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Misia Konopka: “In Italia ricarico le batterie”

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)

Da 40 anni ogni anno va in Italia. Ha studiato pittura, design industriale e tessuto all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Dipinge l’architettura di Venezia, i paesaggi italiani e polacchi, alberi e uccelli; disegna interni e scenografie teatrali. La sua passione particolare è creare mandala.

Da anni di tanto in tanto trascorri del tempo in Italia

L’Italia è per me come un’altra patria. Specie Venezia.  Continua ad affascinarmi. Ogni volta che ci sono, per i primi tre giorni sono in giro per la città e mi sento come dietro a un vetro. Devo pizzicarmi perché non riesco a credere in ciò che vedo, anche se da 40 anni ci vado almeno una volta all’anno.

E che cosa vedi?

Vedo una luce diversa. Il sole che tramonta. L’aurora. Di solito non mi capita di alzarmi molto presto la mattina, ma a Venezia mi viene naturale farlo. Guardo la nebbia mattutina e la luce del sole che si rispecchia sull’acqua dei canali. È un fenomeno incredibile, bisogna vederlo da soli. Per un tale miracolo della natura vale la pena alzarsi presto, anche tante volte!

In Italia “ricarichi le batterie”?

Sì, e grazie a questo quando torno in Polonia non ho solo l’energia per lavorare, ma anche ho dentro di me il ricordo di quello che c’è stato in Italia. Questo paese mi ha dato un sacco di cose, mi ha resa molto più aperta. È lì che dipingo, faccio degli schizzi, delle foto. Tornata in Polonia continuo a dipingere ma nel mio studio. Paesaggi di quei posti e dalla Polonia. Qui abito, qui sono cresciuta. Qui vivo. Ovviamente mi dispiace non avere quella luce e il fatto che qui è tutto grigio, ma apprezzo il fascino di quello che c’è in Polonia, per esempio novembre! 

Ma l’armonia che in Italia è onnipresente, e la bellezza, stanno così tanto dentro di me da influire sui miei quadri polacchi. Quindi sia per le mie opere che per la salute mentale devo andare in Italia almeno una volta all’anno, giusto per saziarmi di questa bellezza.

Cos’è c’è di così bello?

Come in nessun altro paese gli architetti italiani sanno unire i monumenti, l’architettura antica con quella moderna. Hanno un senso tale da creare degli oggetti a diverse scale ma sempre integrati nell’ambiente. L’ho capito vedendo per la prima volta la Fontana di Trevi a Roma: una fontana grande in una piazza piccola, all’apparenza una sproporzione, ma non se la percepisce come contrasto ma come composizione fantastica.

Nei tuoi quadri l’architettura è molto importante

Adoro l’architettura della città! A casa sono cresciuta nello studio urbanistico di mia mamma. Stavo seduta sotto il tavolo da disegno, venivano degli architetti, preparavano i progetti per concorsi, parlavano… Mamma non criticava mai le persone, invece faceva commenti sugli edifici: “guarda il ritmo di queste finestre…” o “com’è interessante questo tetto…” 

Perché non sei diventata architetto?

Il mio sogno da bambina era il design industriale all’Accademia di Belle Arti. Già quando davo gli esami d’ammissione all’ASP a Varsavia (Accademia di Belle Arti), i risultati migliori gli avevo proprio in pittura. Grazie a un professore fantastico, Łukasz Korolkiewicz, dopo tre anni sono passata dal design alla pittura, anche se ho perso un anno.

Quanto tempo ci metti per dipingere un quadro?

Da un mese a mezzo anno. Spesso sento dire che un pittore non va al lavoro cosiddetto “normale”, che dorme fino a mezzogiorno, poi fa due macchie sulla tela, ed eccolo, il quadro è già pronto. Io per creare, per entrare in una sessione di pittura, ho bisogno di almeno 6 ore libere. Spengo il cellulare, dimentico di avere fame e di dover portare fuori il cane. È come se entrassi in un mondo diverso, è un’intera sessione, molto sfibrante in termini d’energia.

Le tue tecniche artistiche?

Uso i migliori materiali, gli acrilici italiani Maimeri. Dell’Italia porto i pigmenti geniali per i colori a olio. Ho provato tutte le tecniche di pittura: le forme più piccole illustrative, le composizioni in bianco e nero a inchiostro, acquerelli, acrilici, acrilico unito a olio. Per le opere di grande formato uso i colori a olio. Dipingevo su tela, ma adesso preferisco dipingere su cartoni spessi, come tanti pittori prima di me: Boznańska, Stanisławski, Witkacy. Comprare tele già pronte non mi va perché sono plastica che poi si corruga. Credo che se dipingiamo su tela questo diventa in qualche modo un impegno, e per questo per anni  montavo la tela sul telaio da sola e preparavo l’imprimitura di gelatina. Un sacco di lavoro, per lo più col passare del tempo i quadri su tela possono rovinarsi, il colore crepa, mentre gli oli su cartone sono indistruttibili.

Le tue opere sono segmentate

La linea “Venezia”, “Paesaggi toscani” e “Natura morta” sono i motivi italiani. Nei miei quadri appaiono gli agrumi, i ramoscelli d’ulivo, le bottiglie d’oliva e di vino. “Paesaggi polacchi” è invece un tema patrio. E “I mandala” sono molto personali.

Nei tuoi dipinti ci sono tanti uccelli e alberi

Sono i ricordi della mia infanzia, pare che da bambina disegnassi solo alberi. Quando sono nata mia mamma ha piantato 5 piccole betulle nel giardino vicino a nostra casa nel quartiere di Mokotów a Varsavia. Le betulle crescevano con me, e io dalla finestra nella mia camera adoravo osservare questi alberi e gli uccelli che vi si posavano. E oggi c’è in me una compulsione a dipingere gli alberi. Dipingo sia gli alberi da soli che i paesaggi con alberi. Un albero appare anche in un quadro con l’architettura veneziana, di una città dove gli alberi non sono tanti. Ho letto che secondo Jung schizzare alberi è un simbolo della ricerca del senso della vita.  E gli uccelli? Li dipingo perché mi affascinano come creature. Sono straordinari. Adoro guardarli da vicino.

Cucini alla italiana?

Ma certo! L’ho imparato quando frequentavo la scuola primaria. Da un italiano, Paolo, che abitava a casa nostra: era in Polonia per una borsa di studio. Cucinava per noi perché in Italia è un compito da maschi. Paolo faceva un gran casino, ma cucinava da dio. All’epoca nei negozi non c’era quasi niente, e lui di questo “niente” sapeva fare un “qualcosa”. Un qualcosa fantastico, italiano. E io lo guardavo. Nella mia vita non avevo mai preparato qualcosa da una ricetta perché penso che cucinare sia come dipingere. Ho i colori, la tavolozza, la tela e da loro emerge un quadro; lo stesso vale per la cucina, ho qualche ingrediente e posso farne una composizione tale da creare un piatto. Queste due cose sono in qualche modo vicine. Si tratta di creazione.

Cos’altro ti piace in Italia?

L’identificarsi degli italiani con la propria regione. Dicono fieri: “Sono Calabrese“, “Sono Veneziano“. Le celebrità italiane che danno i concerti nelle metropoli di tutto il mondo spesso vivono là da dove vengono, come Andrea Bocelli che abita in una cittadina piccolissima in Toscana. È una cosa fantastica. In Polonia non conosco una celebrità di tale livello che nata in qualche piccolo paese continuerebbe a viverci per tutta la vita.

Ripeti spesso “Amo l’Italia, amo gli italiani”…

È per la loro celebrazione della vita, per il loro atteggiamento amichevole e la loro meravigliosa cucina. Perciò mi pare di avere due patrie, benché sappia che Polonia e Italia sono due poli diversi.

Faccio un esempio: a ora di pranzo stavo in un piccolo locale al Lido di Venezia. Un paio di piccoli tavolini all’ombra degli alberi. Entrano 3 operai da un cantiere vicino, in abbigliamento da lavoro, macchiati di colore. Si siedono, ordinano gamberetti e cozze, bevono un bicchiere di vino bianco e tornano al cantiere. Ecco l’Italia!

Credo che gli italiani capiscano che l’arte è vita come il sole è vita. E queste due cose non si possono separare. Sono una nazione d’artisti, scrivono poesie, dipingono quadri, i pensionati frequentano i corsi di disegno. Adorano l’opera. Con una signora che fa pulizie nell’appartamento di mio zio a Venezia parliamo spesso del programma dell’opera. A Venezia l’idraulico che veniva a casa nostra per aggiustare qualcosa ha visto un mio quadro e subito ha comprato due miei lavori. Il proprietario della bancarella con la verdura mentre mette nel sacchetto del prezzemolo mi parla delle esibizioni interessanti che ci sono da vedere. È questa la cosa che amo. Là mi sento felice.

traduzione it: Marcelina Oniszczuk

Il resveratrolo

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)

Da qualche anno ormai si sente parlare spesso del potere antiossidante del vino rosso, o meglio, di una sostanza in esso contenuto chiamata Resveratrolo. Si tratta di un polifenolo contenuto in molte varietà di frutta e verdura i cui effetti benefici sull’organismo sono stati di recente scoperti ed analizzati. Inserito nel contesto di un percorso dimagrante, l’integratore di Resveratrolo aiuta a combattere la fame nervosa e a contrastare l’accumulo di depositi di grasso. 

Nel regno vegetale il resveratrolo, dotato di funzioni antifungine, si trova in particolare nella buccia dell’uva e nel vino, in misura maggiore in quello rosso.

Gli effetti cardioprotettivi di questa bevanda, tipica della cultura alimentare mediterranea, sono in buona parte legati al suo contenuto in resveratrolo. I medici invitano comunque a non lasciarsi andare a inutili e pericolosi entusiasmi, dal momento che le benefiche proprietà ascrivibili al vino dipendono da diversi fattori, primo tra tutti la dose, che dev’essere moderata (2-3 bicchieri al giorno nell’uomo, un po’ meno nella donna).

Oltre al colore, il contenuto in resveratrolo del vino dipende moltissimo anche dalle tecniche di coltura e lavorazione dell’uva. Questa sostanza, prodotta dalla pianta per le sue preziose attività antifungine, è ovviamente più abbondante nell’uva non trattata con fungicidi e pesticidi. Inoltre il contenuto in resveratrolo del vino è tanto superiore quanto più a lungo viene fatto fermentare insieme alle bucce.

Il Resveratrolo è spesso associato a quello che comunemente ormai viene definito come il Paradosso francese.

Era l’inizio degli anni novanta quando Serge Renaud, ricercatore dell’Università di Bordeaux, effettua un confronto tra la popolazione americana e quella francese, ed arriva a questa conclusione: nonostante in Francia la dieta sia ricca di grassi saturi, l’incidenza di malattie cardiovascolari nei francesi è minore che in altri Paesi. Perché? Arriviamo quindi alla definizione “Paradosso francese”! Secondo Renaud (e seguaci) il consumo abituale di vino rosso, ricco di resveratrolo e altri flavonoidi, rappresenta uno dei possibili fattori protettivi con azione antiossidante e quindi fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Naturalmente la quantità di RSV necessaria allo svolgimento di tale attività protettiva non può essere raggiunta solo attraverso un moderato consumo di bevande alcoliche e studi successivi suggeriscono che è l’attività combinata dei flavonoidi, dei polifenoli e della vitamina K2 – presente principalmente nei cibi fermentati come i formaggi – ad essere alla base di una efficace protezione cardiovascolare.

Le principali fonti alimentari di Resveratrolo oltre al vino sono rappresentate dalla frutta di colore rosso vivo e viola come l’uva, i mirtilli, i mirtilli rossi e più in generale i frutti di bosco. Tuttavia, alimenti come gli arachidi o la frutta secca possono comunque rappresentare una fonte alternativa di Resveratrolo ai suddetti alimenti.

Da domani la Polonia riapre le frontiere per cittadini UE, da martedì riprendono voli internazionali

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

A partire da domani 13 giugno le frontiere della Polonia riaprono agli Stati membri dell’Unione europea. Lo ha dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, in visita a Lochow (Masovia). Il premier ha affermato anche che da martedì 16 giugno riprenderanno i voli internazionali. Morawiecki ricorda che molto dell’export polacco è indirizzato verso i paesi membri dell’Ue e dunque la tempestiva riapertura dei confini è importante. “Ci servono contatti con l’Ue per tornare alla situazione di prima”, ha detto il capo del governo.

Rassegna su RaiPlay fruibile da tutto il mondo

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“Fare Cinema” è la rassegna tematica dedicata alla promozione del cinema e dell’industria cinematografica italiana. È organizzata dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero Affari Esteri, in collaborazione con MiBACT, ANICA, ICE e Istituto Luce – Cinecittà. Lanciata nel 2018, prevede l’organizzazione in tutto il mondo di eventi dedicati al cinema italiano da parte della rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, con il duplice obiettivo di valorizzare il nostro cinema e le professionalità italiane del settore.

EDIZIONE 2020

La terza edizione avrà luogo dal 15 al 21 giugno 2020. Non potendo prevedere, nelle circostanze attuali, lo svolgimento di eventi all’estero con partecipazione di pubblico, la rassegna sarà resa interamente disponibile online. Per una settimana saranno disponibili sulla piattaforma RaiPlay una serie di contenuti dedicati al cinema e all’industria cinematografica italiana, che saranno fruibili in tutto il mondo senza limitazioni dovute al cd. “geoblocking”. Tali contenuti saranno sottotitolati in tre lingue: inglese, francese e spagnolo. L’edizione 2020 renderà omaggio a Federico Fellini e Alberto Sordi, nell’anno del centenario della loro nascita. Ulteriore novità sarà la celebrazione della prima Giornata mondiale del cinema italiano, prevista per il prossimo 20 giugno.

Fonte: https://www.facebook.com/IICCracovia/videos/587835102167995/

Un film per celebrare il centenario della nascita di Kazimierz Gorski

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“Vale di più quell’allenatore che ha fortuna, anzichè il migliore che non ne ha”. È uno dei tanti detti di Kazimierz Górski, riconosciuto come il miglior allenatore polacco di calcio del XX secolo. Allenatore che durante i tempi difficili grazie al suo talento passione e lavoro duro ha dato tantissima gioia all’intera nazione polacca vincendo un oro (1972), un argento olimpico (1976) e un bronzo ai Mondiali (1974). La Fondazione di Kazimierz Gorski ha deciso di omaggiare il centenario della nascita dell’allenatore leggendario con diversi eventi tra cui un film documentario sulla vita di Górski. Il direttore della fondazione Dariusz Górski (figlio di Kazimierz) vorrebbe anche che il Parlamento riconoscesse l’anno 2021 dedicato a Gorski, l’evento si svolgerà sotto il patrocinio del Ministero per sport. Kazimierz Górski nacque a Leopoli il 02.03.1921 e morì a Varsavia il 23.05.2006.

La carriera professionale in Polonia è più corta della media europea

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Secondo i dati di Eurostat del 2019 un polacco lavora in media 33,6 anni durante la sua vita. È molto di meno della media UE. Solo i greci, i croati e gli italiani lavorano meno. Un abitante dell’Unione Europea lavora in media 35,9 anni, che è leggermente più di due anni in più di un polacco. Svedesi e olandesi sono attivi professionalmente per il periodo più lungo, rispettivamente 42 e 41 anni. I cittadini di paesi extracomunitari inclusi nello studio Eurostat: gli svizzeri (42,6 anni) e gli islandesi (45,8 anni) lavorano ancora più a lungo. Secondo i dati, in media, il numero di anni di lavoro nell’Unione europea è aumentato di circa 3 anni e 7 mesi dal 2000. In Polonia, è aumentato di 2,5 anni. Di 31 paesi inclusi nel sondaggio, il numero atteso di anni di lavoro è sceso durante questo periodo solo in Romania e Islanda. Nell’UE, gli uomini lavorano 38.3 anni e le donne 33.4 anni. In Polonia, la media per gli uomini è di 36,3 anni e per le donne di 30,7 anni, vale a dire le donne lavorano in media 5 anni e sette mesi in meno. Tuttavia, lavorare meno significa prestazioni pensionistiche inferiori. Molti esperti ritengono che prima o poi l’età pensionabile dovrà essere modificata. E non si tratta di un’altra riduzione, ma piuttosto un’equalizzazione dell’età pensionabile per uomini e donne.

Cibo contro la paura

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)

Cibo contro la paura. Ci ho pensato molto prima di iniziare a scrivere. Mi sono chiesta se fosse meglio parlare d’altro, distrarre le persone dall’argomento su cui tutti attualmente sono concentrati, per fingere normalità, e non rischiare di cadere sull’ennesimo articolo che cavalca l’onda del momento. 

La reazione delle persone a questo momento di crisi, mi ha dato la risposta. A causa dell’emergenza Covid-19, attualmente in Italia sono chiusi tutti gli esercizi commerciali che non vendano beni di prima necessità. Altre aziende stanno momentaneamente chiudendo di propria iniziativa, pur non essendo obbligate a farlo, a causa del calo delle vendite o per tutelare i propri dipendenti.

Ogni giorno si attendono nuove comunicazioni sulle misure adottate dal Governo, e a ogni restrizione, a ogni nuova limitazione, e nonostante le continue rassicurazioni sulla disponibilità dei generi di prima necessità, nonostante gli spostamenti siano stati limitati ma mai proibiti, gli italiani si riversano nei supermercati. Corrono a fare rifornimenti comprando soprattutto pasta e prodotti in scatola. Mi è facile immaginare che anche negli altri Paesi la reazione delle persone non sia diversa.

La paura di rimanere senza cibo è atavica. E le nostre emozioni influenzano fortemente il modo in cui ci nutriamo: mangiamo per festeggiare, mangiamo per sfogare le frustrazioni, per noia o per paura del futuro. Quasi mai mangiamo per pura necessità. Ma se le emozioni determinano la nostra alimentazione, può al contrario l’alimentazione cambiare le nostre emozioni? Ovviamente sì! Ecco perché ho deciso di regalarvi qualche consiglio su come affrontare il clima di paura diffuso in questo periodo. 

Innanzitutto: il coronavirus si propaga attraverso le vie respiratorie, e non attraverso gli alimenti. Non ci sono prove che il cibo sia fonte o via di trasmissione (fonte: EFSA). Nessuna paura quindi per i prodotti freschi di gastronomia (come pane e formaggi) e per frutta e verdura, nemmeno se mangiata cruda.

Iniziamo affrontando il disagio portato dalla novità. La quarantena, la chiusura dei negozi, le limitazioni dei movimenti, tutte le conseguenze del coronavirus nelle nostre vite sono cose nuove, mai vissute prima. Genitori e nonni ci hanno parlato della guerra, della fame, ma nessuno ci ha preparato emotivamente a una pandemia. Accettiamo tutte queste novità cercando conforto in ciò che conosciamo meglio. I piatti della tradizione, le ricette di famiglia, i cibi legati alla nostra infanzia, evocano emozioni positive e ci faranno sentire protetti e rassicurati. 

Pasta e fagioli, lasagne, o semplicemente pane, burro e marmellata. La ricetta che impiega due giorni di preparazione, o la merenda della nonna da fare in cinque minuti. Che cosa vi piaceva mangiare da piccoli? Che cosa evoca in voi la sensazione di casa, di festa, di famiglia?

Secondo punto: mettiamo le mani in pasta! Molte persone si trovano in questo periodo in pausa forzata dal lavoro, in preda alla noia ed esposte alla facile tentazione dei cibi pronti. Siamo onesti con noi stessi: diciamo sempre di non avere abbastanza tempo per cucinare. Ma ora che, volenti o nolenti, dobbiamo stare a casa, non ci sono più scuse! Bando alle ciance, posiamo il telecomando e armiamoci di utensili per la cucina! 

Non serve essere cuochi provetti, sono tantissime le ricette che pur nella loro semplicità (o forse proprio grazie a questa) regalano grandi soddisfazioni. Ad esempio, avete mai preparato la pasta o gli gnocchi fatti in casa?

Se in casa avete anche dei bambini, la cucina può diventare un divertente passatempo. Non solo sarà istruttivo: la gioia di aver realizzato insieme qualcosa, sarà per loro un ricordo indelebile. Il mio consiglio e di cominciare con pizza e focacce. Perché sono buone, golose, perché ogni bambino può personalizzare la sua decorazione, liberando la fantasia. E perché la lievitazione è una magia davanti alla quale non si può non rimanere a bocca aperta!

Se proprio la cucina non è la vostra passione, poco male. Non siete obbligati a mettervi ai fornelli per delle ore, ma cercate almeno di usare questo periodo di pausa dal mondo per trattarvi con amore. Non abusate di prodotti industriali e ipercalorici. Perché il coronavirus passa, mentre i chili restano. E soprattutto perché i cibi pronti non sono amici dell’umore. 

Abbondate invece di verdura fresca e colorata (l’abbiamo già detto ma lo ripeto: non sono un pericolo!), ovviamente scegliendo fra quelle di stagione. In particolare tutte le verdure a foglia verde, insieme a noci e mandorle, ai legumi e ai carboidrati complessi (farine integrali) stimolano la produzione di serotonina, neurotrasmettitore meglio noto come “ormone della felicità”. Dulcis in fundo, fra i cibi del buonumore c’è anche il cacao: coccolatevi con un po’ di cioccolato fondente, purché contenente cacao all’85%.

Mangiate bene, mangiate sereni, e passerà anche la paura!

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!
Sito web: www.tizianacremesini.it

Chiuse 12 miniere per contenere diffusione coronavirus

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Da oggi chiudono 12 miniere in Slesia a causa della difficile situazione epidemiologica tra i minatori. Lo ha annunciato il ministro polacco delle Risorse statali, Jacek Sasin, precisando che i minatori continueranno a ricevere l’intero stipendio durante la sospensione delle attività estrattive. “Nel loro lavoro è difficile mantenere le distanze, il che favorisce i contagi. Per questo abbiamo deciso di sospendere i lavori nelle miniere”, ha spiegato Sasin. La decisione è stata presa dopo un’imprevista impennata di contagi nello scorso fine settimana. Sabato 6 giugno il ministero della Sanità ha informato che nell’arco di 24 ore si sono registrati ben 576 nuovi contagi. E’ il secondo peggior dato dall’inizio dell’epidemia in Polonia. Il 7 giugno i casi confermati sono stati altrettanto elevati, 575. La maggior parte dei casi riguardano proprio minatori. Dei 351 casi osservati il 6 giugno in Slesia, 346 coinvolgevano lavoratori della miniera di Zofiowka.

La sibille negli affreschi di Raffaello

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)

Le sibille, antiche profetesse, hanno storie affascinanti e hanno ispirato gli artisti, specialmente nel periodo rinascimentale e barocco. A questa fascinazione è stato soggetto anche il geniale Raffaello, uno dei tre maggiori artisti del Rinascimento accanto a Leonardo da Vinci e Michelangelo. Quest’anno è stato proclamato l’Anno di Raffaello in occasione dei 500 anni dalla sua morte. In questo articolo ho approfondito la storia delle sibille e di raffrontarla all’opera di Raffaello, ovvero all’affresco della basilica di Santa Maria della Pace a Roma, largo quasi 6 metri, risalente al 1515 circa.

L’opera è nata su commissione del banchiere senese Agostino Chigi. Le figure delle profetesse sono collocate simmetricamente, due per ogni lato. La composizione è tipica dello stile di Raffaello, così come la ricchezza di allusioni simboliche e letterarie. Le sibille, che nell’antichità erano tramite tra i gli uomini e le divinità pagane, sono qui unite agli angeli, ovvero contatto tra gli uomini e il Dio del mondo cristiano. Raffaello ha tradotto questa insolita unione con erudizione. Le sibille sono affascinate dagli angeli, il che si può liberamente interpretare come una preminenza della religione cristiana sulle credenze pagane. Tuttavia l’interpretazione corretta si trova nelle citazioni dipinte tratte da Virgilio, poeta classico, che parla della discesa dal cielo di una nuova generazione, sottolineando la convinzione che fosse una profezia riguardante la vittoria finale del Cristianesimo. Perché abbiamo la certezza che Raffaello interpretasse le parole di Virgilio come una venuta del Cristianesimo? Chi lo ha confermato e l’opera di chi è stata paragonata all’affresco di Raffaello?

La parola sibilla deriva dal greco sibylla, ovvero profetessa. In altre fonti si fa riferimento a una derivazione aramaico-babilonese, sabba-il, ossia vecchia donna da Dio. C’è anche una provenienza libica della parola, di derivazione mitologica. I libici chiamavano Sibilla la figlia di Zeus e Lamia, la prima donna sulla Terra, che aveva il dono della divinazione. Tuttavia le sibille non erano tanto profetesse quanto oracoli, nel senso che non predicevano il futuro con il potere degli dei o di Dio, ma davano responsi a domande. Anticamente esistevano molte sibille e i loro nomi in molte fonti si intrecciano con le loro storie. Esiste una leggenda sui libri sibillini conservati nell’Antica Roma, all’epoca della monarchia. Sembra che in ogni importante questione di Stato vi si facesse riferimento come a un oracolo. I libri bruciarono in un incendio sul Campidoglio nell’83 a.C. e sette anni più tardi i frammenti di altri libri che contenevano le profezie sibilline furono copiati da altri testi. Purtroppo questa raccolta non è sopravvissuta fino ai nostri tempi, ma si sono conservati manoscritti medievali che includono predizioni non ufficiali. L’origine pagana delle sibille si tradusse pacificamente in credenze cristiane. La prima volta che nelle fonti una sibilla apparve come profetessa fu in Eraclito di Efeso nel VI secolo a.C., ma i suoi scritti sono sopravvissuti solamente in trasmissione indiretta. Le fonti dirette più antiche arrivate sino a noi sono La Pace di Aristofane (V secolo a.C.) e il Fedro di Platone (V secolo A.C.).

L’identificazione delle singole veggenti nell’affresco di Raffaello non è certa. Gli esperti indicano la sibilla sulla destra come quella cumana perché è la più anziana, mentre le siede accanto alla sua sinistra la persica o la tiburtina. Altri ritengono che la Sibilla cumana sia quella a sinistra, mentre all’estrema destra si trova la Sibilla tiburtina.

La Sibilla cumana

Così chiamata per il luogo d’origine, la città di Cuma, è ritenuta una figura profetica romana. È lei l’autrice dei celebri Libri sibillini, che secondo la storia di Roma scritta da Tito Livio furono venduti a Tarquinio il Superbo, leggendario re romano (secondo un’altra fonte si trattava di re Tarquinio Prisco, ma la storia è stata scritta solamente al tempo di Ottaviano Augusto e quindi cinque secoli dopo gli eventi). La Sibilla offrì i responsi oracolari contenuti nei nove libri al re, il quale considerò il prezzo eccessivo. Allora la Sibilla bruciò tre libri e chiese lo stesso prezzo per i restanti sei. Il re continuava a non voler pagare e la Sibilla distrusse altri tre libri. Il sovrano spiazzato pagò allora i tre rimanenti al prezzo originale. Secondo un’altra storia, che spiega l’apparenza della Sibilla cumana come una donna anziana, la profetessa era oggetto delle attenzioni amorose dello stesso dio Apollo. Acconsentì a una relazione con il dio a condizione che questi le offrisse tanti anni di vita quanti granelli di sabbia stavano nella sua mano. Apollo esaudì la richiesta, ma quando la donna non gli si arrese il dio approfittò della mancanza di precisione nella richiesta. La Sibilla, chiedendo una vita così lunga, non aveva chiesto di conservare la sua bellezza e giovinezza. Visse quindi centinaia di anni, ma invecchiò e si fece piccola al punto che alla fine della sua vita la sua testa poteva stare in un’anfora d’olio. La Sibilla cumana di Raffaello è una giovane donna che in una mano tiene un libro chiuso e solleva l’altra verso un angelo che tiene una pergamena con su scritto: La resurrezione dei morti. Accanto a lei un altro angelo si appoggia a una tavola con un’iscrizione che parla della venuta della luce.

La Sibilla persica

Nei manoscritti medievali conservati viene menzionata come la prima: La Sibilla persica visse ai tempi di Ciro e indossava indumenti di stoffa, ornamenti dorati e un velo bianco sulla testa. L’autore, o gli autori, scrivono che portava il nome di Sambete e che predisse le gesta di Alessandro Magno. Pare che discendesse dal Noè biblico ed era chiamata Sibilla ebraica o anche caldea o persino egiziana. Le sue visioni, messe per iscritto nel Medioevo, arrivano fino alla fine del mondo e sono quindi associate alle previsioni apocalittiche di San Giovanni. Questo spiega anche l’accettazione delle antiche profetesse pagane da parte della Chiesa. Le loro visioni, in questo caso della Sibilla persica, non erano la perpetuazione di credenze pagane, bensì un presagio del cristianesimo, e l’origine della Sibilla è irrefutabile, perché è più vecchia di Abramo (in quanto figlia o nuora di Noè).

Nella rappresentazione di Raffaello la Sibilla persica è una donna che scrive su una tavola sorretta da un angelo (La morte lo incontrerà). L’angelo indica simbolicamente con un dito il cielo. La Sibilla ha un corpo in torsione, come nella celebre antica figura serpentinata, che dominerà la pittura e la scultura del manierismo, ovvero l’epoca subito dopo il Rinascimento di Raffaello.

La Sibilla frigia

Questa veggente è una figura significativa, con un messaggio aggiuntivo. È grazie a lei che Enea poté andare nei sotterranei di Troia e raggiungere Roma. La si identifica con Cassandra (Alessandra), principessa troiana figlia di Priamo. Chiusa in una torre il giorno in cui Paride salpò per la Grecia per Elena, Cassandra predisse la caduta di Troia e l’ascesa di Roma. Le strofe conservate fino ad oggi sono predizioni della storia dell’intero mondo greco, ma hanno origine medievale e la profezia di Cassandra è stata intrecciata con altre previsioni. Simbolicamente la storia profetizzata dalla Sibilla frigia è un tentativo di legare la religione con la storia mitica di Roma.

Raffaello ha rappresentato la Sibilla frigia mentre legge una tavola mostratale dall’angelo alla sua sinistra. Sulla tavola c’è un’iscrizione che allude alla Vergine Maria: Il cielo circonda il vaso della terra. Accanto a lei un putto con una tavola sulla quale si trova l’unica iscrizione in latino dell’affresco: IAM NO[VA] PROGE[NIES].

La Sibilla tiburtina

La figura della Sibilla tiburtina è citata nei tempi antichi e cristiani come colei che ha previsto la nascita di Cristo. La famosa e bella Sibilla fu invitata a Roma e interpretò un misterioso sogno di nove soli, quattro dei quali avrebbero simboleggiato l’epoca in cui sarebbe nato Cristo. Apparentemente preconizzò a Ottaviano Augusto la venuta del Figlio di Dio, che è cosa nota in due versioni. L’Oriente parla della Pizia e l’Occidente della Sibilla. L’imperatore fece piazzare un altare per il Figlio di Dio dopo tre giorni di digiuno e offrì a Dio un sacrificio. Simbolicamente lo si ritiene il primo sacrificio fatto al vero Dio dal primo tra i pagani.

È difficile collegare l’immagine della Sibilla creata da Raffaello con la sua storia. Per questo motivo gli esperti la identificano anche con il personaggio della Sibilla cumana, solitamente rappresentata come una donna anziana.

Le sibille di Raffaello sono state spesso paragonate alle rappresentazioni delle veggenti nei celebri affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina. All’epoca Raffaello stava lavorando in Vaticano creando affreschi monumentali negli appartamenti papali, mentre Michelangelo dipingeva la volta della Cappella. Da un punto di vista stilistico sono due opere separate e non c’è tra di loro alcuna somiglianza al di là del tema e dell’interpretazione erudita. Michelangelo ha creato figure monumentali e statiche dalla distinta forza fisica. In Raffaello le sibille sono liriche ed eteree, sebbene i loro corpi non siano quelli di effimere creature angeliche dagli albori del Rinascimento. Oggi dopo molte ricerche iconografiche e storiche, e inoltre osservando da una prospettiva di cinque secoli, abbiamo diverse interpretazioni di queste opere pittoriche, che fanno anche riferimento al Talmud e alla cultura ebraica. Tuttavia, in ciascuna interpretazione le figure delle veggenti e profetesse sono collegate tra loro, completandosi reciprocamente nel loro agire per gli uomini. Spiegando la citazione di Virgilio dipinta da Raffaello, bisogna ricordare quella sua Egloga in cui si trova la previsione che proclama la nascita di un bambino da una vergine. Il poeta si richiamava alla Sibilla cumana e compose una narrazione in modo tale da dare speranza per una pace duratura dopo gli eventi turbolenti  degli anni precedenti: l’assassinio di Cesare e successivamente quello di Cicerone. La propaganda imperiale fece sì che inizialmente il bambino venisse identificato con lo stesso Ottaviano Augusto, ma già due secoli dopo lo si identificava con Cristo. Lo sancì l’imperatore Costantino il Grande dichiarando che Virgilio aveva previsto la venuta del Salvatore.

Le opere di Raffaello sono ancora presenti nella nostra cultura e ancora serbano molti segreti. Vale la pena provare di svelarli e decifrarli. In questo modo l’arte passata continua a vivere e affascina le generazioni successive.

traduzione it: Massimiliano Soffiati

L’economista tedesco Hillebrand loda l’economia polacca

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Il politologo e capo della Friedrich Erbert Foundation Ernst Hillebrand ha spiegato al portale tedesco Focus Online le ragioni per cui l’economia polacca è riuscita a resistere più delle altre economie europee alla crisi mondiale scaturita dalla pandemia di Covid-19. “La prima ragione è dovuta a un’economia fortemente sviluppata” ha spiegato Hillebrand. “E poi, in nessuno dei suoi settori i prodotti esteri superano il 15% del totale. Il 58% del PIL polacco è ricavato dalla domanda interna del Paese. E questo è, bisogna dirlo, dovuto alle politiche conservatrici del governo di Diritto e Giustizia, che hanno limitato le perdite dei posti di lavoro, come è invece avvenuto in Germania. Anche i finanziamenti europei hanno aiutato la Polonia a evitare il peggio”. Invece il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un articolo in cui si sottolineano le resistenze dell’economia polacca alle crisi degli ultimi anni, dicendo: “La Polonia ha superato la Crisi dell’euro del 2009, la Crisi migratoria nel 2015 e ora supererà anche quella pandemica del 2019-20 con un’economia ancora più forte”.