Accenti italiani alla Galleriaart.pl

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Wojciech Tuleya, storico e mercante d’arte, è manager e proprietario della galeriaart.pl varsaviana, da poco aperta nel centro commerciale Elektrownia Powiśle. Il co-gestore della galleria è Bogusław Deptuła, critico d’arte, curatore di mostre, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, ex caporedattore del mensile Art&Business.

Come è riuscito a diventare un mercante d’arte all’epoca del comunismo?

W.T.: Alla fine degli anni ’80 lavoravo presso un negozio di antiquariato in via Mazowiecka a Varsavia. Il proprietario poi ha aperto una galleria e visto che studiavo storia dell’arte me ne ha affidato la gestione. Da allora mi sono sempre occupato d’arte per tutta la vita. I miei amici dicono che la galleria è il mio mondo e che solo qui sono davvero me stesso.

Come si cercano gli artisti?

W.T.: Negli ultimi anni sempre più spesso attraverso internet. Molti artisti si presentano alla galleria e il professionismo di un mercante d’arte consiste nel fatto che ogni tanto si accorge che “questo è l’artista per la nostra galleria!”. Guardare qualche quadro è troppo poco, facciamo sempre un lavoro di ricerca per verificare se la nostra valutazione dell’artista è corretta. Poi organizziamo una mostra dell’artista, lo inseriamo sul nostro sito e cominciamo a presentarlo ai nostri clienti. È un investimento di tempo e di soldi, visto che una mostra, anche senza un catalogo, costa molte migliaia di zloty tra foto, testi, traduzioni e webmaster. Però nel mondo dei mercanti d’arte è importante essere il primo a scoprire un artista, anche se poi dopo qualche anno passerà ad un’altra galleria che magari è più coerente con il profilo e le opere dell’artista. Per una pittrice recentemente scoperta, in pochi mesi avevamo agito in modo così efficace da vendere 15 dei 20 quadri dell’ultima mostra.

galeriaart.pl Elektrownia Powiśle, ul. Dobra 40

I clienti scelgono i quadri oppure si rifugiano in nomi celebri?

W.T.: Ce ne sono di entrambi i tipi. Non siamo una galleria con un messaggio diretto verso i clienti: “L’autore è un professore, il dipinto costa tot”. Abbiamo i dipinti di professori e degli artisti giovani, puntiamo sulla qualità e varietà dell’offerta, ampliamo la sezione informativa sugli artisti in modo multilaterale.

Come sono cambiati i clienti negli ultimi trent’anni?

B.D./W.T.: Quando abbiamo iniziato si vendeva prevalentemente la grafica, che oggi nessuno compra. Attualmente in Polonia la gente vede l’arte attraverso il prisma dei soldi. Per loro è un investimento, anche come costruzione del prestigio. Gli acquirenti scegliendo un quadro analizzano non solo il prezzo, ma riflettono anche se ne trarranno profitto e se sì in quale lasso di tempo o se forse non saranno vittime di un inganno, o anche se l’acquisto del quadro di un certo artista li posizionerà in modo diverso nella società. Di solito sono delle persone di successo che arredano la seconda casa. Nella prima casa, quando erano agli inizi dei loro successi economici, non avevano nè spazio nè denaro per l’arte, oggi invece non esitano a spendere decine di migliaia di zloty, il che fino a poco tempo fa era impensabile.

Scegliendo gli artisti per la vostra galleria cercate persone che seguono la regola di “modernità e tradizione nell’arte”?

B.D.: Siamo entrambi storici dell’arte, fatto che spiega la naturale tendenza a costruire dei contesti con l’arte antica. Entrambi riconosciamo facilmente le ispirazioni artistiche dei pittori. Alcuni di quelli con cui lavoriamo si ispirano all’arte antica, analizzano le sue soluzioni estetiche, trovano delle trame ispiratrici e le reinterpretano.

A quali fonti di preciso si ispirano?

Penso all’arte italiana del primo Rinascimento, non esagerata, monumentale, non facile da imitare, agli artisti come Piero della Francesca. L’impatto di quel tipo di approccio pittorico dei paesaggi e delle figure lo vedo nella produzione di Mikołaj Kasprzyk. Un altro esempio è Łukasz Huculak. Durante un lungo viaggio di studio nel Bel Paese si è immerso nell’arte italiana del primo rinascimento e del periodo pre-rinascimentale, per esempio le opere di Fra Angelico. Da lì vengono i colori e la poetica dei suoi quadri con delle sfumature grigio-beige-rosa, che è un’estetica riconoscibile di un affresco stinto, i cui colori si sono ossidati e hanno perso la loro intensità. Da lì viene anche il riferimento alla predella, cioè i dipinti della parte inferiore dell’altare. Queste scene rappresentanti le situazioni della vita quotidiana dei santi hanno affascinato Łukasz a tal punto che per parafrasarle ha fatto una serie di composizioni oblunghe. A influenzare notevolmente Łukasz Huculak, quand’era agli esordi della sua carriera artistica, è stato Giorgio Morandi, un pittore italiano del ‘900, il cosiddetto solitario di Bologna, che sotto l’influenza di Giorgio de Chirico iniziò nell’ambito dell’estetica surrealista “la pittura metafisica” e poi evolse nella direzione del realismo intimo. Łukasz ha visitato il museo e lo studio di Morandi a Bologna e ha adottato questa atmosfera nelle proprie opere. Le sue prime nature morte mostrano dei tavoli grigi su cui si trovano bottiglie e altri oggetti banali e semplici. Sotto il suo pennello tutto diventa un tema eccezionale che, riprodotto in modo intimo e tenero, raggiunge livelli elevati.

Da chi traggono ispirazione le pittrici da voi promosse nella galleria?

B.D.: Un esempio di passione per l’Italia è l’artista Katarzyna Jędrysik-Castellini, che insieme al marito italiano ha vissuto per qualche tempo in Italia e il testo per il catalogo della sua mostra è stato scritto da Tessa Capponi Borawska, la nota aristocratica italiana che vive in Polonia. Nel suo carattere e nell’estetica, la pittura di Katarzyna è molto italiana: paesaggi suggestivi, nature morte con degli agrumi. Da quando la pittrice ha visitato un museo delle bambole, da qualche parte nel sud d’Italia, nelle sue opere regna il clima della commedia dell’arte, degli Arlecchini, Pierrot e Pinocchi. È anche una ritrattista brillante; ha dipinto il proprio ritratto matrimoniale ovviamente di profilo, come nel famoso ritratto di Federico da Montefeltro e della sua moglie Battista Sforza dipinto da Piero della Francesca oppure come negli altri quadri dell’epoca, di Botticelli, Lorenzo Costa, Ghirlandaio. Nella galleria abbiamo poi i dipinti di Julia Medyńska, che si ispira al Barocco, agli autori delle opere raffinate e splendide del ‘600. I suoi dipinti somigliano a quelli di Rubens, Caravaggio, Guido Cagnacci oppure Francesco Guarino. E poi c’è Beata Murawska il cui segno distintivo sono i quadri che raffigurano i tulipani multicolori. L’artista si è trasferita definitivamente in Italia il che ha cambiato la sua pittura rendendo i paesaggi più luminosi, ricchi di un bagliore rosa e di un sole meridionale.

Łukasz Huculak, Komoda z Pompeji, 2006

Galeriaart.pl funziona “a dispetto della convinzione che il quadro, come mezzo di espressione, è finito”.

La morte della pittura è stata proclamata tante volte. Già nell’800 si riteneva che la fotografia avrebbe sostituito la pittura. Invece gli artisti come Courbet oppure Degas lavoravano basandosi sull’estetica della fotografia. Un’altra vera crisi c’è stata con la moda per l’arte concettuale negli anni ’60 e ’70, quando, in effetti, nella corrente artistica principale la pittura era finita nel dimenticatoio. Attualmente osserviamo un tipo di pazzia nell’ambito della pittura, specialmente da parte della generazione giovane. Ovviamente vengono create delle animazioni computerizzate, delle opere video, ma proprio in questo consiste la diversità dell’arte. Tuttavia la pittura ha di nuovo una prevalenza rispetto ad altre discipline artistiche e insieme ad essa sperimentiamo una nuova avventura.

Mikołaj Kasprzyk, Szermierze, 2017
Beata Muranowska, Na południu, 2017

traduzione it: Marta Myszkowska

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