L’articolo è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Italia (maggio 2020)
Patrizia Pepe è una storia d’amore per la moda italiana e per la sua visione. Gli inizi del marchio risalgono al 1993, quando Patrizia Bambi insieme al marito Claudio Orrea, dopo molti anni di lavoro per le aziende di moda italiane, decisero di fondare un proprio marchio. Attualmente Patrizia Bambi svolge il ruolo di direttrice creativa, mentre Claudio è presidente del marchio.
Il carattere del marchio è già definito dal suo nome. La prima parte deriva dal nome della sua fondatrice più la parola “pepe” che dà caratterizzazione. Questa espressione riflette perfettamente lo stile del marchio, che è una combinazione di glam-rock seducente con un tocco di ironia e di distanza da noi stessi e dalla realtà circostante. “La mia ispirazione è il mondo femminile. Le donne e le loro anime vivaci, costruite con migliaia di sfumature, talenti e passioni, la loro bellezza interiore, la loro forza, la loro fiducia e il loro desiderio di libertà”, dice Bambi.
Il tratto distintivo di Patrizia Pepe sono i tagli elaborati, grazie ai quali gli abiti si adattano perfettamente alla figura. Il marchio ha sempre prestato attenzione alla qualità dei tessuti, sia classici che innovativi. Lo conferma anche l’attuale collezione per la stagione primavera-estate 2020, creata per una donna disinvolta, che trascorre la sua giornata di vacanza in spiaggia a Santa Barbara e di sera incontra gli amici in un club di Los Angeles.
Didi Grass, Light Hibiscus o Orange Spray sono i colori principali di questa collezione, intitolata #PATRIZIAPEPEMIRAGE. Si riferiscono al tema del sole al tramonto in California. Per la stagione primavera-estate 2020, Patrizia Pepe propone abiti con tagli per bottoni, pantaloni del vestito dalla linea fluida e abiti in denim ispirati agli indumenti da lavoro. Invece la scelta ideale per le feste formali saranno abiti lucidi con ricami di paillette, che indossiamo in combinazione con le scarpe bikers. Nell’ultima collezione troviamo anche abiti con motivi safari, tagli sensuali rifiniti con frange e interessanti stampe realizzate su tessuti di lino; tutto ciò che gli amanti del boho adorano di più.
Il marchio si è sempre distinto per la sua attenzione ai dettagli e per gli accessori accattivanti. Anche questa stagione abbiamo una nuova versione della borsa di culto Sleepy Fly, questa volta decorata con pizzi fatti a mano o con pietre ornamentali, appare anche nella versione di nappa. In questa collezione troviamo anche scarpe di rafia, sandali con frange o la loro versione più elegante decorata con cristalli cabochon.
Patrizia Pepe, pur essendo sul mercato da oltre 25 anni, cerca sempre di seguire le ultime tendenze, ricordando la sua storia e le donne per cui sono fatti i suoi abiti. Nel 2019 il marchio ha lanciato il progetto #patriziape99. Nell’ambito di questo concetto di tanto in tanto un prodotto viene rilasciato in una serie limitata, che si ispira a un numero e a una persona o a una storia specifici. Tra le collaborazioni di questa serie unica nel suo genere c’è stata quella con la famosa donna influencer della moda Evangelie Smyrniotaki (@styleheroine) o con l’attrice e modella Larsen Thompson.
Da notare che, nell’ambito dell’edizione di San Valentino, il marchio ha creato la felpa “Love Hoodie”, ispirata a un momento unico degli anni ’80, che è stato l’inizio della storia d’amore dei fondatori di quel marchio italiano. A quanto pare, dopo essere andati al cinema insieme, Patrizia ha regalato a Claudio una felpa rossa che si riferiva allo stile della protagonista del film. In un’epoca in cui l’uso del jersey per la produzione dei maglioni non era ancora così comune come oggi, Patrizia e Claudio hanno deciso di sviluppare un modello che li ispirasse a presentare la loro idea di moda, e questo si è tradotto nel loro marchio.
La passione per l’arte di Patrizia Bambi si riflette non solo nelle sue collezioni ma anche nelle campagne del marchio, realizzate in collaborazione con artisti interessanti. Dietro ogni progetto #patriziape99 c’è una serie di cortometraggi che sono più un concetto artistico che una semplice pubblicità online.
#PatriziaPepeCrew, è una delle ultime idee del marchio, è un movimento inedito per creare un collettivo femminile. Il suo scopo è quello di promuovere e incoraggiare la libertà di espressione delle donne attraverso la musica, l’arte, lo sport e tutti gli altri settori in cui possono esprimere la loro natura unica. Il primo gruppo è costituito da giovani ragazze che fanno skateboard e dalla storia della loro passione per questo sport tipicamente maschile, che viene mostrata in una serie di cortometraggi. Hanno parlato delle sfide che hanno affrontato e dell’esperienza che hanno acquisito lungo il percorso, celebrando la loro grande passione e il loro stile audace, disinvolto e non convenzionale.
Tali iniziative sottolineano l’unicità di questo marchio italiano, dietro il quale si nasconde non solo la grande qualità dei suoi prodotti, ma anche una visione coerente, che si riflette nei suoi progetti, nonché le iniziative intraprese nel campo di CSR, oggi così importante.
traduzione it: Karolina Wróblewska
Sito web: www.patriziapepe.com






















L’indiscutibile successo del locale, che vanta clienti ormai da tutta la Polonia, è merito dei tre soci pugliesi e del preparato personale che fa sentire il cliente a casa, suggerisce i piatti del giorno e lo serve in modo rapido ed efficace. “Dare un buon servizio è importante, soprattutto qui in Polonia dove a volte nei ristoranti aspetti a lungo e i camerieri sembrano indifferenti alle tue necessità”, spiega Amedeo Menale uno dei soci ricordando come a tutto il personale vengano fatte provare le diverse ricette in modo che quando i camerieri presentano al cliente i piatti possano spiegare cose che conoscono.
Un locale che in pochi anni è diventato una delle maggiori attrazioni culinarie di Wroclaw, amato dai clienti del posto ma ricercato anche da chi a Wroclaw viene saltuariamente. E tra i tavoli del Vivere Italiano non è difficile incontrare attori, scrittori, giornalisti, fotografi e musicisti che magari con una chitarra improvvisano facendo cantare i clienti del locale. Insomma una cena al Vivere Italiano equivale ad una autentica immersione nelle atmosfere del Bel Paese.















Secondo lei l’arte dovrebbe essere socialmente coinvolta?
Quando ci siamo trasferiti in Italia, eravamo poveri. Mio marito stava ancora studiando. Prima disegnavo vestiti, poi, quando è nata mia figlia, dipingevo piccoli quadri, nature morte e paesaggi. Mi pagavano mille lire per un quadro, l’equivalente di 4 pacchetti di sigarette di allora. Dovete sapere che in Inghilterra, attraverso l’Accademia, ho avuto contatti talmente forti che dipingevo ritratti in miniatura di varie persone del Parlamento britannico. Tra l’altro, le immagini delle mogli del primo ministro Wilson e di Lord Ellwyn Jones sono state esposte alla Royal Academy Summer Exhibition, il che mi ha reso un po’ confusa. In Italia ho dovuto ricominciare tutto da capo. È stata un’esperienza molto preziosa: ho imparato a lavorare. Mi ricordo quando, all’inizio degli anni Ottanta, un giorno mio marito mi rese così nervosa che afferrai la tela e mi sono sfogata dipingendo “Mezalians”: una bella sposa circondata dalla terribile famiglia del marito. E così, grazie a questo litigio e a questa pittura, ho scoperto il mio percorso di sviluppo artistico individuale: un’affermazione satirica. Oggi queste situazioni finiscono con il divorzio. Pero quella si è finita con una carriera. Oggi non solo ridiamo di quell’incidente, ma presto apriremo il primo museo privato a Castel Gandolfo che presenta tutto il mio sviluppo pittorico.
Nonostante 45 anni in Italia?











Oggi è difficile immaginare che il ruolo iconico di Bruno Cortona potesse esser interpretato da qualcuno diverso da Vittorio Gassman, uno degli attori più importanti nella storia del cinema italiano. Tuttavia, la prima scelta dei produttori fu Alberto Sordi, favorito dal pubblico e decisamente più associato al genere comico e alla cosiddetta “romanità” (l’azione dell’opera di Risi inizialmente si svolge proprio nella capitale della penisola appenninica). Con il ruolo di Bruno ne “Il Sorpasso” Gassman è riuscito ad aprire un nuovo capitolo nella sua ricca filmografia, noto per molti anni di collaborazione a Hollywood (negli anni ’50 il divo italiano ha recitato due volte al fianco di Liz Taylor!), diventò (accanto a Sordi, e insieme con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi) uno dei pilastri della commedia all’italiana. Nel 1974 la collaborazione con Dino Risi in “Profumo di donna” ha portato a Gassman una menzione estremamente prestigiosa: il premio per la migliore interpretazione maschile all’IFF di Cannes. Dopo due decenni, lo stesso personaggio del colonnello non vedente in pensione (protagonista del romanzo di Giovanni Arpino, “Il buio e il miele” del 1969) fu interpretato con successo da Al Pacino; è stato proprio per questo ruolo che la star americana ha ricevuto il lungo desiderato Oscar nel 1993. 


Gli immobili, contrariamente ad altre forme di investimento, offrono un rendimento stabile ed equilibrato e possono essere un elemento stabile per accrescere la ricchezza personale. Per chi alle scelte adrenaliniche preferisce investimenti sicuri dei propri risparmi l’immobiliare è una buona scelta. A causa dei tassi di rendimento generati l’acquisto di appartamenti in Polonia può essere molto interessante per gli investitori stranieri. Il fatto è che i prezzi immobiliari polacchi stanno aumentando di trimestre in trimestre ma sono ancora eccezionalmente convenienti rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei. 












Al Senses serviamo piatti che producono emozioni gustative, visive, olfattive e che vengono accompagnati da una precisa descrizione degli ingredienti che svela al cliente tutti i segreti del cibo che sta mangiando. Portate che sono il frutto di ricerca, sperimentazione, rischio, ma che alla fine sono in grado di stupire il cliente che di piatto in piatto si avventura in una sorprendente, indimenticabile, esperienza sensoriale. Ragione per cui alla ricerca sui cibi, si affianca quella sull’estetica e sul servizio. Questo senza perdere mai il contatto con l’essenza dei piatti, ovvero la loro intrinseca qualità: il gusto.
L’anima italiana e regionale non va mai perduta e a volte emerge nei piatti, qui al Senses ad esempio facciamo la vera focaccia pugliese oltre ad usare tanti prodotti del sud Italia. Ma la filosofia del mio cucinare è più scientifico-innovativa che tradizionale. Ho due laboratori in cui sperimento ed elaboro per poter offrire piatti sempre nuovi e cucinati nel miglior modo possibile. Credo molto nello studio delle qualità organolettiche dei cibi che vanno valorizzate trovando il punto ideale di cottura. La tradizione l’apprezzo solo nei piatti classici e semplici. Se torno in Puglia e, a casa o in un piccolo ristorantino, mangio un piatto tradizionale va benissimo, ma il valore della tradizione per me si ferma al piacere di ritrovare per un attimo l’emozione della memoria, ma deve restare circoscritto a questa dimensione, se va oltre la tradizione rischia d’essere un freno.