L’Aquila di Wisła e Tomba La Bomba di Bologna

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Due grandi campioni degli sport invernali, senza dubbio membri del pantheon delle figure più importanti del XX secolo, nella storia polacca e in quella italiana. Nella corsa per il posto del miglior atleta italiano di tutti i tempi, Alberto Tomba è stato sconfitto soltanto da Valentino Rossi. Nel Plebiscito per lo Sportivo più importante, in occasione del 100° anniversario della Rivista Sportiva polacca, soltanto Irena Szewińska ha superato Adam Małysz. Nel corso degli anni i due sportivi hanno vinto i più importanti premi e trofei e, nonostante abbiano due personalità completamente diverse, sono stati idoli per milioni di persone.

Credo fermamente che ognuno di noi abbia qualche dote speciale. Purtroppo solo pochi riescono a trovarla, e, dopo tanti faticosi anni di lavoro, ad estrarne un talento, “lucidarlo”, arrivando alla perfezione. Per di più, anche se facciamo una diagnosi accurata delle nostre capacità, ci manca semplicemente il coraggio di usarle bene. Ogni tanto però – benché sia impossibile indicare esattamente quando – viene al mondo un genio che scopre presto le sue potenzialità. Se aggiunge al talento e al potenziale un lavoro diligente, dedizione, migliaia di ore di ripetizioni e sacrifici, raggiungerà sicuramente la perfezione nella sua disciplina. Questo fu il caso di Mozart con il pianoforte, di Michael Jordan con la pallacanestro, di Miles Davis con la tromba. La stessa cosa è successa con Alberto Tomba e Adam Małysz con gli sci. Il primo è stato un campione di sci alpino e il polacco è uno dei saltatori con gli sci di maggior successo nella storia della disciplina. In entrambi i casi, i genitori hanno giocato un ruolo fondamentale nella loro vita, fin dall’inizio. Fu grazie alla sollecitazione di suo padre che Adam Małysz iniziò ad allenarsi con gli sci e fece il suo primo salto all’età di 6 anni. Allo stesso modo, nel caso del campione italiano, se non fosse stato per la tenacia e la determinazione di Franco Tomba, che convinse il figlio ad allenarsi con gli sci, l’Italia non avrebbe mai conosciuto La Bomba.

Adam Małysz, fot. Aleksander Nilssen
(https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/deed.en)

A parte il trampolino e la pista che in qualchemodo li accomunano, erano due persone completamente diverse. Durante la sua carriera, Małysz ha sempre evitato qualsiasi scandalo morale. Sia sul trampolino che nella vita privata è sempre rimasto lo stesso: educatissimo e pieno di rispetto per i suoi rivali. Durante le interviste ai media, la sua modestia e onestà sono rimaste uguali dall’inizio alla fine della sua carriera, fino al suo ultimo salto. È anche grazie a quella sua semplicità che ha conquistato milioni di tifosi in Polonia e nell’immaginario collettivo rappresentava un ragazzo di quartiere, in gamba, educato e ben organizzato, che, grazie a tanti anni di impegno, è riuscito a raggiungere i vertici. A soli 20 anni, nel 1997, si è sposato e pochi mesi dopo è diventato padre. Ha potuto contare sul sostegno della famiglia durante tutti gli anni della sua carriera.

Alberto Tomba, a sua volta, ha lavorato caparbiamente per il titolo del più grande animale da palcoscenico non solo nella storia della sua disciplina ma nella storia degli sport invernali in genere. Non ha mai nascosto il suo edonismo, gli è capitato di lanciare i trofei. Fuori dalle piste trascorreva il suo tempo libero divertendosi in grandi feste. Macchine veloci e belle donne lo hanno accompagnato per tutta la vita. Per tre anni i suoi fenomenali slalom furono applauditi da Martina Colombari, Miss Italia 1991, che all’età di 16 anni divenne la compagna di Alberto. La prima Ferrari invece gliel’ha regalata il padre quando La Bomba vinse il primo oro olimpico.

È incredibile come il raggiungimento della perfezione assoluta, in qualsiasi campo, influisca sulla percezione generale di una persona. Da un lato, leggendo degli eccessi di Tomba, apprendiamo che da qualche parte, lontano da noi, esiste un mondo, inaccessibile alle persone comuni, in cui vivono le star, quelle reali non i protagonisti dei film di Martin Scorsese: personaggi che vivono una vita nellaversione premium. Hanno tutto: lo splendore, la gloria, l’adorazione, attirano gli sguardi peccaminosi delle belle donne e si lanciano in feste che durano fino al mattino. Dall’altra parte apprezziamo però anche la modestia, l’evitare le luci dei riflettori, e la vita normale, ovvero quello a cui ci ha abituato Adam Małysz. Due maestri assoluti ma anche due persone completamente diverse.

L’inizio del millennio fu un periodo di “malyszomania”. Włodzimierz Szaranowicz, nella sua famosa lode dedicata all’Aquila di Wisła, lo ha definito (con una voce rotta e piena di commozione) l’idolo della crisi e un fenomeno sociale. E così è stato davvero. Sebbene il calcio sia senza dubbio lo sport che gode di maggiore popolarità in Polonia, né anni fa Zbigniew Boniek, né ora Robert Lewandowski hanno avuto una così grande influenza sulla società polacca, e non hanno portato una così grande gioia collettiva con il loro lavoro, come lo ha fatto Małysz. Quando il 10 febbraio 2002, durante i Giochi Olimpici di Salt Lake City, Adam Małysz si sedette sulla barra di partenza, davanti ai televisori raccolse oltre 20 milioni di telespettatori, il che fino ad oggi rimane un record irraggiungibile. Nonostante non abbia mai vinto un oro olimpico, i successi, la carriera e la sua personalità hanno messo le basi per le medaglie olimpiche di tutti i saltatori polacchi, Kamil Stoch in testa. Małysz è diventato campione del mondo ben quattro volte. Ha vinto quattro medaglie olimpiche e quattro coppe del mondo. Continua a occupare il primo posto nella classifica mondiale di tutti i tempi, e nell’ultima stagione di gare è arrivato terzo nella classifica generale della Coppa del Mondo.

Alberto Tomba dopo le sue spettacolari discese a Calgary nel 1988 è diventato “il re dello sci”. Non senza motivo: quelli sono stati i migliori Giochi Olimpici nella sua carriera. L’italiano ha vinto l’oro sia nello slalom classico che nello slalom gigante: fu un vero genio degli sci. Ma fuori pista, ha vissuto come le grandi rockstar. La storia ricorda molti atleti eccezionali che non hanno dato, diciamo, il miglior esempio nella loro vita privata. Il fantastico James Hunt diventò Campione del Mondo di Formula 1 nel 1976, anche se fuori pista si comportava come Keith Richards. Tuttavia, vinse il titolo solo una volta e non ripeté mai il grande successo di quella storica stagione. Tomba La Bomba, invece, è stato il primo sciatore alpino nella storia a difendere la medaglia d’oro alle Olimpiadi francesi del 1992. Ai suoi tre dischi d’oro olimpici ha aggiunto due argenti per lo slalom di Lillehammer e Albertville. Inoltre, ha dominato la Coppa del Mondo di Sierra Nevada, terminando in modo simile alle finali delle Olimpiadi a Calgary, con due medaglie d’oro appese al collo. Nella sua carriera è salito sul podio ben 88 volte. La sua carriera, proprio come quella di Adam Małysz, è finita quando è arrivato al vertice.

Le prossime Olimpiadi inizieranno nel 2026. Spero sia il momento della nascita del prossimo campione di sci. Del resto, il mondo non ama il vuoto, e grazie ai veri campioni dello sport, noi, comuni mangiatori di pane, viviamo una vita parallela, assistendo con grande passione negli stadi, o anche davanti ai televisori, alle sfide delle varie competizioni. Spero che alle Olimpiadi di quest’anno, sia gli atleti polacchi che quelli italiani, ci daranno molti motivi di gioia.

traduzione it: Dorota Kozakiewicz-Kłosowska

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