Sicilia, terra d’incanto

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

La Sicilia è una terra straordinaria, esattamente fuori dall’ordinario di quello che può offrire qualsiasi altro paesaggio mediterraneo. In nessun altro luogo, infatti, sarebbe possibile immaginare una tale varietà di percorsi tematici per scoprire il territorio: un percorso archeologico, alla scoperta dei tesori più e meno nascosti, della nostra storia mediterranea; un percorso “costiero”, per visitare le più belle scogliere a picco sul mare nostrum, le isole Egadi o le Eolie, Pantelleria o Lampedusa, o incontaminate spiagge bianche dal sapore caraibico; un percorso “linguistico” per scoprire le varietà del dialetto siciliano; un percorso montano, che consenta l’esplorazione dell’Appennino siciliano, dalle Madonie ai Monti Peloritani; perfino un percorso ‘fluvio-lacustre’, alla scoperta dei fiumi e dei laghi più belli di Sicilia. E poi, insieme alla scoperta delle città e delle campagne siciliane, si immagina facilmente un itinerario turistico enogastronomico con il quale conoscere non solo la varietà e la quantità dei prodotti che, miracolosamente, nascono in quei territori, dal pistacchio di Bronte ai pomodori di Pachino, ma l’altissima qualità degli elementi costituenti la famosa dieta mediterranea.

Gli spazi dell’Isola a tre punte (Trinacria, appunto, è il nome antico dell’isola), la luce chiara che li pervade, il mare che li bagna, la campagna che li contorna, il grande vulcano vivo e attivo (“Iddu”, Lui, lo chiamano qui) che veglia, sbuffando fumo, sull’isola intera, e le città animate, i profumi inebrianti tra campagna e mare, tutto questo è una sorta di magnete turistico che attira ed avvince il visitatore con un richiamo continuo verso un territorio ancora in parte puro, intenso e autentico. Varrebbe la pena, si può dire, di fare tanti viaggi in Sicilia quanti sono i diversi itinerari tematici che si possono percorrere: ovvero, infiniti. Si potrebbe cominciare dal mare, d’estate: iniziare da una sosta a Taormina, dove guardare il mare dall’interno del teatro greco è davvero un privilegio per pochi, per poi scendere verso latitudini più basse e magari fare tappa sulle scogliere di Santa Maria La Scala, sotto Acireale, per poi allungarsi fino a giù, alle porte di Siracusa. Ortigia, il centro della città, è una sorta di miracolo sotto il cielo: equilibri barocchi che recano tracce di antico splendore (bello il palazzo Borgia, a Ortigia), e, di fronte, un mare placido che invita al viaggio. Basta girarsi alle spalle e si scorgono, in alto, il Teatro greco, l’anfiteatro romano e l’orecchio di Dioniso. Difficile uscire da Ortigia, lasciarsi alle spalle tanta bellezza, dimenticando Archimede che, di questi posti, fu geniale abitatore: di fronte, poco distanti, distese di grappoli d’uva nero d’Avola, e sterminate campagne ingombre solo di pecore e d’olivi, tra cui spunta, isolato, qualche vecchio enorme carrubo.

Pochi chilometri più avanti, e si è subito dentro ai confini della riserva naturale di Pantàlica, le cui pietre hanno ispirato anche qualche famoso romanzo. A percorrere la litoranea, evitando l’antico centro di Ragusa chiamato “Ibla”, e procedendo oltre Modica, ci si imbatte in quella Punta Secca dove ha sede la famosa “Marinella” di Montalbano, il commissario creato da Andrea Camilleri.  Basta poi tagliare per Vittoria, evitando lo scempio che la modernità ha fatto con Gela, e dirigersi a Menfi, oltre la Valle dei Templi di Agrigento, attraversando Mozia, l’antica capitale del sale, per vedere paesaggi da favola: la costa, qui, è un continuo meraviglioso alternarsi di scoglio e sabbia, a contenere un’acqua sempre oscillante tra il verde chiaro e l’azzurro profondo, quasi blu. Salendo verso nord, basterebbe imbarcarsi per pochi minuti, e si potrebbero accostare i miracoli delle Egadi: Favignana, Marettimo, Levanzo, che furono teatro naturale – e ancora ve ne sono tracce – della prima guerra punica tra Romani e Cartaginesi, nel 241 a.c. L’angolo estremo di quella costa di Sicilia, di fronte alla Sardegna, ospita la riserva dello Zingaro: un luogo davvero incontaminato dove pesci di varie fogge si recano a deporre le uova per riprodursi. Da Scopello, poi, attraverso l’autostrada che porta da Palermo a Messina, passando per Cefalù, si torna al punto da cui noi siamo partiti, chiudendo il cerchio del primo viaggio, effettuato solo per costa. Ma quello che si vede sulla costa è solo un parziale assaggio di quanta bellezza, poi, è custodita per le strade interne della Sicilia: fra Templi antichi e strade medievali, moderni edifici delle grandi città e spazi aperti abitati solo dal nulla. Naturalmente, il viandante che visiti la Sicilia lungo le sue coste, avrà modo di assaggiare quelle specialità di cucina che, alla costa ed al mare, sono legate: le sarde alla beccafico o una semplice pasta alle vongole, ma cucinate dallo chef Angelo Pumilia, alla Foresteria Planeta di Porto Palo di Menfi; un risotto al Cerasuolo, rigorosamente a Vittoria; le polpettine di sgombro con pinoli e menta, da mangiare a Capo Milazzo. E, prima di lasciare la Sicilia, un cannolo alla ricotta, a Palermo, ed una granita con la brioche a Castelbuono, sopra Cefalù.

Verrebbe da dire che la Sicilia è quell’isola del mediterraneo dove lo spazio è senza luogo, e dove la storia è senza tempo. Un eterno non luogo, un miracolo dentro il quale, fra il sole e il mare, vale la pena di viaggiare almeno una volta. 

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