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Home Blog Page 98

[Aggiornamento 15.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi in calo negli ultimi giorni, ma con terapie intensive ancora sotto pressione e decessi in forte aumento con quasi mille morti in più rispetto alla scorsa settimana.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 342.992 (settimana scorsa 366.344), di cui in gravi condizioni 3.443 (settimana scorsa 3.362), ovvero circa l’ 1% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 21.130 nuove infezioni registrate su 91.100 test effettuati e 682 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto e ancora in crescita, ovvero 3.953 morti (nella settimana precedente si erano registrati 2.994 morti).

Il Voivodato della Slesia (3.142), la Masovia (2.555), la Grande Polonia (2.495), la Bassa Slesia (2.277) e la Piccola Polonia (1.747) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Le strutture sanitarie polacche rimangono ancora sotto pressione, con occupazione dei posti letto in ospedale intorno al 73% della capacità totale. Sono attualmente occupati 33.253 letti da pazienti COVID-19 su 45.869, mentre sono 3.443 le terapie intensive attualmente occupate su 4.503.

Prosegue la campagna vaccinale, attualmente aperta alle persone con più di quarant’anni, che conta attualmente 8.223.370 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 6.033.075 prima dose (16,0%) e 2.190.295 seconda dose (5,8%).

Dato il numero alto di decessi e la situazione ospedaliera sono state confermate le restrizioni attualmente in vigore fino al 25 aprile.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Aperta la Google Cloud Region a Varsavia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Aperta la Google Cloud Region a Varsavia

Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha dichiarato durante l’inaugurazione di ieri della Google Cloud Region a Varsavia che la Polonia è un ottimo posto per gli investimenti, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie, e che la digitalizzazione è il futuro dell’economia. Il presidente di Google Sundar Pichai ritiene che la Polonia abbia una buona posizione per il futuro grazie agli ingegneri qualificati e ha espresso la sua soddisfazione per la collaborazione stabilita. Il vicesegretario USA per gli affari europei Philip T. Reeker ha valutato che l’investimento della società americana a Varsavia è “un altro contributo al rafforzamento delle relazioni tra Usa e Polonia”. Inoltre, Google, sviluppando l’economia digitale dell’Europa centrale ed orientale, sarà una forza trainante nella regione, creando le basi per lo sviluppo di nuove imprese. Il capo di Google Cloud, Thomas Kurian, durante l’inaugurazione ha dichiarato che “Google è orgoglioso di partecipare anche in minima parte alla straordinaria storia dello sviluppo della Polonia”. Come ha notato, la Google Cloud Region a Varsavia è il primo centro di questo tipo nell’Europa centrale ed orientale e il settimo nel continente. Grazie ad esso, i ritardi nella trasmissione dei dati nella regione saranno ridotti ed aumenterà l’efficienza e la velocità delle applicazioni che utilizzano i servizi Google Cloud.

https://polskieradio24.pl/5/3/Artykul/2715229,Inwestycje-cyfrowe-to-przyszlosc-gospodarki-Premier-po-spotkaniu-z-prezesem-Google

Medico di Wroclaw chiede 60 zloty a vaccinazione come rimborso del mancato pagamento da parte del Fondo Sanitario Nazionale

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Radio Wrocław ha informato di diverse dozzine di casi di vaccinazioni a pagamento contro il Covid-19 per un importo di 60 PLN, effettuate nell’ufficio di Breslavia dal dottore Adam Paszkowski. Secondo la legge polacca le vaccinazioni sono gratuite, la filiale del Fondo Sanitario Nazionale della Bassa Slesia ha annunciato un controllo nello studio del medico. Lo stesso interessato ha fatto riferimento alla questione. Il dottore Adam Paszkowski ha dichiarato di aver raccolto le tasse da coloro interessati alla vaccinazione contro il COVID-19 in un gesto di protesta. Come ha spiegato, il Fondo Sanitario Nazionale non l’ha pagato per la maggior parte delle vaccinazioni effettuate finora. Il Fondo Sanitario Nazionale dovrà discutere sulle oltre 300 vaccinazioni eseguite dal dottor Paszkowski a febbraio e marzo. Tutti i pazienti hanno ricevuto ricevute fiscali.

https://wroclaw.wp.pl/skandal-we-wroclawiu-lekarz-pobieral-oplaty-za-szczepienia-6628598626352000a

Direzione Piemonte!

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Panorama di Torino dal Monte dei Cappuccini

Se pensiamo alle tipiche destinazioni dei viaggi in Italia, le città che ci vengono subito in mente sono Venezia, Firenze, Roma e Milano e tra le regioni più famose sicuramente Toscana, Sicilia e, d’inverno, forse il Trentino. Poche persone come meta turistica, passata o futura, menzionano il Piemonte. Peccato!

Storicamente questa regione vanta molti legami con la Francia anche se è proprio la dinastia piemontese dei Savoia a portare a termine l’unità d’Italia. Prima che qualcuno pensasse a Roma, proprio Torino, città simbolo del Piemonte, è diventata la prima capitale d’Italia. Le influenze francesi sono ancora visibili nell’architettura del capoluogo e nel dialetto piemontese. Nonostante tanti non sappiano qual è stata la prima capitale d’Italia, le influenze della dinastia Savoia sono arrivate fino ad oggi, basta guardare la maglie delle squadre nazionali italiane: azzurre, il colore simbolo della famiglia reale dei Savoia.

Sacra di San Michele

Torino è stata costruita dai romani come accampamento militare dedicato ad Ottaviano Augusto, ma il suo sviluppo avviene soprattutto nel XVIII secolo. Torino con la sua estetica non assomiglia alle altre città italiane. Anche se il quartiere romano si è mantenuto e ci fa ricordare che siamo in Italia. Dal punto di vista dell’architettura Torino fa più pensare a Vienna o Parigi. I Savoia hanno lasciato dietro di loro tanti bellissimi palazzi disseminati in tutta la regione. Subito sotto Torino nelle piccole città come Racconigi, Stupinigi o Venaria Reale ci aspettano storici capolavori architettonici dotati di enormi giardini.

Per capire lo stile e la ricchezza delle residenze reali possiamo visitare il Palazzo Reale a Torino che si trova nel cuore della città. Per la maggior parte dei turisti il Palazzo è solo una parte dell’attrazione principale di tutto complesso. Tanti visitano prima il Duomo dove si trova la Sacra Sindone. Un’utile informazione per coloro che vogliono vederla: è altamente possibile che non la vedrete così come la ricordate dalle foto perché di solito è nascosta dietro un materiale protettivo.

Torino è considerata la città più mistica d’Italia e non solo grazie alla presenza della sacra sindone. La città esprime misticismo con tanti riferimenti architettonici alla magia. Già solo la sua posizione sulla mappa indica uno dei tre punti del triangolo della magia nera (insieme a San Francisco e Londra). Secondo le leggende cittadine è proprio lì, vicino alla chiesa della Gran Madre, che sarebbe stato nascosto il Santo Graal.

Castello di Racconigi

Come altro luogo pieno di energia spirituale, ma non in senso stretto, dobbiamo menzionare la Mole Antonelliana: al centro della città e visibile da ogni angolo. All’inizio l’edificio sarebbe dovuto diventare una Sinagoga ma, per i problemi di finanziamento della costruzione, la Mole non è mai diventata un tempio. La città ha pagato per finire i lavori e negli anni 1908-1938 vi ospitò il Museo Nazionale del Risorgimento. Dall’anno 2000 è la sede del museo Nazionale del Cinema. Così la Mole è diventata il tempio dell’arte cinematografica e ogni anno, durante il Festival del Cinema, oltre ad essere il centro di Torino, la Mole diventa il centro del cinema internazionale.

Rimanendo in tema musei bisogna menzionare il Museo Egizio, ospitato nel Palazzo Guarini, che dispone della maggiore collezione di reperti dell’antico Egitto, seconda solo a quella
de Il Cairo.

Se al visitare i palazzi preferite l’apprezzare il panorama della città non abbiate paura, perché anche su questo Torino non vi deluderà. Oltre ad un punto panoramico sulla punta del Museo Nazionale del Cinema, a Torino ci sono altri due luoghi per ammirare la vista delle Alpi. Il primo si trova nel pieno centro sull’altra riva del fiume Po, il Monte dei Cappuccini, dove troveremo una chiesa bella e antica e il Museo Nazionale delle Montagne. L’altro punto di osservazione si trova un po’ fuori città ma offre una vista ancora migliore. La Basilica di Superga è la seconda più importante costruzione in città. Il suo architetto Filippo Juvarra ha progettato anche il Palazzo Reale. Siccome la Basilica si trova ad un’altezza di circa 660 metri già il viaggio per scoprirla è un piacere. La collina si può raggiungere con un antico trenino. Nelle cripte della Basilica sono nascoste le tombe della famiglia reale. La storia di Superga è tristemente legata con lo sport italiano. Il 4 maggio 1949 in un tragico incidente aereo a Superga morì tutta la squadra del Calcio Torino, quello che tutti ricordano come il “Grande Torino”. Purtroppo il club non è mai riuscito a tornare a quei livelli, il che ha permesso ad un altro famoso club torinese la “Juventus” di diventare la squadra più vincente. Due squadre divise da una forte rivalità che esplode nel derby.

Se pianificate di visitare altre parti del Piemonte, consiglio un viaggio alla Sacra di San Michele, che è una stupendo convento benedettino costruito sul monte Pirchiriano (900 metri di altezza) in valle Susa. La costruzione è cominciata con gli antichi romani che qui realizzarono un accampamento militare. La storia della Sacra è molto misteriosa. La sua nascita viene fissata intorno al IX secolo ma non si sa precisamente quando è iniziata la presenza dei benedettini. La Sacra si può ammirare anche nel film “Il nome della rosa”, basato sull’omonimo libro di Umberto Eco, perché proprio lì sono state girate le scene del convento. Il viaggio alla Sacra può essere un’alternativa al turismo cittadino. Potere raggiungere la cima del monte a piedi facendo una bella passeggiata in mezzo alla natura.

Spesso dimentichiamo che l’Italia non è solo mare e spiaggia e per questo non pensiamo al Piemonte che non ha un accesso diretto al mare. Ma non è giusto perché in questa regione possiamo fare al mattino una gita sulle Alpi e la sera prendere un aperitivo al lago. Gran parte del Piemonte fa parte del Parco Nazionale del “Gran Paradiso” che ha una superficie montagnosa di 710 km quadrati. La cima, che dà il nome al parco, “Gran Paradiso” è a 4000 metri una delle vette più alte d’Italia. Se non vi piacciono le passeggiate in montagna basta cambiare direzione e andare verso uno dei tanti laghi. Il Lago Maggiore è tra i più grandi e noti in Italia, ma anche l’Orta e il Sirio non sono da meno. Anzi sono più godibili perchè non sono tanto famosi e non attirano folle di turisti.

Torino

La cucina del Piemonte non rispecchia perfettamente l’immagine della cucina mediterranea. Non avendo l’accesso diretto al mare, i piatti tradizionali non sono a base di pesce. Ovviamente è possibile trovare un buon ristorante di pesce ma è sempre meglio provare le specialità del posto, allora lasciamo stare la pizza e gli arancini. Il Piemonte è una regione agricola e di grandi allevamenti così i piatti più tradizionali sono per esempio la celebre peperonata o i “bagnà ‘nt l’oil”, a base di verdura, oppure le ricette a base di carne come il vitello tonnato e la salsiccia di Brà. Una scoperta interessante sono sicuramente le creme come la “bagna cauda” e “bagnet verd”, che possono essere servite come un contorno o insieme ad altri piatti.

Non possiamo dimenticare i famosissimi vini piemontesi. Per un attimo mettiamo da parte Sicilia e Toscana. In Piemonte bisogna venire anche solo per scoprire le Langhe iscritte nella lista dell’UNESCO. L’enoturismo in Piemonte è di altissimo livello. Città come Barolo o Alba (da cui prendono il nome ottimi vini come il Barolo e il Barbera d’Alba) hanno una straordinaria tradizione vinicola ed è un piacere visitarle per poi magari al ristorante degustare i fenomenali vini piemontesi abbinati ai piatti locali. Insomma non so cosa possa attirare più di questo.

Il Piemonte è un gioiello italiano ancora non del tutto scoperto che ha tantissimo da offrire. Sbrigatevi prima che diventi una meta di massa.

foto: Kinga Jabłońska

La bassa disoccupazione della Polonia attira forza lavoro

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

L’ufficio statistico ha informato che, secondo i dati Eurostat, la Polonia ha attualmente il livello di disoccupazione più basso nell’Unione europea (in Polonia a gennaio 3,1% rispetto a dicembre 2020 e 3,2%, e nell’area dell’euro a gennaio 2021 – 8,1%, contro 8,3% nel mese precedente). Il dottor Artur Bartoszewicz a Polskie Radio 24 ha affermato che il tasso di disoccupazione in Polonia può far sì che il paese sia un luogo in cui venire a cercare un lavoro, anche se non si è ancora ben pagati come in altri paesi dell’UE in cui si registrano forti cali del PIL. Secondo Bartosiewicz sarà un successo mantenere questi valori con le incertezze che probabilmente seguiranno. Il dottor Bartoszewicz ha sottolineato che “la disoccupazione giovanile è il maggior problema del mercato del lavoro nell’Unione europea”. Per questo, come ha sottolineato l’ospite di PR24, una delle scelte determinanti per la scelta di un luogo di lavoro è proprio il fatto di “avere un lavoro e possibilità di sviluppo professionale”.

https://polskieradio24.pl/130/5925/Artykul/2692475,Ekonomista-Polska-moze-stac-sie-miejscem-do-ktorego-bedzie-sie-przyjezdzalo-w-poszukiwaniu-pracy

Andrea Ciccolella, Campione di Tiramisù

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Da umili origini verso grandi imprese. Andrea Ciccolella è un ragazzo di Feltre (città di circa 20mila abitanti in provincia di Belluno) del 1988 e quando è diventato Campione del Mondo di Tiramisù non aveva ancora compiuto 30 anni, precisamente nell’edizione 2017/18.

È l’unico ad essere riuscito ad imporsi come “singolo campione del mondo”, in una gara con 750 concorrenti internazionali, perché tutte le altre edizioni hanno avuto due vincitori: uno per la categoria “classica” ed uno per la categoria “rivisitata”. La categoria “classica” prevede la preparazione di un tiramisù con, appunto, ingredienti classici (biscotti savoiardi, uova, caffè, zucchero, mascarpone e cacao); quella “rivisitata”, invece, con tre ingredienti alternativi in aggiunta o in sostituzione a quelli originali (ad esempio utilizzando Pavesini o altri biscotti al posto dei tradizionali savoiardi). Non solo. Ciccolella detiene anche un altro record mondiale: quello di aver preparato l’unico tiramisù ricoperto di oro commestibile 24 carati. Nonostante i suoi mille impegni dovuti al grande successo, Gazzetta Italia è riuscita ad intervistarlo e vi porta a scoprire i segreti contenuti nel tiramisù più buono del mondo.

Com’è nata la tua passione per la cucina e per la pasticceria in generale?

È una passione che ho fin da quando ero piccolo, posso dire di essere cresciuto tra i fornelli, mio padre mi ha insegnato a fare le pizze, i dolci e altri piatti della cucina tipica del sud, mentre mia mamma del nord mi ha insegnato la cucina veneta; ricordo che a 6 anni ho fatto la mia prima pizza tutta da solo e le mamme dei miei compagni mi chiedevano la ricetta, da quel giorno non ho mai più smesso di cucinare; scelsi di fare la scuola alberghiera a Longarone (in provincia di Belluno) e feci uno stage al ristorante “Il Carro” di Duna Verde (a Caorle, in provincia di Venezia). Una volta finito lo stage, Luca Faraon, proprietario del ristornate, mi chiese di rimanere per la stagione estiva. Vide in me delle doti come pasticcere ed iniziò ad insegnarmi tutto quello che sapeva. L’anno successivo diventai capo partita (capo di un gruppo di chef) del settore pasticceria e così anche per i quattro anni successivi, devo molto a Faraon per tutto quello che so nell’ambito della cucina e della pasticceria.

Quando ha partecipato alla gara non eri un pasticcere di professione, cosa ti ha spinto a lanciarti in questa sfida?

Dal 2011 iniziai a lavorare in Luxottica ma la voglia di ritornare a fare il pasticcere era troppo forte, mi mancava e mi manca tutt’ora. Sono sincero: a quel mondiale inizialmente non volevo partecipare, avevo letto che stavano esaurendo le iscrizioni e si erano già superati i 700 iscritti, dentro di me dissi “che ci vado a fare? Con tutte quelle persone figurati se posso vincere!”. Poi il mio migliore amico, Matteo, insistette che dovevo iscrivermi in modo così pressante che mi convinse, partecipai quasi per fargli piacere. Da quel giorno e per i due mesi successivi iniziai a preparare tiramisù tutti i giorni perché volevo arrivare alla gara in condizioni tali da fare almeno una bella figura.

Ci puoi dire quali sono i tuoi segreti?

In molti mi chiedono quali siano i segreti del mio tiramisù, in verità segreti veri e propri non ce ne sono. Quello che è fondamentale è l’altissima qualità degli ingredienti e il loro bilanciamento per far sì che nessun ingrediente sovrasti l’altro. Importante è poi la scelta del tipo di ingredienti, per esempio utilizzo un mascarpone che abbia almeno il 45% di grassi. Ma soprattutto ci sono tante, tantissime, prove alle spalle con relativi assaggi per arrivare a quello che poi è stato il tiramisù vincente.

Perché secondo te la cucina e la pasticceria italiana sono così apprezzati in tutto il mondo, tanto da essere, insieme all’arte, alla moda, un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale?

Credo che la cucina e la pasticceria italiana siano famose nel mondo semplicemente perché i nostri piatti sono… buonissimi! Preparati con ingredienti di eccellenza. Quando si pensa alla cucina o alla pasticceria italiana si pensa alla qualità, alla tradizione, basti pensare a quanti piatti, dolci, ingredienti e vini contraddistinguono ciascuna regione italiana! E appunto abbiamo il tiramisù, il dolce più famoso al mondo è italiano (per la precisone Veneto).

La tua fama ormai ti precede e gli impegni sono innumerevoli, ma saresti disposto ad organizzare degli eventi live in cui è possibile assaggiare il tuo tiramisù in Polonia?

Certo! Perché no?! Se ci sono ristoranti, pasticcerie, bar e locali che hanno voglia di offrire qualcosa di nuovo al loro pubblico ed alla città in generale, possono contattarmi senza problemi, in Polonia vengo volentieri!

Com’è possibile contattarti?

Mi si può scrivere nei profili social, in particolare alla pagina facebook “Andrea Ciccolella – Campione del Mondo di Tiramisù 201/2018” e su instagram: rispondo sempre ai messaggi!

foto: Dominika Grabińska

Gowin: in estate riaprirà il settore turistico

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Durante la conferenza stampa il ministro dello sviluppo, lavoro e della tecnologia Jarosław Gowin ha detto che in estate sarà possibile l’apertura del settore turistico con alcune restrizioni. Secondo il ministro, come negli altri paesi le persone vaccinate dovrebbero avere il permesso di utilizzare i servizi turistici. Non è certo però se le strutture turistiche saranno aperte solo per i polacchi. Gowin ha informato anche che per la settimana prossima è pianificato l’appuntamento con la partecipazione del rappresentante del governo per la vaccinazione Michał Dworczyk con i rappresentanti delle grandi aziende per discutere la procedura della vaccinazione dei dipendenti. Gowin ha indicato anche che il ministero è aperto alle proposte degli altri operatori economici.

https://forsal.pl/biznes/aktualnosci/artykuly/8137161,gowin-otwarcie-branzy-turystycznej-mozliwe-latem.html  

Firenze è donna!

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Firenze è una donna. Nobile, inconquistabile, fiera. Non ti guarda mai negli occhi e quando già pensi di averla vista tutta o di aver stretto amicizia, cambia volto e non la riconosci più.

Avvolta nella nebbia salgo sulla torre. Un vento freddo soffia dalle finestre, al centro della stanza c’è un letto. Sono cose che esistono solo qui, solo Firenze ti fa dormire in una torre. In cima ad una torre, per essere precisi. Dalle quattro finestre vedo balconi e merli, mura e altre torri. Dalla strada sento il rumore delle ruote di un carrello sul marciapiede. Accendo il riscaldamento, sperando in una notte non troppo fredda.

L’inverno è la stagione migliore per incontrare per strada qualche fiorentino e per sperimentare il silenzio. Con meno persone in giro si sorride più facilmente, ci si saluta più volentieri, si scambiano due chiacchiere. Sono venuta per vedere le opere di Giotto, scrutando la città in cerca di dettagli, prospettive, affreschi e progetti. Mi sorprende ancora quanto sono caratteristiche le pennellate degli artisti, quanto facilmente riconoscibili!

La mia prima tappa è il maestoso Campanile, di un’eleganza tale che sembra essere dipinto sul cielo in questa stagione più grigio che mai, con colori così amati da Giotto, i suoi rosa e verde fiabeschi, quasi attaccato alla facciata di Santa Maria del Fiore. Salgo in cima alla cupola del Duomo, pur impaurita dall’essere così in alto, per vedere la torre da vicino, per ammirarne le sfumature. Firenze toglie il fiato, ruba il cuore e incanta l’anima.

Poi mi fermo a Santa Maria Novella, che paradossalmente si trova a due passi dalla stazione, ma allo stesso tempo è una delle chiese più belle e più tranquille. Giotto c’è anche qui, nel suo crocifisso dorato quasi sospeso nell’aria, accompagnato da affreschi, dalla magnifica geometria dell’architettura e dal silenzio.

Passo anche un pomeriggio intero nella Galleria degli Uffizi, dove l’arte non ha né inizio né fine ma crea una dimensione tutta sua. È un posto che intimidisce, se penso al valore delle opere che ci sono dentro. Ma è anche un rifugio per gli occhi, una dose di bellezza indispensabile per tornare alla quotidianità.

Trovo Giotto anche a Santa Croce. Nella mattinata tranquilla e piovosa arrivo alla piazza dove c’è il mercatino di Natale e mi avvicino alla chiesa. È qui dove riposano i grandi. Mi fermo davanti ai monumenti di Galileo, Dante e Michelangelo e ho la sensazione di venir a trovare degli amici. Per così tanto tempo mi avevano accompagnata negli studi, per così tanto avevo cercato di scoprire qualche loro segreto. La navata della chiesa mi porta alle cappelle delle famiglie Peruzzi e Bardi, affrescate da Giotto, padre della pittura moderna. Proseguo verso il chiostro e verso la cappella dei Pazzi, la più pura delle espressioni artistiche dell’architettura: è qui dov’è nato il Rinascimento!

Il freddo mi fa entrare più volte nei bar e nelle trattorie, mi fa girare tra le specialità del Mercato Centrale, mi fa assaggiare cose che non avrei mai mangiato. Mi fa gustare la ribollita, una ricchissima zuppa piena di fagioli, verdure e pane. Per la prima volta ho coraggio di assaggiare una delle specialità fiorentine, il lampredotto. Il cosiddetto “quinto quarto” della carne (per essere metaforici) oppure il quarto stomaco della vacca (per dire alla lettera). Il lampredotto si mangia dentro un panino, con carciofi e salsa verde, ed è – lo dico da quasi vegetariana – sorprendentemente buono. E l’arte si apprezza molto meglio a stomaco pieno!

Tra le luci della stagione natalizia cammino lungo le strade fiorentine piene di botteghe e negozi che vendono pelle, cartoleria, guanti e cachemire. La città ha un’aria nobile, di lusso, di ricchezza accumulata per secoli.

Non c’è niente di più fiorentino dei bigliettini, carnet e carta da lettere che ispira a scrivere. Non c’è niente di più elegante di un mazzo di fiori accompagnato da un bigliettino d’auguri con il giglio fiorentino e di una busta con dorature e rilievo.

Non posso chiaramente limitarmi solo a Giotto. Nelle mie passeggiate incontro quasi casualmente gli affreschi di Fra Angelico nel convento domenicano di San Marco, scopro l’abitazione di Fra Girolamo Savonarola e ritorno nelle cappelle Medicee a San Lorenzo.

M’infilo tra i palazzi e attraverso un passaggio strettissimo arrivo alla piazzetta davanti alla chiesa dei Santi Apostoli. Le ceramiche bianco-celesti dei Della Robbia recuperano il colore
del cielo che tanto manca in questa stagione.

A due passi dall’Ospedale degli Innocenti il mio sguardo si ferma sulla vetrina di una farmacia. “Sede storica dal 1561” leggo sulla porta. Ma veramente esistono posti con una storia ininterrotta, una storia di quattro secoli e mezzo? Esistono e sono tutelati, ricordandoci un passato che di per sé è un valore inestimabile?

In un mondo che guarda solo verso il futuro, che corre avanti, è difficilissimo trovare spazio per la piccola storia, quella che riguarda singole famiglie e imprese.

Lascio la farmacia dietro di me ma sento che l’esperienza di questa strada fiorentina per l’ennesima volta mi ha cambiata.

Firenze nel mio cuore occupa un posto speciale tra le città italiane. Forse perché è stata una delle prime che ho conosciuto veramente, forse perché ha tracciato per me anche il percorso da fare nella vita. Sono partita da qui per cercare ispirazioni, alla scoperta della lingua, della cultura e soprattutto dell’arte. Sono passati dodici anni, e guardo Firenze con occhi diversi. Non si può scendere due volte lo stesso fiume e non si vede mai due volte la stessa città perché cambiamo noi, perché scorrono nuvole e giorni.

Per l’ultima volta quest’anno cammino con la valigia verso la stazione. E non saprei dire se sono fiocchi di neve vagabondi oppure luci di Natale che danzano per salutarmi. O forse Firenze, come tutte le donne, si è messa a piangere? Sono sicura che non lo ammetterebbe mai.

Zbigniew Rau: l’Ucraina ha il diritto di difenders

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il ministro polacco degli affari esteri Zbigniew Rau ha visitato Kiev. Rau ha parlato con il ministro ucraino degli affari esteri Dmytro Kuleba del crescendo della tensione sulla frontiera settentrionale e orientale ucraina e della costruzione del gasdotto Nord Stream 2. L’Ucraina, ugualmente come la Polonia e gli altri paesi baltici e gli Stati Uniti, è contro la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, che potrebbe aumentare l’influenza della Russia sulla politica europea. I ministri hanno parlato anche della minaccia per la pace nell’Europa. Secondo l’Ucraina nella regione del Donbass, dove nel 2020 è stata proclamata la tregua, la Russia rafforza il suo esercito. Il ministro Rau ha dichiarato che l’Ucraina ha il diritto di difendersi e che non è sola nella difesa della sua sovranità, integrità territoriale e inviolabilità dei confini.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C848155%2Cminister-rau-ukraina-ma-prawo-sie-bronic.html 

Dante in polacco

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Quest’anno non può essere diversamente: vi invitiamo alla lettura del classico dei classici della letteratura italiana, ossia Dante. Nell’offerta della libreria Italicus possiamo trovare varie edizioni italiane della Divina Commedia, fornite di un commento più o meno dettagliato, letture graduate per stranieri, la Commedia tradotta in polacco e un po’ di critica dantesca per chi vuole approfondire la conoscenza del poema.

Qual è la migliore traduzione della Commedia? È una domanda che ricorre spesso, visto che anche le persone che in generale se la cavano bene con l’italiano possono sentirsi intimidite dall’originale del poema dantesco. E allora? Vi avverto che la mia risposta sarà lunga ed evasiva.

L’interesse per Dante in Polonia fu risvegliato, dopo alcuni secoli di silenzio e sulla scia di altri paesi europei, dal Romanticismo, negli anni 20 dell’Ottocento. Un grande ruolo nel processo fu rivestito dai poeti e letterati, tra cui A. Mickiewicz. La prima traduzione polacca dell’intero poema fu stampata nel 1860. Il traduttore J. Korsak, estasiato da una precedente traduzione tedesca della Commedia, ci aveva dedicato più di dieci anni: per tradurre Dante prima aveva dovuto imparare l’italiano! Il suo lavoro, inizialmente accolto con entusiasmo, presto dovette sopportare la concorrenza da parte delle traduzioni successive pubblicate da A. Stanisławski (1870) e E. Porębowicz (1899-1906). Nei decenni successivi alla lista vennero aggiunte le proposte di J. Kowalski (1933), A. Świderska (1947) e A. Kuciak (2002-2004). Nella serie delle traduzioni della Commedia in polacco troviamo anche i lavori tuttora inediti di J. Guszkiewicz (XIX sec.), J. I. Kraszewski (XIX sec.) e S. Dembiński (1902-1903), oggetto di studio filologico.

Perché tradurre un’opera così tante volte? Già nel 1857 Kraszewski scrisse a Stanisławski: “Si può tradurre Dante anche dieci volte, ma non sarà mai troppo”. Anzi, sarà sempre poco, mi permetto di aggiungere, dato che ogni versione in fin dei conti ci lascia insoddisfatti. La traduzione della Commedia, opera estremamente complessa da ogni punto di vista, è una grande sfida. La lingua polacca è nettamente diversa da quella italiana e il divario geografi co, storico e culturale tra noi e l’originale certamente non aiuta. In più, l’opera di Dante, non può esse racchiusa in interpretazioni e schemi validi una volta per tutte: non senza ragione la critica dantesca fiorisce da ben sette secoli, contribuendo anche all’evoluzione delle esigenze del lettore e all’inevitabile “invecchiamento” delle traduzioni. I traduttori, costretti a negoziare tra il provare a mantenere la forma dell’originale e i tentativi di salvarne il contenuto, fanno del loro meglio (e così, per esempio, Korsak intervalla vari tipi di rima, Stanisławski adotta il verso sciolto, Porębowicz, Kowalski, Świderska e Kuciak mantengono le terzine, con varie conseguenze per il senso e le altre caratteristiche dell’opera). Questo è il motivo per cui è impossibile indicare la “migliore” traduzione che ci possa soddisfare in tutto e per tutto nel  confronto con l’originale dantesco. Ogni traduzione ci offre una Commedia diversa. È un fatto naturale e prezioso. Sul mercato editoriale polacco domina, nonostante le sue innegabili imperfezioni (come lo stile poco chiaro e un’ostentata originalità legata ai canoni estetici della lingua polacca degli inizi del Novecento), la proposta di Porębowicz, studioso di letterature romanze. Se non ci sentiamo in grado di leggere l’originale del poema corredato di un buon commento italiano, possiamo venire a un compromesso e scegliere l’edizione bilingue (D. Alighieri, Boska Komedia/La Divina Commedia, trad. E. Porębowicz, Kraków: Pasaże, 2018), con l’introduzione di M. Maślanka-Soro e le note di A. Pifko. In questa maniera possiamo goderci l’originale, aiutandoci al tempo stesso con la traduzione posta a fronte e gli ulteriori chiarimenti.

Ma di Dante c’è anche altro, non solo La Commedia! Nell’ambiente letterario fiorentino l’Alighieri era un poeta conosciuto e apprezzato ancora prima di aver iniziato il lavoro sul poema. Nella giovinezza scriveva tra l’altro delle rime amorose, di cui molte si iscrivono nella poetica stilnovistica. Dopo la morte di Beatrice, Dante scrisse Vita nuova, opera mista di prosa e versi, che presenta l’evoluzione dell’amore, la storia della poesia d’amore e della formazione artistica dell’autore. Il testo, anche se di modeste dimensioni, è un componimento di grande valore artistico, innovativo, complesso e diffi cile da interpretare. Il lettore polacco può scegliere tra quattro traduzioni del “libello”: di A. Siekierski (XIX sec., ed. 2017), G. Ehrenberg (1880), W. Husarski (1921), A. Górski (1915) ed E. Porębowicz (1934). Non sarà una sorpresa, suppongo, se vi dico che queste traduzioni sono “invecchiate” già da tempo e che non sono al passo con l’odierna interpretazione e conoscenza della Vita nuova. I traduttori (qui generalizzo, per essere breve), spesso conformemente alle tendenze predominanti nei loro tempi, ci impongono la lettura autobiografica dell’opera, la leggono in prospettiva verticale come “un’introduzione alla Commedia” (il che non è sbagliato, ma è molto limitativo), ne trascurano l’atmosfera religiosa o la poetica dello stilnovo, trasformando questo piccolo capolavoro in un racconto sull’amore giovanile di Dante verso una graziosa ragazza. Non ne siamo soddisfatti. Cosa possiamo fare, allora, se non siamo in grado di leggere l’originale? Prima della lettura del “libello” in polacco, indipendentemente dalla traduzione scelta, sicuramente vale la pena di leggere delle pubblicazioni che ci descriveranno nei tratti essenziali la ricchezza dei temi nascosti nella Vita nuova (da consigliare, in polacco, per es. “Introduzione” a: D. Alighieri, Vita nuova – Życie nowe, trad. A. Siekierski, ed. A. Pifko, Kraków: Collegium Columbinum, 2017).

Quest’anno non dimentichiamoci anche del Convivio (trad. da M. Bartkowiak-Lerch), di De Monarchia (trad. da W. Seńko) e del trattato De vulgari eloquentia (trad. da W. Olszaniec). Nella lettura ci saranno d’aiuto le introduzioni e i commenti. Anche se, con molta probabilità, la pandemia toglierà un po’ di splendore e visibilità alle grandi celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, non ci toglierà il più importante: la possibilità di leggere le sue opere. Quest’anno siamo particolarmente invitati a scoprire e approfondire la nostra conoscenza delle opere del Sommo Poeta. Vale la pena anche informarsi bene su internet, perché molti grandi eventi, a cui probabilmente non potremmo partecipare a Ravenna, Firenze e altri posti del mondo, si svolgeranno in rete e diventeranno accessibili.

Le pubblicazioni scientifiche su Dante e sulla sua ricezione (in polacco) da consultare (scelta):

  • Grzybowski J., Miecz i pastorał. Filozoficzny uniwersalizm sporu o charakter władzy. Tomasz z Akwinu i Dante Alighieri, Kęty: Antyk, 2005
  • Grzybowski J., Theatrum Mundi. Kosmologia i teologia Dantego Alighieri, Warszawa: Semper, 2009
  • Kuciak A., Dante romantyków. Recepcja Boskiej Komedii u Mickiewicza, Słowackiego, Krasińskiego i Norwida, Poznań: Wydawnictwo Naukowe UAM, 2003
  • Litwornia A., „Dantego któż się odważy tłumaczyć?” Studia o recepcji Dantego w Polsce, Warszawa: IBL PAN, 2005
  • Maślanka-Soro M., Tragizm w Komedii Dantego, wyd. II, Kraków: Universitas, 2010
  • Maślanka-Soro M., Antyczna tradycja epicka u Dantego, Kraków: Księgarnia Akademicka, 2015

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