Brescia leonessa della cultura

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fot. Febo Films

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Antica città le cui origini risalgono a oltre 3 200 anni fa, Brescia possiede un cospicuo patrimonio artistico e architettonico: i suoi monumenti d’epoca romana e longobarda sono stati dichiarati dall’UNESCO Patrimonio mondiale dell’umanità dal 2011, è conosciuta nel mondo anche per la celebre corsa d’auto d’epoca Mille Miglia e per la produzione del Franciacorta. La città di Brescia è soprannominata “La Leonessa d’Italia”, così definita per la prima volta da Aleardo Aleardi, nei suoi Canti Patrii. La fortuna dell’espressione si deve però a Giosuè Carducci, che volle rendere omaggio a Brescia per la valorosa resistenza contro gli occupanti austriaci durante l’insurrezione delle Dieci Giornate, nell’ode “Alla Vittoria”.

Le origini di Brescia risalgono al 1200 a.C., quando una popolazione, probabilmente di

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Liguri, costruì un insediamento nei pressi del Colle Cidneo. Nel VII secolo a.C. si insediarono i Galli Cenomani, che fecero di Brescia la loro capitale. Successivamente, a cavallo tra III e II secolo a.C., Brixia iniziò il percorso di annessione alla Repubblica romana, culminato nel 42 a.C. quando gli abitanti ottennero la cittadinanza romana. Dalla caduta dell’impero fu dominata da diverse popolazioni barbariche fino a diventare un importante ducato del regno longobardo.

Proclamatosi comune autonomo già nel XII secolo, finì sotto la dominazione viscontea e poi si diede ai Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia a cui rimarrà legata fino al 1797. Annessa al Regno Lombardo-Veneto, durante il Risorgimento fu teatro delle dieci giornate di Brescia, per poi arrivare all’annessione al Regno d’Italia nel 1860.

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La città vanta un patrimonio storico artistico di tutta rilevanza, conservato in parte nei suoi splendidi musei, che sono gestiti dalla Fondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov.

Brixia. Parco archeologico di Brescia romana
Il Parco archeologico di Brescia romana offre un viaggio a ritroso nel tempo tra i resti monumentali dell’antica Brixia: dal santuario di età repubblicana (I secolo a.C.), monumento unico nel panorama archeologico dell’Italia settentrionale, con i suoi affreschi sorprendenti per grado di

fot. Alessandra Chemollo

conservazione e qualità al Capitolium, tempio principale della città, eretto dall’imperatore Vespasiano, dedicato al culto della “Triade Capitolina”, Giove, Giunone e Minerva. Al suo interno troviamo ancora i pavimenti originali in lastre di marmi colorati del I secolo d.C. oltre agli altari in pietra e frammenti di statue di culto e di arredi. Nella cella orientale è ospitata La Vittoria Alata, raro capolavoro bronzeo del I secolo d.C., vero e proprio simbolo di Brescia, recentemente restaurato, in un allestimento museale curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, concepito per esaltare le caratteristiche materiche e formali del bronzo.

fot. Fotostudio Rapuzzi

Il percorso termina al Teatro romano, costruito e ampliato tra I e III secolo, sorge accanto al Capitolium. La cavea imponente suggerisce le emozioni delle antiche rappresentazioni. Il teatro venne utilizzato sino all’età tardoantica (fine IV-inizio V secolo d. C.). Tra il XI e il XII secolo, la scena crollò e l’edificio divenne una cava a cielo aperto. Nel XII secolo era utilizzo come luogo per pubbliche udienze, ma lo stato di abbandono in cui versava ne determinò il progressivo e definitivo interro.

Museo di Santa Giulia
Unico in Italia e in Europa, il Museo della città è allestito all’interno di un complesso

fot. Fotostudio Rapuzzi

monastico di origine longobarda e consente un viaggio attraverso la storia, l’arte e la spiritualità di Brescia dall’età preistorica ad oggi, in un’area espositiva di circa 14.000 metri quadrati. In una successione continua di luoghi straordinari si incontrano due abitazioni di età romana (I-III secolo d.C.), dette Domus dell’ortaglia parte di un quartiere residenziale, che conservano ancora oggi mosaici e affreschi su modello di quelli di Roma e Pompei; la basilica longobarda di San Salvatore (VIII secolo d.C.), testimonianza tra le più importanti dell’architettura religiosa longobarda. Eretta per volontà di re Desiderio nel 753 d.C. come cuore del monastero, la chiesa-mausoleo aveva la funzione di simbolo del potere dinastico della monarchia e dei ducati longobarda, preziosissimo scrigno ricco di colonne romane di reimpiego, stucchi a motivi ad intreccio,

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affreschi e testimonianze degli antichi arredi lapidei. Si prosegue nel Coro delle monache (inizio del XVI secolo) ambiente sontuoso destinato alle monache dedite alla clausura. Articolato su due livelli presenta le pareti del piano superiore interamente decorate da affreschi di Floriano Ferramola e di Paolo da Caylina il Giovane, che raccontano la vita di Cristo. Infine l’Oratorio romanico di Santa Maria in Solario (XII secolo), nel quale le monache custodivano il tesoro; di forme romaniche, venne costruito verso la metà del XII secolo come luogo di culto privato delle monache con massicce murature nelle quali sono inseriti frammenti d’iscrizioni romane. Edificato su due livelli collegati conserva oggetti

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appartenenti all’antico tesoro come la Lipsanoteca, cassetta d’avorio decorata (IV secolo d.C.) e la crocetta reliquario in oro, perle e pietre colorate (X secolo d.C.) fino alla monumentale Croce di Desiderio , rara opera di oreficeria della prima età carolingia (IX secolo d.C.), decorata da 212 gemme, cammei e paste vitree databili dall’età romana al XVI secolo, conservata nel piano superiore sotto uno straordinario cielo blu di lapislazzuli tempestato di stelle d’oro.

Pinacoteca Tosio Martinengo
Completamente rinnovata nel 2018, accoglie una preziosa e scelta collezione d’arte nell’elegante sede di Palazzo Martinengo da Barco, con i suoi splendidi saloni rivestiti da preziosi velluti cangianti e ornati da soffitti affrescati. Il percorso espositivo prende avvio dal Trecento e affianca ai dipinti

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mirabili oggetti di arte decorativa, in un susseguirsi di capolavori da Vincenzo Foppa, capostipite del naturalismo lombardo a Vincenzio Civerchio che si ispira a Leonardo, passando per testimonianze di assoluta fama come l’Angelo e il Redentore di Raffaello Sanzio e l’Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto. Il cuore della collezione è costituito dalla pittura bresciana del Rinascimento con Savoldo, Romanino e Moretto, fino ad arrivare all’umanissima stagione dei “pitocchi” di Giacomo Ceruti. Il percorso si conclude con l’Ottocento che offre capolavori di maestri assoluti come l’Eleonora d’Este di Canova e il Ganimede di Bertel Thorvaldsen, fino al potentissimo Laocoonte di Luigi Ferrari e alla struggente tela I profughi di Parga di Francesco Hayez. Un patrimonio inestimabile formatosi tra Ottocento e Novecento grazie alla generosità di privati cittadini come il Conte Paolo Tosio, di cui il

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museo porta il nome, che donarono le loro raccolte e alla cura posta dal Comune nel raccogliere e conservare opere d’arte.

Castello e Museo delle armi “Luigi Marzoli”
Arroccato sul colle Cidneo, il Castello costituisce uno dei più affascinanti complessi fortificati d’Italia e il secondo più grande d’Europa, in cui si possono leggere ancora oggi i segni delle diverse dominazioni. Protagonista di numerosi eventi drammatici in cui la città fu coinvolta, tra cui le celebri Dieci Giornate, il Castello è oggi una delle aree più suggestive di Brescia, in cui convivono più elementi: le testimonianze della presenza romana, come i magazzini dell’olio, gli edifici medievali e una locomotiva del 1909, esposta all’interno del “Falco d’Italia” per la gioia dei visitatori più piccoli. All’interno del trecentesco Mastio Visconteo, il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”

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ospita una delle più pregiate raccolte europee di armature e armi antiche, che raccontano la lunghissima tradizione armiera bresciana, documentandone l’evoluzione tecnologica e artistica tra il XV e il XVIII secolo. Nel 2023 verrà riaperto, dopo un lungo restauro, il Museo del Risorgimento con una nuova splendida veste, che permetterà in maniera innovativa di conoscere uno dei capitoli fondamentali della storia italiana moderna.

Anticipazioni 2023
Il 2023 sarà l’anno di Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura, tanti saranno dunque gli eventi che si susseguiranno: siinizia il 23 giugno di quest’anno con la mostra “Isgrò cancella Brixia” che terminerà l’8 gennaio 2023 che intende porre l’accento sul dialogo che s’instaura tra l’archeologia e l’arte contemporanea, tra la cultura classica e la sua persistenza nel nostro tempo. Dal 29 ottobre 2022 fino al 28 febbraio 2023 sarà la volta di “La città del Leone: Brescia nell’età dei Comuni e delle Signorie”, mostra che attraverso materiali eterogenei, intende indagare in modo originale questo periodo. E ancora dal 10 febbraio al 10 maggio 2023 si terrà la mostra “Ceruti. Pittore europeo” un’occasione per celebrare questo pittore che, con le sue toccanti rappresentazioni dei ceti umili e i suoi ritratti penetranti, si impose come una delle voci più originali della cultura figurativa del XVIII secolo, e di cui la Pinacoteca Tosio Martinengo accoglie il più importante corpus di opere, al mondo. Dal 24 marzo al 23 luglio 2023, per la sesta edizione del Brescia Photo Festival, “Luce della Montagna” sarà la più importante mostra sulla fotografia di montagna realizzata negli ultimi decenni, con opere di Vittorio Sella, Martin Chambi, Ansel Adams, Axel Hutte.

 

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