A Milano non ti puoi annoiare

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Credo che la cosa più difficile sia iniziare a scrivere il primo articolo di una rubrica in una, per me, nuova rivista, quindi, senza pensarci troppo, inizierò subito raccontandovi chi sono e perché questa rubrica si chiamerà “Temperateitacchi” (se non vi interessa saltate qualche riga e andate subito alla frase che inizia con “Per una come me“).

Mi chiamo Barbara Garavelli Nani Mocenigo e nasco dal piemontese Giancarlo Garavelli e dalla veneziana Gabriella, di cui porto il resto del mio lungo cognome, non proporzionale al mio conto in banca.

Sono nata ad Edimburgo, in Scozia, un po’ per sbaglio, ho trascorso i primi anni della mia vita a Roma e poi ho vissuto a Venezia fino alla fine del liceo.

Sono arrivata a Milano nel 1989 per studiare pubbliche relazioni all’università IULM, e da qui fi no ad ora non mi sono più mossa.

La mia indole, aiutata dagli studi, mi ha portato a diventare una PR a 360 gradi: locali, eventi, alberghi e persino una squadra di calcio (vi do un indizio dicendo che ha appena vinto lo scudetto).

Mi viene naturale chiacchierare, intrattenere, organizzare, aiutare, condividere, risolvere. Mi viene meno naturale respirare, stare ferma, rilassarmi, non pensare a niente, e, soprattutto, fare una cosa alla volta

Sono una donna assolutamente trasparente, non nel vestire, ma perché non mento mai e quindi vi dico anche che ho 52 anni, e che sono fi era di come ci sono arrivata.

Sono mamma, divorziata, di un ragazzo di 14 anni, quindi un adolescente: lo dico per le mamme che stanno leggendo, giusto per avere un po’ di solidarietà.

Come tutti ho i miei problemi, le mie pene d’amore, i momenti in cui spaccherei tutto (a volte qualcosa l’ho spaccato davvero), ma non riesco a stare più di due ore senza sorridere. Non parlo di quei sorrisi di circostanza, fatti con la bocca, ma di quelli veri fatti col cuore.

Come faccio ad essere quasi sempre allegra? Me lo chiedono in tanti e la risposta è molto semplice: tutte le mattine mi sveglio e tempero i tacchi. Attenzione, ho detto che li tempero e non che li indosso. Sono alta 1,76 e molto difficilmente indosso i tacchi (sono una da jeans e scarpe da ginnastica).

Per me temperareitacchi è un po’ quello che fanno gli uomini quando affilano i coltelli: cerco sempre di pensare a quello che ho avuto e realizzato, e a quello che potrò ancora fare e non a quello che non è andato bene, tanto ormai è passato, perché lo trovo inutile e frustrante.

Un motivo per sorridere lo abbiamo tutti, basta non fissarsi sui pensieri negativi, pensare alle persone a noi care, ascoltare musica, guardare un tramonto…

Ora basta parlare di me, parliamo della città dove vivo da ormai 33 anni: Milano

Per una come me, iperattiva e curiosa, Milano, in Italia, è la città migliore in cui vivere perché a Milano, qualsiasi cosa tu cerchi la trovi, e spesso è lei che trova te, con nuovi ristoranti, nuove mostre, nuove iniziative. Qui non ti puoi annoiare, e, anche se la sera stai a casa a guardare un film, o a leggere un bel libro, la senti lì fuori la città che pulsa, che vive, che trasuda energia.

Nonostante i miei 52 anni, per fortuna, conservo l’entusiasmo di una quindicenne, quindi mai e poi mai mi sarei potuta perdere la mostra “The art Of The Brick”, una mostra meravigliosa in cui si possono vedere circa un milione di mattoncini lego trasformati in sculture dall’artista Nathan Sawaya.

E quando dico “sculture” non parlo delle costruzioni che facevamo da piccoli,
affidandoci alla fantasia o a complicate istruzioni, ma parlo di quadri come “La notte stellata” di Van Gogh e “La gioconda” di Leonardo da Vinci, un dinosauro di enormi dimensioni, il “David” di Michelangelo…

Nel 1980 il grande storico Argan disse “L’arte è morta”. L’arte sarebbe potuta sopravvivere solo con l’utilizzo di nuovi materiali, di nuove forme, di nuove idee e tecnologie. La Pop Art, l’arte povera e l’Optical dimostrarono che l’arte poteva uscire dai “vecchi” binari e presentarsi al mondo sotto altre vesti.

Nathan Sawaya, inspirandosi ai vecchi binari, ha preso il volo in una galassia che riporta gli adulti indietro nel tempo e i fanciulli nei loro boschi incantati.

Una mostra da non perdere e che merita un viaggio a Milano. E se dopo la mostra avrete voglia di un caffè, di un pranzo veloce o di un ottimo aperitivo, a pochi metri troverete il nuovo “Bobino”, dentro la vecchia stazione dei treni di Porta Genova, in Piazzale Porta Genova 4.

Una location aperta da poco, ma già entrata nel cuore dei milanesi, e di una veneziana che tutti i martedì ci organizza aperitivi danzanti per noi diversamente giovani. Nella serata del martedì che, dopo anni di lockdown, abbiamo deciso di chiamare “Contatto”, alle 21 già si balla, e alle 24 si chiude, per poter così difenderci dall’invecchiamento precoce, andando a letto presto.

Ho tanto da raccontarvi di Milano, ma ho finito lo spazio, quindi dovrete aspettare “la prossima puntata”

Voi temperate i tacchi, io tornerò prestissimo!

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