Volley: la Polonia usa il Mondiale come un passaporto per il turismo

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Uno dei pochi Paesi non colpiti dalla recessione economica, dopo l’Europeo di calcio del 2012, ha puntato sulle schiacciate come biglietto da visita sul mondo: aprendo le proprie città d’arte. Il passo indietro del colosso petrolifero statale

Per molti anni – addirittura prima dell’assegnazione dei campionati europei di calcio alla Polonia ed all’Ucraina nel 2012 – il cosiddetto “grande sport”, quello dei giochi olimpici o dei campionati mondiali delle più importanti discipline sportive non riguardava l’Est europeo (con la triste eccezione delle Olimpiadi di Mosca del 1980). In quell’epoca nell’Europa centro-orientale non venivano organizzati grandi eventi sportivi anche perché in quei Paesi, mancavano le adeguate infrastrutture: gli stadi erano fatiscenti, gli alberghi pochi e non all’altezza della civiltà moderna (tranne alcuni cosiddetti di lusso peraltro ben controllati dalle rispettive polizie politiche), non c’erano vie e mezzi di trasporto, e non si poteva comunicare in modo libero oppure non si poteva semplicemente comunicare a causa della mancanza delle reti telefoniche.

CADUTA DEL MURO — Ma la situazione non è migliorata neanche dopo i cambiamenti politici del 1989 poiché i nuovi stati post-comunisti, che hanno imboccato la via della democrazia, non si curavano del cosiddetto “sport qualificato” e ancor meno dello “sport di massa”. A causa di grossi problemi provocati dalla trasformazione sociale, economica e politica e di conseguenza della mancanza dei fondi per i settori come lo sport, anche le infrastrutture non venivano costruite e tenute in modo adeguato. La situazione è cambiata però nei primi anni del XXI secolo a causa di due principali fattori: uno politico: l’allargamento dell’Unione europea all’Europa centro-orientale del 2004; e l’altro economico: l’apparizione di un nuovo mercato, che non poteva essere più ignorato anche dalle federazioni sportive internazionali. Per i Paesi come la Polonia, che in 25 anni dai cambiamenti del sistema politico nel 1989, ha notato un vero e proprio progresso economico (finora la Polonia è uno dei pochi stati che nel corso dell’ultima crisi economica non ha subito la recessione), l’organizzazione di grandi eventi sportivi doveva e deve significare l’accelerazione della modernizzazione e il cambiamento dell’immagine (la Polonia dovrebbe essere vista come Paese moderno e aperto agli ospiti stranieri), ma anche i concreti vantaggi economici.
TURISMO — Non a caso le città che ospiteranno i gironi di qualificazione come pure quelli dei turni successivi fino alla finale di Katowice, sono le città dove non hanno invece le sedi dei migliori club della pallavolo polacca. In questo caso l’intenzione di dare una bella immagine era evidente. Eclatante è l’esempio di Cracovia (dove gioca l’Italia nella prima fase) dove la pallavolo non aveva da tempo né una squadra che contasse e neanche una struttura adeguata. D’altra parte però si tratta di un importante centro universitario, culturale e turistico, che non poteva lasciarsi scappare un’occasione come Mondiali della pallavolo. Cosi nel tempo di record è stato costruito il più moderno e più capiente (per 15 mila persone) palazzo dello sport della Polonia. Va sottolineato che l’Arena Krakow sarà polifunzionale, e ciò significa che a Mondiali conclusi non sarà, come succede spesso con costosi stadi di calcio, una “cattedrale nel deserto”, bensi un posto che sarà aperto a diverse esigenze sia sportive che culturali o di intrattenimento. L’Arena Krakow è stata già collaudata, con grande affluenza del pubblico, durante il recente torneo dedicato alla memoria di Hubert Wagner (leggendario c.t. della nazionale degli anni 70 del XX secolo); e proprio li che comincerà anche l’avventura mondiale della pallavolo italiana appunto. E’ quindi divento chiaro perché dopo il successo dell’Europeo calcistico nel 2012, si pensava subito, e da organizzare da soli, i Mondiali della pallavolo. I presupposti erano tutti: la Polonia era (ed è) pronta ad ospitare un grande evento sportivo non solo perché in tal modo si voleva colmare quella mancanza degli eventi del genere nel passato, ma – a differenza del calcio – a Varsavia si poteva sperare in un grande successo sportivo, addirittura la vittoria finale nei campionati Mondiali. E anche se i Mondiali della pallavolo saranno sicuramente ben organizzati ed avranno il sostegno non solo del pubblico che riempirà i palazzetti dello sport, ma anche della popolazione in quanto tale (non sono previste le contestazioni dell’evento), non è che tutto è andato liscio e senza problemi.
TV — Uno dei principali è stato quello del dietrofront della Tv commerciale, la Polsat che si, aveva elargito un’ingente somma per diritti televisivi, ma alla fine di luglio ha comunicato che i telespettatori polacchi non potranno seguire i Mondiali in chiaro, ma solo ad un adeguato pagamento. Tutto ciò proveniva dal fatto che si è ritirato, quasi all’ultimo momento, il potenziale sponsor dei mondiali ovvero il gigante petrolifero polacco “Orlen” (il contratto di sponsorizzazione, secondo la stampa polacca, doveva ammontare a circa 3 milioni di euro). E dato che “Orlen” è un ente statale, subito si è sparsa la voce che i Mondiali della pallavolo non erano un evento gradito al governo polacco. Da parte governativa ha risposto lo stesso ministro dello sport, Andrzej Biernat, sottolineando che proprio alle spese correnti dei mondiali è stata elargita una bella somma di 3,5 mln di zloty (quasi 1 milione di euro). E a prescindere dalle polemiche tutti in Polonia concordano che qualsiasi dibattito mediatico sui costi e sulle spese, cesserà di esistere quando allo Stadio Nazionale di Varsavia, il 30 agosto, verranno inaugurati i Mondiali della Pallavolo del 2014.

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