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Polonia e Israele di nuovo ai ferri corti

La conferenza svoltasi lo scorso 13 e 14 febbraio a Varsavia sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente, promossa dal Dipartimento di Stato americano, poteva essere un’importante vetrina internazionale per la Polonia ma si è lasciata dietro uno strascico velenoso.

Secondo quanto pubblicato dal “Jerusalem Post”, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, ospite dell’evento, ha dichiarato che i polacchi collaborarono con i nazisti nell’Olocausto e questo ha infastidito le autorità polacche. A nulla è servita la smentita dell’ambasciatrice israeliana in Polonia, Anna Azari. Sulla medesima questione è intervenuto domenica alla radio Yisrael Katz, Ministro degli esteri pro tempore e vicino a Netanyahu: “Il nostro Premier si è espresso chiaramente. Io stesso sono figlio di un sopravvissuto all’Olocausto. Come ogni israeliano ed ebreo può affermare: non dimentichiamo e non perdoniamo. Ci furono molti polacchi che collaborarono con i nazisti e, come ebbe a dire Yitzhak Shamir [ex premier israeliano, ndr], al quale ammazzarono il padre, i polacchi assorbono l’antisemitismo dal latte materno”.

Il Premier polacco Morawiecki non ha tardato a reagire: il vertice dei paesi Visegrád (Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria) che avrebbe dovuto svolgersi a Gerusalemme è stato cancellato. La decisione è stata condivisa dai capi di governo di tutti e quattro i paesi, in solidarietà con la Polonia. Intervistato dal portale forsal.pl, il Premier Mateusz Morawiecki ha avvertito che in politica e in diplomazia, a parole inappropriate occorre rispondere a tono: “Quando ho sentito tali parole, uscite non dalla bocca di un estremista radicale, ma da quella del ministro degli esteri israeliano Yisrael Katz, ho reagito con incredulità”.

Anche l’Unione delle comunità ebraiche polacche ha reagito polemicamente a quanto accaduto. “Le parole del Premier di Israele Yitzhak Shamir, citate dal Ministro degli esteri Yisrael Katz, erano ingiuste già all’epoca in cui furono pronunciate per la prima volta nel 1989, quando si cominciò a ricostruire le relazioni polacco-israeliane dopo la lunga notte del comunismo. Queste parole sono tanto più spiacevoli oggi, a distanza di trent’anni, visto quanto fatto da entrambe le parti per la comprensione reciproca della nostra storia molto difficile, ma condivisa”. Questo è quanto si legge in un comunicato firmato da Monika Krawczyk, presidente dell’Unione delle comunità religiose ebraiche, e Michael Schudrich, rabbino capo di Polonia. “Il fatto che alcuni polacchi abbiano partecipato, direttamente o indirettamente, durante la seconda guerra mondiale allo sterminio tedesco degli ebrei è un fatto storico. Ricordiamo però anche che la Polonia occupata non creò un regime collaborazionista [in combutta] con il Reich tedesco”, si evidenzia nella dichiarazione, nella quale si rammenta anche che i polacchi sono il gruppo più rappresentato tra i cosiddetti “Giusti tra le nazioni”. “Accusare di antisemitismo tutti i polacchi svilisce quei Giusti. Svilisce anche coloro che oggi vogliono vedere in loro la rappresentazione più autentica della società polacca. E svilisce anche noi, ebrei polacchi, che di quella società siamo parte”.

Nel frattempo il Dipartimento di Stato USA ha invitato in un comunicato Polonia e Israele a seppellire l’ascia di guerra: “Tanto Israele, quanto la Polonia sono nostri importanti alleati e amici. Li invitiamo a ritrovare la strada dell’ascolto reciproco […] e a continuare una stretta collaborazione e la tutela dei comuni interessi”. Le prossime elezioni in Israele, che si terranno il 9 aprile, sono sicuramente un fattore di esasperazione dei toni, ma non è la prima volta che tra Polonia e Israele si riacutizza lo scontro diplomatico. Soltanto un anno fa l’approvazione della controversa legge sulla memoria nazionale, che ha previsto condanne fino a 3 anni per chi attribuisce allo Stato polacco una corresponsabilità nell’Olocausto e per chi all’espressione “campi di concentramento” aggiunga la parola “polacchi”, ha suscitato lo sdegno delle autorità israeliane e non solo.

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