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Copernico, padre della teoria eliocentrica

Il 19 febbraio è caduto il 546° anniversario della nascita di Niccolò Copernico, al secolo Mikołaj Kopernik, nato a Toruń nel 1473. Il suo De revolutionibus orbium coelestium sottrasse alla Terra quella centralità all’interno dell’Universo fino ad allora attribuitole dal sistema tolemaico, e pose le basi della teoria eliocentrica. Oggigiorno busti, ritratti e monumenti di vario genere celebrano l’astronomo in numerose città polacche. Per molti anni il volto di Copernico è apparso sulla banconota da 1.000 złoty. E a buon diritto: il suo apporto all’astronomia lo rende sicuramente uno dei polacchi più celebri e ammirati nel mondo.

Copernico era in tutto e per tutto un uomo del Rinascimento. Nel suo eclettico percorso formativo studiò matematica a Cracovia, legge a Bologna e astronomia in entrambe. Ottenne un dottorato in diritto canonico a Ferrara e, dopo gli studi di medicina a Padova, prese la licenza per esercitare la professione medica. Tornato in Polonia, dal 1510 si stabilì a Frombork, in Varmia, dove divenne canonico presso la locale chiesa. Scrisse e tradusse poesie dal greco al latino, partecipò all’opera di fortificazione della città di Olsztyn, trattò la pace con il Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, mantenne una corrispondenza epistolare con il re polacco, disegnò mappe della Varmia e contribuì alla riforma del calendario durante il V Concilio Lateranense.

In ogni caso, l’astronomia rimase la sua grande passione. Affascianato dalla materia fin dai suoi studi a Cracovia, condusse osservasioni della volta celeste per molti decenni e lesse tutto ciò che riguardava l’argomento e su cui riusciva a mettere mano, inclusi i preziosi lavori di stronomi e matematici arabi scritti 300 anni prima.

Aperto a nuovi concetti e dotato di un invidiabile spirito critico, Copernico era conscio dei grossi limiti del sistema tolemaico nello spiegare il movimento dei corpi celesti. Si trattava di una teoria geocentrica che aveva ormai fatto il suo tempo. L’astronomo polacco esitò tuttavia a presentare la propria teoria, che poneva il Sole al centro e non più la Terra. L’opera in cui riassume le sue tesi, il De revolutionibus orbium coelestium, fu pubblicato soltanto nell’anno della sua morte (1543). Forse temeva le obiezioni, specialmente quelle provenienti dalla Chiesa e che sarebbero costate care a uno degli studioso la cui opera si iscriverà nel solco tracciato da Copernico, Galileo Galilei. O forse voleva solamente accumulare prove a sufficienza per sostenere la sua teoria. Si dice che l’incoraggiamento alla scrittura del De revolutionibus… gli sia stato dato dal suo studente, assistente e segretario, Jerzy Joachim Retyk, e dall’amico matematico Tiedermann Giese di Wittemberg, all’epoca vescovo di Chełmno. Copernico ricevette una copia stampata del suo libro il giorno della sua morte. Fu sepolto nelle catacombe della Cattedrale di Frombork, vicino all’altare, ma la conoscenza dell’esatta collocazione della tomba si è persa nei secoli successivi. Una ricerca è iniziata nel XIX secolo ma è soltanto nel 2005 che un team di archeologi guidato dal professor Jerzy Gąssowski ha ritrovato i resti dell’astronomo, a cui è stato destinato un secondo funerale il 22 maggio 2010.

Oggi si può scoprire dove Copernico visse e lavorò seguendo un apposito itinerario che comincia da Olsztyn, attraversa le regioni della Varmia-Masuria, della Pomerania e della Cuiavia fino a Toruń, che ospita un museo dedicato nell’edificio che fu casa della sua famiglia.

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