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Jan Ostrowski, l’Italia una delle patrie dell’arte europea

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Intervista a Jan Ostrowski, storico dell’arte ed ex-direttore del museo Castello del Wawel

A giugno del 2018 le è stato conferito il premio Gazzetta Italia per i suoi meriti nel rafforzare i rapporti italo-polacchi. Quando e in quale occasione sono cominciate le sue relazioni con l’Italia?

In quanto storico dell’arte è naturale che i miei interessi si concentrino sull’Italia: una delle principali fonti della cultura e dell’arte europea. Ancora ai tempi universitari imparare i nomi dei monumenti italiani, che avevano un suono alquanto originale, per noi era una sfida. Per  esempio, la pronuncia di luoghi come “Santa Maria sopra Minerva” oppure “Palazzo Massimi alle Colonne” è bellissima, non le pare? Seguendo il consiglio di mio padre già dal primo anno dell’università ho cominciato a studiare l’italiano. Dopo un anno ero in grado di comunicare e quando sono andato in Italia, dopo il secondo anno, me la cavavo abbastanza bene. Questo è stato un bel po’ di tempo fa, era il lontano 1967. Dieci anni dopo, grazie alla borsa di studio della fondazione di Roberto Longhi, ho passato tutto un anno accademico a Firenze. All’epoca ero ormai uno storico dell’arte abbastanza maturo, avevo già conseguito il mio dottorato di ricerca e durante questo soggiorno ho raccolto i materiali per il libro che è diventato la base per la mia abilitazione. Successivamente sono tornato in Italia spesso.

Che cosa ammira dell’Italia e cosa non le piace?

Dal punto di vista di storico dell’arte l’Italia è una una terra promessa, una delle patrie dell’arte europea. La sua forza sta nella moltitudine di monumenti e opere d’arte che attirano milioni di persone. E poi l’Italia è un bellissimo paese, un vero giardino d’Europa, avvantaggiato dal punto di vista geografico: mare caldo e meravigliose montagne. Italia significa anche buona cucina e ottimo vino. Allo stesso tempo l’italiano medio è molto aperto, con simpatia approccia gli stranieri, soprattutto quando si rende conto che può comunicare in italiano. Se dovessi proprio indicare una qualità che meglio caratterizza gli italiani di sicuro proporrei la franchezza, la facilità di relazionarsi con gli altri, e penso che a noi non farebbe male prendere esempio da loro. Eppure, nonostante la sua unicità e bellezza, l’Italia ha anche qualche problema, che comunque è normale, poiché niente è perfetto. Questi problemi vengono a galla quando si comincia a conoscere meglio il paese. In Italia di sicuro colpisce la smisurata sproporzione tra il Nord e il Sud, soprattutto dal punto di vista economico e di sviluppo. Poi, dopo averci vissuto qualche tempo, uno si rende conto pure della abbastanza faticosa burocrazia, anche se temperata dalla spontaneità e disinvoltura degli italiani. Ma a mio avviso i vantaggi prevalgono sicuramente.

Come descriverebbe le relazioni tra Polonia e Italia?

Ci piace vedere Italia e Polonia come paesi vicini. La Polonia è un paese cattolico e perciò è naturale che si interessi alla Santa Sede. Se gli Italiani vedono in noi un paese vicino? Penso che l’italiano medio non sappia molto sulla Polonia e la vede piuttosto quale stato lontano ed esotico. Quest’ottica cambia quando gli capita di venire in Polonia. Dalla mia esperienza mi risulta che gli italiani qui si adattano velocemente e ci stanno molto bene.

Possiamo considerare Cracovia una delle città più italiane in Polonia?

Prendendo in considerazione i numerosissimi monumenti di grande rilievo eseguiti dagli artisti italiani, possiamo reputare Cracovia, specie il Wawel, quale capitale italiana della Polonia. Oltre Cracovia merita menzionare Zamość e Sandomierz. Chiaramente queste sono città molto meno conosciute, ma altrettanto legate alla cultura italiana.

Che cosa direbbe agli italiani per invogliarli a visitare Wawel?

Penso che quelli che vengono non abbiano bisogno di essere incoraggiati. Wawel è il punto cardine per ogni turista che visita Cracovia. Ascoltando le lingue parlate dai visitatori, molto spesso sento proprio l’italiano e credo che una volta arrivati a Wawel sentino la sua italianità.

In quanto storico dell’arte potrebbe darci qualche nome degli artisti italiani che particolarmente le stanno a cuore?

Preferirei evitare di cadere nei cliché quali per esempio Michelangelo oppure Raffaello, ma d’altronde è inevitabile, perché in fin dei conti è stata proprio l’Italia, oltre a Olanda e Francia, a mettere al mondo i migliori artisti. A parte i nomi di spicco sono particolarmente legato ad alcuni pittori del periodo di manierismo, ossia della seconda metà del Cinquecento. Per esempio: Agnolo Bronzino oppure Giulio Cesare Procaccini.

Quali pittori polacchi le piacerebbe far conoscere ai nostri lettori italiani?

Rimanendo sempre a Cracovia agli italiani indubbiamente piace Wit Stwosz, e poi la pittura ottocentesca con Matejko in prima linea. Inoltre, le opere di Mateiko oppure Chełmoński sono molto diverse da quello che gli italiani possono vedere nel loro paese. Particolarmente consiglierei agli italiani di visitare la Galleria d’Arte in Sukiennice.

È contento di aver ricevuto il Premio Gazzetta Italia e quali sono i suoi futuri progetti per consolidare i rapporti italo-polacchi?

Sì, vorrei ringraziare tanto per il Premio, mi sono trovato in ottima compagnia, e poi anche la cerimonia è stata eccezionale. Dirigendo un museo importante e poi essendo tuttora uno storico dell’arte attivo, rimango sempre a contatto con l’Italia. La mostra dell’arte quattrocentesca organizzata a Perugia, dove tra l’altro andrà un quadro della collezione di Wawel, di sicuro sarà un altro evento che in qualche modo unirà la cultura polacca con quella italiana. Grazie ai doni della Contessa Karolina Lanckorońska siamo in possesso di tante preziose opere d’arte datate al primo Rinascimento, tra le quali anche questo quadro.

Miasto Włoch – perspektywy i retrospektywy mediolańskie

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Dziś, bardziej niż kiedykolwiek, próba uchwycenia Mediolanu w migawce jest jedynie naiwnym, trudnym do zrealizowania pragnieniem. To lombardzkie miasto nie od dziś jest nieprzystępne, opiera się schematom i dwuwymiarowemu postrzeganiu. Ale to nie wszystko: Mediolan zmienia się i to w zawrotnym tempie. Oko obserwatora śledzi wznoszące się budynki, linia nieba faluje, a na niej, nakreślone jakby szybkimi pociągnięciami pędzla, malują się etapy endemicznej transformacji.

Duomo, niezwykła, słynna neogotycka katedra królująca w centrum miasta, przez wieki zachowywała wyłączne prawo do mediolańskiego nieba. Dziś jest jedynie mirażem zagubionym we mgle. Podniebny prym przejął w latach 50. wieżowiec Pirelli, pieszczotliwie nazywany Pirellone. Dziś natomiast na linii horyzontu wznoszą się sylwetki trzech gigantów dzielnicy Citylife, gdzie lombardzka ironia nazewnicza odzwierciedla atmosferę czasów Spaghetti Westernów: il Dritto (Prosty; wieżowiec Isozaki), lo Storto (Krzywy; wieżowiec Hadid, którego budowa ma się ku końcowi) oraz il Curvo (Wykrzywiony; wieżowiec Libeskind, niezłomnie pnący się w górę w pozycji mniej więcej pionowej). Rzeczony obszar jest owocem prawie dziesięcioletniego projektu, zrzeszającego międzynarodowej sławy architektów, którzy nakreślają na nowo profil miasta. „Niebo Lombardii, takie ładne, kiedy jest ładnie, tak wspaniale, tak spokojne”, obecnie muskane jest przez futurystyczny las. Trzy budynki, zaprojektowane kolejno przez Aratę Isozaki, Zahę Hadid i Daniela Libeskinda – polski akcent w mediolańskiej panoramie – stanowią wierzchołek (a raczej trzy wierzchołki) góry lodowej nowego, międzynarodowego tchnienia, który znacznie przybrał na sile w 2015 roku wraz z mediolańską edycją Expo.

W związku z tym należy stwierdzić, że mapa niewielkiej wioski, w starożytności zwanej Mediolanum, położonej w samym centrum doliny Padu, w ostatnim czasie nabrała nowego charakteru za sprawą znacznej liczby budynków o nowoczesnym i ambitnym designie. Zaczynając od sugestywnej piazza Gae Aulenti – okrągłego, podwyższonego placu okalanego pierścieniem budynków, nad którymi wznosi się strzelisty wieżowiec Unicredit, najwyższy we Włoszech.

Plac ten jest przedstawieniem zmieniającego się Mediolanu, a ci, którzy po nim spacerują, stają twarzą w twarz z mnogością wież „wschodzącego miasta”. Z placu rozpościera się widok na Torre Garibaldi i sąsiednie wieżowce Bosco Verticale, budynek rady regionalnej Lombardii, wieżę Galfa, Wieżę Miejskiej Obsługi Technicznej, wieżowiec Pirelli, wieżowce mieszkalne Solaria, Solea, Aria i część Torre Diamante.

Warto wspomnieć nieco więcej o wieżowcach zdecydowanie wyróżniających się na tle innych, a mianowicie o Bosco Verticale: to zespół dwóch budynków mieszkalnych, usytuowanych wzdłuż starej dzielnicy ludu, Isola, obecnie uwielbianej przez artystów. Bosco Verticale jest przykładem ambitnej próby „zalesienia miasta” w iście mediolańskim stylu… Według jego twórcy, Stefano Boeriego, projekt zrodził się z twórczego paradygmatu (który, być może, ma poniekąd także duchowy charakter) typowo mediolańskiego i lombardzkiego, czyli paradoksu. Wizjonerska sprzeczność polegająca na próbie zbliżenia korzeni do nieba. Elewacje tychże dwóch budynków zdobi nie mniej niż dwa tysiące roślin drzewiastych, w tym krzewów. „Pionowy Las” (z wł. Bosco Verticale) wydał pierwsze owoce w 2015 roku, gdy kompleks budynków otrzymał tytuł „najpiękniejszego i najbardziej innowacyjnego wieżowca”, przyznany przez Council on Tall Buildings and Urban Habitat.

Podwójna dusza Mediolanu przejawia się w jego tellurycznej naturze, ucieleśnionej przez tradycyjne ceglane budownictwo i jego masywne formy ( czego idealnym przykładem jest bazylika Sant’Ambrogio, będąca symbolem mediolańskiej tożsamości do tego stopnia, że przymiotnik „ambrozjański” od niepamiętnych czasów stanowi synonim przymiotnika „mediolański”), a także w dążeniu do metafizycznych aspiracji, których urzeczywistnieniem jest Duomo. A dwa te bieguny stanowią prawdopodobnie niewidzialną nić, łączącą przeszłość, teraźniejszość i przyszłość miasta. Ziemia i niebo, a miedzy nimi città. Odpowiedzią mieszkańców Lombardii na wielkie zagadki historii wydaje się być nauka ziemskiej pokory, z korzyścią dla niebios.

Jeśli to prawda, że żywot duszy dłuższy jest niż sama historia, a zwłaszcza, gdy stwierdzenie to dotyczyć ma niezłomnej duszy Mediolanu, pozwólcie mi cofnąć się w czasie do epoki renesansu. W książęcej siedzibie rodziny Sforza możliwości rozwoju w swym najbardziej twórczym okresie odnalazł przybysz z miasteczka Vinci o imieniu Leonardo. Relacja między artystą a miastem jest szczególnie znacząca, a stosunek Leonarda do wyzwań jego czasów jest symbolem iście mediolańskiej postawy.

Na ulicach miasta nadal odczuwalna jest jego obecność, za sprawą spuścizny materialnej, artystycznych i inżynieryjnych projektów w pełni tutaj zrealizowanych, ale także tej wizjonerskiej.

Technika i wizja: to połączenie postawy mediolańskiej i stylu z rodzinnych stron Vinci, z którym artysta wychodził w swych projektach na spotkanie z przyszłością. Uniwersalizm Leonarda, zdolny do łączenia sztuki, nauki i technologii, mówi nam o duchu miasta, w którym piękno, praktyczność i to, co nowe znajdują przestrzeń do pełnego i aktywnego współistnienia. Praca i tworzenie są prawdziwym wyrazem mediolańskiego DNA, które z pewnej praktycznej zdolności stworzyło własny etyczny kompas.

Podążając śladami Leonarda, renesansowe miasto kryje w sobie wiele zaskakujących inspiracji. Ostatnia wieczerza w Santa Maria delle Grazie to jedno z najbardziej enigmatycznych dzieł toskańskiego mistrza, który pięć i pół wieku temu dotarł jako muzyk na dwór przyszłego księcia Ludovico il Moro, by opuścić go dwadzieścia lat później jako geniusz. Obraz, znany wszystkim, jest absolutnym dziedzictwem ludzkości i osobliwym świadectwem eksperymentalizmu jego autora. Barwnik wykorzystywany przez Leonardo jest w rzeczywistości innowacyjną mieszanką, przez co przez lata dzieło wystawiane było na poważne ryzyko ścierania. W końcu nawet najlepszym zdarza się popełniać błędy, ale wyobrażenie sobie, że mogłaby to być pewna forma figla, spłatanego przez cwanego staruszka, jest zdecydowanie ciekawszą opcją. Mniej znane są natomiast freski w Sala delle Assi w zamku Sforzów, ośrodku władzy książęcej w epoce renesansu; stanowią piękna dekorację ścienną o tematyce sielankowej. Mówiąc o Leonardzie i malarstwie, nie sposób nie wspomnieć o delikatnym i odległym pięknie Damy z gronostajem, portrecie kochanki Moro, Cecylii Gallerani, który z Lombardii przebył długą drogę do muzeum narodowego w Krakowie.

Związek Leonarda z Mediolanem wciąż przynosi nowe niespodzianki, nawet osobom najbardziej obeznanym w temacie. Odkrycie ostatnich lat zwróciło obywatelom tzw. winnicę Leonarda, niedawno przywróconą do pełnego użytku małą, winiarską posiadłość, którą książę podarował artyście w 1498 roku. Winnica znajduje się niedaleko od wspomnianej wcześniej Santa Maria delle Grazie, na dziedzińcu Casa degli Atellani, którą także można zwiedzać. To właśnie tam Maestro opracował pomnik konny Francesco Sforzy (którego reprodukcja zachowała się na miejskim hipodromie), przyjmował uczniów, pracował, jadł, odpoczywał.

W naszej odkrywczej podróży śladami przeszłości mistrza z Vinci nie możemy zapomnieć o Navigli. Ten złożony system kanałów został wymyślony już w czasach średniowiecznych w celu połączenia Mediolanu z rzekami Adda i Ticino, aby miasto zyskało dostęp do rzecznych i morskich połączeń handlowych. Także i w tej inicjatywie miał swój udział Leonardo, projektując system tam, które wyeliminowały problem w różnicy poziomu wody w punktach połączeń. Dziś, nad brzegiem Naviglio Grande i Pavese, rozgrywa się znaczna część nocnego życia Mediolanu. Obszar ten jest objęty strefą dla pieszych i jednocześnie stanowi skupisko nocnych klubów, barów, winiarni i restauracji. Nie brakuje tam także kramów, sklepów i pracowni artystów; pod każdym względem jest to jeden z najbardziej malowniczych i ciekawych kulturowo zakątków miasta.

Projekty tam Naviglio są obecnie przechowywane w Codex Atlanticus, największym zbiorze notatek Leonarda, zachowanym w Biblioteca Ambrosiana. Poczynając od szkiców odzyskanych z tego i innych źródeł, Muzeum Nauki i Technologii opracowało modele naturalnej wielkości, powołując do życia inżynieryjne wizje Mistrza i udostępniając je zwiedzającym.

Krótko mówiąc, nigdy nie będziemy w stanie wystarczająco odwdzięczyć się geniuszowi Leonardo, ale by złagodzić obraz samotnego wizjonera, ponownie przywołujemy wyobrażenie Mediolanu czasów rodziny Sforza – tygiel kulturowych bodźców i niepokojów, przybraną ojczyznę artystów pokroju Donato Bramante. To fascynujące wyobrazić sobie wzajemne wpływy artystów tamtych czasów; przypominając sobie prace Leonarda nad perspektywą, na myśl przychodzi „nieistniejąca absyda” w kościele Santa Maria presso San Satiro, arcydzieło perspektywy malarskiej wykonane przez Bramante w Mediolanie. Istnieje przypuszczenie, uzasadnione zresztą, że właśnie tam narodził się współczesny styl malarski. Dziś, tak jak wtedy, serce miasta bije w rytmie dłuta zagranicznych twórców, formuje się i rośnie w duchu międzynarodowej nowoczesności. Szanowni Państwo, oto miasto Włoch! Ukształtowane pod znakiem wierności tradycji, zwrócone jednak ku światu i na niego otwarte, miasto wielu odmian. Oddychajcie nim z tarasu, zakosztujcie go, odnajdując jego smak w kieliszku Spritza, obserwujcie go, zaglądając na miejscowe podwórka. Mediolan rzuca odwiedzającym wyzwanie pięciu zmysłów, czterech ścian i sześciu kontynentów… a siedem mórz (póki co) pozostawmy Neapolowi.

tłumaczenie pl: Karolina Romanow
foto: Catilina Sherman

Centri mobili di vaccinazione attivi anche durante i giorni festivi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dal 1 al 3 maggio tutti gli interessati si potranno vaccinare contro il Covid nei punti vaccinali mobili senza registrarsi. Basta avere una ricetta elettronica ottenuta secondo il calendario di vaccinazione. I pazienti otterranno una dose di Johnson&Johnson. Prima dell’iniezione ognuno dovrà qualificarsi alla vaccinazione secondo la procedura standard: sul posto sarà disponibile l’assistenza medica. Durante l’iniziativa “Vaccinati al ponte del primo maggio” il personale medico risponderà alle domande sui preparati farmacologici usati. Dopo il ponte verrà continuata la registrazione regolare. Il governo conferma che entro il 9 maggio ogni maggiorenne riceverà una ricetta elettronica per vaccinarsi. L’intera lista dei hub vaccinali mobili è disponibile nell’articolo.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C862754%2Czaszczep-sie-w-majowke-lista-mobilnych-punktow-szczepien-bez-zapisow 

[Aggiornamento 29.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, ma con il numero dei casi giornalieri in sensibile calo e terapie intensive sotto le 3.000 unità occupate. Rimane ancora alto il numero decessi, anche se si conferma il calo rispetto alle ultime settimane.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 234.500 (settimana scorsa 286.301), di cui in gravi condizioni 2.895 (settimana scorsa 3.229), ovvero circa l’ 1% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 8.427 nuove infezioni registrate su 65.800 test effettuati e 541 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto, ovvero 2.905 morti (nella settimana precedente si erano registrati 3.556 morti).

Il Voivodato della Slesia (1.328), la Masovia (1.025), la Bassa Slesia (934), la Grande Polonia (846), e la Piccola Polonia (620) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Le strutture sanitarie polacche registrano un miglioramento dell’occupazione dei posti letto in ospedale. Attualmente risultano occupati 24.667 letti da pazienti COVID-19 su 43.498 disponibili, mentre sono 2.895 le terapie intensive attualmente occupate su 4.439.

Prosegue la campagna vaccinale che da maggio sarà aperta a tutti. Attualmente in Polonia sono state effettuate 11.081.369 vaccinazioni per COVID-19, di cui 8.316.698 prima dose (22,0%) e 2.852.329 seconda dose oppure Johnson & Johnson (7,6%).

Dato il miglioramento sensibile della situazione a partire dal 1° maggio sono state annunciate nuove misure di alleggerimento delle restrizioni attualmente in vigore. Da maggio progressivamente riapriranno i saloni di bellezza, parrucchieri e hotel, seguiti dalle attività commerciali e dalla gastronomia. A partire dal 15 maggio riapriranno i ristoranti e bar all’aperto, nonché cesserà obbligo di indossare mascherine all’aperto. Dal 29 maggio è prevista la riapertura delle attività al chiuso, compresi ristoranti, bar, palestre, cinema e teatri.

Al momento tutto il territorio polacco rimane in zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Finale Europa League a Danzica aperta al pubblico

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Stadion Narodowy
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Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha annunciato l’allentamento delle restrizioni a partire dal 4 maggio. Riaprono palestre e sarà consentito lo sport all’aria aperta fino a 50 persone. Dal 15/05 il 25% del pubblico potrà partecipare a eventi sportivi all’aperto. 6 mesi fa i fan hanno visto le partite di Ekstraklasa allo stadio per l’ultima volta, prima del lockdown del 17/10/2020. Inoltre il primo giugno sarà possibile guardare l’incontro amichevole di calcio tra Polonia e Russia a Breslavia, una settimana dopo tra Polonia e Islanda a Poznan. Anche la finale dell’Europa League che si giocherà il 26 maggio 2021 a Danzica, sarà con il pubblico.

https://polskieradio24.pl/5/4147/Artykul/2724229,Kibice-wracaja-na-stadiony-Final-Ekstraklasy-mecze-kadry-Polski-i-Liga-Europy-z-fanami-na-trybunach

LOT annuncia nuove rotte da Cracovia

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La compagnia aerea polacca LOT ha annunciato per l’estate nuove rotte da Cracovia per Tirana, Dubrovnik, Rodi e Corfù attive a partire dalla fine di giugno (un volo a settimana) fino a settembre-ottobre. Michał Fijoł di PLL LOT ha detto che grazie al veloce ritmo della vaccinazione e all’allenamento delle restrizioni la stagione delle vacanze sarà fortunata sia per i turisti individuali che per i touroperator. L’aeroporto di Cracovia è il secondo aeroporto polacco per numero di passeggeri. L’anno scorso a causa della pandemia ha servito circa 2,6 mln di passeggeri, ovvero il 69% di meno rispetto all’anno prima.

https://forsal.pl/transport/lotnictwo/artykuly/8150860,pll-lot-wakacje-loty-do-tirany-dubrownika-na-rodos-i-korfu.html

Alfabeto fraseologico degli animali

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Lo studio delle espressioni idiomatiche rientra all’interno di quell’interessante fi lone di ricerca, appartenente alla Linguistica contrastiva, con cui ho avuto l’opportunità di entrare in contatto durante i miei anni di studio presso l’Università di Bologna.

Spesso considerate come anomalie linguistiche e di conseguenza poco analizzate dagli studiosi, le unità fraseologiche hanno assistito a una vera e propria rivincita personale nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso grazie a una nuova corrente di studi chiamata Construction Grammar. Secondo gli esperti di tale branca, le unità fraseologiche sarebbero infatti unità fondamentali di una lingua, capaci di tradurre non soltanto il parlare, ma anche il pensare di un popolo: queste espressioni risultano essere di conseguenza molto importanti all’interno della didattica di una lingua e per questo devono essere rianalizzate e riorganizzate.

Chiunque studi una lingua straniera arriva a un determinato momento del proprio corso di formazione a doversi scontrare con quel muro – che a prima vista sembra essere insormontabile – costituito dalla fraseologia. Molto spesso gli studenti si sentono dire dai docenti “un polacco non parlerebbe in questo modo” oppure “il tuo livello di italiano è buono, ma si sente che sei straniero” e questi commenti, che possono frenare lo slancio degli studenti, sono spesso legati alla diffi coltà di apprendimento di quelle strutture tipiche dei parlanti nativi. Nei miei anni universitari ho molte volte sentito necessaria l’esistenza di un dizionario fraseologico in grado di aiutare anche i miei colleghi tanto nella comprensione e nello studio di tali espressioni, quanto nella pratica in fase di traduzione. Pensate che in Italia è abbastanza diffi cile trovare un dizionario italiano-polacco completo in tutte le sue parti e quindi gli studenti sono costretti a utilizzare dizionari compatti oppure dizionari monolingue online, i quali richiedono tuttavia una buona padronanza linguistica e sono quindi difficili da usare. Lo scopo della mia tesi di laurea era dunque quello di creare qualcosa di utile per gli altri e non una semplice opera destinata a morire su qualche scaffale impolverato; volevo creare qualcosa che non solo aiutasse i miei colleghi e i futuri studenti di polonistica, ma che spingesse anche altri ad affrontare questo tema e ad ampliare questo lavoro.

In ambito fraseografico – ovvero in quella branca di studi che si dedica alla ricerca e alla creazione dei dizionari – le unità fraseologiche presentano tuttavia numerose problematiche. Poiché lingua e cultura procedono di pari passo e ogni giorno nascono e muoiono diversi modi di dire, risulta estremamente difficile decidere che cosa presentare ai fruitori di un dizionario e cosa no: nulla esclude che un’espressione scelta possa diventare fuorimoda con il semplice passaggio di una generazione. Se enunciati come POL “dostać łabędzia” oppure ITA “prendere un granchio” sono infatti conosciuti da una determinata fascia della popolazione, gli stessi possono invece risultare strani o addirittura sconosciuti a una fascia più giovane.

Un altro problema riguarda il ritrovamento di fonti citazionali – in generale di tipo letterario – che avvalorino l’esistenza dell’unità fraseologica presa in esame. Molto spesso risulta difficile trovare fonti concrete non soltanto che certifichino l’esistenza di un determinato enunciato, ma che siano allo stesso tempo in grado di chiarirne il corretto utilizzo al lettore: i fraseologismi sono infatti usati in letteratura secondo un accurato gioco di richiami nel testo e quindi estrapolarli dal loro contesto non è la scelta migliore. Compito del curatore del dizionario è quindi quello di farsi garante dell’esistenza di un bagaglio linguistico-culturale di notevoli dimensioni.

Infine, bisogna considerare il fattore della frequenza d’uso: due espressioni a prima vista equivalenti tra loro possono non essere conosciute o utilizzate allo stesso modo in due sistemi culturali diversi. Propongo al lettore il seguente proverbio polacco “na świętego Ludwika koń na grudzie utyka” che può trovare una corrispondenza nel modo di dire italiano “i giorni della merla”, poiché entrambi si riferiscono all’inizio del periodo più freddo dell’inverno, solitamente a cavallo tra il mese di gennaio e quello di febbraio. Sebbene il modo di dire italiano sia usato correntemente da tutti i parlanti italofoni, che conoscono la favola della merla e il significato di tale espressione, il proverbio polacco non è usato con la stessa frequenza e molti non sono nemmeno a conoscenza del suo significato.

Un aspetto interessante del mio lavoro è stato quello inerente all’uso appellativo dei nomi di animali per richiamare l’attenzione degli interlocutori in situazioni di dialogo diretto, reale o fittizio e per esprimere le proprie emozioni tanto positivamente quanto più spesso negativamente. Questo argomento di ricerca si basa su quella che il teorico Zdzisław Kempf definì “zezwierzęcenie”, ovvero animalizzazione della lingua: un argomento così tipico del linguaggio umano, seppur difficile da fissare su carta a causa della creatività con cui anche singoli gruppi di individui possono creare collegamenti semantici, è spesso escluso dalla didattica a causa della sua forte connotazione volgare. All’interno della didattica sono infatti presenti ancora molti tabù linguistici che non permettono una piena conoscenza della lingua straniera tanto formale quanto colloquiale, con il risultato che spesso ci si ritrova immersi in una realtà abbastanza diversa da quella studiata e si ha difficoltà a capire la lingua parlata tutti i giorni per la strada. Un esempio interessante può essere fornito dal termine italiano “canarino”, che nel gergo della prigione indica colui che fa la spia e che passa informazioni ai sorveglianti sperando in una riduzione della pena (curiosamente, in italiano “cantare” è anche sinonimo di “fare la spia”). A Varsavia il termine “kanar” viene utilizzato per indicare il controllore dei biglietti sui mezzi pubblici: negli anni della PRL veniva utilizzata una divisa con una linea gialla che ricordava appunto il colore del piumaggio dell’animale. Sull’uso appellativo tanti altri sarebbero gli esempi interessanti da trattare!

Il risultato finale del mio lavoro contiene un grandissimo numero di unità fraseologiche a tema animale, l’esistenza delle quali si è rivelata essere una sorpresa anche per me. Certo, il lavoro presenta alcune mancanze, eppure si spera di aver costruito i primi gradini di quella scala in grado di aiutare a superare il muro della fraseologia linguistica: una volta in cima, vi assicuro, godrete di una vista mozzafiato: linguisticamente parlando.

Ottimismo dei consumatori, cresce il tasso di vendite al dettaglio

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Gli esperti affermano che i buoni risultati riguardanti l’incremento delle vendite al dettaglio a marzo mostrano che i polacchi si sono adattati alle difficili condizioni della pandemia e inoltre con ottimismo guardano alla situazione economica e lavorativa nei prossimi mesi. Come risulta dall’ultimo sondaggio di GUS (Ufficio Generale di Statistica) la vendita al dettaglio a marzo è aumentata del 15, 2% di anno in anno, ovvero è arrivata alla cifra molto superiore alle previsioni che indicavano la crescita di circa il 9,7%. Marzo è infatti il primo mese da settembre 2020 in cui questo tasso registra un aumento. Secondo le analisi di Polski Instytut Ekonomiczny (Istituto economici polacco) la crescita delle vendite ad aprile supererà il 20%. Il redattore di PulsBiznenu Ignacy Morawski ha inoltre sottolineato che i consumatori hanno iniziato a utilizzare ancora più spesso i canali di vendita online; solo tra febbraio e marzo la vendita online è salita del 30%. Un altro esperto Jarosław Sadowski ha invece indicato che cresce anche la concessione di crediti ai consumatori.

https://www.polskieradio24.pl/130/5894/Artykul/2722796,Eksperci-optymizm-konsumentow-wplywa-na-nadspodziewanie-wysoki-wzrost-sprzedazy

Alla Polonia rimborsi record con fondi europei

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Il Ministero dei Fondi e della Politica regionale (MFiPR) ha riportato che la Polonia ha conseguito nel rimborso con i fondi europei la posizione più elevata dalla sua adesione all’Unione europea. Il ministero di MFiPR Waldemar Buda ha sottolineato che l’aumento della spesa, tra cui in particolare lo stanziamento destinato alla lotta con la pandemia, ha reso la Polonia il leader per quanto riguarda il rimborso delle spese sostenute con il risultato del 57,4%, ovvero la quota di circa 44,2 mld euro. In Polonia con il sostegno del finanziamento europeo vengono realizzati oltre di 89mila investimenti per un valore totale di quasi 522 mld zl, in cui la quota dei fondi UE è pari a 317,3 mld zl, cioè arriva in totale al 91% di tutti i fondi disponibili per la Polonia. Il tempo dedicato all’investimento dei fondi europei per gli anni 2014-2020 si concluderà entro la fine di 2023.

https://polskieradio24.pl/42/259/Artykul/2721726

 

Ossobuco alla milanese (òssbus)

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Questa ricetta è un classico della cucina milanese, conosciuta in tutto il mondo.

Ingredienti:

4 ossobuco di vitello da c.a 300 g
150 g. vino bianco
50 g burro
Sale q.b.
Cipolle: 1 piccola
40 g olio di oliva

50 g farina
500 g brodo di carne
Aglio 1 spicchio
1 mazzetto di prezzemolo, buccia di
limone, uno spicchio d’aglio,
(2 acciughe facoltativo)

Procedura:

In una padella capiente mettete il burro e l’olio, unite la cipolla tritata finemente e lasciatela appassire a fuoco lento, non deve caramellare. Nel frattempo preparate gli ossibuchi, incidete i bordi degli ossibuchi. Infarinate i quattro ossibuchi. Quando la cipolla sarà diventata trasparente (ci vorranno circa 15 minuti), unite in padella gli ossibuchi e fateli rosolare bene. Poi bagnateli con un bicchiere di vino bianco. Lasciate evaporare, aggiustate di sale e pepe, quindi aggiungete il brodo.

Lasciate cuocere a fuoco lento per almeno un’ora e mezza, coprendo con un coperchio, muovete la padella, facendola ondeggiare, di tanto in tanto per non fare attaccare gli ossibuchi e aggiungete un po’ di brodo quando serve. Nel frattempo preparate la famosa gremolada, ovvero un trito di prezzemolo, buccia grattugiata di mezzo limone e uno spicchio d’aglio, che aggiungerete a cinque minuti dalla fine della cottura. Potete aggiungere alla gremolada 1/2 acciughe sottolio. (facoltativo)

L’accompagnamento ideale per l’ossobuco è il risotto allo zafferano.

Per 2 persone:

180 g riso Carnaroli o Arborio
35 g di cipolla gialla
1/2 gr. zafferano

30 g vino bianco secco
c.a 600 gr. di brodo vegetale o di pesce
30 g di burro
30 grana padano

Scaldare il brodo. In una pentola capiente mettere le cipolle tagliate sottili, l’aglio tritato con un po’ di olio, cuocere a fuoco basso per 10 min. Aggiungere il riso e farlo scottare per qualche minuto a fuoco alto poi sfumare con il vino bianco senza farlo evaporare tutto. Mescolare di continuo aggiungendo un po’ alla volta il brodo. 5 minuti prima della fine della cottura aggiungere lo zafferano. A fine cottura spegnere il fuoco e aggiungere del burro, un po’ di pepe e mescolare energicamente per renderlo cremoso.

Buon appetito!