Tour de Pologne 2026, vince il tedesco Brenner all’ultimo atto della settimana. Italia a segno con le tre tappe di Milan e Calzoni miglior scalatore

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Va in archivio anche l’edizione numero 83 del Tour de Pologne, partito lunedì 3 agosto da Gdynia e chiusosi ieri, domenica 9, con la canonica cronometro finale alle Kopalnia Soli di Wieliczka. Il più importante appuntamento ciclistico polacco, la sette giorni inserita nel calendario UCI World Tour, ha portato in dote all’Italia ben tre tappe su sette e una delle maglie di categoria in gioco, con addirittura anche la possibilità di vittoria finale accarezzata da un atleta tricolore. Andiamo a ripercorrere brevemente insieme i punti salienti della come sempre emozionante manifestazione, che anche quest’anno mi sono potuto fortunatamente godere sul campo.  

Dopo l’edizione del 2025 seguita pressoché in toto, con ben cinque giornate su sette, quest’anno il mio programma ne prevedeva tre. Rispetto allo scorso, ad eccezione delle due tappe finali di Bukowina Tatrzańska e Wieliczka sostanzialmente replicate, tutte le frazioni hanno avuto un punto di partenza e uno di fine distinti a lunga distanza; anche per quanto riguarda il nuovamente presente classico arrivo di Karpacz, l’anno scorso teatro però pure della partenza. Basti guardare la mappa del tracciato o figurarselo nella testa seguendo il mio racconto, per rendersi conto di come il claim ufficiale dell’edizione “północ  południe / da nord a sud” fosse più che mai calzante. Si parte come detto da Gdynia, destinazione Koszalin,  territorio baltico per la prima frazione che è anche la più lunga del programma, con i suoi 234.2 km. La settimana non può iniziare meglio per l’Italia grazie al poderoso successo di Jonathan Milan della Lidl-Trek, capace di battere in volata un altro sprinter specialista e già vincitore di una tappa lo scorso anno, il francese Paul Magnier. Pur essendo stato da tifoso molto contento per  questo trionfo, non nascondo in grande onestà che ci sia stato un personalissimo piccolo „rosicamento”, poiché purtroppo sarei entrato in gioco solo dalla terza giornata, e mi è spiaciuto non poter vedere Milan festeggiare in Polonia e conquistare la prima maglia gialla. Ma le vittorie vanno chiaramente ben oltre la mia presenza o meno, e il plurale è d’obbligo, poiché il friulano si ripete incredibilmente l’indomani nella tappa Międzyzdroje-Stettino, con un’altra volatona ma stavolta con più margine sullo stesso sempre pericoloso avversario transalpino e compagnia varia. Inutile invece per me ripetere quanto appena detto sopra, però insomma … Ma eccomi finalmente il terzo giorno di gara presente sul traguardo di Zielona Góra, nella tappa partita dall’altra città di riferimento di Lubuskie, Gorzów Wielkopolski. Una corsa dalle dinamiche leggermente diverse dalla precedenti, ma ecco che ancora una volta, la terza, il copione straordinariamente non cambia: è sempre la ruota di Milan a varcare per prima la soglia d’arrivo. E questa volta posso anche finalmente godermelo sul podio dal vivo. L’unico peccato, se di tale si può parlare, dell’indossare il simbolo del leader della classifica generale, è il non poter mettere in mostra in corsa la meravigliosa maglia tricolore da campione italiano. C’è modo però comunque di vederla sul palco nel classico momento spumante e nell’immediato post premiazione, ed eccovela qui in tutta la sua bellezza.  Tre giorni, tre vittorie, una tripletta sensazionale: è magia Johnny. 

Il quarto giorno sveglia presto e si va alla partenza a Żagań, non prima di aver fatto però una piccola sosta a Żary, città davvero altrettanto deliziosa. Eccomi dunque più tardi al Palazzo di Żagań , suggestivo teatro della cerimonia delle firme e della partenza, con la carovana diretta poi a Karpacz, per una frazione che logicamente consta di un profilo altimetrico diverso dal tris inaugurale. Dedico la copertina di questo articolo proprio a uno scatto di quella mattina, con la Lidl-Trek schierata e Milan per l’ultima volta in giallo, accompagnati da eleganti signore in abiti tradizionali. La formazione tedesca si presentava al via con ben cinque italiani sul roster di sette complessivo. Meglio di loro solo la XDS Astana Team, compagine kazaka a forte trazione italiana, con addirittura sei difensori del tricolore. In tutto gli italiani in gara sono stati 22, pertanto la metà esatta facente parte dei due team in questione. Pensate che i polacchi in gara erano invece 10, con Kwiatkowski (Netcompany Ineos), Maciejuk (Movistar Team) e Małecki (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team) a sommarsi al settebello della squadra nazionale polacca, guidata da Patryk Stosz, premiato come miglior combattivo nella scorsa edizione. Tornando alla truppa blu turchese, l’unico non italiano è Victor Langellotti, campione di Monaco, ex compagno di squadra del pocanzi citato Kwiatkwoski e vincitore l’anno scorso della tappa regina sui Tatra, arrivato in squadra letteralmente un paio di giorni prima dell’inizio del Tour. Pur avendo visto da pochi metri, direi centimetri, i più grandi ciclisti del mondo in varie occasioni, non mi piace avere selfie coi corridori. Preferisco fotografare loro. Così come per Brandon McNulty l’anno scorso, poi risultato vincitore finale, ci sono però le eccezioni, e per la stima particolare che ho per Langellotti, non potevo non avere una foto con lui, peraltro con la speciale maglia di campione monegasco (di cui anche ironicamente non troppo tempo fa è stato l’unico contendente), e la conservo con affetto. Inoltre è stato anche l’unico corridore che, volutamente, sono riuscito a vedere sia alla partenza sia all’arrivo della cronometro a Wieliczka, posti a non troppa distanza l’uno dall’altro. Ma prima di parlare dell’atto finale, vediamo come ci si è arrivati, con le tappe mancanti all’appello.

Il traguardo di Karpacz, quest’anno di scena alla quarta e non alla seconda giornata, ha visto la vittoria del corridore neerlandese della Visma | Lease a Bike Bart Lemmen. Primo successo da professionista per il 31enne che ha fatto del ciclismo un lavoro solo a 27 anni: una storia bellissima la sua, fino a non troppo tempo fa impiegato nella Royal Air Force olandese, e poi la grande occasione in maglia giallonera per il Tour de France 2024. Secondo al traguardo l’italiano Christian Scaroni, proprio dell’Astana, che va vicinissimo alla vittoria. Il menù della quinta tappa offre la partenza da Opole e l’arrivo al Kocierz Resort, nel voivodato della Piccola Polonia praticamente sul confine con la Slesia, una trentina di chilometri da Bielsko-Biała. La gioia di giornata va ad uno di quelli che era senza dubbio tra i protagonisti più attesi di tutto il Tour de Pologne, il campione nazionale svizzero della UAE Team Emirates XRG Jan Christen. Vincitore del premio per il miglior giovane nella scorsa edizione, in questa si è invece ritagliato la soddisfazione di una tappa, precedendo nell’ordine il tedesco Marco Brenner, colui che andrà a vincere il Tour, e il francese Louis Barré, trionfatore invece della frazione dell’indomani sui Tatra. Sesto invece il fratello Fabio, in forza alla Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team.  A Bukowina Tatrzańska, la tappa regina della settimana, sabato 8 agosto è allora ancora un corridore della Visma | Lease a Bike a conquistare, tra le altre cose, il peluche con l’ape, simbolo della manifestazione (c’è affinità del resto con i calabroni, soprannome affettuoso della truppa giallonera). Oltre che, da tradizione, i vestiti ed ornamenti del luogo, toccati l’anno scorso a Victor Langellotti e anche a Rafał Majka, quest’anno presente al Tour in veste di opinionista sportivo. Scaroni, come due giorni prima, è secondo sul traguardo, ma grazie anche a questi abbuoni si presenta alla giornata finale in testa alla classifica generale. È dunque l’ora della cronometro alle celeberrime Miniere di sale di Wieliczka, poco distante da Cracovia. Rieccomi in campo per assistere ad una giornata conclusiva che, a differenza di una più facilmente ipotizzabile versione del 2025, lascia invece la strada aperta a svariate risoluzioni.

Alle ore 13 e 56 minuti del 9 agosto 2026, il belga Gerben Thijssen della Alpecin-Premier Tech apre le danze della prova a cronometro, affrontando per primo i 12.5 chilometri della pedalata. Ogni minuto un nuovo corridore si alterna al blocco di partenza, fino alle 15:54 con l’italiano Alberto Bettiol della XDS Astana Team, in undicesima posizione in classifica generale dopo la prova di Bukowina, a 33 secondi di distacco dal compagno e connazionale Scaroni. I ciclisti della top 10 partono ad intervalli di 2 minuti, dunque alle 16.14 chiude le danze lo stesso Scaroni. La cronometro è una prova sempre particolare, per specialisti, che può ridisegnare le carte in tavola, a maggior ragione con distacchi così risicati. A far registrare il miglior tempo di 14.25,49 minuti e vincere la cronometro è lo svizzero Stefan Küng, il 99esimo a partire, con una velocità media di un soffio inferiore ai 52 km/h. Grandissima soddisfazione per il corridore della Tudor Pro Cycling Team, in lacrime anche ripensando al brutto infortunio ormai alle spalle, e tantissimo orgoglio anche per il suo compagno di squadra Marco Brenner, il cui settimo tempo nella prova è bastevole per issarlo al primo posto della classifica finale e renderlo il vincitore del Tour de Pologne 2026. Il tedesco partiva dalla quarta posizione ed è riuscito a scavalcare tre avversari, tra cui i due Visma vincitori di quarta e sesta tappa. Scaroni scende purtroppo al settimo posto, seguito da Matteo Sobrero della Lidl-Trek, l’anno scorso terzo classificato, e il prima menzionato Bettiol, sesto nella rassegna 2026. Il podio lo vanno a completare il neozelandese Finn Fisher-Black della Red Bull – BORA – Hansgrohe, che ha guadagnato quattro posizioni, e lo spagnolo del Movistar Team Iván Romeo, che ne ha risalite addirittura sette. Il momento della premiazione del vincitore e del podio finale vede anche la presenza del presidente polacco Karol Nawrocki, oltre che come sempre del Direttore Generale Czesław Lang e team. 

Marco Brenner si leva lo sfizio di prendersi non solo la maglia gialla ma anche la bianca della classifica a punti, indossata da Jonathan Milan in questa cronometro. L’Italia però porta a casa la maglia bianca con pois blu del miglior scalatore grazie a Walter Calzoni della Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team. Grandi prestazioni dunque per Tudor e Pinarello, le uniche due compagini ProTeam e non WorldTour in gara, che portano a casa ottimi risultati. La maglia blu della combattività va al corridore della rappresentanza polacca Radosław Frątczak, mentre il compagno Filip Gruszczyński è il miglior biancorosso piazzato con il 25esimo posto in classifica generale. Premiati anche il sempre acclamatissimo Michał Kwiatkowski, che l’anno scorso non portò a termine la settimana, e ha sfrecciato ora nella cronometro di Wieliczka con la maglia di campione polacco, e lo svizzero Jan Christen, anche lui in gara con la divisa di campione nazionale elvetico. Migliore squadra a conti fatti è la Visma Lease a Bike, che nel proprio roster in terra polacca ha potuto contare anche sulle pedalate dell’affidabile e forte italiano Filippo Fiorelli.

 

Testo e Foto: Alberto Mangili