Venezia: rischio Disneyland

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rys. Beata Malinowska-Petelenz

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

L’articolo è stato pubblicato sul numero 78 della Gazzetta Italia (dicembre 2019 – gennaio 2020)

Venezia si descrive, si circoscrive, si digerisce e si porta nel cuore. È una città nata dall’acqua, un effetto vincente delle battaglie dell’uomo con la natura ed un modello della simbiosi stretta e naturale tra l’acqua e il tessuto urbanistico. Qui l’acqua detta la struttura ed imporre la forma, scriveva Lech Majewski nel suo romanzo “Metafisica”: È un metallo, lama di un coltello, forbici di un tagliatore che riducono case e strade in modo assoluto e definitivo.

Però questo equilibrio ponderato ed elaborato da secoli ѐ fragile e sottile. Navi da crociera enormi, colossi turistici bianco-azzurri, sfilando maestosamente davanti alla Piazza San Marco provocano movimento d’acqua, spostando centinaia di migliaia di metri cubi che intaccano le delicate fondamenta della città. Nonostante gli annunci secondo cui nel settembre 2019 sarebbe stato introdotto il divieto di entrare alla Laguna di Venezia a queste navi, tutto prosegue senza limiti. I danni all’ecosistema della laguna sono irreparabili. 

Oggi Venezia, la città più bella del mondo, mecca di romantici e decadenti, pittori e poeti, protagonista della novella simbolica di Tomasz Mann sta morendo lentamente trasformandosi in un parco divertimenti macdonaldizzato. Scompare sotto le maree dell’acqua alta davanti al mondo intero: sotto i riflettori, il brusio delle news e telecamere delle stazioni televisive più importanti, così come bruciava la Cattedrale di Notre Dame, come ardeva la foresta amazzonica. La causa di questo ѐ uno dei peccati capitali della globalizzazione contemporanea: l’avidità. L’avidità che ormai ha assunto la faccia del turismo di massa brutale. 

I veneziani combattono sommersi da una marea d’acqua e di turisti. Ma le domande sulla direzione degli sviluppi della città risuonano sempre più forti, le domande sul futuro di Venezia. Dopotutto la Serenissima ѐ un fenomeno transnazionale e transculturale: ѐ uno spazio particolarmente riconosciuto e caratterizzato dal “plusvalore” unico. È una città-individualità, con un’anima, una città che ѐ una forza attiva, creativa e un luogo di festival mondiali. Venezia ѐ un canone incontestabile di bellezza urbana e culmine della forma architettonica. È anche un grande mito che ѐ diventato un terreno fertile per lo sviluppo della cultura europea.

Beata Malinowska-Petelenz

Ma Venezia è anche luogo di folle di turisti, protagonisti di una carnevale senza fine che fa impennare i prezzi che diventano insostenibili per la maggior parte dei veneziani. Il Ponte di Rialto, un servizio fotografico in Piazza San Marco, gadget made in China, selfie con il prosecco sul Canal Grande e ritorno a casa. La monocoltura turistica e la monoeconomia. L’infinita sovraesposizione dell’immagine. E il deflusso dei nativi. Venezia tornerà indietro dalla strada che porta a Disneyland? 

***

Domenica, il 3 novembre del 2019. L’acqua sta cominciando a salire. L’Apocalisse sta arrivando lentamente. In piedi sulle lastre di pietra della Piazzetta guardo un colosso di una nave che sta arrivando. The show must go on. Quo vadis, Venezia?

testo: Beata Malinowska-Petelenz (architetto, pittrice, autrice dei libri, membro dell’Associazione degli architetti polacchi)
immagini: Beata Malinowska-Petelenz
traduzione it: Zuzanna Kulpa

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco