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Home Blog Page 97

Corsa ai tamponi per viaggiare nel ponte del primo maggio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Prima del ponte del primo maggio in Polonia cresce l’interesse dei tamponi a pagamento per coronavirus. I più popolari sono i testi molecolari (PCR) richiesti nella maggior parte dei paesi. I polacchi non sono spaventati dal prezzo dei tamponi che ammonta a circa 400 di złoty, inoltre, i pazienti richiedono la traduzione in inglese per poter andare all’estero. Si deve presentare un tampone molecolare con risultato negativo fatto 48-72 ore prima di partire, ma il problema è che uno deve aspettare tra 24 e 36 ore per ottenere i risultati. Tutto ciò è causato dalle restrizioni in Polonia: alberghi e ristoranti rimangono chiusi. Tra le destinazioni più popolari sono la Turchia e L’Egitto dove è garantito il bel tempo.

https://www.money.pl/gospodarka/polacy-spedza-majowke-za-granica-w-punktach-wymazowych-juz-to-widac-6631785203112896a.html

 

[Aggiornamento 22.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi in calo, ma con terapie intensive ancora sotto pressione e un alto numero decessi, anche se in calo rispetto alla scorsa settimana.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 286.301 (settimana scorsa 342.992), di cui in gravi condizioni 3.229 (settimana scorsa 3.443), ovvero circa l’ 1% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 12.762 nuove infezioni registrate su 71.700 test effettuati e 694 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto, ovvero 3.556 morti (nella settimana precedente si erano registrati 3.953 morti).

Il Voivodato della Slesia (2.123), la Masovia (1.397), la Bassa Slesia (1.376), la Grande Polonia (1.286), e la Piccola Polonia (1.075) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Le strutture sanitarie polacche rimangono ancora sotto pressione, con occupazione dei posti letto in ospedale intorno al 65%, le terapie intensive sono al 71% della capacità totale. Sono attualmente occupati 29.831 letti da pazienti COVID-19 su 45.814, mentre sono 3.229 le terapie intensive attualmente occupate su 4.546.

Prosegue la campagna vaccinale, attualmente aperta alle persone con più di quarant’anni, che conta attualmente 9.495.317 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 7.079.324 prima dose (18,7%) e 2.415.993 seconda dose (6,4%).

Dato il numero ancora rilevante di casi attivi sono state confermate in cinque voivodati le restrizioni attualmente in vigore almeno fino al 3 maggio, con alleggerimento solo per i voivodati con meno casi, in cui saranno riaperte alcune attività e la didattica in presenza per le classi scolastiche 1-3. Tutto il territorio polacco rimane in zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Migliora lo standard di lettura tra i polacchi

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La Biblioteca nazionale polacca ha pubblicato il rapporto riguardo la condizione della lettura in Polonia nel 2020. Agli intervistati è stato chiesto se leggono completamente o in parte almeno uno libro nel corso dell’anno, il 42% ha risposto “sì”, il che è il miglior risultato da 6 anni a questa parte. La Biblioteca nazionale ha indicato che il risultato mostra l’aumento dei lettori del 3% per anno. Dal rapporto emerge che i lettori preferiscono i libri cartacei più degli ebook. Il genere dei libri letti più frequentemente sono i romanzi gialli (letti dal 24% degli intervistati). Il ministro della Cultura, del Patrimonio Nazionale e dello sport Piotr Gliński ha informato, che tanti programmi condotti dal governo supportano la crescita della lettura in Polonia. Nel 2019 per esempio è stato formato l’Istituto della letteratura, il cui obiettivo è supportare le case editrici della letteratura non commerciale.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C856705%2Cstan-czytelnictwa-w-polsce-w-2020-roku-najlepszy-wynik-od-6-lat.html

 

Faenza, cuore della ceramica italiana

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Nel cuore della Romagna sorge Faenza, città di origine romana, ricca di storia e tradizioni culturali, artistiche e commerciali, collocata sull’asse della Via Emilia all’incrocio con l’antichissima via che congiunge il porto di Ravenna con la Toscana e il mar Tirreno; questa posizione ha consentito, nei secoli, di allacciare rapporti significativi con Firenze anche grazie ai legami che fin dal XIV secolo la locale signoria dei Manfredi seppe instaurare con la Firenze dei Medici.

Il più famoso personaggio che molti secoli fa percorse il cammino da Firenze a Ravenna, passando per Faenza, è Dante Alighieri, sommo poeta italiano, di cui, proprio nel 2021 si celebrano i 700 anni. Faenza è parte del grande progetto Le Vie di Dante, un itinerario che ripercorre il viaggio di Dante da Firenze a Ravenna, dalla Toscana alla Romagna, attraversando l’Appennino – in treno, a piedi, in bicicletta – proponendo un modello di turismo slow, percorso turistico e culturale individuato da Lonely Planet come unica meta italiana tra i luoghi Best in Travel 2021 – Sostenibilità.

La città di Faenza è un piccolo gioiello italiano, una città estremamente smart e vivibile per i suoi 60mila abitanti, che vanta un centro storico ricco di proposte per il visitatore e un territorio vocato alla valorizzazione delle tipicità locali, sempre nell’ottica di un turismo sostenibile.

Faenza è in primis città d’arte, come ben testimoniano i suoi musei. Conosciuta a livello mondiale come una delle capitali della ceramica, la città è sede del Museo Internazionale delle Ceramiche-MIC, raccolta unica al mondo per la vastità delle sue collezioni che accolgono, a fianco della produzione rinascimentale faentina e dei famosi “bianchi di Faenza”, la ceramica italiana ed internazionale di tutte le epoche, con particolari spazi dedicati ai maggiori artisti del Novecento e della contemporaneità ed uno speciale focus dedicato a Picasso e Faenza. La rilevanza internazionale del MIC, la sua storia inscindibile dalla città, il dialogo tra le diverse forme d’arte hanno fatto sì che l’UNESCO lo annoverasse fra i siti promotori di culture di pace come “MIC espressione dell’arte ceramica nel Mondo”.

La Pinacoteca Comunale è il più antico istituto museale faentino e conserva una delle più preziose collezioni dell’intera Regione Emilia-Romagna, soprattutto per quanto riguarda  le opere della sezione antica, veri e propri gioielli che narrano la storia dell’arte locale e nazionale attraverso l’evoluzione delle tecniche e degli stili compositivi.

La Cattedrale rinascimentale, edificata su progetto dell’architetto di formazione brunelleschiana Giuliano da Maiano, accoglie l’immagine della B.V. delle Grazie, Patrona di Faenza, il cui culto si diffuse anche a Varsavia. Nel 1653, come ex-voto per la cessazione della peste, fu inviato a Faenza lo stendardo detto “Votum Varsaviae,” tuttora appeso al centro della cupola.

Il percorso artistico architettonico trova a Faenza un suo ulteriore apice nell’itinerario neoclassico urbano che accompagna il visitatore alla scoperta di questa affascinante epoca, di cui il Teatro Comunale Masini, inaugurato prima della Rivoluzione Francese e miracolosamente preservato nella sua originale architettura teatrale e nei suoi decori, rappresenta la più preziosa testimonianza in città. In ragione del suo particolare pregio, il Teatro fa parte della Strada Europea dei Teatri Storici (European Route of Historical Theaters), network che riunisce oltre 120 teatri storici selezionati tra i più antichi e preziosi d’Europa con l’obiettivo di valorizzare e tramandare i gioielli dell’architettura e della cultura teatrale europea, dal Rinascimento al XIX secolo.

L’itinerario neoclassico di Faenza trova completamento nelle moltissime facciate e interni di palazzi e residenze privati del centro ed in particolare con Palazzo Milzetti, Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna, splendido esempio di dimora aristocratica settecentesca, completamente visitabile, in cui struttura e decorazione rappresentano meravigliosamente il gusto dell’epoca.

Faenza è un centro dinamico e vivace, cuore pulsante di attività che attraverso la valorizzazione dei molteplici aspetti della ceramica consentono di rappresentare al meglio la contemporaneità artistica e la ricerca innovativa alla base della produzione artigianale, ben rappresentata dalle oltre 60 botteghe ceramiche in città. Tutto ciò fa sì che Faenza ed il suo territorio vengano identificati come una pregiata meta turistica di nicchia, portatrice di un’offerta di alta qualità e fortemente orientata alla sostenibilità, basata sullo sviluppo culturale e sociale della produzione artistica ceramica.

Tale concetto trova realizzazione nello studio e nell’organizzazione delle manifestazioni di grande pregio internazionale quali il Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea – Premio Faenza, il Festival Internazionale della Ceramica Argillà Italia, mostra-mercato biennale della ceramica, ulteriormente animata da eventi tra cui il Mondial Tornianti (campionato mondiale di tornio), così come nell’estrema attualità delle azioni realizzate dai musei legati alla ceramica contemporanea quali il Museo Carlo Zauli, che ospita con regolarità residenze d’artista e workshop internazionali e la Fondazione Tramonti. La forte rappresentanza internazionale di Faenza in ambito ceramico è ulteriormente supportata dal ruolo di guida che la municipalità svolge nella Strada Europea della Ceramica (European Route of Ceramics), Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa che mira a valorizzare il patrimonio culturale legato alla produzione e alla tradizione della ceramica e a cui ha recentemente aderito anche la città polacca di Boleslawiec.

Quello faentino è un territorio ricco, espressione di un sistema fiorente, che si distingue per i suoi prodotti culturali e materiali di eccellenza, in un contesto paesaggistico di grande suggestione. Un territorio che si evolve e rafforza tramite di progetti legati alla sostenibilità e all’apertura internazionale, integrati alle peculiarità di una città profondamente radicata nella sua storia.

Boniek rieletto nel Comitato Esecutivo UEFA

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Martedì Zbigniew Boniek è stato rieletto nel Comitato Esecutivo UEFA. L’attuale presidente di PZPN (Federazione calcistica della Polonia) svolge le funzioni esecutive nell’UEFA dal 2017. Il Comitato Esecutivo UEFA si occupa, tra l’altro, di selezionare gli organizzatori dei principali eventi calcistici, ad esempio del Campionato Europeo, della finale della Champions League e dell’Europa League e della distribuzione dei fondi. Il mandato dei membri del Comitato Esecutivo UEFA ha una durata di quattro anni. Oltre a Boniek martedì sono stati rieletti l’inglese David Gill, il tedesco Rainer Koch, lo svedese Karl-Erik Nilsson e il turco Servet Yardimci, per svolgere le funzioni nel Comitato UEFA per la prima volta sono stati eletti, invece, l’italiano Gabriele Gravina, il russo Aleksander Diukow e l’olandese Just Spee. Boniek  è il secondo polacco nella storia dopo Leszek Rylski che fa parte del Comitato Esecutivo.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C856170%2Czbigniew-boniek-ponownie-wybrany-do-komitetu-wykonawczego-uefa.htm

Ministero dello sviluppo: assicurazione sanitaria per disoccupati e senza pensione

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ZUS

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Il quotidiano “Rzeczpospolita” ha informato che il Ministero dello Sviluppo sta preparando la riforma dell’assicurazione sanitaria secondo la quale ogni persona senza lavoro oppure senza pensione avrà diritto alla polizza. La viceministra dello sviluppo, del lavoro e della tecnologia Iwona Michałek ha detto che per ottenere l’assicurazione sanitaria bisognerà presentare domanda all’INPS (ZUS) per via elettronica oppure personalmente. Il quotidiano ci informa anche che il registro dei disoccupati deve essere soltanto per quelli che cercano un lavoro. Attualmente il diritto all’assistenza medica garantisce l’assicurazione solamente ai dipendenti e ai loro familiari, a quelli che gestiscono un’impresa oppure a chi ha l’accesso ai servizi sociali.

https://forsal.pl/praca/aktualnosci/artykuly/8143602,zus-ubezpieczy-bezrobotnych.html

Maserati 250F: il tango si balla in coppia

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Il tango è un ballo molto impegnativo che non riesce bene se non c’è totale intesa e coinvolgimento tra i ballerini. Ogni sguardo dovrebbe rendere evidente la tensione tra i partner, ogni gesto sottolineare quanto siano indissolubilmente legati tra loro. Sincronia, precisione, emozioni esplosive e dettagli che seducono i sensi sono la sua quintessenza. Questo ballo nacque nel XIX secolo tra gli emigrati europei in Argentina e Buenos Aires che continua ad essere la capitale del tango. Nella stessa provincia, nella città di Balcarce, il 21 giugno 1911, in una famiglia di emigrati italiani abruzzesi nacque Juan Manuel Fangio, ”El Maestro”, leggenda della F1.

A 13 anni cominciò a lavorare come assistente meccanico, acquisendo conoscenze pratiche sulla costruzione delle automobili e sulle loro potenzialità. A 25 anni cominciò l’avventura dei rally, ma fu solo nel 1940 e 1941 che vinse il campionato continentale, ottenendo successi anche nei rally maratona come il Gran Premio del Norte, in cui in 15 giorni i piloti percorrevano la distanza di circa 10 mila km.

Achille Varzi, leggenda del motociclismo ed eccellente pilota, godendo di grande popolarità in Argentina e constatando come guidavano i piloti locali, decise di fondare la Scuderia Automobilistica Achille Varzi. Su suo invito gli argentini iniziarono a correre anche in Europa ma sfortunatamente Varzi morì nel 1948 nel circuito di Berna. Fangio tornò in Europa nel 1949, quando vinse il suo primo GP [San Remo] e chiuse l’intero ciclo di gare al secondo posto guadagnandosi il rispetto dei suoi avversari e un invito a gareggiare con l’Alfa Romeo. Nel 1951 la FIA organizzò per la prima volta delle gare di Formula 1, stabilendo le regole della competizione e fissando il numero di Gran Premi in una sola stagione, inizialmente furono su sei circuiti europei e su uno statunitense, ciò giustificava il nome dell’evento come Campionato Mondiale Piloti. La prima edizione fu dominata dalla squadra Alfa Romeo con i tre “Signori F” nel ruolo di piloti, nell’ordine di podio finale furono G. Farina, J.M. Fangio e L. Fagioli. L’anno successivo, sempre con l’Alfa Romeo, Fangio vinse il suo primo titolo mondiale. Nel 1952 Fangio si trasferì alla Maserati, ma subì un grave incidente sul circuito di Monza che lo escluse dalle successive competizioni. Tornò già l’anno successivo e, malgrado i problemi con il vecchio modello di Maserati 6C, ottenne la seconda posizione dietro ad Alberto Ascari e alla sua fenomenale Ferrari 500F2.

Nella stagione del 1954 firmò un contratto con la Mercedes, tuttavia a causa di un ritardo organizzativo i tedeschi permisero a Fangio di correre i primi due GP con la Maserati. Vinse entrambi in grande stile poiché in quell’occasione guidò per la prima volta la 250F, una macchina da corsa italiana piena di temperamento, persino sensuale, la partner di tango ideale per l’esigente argentino.

Questa Maserati doveva il suo meraviglioso aspetto a Medardo Fantuzzi, tuttavia i pezzi più importanti erano il motore e le altre parti meccaniche. I lavori sul motore furono iniziati da Gioacchino Colombo, che fu poi sostituito da Vittorio Bellentani e Giulio Alfieri. Le sospensioni, il cambio e il sistema frenante furono sviluppati da Valerio Colotti. Ciò che può risultare strano ad un normale automobilista per il quale il tachimetro è molto importante, è il fatto che nelle auto da corsa era superfluo. L’indice più importante durante una gara è dato dal contagiri e Juan Manuel Fangio era un maestro nel controllarlo.

Tornando alla stagione 1954 Fangio conclude il resto della stagione al primo posto al volante della Mercedes. Essendo esperto nelle sinergie tra i vari elementi di guida, riuscì a sfruttarli nel modo più efficiente possibile. I meccanici che gestivano la sua vettura spesso affermavano con stupore che se la gara fosse durata uno o due giri di più la macchina non avrebbe retto. Fangio, che spesso interferiva con il loro lavoro, fu felice di lavorare con i tedeschi, i quali assegnarono ad ogni pilota della loro scuderia tre meccanici a loro esclusivamente dedicati. Il campione comprese e rispettò sempre il lavoro delle persone che si occupavano della messa a punto dell’auto, ne apprezzava la determinazione e la dedizione, la fatica nel lavorare sotto la pressione del tempo. Grazie alla grande organizzazione della squadra e al sensazionale modello 196 l’ennesima vittoria avvenne come un dato di fatto. Purtroppo nello stesso 1955 ci fu una tragedia a Le Mans  GazzettaItalia nr.79], dopo la quale la Mercedes si ritirò dalle gare.

Non potendo gareggiare con la Mercedes, El Maestro nel 1956 decise di correre con la Ferrari.

L’autoritario Enzo Ferrari non apprezzava che i suoi piloti volessero avere l’ultima parola sulla messa a punto delle sue Rosse, perciò gli inizi furono diffi cili. Tuttavia la posta in gioco era così alta da convincere il Commendatore ad assecondare Fangio che lo ricompensò con il terzo titolo mondiale per la Ferrari, l’ennesimo personale. Le tensioni tra due personalità così forti spinsero il quattro volte campione mondiale a tornare alla Maserati. Là lo aspettava la 250F che da tre anni era offerta dall’azienda principalmente ai privati appassionati di corse, destando un grande interesse. Grazie a questa macchina nel 1958 Maria Teresa de Filippis fu la prima donna a gareggiare in Formula 1. Quello stesso anno la nostra favolosa coppia lascia la „pista da ballo” della Formula 1, Fangio vince di nuovo il GP di Argentina, ma dopo una falsa partenza nel GP di Francia, conclude la sua carriera e torna in patria per recuperare il tempo perso lontano dalla famiglia. Nel frattempo la 250F si rivelò l’ultima auto da F1 prodotta dalla Maserati che, nuovamente bersagliata da problemi finanziari, rinunciò una volta per tutte alla sua scuderia automobilistica.

Ancora oggi i più grandi colossi del motorsport considerano Fangio il miglior pilota di F1 di tutti i tempi malgrado già due piloti possano vantare la conquista di sette titoli mondiali, senza sminuire i loro successi dobbiamo ricordare che sono serviti 46 anni [che per lo sviluppo tecnologico di questo sport signifi cano un’eternità] a M. Schumacher per vincere il suo sesto titolo e battere il record di El Mestro. Il secondo di questi piloti, L. Hamilton, il più giovane vincitore di un campionato nella storia, ma con la realta di questo sport d’oggi di sicuro non diventera’ anche un champione piu’ anziano. Questo riconoscimento resta per sempre a J.M. Fangio, poiché vinse un titolo a 46 anni compiuti, in un periodo in cui tale successo doveva essere pagato con un enorme sforzo del pilota e per il quale il supporto della squadra era pressoché simbolico rispetto a quello che vediamo oggi. Allo stesso modo è improbabile che in futuro qualcuno possa vincere il Campionato con quattro diverse scuderie, ciò è stato realizzato da Fangio con Alfa Romeo, Mercedes, Ferrari e Maserati,  occasione in cui batté anche un altro record: 24 vittorie su 52 gare di F1, ossia il 46,15% (Hamilton 35,71%, Schumacher 29,55%).

Ho lasciato alla fine la stagione 1957, quando Fangio e la 250F portarono la loro danza alla perfezione, su ogni tracciato hanno incantato i loro fan come se volteggiassero su una pista da ballo, cambiando fluidamente le figure, dalla sacada passando per barrida, calesita, caricia fino all’espejo e alla corte finale al traguardo. Su sette gare [esclusi gli USA in cui gareggiavano solo gli americani] ne vinsero quattro e in due ottennero il secondo posto. La corsa del 4 agosto 1957 del Gran Premio di Germania sul circuito di Nürburgring, sul quale Fangio aveva già trionfato due volte [1954 e 1956] divenne leggendaria. Quella volta i primi tre giri furono comandati dalle Ferrari di Collins e Hawthorn, ma poi El Maestro prese il comando e poco a poco aumentò il distacco. La situazione cambiò radicalmente quando Fangio si fermò per sostituire le gomme con un apparente vantaggio sicuro di 22 secondi. Sfortunatamente un errore nel cambio allungò l’intera operazione da 20 secondi a oltre un minuto. Nel corso dei giri successivi l’argentino corse come un pazzo per recuperare lo svantaggio rispetto alla Ferrari di testa, battè per 10 volte il record della pista in modo da tagliare finalmente il traguardo con 3 secondi di vantaggio su Hawthorn. Dopo la gara che portò J. M. Fangio al quinto titolo di campione del mondo, disse: ”Non avevo mai guidato così velocemente e non credo che lo ripeterò mai in futuro”, aggiungiamo, parafrasando l’opinione di molte persone, che quello fu il tango più bello della storia della Formula 1.

Juan Manuel Fangio 1911-1995 / Maserati 250F 1954-1958

Il modello costruito senza compromessi in termini di qualità dall’azienda CMC con 1387 elementi perfettamente calibrati è un capolavoro. L’incredibile attenzione ai minimi dettagli così come la quantità e la varietà dei materiali utilizzati, come il sedile in pelle e il volante in legno, mi danno l’impressione che dopo aver versato 0.034 litri di carburante nel suo serbatoio [in scala 1:1 conteneva fino a 200 litri], il motore prenda subito vita. La versione con il numero di serie 32 [J. M. Fangio vincitore del Gran Premio di Monaco 1957] è limitata a 2000 esemplari e il Nederlandse Algemene Miniatuur Auto Club [NAMAC] gli ha conferito il titolo di Miglior Modello 2005.

Anni di produzione: 1954-1958
Esemplari prodotti: 13 esemplari
Motore: 6 cilindri lineari
Cilindrata: 2494 cm3
Potenza/RPM: 240-270 KM / 7200-8200
Velocità massima: 290 km/h
Numero di cambi: 4
Peso proprio: 670-630 kg
Lunghezza: 4050 mm
Larghezza: 1980 mm
Altezza: 950 mm
Distanza interasse: 2280-2225 mm

foto: Piotr Bieniek
trafuzione it: Marcello Iattici

78° anniversario della rivolta del ghetto di Varsavia

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Come ogni anno, il 19 aprile il Museo della Storia degli Ebrei Polacchi “Polin” commemora la rivolta del ghetto di Varsavia organizzando una serie di eventi come interviste e conferenze live su Facebook. Sono stati preparati anche i film didattici per i bambini e la gioventù. Non può mancare un narciso giallo, il simbolo dell’insurrezione, introdotto da Marek Edelman, l’ultimo comandante della rivolta, che ogni anno deponeva un mazzo dei fiori gialli sotto il monumento agli Eroi del Ghetto di Varsavia. Come dice Zofia Bojańczyk, l’organizzatrice della campagna “I narcisi gialli”, questo anniversario è particolarmente dedicato alle donne coraggiose della rivolta che hanno combattuto al fianco degli uomini. Oggi alle 18:00 su Facebook si terrà l’incontro con Krystyna Budnicka, una dei sopravvissuti e alle 20:30 si potrà vedere un concerto dedicato alle donne. Il museo invita anche a condividere nei social le foto con i narcisi gialli, usando gli hashtag #ŁączyNasPamięć e #AkcjaŻonkile.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C854159%2Cmuzeum-polin-uczci-78-rocznice-wybuchu-powstania-w-getcie-warszawskim.html  

Salvatore Piccione: voglio vestire le donne polacche femminili e combattive

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La passione per la moda è nata insieme a lui, in Sicilia, il diploma nel settore lo ha ottenuto allo IED di Roma nel 2008, l’esperienza invece è arrivata grazie alle collaborazioni con Swarovski, Topshop, Pablo Bronstein, Longchamp e Celine. Ma è il brand personale Piccione Piccione, nato a Milano nel 2012, che gli permette di realizzare le sue collezioni che, senza dubbio, ogni donna vorrebbe portare.

Come è nata la tua passione per la moda?

La passione per la moda è per me una cosa innata: mi viene difficile immaginare un percorso diverso da quello vissuto fino a questo momento. Mi sveglio da sempre con lo stesso desiderio e questo fuoco che ho dentro in certi periodi divampa ancora di più! Questo lavoro è una passione che richiede molta dedizione, un percorso lungo e non sempre prevedibile. Solamente un desiderio puro e reale ti permette di raggiungere uno step successivo e tante volte ci si deve anche perdere e poi ritrovarsi. Per me la moda è indissolubilmente legata alle donne: siete voi le mie muse, la mia partenza e il mio punto di arrivo. Immagino sia la vostra sensualità unita ad una idealizzazione della vostra figura ultra terrena, quasi divina, ad avermi convinto e coinvolto a dedicarvi la mia vita e ogni pensiero, mi sento legato a voi attraverso la creatività.

Quando la passione si è trasformata in un’opportunità lavorativa concreta?

Dopo gli studi ho immediatamente iniziato a muovere i primi passi nel mondo della moda e mi sono confrontato con una realtà decisamente più dura del previsto. Dopo svariate esperienze prima in Italia e poi in Inghilterra, tutte estremamente importanti per la mia crescita, era sempre maggiore la voglia di raccontare la mia visione; per questo motivo ho preferito intraprendere una strada più incerta ma in cui potevo sentirmi libero di sfogare le mie emozioni e di misurarmi con me stesso, mettendomi alla prova giorno dopo giorno, per aggiungere dei pezzi ad un puzzle che oggi si sta man mano componendo.

La donna vestita da Salvatore Piccione è molto femminile ma nello stesso tempo fiabesca e onirica quasi surreale. Come ti prepari al lavoro creativo, hai delle ispirazioni concrete per ogni collezione?

Per me la donna rappresenta la femminilità e mi piace esaltare una sensualità velata che provo a narrare attraverso un immaginario fiabesco, onirico, quasi surreale. I momenti di pura creatività sono quelli dove metto a nudo le mie sensazioni. Mi concedo per qualche giorno, prima di iniziare il progetto, degli attimi di libertà in cui allontano i pensieri dalla mente. Questo processo di autosuggestione, mi permette di rimanere vigile e cosciente cercando di spegnere quella vocina che pretende di avere sempre ragione. Non appena capto l’idea inizio subito le ricerche e poi per sei mesi divento l’assistente di me stesso portando a compimento il progetto e trasmutando le sensazioni in materia. In questo caso sono comuni vestiti ma il mio impegno è da sempre stato quello di dare anima a quei corpi.

Adesso si parla tanto della moda eco-sostenibile ed etica, secondo te è solo un trend passeggero o il mercato della moda sta davvero cambiando?

Si! Oggi si parla tanto di moda ecosostenibile: come tutte le mode per diventare ”di moda” deve pur sempre avere delle fondamenta, dei veri pionieri e sostenitori, con dei valori e principi saldi. Mi piace apprendere da chi ha veramente come obiettivo la salvaguardia del nostro pianeta, del nostro ecosistema messo a dura prova dall’ego smisurato delle nostre società consumistiche, oggi pronte a tutto pur di espandersi e arricchirsi.La moda per rimanere in voga racconta e anticipa la realtà in cui viviamo. In questo momento, a mio avviso, spesso si sta semplicemente cavalcando l’onda: la moda avrà sempre bisogno di nuovi spunti e nuove tematiche per attirare i consumatori. Questa difficile battaglia potrà essere vinta solo attraverso le scelte sagge dei grandi capi di stato di tutte le nazioni.

Nei film futuristici la donna è rappresentata come una figura forte, una guerriera che porta i vestiti di due tipi: o estremamente funzionali e monocolore con le forme quasi maschili (tutine, completi, camicie) oppure ridondanti e barocchi, caratterizzati dalle forme geometriche e colori cangianti. Come vedi la donna del futuro?

In questo momento di grande incertezza ho difficoltà ad immaginarmi un ipotetico futuro. Forse diventeremo noi i personaggi dei film futuristici. Forse la sessualità sarà meno legata alla diversificazione tra genere maschile e femminile. Già da qualche mese le nostre identità sembrano siano state cancellate e sembra essere l’unico modo per proteggersi. Magari diventeremo sempre più dei cyborg: delle macchine artificiali con dei cuori di latta.

Sei venuto in Polonia, in occasione della consegna della “Menzione Speciale per la Moda” del Premio Gazzetta Italia e quella sera c’è stata anche una tua indimenticabile sfilata. Hai avuto modo di capire com’è la moda polacca femminile? Come si vestono le donne polacche?

Sono venuto in Polonia con grande piacere in occasione della consegna del Premio Gazzetta Italia. Sono rimasto a Varsavia pochi giorni e confermo di aver visto delle donne bellissime: le stesse che, oltre a saper valorizzare la loro femminilità accentuando quei tratti delicati per essere delle invidiabili e desiderabili femme-fatale, sono pronte anche a scendere in piazza e armarsi di forza e coraggio per ottenere i diritti in cui credono. Sarei orgoglioso di vestire queste donne.

Questo periodo difficile sicuramente ha colpito anche il tuo marchio, come lo stai vivendo?

La pandemia ha indubbiamente toccato tanti, compreso me. Il mondo della moda è tra i settori più colpiti, soprattutto in Italia dove la filiera è estremamente sviluppata, coinvolgendo tanti artigiani e piccole imprese che hanno subito una notevole flessione in un momento dove le priorità sono diventate altre. La moda nasce e si diffonde in una società in continuo movimento. Oggi ci viene richiesta la reclusione. Ho vissuto malissimo la prima ondata della pandemia; sono stati mesi veramente molto difficili. Mi sono sentito impotente e sono stato in preda alla paura che ha preso il sopravvento. Questa seconda ondata è già diversa, sto reagendo meglio; innanzitutto evito di rincorrere le notizie che tendono a scoraggiarci.

Secondo te, quale sarà il futuro della moda dopo la pandemia?

Dopo la pandemia sicuramente ripartiranno i consumi e la voglia di riprendersi quei mesi di vita rubata. Forse i paesi che hanno subito un duro colpo, come l’Italia, avranno qualche difficoltà in più a ripartire. Questa situazione sicuramente agevolerà l’emisfero orientale anche per quanto riguarda lo sviluppo della moda: oramai, in questi decenni, hanno acquisito il know-how e ora devono semplicemente perfezionarlo e divulgarlo.

Production & Organisation: Mystyle-Events by Kasia Stefanów
Hair and make up: Iza Madrzejewska
Photo: Monika Mraczek
Models: Varja Lukashkina, Jasmin Ishak
Assistance: Iwona Leśniak

Covid-19: crisi degli aeroporti, in Polonia passeggeri calati del 70%

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Piotr Adamczyk, il portavoce dell’unione degli aeroporti regionali ha comunicato che a causa della pandemia il settore aereo è in crisi. Secondo le stime del Consiglio internazionale degli aeroporti l’anno scorso gli scali europei hanno perso 30 miliardi di euro rispetto all’anno 2019, ovvero circa il 60% del fatturato. Nel 2020 gli aeroporti in Polonia hanno notato un calo dei passeggeri del 70%. Secondo ATAG (Air Transport Action Group) il numero dei passeggeri serviti nelle regioni nel 2019 ha contribuito al PIL polacco per 16 miliardi di euro ed ha aiutato a mantenere circa 100 mila di posti di lavoro, non solo negli aeroporti ma anche nei settori legati al trasporto aereo come ad.es. il turismo. Secondo il consiglio internazionale degli aeroporti la Commissione europea dovrebbe introdurre norme più efficaci e più flessibili sugli aiuti di Stato. Gli aeroporti dovrebbero avere la possibilità di ottenere la compensazione automatica per le spese sostenute fisse e tenere in allerta l’infrastruttura nel periodo delle restrizioni di viaggio. Artur Tomasik, il dirigente dell’unione delle compagnie aeree ha detto che dopo la crisi gli aeroporti in Polonia riprenderanno, però per garantire un livello di sicurezza adeguato dovranno investire. “Prendendo in considerazione le esigenze dell’investimento degli aeroporti regionali in Polonia risulta che il valore totale dei progetti necessari nel settore della sicurezza e della protezione, dello sviluppo del traffico merci e della protezione dell’ambiente ammonta a circa 3 miliardi di zloty”, ha sottolineato Tomasik che ha aggiunto anche che il piano di ricostruzione europeo annunciato a maggio 2020 è un’occasione speciale per sostenere gli aeroporti regionali.

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