Laura Breszka: “Felicità” tra Varsavia e Polignano

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Quando le luci si accendono e la telecamera entra in azione, è concentrata, composta e immersa nel suo ruolo. Appena le luci si spengono, inizia a camminare, gesticolare e sprigionare un’energia incontenibile, come se stesse solo aspettando di liberare le emozioni soffocate dentro di sé per quei pochi minuti. Questa è Laura Breszka, attrice cinematografica, teatrale e di doppiaggio, nota, tra gli altri, per le serie: “Julia”, “Cisza nad rozlewiskiem” e “Singielka”. Già in autunno la si potrà vedere in una nuova produzione TVP, la serie polacco-italiana “Felicità”, basata sul libro di Katarzyna Kalicińska. In un’intervista per Gazzetta Italia racconta gli inizi della sua carriera e le impressioni dal set a Polignano a Mare.

Fare l’attrice è stato da sempre il tuo sogno nel cassetto?

Ho frequentato corsi di teatro dalla terza elementare fino alla fine delle scuole medie, poi sono andata al liceo con una classe teatrale a Breslavia. Mi sono anche esibita in un teatro di pantomima, quindi ho pensato abbastanza presto che era questo che volevo fare nella vita. Recitare mi veniva facile e sentivo interiormente di essere brava. E quando qualcosa è piacevole, ci si lascia guidare dall’intuito. Ogni spettacolo che facevamo con la classe alle elementari e al liceo veniva messo in scena su vari palcoscenici in Polonia. Andavamo a festival e concorsi teatrali. Ricordo che a una rassegna a Poznań, che si teneva al Teatro Polacco, abbiamo vinto la Maschera d’Oro. Ero abituata al palcoscenico fin da piccola e amavo il teatro.

Quale ruolo di questo periodo iniziale ricordi di più?

Ho due ricordi di quel periodo. Il primo è la poesia di Wisława Szymborska “Odio” che declamavo in molte recite scolastiche. Ma il mio personaggio preferito di quel periodo era la Rosa de “Il Piccolo Principe”, mi sentivo speciale per essere stata scelta per quel ruolo. Era in parte un teatro di pantomima, ma molto originale, con la musica dei Pink Floyd. Inventai persino un modo di entrare sul palco: rotolando. La regista dello spettacolo, Dorota Aleksandrowicz, era la nostra insegnante di polacco che ammiravo molto. Ebbi con lei le mie prime lezioni di teatro e si può dire che in qualche modo mi abbia plasmata nella prima fase. Era completamente diversa dalle altre insegnanti: rossa, con le lentiggini, si esprimeva con un linguaggio spiccato. Mi affascinava e avevo timore di lei nello stesso tempo. Fu lei a incoraggiarmi a intraprendere la strada della recitazione e a dirmi che ne valeva la pena.

La scuola di cinema di Łódź è stata la tua prima scelta?


Una delle mie amiche, prima degli esami, mi parlava della scuola di Łódź in termini entusiastici. Avevo sentito così tante cose sugli artisti che frequentavano questa scuola e sull’approccio eccezionale verso gli studenti, che non riuscivo a immaginarmi di studiare altrove. A causa di vari sconvolgimenti della vita, ho saputo della data dell’esame il giorno prima, quindi mi sono preparata all’ultimo minuto. Fortunatamente, dopo tanti anni di esibizioni, avevo materiale da cui attingere. Mi sono candidata anche a Varsavia e sono rientrata tra le 50 persone che hanno superato la prima fase, ma quando ho saputo di essere stata ammessa a Łódź, ho rinunciato al resto degli esami per Varsavia. Ora me ne pento un po’, ma ricordo che mi sono ammalata a causa dello stress e delle emozioni che hanno accompagnato la selezione, e questo è stato anche il motivo della mia decisione.

Come ti prepari per un ruolo?


Penso che mi serva semplicemente del tempo per capire il personaggio e iniziare a identificarmi con lui. Inoltre, come diceva Janusz Gajos, il mio insegnante di Łódź, è importante l’autenticità, ovvero interpretare se stessi nelle date circostanze, basandosi sulla propria verità. Ogni personaggio che interpreto devo essere io, ma in un’altra città, famiglia, situazione economica ecc. Se ci allontaniamo troppo da noi stessi, non sarà più convincente. Creando un ruolo, mi ci abituo lentamente e alla fine arriva un momento in cui lo sento dentro di me. Molto importante per me è anche la fiducia da parte del regista, grazie alla quale posso sentirmi al sicuro sul set.

Laura Breszka e Klementyna Karnkowska

Nella serie “Felicità” interpreti Zośka, parlaci un po’ di lei.


Zośka è una donna molto sensibile e molto forte che deve affrontare un’enorme perdita e un segreto che sta lentamente scoprendo, e che la avvicina gradualmente all’Italia. Lei tende molto a interiorizzare le cose, analizza tanto. Io invece sono l’opposto! In me tutte le emozioni sono subito visibili. Per questo la preparazione di questo ruolo ha richiesto un enorme lavoro da parte mia, di pacificazione e di tenere a freno la mia natura espansiva! Ho dovuto limitare molto i miei movimenti e tutte le mie caratteristiche dinamiche. A un certo punto l’ho privata di tutto, ma anche quella non è stata una buona soluzione. Mi hanno aiutato molto le conversazioni con il regista, Makary Janowski, con cui abbiamo riflettuto su chi fosse veramente, cosa le piacesse, quali fossero i suoi interessi. Grazie a questo sono riuscita a connettermi con lei e spero che il risultato sia interessante. Ora sento un enorme legame con il personaggio di Zośka, perché, come dicevo, costruisco ogni personaggio basandomi su me stessa, quindi ora viviamo in mondi paralleli e posso connettermi con lei in qualsiasi momento. Tuttavia, nella vita di tutti i giorni, le emozioni prendono il sopravvento.

Non eri spaventata di dover recitare in italiano?


La parte della protagonista nella serie “Felicità” è stata per me un enorme onore, non me l’aspettavo. Ero così felice che non ho pensato affatto a quanto testo avrei dovuto imparare in italiano. Prima dell’inizio delle riprese ho preso lezioni di italiano per imparare le basi della lingua e sentirmi più sicura almeno per quanto riguarda la pronuncia di alcune parole. Cogliere la melodia della lingua italiana non è stato un problema per me, ma devo ammettere che all’inizio non sapevo che le battute in italiano sarebbero state così tante, e per fortuna! Grazie a questo, non ero affatto spaventata di dover recitare in una lingua che non conosco.

Sei stata a Polignano a Mare per quasi un mese, dove avete girato le scene italiane della serie. Come ricordi quell’esperienza?


Questo progetto dimostra che, nonostante le differenze culturali e le barriere linguistiche, siamo in grado di creare qualcosa di innovativo e originale. Apprezzo molto l’opportunità di lavorare con una troupe italiana, con attori italiani, specialmente durante il soggiorno a Polignano a Mare. Sono felice di aver avuto l’occasione di conoscere gli abitanti e di immergermi per qualche settimana nel mondo italiano. C’era sul set, ad esempio, una signora anziana che preparava le orecchiette per le strade di Bari e che migliaia di persone seguono su Instagram. Quando giravamo in una gelateria, venivamo serviti da camerieri locali, e questa è stata una splendida combinazione tra vita quotidiana e cinema.

Fot. Przemysław Pączkowski