mattarello stendere la pasta fino ad ottenere uno strato di 1/2 cm. Imburrare 3 tortiere da 22 cm e foderarle con la pasta frolla. Con i rebbi di una forchetta o l’apposito rullo fora pasta, bucare leggermente la superficie ed infornare a 180°C per 15/20 minuti circa. Lasciar raffreddare, rimuovere gli stampi e farcire secondo ricetta.

PASTA SFOGLIA

Ingredienti per 2,5 kg di sfoglia cruda:

Farina kg 1

Burro kg 1

Acqua fredda cl 45

Sale g 20

Procedimento:

Primo panetto:

Lavorare il burro con grammi 300 di farina, fino ad ottenere un impasto omogeneo dargli la forma di un panetto rettangolare. Avvolgerlo in un foglio di carta da forno e riporlo in frigorifero a raffreddare. Secondo impasto (pastello): prendere i rimanenti 700 grammi di farina e sistemarla a fontana sul tavolo. Al centro mettere il sale, l’acqua ed  impastare per ottenere una pasta morbida, ma asciutta. Mettere a riposare per 1 ora circa, coperto con la pellicola in frigorifero.

Primo giro: stendere il pastello allo spessore di 1 cm, sistemare al centro il panetto precedentemente preparato ed avvolgerlo con il pastello avendo cura che tutti i bordi abbiano lo stesso quantitativo di pasta su ogni lato. Infarinare il tavolo e cominciare a stendere il tutto allo spessore  di 2/3 cm, ripiegare la sfoglia su se stessa in modo da avere quattro strati uno sull’altro.

Secondo giro: ruotare la sfoglia e stendere nuovamente come il passaggio precedente, ripiegare nuovamente in modo però da avere 4 strati di pasta facendo convergere le estremità al centro e ripiegando a metà l’impasto. Terzo e quarto giro: ripetere i passaggi precedenti facendo riposare sempre l’impasto in frigorifero prima dell’utilizzo per almeno 2 ore. È possibile conservare in congelatore le parti in eccesso facendole scongelare prima dell’utilizzo in frigorifero. Per riutilizzare i ritagli di lavorazione, sarà sufficiente sovrapporli senza impastare e stenderli nuovamente; la resa sarà leggermente inferiore.

PASTA BRISEE

Ingredienti per 850 g di pasta:

Farina g 500

Burro g 250

Acqua cl 12,5

Sale g 10

Procedimento:

Disporre su di un tavolo la farina a fontana e al centro adagiare il burro tagliato a pezzetti e lavorali fino a che tutto il burro non risulterà assorbito dalla farina.

Aggiungere l’acqua e continuare ad impastare fino a che non risulterà compatta ed omogenea.

Avvolgere l’impasto nella pellicola e far riposare in frigorifero per circa 1 ora prima dell’utilizzo.

Cardinal Cesare Baronio

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Scena Settima: CALVINO – Mainz 1606. Giusto Calvino, seduto al tavolino, s’accinge a scrivere al Card. Cesare Baronio.

CALVINO: (Pronunciando ogni parola mentre scrive con una penna d’oca su una carta da lettera) Mainz, oggi dì 27 gennaio, Anno Domini 1606. Eccellentissimo Cardinale Cesare Baronio, chi Vi scrive è il Vostro amatissimo e umilissimo Giusto Calvino, Vostro “figlioccio”, come Voi siete solito chiamarmi affettuosamente. Vi invio questa mia epistola a ringraziarVi per tutto quello che Voi avete fatto per me. Un tempo io ero un povero eretico calvinista, un figlio della Riforma, così come tanti, vittima delle nuove proposte dilaganti che arrivavano dalla Sassonia, dalla Piccardia, dalla Svizzera. Che poi per quanto riguarda me, personalmente, a dir il vero, io credo di aver abbracciato la religione riformata e con particolare fervore, principalmente in quanto parente stretto di Giovanni Calvino fondatore di una delle più diffuse, fra queste nuove religioni protestanti. Così, quando Voi siete entrato nella mia vita, la mia vita ha incominciato a colorarsi di amore, di fiducia nel futuro, di Fede in Dio, nella Vergine, nei Santi. Voi, che avete convertito luterani, zuingliani, calvinisti e mussulmani, ferventi apologisti noti in tutta Europa, come Giacomo Nigrino o Federico Husmann, non so dove abbiate trovato anche il tempo e la pazienza per convertire, un povero teologo, esaltato come tanti allora, un modesto uomo di provincia, distribuito fra un lavoro di insegnante, una sposa e dei figli. Così Voi mi avete aiutato a venire in Italia assieme a mio fratello e alla mia famiglia, mi avete spinto a prendere un dottorato in Teologia a Perugia e una laurea in Diritto a Siena. A Roma, poi, avete fatto da padrino alla mia Cresima e alla mia Prima Comunione, due cerimonie entrambe celebrate, per grazia di Dio e Vostra, personalmente da Sua Santità Papa Clemente VIII, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano. E fu in quell’occasione che io assunsi il Vostro nome di “Baronio”; per cui è da allora che io posso chiamarmi, per Vostra concessione, “Justus Baronius Calvinus”. Oggi, che vesto l’abito dei Carmelitani Scalzi, posso dirVi di aver avuto veramente grandi privilegi dall’amore che nutro per la Madonna del Carmelo. E questo e tutto il resto grazie a Voi!

BARONIO: (Vfc: risponde scrivendo con una penna d’oca su una carta da lettera) È bello quello che stai dicendo; ha del miracoloso. Ma sarà bene che tu metta a freno il tuo entusiasmo. Il Signore Iddio, Lui, che dovrebbe per primo essere entusiasta del Suo creato, sicuramente non può esserlo, almeno dal risultato di noi creature umane, per i nostri pensieri, per i nostri comportamenti. Perché allora dovremmo esserlo noi di noi stessi? E poi ora non stare ad adularmi! Se hai potuto abbracciare la Fede Cristiana, secondo me, lo devi soprattutto alle amorevoli attenzioni che ti hanno riservato, a quel tempo, i due tuoi amici gesuiti e alle letture, che tu hai regolarmente fatte, degli scritti del Cardinal Bellarmino.

CALVINO: Non c’è dubbio, ma la Vostra generosa e costante assistenza ha fatto sì che poi persistessi nella Fede. Voi siete una persona preziosa per tanti in Europa, non soltanto per me. Voi siete amato nel mio paese, in Prussia; in Polonia siete addirittura adorato. Il vostro nome compare spesso nei drammi del loro Teatro Gesuitico; le Vostre opere letterarie sono state tutte tradotte nella loro lingua. In Francia e in Spagna poi, siete quasi venerato.

BARONIO: (Vfc) Eppure io son qui alla Vallicella che attendo trepidante la Morte, la quale invece è già dietro la porta, che mi rimprovera tante cose; con i miei confratelli che devono sopportare le mie lagne per tutti gli acciacchi che ho; quelli dovuti all’età, so bene!

CALVINO: Ah! Quei Vostri cari Confratelli dell’Oratorio! L’Eminentissimo Padre Antonio Gallonio, Flaminio Riccio, Francesco Bozio, Pietro Dieni che tutti chiamavamo simpaticamente “Pernacchione”. Sì, l’Oratorio che ho avuto il piacere e l’onore di sperimentare a Roma presso la Vostra Chiesa di Santa Maria in Vallicella. Ricordo ancora tutti quei pomeriggi, quelle sere, nella sala del refettorio a declamare, a disquisire, ad ascoltare musica, a rivivere storie di vite di Santi, con i Vostri confratelli, con i laici, con gli artisti, tutti insieme protagonisti. Che meraviglia, che momenti!

BARONIO: (Vfc) Sono contento che tu sia rimasto contento di noi. Lo siamo tutti, anche noi per te, preti oratoriani e fedeli, qui alla Vallicella. Ma dovremmo tutti ringraziare nostro Padre Filippo e il Maestro Pierluigi da Palestrina che hanno ideato questa formula straordinaria per stare tutti insieme in armonia: grandi, piccini, preti, laici, maschi, femmine, ricchi, poveri. Pertanto anche tu devi ringraziare quel sant’uomo di Padre Filippo se la tua teologia l’hai potuta sperimentare concretamente. A tal proposito vorrei suggerirti un tema che ritengo particolarmente idoneo per un teologo che si interessa alle vicende umane come fai tu, un tema su cui dissertare durante un Oratorio dalle parti tue, lì a Mainz. Eccolo, questo tema! “Con la Santità si possono restaurare le Istituzioni, mentre non si può restaurare la Santità con le Istituzioni”. Questo era quanto affermava Filippo Neri, il nostro fondatore della Congregazione degli Oratoriani.

CALVINO: Allora, se Vostra Eccellenza mi consete, anch’io avrei un tema da proporre, un tema che amerei fosse discusso in seno ad uno dei Vostri Oratori a Santa Maria in Vallicella. Eccolo, questo tema! “La giustizia della Vostra misura di uomo, Illustrissimo Cardinal Cesare Baronio, è ormai vicina. Il tempo, galantuomo, sta già delineando la Vostra statura di gigante”. … (Lunga pausa) Spero che il Buon Dio vi faccia rimettere presto dai Vostri acciacchi. Io, dal canto mio, pregherò per Voi la Madonna del Carmelo. Vostro umilissimo servo, Justus Baronius Calvinus. (Buio)

Biodiversità – significato e valore di una parola

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Il termine biodiversità definisce il complesso di specie animali, piante e microorganismi di un ecosistema. In un ecosistema si riconoscono i produttori autotrofi (piante, alghe e protisti), i consumatori eterotrofi ed i decompositori. Questi componenti interagiscono fra di loro e sono in equilibrio; se anche un solo componente viene perduto, la funzionalità dell’intero ecosistema viene compromessa e la biodiversità diminuisce. Ogni ambiente ospita molte forme viventi, quale risultato di vicende storiche e climatiche della regione considerata. Gli individui di una specie vivente in un ambiente non sono tutti identici, ma ciascuno ha un suo genotipo, diverso da quello degli altri individui: sono cioè eterozigoti e questo è particolarmente importante perché la diversità genetica di una specie è il fattore che le consente di evolvere, al cambiare delle pressioni selettive ambientali.

Nel lontano passato si sono avute 5 estinzioni di massa, ma la biodiversità è aumentata. Ciò si spiega considerando che fra una estinzione e la successiva trascorrevano milioni di anni, consentendo alle forme residue una evoluzione e una notevole radiazione adattativa. Oggi, invece, la scomparsa delle specie avviene in tempi troppo brevi, non compatibili con una evoluzione naturale. Secondo Wilson (1999) ogni anno scompaiono 25.000 specie. La biodiversità è importante per la conservazione dell’equilibrio ecologico del nostro pianeta e la sopravvivenza della nostra specie. Ragioni utilitaristiche impongono la difesa della biodiversità. L’uomo utilizza per il proprio fabbisogno, 40.000 specie animali e vegetali. La semplificazione strutturale dell’ambiente operata dall’uomo con l’agricoltura, e l’intensificazione delle monocolture, ha realizzato un ecosistema artificiale per il mantenimento del quale occorrono continui interventi per la difesa delle colture dai patogeni. Il miglioramento delle specie utilizzate dall’uomo è possibile solo ricorrendo alla loro diversità genetica. Il recupero della variabilità genetica può essere attuato ricorrendo alle specie di partenza (o alle banche delle sementi) geneticamente variabili. Occorre inoltre ricordare che è stato grazie ai primi organismi capaci di effettuare una fotosintesi aerobica (cianobatteri e alghe) che la composizione gassosa dell’atmosfera si è arricchita, nel lontano passato, di ossigeno rendendo abitabile il pianeta ad organismi più evoluti. Oggi le piante delle foreste temperate e tropicali, considerate a ragione il polmone verde del pianeta, provvedono al mantenimento in essere della percentuale di ossigeno per la nostra sopravvivenza. È necessario, pertanto , che queste foreste siano protette; esse sono una risorsa a proprietà comune, alla cui salvaguardia dovrebbero partecipare tutti i paesi.

È auspicabile un nostro maggiore impegno per preservare l’ambiente e la biodiversità in esso presente. Occorre che maturi un’etica ambientale che ci faccia riflettere sul nostro modo di vivere. Solo se si affermerà  una forte e diffusa capacità di valutazione morale e di responsabilità collettiva potremo sperare di salvare l’ambiente e la biodiversità presenti nel nostro pianeta.

Alitalia acquisisce Wind Jet

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Il 13 aprile scorso è stato firmato il contratto per l’acquisizione, da parte del Gruppo Alitalia, di attività della compagnia Wind Jet relative al trasporto passeggeri di linea. Con questa operazione il Gruppo Alitalia mira ad acquisire il know-how specialistico sviluppato da Wind Jet nel settore dei voli a basso costo, completando ed arricchendo il proprio portafoglio di prodotti e competenze. Ciò consentirà di diversificare ulteriormente l’offerta del Gruppo Alitalia – in linea con quanto già avviato con il progetto Air One –  e, in particolare, di proporre al mercato una nuova e più ampia offerta, italiana e di qualità, di voli low cost.  Nata nel 2003, Wind Jet si è affermata come la prima compagnia low cost italiana, trasportando nel 2011 quasi tre milioni di passeggeri.  L’operazione è coerente con quelle recentemente annunciate da altri importanti gruppi del trasporto aereo europeo, finalizzate a rafforzare le attività nel segmento dei voli a basso costo.  L’operazione è subordinata al buon esito di una serie di condizioni, di mercato e normative, individuate nel contratto. Tra queste, in particolare:

–  l’autorizzazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;

–  il pronunciamento da parte dell’ENAC per gli aspetti di competenza.

Andrea Ragnetti, amministratore delegato di Alitalia, ha dichiarato: “sono estremamente soddisfatto dell’accordo sottoscritto oggi in quanto si aprono prospettive di grande rilevanza strategica per Alitalia, legate  allo sviluppo di un’offerta low cost di qualità e di grande valore per il mercato italiano. Antonino Pulvirenti, presidente di Wind Jet, ha dal canto suo dichiarato: “siamo soddisfatti dell’accordo raggiunto che premia la qualità del lavoro svolto e riconosce le competenze e i risultati raggiunti in questi anni nel costruire la prima Compagnia low cost italiana. Dalla Sicilia emerge ancora una volta un’azienda di eccellenza che si proietta nel panorama nazionale e internazionale. Alitalia comunica anche che, alla scadenza del 31 marzo scorso, con la compagnia Blue Panorama non è stato raggiunto un accordo in merito al progetto di integrazione.

 

Educazione senza stress

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Weronika Boczar

Bisogna impartire un’educazione severa oppure lasciare una totale libertà? Un’educazione senza pressioni potrebbe essere il giusto metodo per formare un futuro cittadino modello, un partner affidabile o un coniuge responsabile? Oppure si corre il rischio di formare individui immaturi? Scommetto che la maggior parte dei lettori abbia già sentito il seguente aneddoto: in treno, improvvisamente, un ragazzino dà un calcio ad un uomo anziano seduto di fronte a lui; la mamma del ragazzino non fa una piega. Un altro passeggero però interviene dicendo: “forse dovrebbe far attenzione a ciò che fa il bambino”. Ascoltando queste parole, un giovane si alza e, avvicinatosi alla donna, le appiccica la propria gomma da masticare sulla fronte, esclamando: “anch’io sono stato cresciuto senza stress”. Molte persone pensano che il concetto di “educazione senza stress” significhi che si debba permettere al bambino di fare tutto ciò che vuole. È un ragionamento corretto?

Ogni giorno i ragazzi si sentono imporre divieti e obblighi: “Non farlo!”, “non fare pasticci!” “Sii educato!”. I genitori pronunciano spesso queste parole istintivamente. Ma perché il bambino, lungo il corso della sua crescita, tende a disobbedire sempre di più? Domande di questo tipo se le pongono molti genitori. Questo ci porta a considerare la domanda successiva: chi ha sbagliato? Le nostre nonne sicuramente avrebbero detto: “il bambino è come l’avete cresciuto…”. Beh, non avrebbero forse ragione? Molti genitori non hanno capito fino in fondo le regole della cosiddetta “educazione senza stress” e permettono al bambino di far tutto, cercando di essere per i propri figli degli “amici adulti”. Quando i bambini si comportano male, le mamme tendono a non reagire, pensando che queste cattive abitudini passeranno con l’età. Tuttavia, il bambino che non ha dei modelli concreti di riferimento e che non sa cosa sia giusto o sbagliato, può perdere facilmente i suoi punti di riferimento e si sentirà di conseguenza smarrito. I paesi scandinavi possono tornarci utili come esempio e in particolare la Svezia, dove il modello di “educazione senza stress” era molto popolare a cavallo tra gli anni 70 e 80. Era completamente vietato punire i bambini dandogli uno schiaffo e i requisiti per considerare come “buono” il loro comportamento erano bassissimi. Secondo gli psicologi, questo ha portato alla crescita di una generazione di egoisti, persone incapaci di reagire alle difficoltà della vita, poco istruiti e convinti che tutto sia loro dovuto di diritto. I bambini che sono cresciuti con questa educazione illusoria non se la sono cavata bene nel mondo reale. La moda di far crescere i figli senza stress è arrivata in Polonia all’inizio degli anni ’90. I giovani genitori erano convinti che, grazie a questo metodo, i loro figli si sarebbero trovati senza problemi e sicuri di sè una volta cresciuti. Dopo anni di pratica di questo modus educandi sembra che si senta il bisogno di tornare ad usare i metodi tradizionali di educazione. Essi sono più efficaci, a condizione che siano usati con saggezza, con amore e con un’attenzione costante.

Lo psicoterapeuta James Dobson ritiene che insegnare a un bambino ad essere obbediente, trattandolo con dignità e rispetto, sia di enorme utilità per la sua crescita futura. Ovviamente, noi genitori dovremmo dare costantemente un buon esempio. Saper mantenere un equilibrio costante tra disciplina e affetto darà al bambino un senso di sicurezza. Grazie a questo modo di fare, il bambino capirà e man mano imparerà a muoversi nel mondo dei principi morali, a riconoscere le autorità, a costruire le relazioni con altri individui. Dobson sostiene che, quando questo equilibrio viene violato, si verificano dei problemi sia per i genitori che per gli insegnanti, i quali non saranno più in grado di gestire e correggere un bambino viziato. Lo psicoterapeuta rimarca che l’uso della disciplina non è rivolto contro i bambini, ma contro i loro comportamenti indesiderati. Se diciamo al bambino di “no” e lo puniamo perché si è comportato male, non significa che lo amiamo di meno. Dobson ritiene che le punizioni corporali non siano un metodo di educazione efficace. Se il bambino si comporterà male, bisogna cercare di “guardare” la situazione attraverso gli occhi del bambino, cercando di capire le ragioni che lo hanno portato a reagire in quel modo. Una cosa importante da fare è parlare con lui: più il bambino è piccolo, più spesso gli si dovrà dire quando si comporterà male. Non dobbiamo essere né indulgenti né indifferenti di fronte ai suoi cattivi comportamenti, altrimenti il bambino avrà un vantaggio su di noi.

Insegnare l’ubbidienza non significa rendere il piccolo forzosamente docile: se succede così, il bambino potrà facilmente perde l’autostima e comincerà a ribellarsi contro i genitori che lo puniscono. Bisogna invece cercare di instaurare un dialogo con il proprio figlio. Quando gli poniamo una domanda, ad esempio “perché non metti in ordine i tuoi giocattoli?” molto spesso ci sentiamo rispondere: “no, perché no”. Noi, come genitori, dobbiamo mostrarci più furbi e non cadere nella provocazione, provando invece a utilizzare questa strategia di “scontro” con il bambino solo nelle situazioni opportune, perché solo a quel punto potremo rendere nostro figlio consapevole del significato delle sue stesse parole. Ad esempio, quando il piccolo vorrà vedere il suo cartone animato preferito o allungherà la mano per prendere un dolce noi gli risponderemo: “no, perché no”. Dovremo essere decisi e coerenti in questo modo di fare, anche se poi lui comincerà a piangere. Se in futuro gli chiederemo ancora una volta di mettere in ordine la sua stanza, il bambino, che prima era riluttante, tenderà ad obbedire perché avrà memorizzato il suo comportamento precedente e capirà che la ribellione non ha senso. Il cattivo comportamento dovrà essere sempre associato a delle conseguenze, anche se il bambino soffrirà un po’. Secondo gli psicologi, vale la pena introdurre la disciplina a ogni passo, non solo in occasione di un comportamento inappropriato. Questo potrebbe essere sorprendente, ma i divieti e gli ordini aiutano a raggiungere l’autodisciplina che costituisce la chiave del successo, insegna al bambino cosa siano la perseveranza e la pazienza. Uno degli elementi più importanti nell’educazione sono le lodi: niente rende un bambino più felice quanto le parole “sono orgoglioso di te” pronunciate da un adulto.