Maserati Ghibli, rosa dei venti

0
135

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)

Già gli Etruschi mettevano le rosa dei venti sulle loro carte nautiche, che mostravano le direzioni del mondo e i venti più frequenti che soffiano da queste direzioni. I cartografi medievali delle allora potenze marinare di Genova e Venezia erano campioni nel compilare precise e graficamente belle carte nautiche.

Il vento ovvero l’aria in movimento è il simbolo ideale di un’auto. Sembra che la prima auto il cui nome riferiva all’aria sia stata la Chrysler Airflow del 1934, ma il nome del vento fu dato per la prima volta alla Lincoln Zephyr nel 1936.

Devo ammettere che le aziende italiane hanno un piccolo problema nel dare un nome alle loro auto, la Fiat a volte usa nomi la “Tipo”, altri modelli nomina usando i numeri, per esempio la “500” o mescola l’uno con l’altro come nel caso di una “Seicento”. L’Alfa fa lo stesso e la Ferrari affonda in una miscela di cilindrata e abbreviazioni come 308 GTB. La situazione sembra migliore con Lancia [anche se ora l’intero marchio non è di buon auspicio] e Lamborghini, dove dopo un paio di primi modelli batezzati sempre con i numeri sono passati a… beh, nomi spagnoli. Maserati in questo contesto era da qualche parte nel mezzo, in origine chiamavano tutto usando capacità del motore o numero dei cilindri, fino a quando nel 1963 apparve la Quattroporte e ciò che ci interessa di più oggi è la Maserati Mistral. Il maestrale (anche mistral) è il vento che soffia nel sud della Francia e da lì il nome di questo nuovo modello è arrivato alla fabbrica di Modena. È stato proposto da un socio del concessionario francese Jean Thépenier e anche un amico del capo progettista Pietro Frua, il colonnello John Simone. Così è nata la tradizione di dare un nome dei venti ai nuovi modelli, anche se non a tutti. Nel 1966, al 48° Salone Internazionale dell’Automobile di Torino, apparve il secondo dei fratelli ”ventosi”, la Maserati Ghibli. Questa volta, il vento pieno di nuvole di sabbia soffia dalla Libia e fa parte del possente Scirocco, che domina sul Mar Mediterraneo. Ha il suo impatto sulle periodiche inondazioni di Venezia o sul ricoprire ad esempio le strade di Firenze di polvere rossa, che ho vissuto personalmente quando un’auto lavata alla perfezione, pronta per portarci al matrimonio il giorno dopo, al mattino assomigliava più a una duna sahariana che a una limousine lucida.

Tecnologicamente, la Ghibli non era innovativa, il telaio veniva dal modello “Mexico” o, se preferite, dal telaio accorciato ancora una volta della Quattroporte. Dalla limousine di punta stato preso anche un’ottimo, ma ormai invecchiato motore della 450S sportiva del 1956. Tuttavia è stata apportata una modifica importante: si tratta del sistema di lubrificazione a carter secco. Grazie a questa soluzione, Giorgetto Giugiaro all’epoca lavorando per Studio Ghia, è stato in grado di abbassare il più possibile la silhouette della vettura, creando una delle più belle GT di tutti i tempi. Il cofano infinitamente lungo che termina con una griglia del radiatore stretta e piatta, in pratica ha svolto anche il ruolo di paraurti anteriore probabilmente il più costoso in quel periodo. Dietro la parabezza montata in basso appariva l’interno spazioso e confortevole e l’enorme bagagliaio che completava tutto. La Maserati Ghibli aveva l’aria condizionata, vetri controllati elettricamente, servosterzo, freni a disco ventilati, e l’assemblaggio di massima qualità di lavorazione, tutti gli abbinamenti erano perfetti, lo stesso vale per la verniciatura.

Come si addice ad una vettura GT purosangue, era anche veloce, che non hanno mancato di usare gli autisti guidando sull’autostrada ”del Sole” recentemente completata [1964] con il pedale dell’acceleratore premuto fino alla fine. Potevano farlo impunemente perché i limiti di velocità sulle autostrade italiane non furono fissati per la crisi dei carburanti fino al 1973. Nei centri abitati il limite dei 50 km/h era in vigore dal 1959, ma lì più lenta si muoveva la macchina, più l’ammirazione aumentava. I cerchioni in lega leggera di Campagnolo per la prima volta usati qua da Maserati sono stati una parte importante di questo. I cerchi in lega, come le chiamiamo oggi, sono stati utilizzati per primi da Ettore Bugatti nella sua Type 35 durante la gara del Gran Premio di Lione del 3 agosto 1924. Quando la Maserati decise finalmente di introdurli, erano già nell’offerta di tutti i maggiori produttori, anche se l’Aston Martin [1969] e la Mercedes [1970] hanno aspettato più a lungo ad immetterli.

Quanto piaceva la Ghibli? lasciate che la storia del proprietario del marchio Ford lo testimoni. Nonostante il fatto che il design dell’auto fosse in conflitto con tutto ciò che i designer di Detroit proponevano all’epoca, Henry Ford II, quando la vide, inviò un’offerta a Modena per l’acquisto… dell’intera società Maserati e ancora una volta [prima c’era la Ferrari] ”fu scaricato” dagli italiani. Si è accontentato dell’acquisto dell’auto stessa, per la quale ha dovuto pagare 19.000 dollari, l’equivalente di quattro delle sue Ford.Thunderbird. La Ghibli dopo il modello 3500 GT è stata un altro successo commerciale per Maserati, alla fine degli anni ’60, insieme alla Lamborghini Miura facendo una coppia non convenzionale, come Marcello e Sofia nella versione automobilistica del ”Matrimonio all’italiana”. Il 1968 è l’anno del debutto della versione aperta di Ghibli Spider, di cui sono state prodotte solo 100 esemplari in quattro anni. Nel 1970 apparve la versione più ricercata oggi della SS [Super Sport] con un motore di 4931 cc, aumentato di soli 10 CV. In questa specifica, l’azienda ha rilasciato altre 25 unità della Ghibli Spider. La produzione della seconda generazione di Ghibli è durata sette anni, è iniziata nel 1992, e non credo sia esagerato dire che la cosa migliore di questo modello è…il suo nome.

L’ultima edizione di Maserati Ghibli è stata presentata in anteprima il 19 aprile 2014 a Shanghai nel Salone dell’Auto Asiatico. L’auto si presenta come una Quattroporte più piccola, il che non è un difetto, ma si può storcere il naso alla gamma di motori diesel offerti.

Il modello della collezione SOMA è un Minichamps del 2008 ed uno dei suoi pezzi forti. Bello l’interno, il motore, le lampade e le cromature. Peggio con la vernice, perché dopo anni, „pelle d’oca” appare lentamente su di essa. L’azienda tedesca ha anche rilasciato una versione di Spider, su cui purtroppo una volta ho chiuso un occhio, cosa che oggi non farei. Finendo sui tedeschi… quando nel mondo soffiano più di 2 mila venti, perché la Volkswagen ha insistito a copiare il nome ”Bora” usato dalla Maserati nel 1971? Questo non si sa.

Qui sotto c’è la mia rosa dei venti Maserati completa:

Anni di produzione: 1967-1972
Esemplari prodotti: 1295 pezzi in ciò 100 Spider / 225 pezzi di SS / 25 pezzi di Spider SS
Motore: V-8 90°
Cilindrata: 4719 cm3
Potenza / RPM: 330 CV / 5000
Velocità massima: 265 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 7
Numero di cambi: 5
Peso proprio: 820 kg
Lunghezza: 4590 mm
Larghezza: 1790 mm
Altezza: 1168 mm
Distanza interasse: 2550 mm

foto: Piotr Bieniek
traduzione it: Karolina Wróblewska

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco