
Nelle collezioni del Castello Reale di Wawel si trovano due opere del primo rinascimento che mostrano le avventure di Ulisse, uno dei re greci, vincitori della Guerra di Troia. Si tratta di racconti simultanei, cioè opere che mostrano tanti episodi della vita di un personaggio in un’unica composizione. Le opere sono state acquistate separatamente, ma nel museo formano una coppia che illustra episodi dell’Odissea di Omero, un poema epico che racconta il viaggio di Ulisse dopo la fine della Guerra di Troia. L’Iliade e l’Odissea di Omero sono opere monumentali, giustamente considerate fonti culturali di nostra civiltà. La ricchezza di significati, storie, temi mitologici, storici, simbolici e sociali ne costituisce il fondamento; esse sono state e continuano a essere ispirazione per poeti, musicisti e artisti visivi. La popolarità degli eroi di Troia continua a crescere anche ai giorni nostri, soprattutto nel cinema e nella letteratura. La narrazione cambia un po’, mentre per secoli le donne dei poemi omerici erano personaggi episodici, oggi si riflette sui problemi sociali, ponendole al centro del racconto.
Nei dipinti rinascimentali delle collezioni polacche il protagonista è Ulisse, mentre i personaggi femminili, secondo la narrazione dell’epoca, costituiscono un complemento della sua storia. Nel primo dipinto troviamo dieci episodi, a partire dalla celebre scena dell’ascolto del canto delle sirene. Ulisse, vestito come un patrizio fiorentino e legato all’albero della nave, appare quasi indifferente, anche se il suo sguardo è rivolto verso il basso, in direzione delle sirene. Le sirene, raffigurate come quattro bellezze bionde e nude che danzano sulle onde del mare, sembrano immerse nelle loro conversazioni. I compagni di Ulisse, riuniti attorno all’albero della nave, sembrano discutere di qualche importante questione maschile. Nella scena successiva, il dio Hermes si avvicina a Calipso: si tratta dell’illustrazione del momento in cui lui trasmette alla ninfa la decisione degli dèi di liberare Ulisse. Innamorata dell’eroe greco la ninfa gli aveva offerto l’immortalità, ma già nella scena seguente possiamo vedere Ulisse mentre costruisce una zattera: sceglie di tornare da Penelope. Più in basso lo osserviamo come naufrago tra le onde del mare. Se conosciamo l’ordine degli episodi dell’Odissea, possiamo facilmente riconoscere il carro dorato con cui Nausicaa conduce il sopravvissuto Ulisse al palazzo di suo padre; segue poi la scena del banchetto con il re Alcinoo. Grazie a lui l’eroe può finalmente tornare a Itaca dopo dieci anni di peregrinazioni. Il re lo ricompensa con una nave e numerose ricchezze e, grazie all’aiuto della dea Atena, la sua vita smette di essere così complicata. Nelle ultime scene sulla destra riconosciamo l’incontro di Ulisse con il cane Argo, Penelope seduta al telaio e la nutrice Euriclea. Infine Ulisse e Telemaco si scontrano con i pretendenti in una scena molto più espressiva rispetto a tutte le altre.
Nella seconda composizione la narrazione inizia con la scena di Ulisse presso Polifemo, rappresentato come un gigante tranquillo e nudo, dal corpo pallido, che divora gli uomini. L’episodio dell’accecamento del ciclope può risultare divertente. Polifemo giace tranquillamente, mentre Ulisse si china su di lui, in realtà lo priva del suo unico occhio. Per questo gesto Poseidone, come leggiamo in Omero, “lo perseguita con una vendetta implacabile, passo dopo passo”. Le scene successive mostrano il difficile peregrinare dell’eroe. Vediamo allora il banchetto presso Circe, con alcuni maiali nei quali la maga trasformò i compagni di Ulisse, o la nave che oscilla pericolosamente tra Scilla e Cariddi.
Il viaggio di Ulisse viene interpretato non solo come una serie di avventure affascinanti, ma soprattutto come una metafora della condizione umana: ogni uomo, prima di raggiungere un porto sicuro, deve affrontare molte difficoltà e superare numerose prove. Le più antiche rappresentazioni degli episodi dell’Odissea si trovano sui vasi dell’epoca micenea. Le scene della guerra di Troia e del peregrinare di Ulisse erano popolari nell’arte greca, romana e successivamente anche nel Rinascimento e nel XIX secolo. Entrambe le composizioni del Wawel sono caratterizzate dalla staticità delle scene. Ci sono piccoli accorgimenti pittorici che suggeriscono il movimento dei personaggi, come i tessuti o i capelli mossi dal vento, l’inclinazione del corpo e le gambe che evocano la corsa oppure il gesto di salire le scale. Esiste un’interazione tra i personaggi, ma, ad eccezione della scena dello scontro con i pretendenti di Penelope, manca una particolare espressività. I personaggi indossano abiti alla moda nella Firenze della metà del XV secolo. I paesaggi richiamano le soluzioni pittoriche e grafiche medievali e del primo Rinascimento. Per la ricchezza dei colori e delle dorature, le opere possono inoltre ricordare i manoscritti miniati. Narrazioni ricche di personaggi, episodi e dettagli variopinti furono dipinte da quasi tutti gli artisti fiorentini dall’inizio fino alla seconda metà del XV secolo.
Una curiosità è l’esistenza di un dipinto simile realizzato da Apollonio di Giovanni con la stessa tecnica e le stesse dimensioni delle due composizioni di Cracovia. Le Avventure di Ulisse conservate presso l’Istituto d’Arte di Chicago comprendono tredici scene, alcune delle quali quasi identiche agli episodi presenti nei dipinti cracoviani. Parte di loro differisce soltanto per alcuni dettagli, per pose del corpo leggermente diverse oppure per variazioni nei colori. Un elemento importante delle composizioni simultanee è la rappresentazione di numerosi episodi in modo tale che risulti utile conoscere il contenuto dell’opera letteraria, in questo caso le successive avventure di Ulisse. Nel dipinto gli episodi non sono disposti in maniera lineare, ma le scene consecutive si trovano accanto l’una all’altra, sopra, sotto oppure lateralmente. Tuttavia non è particolarmente difficile ricostruirne l’ordine cronologico e individuare autonomamente la corretta sequenza narrativa.
Apollonio di Giovanni fu un pittore fiorentino del primo Rinascimento, noto soprattutto per la decorazione dei cassoni, cioè bauli nuziali. Realizzava anche altri oggetti raffinati, tra cui i tradizionali recipienti destinati alle puerpere. Come i cassoni nuziali, anche i recipienti e i vassoi da parto venivano decorati con scene dal carattere moraleggiante, tratte soprattutto dalla storia antica, dalla mitologia e dalla Bibbia.
Particolarmente popolari erano le storie della virtuosa Lucrezia, della coraggiosa Porzia o della modesta Susanna.
I dipinti esposti al Wawel provengono dalla collezione della famiglia Lanckoroński e furono acquistati dal conte Karol Lanckoroński a Firenze nel 1890. Entrarono successivamente nelle collezioni del Castello del Wawel separatamente.
Le opere di Omero, reinterpretate continuamente nella letteratura e nel cinema, si rivelano una fonte inesauribile di ricerca creativa. Basti pensare alle produzioni hollywoodiane come Troy (2004, regia di Wolfgang Petersen) oppure a The Return (2024, regia di Uberto Pasolini), con Juliette Binoche nel ruolo di Penelope, che rielabora la narrazione dell’Odissea da una prospettiva femminile. Nella narrativa contemporanea godono di grande popolarità i romanzi che pongono al centro degli eventi le donne costrette a sopravvivere alla guerra e poi ad affrontare il ritorno dei veri eroi, le cui scelte morali, viste dalla prospettiva odierna, lasciano molto a desiderare. Molto lette sono le opere di Jennifer Saint e Madeline Miller. Le protagoniste e narratrici dei loro romanzi sono mogli, figlie e amanti degli eroi greci, mentre le storie raccontate riguardano l’arte della sopravvivenza e affrontano il tema universale della marginalizzazione di Penelope, alla quale il figlio Telemaco, ancora adolescente, disse: “(…) È meglio che tu ritorni nelle tue stanze e ti occupi dei lavori femminili, / Del fuso e del telaio. Ordina alle ancelle di lavorare con zelo. / Dare ordini è compito degli uomini e soprattutto mio, perché qui comando io.” (…)”. La prospettiva femminile, il racconto del destino delle donne e il riconoscimento del loro diritto a narrare la propria storia non costituiscono però una narrazione nuova né un prodotto dei nostri tempi. Ne sono testimonianza Le Troiane di Euripide, opera senza tempo che continua ancora oggi a essere reinterpretata sulle scene teatrali.
Il peregrinare di Ulisse, rappresentato come una serie di episodi quasi fiabeschi nelle due composizioni delle collezioni cracoviane, assume così un significato universale. Ogni scena, raffigurata secondo l’estetica del primo Rinascimento, porta con sé una riflessione sul destino umano, sulle tentazioni e sul desiderio, sulla nostalgia, sulla paura, sullo smarrimento e sul contesto sociale dell’epoca e del luogo in cui le opere furono realizzate.
Traduzione IT: Oktawia Burzak
















