Dolabella: il pittore Veneziano che scelse la Polonia

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Tomasz Dolabella, Św. Stanisław Biskup i św. Walery adorujący Matkę Boską z Dzieciątkiem, ok. 1614, olej, płótno. Kraków, kościół par. pw. Wniebowzięcia NMP – Mariacki / fot. Janusz Kozina

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Dei miracoli logistici fatti dai restauratori e di come un pittore veneziano si trovò in Polonia ne parliamo con la dott.ssa Magdalena Białonowska, curatrice della mostra “Dolabella: pittore Veneziano dei Vasa” che potremmo ammirare nel Castello Reale di Varsavia.

È stato difficile allestire questa mostra?

Sì è stata veramente una grande sfida per tante ragioni. Saranno esposti degli oggetti che normalmente sono difficilmente accessibili, si trovano nelle chiese, nei monasteri, negli altari. Tra questi ci sono opere tolte da luoghi particolari, per esempio il quadro della Chiesa di Corpus Christi è stato smontato e portato giù da un’altezza di circa 20 metri. Invece dal palazzo dell’Arciconfraternita della Misericordia di Cracovia porteremo un soffitto dipinto da Dolabella: è costituito di 4 quadri di forme non comuni e misura 4 metri di lunghezza. Data la localizzazione dei quadri la mostra è molto complicata per quanto riguarda la logistica, per questo faccio tanto di cappello ai miei colleghi restauratori che saranno incaricati di smontarla.

Tomasz Dolabella (dotychczas przypisywany), Anioł z lilią, wieńcem, koroną i palmą oraz herbem Odrowąż, 1619–1625 lub 4. ćwierć XVII w., olej, płótno. Kraków

Da dove viene l’idea di questa mostra?

Ideatore della mostra è Jerzy Żmudziński, storico dell’arte di Cracovia. Grazie alle proprie query e ai risultati delle ricerche tecniche eseguite durante i restauri, ha cambiato l’attribuzione di tanti quadri: ha attribuito a Dolabella nuove opere e ne ha escluse altre. Per esempio durante il suo restauro il quadro Angelo con lilia, ghirlanda e palma e lo stemma di Odrovaz della Cappella di S. Giacinto dei domenicani di Cracovia è risultato essere un dipinto del periodo posteriore a quello di Tommaso Dolabella che quindi non ne è l’autore. Żmudziński si è rivolto a noi del Castello Reale di Varsavia con l’idea della mostra qualche anno fa. Perché a noi? Dolabella lavorò alla corte dei monarchi polacchi dal Casato dei Vasa, la cui dimora fu il Castello Reale. Nel 2019 abbiamo festeggiato l’Anno dei Vasa, quindi una mostra dedicata al pittore di corte della dinastia è un buon riepilogo di questo periodo.

Tuttavia Dolabella non aveva tanta voglia di venire a Varsavia…

Quando la corte di Sigismondo III lasciò Cracovia Dolabella ci rimase: a Cracovia si sentiva bene, lì aveva la moglie, faceva parte dei circoli dei pittori delle gilde. Preferiva Cracovia anche perché lì aveva delle commissioni ben remunerate dagli abati dei conventi di Cracovia e dintorni, di solito erano dei grandi cicli religiosi. Il committente maggiore erano i domenicani di Cracovia. Per circa 30 anni Dolabella riempì la loro chiesa e il convento con i suoi dipinti così da renderli un’esposizione delle sue opere, una sorta di “museo”. Ed è lì che Dolabella fu sepolto nel 1650.

Come mai Dolabella venne in Polonia?

La storia è abbastanza semplice. Prima di Dolabella le commissioni per Sigismondo III le eseguiva Alessandro Vassilacchi, chiamato Aliense, maestro di Dolabella. Lavorarono insieme alla decorazione del Palazzo Ducale di Venezia. Vassilacchi mentre eseguiva un lavoro per Sigismondo III gli raccomandò il suo giovane e dotato allievo che allo stesso tempo era già preparato ed esperto. Così Dolabella viene a Cracovia e comincia a lavorare come artista di corte. È praticamente il grado più alto che un artista poteva allora raggiungere.

L’attività di Dolabella ha influenzato la pittura polacca?

Jan Feliks Piwarski, Portret Tomasza Dolabelli, przed 1850, cynkografia. Warszawa, Biblioteka Narodowa. Fot. Polona

Ha portato con sé le conquiste della pittura veneziana del suo periodo d’oro. Ha usato bei colori veneziani, il rosso, il blu, il rosa, il giallo, messi su tela con pennellate grosse a impasto. Le influenze veneziane non si notano su ogni quadro, tanti dipinti hanno una tonalità scura. Molto dipendeva dal committente, ma anche dal tema realizzato. E poi Dolabella lavorò in Polonia per molto tempo; arrivò nel 1598 e morì nel 1650: sono più di 50 anni di lavoro in cui il suo stile si evolse.

Come la Polonia ha influenzato Dolabella?

Possiamo dire che si è “polonizzato” e “sarmatistizzato”. Ebbe due mogli polacche, prima Agnieszka, figlia di un editore cracoviano, e poi una donna borghese di Krosno. In Polonia si sentiva bene e non volle più lasciarla. Al suo amico Vassilacchi rilasciò un’autorizzazione perché lui vendesse tutti i suoi beni in Italia.

Che cosa vedremo alla mostra oltre le opere di Dolabella?

Prima di presentare i dipinti di Dolabella nel prologo della mostra vogliamo far vedere che cosa fosse Venezia per i polacchi nella 2^ metà del XVI secolo, quindi un po’ prima della venuta di Dolabella in Polonia. Mostreremo alcuni esempi della pittura veneziana, i quadri di Jacopo Palma II e Domenico Tintoretto, nonché i prodotti dell’artigianato artistico veneziano: il vetro di Murano e gli esemplari della maiolica decorata con le scene figurative, il cosiddetto istoriato, dipinte con colori intensi.

Cosa c’è di italiano nel Castello?

Pucharek, Wenecja (Murano), ok. 1700, szkło chalcedonowe z elementami awenturynowego, wys. 8,5 cm, śr. górna 6,9; śr. stopy 3,6 cm. Kraków, Muzeum Uniwersytetu Jagiellońskiego. Fot. Grzegorz Zygier / MUJ

Secoli dopo Dolabella alla corte arrivò un altro artista veneziano, Bernardo Bellotto, chiamato Canaletto, eccellente vedutista, che produsse il famoso ciclo delle vedute di Varsavia oggi in mostra nella Sala Canaletto. Molto attratto all’Italia fu anche Stanislao II Augusto Poniatowski che sosteneva gli artisti italiani. Alla mostra presenteremo un ritratto molto interessante di Stanislao Augusto, eseguito da Lampi, raffigurato in un costume preso dalla commedia dell’arte, con la maschera veneziana. Il re non andò mai a Venezia, ma ne era affascinato. Stanislao Augusto in versione veneziana, come residente nel Castello nella seconda metà del Settecento ci farà da guida alla mostra.

Lei è mai stata in Italia per studio, viaggi o per piacere?

Sì, sì, qualche volta: a Venezia sono stata anni fa, e infatti questa città surreale sembra un sogno a occhi aperti, fa un’impressione indimenticabile. La ricchezza dell’architettura, della pittura, dell’artigianato artistico ma anche la consapevolezza dell’importanza della Venezia già nell’Alto Medioevo e il fatto che la Serenissima fu un crogiolo di culture e connetteva l’Oriente all’Occidente. Solo prendendo in considerazione tutto questo si può forse capire perché per secoli questa città affascinava monarchi, vescovi o in generale viaggiatori. E se andiamo a Venezia, anche per un periodo breve, solo allora…

…lo vediamo?

Lo sentiamo.

Jacopo Palma il Vecchio, Madonna z Dzieciątkiem, św. Janem Chrzcicielem i św. Sebastianem, 1516–1518, tempera i olej, deska. Poznańskie Towarzystwo Przyjaciół Nauk, dep. Poznań, Muzeum Narodowe. Fot. © Pracownia Fotografii Cyfrowej MNP

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