Alessandro Parrello: “Felicità” dentro e fuori dal set

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Fot. Luca Spennato

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Un ormai lontano giorno dell’epoca in cui stavamo uscendo dal Covid mi telefona “Paolone”, caro amico veneziano che lavora nel mondo del cinema, avvisandomi che è in arrivo a Varsavia il regista e attore Alessandro Parrello finalista al concorso Grand Off Short Film Awards. Oggi cinque anni dopo anche Alessandro è diventato un carissimo amico oltreché un habitué della capitale polacca.

Da poche settimane sono terminate le riprese del nuovo serial “Felicità”, basato sull’omonimo libro di Katarzyna Kaliczynska, prodotto da TVP e ambientato tra Varsavia e Polignano a Mare, in cui sei uno dei protagonisti. Cosa ti porti dentro di questo lavoro?

“Voglio essere sincero con te, girare “Felicità” è stata una delle esperienze più piacevoli degli ultimi anni sia come professionista che come uomo. Mi sono divertito molto perché, avendo fatto negli ultimi anni soprattutto il regista o il produttore, spesso ho sacrificato un po’ di quella spensieratezza che invece qui ho ritrovato lavorando assieme ad un regista molto bravo e a un affiatato gruppo di lavoro con colleghi italiani e polacchi. Con alcuni di loro si è instaurato anche un bellissimo rapporto di amicizia fuori dal set e credo che quando il pubblico vedrà la serie, si accorgerà di quanto siamo stati bene nel girarla. In tante settimane di lavoro tra Varsavia a Polignano ci siamo conosciuti e uniti a livello umano perché tutti volevamo la stessa cosa: realizzare una serie bella, innovativa ma soprattutto vicina alle persone. Io credo che ci siamo riusciti e grande merito va al regista Makary Janowski che è stato un capitano eccezionale, sempre in ascolto degli attori, sorridente e calmo anche nei momenti di maggior pressione lavorativa ed emotiva. Tu lo sai bene perché sei stato spesso sul set e hai potuto vedere questa armonia. Inoltre amo molto il mio personaggio: Marco, un brillante avvocato con dei valori forti che dopo anni vissuti tra Roma e Milano torna dalla sua famiglia a Polignano e li incontra Zoska, che arriva da Varsavia con la figlia adolescente, sconvolgendo un po’ gli equilibri nella pensione Felicità. Tra i due scatta subito qualcosa ma… non voglio anticipare di più! 

Alessandro Parrello, Laura Breszka / fot. Przemysław Pączkowski

Noi ci siamo conosciuti a Varsavia in occasione del festival Grand Off in cui eri finalista, a distanza di anni che idea ti sei fatto della capitale polacca? 

Quell’episodio lo ricordo sempre con grande gioia perché è stato un incontro magico grazie al mio amato film breve “Nikola Tesla the man from the future”, che mi ha dato tante soddisfazioni. Ma ti ho mai detto che per un attimo stavo per non venire a Varsavia? In quel momento, era l’autunno del 2021, avevano chiuso tutto e per viaggiare occorreva il green pass. Ero in un periodo di intenso di lavoro e la sera della partenza per Varsavia, stravolto dalla stanchezza, ho rinunciato. Scrissi agli organizzatori del festival che probabilmente non sarei andato al Gala. Poi, evidentemente c’è qualcuno che dall’alto mi protegge, dopo una lunga dormita, la mattina dopo mi sono svegliato e ho deciso: “parto per Varsavia, sento che è una occasione da non perdere”. Ho rifatto il biglietto e sono partito il pomeriggio… Il resto è storia, lì ci siamo conosciuti, grazie al nostro amico “Paolone” che ci ha messi in contatto. In quei giorni pensai subito che mi sarebbe piaciuto ritornare a Varsavia per conoscerla meglio, la città mi aveva dato ottime vibrazioni. Poi la vita sa sempre come svilupparsi e come sorprenderci. Quel desiderio di tornare alla fine si è realizzato, ma mai avrei pensato di tornare per essere protagonista di una serie polacca connessa all’Italia e soprattutto alla mia Puglia! Oggi dopo aver conosciuto meglio Varsavia ti confermo le sensazioni provate la prima volta: città straordinaria, vivace, curata, piena di arte e voglia di costruire. Mi ha ricordato le sensazioni che ho vissuto i primi anni a New York. Non escludo che in futuro possa trascorrere più tempo qui. 

 

fot. Przemysław Pączkowski

Parlaci della tua carriera. Da dove vuoi cominciare?

Ah… inizierei definendola il viaggio più faticoso e più incredibile che abbia mai fatto. Per quanto la mia gavetta sia stata lunga e non facile, posso dire che alla fine le cose stanno andando nel modo in cui sognavo accadessero. È stato un percorso pieno di sacrifici e di rinunce, dai primi passi in Rai a 19 anni, agli anni vissuti negli USA, dove andai quando avevo 26 anni per crescere come uomo e come artista lontano dalla famiglia e dal mio mondo. Oggi posso dire che ne è valsa la pena, ogni sacrificio ha determinato una evoluzione, guardandomi indietro rivedo tutte le tappe che sono servite a costruire una carriera con solide fondamenta. Avevo una visione e l’ho seguita con estrema fedeltà, svolgendo nel frattempo decine di mestieri diversi per mantenermi. In cambio dei sacrifici ho il privilegio non solo di poter recitare in progetti internazionali, ma anche di poter scrivere, dirigere e talvolta produrre delle opere cinematografiche importanti che desideravo realizzare e che mi hanno dato molte soddisfazioni, fatte grazie alla casa di produzione che ho fondato nel 2011, la WEST 46 films. In questi anni di gavetta ho anche imparato tanti sport, mi sono dedicato alla scrittura – a New York per cinque anni ho diretto perfino un mio magazine – ho appreso due lingue straniere e… chissà magari provo anche ad imparare il polacco! Un background di esperienze che metto al servizio del mio lavoro. Sono partito con l’idea di fare l’attore ma in America ho trovato il coraggio di provare ad esprimermi seriamente anche come autore e regista. Fondamentali poi sono stati gli incontri con tre persone meravigliose, Bruce a New York, Teresa e Giovanna in Italia, che hanno creduto fortemente in me e a cui sarò sempre molto grato. Poi sono arrivati i premi e le soddisfazioni che sono la conseguenza di tanti anni di lavoro. Riassumendo sono un ottimista nato, il mio segreto è stato ed è: crederci!

Fot. Alice Della Valle

Come si coniugano le carriere d’attore e di regista?

Penso siano due facce della stessa medaglia. Seppur molto diversi come impostazione, sia l’attore che il regista raccontano delle storie e se un artista sente di avere qualcosa da dire o una bella idea, non deve porsi il limite di vedersi solo come attore o solo come regista. Si possono ricoprire entrambi i ruoli, a patto che ci sia una grande preparazione e una efficace pianificazione, per poter così essere credibili e in grado di sostenerne il peso e la responsabilità, soprattutto quando un produttore ti affida un progetto. Spesso mi è capitato di dover essere attore, regista e sceneggiatore dello stesso progetto e per quanto possa spaventare, alla fine mi ci sono abituato e non mi spaventa il farlo. Come attore i personaggi bisogna prima sentirseli addosso e dopo decidere di dargli vita. Io sono un fan dei generi avventurosi e fantastici e da questi temi ho iniziato a scrivere e raccontare le mie storie. Se oggi ho la fortuna di poter fare questi mestieri, ovvero davanti e dietro la macchina da presa, posso solo che considerarmi una persona felice. Quando preparo un progetto da regista faccio molta ricerca, approfondisco alcune tecniche e mi circondo dei migliori professionisti a cui trasmetto la mia visione del film in modo che possano riversarla nella creatività dei rispettivi settori di competenza, e mi piace sottolineare che con alcuni di loro lavoro proficuamente da tempo. Si tratta sempre di un lavoro di squadra non solo nella regia ma anche nella recitazione perché un attore per essere attraente e brillante in scena ha bisogno del supporto di chi lo mette in condizione di dare il meglio. E io sono molto grato a tutte le figure che girano attorno al set. 

Sei un romano di origini pugliesi che vive tra Roma e Monopoli. Come ti dividi tra la caotica capitale, i trulli e le spiagge pugliesi?

Sono due modi di vivere talmente diversi che forse potrei aver trovato il mio piccolo grande equilibrio. Roma è caotica, disordinata e con livelli di stress nelle persone che se ci si osservassero dall’alto sembreremmo una moltitudine di formiche che si muovono impazzite. Il traffico è assurdo a tutte le ore. Di conseguenza anche la mia vita a Roma è più frenetica e mi sposto quasi solo in moto. Poi però Roma è coinvolgente e se ti fermi ad osservarla con altri occhi, ti rendi conto che è potente e unica per tutto quello che c’è dentro, per i caratteri delle persone. Abito in un quartiere che adoro, tra Ostiense e Piramide, dove ho tutto a portata di mano. A Monopoli è esattamente l’opposto, le persone hanno un altro ritmo di vita, molto più calmo. Come sai li abito nei trulli in campagna, tra ulivi e colline, ma vicino al mare e questo è importante perché il mare ha la capacità di restituirmi quella serenità interiore cosi preziosa quando devo dedicarmi alla scrittura o a un nuovo progetto. Monopoli e Roma sono entrambe casa per me, essenziali al mio vivere.

Progetti per il futuro?

A luglio uscirà il mio fantasy breve “Alby l’ultimo Ulivo”, girato in Puglia con Francesco Pannofino nei panni di un tenero Albero Parlante animato, realizzato unendo animazione 3D e con riprese in live action. Qualcosa di raro per l’Italia. Poi presenteremo il thriller di avventura “Ricordati che ti voglio bene”, girato sulle montagne innevate del Nord Italia nel cui cast c’è Luca Ward, Maurizio Lombardi ed Eugenio Ricciardi, che nella serie “Felicità” interpreta mio fratello. In questi giorni sto anche scrivendo un soggetto per una nuova serie, con un produttore del Principato di Monaco il quale mi ha proposto un’idea che ho trovato straordinaria e che dirigerò. Contemporaneamente, sto ultimando la revisione della sceneggiatura del mio lungometraggio da regista. Nei prossimi mesi invernali invece girerò un nuovo film breve della mia serie sui generi cinematografici, fino ad ora ne ho realizzati 12 sui 21 previsti dal progetto, di cui “Nikola Tesla” è stato il film di apertura. Tra questi ne sto scrivendo uno di genere spy action, ambientato tra l’Italia e la Polonia e tu sarai uno dei primi a cui farò leggere lo script appena pronto! E poi se dovessimo proseguire il viaggio di “Felicità” nel 2027 con una seconda stagione salirei a bordo con grande gioia per raccontare nuovi aspetti del mio personaggio Marco. Sono per un cinema fatto di eroi e avventure che facciano sognare, ispirare il pubblico e far sentire che in fondo tutto è possibile.

Oriana Celentano, che interpreta Giulia in “Felicità”, Francois Plantamura,
proprietario della Vespa azzurra, Alessandro Parrello. Foto di Luca Spennato