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[Aggiornamento 18.02.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero complessivo dei malati attivi in moderata crescita.

Il numero complessivo dei casi attivi è 214.198 (settimana scorsa 206.380), di cui in gravi condizioni 1.295 (settimana scorsa 1.267), ovvero circa lo 0,6% del totale. Gli ultimi dati al giorno 18 febbraio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 9.073 nuove infezioni registrate e 273 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.405 morti dal 4 febbraio (in discesa rispetto ai dati della settimana precedente dove si sono registrati 1.833 morti).

Il Voivodato della Masovia (1.633), la Pomerania (807), la Warmia-Masuria (774), la Cuiavia-Pomerania (762), la Slesia (725), e la Grande Polonia (709) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono stabilizzati, ad oggi sono occupati 12.188 letti da pazienti COVID-19, 1.295 le terapie intensive.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto. Sono chiusi bar, ristoranti e palestre, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto. Sono aperti hotel, cinema, teatri, piscine e piste da sci, ma sotto stretto regime sanitario. Palestre, bar e ristoranti rimarranno chiusi almeno fino al 26 febbraio.

Prosegue inoltre la campagna vaccinale che conta 2.384.794  persone vaccinate per il COVID-19 in Polonia.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati, salvo presentare test COVDI-19 negativo nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Mozzarella, dall’Agro Pontino al mondo

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La mozzarella si ottiene dal latte delle bufale, animali sconosciuti in Italia al tempo dei romani. Le prime notizie sulla presenza dei bufali in rimandano a una bolla pontifi cia del Mille, con la quale si obbliga la famiglia dei principi Caetani a non seminare alcuni fondi nelle paludi vicino Roma per riservarli a questi animali.

Di sicuro i bufali nei secoli XII e XIII popolano le zone paludose del sud Europa. Saranno tuttavia le zone paludose a sud di Roma a diventare l’area di produzione della mozzarella. Gli acquitrini si suddividevano in tre grandi aree: le paludi pontine, nel Lazio, attualmente in provincia di Latina, città creata dal nulla nel 1932 proprio in seguito alla bonifica; la piana del fiume Volturno, in provincia di Caserta, a nord di Napoli e la piana del fiume Sele, a sud di Napoli, in provincia di Salerno, che ha come principale centro abitato la cittadina di Eboli (40 mila abitanti), luogo un tempo talmente dimenticato che il fascismo ci mandava al confino gli oppositori, tra i quali Carlo Levi che riassunse la sua esperienza nel romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Oggi in questi territori paludosi si ritrova gran parte dei bufali italiani e il 70 per cento di quelli campani. Oltre metà della produzione di mozzarella di bufala campana dop è concentrata nelle province di Caserta e Napoli, un terzo in quella di Salerno, poco più del 10 per cento nel Basso Lazio.

Non c’erano paludi al tempo dei romani, quando l’area di Literno fu scelta da Scipione l’Africano per trascorrerci gli ultimi anni della sua vita, e quando la via Appia attraversava alcune delle zone poi impaludatesi. Comunque all’indomani della caduta dell’impero romano (476 dc) a poco a poco l’agro pontino e le piane del Volturno e del Sele vengono abbandonate, trasformandosi in un infinito acquitrino malarico, e la via Appia si interrompe. Perché la strada romana sia resa dinuovo praticabile bisognerà attendere oltre un millennio e le prime bonifiche intraprese da papa Pio VI, nel 1777. L’Agro Pontino appare un inferno lugubre e inospitale già dai toponimi: Femmina morta, Caronte, Pantano d’inferno, Piscina della tomba. Ai margini di queste aree maledette, si insediano alcuni monasteri, come l’abbazia di Fossanova, dove il 7 marzo 1274 muore San Tommaso d’Aquino. È molto probabile che siano proprio i monaci a promuovere i primi allevamenti di bufali. I bufali acquisiscono anche una grande importanza dal punto di vista militare. Sono gli unici animali in grado di trascinare le artiglierie in terreni acquitrinosi e molto probabilmente ai sovrani interessano molto più per questo motivo che non perle mozzarelle.

La vita dei bufalari doveva essere grama assai. Stavano assieme agli animali all’interno cascine che in origine erano di paglia e solo più tardi sarebbero state costruite in muratura. Lì mungevano le bufale e accendevano il fuoco per far filare il latte. Dormivano in una specie di nicchia nel muro, mentre gli animali si accucciavano al suolo. Come compenso ricevevano una somma bassissima di denaro, una bottiglia di burro alla settimana, e diritto a contendere agli animali le cicorie selvatiche che venivano bollite assieme alla coda “persa casualmente” dagli animali con l’abitudine di agitarla con eccessiva vivacità durante la mungitura. Vivevano circondati dal nero: nero il fango, nera l’acqua, nero il manto dei bufali, nero l’interno delle abitazioni oscurato dal fumo. Il perfetto biancore delle mozzarelle doveva contrastare ancora di più con un ambiente del genere.

Il formaggio rimane a lungo associato alla gastronomia povera; a fargli cambiare questa immagine negativa e a nobilitarlo contribuisce in maniera determinante il fatto (assolutamente paradossale, visto che è fatto con la panna) che sia considerato cibo “di magro” e pertanto la chiesa cattolica ne consenta il consumo nei giorni di astinenza dalla carne. Verso metà Settecento, i Borbone, sovrani del regno delle Due Sicilie, fanno costruire accanto a un allevamento di bufale la Reale industria della Pagliara delle bufale di Carditello, il primo caseificio della storia della mozzarella. Con il caseificio reale comincia anche la storia della commercializzazione dei derivati del latte di bufala e la mozzarella smette finalmente di essere in prevalenza consumata all’interno dello stesso locale dove viene prodotta.

Quel che modifica decisamente il commercio della mozzarella sono le strade e le ferrovie. La svolta arriva quando il treno mette in comunicazione le zone di produzione con i grandi mercati dell’Italia: nel 1929, ogni giorno, quaranta quintali di mozzarella raggiungono i mercati di Salerno, Napoli e Roma.

La mozzarella di bufala ha un’area di produzione ben precisa, delimitata dalla dop, tra Campania, Lazio con una minuscola (meno dell’un per cento) presenza pugliese, in provincia di Foggia. Il fior di latte, ovvero la mozzarella di latte vaccino, invece, può essere prodotto ovunque, i migliori vengono dalla Puglia, dalla Calabria, dal Molise. Questo significa anche che si produce molto più fiordilatte che mozzarella di bufala, più o meno quattro volte tanto.

Una variazione sul tema è la burrata, originaria delle Murge, in Puglia. Si è cominciato a produrla agli inizi del Novecentoad Andria, ed era un modo per recuperare gli avanzi della mozzarella, mescolando assieme alla panna i residui di pasta filata, racchiudendo poi il tutto in un involucro pur’esso di pasta filata. L’idea ha avuto un enorme successo, tanto che la burrata, nonostante la sua origine relativamente recente, si è conquistata un posto di tutto rispetto.

Tra i formaggi dop italiani, la mozzarella di bufala campana è terza in termini di fatturato, dietro al grana padano e al parmigiano reggiano (e quarta per volumi, preceduta anche dal gorgonzola). Un quarto della produzione viene esportata e il primo mercato estero è costituito dagli Stati Uniti, che da soli assorbono il 28 per cento delle esportazioni totali.

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Alessandro Marzo Magno

Pillole culinarie è una rubrica di approfondimento sulla storia della cucina curata dal giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno. Dopo essere stato per quasi un decennio il responsabile degli esteri di un settimanale nazionale, si è dedicato alla scrittura di libri di divulgazione storica. Ne ha pubblicati diciassette, uno di questi “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” ripercorre la storia delle più importanti specialità gastronomiche italiane

V4 traino crescita economica post-pandemia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri a Cracovia durante l’incontro del Gruppo di Visegrad (V4) il Premier polacco Mateusz Morawiecki ha affermato che 30 anni fa è iniziato un nuovo capitolo nella storia dell’Europa Centro-Orientale, che si è rafforzata soprattutto negli ultimi 5 anni ed ha grandi talenti ed ambizioni per il futuro. Il Primo Ministro ha dichiarato che una vera partnership deve basarsi sulla solidarietà reciproca e su un approccio responsabile alle questioni più complicate, tra cui attualmente troviamo la pandemia e le vaccinazioni anti-covid. Durante gli anni più recenti i Paesi del V4 (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria) si sono sviluppate in modo molto dinamico, e gli economisti e gli osservatori internazionali dicono che questi quattro Stati sono “la locomotiva di crescita in un momento di crisi economica di tutta l’Europa”, grazie a: aumento veloce del PKB (il PIL), bassa disoccupazione (una delle più basse in tutta l’Unione Europea), sviluppo degli investimenti, un ambiente molto favorevole per le attività imprenditoriali e la crescita degli stipendi. La pandemia ha interrotto questo trend positivo, quindi per ritornare alla normale vita economica, è necessaria una veloce produzione e distribuzione dei vaccini anti-covid. Inoltre il Premier polacco ha informato che il Fondo di Visegrad è stato aumentato. Infine, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha indicato che, in questo periodo difficile di pandemia, gli Stati europei devono collaborare per il successo ed il progresso nelle sfide socio-economiche, avendo tre priorità (obiettivi comuni): i valori della democrazia, il benessere dei cittadini da raggiungere tramite la protezione del clima e lo stimolo alla digitalizzazione, e la difesa degli interessi dell’Unione Europea a livello globale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C816697%2C30-lecie-grupy-wyszehradzkiej-premierzy-krajow-v4-podpisali-deklaracje

Nuove garanzie a tutela degli acquirenti di immobili in costruzione

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Wieżowce Wawa
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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un progetto di legge per difendere i diritti dell’acquirente di un appartamento o di una casa unifamiliare. Secondo le informazioni trasmesse dal CIR (Centro Informativo del Governo) sorgerà un Fondo di Garanzia degli Imprenditori Edili, per aumentare la protezione di coloro che comprano una nuova casa nel caso in cui l’impresa edile fallisca. Si tratta tra l’altro di eliminare il rischio, per gli acquirenti, della perdita dei soldi versati sul MRP, il conto fiduciario degli alloggi. Il sistema attuale della protezione del denaro versato dagli acquirenti degli alloggi non assicura un adeguato livello di sicurezza. Gli imprenditori edili di solito utilizzano l’OMRP, il conto fiduciario aperto degli alloggi che non dà alcuna sicurezza aggiuntiva sotto forma di garanzia assicurativa o bancaria, infatti se l’impresa edile fallisce l’acquirente rischia di perdere sia il denaro, sia l’immobile. Gli imprenditori edili stessi contribuiranno al Fondo di Garanzia dal denaro versato dall’acquirente sul MRP. L’acquirente potrà rifiutare di diventare il proprietario se la casa avrà dei difetti, e vi saranno conseguenze per l’impresa edile se le imperfezioni dell’abitazione non verranno risolte entro i tempi indicati dal cliente. Inoltre l’impresa edile dovrà fornire al cliente un prospetto informativo. Infine sono definiti i diritti e i doveri di ambedue le parti del contratto nel caso in cui la banca depositaria del MRP fallisca.

https://polskieradio24.pl/42/259/Artykul/2680794,Kupujacy-mieszkania-beda-lepiej-chronieni-Znamy-propozycje-nowych-przepisow

I maestri dell’arte culinaria italiana

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Lavoro da molti anni nella redazione di un noto mensile italiano di cucina, questo non ha fatto di me un’esperta nel cucinare realmente le pietanze che pubblicavamo, poiché esiste un’enorme differenza tra la mera conoscenza degli ingredienti e della tecnica, e la sapienza e la capacità nel combinarli con la giusta saggezza e passione. Certamente, come ogni madre, ho imparato nel tempo a cucinare al meglio per i miei cari, ma vorrei parlare della vera arte culinaria, che prescinde dalla realizzazione di soli piatti elaborati e belli alla vista, ma include anche semplici pietanze preparate con un vero talento e fantasia.

A questo proposito, va conosciuto un volume ricco di belle proposte da preparare: “La Grande cucina italiana. Le migliori ricette fra tradizione e innovazione” di Idea Libri, dove potrete trovare i classici della cucina italiana rivisitati in chiave moderna, per fare una splendida figura con i vostri commensali!

Le restrizioni dovute alla pandemia nel corso del 2020 hanno consentito a molti di rivalutare i propri spazi domestici, seppur forzatamente. C’è chi è immerso nella lettura e c’è chi ha sfruttato questa occasione per rivalutare la propria cucina quale luogo divertente e creativo, e, avendo a disposizione del tempo necessario, per porsi con un atteggiamento più rilassato alla preparazione di ogni singolo pasto. E la cucina italiana è un vero tesoro di ispirazioni!

L’Italia è la culla dell’arte e se è vero che la cucina è il cuore della casa, da quel cuore scaturisce una delle arti italiane più apprezzate al mondo, l’arte culinaria. Perché cucinare non dovrebbe essere solo un mero atto di approntare il nutrimento al nostro organismo, ma una creazione, un’invenzione, un sapiente dosare e mescolare degli ingredienti per ottenere un risultato gradevole al palato quanto allospirito. È come scrivere un concerto o dipingere un quadro, i vari elementi devono essere in perfetta armonia tra loro, con le loro giuste quantità e accostamenti.

In Italia, il primo a raccogliere delle ricette elevando il semplice atto di cucinare al livello di un’arte vera e propria è stato Pellegrino Artusi, scrittore e gastronomo, autore del libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Questo capolavoro della cucina italiana, scritto con sapienza e ironia, oltre ad essere un prezioso ricettario è una vera perla della letteratura, basti pensare che Piero Camporesi, filologo e critico letterario che ne curò la prefazione, vi scrisse: «la Scienza in cucina ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i Promessi sposi».

Come ho detto, perché un piatto diventi un capolavoro, non basta la tecnica. Mia nonna diceva che per cucinare bene, bisogna metterci il cuore. Io oggi direi anche una passione e un progetto. Ho rivisto recentemente il film The Ramen Girl (2008), dove è stato rappresentato perfettamente questo concetto: la giovane protagonista deve lavorare sodo, iniziando dai lavori più umili, per liberare il proprio spirito dall’ego imparando a sentire e trasmettere le emozioni, condizione indispensabile per diventare una vera maestra nella preparazione del ramen, un tradizionale brodo giapponese. L’arte culinaria, come qualsiasi altro atto creativo, richiede la capacità di stare in presenza, di sgombrare la mente da altri pensieri che non siano dedicati a quanto stiamo facendo. Non credo che sia solo un concetto astratto, romantico o trascendentale. Restando in Giappone, Masaru Emoto, scrittore e ricercatore, nei suoi esperimenti ha dimostrato l’infl uenza delle emozioni umane sull’acqua. Sappiamo che il nostro organismo, come ogni ingrediente che utilizziamo per preparare i pasti, ne contiene in grande quantità, ecco spiegato scientificamente perché ogni pietanza riflette l’atteggiamento di chi la prepara.

Gli italiani sembrano saperlo molto bene, atavicamente, direi. Dalle semplici massaie ai grandi chef sono capaci di esprimere attraverso la loro arte culinaria l’entusiasmo, la dedizione e l’amore; la ricchezza delle loro terre si manifesta in pietanze uniche al mondo. L’unico elemento che unisce tutte le regioni italiane, così diverse tra loro per usi, costumi e dialetti, è la ricerca comune di unaconvivialità armonica e condivisa che non sarebbe possibile se ogni portata non fosse preparata in tal modo, pertanto le differenze culturali diventano una delle più grandi ricchezze dell’arte culinaria italiana. A proposito delle differenze culturali che diventano arricchimento, vale la pena di prendere ad esempio “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” di Alessandro Marzo Magno. Sfogliandolo potrete scoprire che molti dei “classici” cibi italiani in realtà provengono da altre parti del mondo: dalla pasta alla pizza, al caffè, alla mozzarella di bufala, ingredienti che hanno reso famosa la cucina italiana in quanto si è stati capaci di reinterpretarli in maniera creativa.

Gli esperti della cucina italiana, condividendo la propria esperienza tramite libri, blog, o programmi tv ispirano molti con la loro maestria. Benché vi sia un’ampia scelta dei mezzi di comunicazione, il libro resta comunque il più gradito, secondo la mia personale e pluriennale esperienza. Un libro di cucina permette di consultare facilmente ingredienti, dosi e procedimenti ed è spesso riccamente illustrato, accompagnando passo per passo nella realizzazione della ricetta. Spesso contiene inoltre informazioni preziose sulle tecniche e i trucchi per ottenere il miglior risultato e diventa uno strumento indispensabile a sostegno della propria passione e del talento culinario.

Tra questi vale la pena citare la “Enciclopedia della cucina” con le sue ricette per ogni occasione, dalle più semplici alle più elaborate o anche “Il pane e torte salate” di A. Barbagli.

Nonostante la flessione dell’editoria già precedente alla crisi pandemica, il libro resta un valore sociale che nessun altro prodotto commerciale possiede. Le autorità italiane ne hanno compreso l’importanza e dopo un primo periodo di chiusura, hanno lasciato che le librerie restassero aperte, riconoscendo al libro uno status di bene essenziale e primario. Che si tratti di un buon romanzo o un bel libro di cucina che ci faccia riscoprire il piacere di stare a casa, dedicandoci a noi stessi e ai nostri cari.

A chi si sente incoraggiato a sperimentare e cercare un’armonia in cucina troverà ispirazione nei volumi “Voglia di cucinare italiano”, “Voglia di cucinare pasta” che permettono di apprezzare le tantissime varietà di semplici ingredienti, di variare in modo creativo il menu di tutti i giorni. In tal senso suggerirei anche “Ricettario italiano” con le sue ricette suddivise per portata e per regione.

L’arte culinaria è senza dubbio un elemento imprescindibile della cultura italiana, tant’è che viene menzionata persino nei manuali di lingua italiana. Inoltre, esistono manuali di lingua dedicati esclusivamente alla cucina italiana, eccone alcuni esempi: “Buon appetito! L’italiano tra lingua e cucina regionale.” (Bonacci Editore), “Buono buonissimo!” (Le Monnier) che permette di imparare l’italiano con ricette regionali (libro + dvd rom), “Il buongustare” (Loescher Editore) o “L’italiano è servito!” (Edizioni Guerra) o “L’italiano per la cucina” (Alma Edizioni). Chi invece preferisce gustarsi la lettura piuttosto che passare tempo tra i fornelli troverà senz’altro irresistibili “Menù letterari” di Celine Girard e “Smak Kwiatów pomarańczy” di Tessa Capponi Borawska.

Ce n’è per tutti i gusti!

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Leggo, vivo meglio è una rubrica gestita da Krystyna Juszkiewicz-Mydlarz, la proprietaria della Libreria Italicus a Cracovia che opera ininterrottamente dal 1991, inizialmente come negozio per corrispondenza, e ora come libreria (ancheonline) e caffetteria. Italicus ha nella sua offerta oltre 2 mila titoli tra cui i più importanti libri di testo italiani per l’apprendimento e l’insegnamento, gli autori classici e contemporanei della letteratura italiana in lingua originale e in traduzione polacca nonché gli autori polacchi tradotti in italiano.

La pandemia non ferma la Borsa di Varsavia, 2020 anno record

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nel 2020 la Borsa valori di Varsavia ha avuto il maggiore aumento in percentuale delle compravendite di azioni, e l’indice è cresciuto del 56,1% rispetto al 2019, così ha informato la Federazione delle borse europee. Il presidente della Borsa valori di Varsavia ha valutato che il difficile anno 2020 è risultato un grande successo per la Borsa. Ha detto che la Borsa valori di Varsavia ha la seconda più grande liquidità dopo la Borsa tedesca. Nell’elenco delle borse europee la Borsa ha raggiunto il terzo posto riguardo il valore delle offerte pubbliche iniziali nel 2020. Hanno ottenuto risultati migliori solo Euronext e Nasdaq Nordics & Baltics. La Borsa valori di Varsavia ha raggiunto il secondo posto fra le borse europee riguardando il più grande aumento della capitalizzazione in valuta locale.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2680085,Sukces-GPW-Stoleczna-gielda-zanotowala-najwiekszy-procentowy-wzrost-obrotow-akcjami

L’aeroporto di Breslavia progetta nuove rotte estive e offre test per Covid-19

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La compagnia aerea Wizzair attiva un nuovo collegamento, il volo da Breslavia a Split, situata sul mare Adriatico in Croazia. Il collegamento farà parte degli orari estivi e sarà realizzato una volta alla settimana, la domenica, a partire dal 20 giugno. Il presidente dell’aeroporto di Breslavia, Dariusz Kuś ha sottolineato che d’estate la Croazia è una destinazione veramente popolare tra i polacchi. Kus ha inoltre aggiunto che da Breslavia da luglio con Ryanair sarà probabilmente possibile volare anche a Zadar in Croazia. Il vicepresidente dell’aeroporto di Breslavia, Cezary Pacamaj ha informato che l’aeroporto ed i vettori stanno continuamente progettando gli orari che consentirebbero sia i viaggi estivi al sud d’Europa che i voli agli aeroporti internazionali per le persone che viaggiano per lavoro. Naturalmente tutto è ancora in attesa di conferma. L’orario estivo sarà valido a partire da marzo. Attualmente nel piano possiamo trovare le destinazioni offerte dalle compagnie low cost, tra l’altro: Malaga,Tenerife, Palermo, Napoli, Bari, Creta, Londra o Oslo. Inoltre, dall’inizio di febbraio all’aeroporto di Breslavia sono disponibili i test antigenici rapidi per le persone che partono da Breslavia. Quelli che vogliono eseguirlo, devono informare il servizio dell’aeroporto nel punto di misurazione della temperatura. I test li possono fare anche le persone non appartenenti all’area Schengen. Un risultato negativo permette di evitare 10 giorni di quarantena obbligatoria. All’aeroporto di Breslavia è anche possibile eseguire il test in modalità Real Time-qPCR, disponibile per tutti.

Navi appestate sulle rotte mediterranee

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Fin dall’antichità le città costiere furono privilegiate rispetto a quelle continentali perché potevano intraprendere scambi commerciali più rapidi e remunerativi via mare con gli altri porti.

Ma dal 1348 sulle rotte mediterranee cominciò a viaggiare una clandestina foriera di morte: la peste, che proveniva dai focolai sempre attivi del Kurdistan iraniano e del Basso Volga che si estendeva agli Urali, al Caucaso e al Mar Caspio. Fra i vari imprevisti della navigazione (fortunali, attacchi dei pirati, avarie degli scafi…) il peggiore fu costituito dalla peste a bordo perché alla nave veniva impedito l’ingresso nei porti che nonfossero attrezzati con lazzaretti in grado di accoglierla attuando le opportune pratiche di isolamento e di espurgo.

Se l’equipaggio veniva decimato dalla peste, diventava difficile persino pilotare la nave e aumentavano esponenzialmente anche le probabilità di naufragare. Così accadde a capitan Rebatu che, dopo aver perduto per la peste sei marinai, naufragò nelle acque di Alessandria il 28 gennaio 1769.

Copertina del volume Rotte mediterranee e baluardi di sanità, a cura di N.E.Vanzan Marchini, Milano Ginevra 2004

Il Magistrato alla Sanità della Repubblica di Venezia stampava e distribuiva dei proclami destinati a tutti i porti, anche concorrenti e nemici, nei quali forniva informazioni sulle navi appestate, descrivendo sugli scali che avevano toccato con la possibilità di averli contagiati, e segnalando il lazzaretto cui erano approdate con indicazioni sull’inizio e sulla fine della loro contumacia. Così avvenne il 28 giugno 1760, quando un proclama a stampa diramò la notizia che la polacca comandata dal francese capitano Billon era partita da San Giovanni d’Acri dove c’era la peste. La nave giunse a Marsiglia, dopo aver perso parte del suo equipaggio. Venezia sospese la “libera pratica”, cioè ogni contatto con il porto di Marsiglia fino al 26 novembre 1760, quando diffuse la notizia della scomparsa del pericolo.

Un esempio della capacità operativa degli informatori veneziani è fornito dalle segnalazioni anche degli assalti corsari che moltiplicavano le occasioni di infezione. Va precisato che, a differenza dei pirati che agivano in proprio, i corsari erano sostenuti dalle nazioni che li pagavano perché depredassero e indebolissero i loro nemici. La nave corsara inglese “Neptune” nel 1760 attaccò la nave francese “La Sacre Famille”, proveniente dalla città appestata di San Giovanni d’Acri e diretta a Livorno e poi a Marsiglia. Gli inglesi presero, oltre al bottino, anche la peste che uccise numerosi marinai. Il Magistrato alla Sanità veneziano sospese la “libera pratica” con i porti di Livorno e di Marsiglia e segnalò a tutte le nazioni mediterranee che il legno francese era riparato a Malta.

Il rischio mortale che si correva imbarcandosi su una nave appestata era ben noto, come testimoniano gli altissimi compensi offerti ai marinai ingaggiati per condurla in un porto attrezzato per le operazioni di espurgo. Le navi che battevano bandiera occidentale, se contagiate, cercavano di raggiungere un lazzaretto europeo, ma quelle che partivano dai più lontani scali orientali erano costrette ad affidarsi ad un porto del Levante, infatti avrebbero perso troppo tempo nel ritornare nel Mediterraneo occidentale, per poi dirigersi ancora verso il Mediterraneo Orientale dove riprendere la loro attività.

Vincenzo Maria Coronelli, Navi in tempesta, Sec. XVII.

Oltre alla preoccupazione per le vite umane, la peste a bordo comportava anche il rischio di perdere il carico e lo scafo per il naufragio della nave o per le conseguenze di contumace scontate in luoghi aperti, non protetti da furti, pirati e intemperie. Con reiterate lettere di protesta i mercanti minacciarono i Rettori di Corfù di abbandonare quello scalo per trascorrere la contumacia in luoghi più protetti, se non si fosse provveduto a creare strutture e rifugi sicuri. Per non perdere i mercanti e per non rallentare gli scambi, la Serenissima attrezzò i suoi lazzaretti in siti strategici lungo le coste Dalmate e le Isole Ionie, che funsero da filtro sia alle navi provenienti dal Levante, che alle carovane che giungevano via terra dai paesi Ottomani per imbarcare le loro merci per Venezia. I costi della sosta, più o meno prolungata, e delle pratiche di espurgo delle navi, erano sostenuti dai proprietari delle mercanzie e dai passeggeri che usufruivano delle strutture di isolamento e che, prima di lasciarle, dovevano saldare il conto.

Nel corso del Settecento, gran parte delle navi, che traportavano merci sulle rotte orientali o collegavano gli scali orientali a quelli occidentali, erano veneziane, guidate da personale veneziano, ma affittate da mercanti dell’impero Ottomano con contratti stipulati dai consoli veneziani presenti nelle città più importanti. La peste, scoppiata in una di queste navi, creò un conflitto fra Venezia e Tunisi. Tutto cominciò quando due mercanti tunisini, il 22 marzo 1781, stipularono presso il consolato veneziano di Alessandria il contratto di affitto del vascello ”Buona Unione” del capitano veneziano Gerolamo Padella per il trasporto delle loro merci da Alessandria a Sfax, con scalo a Djerba. Il capitano, ammalato di peste fin dalla partenza, in breve morì. Lo sostituì il figlio Giovan Battista, che propose di tornare ad Alessandria o di raggiungere i porti attrezzati di Rodi o di Cipro, ma i mercanti gli imposero di portarli alladestinazione pattuita. Giunti a Cerigo, anche l’isola veneziana rifiutò di accoglierli, nel frattempo erano morti 4 membri dell’equipaggio e 10 dei 18 passeggeri tunisini. Il capitano puntò sul lazzaretto di Malta dove i sopravvissuti vennero messi in contumacia e la nave e le merci furono bruciate. L’incidente commerciale sfociò in un conflitto internazionale quando i mercanti chiesero, attraverso il bey di Tunisi, il risarcimento dei danni a Venezia, anche se erano stati proprio loro a non voler far condurre tempestivamente la nave in un lazzaretto. Dopo una lunga quanto vana trattativa, la Repubblica dichiarò guerra e attaccò Tunisi con la squadra navale capitanata da Angelo Emo.Correva l’anno 1784.

Vincenzo Maria Coronelli,, L’equipaggio festeggia l’arrivo alla destinazione finale, Sec. XVII

Venezia, che era rimasta estranea ai conflitti europei, ruppe la sua neutralità per un fatto che sembra privato e fortuito ma che, invece, avrebbe creato un precedente pericolosissimo, imputando gli oneri della perdita delle mercanzie non ai mercanti, alle loro assicurazioni e bandiera, ma al capitano della nave e alla sua bandiera. Il caso rischiava di compromettere i trattati commerciali fra Venezia e i Cantoni Barbareschi, le reggenze di Algeri, Tunisi e Tripoli che, al servizio dell’impero Ottomano praticavano la guerra di corsa a danno delle potenze cristiane. La Serenissima, piuttosto che subire gli attacchi corsari, aveva preferito siglare degli accordi di non belligeranza versando ai Barbareschi da 10.000 a 12.000 ducati l’anno, per garantire la sicurezza della navigazione sulla quale aveva costruito la ripresa della sua attività mercantile. L’affaire della nave veneziana, bruciata con le mercanzie tunisine, e la controversia sull’indennizzo compromettevano gli accordi internazionali perciò, quando la diplomazia non poté più garantirli, si ricorse alla guerra. Una guerra poco proficua, conclusa in fretta nel 1792, mentre in Europa la Rivoluzione Francese stava modificando i vecchi regimi e presto avrebbe travolto anche quello della Serenissima.

Per approfondimenti: Rotte mediterranee e baluardi di Sanità, a cura di N.E.Vanzan Marchini, Milano-Ginevra 2004.

Domani, in diretta streaming, il Maestro Caldi dirige l’Orchestra Iuventus

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Massimiliano Caldi, fot: Paweł Jaremczuk

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Domani Massimiliano Caldi torna a dirigere l’Orchestra Giovanile Polska Orkiestra Sinfonia Iuventus in una serata intitolata “Dall’Italia alla Polonia”, che prevede un ampio programma tutto italiano. Comprenderà Verdi (120 anni dalla morte), Rota (110 anni), Rossini e Mascagni. ad affiancarlo sarà l’amico pianista, Maurizio Baglini, proveniente dall’Italia per eseguire il “Concerto Soirée” di Nino Rota nel 60° anniversario della composizione di questo brano. Il concerto sarà trasmesso in diretta streaming a 19:00 sul canale YouTube dell’Orchestra Iuventus.
Link al concerto con il programma completo: www.youtube.com/channel/UCHL5EGH9MUbelOyE2XCrZFA

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