Direzione: Bari

0
48

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Arrivati a Bari, capoluogo della Puglia, in auto, prima di trovare un parcheggio dovrete fare tanti giri. Le strade del centro sono spesso a senso unico e per questo motivo in quasi una strada su due ci troveremo davanti al divieto d’ingresso. Ed anche se le corsie sono solamente due, ai residenti piace crearne una terza in un attimo. Ed in più, all’improvviso accanto a noi, dal nulla appare un ciclista simpatico con un cocker spaniel nel cestino appeso sul manubrio della bici. Durante le sere dei fine settimana parcheggiare l’auto è un miracolo, però i volti delle persone al volante non ne sembrano affatto irritati. Ed appena il conducente decide di fare la prova di infilarsi in un piccolo spazio libero, i passanti, come per incanto, si riuniscono e gesticolando nell’aria, quasi quasi fanno la manovra per lui. Il risultato è ovviamente perfetto.

Contrasti e sapori

L’ampia via Sparano da Bari nei fine settimana assomiglia a un lungo passaggio di tentazioni con catene di negozi vari, anche dei marchi famosi, aperti fino a tardi. La strada è affollatissima e nell’aria si sente un’atmosfera piacevole e vivace. Passiamo accanto ai residenti: tutti ben vestiti, quasi perfetti. Tutto questo ci fa sentire come se fossimo catapultati in un altro mondo rispetto a quello di poche ore prima, dove, nei sobborghi e nell’autostrada, nelle piazzole di sosta crescevano delle torri pendenti dei sacchi di spazzatura pienissimi.

Scompariamo in una delle strade laterali. Lì, un piccolo chiosco con i libri di seconda mano è aperto ancora a lungo dopo il tramonto. Accanto a un ristorantino tradizionale, dove si riuniscono intere famiglie, c’è un moderno ristorante, i cui piani dei tavoli esposti fuori, sono ricoperti di erba verde e fresca (per chi è interessato, si tratta del ristorante Stammibene, in via Domenico Nicolai). Le strade profumano di caffè e pizza d’asporto. Nei bar, regnano le focacce ed i taralli croccanti di vari gusti (anice, cacio e pepe, sesamo, zenzero), e per una tazza di caffè ed i gelati tutti corrono in Piazza Mercantile, alla Pasticceria Martinucci per assaggiare i famosi gelati del gusto che parla per sé, ovvero “provami”.

Percorrendo l’ampio Corso Vittorio Emanuele, dove dalla Piazza Libertà si estende un accurato viale di palme, raggiungiamo il porto. Lì, un’elegante facciata del Teatro Margherita (eretto all’inizio del XX secolo, attualmente in fase di ristrutturazione) ci dà il benvenuto. Al molo di San Nicola, al mercato del pesce le bancarelle vengono distese sin dalle prime ore del mattino e un odore aspro di frutti di mare e di pesce si diffonde nell’aria anche molte ore dopo la chiusura del mercatino. Proseguendo per il Lungomare Imperatore Augusto, raggiungeremo il porto dei traghetti, da dove partono le crociere per la Croazia, l’Albania e la Grecia. A ovest del centro storico si trova il Castello Svevo, probabilmente costruito negli anni ’30 del XII secolo per ordine del re della Sicilia, Ruggero II. La fortezza fu distrutta 20 anni dopo la sua costruzione, però all’inizio del secolo successivo fu ricostruita dall’imperatore Federico II di Svevia. Nei secoli seguenti, il castello fu la dimora dei rappresentanti della dinastia degli Angioini e in seguito degli Sforza. E oggi, in Largo Abate Elia, nella Basilica di San Nicola, possiamo ammirare la lapide (realizzata alla fine del XVI secolo) della regina Bona.

Bari adegua il proprio ritmo a chiunque la visiti e fa meravigliare con la propria semplicità. Per questo motivo, seguendo il percorso della storia intorno all’affascinante città vecchia, vale la pena rallentare il passo e godersi l’atmosfera locale. In Italia, un naturale sinonimo di relax è una calda tazza di caffè, sorseggiata in un piccolo bar lungo una stradina tranquilla o in una piazza assolata, come per esempio Piazza del Ferrarese vicino al porto. Ritorniamo in Corso Vittorio Emmanuele, ci fermiamo al passaggio pedonale e sorridiamo quando, un attimo dopo, un’auto della Polizia passa al semaforo appena diventato rosso.

foto: Karolina Romanow

Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco