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Vivaldi protagonista del Festival di Musica Barocca al Castello Reale di Varsavia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il primo Festival di musica barocca si svolgerà già a giugno presso il Castello Reale di Varsavia. Quest’anno il repertorio è interamente dedicato alle opere del più eccellente rappresentante del barocco italiano nella musica, ossia Antonio Vivaldi. Potremo ascoltare, tra gli altri, Concerto per quattro violini e violoncello in si minore, op. 3 n. 10 RV 580, Concerto per flauto, archi e basso continuo in sol minore op. 10 n. 2 RV 439 La Notte, Concerto per due liuti in sol maggiore RV 532 e Concerto per 2 oboi, 2 clarinetti e orchestra d’archi in do maggiore RV 560 eseguito da artisti famosi tra cui: Agata Szymczewska, Jadwiga Kotnowska, Anna Radziejewska, Jakub Jakowicz, Marek Niewiedział e altri.
Tutti conoscono i motivi principali dei concerti per violino delle Quattro Stagioni. Appartengono allo stretto canone degli standard di musica classica. Tuttavia, non tutti sanno che queste melodie incantevoli sono soltanto una goccia nell’oceano del patrimonio musicale lasciato dal più grande rappresentante italiano del barocco musicale, ovvero il veneziano Antonio Vivaldi. Era un compositore estremamente prolifico e lo conferma il numero di concerti che compose, oscillante intorno a 500. Per non parlare delle numerose sonate, suite e opere. Sebbene gran parte di questa straordinaria eredità musicale si sia dispersa, molte delle sue opere sopravvissute sono continuamente presenti nel repertorio di filarmoniche e opere in tutto il mondo. Antonio Lucio Vivaldi, soprannominato il Prete Rosso per via dei capelli rossi, nacque a Venezia nel 1678 figlio di un violinista della cappella ducale di San Marco. Sebbene fosse l’unico di nove fratelli ad essere ordinato sacerdote, fu la musica, conosciuta grazie al padre, a diventare la sua vera vocazione. Vivaldi per il barocco italiano fu importante quanto Johann Sebastian Bach per il barocco tedesco. Il geniale compositore dalla Germania non aveva mai negato di essersi ispirato alle opere di Vivaldi e molte di esse personalmente le trascrisse per pianoforte.
La fortuna non fu generosa nei confronti del Prete Rosso. Per tutta la vita lottò contro la salute precaria e dopo un periodo di successi relativamente breve, dovette confrontarsi con il sapore amaro della perdita di popolarità e di favori da parte di potenti mecenati. Morì in povertà e le sue opere giacquero dimenticate per molto tempo, fino agli anni ’20 del Novecento. Fu allora che gran parte dei manoscritti del compositore fu ritrovata e sottoposta a uno studio approfondito. Sebbene fino ad oggi vengano scoperte singole opere del famoso veneziano, vale sempre la pena riscoprire quelle conosciute già da molto tempo e il Festival di musica barocca di quest’anno, per la prima volta organizzato dal Castello Reale di Varsavia, è un’ottima opportunità per farlo. Durante il festival si presenteranno eccellenti solisti polacchi: Agata Szymczewska, Jadwiga Kotnowska, Lilianna Stawarz, Anna Radziejewska, Jakub Jakowicz, Marek Niewiedział con l’accompagnamento di orchestre da camera: Arte dei Suonatori Orchestra, Orchestra della Fryderyk Chopin University of Music di Varsavia, Royal Baroque Ensemble e band di strumenti a fiato Warsaw Harmony. Il programma dei prossimi concerti sarà ricco non solo di musica di violini e liuti, ma anche di quella vocale e di quella scritta per strumenti a fiato (flauto, clarinetto, fagotto, oboe). Non mancheranno concerti da solista, doppi e ci sarà anche un concerto quadruplo, il che non è una pratica comune. Il programma e il livello artistico dei concerti proposti soddisferanno sicuramente i gusti e le aspettative dei più sofisticati amanti della musica. I biglietti per il festival sono disponibili dal 15 maggio presso le biglietterie del Castello Reale di Varsavia e su www.zamek-krolewski.pl.

Polonia Oggi

Tanti polacchi investono in acquisti immobiliari all’estero

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Una casa all’estero, specialmente in una regione popolare e turistica, può essere un ottimo investimento. Soprattutto ora che i prezzi scendono. “Al prezzo di un monolocale a Varsavia si può comprare un piccolo appartamento al mare nella soleggiata Spagna”, scrive “Gazeta Wyborcza”. In aggiunta, la pandemia del COVID-19 ha cambiato l’approccio al lavoro di molte persone. “Sempre più persone lavorano a distanza e il loro luogo di residenza non è più rilevante”, ha detto Bartłomiej Annusiewicz, il direttore esecutivo di Lion’s Estate. “Scelgono i paesi più caldi, con una buona cucina, e dove il ritmo della vita è più lento rispetto all’Europa settentrionale”. Inoltre, visto che i prezzi degli immobili scendono e lo zloty si sta deprezzando, un investimento in valuta estera può essere redditizio. Un immobile all’estero, acquistato come una seconda casa dove si passano le vacanze, viene comprato solo dai clienti più agiati. Quasi la metà delle persone interessate a comprare una casa all’estero vogliono passarci soltanto una parte dell’anno e vogliono affittarla ai turisti per il resto del tempo. I prezzi degli immobili situati all’estero dipendono soprattutto dal paese e dalla localizzazione dell’edificio. Per esempio, in Spagna, secondo gli esperti di Lion’s Estate, i prezzi degli appartamenti partono da 400 000 zloty. In Francia, il prezzo medio al metro quadrato è pari a 3 600 euro. In Italia invece i prezzi sono più bassi, circa 1 700 euro. Vicino alle stazioni sciistiche austriache si deve pagare fra 4 900 e 13 200 di euro al metro quadrato.

https://www.money.pl/pieniadze/polacy-coraz-chetniej-kupuja-domy-za-granica-ceny-spadaja-6640579601795712a.html

 

La polacca Swiatek vince gli Internazionali di Roma ed entra tra le prime dieci tenniste del mondo

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Iga Świątek, la tennista polacca, numero 15 del mondo, ha battuto nella finale la ceca Karolina Pliskova con un clamoroso 6-0 6-0 ed ha vinto il torneo WTA 1000 a Roma. È il suo primo titolo a Roma, il terzo in carriera. L’anno scorso Świątek ha vinto il Roland Garros e tre mesi fa ha trionfato alla gara WTA ad Adelaide. La diciannovenne giocatrice entrerà oggi per la prima volta in Top-10. Su Twitter, il Presidente Andrzej Duda si è congratulato con la tennista per la vittoria esprimendo l’orgoglio e gioia. La Swiatek ha sottolineato due curiose note italiane, il suo gatto si chiama Grappa e la vittoria a Roma la festeggerà con un tiramisù.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C873103%2Cturniej-wta-w-rzymie-trzeci-tytul-swiatek-i-awans-do-top10.html

Aceto balsamico, l’oro di Modena

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Gli antichi romani l’aceto se lo bevevano. La posca, ovvero aceto diluito in acqua, era la bevanda più popolare di tutto l’impero, apprezzata da ogni classe sociale, anche se andava maggiormente tra il popolo e i legionari. In quest’ottica si deve reinterpretare il passaggio del Vangelo in cui il legionario inumidisce le labbra di Cristo sulla croce con una spugna imbevuta di aceto. Nella visione paganofobica tramandataci dal cristianesimo delle origini, viene visto come un gesto di disprezzo, come un’ulteriore tortura infl itta a un Cristo che già era stato crocifi sso e pure ferito al costato da una lancia. Invece si trattava di un atto di pietà: il legionario dà da bere a Gesù morente quel che egli stesso beve e cerca in questo modo di alleviargli le pene degli ultimi attimi di vita.

Tra le tante cose che ci hanno tramandato i cuochi italiani del rinascimento c’è pure l’insalata sott’aceto: la giardiniera. I sottaceti che all’inizio costituivano una prcomparso a Modena l’aceto balsamico come lo intendiamo noi. Sicuramente tardi: la prima testimonianza certa è del 1862 quando il notaio modenese Francesco Aggazzotti pubblica una ricetta dove parla delibatezza da banchetti principeschi, in seguito avanzano o regrediscono nelle classifi che dei cibi da buongustai, secondo le mode.

Non abbiamo idea di quando sia i mosto di vino bollito, componente fondamentale per ottenere l’aceto balsamico. La procedura è piuttosto lunga e complicata, il mosto viene cotto e invecchiato in batterie di botticelle, viene passato da una botte più grande a una più piccola fino a che da una quantità iniziale di una quarantina di litri, ne rimarranno soltanto un paio. Le botticelle, sono di legni diversi: morbidi e porosi all’inizio (per esempio castagno), duri alla fine (come rovere o gelso), ogni produttore sceglie e legni che più gli aggradano e questo è uno dei motivi per cui alla fine nessun balsamico è uguale a un altro.

Invece è sicuro che a Modena si siano messi a pasticciare con gli aceti da molto prima: le testimonianze più vecchie risalgono al medioevo. Nel 1288 gli Este, signori di Ferrara, lo diventano anche di Modena e Reggio Emilia. Sappiamo che esistevano acetaie ducali, e sappiamo che i rincalzi delle batterie di botticelle venivano fatti con vini di Cipro, di Spagna o trebbiano locale. Gli inventari però non parlano né di mosto cotto, né di legna per cuocerlo e quindi possiamo presumere che l’aceto aromatizzato di fine XIII secolo fosse piuttosto diverso dal balsamico di cui con ogni probabilità è il progenitore.

Cristoforo Messisbugo, che era cuoco proprio degli Este, nel suo Libro Novo del 1564, si occupa di aceti e spiega come ottenere il sapore agrodolce, tipico del balsamico, mescolando mosto cotto, aceto forte, agresto e limone. Ricetta, questa, che presenta alcuni elementi comuni col balsamico odierno (mosto cotto e aceto), assieme ad altri che non si utilizzano, come il limone e l’agresto, ovvero un succo asprigno ricavato dall’uva acerba.

Intanto, il 29 gennaio 1598 gli Este sono costretti da papa Clemente VIII a lasciare Ferrara – che passa così allo stato pontificio – e a trasferirsi nel «castello militare di Modena» dove il duca Cesare «porta con sé tutto il suo acetaio, cioè barili e vasellame contenenti un aceto assai vecchio». Siamo quindi giunti al momento in cui nella torre della reggia di Modena (oggi sede dell’Accademia Militare dell’Esercito italiano) si installano le acetaie che saranno smantellate due secoli dopo da Napoleone Bonaparte.

Un libro uscito verso fine Settecento fa un passettino in avanti, occupandosi di «aceto alla modenese». Si tratta dell’opera di un agronomo ungherese, Ludwig Mitterpacher von Mittenburg. Il libro viene tradotto in italiano nel 1794, con l’aggiunta di alcune note dove l’autore scrive: «È famoso anche l’aceto alla modenese, che si fa nel modo seguente. Bollito che sia per tre giorni in un tino il mosto d’uva bianca». Ecco una traccia concreta prima della testimonianza dell’Aggazzotti.

Noi oggi distinguiamo tra aceto balsamico tradizionale e aceto balsamico semplice. Il primo è ottenuto con il solo mosto cotto, il secondo si ricava mescolando mosto cotto e aceto.

Per sgomberare il campo dagli equivoci, il balsamico tradizionale è quello di cui abbiamo parlato finora: denso come uno sciroppo, invecchiato per un sacco di anni, profumatissimo e, com’è facilmente intuibile, molto costoso. Ogni anno la botticella più piccola fornisce alcuni litri di prodotto, viene di nuovo riempita travasando dalla successiva e di rabbocco in rabbocco si giunge alla botticella più grande, nella quale viene aggiunto mosto cotto. L’insieme delle botticelle costituisce la cosiddetta batteria, formata da almeno tre botti. In genere ogni botticella è del 20-30per cento più piccola di quella che la precede, l’aceto evapora, e si concentra, a causa del calore che d’estate infuoca i sottotetti dove le botticelle vengono tenute. Ma anche il gelo dell’inverno è altrettanto necessario per ottenere una buona riuscita finale.

Fino a metà anni Ottanta del Novecento, il balsamico circolava soltanto a Modena, come una prelibatezza gelosamente custodita nei sottotetti delle abitazioni di famiglia. Quando si decide di commercializzarlo, ci si rende contro delle enormi potenzialità del prodotto. Oggi i soci del Consorzio del balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia lo vendono in bottigliette da 100 ml in due versioni: invecchiato 12 e 25 anni. L’ampolla, progettata nel 1987 dal designer Giorgetto Giugiaro, è uguale per tutti i produttori. Si è detto che il contenuto è prezioso: lo si utilizza a gocce, e qualche lacrima lasciata cadere sul parmigiano reggiano costituisce un’accoppiata emiliana di tutto rispetto.

Quello che invece troviamo normalmente nei negozi di alimentari e nei supermercati è l’aceto balsamico di Modena, senza l’aggettivo “tradizionale”. Deriva dal suo genitore più illustre, è ugualmente tutelato e garantito da un Consorzio, ma è un prodotto più semplice e meno costoso perché non deve sottostare a tutta la trafi la di invecchiamento e travasi del tradizionale. Ovviamente costa molto meno e ha anche un uso diverso, per esempio il balsamico si utilizza per condire l’insalata, mentre il tradizionale, come detto, si centellina come un nettare sublime, magari per impreziosire le fragole o il gelato.

Lemon Pound Cake

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Ingredienti:
300 gr di farina 00
8 gr di lievito chimico in polvere
2 pizzichi di sale fino
230 gr di burro morbido
200 gr di zucchero semolato
4 uova intere
2 cucchiai abbondanti di succo di limone
La scorza di 1 limone, grattugiata

Per la glassa:
240 gr di zucchero a velo
Succo di limone

 

Procedimento:

Innanzitutto preriscaldate il forno in modalità ventilata a 155°. In una capiente ciotola inserite il burro morbidissimo con lo zucchero e iniziate a lavorare il composto con le fruste elettriche fino ad ottenere una massa spumosa e molto bianca. Iniziate poi ad aggiungere a filo, un po’ alla volta, le uova intere sbattute precedentemente con una forchetta. Non aggiungete troppo uovo tutto insieme, altrimenti rischierete che il composto diventi molto granuloso. Uno dei segreti è che le uova devono essere a temperatura ambiente per cui se avete l’abitudine di tenerle in frigorifero, ricordatevi di estrarle dal frigorifero almeno 2 o 3 ore prima della lavorazione.

Aggiungete quindi il succo di limone e la buccia grattugiata. Per ultimo unite la farina miscelata con il lievito e il sale e finite di amalgamare il composto a mano, con una spatola, mescolando energicamente dall’alto verso il basso e viceversa. Preparate lo stampo da plumcake, imburratelo bene sui bordi, infarinatelo leggermente e rivestitelo sul fondo di carta forno tagliata a misura.

Versatevi l’impasto, livellatelo bene e fatelo cuocere in forno per circa 45-50 minuti. Verificate bene la cottura con lo stecchino: deve uscire perfettamente pulito!

Lasciate raffreddare il Lemmon pound cake, sformatelo e trasferitelo sulpiatto da portata.

Preparate la glassa: mettete lo zucchero a velo in una ciotola e iniziate ad aggiungere il succo di limone poco per volta, mescolando con una spatola. Non esagerate perché non deve risultare fluido ma di una consistenza quasi “cremosa”. Spalmatelo sulla superficie del pound cake, dopo qualche minuto si solidificherà creando una deliziosa e zuccherina copertura. Potete conservare questo dolce per quattro giorni a temperatura ambiente.

Da domani sui treni piena capienza

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Come informa la PKP Intercity, dal 15 maggio sarà disponibile la vendita dei biglietti per tutti i posti sui treni. Ciò è dovuto al nuovo decreto ministeriale sull’allentamento delle restrizioni. Dal novembre 2020 era vigente il limite del 50% dei posti occupati sui treni. Però, il cambiamento non influisce sulla registrazione dei posti che rimane obbligatoria. Le persone che hanno comprato i biglietti prima dell’11 maggio per il viaggio dal 15 maggio in poi, possono restituire il biglietto. Invece, le persone che viaggiano insieme e il sistema gli ha assegnato ogni secondo posto, possono scambiare i biglietti per sedersi insieme. La protezione della bocca e del naso è ancora obbligatoria a bordo dei treni. Come risulta dalle statistiche, il numero dei passeggeri in treni è in costante aumento. Nel primo trimestre del 2021 PKP Intercity aveva il 3,5% dei passeggeri in più rispetto all’anno precedente. A causa della pandemia COVID-19, la ferrovia ha subito enormi perdite finanziarie. Dal marzo al giugno 2020 il numero dei passeggeri è diminuito del 95%.

https://www.polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2733394,Wazne-zmiany-na-kolei-Pociagami-bedzie-moglo-podrozowac-wiecej-pasazerow 

[Aggiornamento 13.05.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrate ancora nuove infezioni da COVID-19, ma si conferma la diminuzione dei casi giornalieri.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 189.990 (settimana scorsa 202.634), di cui in gravi condizioni 1.772 (settimana scorsa 2.334), ovvero circa l’ 0,9% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 3.730 nuove infezioni registrate su 57.100 test effettuati e 342 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 2.028, in leggero aumento rispetto ai 1.920 morti registrati nella settimana precedente.

Il Voivodato della Slesia (492), la Masovia (464) e la Grande Polonia (382) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Attualmente la situazione nelle strutture sanitarie polacche è sotto controllo. Risultano occupati 13.497 posti letto da pazienti COVID-19, mentre sono 1.772 le terapie intensive attualmente occupate su 3.634 posti disponibili.

Prosegue la campagna vaccinale in Polonia, attualmente sono state effettuate 14.705.512 vaccinazioni per COVID-19, di cui 10.864.425 prima dose (28,7%) e 4.030.995 seconda dose oppure Johnson & Johnson (10,7%).

Continua il processo di alleggerimento delle restrizioni attualmente in vigore. Sono aperti al pubblico centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli hotel.

Da sabato 15 maggio riapriranno bar e ristoranti con servizio all’aperto sotto stretto regime sanitario e distanziamento dei tavoli, nonché cesserà l’obbligo di indossare mascherine all’aperto. A partire dal 28 maggio è prevista la riapertura delle attività al chiuso.

Sono ancora chiusi fino al 15 maggio bar, ristoranti, hotel, teatri, piscine e palestre salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Michał Kurtyka: sosterremo la costruzione del reattore nucleare a Świerk

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Ieri il Ministro del Clima e dell’Ambiente Michał Kurtyka ha affermato che, assieme al Centro Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo (NCBR) e al Ministero dell’Educazione e della Scienza, si impegnerà per supportare la costruzione del reattore di ricerca nel Centro dell’Energia Nucleare di Świerk (vicino a Varsavia). Kurtyka ha sottolineato che l’energia nucleare offre una vasta gamma di soluzioni e ha auspicato che la Polonia diventi un paese in cui si possano creare innovazioni riguardanti, tra l’altro, reattori nucleari di piccole dimensioni. Secondo il Ministro del Clima e dell’Ambiente il nuovo reattore di Świerk sarebbe in grado di fornire non solo l’energia elettrica, ma anche il vapore che potrebbe essere utilizzato nell’industria chimica. All’inizio di febbraio il governo ha adottato una strategia per la transizione energetica in Polonia ovvero la “Politica energetica della Polonia fino al 2040”. Il documento strategico si basa su 3 principali pilastri, ossia, una “giusta transizione”, un “sistema energetico a emissioni zero” e una “buona qualità dell’aria”. In questo modo la Polonia sta promuovendo il graduale abbandono del carbone.

energetyka.wnp.pl

Un nobile con la cinepresa

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Aristocratico. Comunista. Marxista. Studioso. Ribelle e uomo sensibile allo stesso tempo. Un omosessuale dichiarato. Un genio che ha realizzato film che sono pagine della storia del cinema mondiale. Quest’anno celebreremo due importanti anniversari del grande Luchino Visconti, il 45° anniversario della sua morte a marzo e il 115° anniversario della sua nascita in autunno. Ma è ora di iniziare un epico viaggio attraverso la sua vita!

Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo nacque nel 1906 durante il regno del re Vittorio Emanuele III, nell’anno in cui eruttò il vulcano Vesuvio devastando Napoli e uccidendo oltre 200 persone. E fu anche l’anno in cui ebbe luogo la prima di ”The Story of the Kelly Gang”, considerato il primo lungometraggio al mondo. Milano nel 1906 era uno dei più importanti centri industriali, commerciali e finanziari d’Italia, in quel momento nacque un nobile che, pochi decenni dopo, si sarebbe messo dietro la macchina da presa per creare i suoi magnifici film.

Luchino Visconti e Federico Fellini, fot. Gianfranco Tagliapietra

Il futuro maestro era uno dei sette discendenti del duca di Modrone e ricevette un’educazione molto privilegiata. Frequentò scuole private a Milano e Como. Da giovane incontrò personalità come il direttore d’orchestra Toscanini, il compositore Puccini e il poeta e scrittore Gabriele D’Annunzio. I suoi anni giovanili li passò tra l’opera, il Duomo – la sua chiesa preferita – e il palazzo di via Cerva, dove abitava la famiglia Visconti. Sua madre era una musicista di talento e suo padre assumeva artisti per esibirsi nel loro teatro privato. Quindi era ovvio che tutti questi mondi dovevano influenzare il piccolo Luchino. Per dieci anni, incoraggiato dalla madre, studiò violoncello. Nei ricordi di Uberta, la sorella del regista, la loro infanzia era gioiosa: ”Mio fratello spesso nei suoi film mostra feste di famiglia, c’è sicuramente qualcosa di noi Visconti in quelle scene. Ammiro immensamente mio fratello. È stato sempre lui a inventare i giochi quando eravamo piccoli, ci organizzava gli spettacoli preceduti sempre da lunghi preparativi”. Il risultato fu che Visconti lavorò per un breve periodo in un teatro come scenografo. Una formazione con un’enfasi sulle arti. All’età di quattordici anni lesse tutto ciò che aveva scritto Shakespeare ed era affascinato dalla letteratura di Thomas Mann e Marcel Proust. Un anno dopo cominciò a pubblicare da solo i libri dei suoi amici.

Visconti aveva due strade davanti a sé, o diventare allevatore di cavalli, cosa che fece per un periodo, o la carriera d’artista. Per fortuna scelse l’arte. Ottenne il suo primo apprendistato cinematografico assistendo il regista Jean Renoir nella produzione ”Una gita in campagna”, per il lavoro Visconti si trasferì a Parigi e si avvicinò alle idee politiche di sinistra.

E in quell’ambiente trovò un approccio aperto verso il tema dell’omosessualità che, fino a quel momento, aveva nascosto dentro di sé. Inoltre non dimenticò mai la buona educazione e la pietà che i suoi genitori gli avevano instillato. Fino alla fine della sua vita, ripeteva: “Nascere e morire è la stessa cosa. Prendo la responsabilità per me stesso e per la mia vita. Non sto chiedendo niente a Dio. Sono un uomo libero”.

Morte a Venezia

Nel 1937 in Italia si diffondeva lo slogan che fu anche il motto di Mussolini “Il cinema è l’arma più potente”, per la prima volta apparve scritto in grande durante l’inaugurazione di Cinecittà alla periferia di Roma. Certo era una trappola per attirare i futuri registi, ma anche per avvertirli di chi comandava. Uno slogan che non ebbe successo con tutti poiché c’erano coloro che, nei primi anni ’40, ritenevano i film solo uno strumento di propaganda del regime. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Visconti divenne un attivo antifascista e offrì la sua casa ai membri del movimento di resistenza comunista.

Fu coinvolto nell’opposizione armata contro i tedeschi e nel 1944, per un breve periodo di tempo, fu imprigionato dalla Gestapo. Anni dopo non tornò ai temi politici e non capì le rivolte dei giovani nel 1968, temeva il rischio di una nuova guerra e allo stesso tempo confessò in una delle interviste successive: “credo che la più corretta di tutte le definizioni di fascismo sia quella che vede in esso la fase finale del capitalismo mondiale, il risultato finale della lotta di tutte le classi sociali che porta alla degenerazione”. Dopo la guerra, sostenne pubblicamente il Partito Comunista Italiano, anche se non vi aderì mai ufficialmente.

Visconti debutta come regista prima della fine della guerra, il suo primo lungometraggio “Ossessione” esce nel 1943. Per realizzarlo come vuole lui lo finanzia da solo vendendo i gioielli di famiglia. Si tratta della storia di una moglie infelice e impulsiva che si innamora, ricambiata, di un uomo che viaggia per il paese in cerca di lavoro. L’amore spinge gli innamorati al crimine. Il film all’epoca fu bloccato dalla censura statale subito dopo la sua anteprima e la pellicola fu distrutta dai fascisti. Per fortuna Visconti salvò l’unica copia. Qualche anno dopo la pellicola è stata riconosciuta come una delle opere che hanno dato origine al neorealismo nel cinema italiano, che fiorì nei film, ad esempio, di Roberto Rossellini o di Vittorio De Sica.

Il lavoro di Visconti non può essere chiuso in un filone cinematografico, sebbene i suoi primi film siano fortemente neorealisti (“La terra trema”, “Bellissima”), in quelli successivi dimostra di seguire una strada diversa e preferisce il cinema d’autore. Stesso approccio lo ebbe in ogni campo dell’arte che toccò: cinema, opera, teatro, letteratura. Bisogna ricordare che Visconti svolse un ruolo importante nel successo di Maria Callas, di cui ne scoprì il talento sul palco durante le sue prime opere. Grazie a lui la dea dell’opera è diventata anche un’attrice. Visconti era un artista che trasformava il pessimismo in bellezza, una bellezza morbosa e mortale. Nelle sue opere parlava spesso di persone, famiglie, Europa, del mondo prima della catastrofe, prima della sua completa disintegrazione (“Il gattopardo”, “La caduta degli dei”, “Gruppo di famiglia in un interno”).

Ha saputo calare i suoi eroi in film storici di grande scala, realizzando opere epiche e sontuose, in più ha girato drammi psicologici intimi in bianco e nero, ispirati, tra l’altro, alla letteratura di Dostoevskij. Era diverso dai suoi colleghi, sia da chi a lungo si è occupato dei traumi della guerra nel filone neorealistico, sia da chi si è rifugiato nella onirica fantasia come Fellini, per Visconti era importante il qui e ora per far rappresentare fascinazioni, problemi e vizi delle persone.

“Noi milanesi a volte siamo più mitteleuropei che mediterranei”, ha confessato in un’intervista. Continuava a dire che era solo un bravo specialista, solo un artigiano. Un artigiano che ha girato una delle scene più importanti della storia del cinema, ovvero una scena di ballo che dura un’ora (!) nel mitico “Gattopardo”, già citato prima e tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La vita e l’opera di Luchino sono legate anche al tema dell’omosessualità, che viene accennato in tutte le sue opere (tra cui anche “Morte a Venezia”). Nelle tematiche delle sue opere tocca tutto ciò che ha vissuto: dalla sua infanzia innocente, piena di giochi in famiglia, cene sontuose piene di litigi, ai sogni d’amore nella sua vita adulta. Ebbe numerose relazioni, si innamorava spesso, come confessò in un’autobiografia, uno dei primi sentimenti era quello per Umberto II negli anni ’20. Negli ultimi anni di vita, nonostante i successi cinematografici, visse modestamente a Roma, nel suo piccolo appartamento, però con una cuoca, una cameriera e un autista. Fumava 120 sigarette al giorno. Nel 1972 ebbe un ictus ma continuò a fumare pesantemente. Morì a Roma in seguito ad un secondo ictus all’età di 69 anni, il 17 marzo 1976. Ripeteva spesso che oltre alla pittura, alla letteratura e alla musica, era soprattutto interessato alla vita.

traduzione it: Agata Pachucy

La Notte dei Musei 2021 al Castello Reale di Varsavia

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Quest’anno, nell’ambito della Notte dei musei, il Castello Reale di Varsavia invita per la prima volta il 15 maggio per una visita gratuita da dalle 11 alle 23. Oltre agli interni storici, la Strada Reale appositamente allestita ospiterà anche mostre temporanee, tra cui quella sulla Costituzione del 3 maggio. La mostra “Le élite polacche e il crollo della Repubblica di Polonia. 230° anniversario dell’adozione della Costituzione del 3 maggio”, dedicata alla Legge firmata nella Sala del Senatore del Castello Reale di Varsavia, sarà aperta fino alle 17:00. Lo scopo della mostra è presentare non solo il lavoro della Costituzione, ma anche gli atteggiamenti di coloro che hanno partecipato alla sua creazione o sono stati testimoni di questo processo, cioè i rappresentanti delle élite statali di allora. Sulla Strada Reale, gli ospiti che visitano il Castello potranno anche visitare la Suite Reale e la Suite Grande. Si potrà vedere, tra le altre, la collezione delle famose vedute di Bernard Bellotto, conosciuto anche come Canaletto, la Sala del Trono con le aquile ricamate in argento ricreate sul retro del trono, la Sala Grande, ovvero la sala da ballo più bella di Varsavia, e la Sala del Consiglio, cioè il luogo di riunione del Consiglio Perpetuo. Nelle sale storiche è esposta una collezione di opere d’arte, principalmente dipinti e sculture, tra cui opere di Marcello Bacciarelli e André Le Bruno. Il giro includerà mostre temporanee come: “Il Trattato di Riga – Patrimonio riconquistato” o “Cinture di Kontush dalla collezione del Castello Reale di Varsavia”, presentate nella Sala del Consiglio. Le restrizioni sanitarie si applicheranno in tutto il museo. Il Giardino Inferiore sarà eccezionalmente aperto fino al 23 e alle 20 si accenderà l’illuminazione. La mostra “Rinato dalle rovine. Giubileo del Castello Reale di Varsavia” viene presentata nella galleria all’aperto.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C869812%2Cnoc-muzeow-2021-w-zamku-krolewskim-w-warszawie.html