L’insolito Carnevale Ambrosiano

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

I nostri lettori, ma non solo, avranno compreso che in Italia basta sfiorare col piede il confine di un paesino poco distante dal proprio e pensare di trovarsi in un mondo diverso. Anche il Carnevale non è una celebrazione identica dalla Testa Gemella fino a Lampedusa.

Le sue origini si riscontrerebbero nelle Saturnali dell’Antica Roma: tra il 17 e 23 dicembre di ogni anno, gli schiavi potevano considerarsi uomini liberi, banchettavano per giorni interi e si mascheravano con abiti smaglianti. Più tardi la festività entrò a far parte della tradizione cristiana, eliminando i riferimenti alle divinità pagane, e col tempo assunse il nome attuale dal latino carnem levare, eliminare la carne, riferito all’inizio della Quaresima all’indomani del Martedì Grasso, l’ultimo giorno in cui era permesso lasciarsi andare a tavola. Nel Settecento le maschere della Commedia dell’Arte (Arlecchino, Pulcinella, Meneghino, Colombina, Pantalone, Balanzone…) entrarono nelle celebrazioni carnevalesche. 

In Italia il Carnevale più conosciuto è senza dubbio quello veneziano, ufficialmente organizzato per la prima volta nel 1296. Quest’anno il Martedì Grasso cade il 1 marzo, ma ogni anno la data si sposta. Tradizione memorabile è il Volo dell’Angelo: a mezzogiorno della seconda domenica di Carnevale, in Piazza San Marco una giovane si lancia dal Campanile attaccata a una fune per raggiungere il Palazzo Ducale. 

Superati i canali veneziani, si scopre, però, che altre località del Bel Paese custodiscono le tessere del  mosaico del Carnevale italiano. A Milano il Carnevale è detto Ambrosiano. Si dice che sant’Ambrogio, vescovo e poi santo patrono della città, di ritorno da un pellegrinaggio, decise di posticipare i festeggiamenti. Un’altra ipotesi è che a causare il ritardo del Carnevale milanese potrebbe essere stato il prolungamento di conflitti o carestie. Un’altra teoria vuole che il rito ambrosiano sia il frutto della transizione dal calendario giuliano al calendario gregoriano avvenuta nel 1582. Il rito ambrosiano è la liturgia ufficiale adottata dalla Chiesa latina nella maggior parte dell’Arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi limitrofe. Proprio per questo la Quaresima inizierà domenica 6 marzo. Pertanto l’ultimo giorno di Carnevale sarà sabato 5 marzo, il cosiddetto Sabato Grasso, ovvero quattro giorni dopo rispetto agli osservanti del rito romano.

Se si ha voglia di cambiare identità per un giorno e divertirsi lanciando coriandoli e ballando per le strade, nel capoluogo lombardo le classiche sono Arlecchino, il servo sciocco e imbroglione originario della città di Bergamo, Meneghino, schietto e onesto lavoratore, o il furbo e astuto Beltrame. Uno degli eventi più seguiti è la Sfilata dei Carri che termine alla Piazza del Duomo. Se a Venezia regnano i galani come re dei dolci carnevaleschi, a Milano non possono mancare le chiacchiere, più piccole e a forma di rombo e ripiene di cioccolata o marmellata. Queste delizie si possono trovare anche nella tradizione culinaria polacca col nome di faworki.

Il Belpaese è ricco di altre tradizioni carnevalesche: basta pensare agli Issohadores e i Mamuthones a Marmoiada in Sardegna, ai Rölar e Kheirar nel paesino friulano di Sauris, ai carri satirici di Viareggio in Toscana, agli Eremiti in mezzo ai boschi di Satriano in Basilicata, ma per chi volesse provare un assaggio del Carnevale italiano senza lasciare la Polonia può recarsi alla Trattoria Flaminia a Varsavia nel quartiere di Żoliborz. Il locale offre pietanze tipiche del periodo di festa come la classica lasagna, la meringa al pistacchio e i cannoli siciliani con ricotta di pecora, immancabili nelle case delle famiglie del Belpaese. 

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