Tra i lemmi da cui derivano i vocaboli che usiamo oggi, si può dire che alcuni sono più popolari di altri. Ci sono parole che sono giunte nelle nostre lingue nella forma quasi immutata, preservando il loro significato autentico, e ce ne sono altre che hanno generato tantissimi nuovi termini. La parola “ψυχή” (psyché) è un antenato diretto di numerose parole che oggi usiamo quotidianamente ed è anche un termine base da cui sono stati creati molti neologismi.
Psiche Prima di tutto si deve parlare di questa parola base, cioè “ψυχή” che nel greco antico significa “psiche”, “mente” o “anima”. La parola stessa proviene dal verbo “ψύχω” (psico) che significa “soffiare”. È un fenomeno ben noto nelle lingue indoeuropee il fatto che spesso il nome dell’anima deriva dal verbo che significa respirare. Nel greco antico c’è anche “πνεῦμα” (pneûma) che significa soprattutto aria ma anche lo spirito e che deriva da “πνέω” (pnéo), cioè respirare. Gli altri esempi sono il polacco “duch” e “oddychać”, il latino “spiritus” e “spiro” e anche il latino “animus” che è correlato con “aniti” (“respirare” nel sanscrito). Comunque, in italiano la parola “psiche” funziona come sinonimo della mente, descrive il nostro stato spirituale. Anche in polacco c’è questa parola (“psyche”), ma è usata abbastanza raramente e di solito in contesto accademico (una parola di nobile etimologia che magari sarebbe bello introdurre nel nostro parlare quotidiano). Parlando di mente in polacco si usa generalmente una parola derivata da psiche ovvero “psychika”. Esiste anche un variante di questa parola, cioè “psycha”, che invece è una forma molto colloquiale.
Psicologia, psichiatria Con la parola “psiche” spesso ci vengono in mente due discipline scientifiche i cui nomi sono basati su questa parola. Queste sono: “psicologia” e “psichiatria”. A volte capita di dimenticare qual è la differenza tra queste due discipline, ma per capire la differenza ci viene in aiuto l’etimologia. La differenza principale è il fatto che lo psicologo non è un medico, mentre lo è lo psichiatra. Questo è infatti sottolineato dall’etimologia di queste parole: entrambe sono costruite da “psiche”, che è già stata spiegata, e quello che le diversifica è la seconda parte delle parole. Nel caso di psicologia abbiamo un suffisso ben conosciuto, cioè “-logia” che proviene dal greco antico “λόγος” (lógos) che ha tanti significati tra cui possiamo indicare ad esempio “parola”, “ragionamento” o “spiegazione”. Il suffisso “-logia” è usato poi in tutti i termini che riguardano le scienze come “archeologia” (studio sulle cose antiche), “zoologia” (studio su animali), ecc. La psicologia è quindi lo studio della mente umana. La psichiatria invece si occupa di curare tutti i disturbi della mente umana. Il suffisso “-iatria” viene dal greco antico “ἰατρεία” (iatreía) cioè “il trattamento” o “la cura medica” (“ἰατρός” (iatrós), significa “medico”). Lo psichiatra quindi è un medico che si occupa di trattare le persone che soffrono di disturbi mentali.
Terapia, psicoterapia Sia lo psicologo che lo psichiatra possono essere anche psicoterapeuti, quindi degli specialisti che, attraverso la psicoterapia, curano le persone che soffrono di disturbi mentali o hanno subito dei traumi. Ma cos’è la terapia? Il nome “terapia” proviene dal greco antico “θεραπεία” (therapeía), che viene dal verbo “θεραπεύω” (therapeúo). Questo verbo significava soprattutto “servire” anche nel senso religioso. Gli altri significati erano “prendere cura di qualcosa”, “coltivare”, ma anche “trattare qualcuno”. In questo ultimo significato, la parola “θεραπεία”, quindi “il trattamento” viene usato per comporre la parola psicoterapia, quindi il trattamento della mente. Ma per cogliere la differenza tra psicoterapia e psichiatria ci serve conoscere gli altri significati di “θεραπεία”. In tale contesto la terapia non è un trattamento veloce, che potrebbe dare effetti dopo poco tempo, ma invece è un processo che ci mette del tempo.
Nel 2022 ricorrono 200 anni dalla morte di Antonio Canova, uno straordinario artista che sarà ricordato con tante iniziative in Italia e all’estero. Gazzetta Italia ha partecipato a queste celebrazioni dedicando la copertina del numero 90 al capolavoro di Canova, Amore e Psiche, reinterpretato dalla pittrice Dorota Pietrzyk e proponendo il seguente saggio della professoressa Joanna Kubicz, prorettore dell’Accademia di Belle Arti Jan Matejko di Cracovia.
Figure delicate e chiare bloccate nel movimento, i cui gesti evocano lo stile greco ed emanano allo stesso tempo bellezza classica ed eccellenza sublime. Statue taciturne create da uno scultore straordinario, uno dei più grandi dei suoi tempi. Canova fu un artista particolarmente laborioso e solitario, nato nella bellissima regione del Veneto, dotata di paesaggi variegati, dalle coste del Mar Adriatico ai panorami delle magnifiche Dolomiti. Antonio Canova, maestro dell’eleganza discreta, nato da una famiglia di tagliapietra, trattava la dura materia del marmo con estrema delicatezza, creando forme morbide, malleabili, quasi incorporee. Le composizioni raffinate di Canova, che sembrano avere la fragilità della porcellana, grazie all’uso della tecnica di lucidatura del marmo, mostrano la sua maestria nell’arte dello scolpire e la profonda conoscenza della materia.
Antonio Canova (1757-1822), nato a Possagno, è il più grande scultore italiano del Neoclassicismo. Operò a Venezia e poi a Roma, dove si stabilì definitivamente. Viaggiò a Vienna e a Parigi, studiò arte antica, soprattutto quella ellenica dalla quale traeva ispirazione. Creò gruppi scultorei e statue su temi mitologici, pietre tombali e busti di personaggi suoi contemporanei, anche appartenenti a grandi famiglie quali la Casa d’Asburgo e i Bonaparte. Era un artista eclettico, si occupò anche di pittura e d’architettura. Le opere più importanti di Canova, che sono pietre miliari della storia d’arte e che hanno ispirato per secoli tanti artisti, sono le sculture Amore e Psiche (1787-1797, l’artista ne creò tre versioni), Perseo trionfante (1801), Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808) e i monumenti funerari a Clemente XIV (1783-1787) e a Clemente XII (1783-1792).
fot. Ksenia Fedulova
fot.Mark Edward Smith
fot. Ksenia Fedulova
Tra le sue opere troviamo anche ritratti di Napoleone I che godettero di immensa popolarità. Canova creò tantissime opere a grandezza naturale, e busti che raffigurano l’imperatore dei francesi, la gran parte dei quali fanno assomigliare Napoleone agli eroi antichi, proprio come il busto monumentale della collezione del Centro della Cultura Europea, sezione del Museo Nazionale di Cracovia. Nelle collezioni polacche ci sono altre due opere dell’artista: il Principe Henryk Lubomirski come Amore, una statua in marmo realizzata su commissione di Elżbieta Czartoryska, che attualmente si trova presso il Castello di Łańcut e il monumento funerario a Antoni Lanckoroński, nella chiesa parrocchiale di Wodzisław, attribuito all’artista.
Antonio Canova, ammiratore dell’arte antica, divenne famoso soprattutto come autore di sculture monumentali che mostrano figure in pose eleganti e poetiche e che rappresentano riflessioni malinconiche sull’ambiente circostante. Grazie al posizionamento sublime delle figure e alla luminosità irripetibile ottenuta attraverso la particolare lavorazione del marmo, l’artista ottiene un effetto spettacolare sia per quanto riguarda l’opera in sé, sia per i personaggi presentati nelle allegorie.
fot. Andrea Morucchio
La mitologia antica fu una fonte d’ispirazione per gli artisti dell’epoca neoclassica: le trame dei miti le troviamo nella pittura, nella scultura e nelle opere letterarie. I maggiori artisti presentarono nelle loro opere gli dèi, gli eroi e i diversi temi mitologici. Proprio per questo motivo nel 1781 Antonio Canova si trasferì a Roma, che era diventata in quel periodo centro della rinascita dei canoni classici greci. Vi risiede stabilmente: il suo studio romano attrae studenti, imitatori e tanti esponenti dell’aristocrazia europea. Ai tempi di Canova possedere una scultura neoclassica, di forma equilibrata, anche se piccola, era un segno di prestigio. Canova, che era un grande ammiratore dell’arte antica, lottò per la conservazione delle opere italiane, investendo in monumenti preziosi e donandoli ai musei. Vigilò personalmente sui lavori nella Appia Antica. Frammenti di alcuni antichi reperti fino ad oggi decorano la facciata della sua casa a Roma.
L’esempio più sublime della grandezza dell’artista è la composizione Amore e Psiche (1797), un’allegoria tratta dalla storia di Apuleio (scrittore romano del II d.C.) che parla dell’immortale Amore che rompe la maledizione lanciata da sua madre, Venere, contro la sua amata: Psiche. La splendida composizione scultorea viene ancora più esaltata dalla perfetta lavorazione del marmo. La pietra lucidata non è più solo una superficie esteticamente brillante ma, nelle mani dell’artista, diventa una sostanza capace di evidenziare la levigatezza, la morbidezza della forma e la fluidità del ritmo della composizione stessa.
Tempio Canoviano, Possagno, fot. Ksenia Fedulova
Questo nuovo approccio alla forma scultorea, che, creando una disposizione di corpi e di forme molto complicata, costringe l’osservatore a tracciare ogni linea multidimensionale della composizione, fu il preludio alla creatività dello scultore francese Auguste Rodin (1840-1917). Lo stesso Rodin creò la sua interpretazione del mito raccontato da Apuleio chiamandolo Cupido e Psiche (1905), affermando che “il corpo esprime sempre l’anima nascosta dentro”. Ecco perché l’innovazione dell’arte di Canova è strettamente legata alla materia.
Possagno, città natale di Antonio Canova, dove dopo la morte dell’artista fu fondata la Gypsoteca canoviana, Museo Antonio Canova, è il luogo in cui si può capire meglio la tecnica di lavoro dell’artista. Il museo vanta la raccolta di calchi in gesso di carattere monografico più grande d’Europa e contiene tutte le opere ritrovate a casa dell’artista dopo la sua morte. A Possagno si conservò anche la casa familiare dell’artista del XVII secolo, insieme al suo studio e alla biblioteca. La casa, chiamata il Tempio Canoviano, situata 342 metri sopra il livello del mare, è una delle sue opere architettoniche neoclassiche. Una bella struttura, che si fonde completamente con il paesaggio circostante, che rappresenta con la sua forma diverse opere della Grecia e della Roma antica. La facciata allude al Partenone greco, con il portico e il doppio colonnato in ordine dorico sormontato dal timpano. La forma centrale dell’edificio invece, a base circolare, fa pensare al Pantheon romano. Coperta da una cupola con oculus all’apice, questa parte della struttura domina il resto della costruzione e definisce la composizione dell’interno del tempio. Nell’abside dell’altare principale troviamo un dipinto di Antonio Canova, La Deposizione di Cristo e della Trinità con la scritta: “In segno di attaccamento per la patria – Antonio Canova dipingeva –Possagno 1799”. Canova ritornò al progetto del tempio tantissime volte, ci lavorò negli anni 1804-1818 con il sostegno di Pietro Bosio e Luigi Rossini. I lavori sul tempio, finanziati quasi interamente da Canova, cominciarono nel 1819 e continuarono anche dopo la morte dell’artista.
Interno Tempio di Possagno, fot. Ksenia Fedulova
Interno Tempio di Possagno, fot. Ksenia Fedulova
Nelle opere di Antonio Canova si manifesta l’ispirazione alla semplicità classica, la ricerca della perfezione dell’espressione e della composizione delicata e simbolica. Le tematiche mitologiche trattate dall’artista riguardano sia l’aspetto spirituale sia quello sensuale, lasciando però spazio alle emozioni che restano in sospeso. La delicatezza, la fugacità, la sensazione della pietra che diventa un’opera d’arte fluida sono rappresentate in modo assolutamente magistrale. L’artista padroneggia perfettamente la tecnica della lavorazione del marmo, i cui limiti Canova esplora in ogni sua opera fino a dare la sensazione di una completa smaterializzazione. L’artista sfrutta la densità, il colore e la superficie del marmo per dare una specifica lucidità alle sue opere, rendendole meravigliose e al contempo una rappresentazione che si allontana dall’esperienza materica.
C’è il bisogno antico e moderno di raggiungere la perfezione, ovvero il modello di bellezza che tutti inseguono. Gli ideali del corpo e le forme delicate esaltate dai loro gesti sfuggenti, realizzate dalle mani dello scultore hanno ancora lo stesso valore se li guardiamo dalla prospettiva del modello digitale moderno? Gli sforzi del passato volti ad ottenere la perfezione, attirano ancora l’attenzione del pubblico contemporaneo? Oggigiorno, la tecnologia e gli scan 3D ci permettono di riprodurre ogni millimetro di qualsiasi opera con estrema precisione, la bellezza e il segreto del genio dell’artista sono però nascosti nell’irripetibile processo creativo. Ogni copia creata aveva una sua individualità e, attraverso le nuove interpretazioni, ciascuna riproduzione diventa un nuovo atto creativo che avvicina sempre di più l’artista alla perfezione. E quindi la tecnologia e le capacità umane sono in grado di seguire i nostri sogni?
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Il Ministro della Salute Adam Niedzielski ha annunciato giovedì che dal 28 marzo sarà abolito l’obbligo di coprirsi la bocca e il naso (l’abolizione di tale obbligo non si applica alle strutture mediche), e sarà revocato l’isolamento domiciliare, la quarantena per i familiari e la quarantena di confine. Tuttavia, il ministro ha raccomandato l’uso delle mascherine nei luoghi con grande affluenza di persone. Riferendosi all’abolizione dell’isolamento e della quarantena, ha annunciato che le persone infette avrebbero ricevuto un congedo per malattia e avrebbero dovuto isolarsi, consapevoli della minaccia. Non sarà necessario denunciare l’infezione al SANEPID. Dal 1 aprile cambia anche la politica dei test per covid. I tamponi disponibili solo su prescrizione medica (saranno gratuiti). Il ministro ha aggiunto che giovedì sono state registrate 8.994 infezioni da coronavirus, cioè il 26% in meno rispetto a una settimana prima.
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Matthew Day, corrispondente del giornale britannico “Daily Telegraph”, ha scritto un articolo in cui dice che secondo lui la Polonia dovrebbe ricevere il Nobel per la pace perché i polacchi, aiutando in modo eroico i profughi ucraini, dimostrano che l’umanità può tendere anche verso il bene. I profughi ucraini sono oltre due milioni, il che costituisce una cifra considerevole in confronto con i 38 milioni di polacchi. C’è un modo semplice e simbolico per dimostrare gratitudine ed ammirazione: dare il Nobel per la pace alla Polonia. Lo ritiene il Day, il quale spesso nel passato ha scritto anche articoli non sempre positivi sui polacchi. La Polonia dona al mondo la speranza ed il coraggio, mentre Putin semina odio e terrore.
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Marcin Warchoł, il viceministro della giustizia, ha informato della creazione della newsletter del Registro KRS (Il Registro Nazionale delle Imprese), che ha lo scopo di tutelare contro il cosiddetto furto d’impresa. È prevista l’introduzione di una newsletter, un servizio di notifica automatica circa l’iscrizione della causa nella procedura di registrazione e l’iscrizione nel KRS. Questa soluzione contrasterà il furto d’impresa, cioè l’assunzione del controllo dell’impresa iscrivendoti fraudolentemente nel KRS utilizzando documenti falsi. Questo progetto proteggerà oltre 600 mila imprenditori e 130 mila enti iscritti nel registro delle associazioni contro il furto della società, assicura Warchoł. Il vice ministro della giustizia ha annunciato che la newsletter sarà avviata il 19 maggio 2022 e sarà inviata via e-mail. Consisterà nella segnalazione automatica di eventi come la registrazione una causa riguardante un ente specifico o l’iscrizione nel registro KRS. Grazie al servizio di newsletter introdotto dal progetto, i suoi iscritti riceveranno notifiche automatiche dal sistema di teleinformazione, consentendo la rilevazione di furto dell’azienda ancora in fase di tentativo.
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Tra sabato e domenica, David Cameron (ex premier della Gran Bretagna) è giunto in Polonia con l’aiuto umanitario per l’Ucraina utilizzando un furgoncino con due persone appartenenti all’organizzazione Chippy Larder, affrontando un viaggio di circa 20 ore. Dopodiché, si è recato in un magazzino della Croce Rossa, dove ha consegnato i rifornimenti per i profughi ucraini. Chippy Larder è un ente di beneficenza locale che aiuta le famiglie a basso reddito con i prodotti in eccesso presenti nei supermercati. Viene intanto confermata la visita del presidente Usa Joe Biden a Varsavia venerdì prossimo.
Attori, cantanti, giocatori di calcio, stilisti, sono tanti i personaggi famosi che hanno deciso di investire nel settore vinicolo, cimentandosi con successo nell’arte della produzione di vino in Italia e nel mondo. Uno dei precursori di questo “sentiment” verso il vino è stato il cantante Sting, che ha acquistato una tenuta di trecento ettari con villa e collina boscosa a Figline Valdarno, in Toscana, facendone un luogo che è diventato territorio eletto per la produzione biologica e biodinamica. è un territorio che si estende tra colline di vitigni, macchie di ulivi, campi di cereali, boschetti e due laghi.
Dice il cantante: “Un vino è come una canzone, deve raccontare una storia. Ed è per questo che anche i miei vini prendono il nome dalle mie più grandi hits”.
Bruno Vespa invece per i suoi Primitvo e Negramaro ha scelto la Puglia, regione ricca di meraviglie dalle quali il giornalista e scrittore è rimasto incantato e che ha conosciuto proprio attraverso i suoi vini. La sua cantina da subito ha puntato sulla valorizzazione della più importante varietà regionale, il primitivo, a cui si affianca una piccola percentuale di Negroamaro, l’altra grande varietà salentina, alla base di un affascinante spumante rosato.
La cantante Gianna Nannini ha ritrovato e rinvigorito l’antica passione di famiglia, sulle colline di Siena dove è cresciuta da bambina. I suoi vini sono tutti Igt (Indicazone Geografica Tipica) toscani a base Sangiovese.
In questo elenco non poteva certo mancare Al Bano, l’italianissimo e popolare cantante che ha accompagnato assieme a Romina Power generazioni di italiani in patria e nel mondo e che li delizia tuttora con i suoi “Don Carmelo”, “Felicità” e “Romina”: i vini delle Tenute Al Bano Carrisi nel piccolo paese di Cellino San Marco, nel cuore del Salento.
Per tornare in ambito Blues, Pop e Funky, ci spostiamo nelle cantine a Castelnuovo Magra in Lunigiana (La Spezia) dove si trova il vino di Zucchero Fornaciari. Si tratta di vini ottenuti da vitigni autoctoni e commercializzati, in produzione limitata, con tre etichette: un rosso un bianco e un rosé.
Andrea Bocelli, il popolare cantante d’opera è anche ungrande produttore di vini di eccellenza in quel di Lajatico, nel cuore della Val d’Era, in provincia di Pisa con sette Igt, il cui top è un Sangiovese in purezza ricavato dalle vigne più vecchie.
Possiamo anche citare Stefania Sandrelli, che nella zona di Siena produce Chianti doc, oppure Adriano Celentano e Claudia Mori.
Per quanto riguarda il jet set internazionale e i Vip che investono in Italia per produrre il proprio vino, si va da Richard Gere a Meryl Streep, da Brad Pitt e Angelina Jolie (finché erano insieme) a Donald Trump o a David Beckham, tanto per citarne alcuni.
Brad Pitt e Angelina Jolie sono proprietari di una grande tenuta in Provenza, in cui producono un vino Rosè, considerato tra i migliori 100 vini del mondo. Donald Trump ha acquistato il più grande vigneto della Virginia, mentre David Beckham, qualche tempo fa, ha pensato a un regalo di compleanno originale: un vigneto in California in cui produrre vino riservato esclusivamente alla famiglia. Ancora, Richard Gere si è cimentato nella produzione di una linea esclusiva di Brunello di Montalcino e così via…
Questi per il momento sono solo alcuni dei nomi famosi che hanno fatto del vino una loro passione e un business, contribuendo a mantenere vive molte tradizioni e restituendo e arricchendo paesaggi tra i più belli del mondo.
Prossimamente continueremo questo viaggio tra le celebrities e le loro creazioni, per conoscere altri sorsi di bellezza, bravura e popolarità…
Foto /Autorstwa Miss Polonia – 15. Karolina Bielawska – finalistka Miss Polonia 2019 (0:39), CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=115845896
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Assegnato per la 70^ volta il titolo di Miss Mondo. La cerimonia si è tenuta a Porto Rico. La corona della donna più bella del mondo è stata vinta dalla rappresentante polacca, Karolina Bielawska, una ventiduenne di Łódź, che nel 2019 ha vinto il titolo di Miss Polonia. Karolina è ancora una studentessa, studia al politecnico di Łódź. Ha conseguito una laurea triennale e ora sta frequentando il master. Inoltre, si occupa di beneficenza presso diverse organizzazioni. Karolina Bielawska è la seconda donna polacca nella storia a vincere questo titolo. Nel 1989, Aneta Kręglicka è stata la prima a vincere la competizione. Miss Mondo è il concorso di bellezza più antico del mondo. Fu organizzato per la prima volta nel 1951 in Gran Bretagna.
In Polonia questa settimana si registrano dati in diminuzione sotto il profilo dei nuovi contagi (-5%), in calo anche i morti (-32%). Il numero complessivo dei casi attivi è 533.536, di cui in gravi condizioni 457, ovvero circa lo 0,1% del totale.
Gli ultimi dati giornalieri 12.274 nuove infezioni (su 77.800 test effettuati), con 207morti da coronavirus nelle ultime 24 ore. Nelle prossime settimane si attende di verificare l’impatto degli ingressi dall’Ucraina.
Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato di 794 morti e la situazione nelle strutture sanitarie polacche è stabile. Sono ospedalizzati 7.357 malati di COVID-19, con 457 terapie intensive occupate.
Attualmente sono state effettuate 53.711.008vaccinazioni per COVID-19. La copertura sul totale della popolazione è di circa il 58,8%, inferiore alla media UE 72,2%. L’Italia ha copertura sul totale della popolazione pari al 79,3% (maggiori informazioni su: https://vaccinetracker.ecdc.europa.eu).
Resta in vigore fino a fine marzo l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso. Sono aperti bar e ristoranti, ma senza più limiti di capienza. Sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso. Sono aperte anche discoteche e sale da ballo.
Per quanto riguarda gli sposamenti, prevista la quarantena di 7 giorni obbligatoria per persone in arrivo in Polonia salvo eccezioni per vaccinati, persone con test negativo effettuato nelle 48 ore precedenti e casi particolari. Si è liberati dalla quarantena obbligatoria da un test covid negativo. Per entrare in Polonia da paesi non Schengen obbligatorio test COVID-19 negativo effettuato nelle 48 ore precedenti, anche per vaccinati.
A seguito degli sviluppi legati alla guerra in corso oltre i confini orientali, sono sospesi i voli verso Ucraina, Bielorussia e Russia, sono bloccati anche gli accessi via terra e il traffico ferroviario da Bielorussia e Ucraina.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici per viaggi da e verso la Polonia.
Per spostamenti all’interno dell’UE, si raccomanda di verificare le restrizioni su: https://reopen.europa.eu
Wanda Jakubowska i Borys Monastyrski sul set del film "L'ultima tappa", Film n. 26
Nella primavera del 1945 le camionette degli Alleati sbarcarono a Piazzale Roma e i soldati cominciarono a percorrere la città. Giravano per Venezia senza ostilità anzi con la curiosità dei turisti “si videro quegli uomini in divisa girare per le chiese, per le calli, per i musei, per la Piazza San Marco, nel Palazzo Ducale con le guide e i Baederker sotto il braccio e si capì che veramente la pace era arrivata. Venezia aveva trasformato i soldati in turisti.” Nell’agosto dello stesso anno si cominciò a pensare di riprendere tutte le iniziative culturali veneziane, inclusa la Mostra del Cinema che era la più famosa.
I dirigenti della Biennale decisero di cominciare con un’edizione di prova. Nel conteggio delle edizioni non vennero prese in considerazione le Mostre svoltesi nel periodo della seconda guerra mondiale (dal 1939 al 1942), nel 1946 si cominciò quindi con la settima edizione non competitiva, senza le delegazioni ufficiali dei governi e le proiezioni si svolsero a Palazzo Ducale perché la Casa del Cinema al Lido era ancora occupata per le ragioni militari. Vennero presentati 35 film a soggetto e 32 cortometraggi. Questa edizione di prova segnò una grande ripresa di quella prima manifestazione cinematografica al mondo così popolare e amata dal pubblico. Dopo gli anni dolorosi del periodo bellico, le immagini del grande schermo furono per tutti un’ancora di salvezza ideale.
I primi dieci anni dopo la guerra hanno segnato una nuova era nella storia del cinema e della manifestazione veneziana. Erano gli anni d’oro per l’Italia, per la città e per il cinema. Ovviamente, come in ogni grande evento culturale, non mancavano discussioni, dubbi, critiche ma tutto questo ha avuto un unico scopo: portare la Mostra del Cinema ad un livello sempre più alto. Tra il 1946 e il 1959 “il cinema ha proclamato la sua indipendenza artistica e la ricerca nella realizzazione delle sue storie, sempre più legate alla realtà dei contenuti, degli stili, dei metodi e delle maniere di narrare.”
Wanda Bartówna e Barbara Drapińska nel film “L’ultima tappa” in copertina della rivista Film, n.36 del marzo 1948
Numerose le presenze polacche nel decennio dopo la guerra soprattutto nelle sezioni di: documentari, cortometraggi e film per ragazzi. La tematica trattata dai registi, tipica per la scuola cinematografica polacca dell’epoca, era incentrata soprattutto sulla volontà di fare conti con il periodo della guerra. Il tema è stato trattato in vari modi: si parla della ricostruzione del paese (“Ricostruiamo Varsavia” di Urbanowicz) e dei traumi post bellici (“L’ombra” e “La vera fine della guerra” di Kawalerowicz, “L’ultimo giorno dell’estate” di Konwicki), oppure si raccontano le storie dei sopravvissuti al campo di concentramento Auschwitz-Birkenau (“L’ultima tappa” di Jakubowska). Non mancano i film sull’arte, sulla musica o sui personaggi importanti per la cultura polacca come Nikifor, Canaletto, Chopin, lo scultore Tadeusz Kulisiewicz. Importante anche la presenza dei documentari che raccontano le bellezze del paesaggio con maggiore attenzione posta sulle regioni (Pieniny), sulle città (Biskupin, Varsavia). Non mancano anche i film per ragazzi caratterizzati dal forte impegno didattico (“La mangiatoia di Gianni” di Has, “Staś spóźnialski” di Nasfeter).
Importante ricordare che fu anche il periodo in cui debuttarono alla Mostra tanti registi polacchi che poi raggiungeranno una fama mondiale, tra questi Wajda, Munk, Kawalerowicz, Konwicki oppure la regina del cinegiornale polacco Helena Lemańska.
Presenze polacche alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica dal 1946 al 1959
7^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1946 Budujemy Warszawę / Ricostruiamo Varsavia, di Stanisław Urbanowicz
Kroniki (Cronache), di Stanisław Urbanowicz
9^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1948
Ostatni etap / L’ultima tappa, di Wanda Jakubowska
Ulica Graniczna / Strada di confine, di Aleksander Ford, Medaglia della presidenza del Consiglio dei Ministri – Direzione Generale dello Spettacolo
Co ty tu robisz / Che cosa fai qui (cortometraggio)
Kopalnia / Miniera, di Natalia Brzozowska (cortometraggio)
10^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1949 Dom na pustkowiu / La casa solitaria, di Jan Rybkowski
Biskupin, di Jerzy Stefanowski (cortometraggio)
Pastwiska, di Stanislaw Możdżenski (cortometraggio)
14^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1953 Młodość Chopina / La giovinezza di Chopin, di Aleksander Ford
La capitale s’appelle Varsovie, di Ludwik Perski, Karol Malkużyński, Jerzy Jankowski, 1953; premio per i documentari di argomento geografico
Pieniny / Le Montagne Pieniny, di Zbigniew Bochenek
15^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1954 Pogoda na jutro / Previsioni del tempo, di Stanisław Urbanowicz, 1954; premio per i film didattici nella sezione del Film Documentario e del Cortometraggio
16^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1955 Błękitny Krzyż / La croce azzurra, di Andrzej Munk, premio Medaglia di bronzo
Karmik Jankowy / La mangiatoia di Gianni, di Wojciech Has
Staś spóźnialski, di Janusz Nasfeter
Ratujemy dzieła sztuki / Salviamo le opere d’arte, di Stanisław Lenartowicz, 1954
17^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1956 CANALETTO DI VARSAVIA di Jarosław Brzozowski, 1956 (cortometraggio)
L’ECLYPSE / L’Eclissi, di Stanisław Urbanowicz, 1956
18^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1957 Cień / L’ombra di Jerzy Kawalerowicz
POKOLENIE / Una ragazza ha parlato, di Andrzej Wajda 1955
PRAWDZIWY KONIEC WIELKIEJ WOJNY / La vera fine della guerra, di Jerzy Kawalerowicz, 1957
CZARODZIEJSKIE DARY / I doni magici (cortometraggio), di Zenon Wasilewski
BYŁ SOBIE RAZ… / C’era una volta (cortometraggio), di Walerian Borowczyk, Jan Lenica, 1957; Premio per i film a disegni e pupazzi animati (1957)
OD PŁETWY DO SKRZYDŁA / Dalle piume alle ali (cortometraggio), di Ussorowski
OSTRO ŻNOŚĆ! / Prudenza! (cortometraggio), di Jerzy Kotowski, soggetto Konstanty Ildefons Gałczyński
PIOTR MICHALOWSKI (cortometraggio), di Jarosław Brzozowski
IMMAGINI DI POLONIA PRIMAVERA IN OTTOBRE, prod. Film Polski
19^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1958 Eroica di Andrzej Munk
KODEX PUTULSKI / Il vangelo Putulski (cortometraggio), di Tadeusz Jaworski
MISTRZ NIKIFOR / Il Maestro Nikifor (cortometraggio), di Jan Łomnicki
TADEUSZ KULISIEWICZ / Lo scultore e artista grafico Tadeusz Kulisiewicz (corotmetraggio), di Jarosław Brzozowski, 1958
UWAGA!… MALARSTWO / Attenzione!… Pittura fresca, di Jan Bartezah
OSTATNI DZIEŃ LATA / L’ultimo giorno d’estate, di Tadeusz Konwicki, Jan Laskowski; Gran premio della Mostra del film documentario (1958)
POLSKA KRONIKA FILMOWA / Cinegiornale polacco (cortometraggio), di Helena Lemańska
20^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (1959) POCIĄG / Il treno della notte, di Jerzy Kawalerowicz (concorso principale)
MAŁE DRAMATY / Piccoli drammi, di Janusz Nasfeter, 1958
POPIÓL I DIAMENT / Cenere e diamanti, di Andrzej Wajda
WESOŁE MIASTECZKO / Luna Park (cortometraggio), di Teresa Badzian
KSIĘŻNICZKA I OSIOŁEK / La principessa e l’asinello (cortometraggio), di Teresa Badzian
MYSZKA I KOTEK / Il topo e il gatto (cortometraggio), di Władysław Nehrebecki, 1958
POLOWANIE / La caccia, di Sergiusz Sprudin
HUTA 59 / L’Acciaieria, di Jan Łomnicki
SPACEREK STAROMIEJSKI / Una passeggiata per la città vecchia di Varsavia (cortometraggio), di Andrzej Munk; premio per il miglior film a soggetto (1959)
Stadion / Lo stadio, reż./di Stanisław Jędryka; segnalazione per i film sperimentali (1959)
Tutte le citazioni provengono dal libro “Il cinema dopo la guerra a Venezia” a cura di F. Paulon, Roma, 1956.