Appena sfornati

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Traduzione it: Aleksandra Andrzejewska

 

Damiano David – FUNNY little FEARS

Comincerò da una strana trasformazione. Ecco l’album di debutto solista di Damiano David, il cantante noto per l’energetico fenomeno italiano Måneskin, arrivato fino in America conquistando una nomina ai Grammy. Dal punto di vista letterario, in funny little fears troviamo una sincerità sorprendente. Damiano non interpreta alcun ruolo, non finge di essere un ragazzo cattivo. Canta di solitudine, della paura dell’intimità, dell’ansia per la routine e della ricerca del vero “io” in mezzo alla fama. Musicalmente, il disco oscilla tra un pop ben prodotto, l’indie rock e, a tratti, anche un delicato synthwave. Qui l’artista si presenta maturo, più delicato, a volte inquietante, ma profondamente umano. Resta solo una domanda: perché tutto questo, messo insieme come un tutto unico, non ha più la stessa forza delle canzoni dei Måneskin, intensamente costruite, forse a volte grottesche e kitsch, ma capaci di trascinare le folle?

 

Giorgio Poi – Schegge

L’esatto opposto di Damiano David è Giorgio Poi, di cui sicuramente si innamorerebbero i fan di Sufjan Stevens o Mac DeMarco. È una malinconia dolce e una finezza chitarristica che permettono di staccarsi dalla realtà. Poi, nel suo stile, ha creato un concetto che non cerca di essere una narrazione coerente: è piuttosto una raccolta di piccoli momenti. Il titolo (in italiano “schegge”, “frammenti”) non è casuale: è un collage musicale di emozioni, ricordi e osservazioni sottili, che svela sempre nuovi strati a ogni ascolto successivo. Tutto qui è incredibilmente fragile: i testi, le armonie e anche la struttura stessa delle canzoni. Una sincerità che non ha bisogno di clamore o di classifiche, sottile, delicata, e allo stesso tempo straziante in modo inimmaginabile. Un album straordinario!

 

Rkomi – Decrescendo

Nel suo album più recente anche Rkomi fa i conti con se stesso. Il titolo annuncia un suo rallentamento, un allontanamento dal rumore, forse anche la fine di una certa fase. Infatti, non si tratta solo della continuazione delle sue ricerche artistiche, ma anche di un consapevole abbandono della scena con classe. Un percorso che è passato dalle radici trap, attraverso bocconi di TikTok, il flirt con pop e rock, fino a una musica più riflessiva. In questa versione Rkomi si nasconde dietro un sottile strato di chitarre, sintetizzatori caldi e beat minimalisti che non dominano mai la voce, ma la sostengono. Meno urla, più contenuto: è questa la sua vittoria.