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Gazzetta Italia 111 (giugno – luglio 2025)

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Nuovo numero di Gazzetta Italia con in copertina la fantastica Favignana, raccontata all’interno con eccezionali foto. Vi proponiamo poi tanti interessanti personaggi: Jacek Cygan dichiara il suo amore per l’Italia; il regista Paolo Genovese ci fa entrare nel suo divertente e delicato film “Follemente” che esce ora nei cinema polacchi; e poi ancora l’intervista con Raoul Bruni professore dell’Università Wyszynski di Varsavia che parla dell’alto livello degli studenti polacchi.  

Tanti gli articoli di viaggio tra cui quello in auto da Bari a Como, una guida sulla Sardegna e “Giulietta a Roma”. Per il cinema c’è uno splendido approfondimento su “Fantozzi”. Trovate anche tutte le nostre storiche rubriche dalla letteratura alla cucina, dal benessere ai motori ai fumetti. E con il QRCODE presente nella rivista potrete ascoltare la voce del professor Tucciarelli che parla di Szymborska!  

Insomma, un numero assolutamente da non perdere! E se negli Empik finisce potete acquistarlo online su gazzettaitalia.pl o scrivendoci a redazione@gazzettaitalia.pl 

Foto sulla copertina: Vito Lombardo 

Premio Aquila d’Oro International a Gniezno

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Si è svolta sabato 31 maggio la XX Edizione del PREMIO AQUILA D’ORO INTERNATIONAL, presso il Centro Culturale Cittadino di Gniezno.
 
La manifestazione è stata condotta dal Direttore del Premio Dott. Francesco Di Nisio e dal Dott. Andrea Mariani, per le traduzioni in lingua polacca. I riconoscimenti sono stati attribuiti al già Primo Ministro di Polonia e Ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta S.E. Prof.ssa Hanna Suchocka, per la sezione “Istituzioni Pubbliche”, al Direttore del Teatr Wielki – Opera nazionale polacca di Varsavia – Maestro Waldemar Dąbrowski, per la sezione “Musica”, alla Docente Universitaria alla Prof.ssa Ligia Henczel, per la sezione “Scienza e Progresso”.
 
La Commissione Scientifica del Premio, presieduta dal Prof. Fabrizio Politi, ha inoltre conferito il “Premio Speciale ITALIA” alla giornalista Magdalena Wolińska Riedi, per la sezione “Giornalismo”, al Presidente della Provincia di Gniezno Dott. Tomasz Budasz, per la sezione “Istituzioni Pubbliche”, all’Ambasciatore d’Italia in Polonia S.E. Dott. Luca Franchetti Pardo, per la sezione “Istituzioni Diplomatiche”.
 
Inoltre sono state conferite le “Menzioni Speciali” al Sindaco di Gniezno Prof. Michał Powałowski, per la sezione “Istituzioni Pubbliche”, al Direttore del Centro Culturale Cittadino di Gniezno Dott. Dariusz Pilak, per la sezione “Istituzioni Culturali”, alla Presidente del Club Włoski, Dott.ssa Daria Malinger, per la sezione “Cultura Italica”.
 
Ricordiamo che la manifestazione, dal tema “Pace, Libertà e Dignità Umana”, si è svolta con la partnership della FLAEI Cisl e dell’AIDOSP, Associazione Italiana Dottori in Scienze Politiche, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Consiglio della Regione Abruzzo, del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, del Parco Nazionale della Majella e del Comune di Corfinio.

“Vogliamo mostrare agli italiani che la Polonia è moderna” – Intervista con Magdalena Trudzik, vicedirettrice dell’Istituto Polacco di Roma

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traduzione it: Kacper Czapiewski

 

Incontriamo Magdalena Trudzik all’Istituto Polacco di Roma per fare il punto sul lavoro di questa importante istituzione. 

Cosa significa per voi la “polonità”? Quale volto della cultura polacca cercate di mostrare al pubblico italiano?

Questa domanda va considerata in due aspetti. In primo luogo, come Istituto Polacco, dipendiamo dal Ministero degli Affari Esteri e, di conseguenza, dobbiamo attuare le priorità della politica estera polacca nel campo della diplomazia pubblica e culturale. Al momento, poniamo la maggiore enfasi sui successi contemporanei del nostro Paese. Posso citare, ad esempio, le mostre di Robert Kuśmirowski a Bologna e Torino. Sosteniamo anche la promozione del teatro polacco, basti menzionare Łukasz Twarkowski e il suo spettacolo Rohtko o Marta Górnicka con Matki. Pieśń na czas wojny al Festival teatrale Presente Indicativo – Milano Porta Europa. Non dimentichiamo, però, i legami storici tra Polonia e Italia, che danno vita a importanti iniziative culturali. Ci riferiamo alle relazioni secolari tra i nostri Paesi – dal Rinascimento ai giorni nostri – ad esempio, la storia della battaglia di Montecassino e il contributo dei soldati del II Corpo d’Armata Polacco del generale Władysław Anders alla liberazione dell’Italia.

Nel programma dell’Istituto troviamo Penderecki, Moniuszko e Chopin, ma anche giovani artisti contemporanei. Qual è il filo conduttore di queste proposte?

Cerchiamo qualità eccellente, indipendentemente dal campo artistico. Accanto alla musica classica, proponiamo anche il jazz, che in Italia gode di grande apprezzamento. Ne sono prova la popolarità di istituzioni come la Casa del Jazz a Roma o dei festival jazz italiani, ad esempio a Novara o Ancona. In collaborazione con la Fondazione Musica per Roma, a gennaio abbiamo ospitato Leszek Możdżer e Zohar Fresco. Questa musica trova sempre un pubblico qui.

Cercate anche di raccontare la Polonia attraverso la cultura popolare?

Questo è un tema importante. L’anno scorso, il gruppo Mazowsze si è esibito a Roma (al completo). Il concerto è stato accolto con entusiasmo dal pubblico italiano e dalla comunità polacca locale.

È difficile promuovere la cultura polacca in Italia, un Paese con una storia e un patrimonio artistico così straordinari?

È davvero difficile competere con l’Italia, ma credo che questo non riguardi solo la Polonia, bensì qualsiasi altro Paese che cerchi di promuovere il proprio patrimonio culturale in Italia.  Per questo è necessario trovare altre strade. Il campo in cui possiamo competere e offrire un programma di alto livello è proprio la contemporaneità. Questo è ciò che interessa agli italiani. Il già citato Robert Kuśmirowski è stato invitato dal Museo d’Arte Moderna MAMBO di Bologna per organizzare delle mostre nel 2024. Attualmente, la sua mostra è in corso al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Inoltre, il festival delle arti performative di Santarcangelo è da alcuni anni sotto la direzione di Tomasz Kireńczuk…

Ci sono valori universali su cui ponete particolare attenzione nella promozione della cultura polacca?

La diplomazia pubblica e culturale è uno strumento fondamentale della politica estera di un Paese. Vogliamo mostrare la Polonia come un Paese solidale, creativo e ispiratore. Cerchiamo di presentarla come un luogo moderno, dinamico, con un ricco patrimonio culturale. Spesso riusciamo a incoraggiare gli italiani a viaggiare in Polonia e, una volta visitate Cracovia, Breslavia o Varsavia, la loro percezione del nostro Paese cambia. Si rendono conto che siamo un Paese tecnologicamente avanzato, con città ben collegate e un’architettura moderna. Vogliamo che la nostra attività ispiri gli italiani e che gli eventi culturali li invoglino a scoprire la Polonia di persona, oltre che a interessarsi al nostro cinema e alla nostra letteratura. Attraverso la cultura, cerchiamo di stimolare l’interesse degli studenti italiani per lo studio della lingua polacca. Attualmente in Italia ci sono ben tredici corsi di laurea in polonistica. A novembre scorso, abbiamo organizzato una conferenza dedicata a Jarosław Iwaszkiewicz per mostrare agli italiani che vale la pena studiare il polacco. Sempre più spesso questa conoscenza assume anche un valore economico: chi parla polacco trova spesso buoni posti di lavoro nel nostro Paese.

La Polonia sta diventando un luogo attraente per gli italiani anche per viverci?

Sì, rappresenta un’opportunità di sviluppo professionale. Sempre più spesso, parlando con amici italiani che vivono a Varsavia, scopro che la loro emigrazione in Polonia non è temporanea: dopo alcuni anni trascorsi qui, vedono il nostro Paese come la loro destinazione definitiva, grazie al mercato del lavoro e alla qualità della vita.

Cosa apprezzano gli italiani della nostra cultura?

Le nostre scrittrici premiate con il Nobel – Wisława Szymborska e Olga Tokarczuk – sono sempre molto popolari. Le loro opere, regolarmente ristampate, occupano posti d’onore nelle librerie italiane. Gli italiani apprezzano anche il cinema polacco. Ogni anno, organizziamo il festival del cinema polacco CIAK Polska, in cui presentiamo sia novità che classici, grazie alla collaborazione con la Wytwórnia Filmów Dokumentalnych i Fabularnych. Wajda, Kieślowski, Zanussi, Has… Il cinema polacco del realismo socialista è molto amato in Italia. Anche la cucina polacca è molto apprezzata! La gastronomia è un tema centrale nelle conversazioni italiane. L’anno scorso, in collaborazione con la sede romana dell’Ente Polacco per il Turismo, abbiamo organizzato un evento che ha messo a confronto la cucina della Piccola Polonia con quella toscana. Ha vinto la Polonia! I piatti erano presentati in chiave moderna, con combinazioni di sapori insolite, come un dessert a forma di ghianda di cioccolato, con una mousse ai funghi selvatici all’interno. Un accostamento sorprendente che ha conquistato tutti.

Come vedono gli italiani l’architettura delle città polacche?

Ci sono due aspetti… È vero che, ad esempio a Roma, i ritrovamenti archeologici rallentano la costruzione delle linee della metropolitana, ma… una cosa è passeggiare lentamente per la città in vacanza, un’altra è affrontare la vita quotidiana. Le soluzioni architettoniche moderne in Polonia migliorano la qualità della vita urbana e gli italiani lo apprezzano molto.

Trova che ci siano temi relativi alla cultura polacca difficili da trasmettere?

Probabilmente no. Dopo tutto, veniamo dalla stessa cerchia di cultura latina. L’unica cosa che dobbiamo ancora convincere è che il polacco è bello e non è così difficile… Ci sono tanti prestiti dal latino e dal greco, che tra l’altro viene ancora insegnato nelle scuole italiane. 

Quali sono i vostri progetti per quest’anno?

Stiamo preparando una mostra sulla famiglia Sobieski ai Musei Capitolini di Roma e bisogna sottolineare che l’iniziativa è stata proposta da parte italiana. La mostra sarà inaugurata nel corso di questo semestre e si riferisce all’Anno del Giubileo attualmente in corso. La Regina Marysieńka Sobieska è stata a Roma durante il Giubileo del 1700. La mostra sarà accompagnata da una serie di concerti barocchi tra cui opere di Alessandro e Domenico Scarlatti, commissionati da Maria Kazimiera. Il primo si terrà già il 24 maggio nella Chiesa di Santa Cecilia a Trastevere. Si torna così a contatti storici, che vale la pena ricordare perché offrono un ampio spazio per collaborazione. 

E per quanto riguarda il contemporaneo?

A marzo la galleria Eastcontemporary di Milano ospiterà una mostra di artisti provenienti dai Paesi dell’Europa centrale, tra cui Dominika Olszowa e Ali Savashevich. Sempre a marzo, vi invitiamo alla galleria MAGTRE di Roma per una mostra di istallazioni di Agata Stępień, incentrata sul tema della terra. La curatrice è Martyna Sobczyk del museo MOCAK di Cracovia. A maggio è prevista l’inaugurazione di una mostra di fotografie di Rafał Milach presso la galleria Interzone di Roma. Ad aprile celebreremo anche l’80° anniversario della liberazione di Bologna da parte dei soldati polacchi del generale Anders. A luglio, abbiamo in programma di essere presenti al festival letterario di Gavoi, in Sardegna, e al festival jazz di Ancona. A fine anno, vogliamo presentare al pubblico italiano lo spettacolo Capitain Who – una semi-opera, una baracconata musicale in cui si combinano generi musicali di epoche diverse: il barocco e l’opera con il folk e il jazz, le canzoni del lavoro marittimo con la musica ispirata all’opera del compositore del XVII secolo Henry Purcell, il suono del violino jazz con la viola da gamba barocca. Il 1° ottobre si inaugura alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma la mostra italo-polacca Radical Pleasures. A novembre, come da tradizione, vi invitiamo al festival cinematografico CIAK Polska. Ecco alcune proposte selezionate per i prossimi mesi… Molte altre attrazioni attendono il pubblico italiano fino alla fine dell’anno. Vi invitiamo a consultare gli eventi sul nostro sito www.instytutpolski.pl/roma e sui social media. 

FRACOMINA – il volto primaverile della femminilità

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Femminili, forti, consapevoli del loro valore e della loro bellezza che risuona con un particolare modo di vedere il mondo, così uniche ed eccezionali sono le donne di Fracomina. La collezione primavera-estate 2025 di questo marchio italiano è ancora una volta un omaggio alla femminilità e alle sue diverse sfaccettature.

La collezione FRACOMINA primavera-estate 2025 è una sinfonia di eleganza, audacia e versatilità. Pensata per accompagnare ogni donna nella vita di tutti i giorni, ma anche nei momenti particolarmente importanti del suo percorso di vita. Diverse per carattere e stile, le linee raccontano storie diverse, ma sono accomunate dal DNA unico del marchio, che è un mix di personalità interessante, femminilità e audace espressione di sé. Ogni linea è un omaggio a una donna moderna e alla sua anima multidimensionale.

Successo dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Varsavia 2025

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La presenza italiana alla Fiera Internazionale del Libro di Varsavia, tenutasi dal 15 al 18 maggio, ha riscosso un grande successo. Il Padiglione italiano, con il bookshop organizzato da Italicus, ha accolto migliaia di visitatori così come gli incontri organizzati hanno registrato sempre un’ampia partecipazione di pubblico.
Un successo confermato anche dagli organizzatori della Fiera che durante la cerimonia di chiusura hanno inaspettatamente voluto sottolineare la qualità del calendario di incontri organizzato dall’Italia dando un riconoscimento al direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Fabio Troisi e al direttore dell’ICE Varsavia Roberto Cafiero. Il direttore della Fiera Jacek Oryl nel sottolineare l’importante presenza italiana ha snocciolato un po’ di numeri sulla Fiera con 20 padiglioni nazionali, 600 editori presenti, migliaia di autori e oltre 120 mila visitatori con un incremento delle vendite di libri.
Oryl ha poi annunciato che la Fiera ha siglato un accordo per le prossime due edizioni con lo Stadio Nazionale che quindi ospiterà la prossima edizione in programma dal 28 al 31 maggio 2026, date che questa volta non coincideranno con la Fiera del Libro di Torino.

L’Italia alla Fiera del Libro di Varsavia

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Nel 2024, l’Italia è stata per la prima volta paese Ospite d’Onore alla Fiera internazionale del Libro di Varsavia: un evento straordinario, che ha permesso al nostro paese di consolidare la propria presenza sulla scena editoriale polacca diventando protagonista di una delle manifestazioni culturali più importanti della capitale. Grazie all’Ambasciata d’Italia a Varsavia, all’ufficio ICE e all’Istituto Italiano di Cultura è stato realizzato un imponente stand dedicato a pubblico e operatori, animato da alcune tra le maggiori case editrici italiane, oltre a un programma di incontri e conferenze che ha visto la partecipazione di più di 20 autori nel corso delle quattro giornate della Fiera. L’iniziativa, coordinata in Italia dal Ministero della Cultura, Centro per la Promozione del Libro e la Lettura e Associazione Italiana Editori, ha avuto un importante seguito nel dicembre scorso, quando la Polonia è stata selezionata per la prima volta come paese “Fellow” nell’ambito della Fiera “Più Libri Più Liberi” a Roma.

Anche nel 2025, pertanto, si è deciso di confermare la presenza dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Varsavia, sia come segnale di continuità dopo il successo dell’anno precedente che per proseguire il lavoro che gli editori italiani e polacchi stanno facendo per accrescere le collaborazioni e le possibilità di scambio. Il centro della partecipazione italiana sarà anche quest’anno lo stand, realizzato dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con l’ufficio ICE di Varsavia, che sarà situato nella prestigiosa Sala Marmurowa del Palazzo della Cultura e della Scienza, e che ospiterà una libreria italiana, spazi per la promozione dell’editoria del nostro paese e iniziative dedicate alla promozione della lingua. Inoltre, non mancheranno gli incontri con gli autori, che spazieranno dalla narrativa alla saggistica, dai classici del Novecento ad autori contemporanei, fino a momenti dedicati alle collaborazioni editoriali in senso stretto: nel corso di tutti i quattro giorni della manifestazione, dal 15 al 18 maggio, non mancheranno pertanto presenze italiane, anche in collaborazione con alcuni degli editori polacchi presenti in Fiera.

La promozione della cultura italiana in Polonia, e del nostro sistema paese in generale, non può prescindere dalla valorizzazione dell’editoria, settore di punta sia dal punto di vista degli scambi commerciali che dal punto di vista dell’impatto sul pubblico: la prova di ciò è nell’enorme successo che un gran numero di autori italiani ha presso il pubblico polacco, nell’amore nei confronti della nostra lingua, nell’eccellenza degli studi di italianistica in tutto il paese. Un settore che noi istituzioni abbiamo il dovere e l’onore di sostenere e contribuire a sviluppare, sia per le positive ricadute economiche, sia perché solo attraverso il libro è possibile custodire, trasmettere e scambiare idee, valori, sentimenti, emozioni. La partecipazione alla maggiore fiera in Polonia dedicata al libro e alla lettura è un’occasione straordinaria, un momento di reale crescita del dialogo interculturale tra Italia e Polonia, a cui siamo orgogliosi di contribuire ancora una volta.

Ci auguriamo di trovarvi numerosi per celebrare il libro italiano, il libro polacco e l’amore per la lettura che unisce i nostri paesi!

Cezary Poniatowski – artista vincitore della XXIII edizione del Premio Ermanno Casoli

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La Fondazione Ermanno Casoli annuncia il vincitore della XXIII edizione del Premio Ermanno Casoli, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali dedicati al rapporto tra arte e impresa. Il premio è stato assegnato all’artista polacco Cezary Poniatowski che realizzerà un’opera d’arte site-specific per lo stabilimento di Elica Group Polska, la sede di Elica a Jelcz-Laskowice in Polonia, che quest’anno celebra il suo ventesimo anniversario. Il progetto è a cura di Jakub Gawkowski e Marcello Smarrelli.

Francesco Casoli, Presidente di Elica, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi che il Premio Ermanno Casoli, un progetto che incarna i valori identitari di Elica, si tenga per la prima volta nello stabilimento in Polonia. Questa edizione del premio è particolarmente significativa poiché coincide con il ventesimo anniversario di Elica Group Polska, che è diventata una parte fondamentale del nostro gruppo, contribuendo alla sua crescita ed evoluzione. Crediamo che l’arte sia un potente strumento di connessione e sviluppo e siamo entusiasti di vedere come questo progetto coinvolgerà la comunità aziendale”.

Nella sua pratica artistica, Cezary Poniatowski trasforma materiali e oggetti di uso quotidiano in composizioni scultoree. Traendo ispirazione dalle storie, dalle emozioni e dai ricordi legati alla cultura materiale, l’artista crea opere che risultano familiari e inquietanti allo stesso tempo. “La ricerca di Poniatowski indaga il modo in cui la percezione plasma il significato, come riconosciamo forme familiari in composizioni astratte e come i materiali legati a funzioni domestiche o di uso comune possano assumere una valenza culturale ed emotiva. Questo approccio alla scultura e alle sue relazioni con lo spazio lo colloca
tra le voci più interessanti della scena artistica internazionale” – afferma Jakub Gawkowski, co-curatore di questa edizione del Premio Ermanno Casoli.

Marcello Smarrelli, Direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli, aggiunge: “Il Premio Ermanno Casoli ha sempre avuto l’obiettivo di favorire il dialogo tra arte e impresa, utilizzando il linguaggio universale dell’arte per ispirare nuove prospettive e modi di pensare. Lo facciamo in tutti i paesi in cui Elica opera, diffondendone i valori a livello globale e rafforzando il profondo legame tra creatività e innovazione. Grazie alla sua pratica artistica che affronta questioni cruciali quali la condizione umana e il suo rapporto con la tecnologia e l’ambiente, siamo certi che il contributo di Cezary Poniatowski avrà un impatto profondo e duraturo sull’azienda e sui suoi dipendenti”.

Partendo da queste considerazioni, Cezary Poniatowski è stato invitato a ideare un progetto site-specific per lo stabilimento di Elica Group Polska che, come caratteristico del Premio Ermanno Casoli, coinvolgerà direttamente i dipendenti nella creazione di un’opera d’arte permanente. L’intervento di Poniatowski si concentrerà su una funzione vitale come il respiro, sia come processo fisiologico sia come metafora di circolazione, flusso e trasformazione. Interagendo con le tecnologie avanzate di Elica, che regolano e ottimizzano la saturazione dell’aria, il progetto metterà in relazione tali processi con i più ampi scambi metabolici che avvengono nei corpi individuali e collettivi.

Questa attività, concepita in un’ottica di formazione aziendale, nasce e si sviluppa a partire da un’esigenza individuata all’interno dell’azienda in collaborazione con il dipartimento delle Risorse Umane. “Un progetto che – ha dichiarato Katarzyna Wieteska, HR Manager di Elica Group Polska – non è solo una celebrazione del ventesimo anniversario di Elica Polska, ma anche un’opportunità per rafforzare il legame e il senso di appartenenza all’interno del nostro gruppo. Attraverso l’arte vogliamo ispirare collaborazione, creatività e valori condivisi tra i nostri dipendenti, rafforzando quel forte legame che definisce la cultura aziendale di Elica”.

L’opera sarà inaugurata a giugno 2025 nella sede di Elica Group Polska a Jelcz-Laskowice, Polonia.

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Cezary Poniatowski è un artista interdisciplinare che vive e lavora a Varsavia, in Polonia, e a Creta, in Grecia. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Varsavia, si è inizialmente fatto conoscere per i suoi dipinti, caratterizzati da un’estetica audace e grafica e da una palette di colori essenziale. Negli ultimi cinque anni, è passato dalla pittura alla scultura, creando forme spaziali e installazioni site-specific. Tra le sue recenti mostre personali e bipersonali figurano: Scouts Wschód, New York, Stati Uniti, 2024; News from Home, Galerie Derouillon, Parigi, Francia (con Biraaj Dodiya), 2024. Tra le sue recenti mostre collettive figurano: Little Tree Ginny on Frederick, Londra, Regno Unito, 2024; Productive Narcissism, 032c gallery, Berlino, Germania, 2024; Air Service Basel 2024, Air Service Basel, Basilea, Svizzera (organizzata da Lo Brutto Stahl, Parigi), 2024; Does The Rising Sun Affright, Zachęta – National Gallery of Art, Varsavia, Polonia, 2024; It Was A Hot Day, A Day That Was Blue All Through, Crèvecœur, Parigi, Francia, 2024; Living Spaces, Molitor, Berlino, Germania, 2023; Reading Stones, Linseed Projects, Shanghai, Cina, 2023. Cezary Poniatowski è rappresentato da Galeria Wschód (Varsavia; New York). www.cezaryponiatowski.pl

Jakub Gawkowski è curatore e storico dell’arte, capo del Dipartimento di Arte Moderna presso il Muzeum Sztuki di Łódź e dottorando presso il Dipartimento di Storia Comparata della Central European University di Vienna. Nelle mostre da lui curate, nei suoi scritti e nelle sue ricerche, esplora le arti visive in relazione alla temporalità, alla conoscenza e alla memoria. Le sue recenti mostre curate e co-curate includono Erna Rosenstein, Aubrey Williams. The Earth Will Open its Mouth presso il Muzeum Sztuki di Łódź, The Work That Textile Does presso il Central Museum of Textiles di Łódź e Wacław Szpakowski. Riga Notebooks presso il Latvian National Museum of Art di Riga. I suoi saggi e interviste sono stati pubblicati in riviste specializzate come Krytyka Polityczna e e-flux, tra le altre, nonché in vari cataloghi di mostre. È membro dell’International Association of Art Critics (AICA), del comitato scientifico di TRAFO a Szczecin e del comitato scientifico del QueerMuzeum a Varsavia.

Marcello Smarrelli è Direttore Artistico della Fondazione Ermanno Casoli di Fabriano, di Pesaro Musei, della Fondazione Pastificio Cerere di Roma e curator at large alla Fondazione Memmo di Roma, Membro del Comitato Scientifico Osservatorio della Cultura della Regione Marche. Nato a Roma, storico dell’arte e curatore, dopo la laurea in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma e la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Siena, si è dedicato in modo particolare allo studio dei rapporti tra estetica e pedagogia, perfezionando una pratica curatoriale sempre più affine alle tematiche legate all’arte nello spazio pubblico e all’estetica relazionale. Ha curato decine di mostre in istituzioni pubbliche e private, progetti d’arte pubblica, workshop di formazione con gli artisti per importanti aziende multinazionali: il progetto E-STRAORDINARIO, ideato per la Fondazione Ermanno Casoli, basato sulla cooperazione tra artisti e impresa per la formazione aziendale, si è classificato primo al Premio Cultura+Impresa 2014. I suoi interventi critici sono pubblicati in cataloghi e riviste specializzate con le quali collabora regolarmente. È stato membro di importanti giurie per l’assegnazione di premi per l’arte contemporanea in Italia e all’estero (Curatore del Premio Ariane de Rothschild, critico selezionatore Premio della Fondazione Prince Pierre de Monaco, Premio Furla, Talent Prize, Premio per la Giovane Arte Italiana, ideatore e curatore di 6artista, Premio Ermanno Casoli, Surprize).

La Fondazione Ermanno Casoli (FEC), nata nel 2007 in memoria di Ermanno Casoli (Fabriano, 1928 – 1978) fondatore di Elica – azienda italiana leader globale nei sistemi aspiranti da cucina e principale sostenitrice della FEC – promuove iniziative in cui l’arte contemporanea diventa uno strumento didattico e metodologico capace di migliorare gli ambienti di lavoro e di innescare processi innovativi. Pioniera nell’indagare le potenzialità del dialogo fra arte e impresa, la FEC si è affermata in Italia come modello di riferimento all’avanguardia nel campo della formazione aziendale attraverso l’arte contemporanea, proponendo attività sempre più strutturate e specializzate, che coinvolgono artisti di fama internazionale, in grado di far interagire questi due mondi nel rispetto dei reciproci obiettivi. Questo metodo è stato oggetto di studio nella pubblicazione “Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli”, edita da Egea nel 2018 e pubblicata in inglese nel 2021.

Il Premio Ermanno Casoli è concepito come una commissione che la Fondazione Ermanno Casoli affida, di edizione in edizione, a un artista per realizzare un’opera d’arte permanente in un’azienda, con la partecipazione attiva delle persone che vi lavorano. Il Premio viene attribuito a quegli artisti che nella loro ricerca mostrano una particolare sensibilità e attenzione ai temi sociali e politici, in cui la relazione e la condivisione del lavoro diventano elementi essenziali della progettazione, prevedendo un periodo più o meno lungo di residenza nelle aziende coinvolte. Nel corso degli anni il premio è stato assegnato a: Agostino Iacurci (2024), Claire Fontaine (2023), Eugenio Tibaldi (2022), Jorge Satorre (2021), Matteo Fato (2020), Patrick Tuttofuoco (2019), Elena Mazzi, (2018), Andrea Mastrovito (2016), Yang Zhenzhong (2015), Danilo Correale (2013-2014), Anna Franceschini (2012), Francesco Barocco (2011), Francesco Arena (2009). www.fondazionecasoli.org

Elica, azienda italiana all’avanguardia nel design e nella produzione di elettrodomestici dedicati al cooking con oltre 50 anni di storia e leadership globale nei sistemi aspiranti da cucina. Punto di riferimento europeo nei motori elettrici per elettrodomestici e caldaie da riscaldamento. Circa 2600 dipendenti distribuiti tra l’headquarter di Fabriano e i sette stabilimenti in Italia, Polonia, Messico e Cina: questi i numeri di Elica, perseguiti sotto la costante guida del presidente Francesco Casoli. Risultati ispirati da valori che da sempre guidano ogni progetto, prodotto, attività: il design che coniuga estetica e performance per un’esperienza di cooking straordinaria, l’arte come modello dei processi creativi e del metodo di lavoro e l’innovazione al servizio di una tecnologia capace di esaltare le funzionalità dei prodotti. www.elica.com

Garage – colezione primavera/estate 2025

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traduzione it: Agata Pachucy

 

Scaldate i motori! È tempo di PINKO Garage. Avventuriera nell’anima, la donna PINKO sfida le convenzioni con stile e charme. Biglietto di ritorno in mano, all’aeroporto di Rio De Janeiro, dove si è appena conclusa la sua avventura su due ruote, qualcosa la trattiene… non è ancora l’ora di tornare a casa. New York può aspettare. 

Su un ledwall appare la promo di una vera impresa in motocicletta… si parte da Buenos Aires, Argentina, e si percorrono 5.600 miglia attraverso i terreni più disconnessi, dalle dune di sabbia alle montagne, dal deserto ai laghi salati, arrivando fino alla costa cilena e ritorno. 

Non resta che tornare in città e in una stradina nel quartiere bohémien di Santa Teresa trova lo spazio perfetto per dare forma al suo PINKO Garage. 

La preparazione è complessa e complicata, ma l’adrenalina scorre nelle vene.
Come in ogni officina che si rispetti non può mancare la jumpsuit, in cotone color burro o in una mussola total black dalla mano languida e setosa. 

Dettagli workwear punteggiano la collezione, dai vest zippati da portare a pelle come nuovi top intrisi di coolness urbana, ai mini dress con balze abbinati a leggings second skin in pizzo per un accattivante gioco di sovrapposizioni. 

Il countdown è iniziato, è ora di trasferirsi nelle strade di Buenos Aires. Ci si immerge in un vero spirito competitivo con i pattern damier in classiche combinazioni di bianco o nero, ma anche in varianti rosso fuoco o giallo lime, sempre super glam e femminili: in paillette nei tank top portati con T-shirt costellate da patch o pantaloni capri con intarsi in stile racing, in pizzo su pantaloni, shorts e canotte abbinate a gonne balloon in tessuti metallizzati effetto silver foil. 

L’animo sporty e active della donna PINKO si traduce in tracksuit con patch e bande a contrasto dal vibe anni Settanta e nei bomber abbinati a micro gonnelline dallo spirito girly. 

Mentre in Cile tra le dune del deserto sfoggia con disinvoltura giacche in pelle con intarsi di fiamme del PINKO Garage Team, il suo lato più femminile si rivela quando sceglie abiti off-shoulder dai volumi a palloncino oppure opta per la seducente leggerezza delle bluse e dei pantaloni in devoré….
La notte stellata del Sud America, d’altronde, risveglia il suo lato più romantico. 

Ma il viaggio continua, e lei da instancabile viaggiatrice e giramondo, trova nelle Love Bag fedeli alleate per conservare come tesori tutto ciò che le sta a cuore, inclusi preziosi amuleti che la accompagnano nelle sue avventure su due ruote. Dalle tote in canvas alle pouch dallo spirito boho-chic fino alla nuova borsa foulard, morbidissima e capiente con il suo mix di eleganza e praticità. 

Sono tanti i ricordi collezionati lungo la strada… l’arrivo a Plaza de la Republica, la strada più grande del mondo che attraversa il cuore di Buenos Aires, è trionfante. Alle spalle i chilometri percorsi, di fronte un futuro ancora tutto da costruire. 

Due parole sulla poesia… e sulla Szymborska

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Utilizzando questo qrcode è possibile ascoltare la lettura in italiano di questo articolo da parte dell’autore Mauro Tucciarelli.

 

Una delle domande che mi viene posta più frequentemente durante i miei corsi di scrittura riguarda il concetto di “vera poesia”. È più autentica la poesia classica, come ad esempio quella dantesca, basata su schemi metrici precisi come l’endecasillabo, oppure la poesia moderna, libera da queste strutture?

La risposta è che entrambe rappresentano pienamente la poesia, pur appartenendo a epoche e contesti culturali diversi. Ad esempio nel Dolce Stil Novo, i poeti come Guido Cavalcanti, Lapo Gianni o Dante, erano figure più simili alle rockstar odierne. I loro componimenti, rigorosamente strutturati, venivano spesso accompagnati dalla musica e declamati dai cantastorie. Questi schemi metrici rigidi non erano una limitazione, ma una necessità: consentivano che i versi fossero musicali e facilmente memorizzabili. Non a caso, molti appassionati fiorentini attendevano con impazienza “l’uscita” dei nuovi poemi per poterli ascoltare nelle piazze della città. Per adattarsi alla metrica, i poeti non esitavano a inventare o modificare le parole esistenti. Dante stesso, nella Divina Commedia, crea termini come ad esempio mesto, molesto, insusare o inurbare per rispettare la musicalità dell’endecasillabo. Una dimostrazione eloquente di questa relazione tra poesia e musica la troviamo nel canto II del Purgatorio. Qui Dante incontra l’anima dell’amico musico e cantore toscano Casella che, alla vista del sommo poeta, gli intona i versi di “Amor che nella mente mi ragiona”, un componimento tratto dal Convivio. La dolcezza della musica rapisce le anime presenti, ma l’armonia è bruscamente interrotta dall’intervento di Catone, il custode del Purgatorio, che inveisce aspramente su di esse rimproverandole di negligenza e lentezza nella via della redenzione. Questa connessione tra parola, ritmo e musica ci ricorda come la poesia fosse un’arte viva, sonora e profondamente popolare, un ponte tra il linguaggio scritto e quello orale, capace di parlare al cuore e alla mente del pubblico. Tuttavia la poesia è un’arte camaleontica: cambia, si adatta e riflette l’epoca in cui nasce. Se la poesia antica doveva rispondere all’esigenza di essere recitata o cantata, la poesia moderna è invece un’arte che esiste sulla pagina e nella mente del lettore. La poesia moderna ha perso i rigidi schemi metrici e le rime tradizionali che caratterizzavano la poetica del passato, ma non ha rinunciato a una struttura ricca di tecnica e significati. Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura, è un esempio fulgido di una delle massime esponenti di questa modernità. La sua opera rifugge schemi rigidi come rime obbligatorie e metriche fisse, preferendo una libertà formale che permette di esplorare temi universali con profondità e leggerezza. I suoi versi liberi non sono però privi di tecnica: anzi, ogni parola è scelta con precisione chirurgica, ogni pausa e ritmo sono studiati per evocare riflessioni e immagini potenti. Di seguito analizzeremo la versione in polacco di una sua poesia dal titolo “Wszelki wypadek” (“Ogni caso” in italiano) a testimonianza del fatto che, malgrado l’assenza di strutture metriche, il componimento è davvero ricco di elaborati meccanismi. La poesia è un canto sulla fragilità dell’esistenza e sull’apparente casualità degli eventi. Pur usando versi liberi, la Szymborska costruisce un ritmo incalzante attraverso una serie di ripetizioni e figure retoriche. Le figure retoriche sono strumenti linguistici che arricchiscono il testo, enfatizzando concetti, evocando emozioni o creando effetti sonori e ritmici particolari. Vediamo meglio questo aspetto per capire cosa sono e nello specifico quali di esse vengono utilizzate. Le figure retoriche si dividono in tre categorie principali:

Figure di suono: si concentrano sulla ripetizione, sul ritmo o sull’effetto acustico delle parole. In questo componimento si trovano sia l’allitterazione, ovvero la ripetizione di suoni simili in parole diverse, sia l’assonanza, che si concentra esclusivamente sulla ripetizione delle vocali, creando effetti sonori che arricchiscono il ritmo e l’armonia del testo.

Figure di significato: giocano sul senso delle parole, come le metafore (un parallelismo di elementi), l’antitesi (la contrapposizione di elementi), la litote (l’espressione di un concetto attraverso la sua negazione), la sinestesia (che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione) e l’aprosdoketon (una conclusione a sorpresa che rende il finale inatteso).

Figure di ordine: riguardano la struttura del testo, come l’anafora (ripetizione di parole all’inizio dei versi), l’epanalessi (ripetizione delle stesse parole o di abbondanti parti di esse nello stesso verso), l’enumerazione (elenchi di oggetti o elementi) e l’enjambement (che si usa per spezzare un pensiero su due versi per creare un senso di attesa).

Queste tecniche vengono usate in poesia per aggiungere ritmo, intensità emotiva o riflessione e in questa analisi ne vedremo il sapiente uso che ne fa la Szymborska.

Wszelki wypadek(Ogni caso)

Prima strofa:

Zdarzyć się mogło.
Zdarzyć się musiało.
Zdarzyło się wcześniej. Później.
Bliżej. Dalej.
Zdarzyło się nie tobie.
Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

All’interno di questa strofa sono presenti numerose figure retoriche, come ad esempio le allitterazioni nelle parole che contengono la Z sonora e le assonanze con la E acuta. La Z sonora è una consonante affricata alveolare dal suono vibrante e continuo che viene utilizzata per produrre un effetto ritmico incisivo, essa ricorre nella strofa all’inizio di quasi tutti i versi. La vocale E produce un suono breve e acuto che conferisce al testo un ritmo incalzante. Essa ricorre ben 11 volte nel testo e crea delle rime in tutte le parole terminanti con “ej” e “ie”. Inoltre troviamo figure di significato come le antitesi nelle opposizioni come wcześniej/Później (prima/dopo) e Bliżej/Dalej (più vicino/più lontano) che creano un contrasto spaziale e temporale. Troviamo anche una litote in Zdarzyło się nie tobie (È accaduto non a te), dove si nega l’azione per rafforzare il senso di incertezza e distacco personale. Per concludere troviamo un’anafora nella ripetizione di Zdarzyć się (accadere) all’inizio di più versi, sottolineando così l’inevitabilità degli eventi. 

Seconda strofa:

Ocalałeś, bo byłeś pierwszy.
Ocalałeś, bo byłeś ostatni.
Bo sam. Bo ludzie. Bo w lewo. Bo w prawo.
Bo padał deszcz. Bo padał cień.
Bo panowała słoneczna pogoda.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente. Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Sono numerose anche nella seconda strofa le allitterazioni nella presenza della P e della B che sono consonanti occlusive che danno velocità di ritmo ai versi. Esse ricorrono ben 11 e 6 volte creando un effetto insistente e ossessivo. La poetessa continua a smarrire il lettore inserendo ripetute antitesi nelle contrapposizioni come pierwszy/ostatni (primo/ultimo) e sam/ludzie (da solo/la gente) che rafforzano la molteplicità dei fattori coinvolti. In termini di disposizione delle parole, troviamo l’anafora nella ripetizione di Bo (Perché), che troviamo anche in epanalessi in Bo sam. Bo ludzie. Bo w lewo. Bo w prawo e nel verso successivo in Bo padał deszcz. Bo padał cień, che costruisce una struttura ritmica scandita e precisa.

Terza strofa:

Na szczęście był tam las.
Na szczęście nie było drzew.
Na szczęście szyna, hak, belka, hamulec,
framuga, zakręt, milimetr, sekunda.
Na szczęście brzytwa pływała po wodzie.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

Nella terza strofa troviamo numerose allitterazioni date dall’uso delle consonanti N e M che insieme ricorrono per 11 volte. Quest’ultime sono consonanti nasali che rallentano il ritmo, conferendo così un tono più lento e meditativo. Ad aumentare l’incertezza, la tensione e la complessità troviamo l’enumerazione di oggetti e elementi in szczęście szyna, hak, belka, hamulec / framuga, zakręt, milimetr, sekunda, dove le connessioni logiche tra le immagini sono implicite, creando così un effetto di sospensione e ricerca nel lettore. Inoltre l’ossimoro in Na szczęście nie było drzew (Per fortuna non c’erano alberi) è un paradosso che aumenta il senso di riflessione e smarrimento. Continuando l’analisi di questa strofa, veniamo martellati dall’anafora data dalla ripetizione di Na szczęście (Per fortuna) e la struttura aumenta proporzionalmente nella grandezza dei versi creando un climax ascendente: i versi diventano sempre più lunghi, suggerendo un accumulo crescente di possibilità. Un’interessante questione, soprattutto legata al conferimento di significati tra il polacco e l’italiano la troviamo nella metafora finale Na szczęście brzytwa pływała po wodzie (Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio). Per un italiano questa costruzione può sembrare contraddittoria a prima vista: come può un oggetto tagliente e pericoloso essere una fortuna? Ma la decifrazione nel polacco di questa metafora avviene immediatamente in quanto esiste un detto “Tonący brzytwy się chwyta”, che tradotto letteralmente significa “Chi annega si aggrappa al rasoio”. Mi viene di accostarla all’espressione italiana “ultima spiaggia” o alla latina “extrema ratio”, con il significato di «ultima soluzione, estremo rimedio», a cui si ricorre quando non vi siano altre vie d’uscita, e che può quindi essere anche la soluzione più dolorosa o più violenta. A onor del vero, il proverbio “Chi affoga si attaccherebbe ai rasoi”, benché oggi sconosciuto nell’italiano moderno, trova traccia nel dialetto toscano, in particolare nell’ambito marinaresco livornese. Questo interessante dettaglio mi è stato gentilmente segnalato dall’esperto traduttore Tadeusz Zatorski, che ha rintracciato il proverbio in una rara antologia di prosa e poesia risalente al 1921.

Quarta strofa:

Wskutek, ponieważ, a jednak, pomimo.
Co by to było, gdyby ręka, noga,
o krok, o włos
od zbiegu okoliczności.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Il tono di questa strofa è estremamente riflessivo, le enumerazioni date dall’accumulo di congiunzioni nel primo verso e degli elementi nei successivi, insiste nell’effetto di smarrimento, la dimensione decrescente della grandezza dei versi nella strofa ci porta verso la chiusura del poema con un climax discendente che compensa quello ascendente della strofa precedente. A livello ritmico ricorrono 13 vocali O che sono di rallentamento e troviamo numerose parole di lunghezza e suono simile che conferiscono una linearità generale. Le ripetizioni e l’accumulo rallentano ulteriormente il ritmo, creando una cadenza malinconica.

Quinta e ultima strofa:

Więc jesteś? Prosto z uchylonej jeszcze chwili?
Sieć była jednooka, a ty przez to oko?
Nie umiem się nadziwić, namilczeć się temu.
Posłuchaj,
jak mi prędko bije twoje serce.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? 
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

La strofa finale ci sposta da un significato universale a uno individuale e la poetessa nei primi due versi si rivolge direttamente al lettore interrogandolo con delle domande retoriche. Troviamo una litote in Nie umiem się nadziwić (non c’è fine, che ha un significato più intenso del termine “infinito”). Troviamo un enjambement al penultimo verso Posłuchaj … che crea un effetto di pausa per introdurre l’aprosdoketon con il quale la poesia si chiude: jak mi prędko bije twoje serce, dove il paradosso inaspettato e commovente tra il battere in me il tuo cuore, riporta il singolo in un senso di comunione con gli altri. In esso troviamo anche una forte sinestesia data dal coinvolgimento dell’udito (nel sentire) e del tatto (nel cuore che batte). Dal punto di vista sonoro, il mio orecchio di madrelingua percepisce l’ultimo verso, nella versione italiana, come particolarmente ritmico e musicale. Questo effetto è abilmente ottenuto, nella traduzione di Pietro Marchesani, attraverso l’uso esclusivo di parole piane, ossia quelle in cui l’accento tonico cade sulla penultima sillaba, conferendo al verso una fluidità naturale e armoniosa: còme mi bàtte fòrte il tùo cùore. Wszelki wypadek è una riflessione profonda sulla casualità della vita e sulla fragilità dell’esistenza umana. Se i poeti del passato come Dante adattavano il linguaggio per rispettare la metrica, la Szymborska manipola il ritmo e il suono per creare un effetto altrettanto strutturato ma più libero. Entrambe le forme sono poesia: una legata alla musica e al racconto orale, l’altra più intima, costruita per il silenzio della lettura. Attraverso un uso sapiente di figure retoriche, ritmo e struttura, Szymborska conduce il lettore in un viaggio che parte dal caos universale e termina nell’intimità del singolo come parte del tutto, lasciando spazio alla meraviglia e alla riflessione. Come lei stessa ha detto, “Preferisco ridere, anche quando rido tra le lacrime”. La sua poesia ci invita a fare lo stesso: riflettere, accettare e anche sorridere.

Mauro Tucciarelli – scrittore e docente di tecniche di scrittura presso l’Università UKEN di Cracovia

Sorelle Melosik: la musica nel destino, l’italiano per passione

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fot. Malinowski Fotografia

“Non potevamo che diventare cantanti!”

Inizia così l’intervista con Dagmara e Martyna Melosik, brave, splendide, simpatiche gemelle cantanti, autrici di musica e testi, già vincitrici del Premio del Pubblico al Festival di Opole 2018. Un DNA musicale ereditato dai genitori.

“Nostro padre e nostro fratello per formazione sono entrambi pianisti e direttori d’orchestra. Nostro fratello per vent’anni ha lavorato con Małgorzata Ostrowska, rock star polacca degli anni ’80. La sorella maggiore suona la viola e a noi, fin da piccole, è stato riservato il ruolo di cantanti”.

Loro suonavano e vi chiedevano di cantare?

“In realtà ci chiedevano di star zitte perché noi cantavamo senza sosta!”

E vostra madre?

“È chimica per formazione, ma ha orecchio pure lei. Il bell’aneddoto familiare è che lei qualche volta da ragazza si mise al Rynek di Poznan a suonare la chitarra. Nostro padre la vide. Riuscì a scoprire il suo nome e la via in cui abitava e la cercò bussando ad ogni porta di quella via! La trovò e la sposò!”

Ma che storia meravigliosa! Insomma eravate destinate a diventare cantanti!

“Sì anche se in realtà i nostri genitori ci avevano messo in guardia sulle difficoltà di fare una carriera in questo mondo, motivo per cui non abbiamo scelto il Conservatorio ma la Facoltà di Italianistica di Poznan e dopo il successo di Martyna al contest “Fabryka Gwiazd” ci siamo trasferite a Varsavia e abbiamo continuato lì gli studi”, spiega Dagmara.

Martyna ha vinto da sola?

“Sì, questo era il format di “Fabryka Gwiazd”, il talent show di Polsat non ammetteva duetti. Però subito dopo la mia vittoria siamo ritornate a esibirci insieme. Quel successo ha segnato la nostra vita non solo per il trasferimento a Varsavia ma anche perché abbiamo cominciato a scrivere le nostre canzoni”, racconta Martyna.

fot. archivio di famiglia

Siete due gemelle diverse? Ovvero con gusti e tonalità differenti?

“Dagmara fin da piccola giocava a far la cantante d’opera, lei prende le note più alte, io quelle più basse, lei amava Edyta Gorniak io Michal Jackson. Però, ascoltando qualche vecchia registrazione, anche noi a volte confondiamo le nostre voci. Per quanto riguarda l’aspetto fisico abbiamo trovato la soluzione: mi sono tagliata i capelli così non c’è rischio che ci confondano”, scherza Martyna.

Nessun problema neanche con i fidanzati?

“Per fortuna no! Anzi una volta è capitato che ci siamo innamorate dello stesso ragazzo polacco ed è stato un disastro!”, ricorda Dagmara!

E L’Italia?

“La scelta di italianistica è stata abbastanza casuale, volevamo studiare qualcosa che se un giorno avessimo dovuto mollare gli studi, per seguire la carriera musicale, almeno ci avrebbe lasciato qualche nozione utile, insomma non potevamo far medicina… Poi però ci siamo innamorate dell’Italia, senza contare che conoscere l’italiano per due cantanti dovrebbe quasi essere obbligatorio!”

fot. Jacek Poremba

Cosa c’è di italiano nella vostra vita?

“Possiamo dire che l’Erasmus, fatto insieme, a Bologna, ci ha insegnato tanto. Io ho imparato a prendere la vita con meno stress, a godere delle pause, ho capito che la vita è anche o soprattutto quello che succede tra un impegno e l’altro, ovvero il fermarsi a chiacchierare davanti ad un caffè o ad un buon piatto. E poi dopo quella esperienza abbiamo preso la bella abitudine di tornare in Italia almeno una volta l’anno anche per andare a trovare i nostri tanti amici che abbiamo tra Roma, Bologna e Firenze, e poi diciamo la verità l’Italia non annoia mai”, spiega Martyna.

“Per me è stata anche una scuola culinaria nel senso che ho capito quanto gli italiani diano importanza al cibo. All’epoca convivevamo con altri studenti e la spesa la facevamo a settimane alternate, quando è toccato a me ho comprato quello che serviva senza dare importanza alle marche e alla qualità. Il coinquilino romano, giovanissimo forse aveva 18 anni, mi ha fatto una lavata di capo spiegandomi che “noi siamo quel che mangiamo” e che dobbiamo aver rispetto per il nostro corpo e quindi mangiare solo cibi fatti con prodotti di qualità. Da quel momento la mia cultura culinaria ha svoltato!”, aggiunge Dagmara.

Torniamo alla musica…

“E anche nella musica abbiamo più feeling con gli italiani! Da adolescenti suonavamo il clarinetto (Dagmara) e il sassofono (Martyna) in una banda musicale di Tarnowo Podgórne, un comune polacco gemellato con una città tedesca e con l’italiana Rosate. Bè, ovviamente quando facevamo tutti insieme gli eventi musicali noi andavamo più d’accordo con gli italiani. Comunque dopo il successo di Martyna in Fabryka Gwiazd abbiamo iniziato una collaborazione con Paweł “Józek” Jóźwicki della casa discografica Jazzboy, che ha lanciato tra gli altri anche Ania Dąbrowska. È cominciata così la nostra amicizia con Ania con cui tuttora collaboriamo come sue coriste e paroliere. Dopo il Premio del Pubblico a Opole, con il nostro brano Batumi, abbiamo deciso di dedicarci seriamente a scrivere musica e testi originali. Il nostro primo album “Znam na pamięć dalszy ciąg” (Conosco il seguito a memoria) è uscito nel 2022.”

Come si può definire il vostro genere di musica?

“Direi che il primo album è abbastanza country con note pop, mentre il secondo in uscita quest’anno sarà soprattutto pop. Ci piace cantare a tre o quattro voci, per cui abbiamo nella nostra banda anche nostro fratello e a volte anche la sorella maggiore”.

Ma voi che musica ascoltate?

“Ti dirò la verità… quella che ascoltavamo a casa da bambine ovvero quella classica, siamo ossessionate da Chopin. Poi naturalmente ascoltiamo anche pop. Per quanto riguarda gli artisti italiani io apprezzo molto Gianmaria Testa e Simone Cristicchi”, puntualizza Dagmara.

Toglietemi una curiosità, la Polonia è un paese dalla straordinaria tradizione musicale, possibile che abbia così poco successo all’Eurovision?

“Perche’ non hanno scelto il nostro brano!” ridono le sorelle. “Forse il problema sta nella selezione della canzone da inviare. Si cerca un po’ troppo un pezzo che possa piacere a tutti ma così facendo si rischia di scegliere qualcosa di poco originale. Secondo noi è una tattica sbagliata. Bisogna sempre lasciare che i cantanti siano se stessi”.

fot. Jacek Poremba