Fiat X 1/9 – Fiat Voluntas Tua!

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Nel 1899 un gruppo di influenti e benestanti appassionati del nascente automobilismo, dopo diversi mesi di discussioni nel caffè di Madame Brunello a Torino, decisero di costituire una fabbrica di automobili. Tuttavia all’ultimo momento Michele Lanza, uno dei futuri soci con una precedente esperienza nella produzione di autovetture e ben consapevole delle difficoltà tecniche a cui si andava incontro, decise di ritirarsi e abbandonò il rischioso sodalizio. 

Il suo posto venne preso da un appena trentatreenne tenente della cavalleria e entusiasta di nuove tecnologie: Giovanni Agnelli. La società, con capitale iniziale di 800.000 lire, fu chiamata Fabbrica Italiana di Automobili, e solo dopo un paio di mesi venne aggiunto all’acronimo già esistente anche ‘Torino’ creando così la FIAT. Per iniziare, non avendo nessuna esperienza pratica nel settore, i soci decisero di acquistare una piccola azienda torinese Accomandita Ceirano & C. che in quegli anni aveva ottenuto non pochi successi. I primi otto esemplari prodotti nello stesso anno furono del modello 3½ HP e rispecchiavano le vetture dei fratelli Ceirano.

Agnelli, a seguito di una serie di conflitti con i soci, nel 1906 assunse quasi integralmente la proprietà della casa automobilistica. Fin dall’inizio sostenne che la motorizzazione in breve tempo si sarebbe trasformata in enormi flussi di capitale, grande migrazione e considerevoli cambi sul mercato del lavoro. Non voleva che la sua FIAT fosse una tra le tante fabbriche di automobili che furono costituite in quegli anni, laboratori dove le parti del motore e il telaio venivano assemblati manualmente per poi, come prodotto intermedio, essere ulteriormente lavorate da aziende esterne che si occupavano della carrozzeria a seconda del gusto del cliente benestante. L’intenzione di Agnelli era quella di creare una produzione completa delle autovetture, pronte per essere vendute al pubblico di massa. La sua visione dei metodi e della direzione della società era condivisa da Henry Ford. I due si incontrarono nel 1906 e subito vennero legati da una forte amicizia.

Nel 1910 la fabbrica FIAT ha prodotto 1.780 autovetture, ma un vero e proprio successo lo vediamo nel 1912 dopo la seconda visita di Agnelli nella fabbrica di Ford durante la quale riscoprì la famosa catena di montaggio sul modello T. Le prime manifestazione del nuovo metodo di produzione, anche se su una scala minore, vennero introdotte da Marc Isambard Brunel nel 1902, nella fabbrica di Portsmouth in Inghilterra. Dopo il ritorno dagli Stati Uniti, Agnelli, decise di introdurre una prima catena di montaggio italiana, piuttosto primitiva, ma che vide uscire dalla fabbrica modelli quali la B2 e la Fiat Tipo Zero. Il nuovo sistema di produzione diede subito i suoi frutti ponendo la FIAT all’avanguardia tra le industrie automobilistiche europee e già nel 1920 vi apparvero sulle strade più di 14.000 vetture nuove con il marchio FIAT. Nel 1930 l’Italia era al quinto posto tra i maggiori produttori di automobili, i numeri sono i seguenti: Stati Uniti 3.355.000, Inghilterra 235.000, Francia 222.000, Germania 70.000, Italia 37.000. La Polonia, dopo dodici anni dall’indipendenza, poteva solo sognare un simile risultato e produceva 500 automobili l’anno.

La maggior parte delle automobili italiane del tempo furono realizzate dalla FIAT nel modernissimo ed enorme stabilimento produttivo su cinque piani di Lingotto, inaugurato nel 1923. Progetto dell’ingegnere Mattè-Trucco che nonostante l’applicazione delle soluzioni utilizzate da Ford, ha fatto sì che la fabbrica della FIAT fosse unica nel suo genere. Il pianoterra era destinato all’assemblaggio delle automobili mentre le tappe successive venivano svolte man mano sui piani sempre più alti, fino ad arrivare sul tetto, dove l’automobile pronta veniva sottoposta al test sulla pista di prova ovale della lunghezza di 1.100 metri.

È proprio lì che nacque l’automobile che rivoluzionò l’Italia nel periodo tra le due guerre, ovvero la FIAT 508 Balilla della quale furono prodotti 112.000 esemplari. Oltre alla produzione automatizzata, un altro asso nella manica nei confronti della concorrenza era costituito dal sistema di vendita delle autovetture e dall’abbordabile costo della concessione delle licenze per la fabbricazione dei suoi modelli all’estero. Sotto la licenza FIAT sono state fabbricate autovetture in Francia, Germania, Spagna, Russia (allora l’URSS), ex Jugoslavia, nonché Turchia, Brasile e Argentina. Nel 1921 la FIAT stipulò un accordo anche con la Polonia, nonostante ciò la produzione polacca di Balilla ebbe inizio solo nel 1932 e a differenza di altri paesi, era l’unica a essere autorizzata a utilizzare il marchio stesso della FIAT. A quel tempo la FIAT era l’unico produttore al mondo che esportava la maggior parte della produzione all’estero, circa il 60%, il che fece sì che diventò un marchio globale.

Al Lingotto tra il 1972 e il 1982, quindi fino al momento della chiusura della fabbrica, si produce il modello X 1/9. Un’autovettura piccola, snella e a prezzo accessibile in questo segmento di mercato, una classica miscela di caratteristiche proprie della FIAT che la portarono a conquistare il grande pubblico. Ciò nonostante, il successo non fu immediato. Nel 1969 Nuccio Bertone mostrò alla dirigenza il modello che avrebbe dovuto sostituire la FIAT 850 spider. Il prototipo, creato da Marcella Gandini, fu caratterizzato da una forma a cuneo, tipo targa che ricordava per la sua struttura un motoscafo, soprattutto dopo la rimozione del tetto rigido in uno dei due bauli e ancor più, poiché fissata sopra da un arco massivo. Per la prima e l’unica volta il motore fu posizionato davanti all’asse posteriore, cioè centralmente. Fu una soluzione poco pratica in termini di servizio, ma che consentiva un’uniforme distribuzione del peso del veicolo e in più aumentava lo spazio utilizzabile in un’auto così piccola.

Il serbatoio del carburante e la ruota di scorta furono posizionate tra il motore e i sedili, mentre i fari a scomparsa conferivano alla vettura un aspetto sportivo. Per i dirigenti tradizionalisti della FIAT era un progetto troppo avanguardistico e non adeguato alla linea del marchio, per questo motivo la proposta di Gandini fu rigettata. Qui la storia del X 1/9 si sarebbe potuta concludere se non fosse per l’intervento di Gianni Agnelli, nipote di Giovanni e dal 1966 anche presidente della FIAT, che dopo aver visto il progetto, tra l’altro del tutto per caso, ne rimase stupito e decise di farne un degno successore dell’eccezionale 850 Spider, non lasciando ai dirigenti nessun’altra scelta che accettare e dire “Fiat Voluntas Tua!”.

Ogni azienda prima di lanciare un prodotto sul mercato con il nome definitivo gli dà un nome in codice anonimo, come per esempio fu per la Lancia Montecarlo [X1/20] o la Fiat Ritmo [X1/38]. Per quanto riguarda la X 1/9, per sottolineare il suo design originale e del tutto differente dalle caratteristiche standard fino ad allora proposte ai clienti del marchio torinese, fu deciso di lasciare il codice. La fabbricazione ebbe inizio nel 1972 nello stabilimento produttivo di Bertone a Grugliasco, dove ogni giorno venivano prodotti 110 telai. Successivamente i telai venivano trasportati al Lingotto dove si completava il montaggio delle autovetture.

La X 1/9 era un’auto suscettibile alla ruggine con gli elementi interni montati male e il motore rumoroso, ma nonostante questi peccati mortali si vendeva molto bene. Tra il 1972 e il 1982 furono venduti circa 140.000 esemplari, mentre quando la FIAT ne cessò la produzione a continuare fu la fabbrica Bertone con altri 20.000 esemplari. A cosa è dovuto questo successo clamoroso? Probabilmente il desiderio che ognuno di noi ha, ovvero quello di possedere un’auto sportiva, anche se non troppo pratica, ma fonte di forti emozioni e con una spruzzata di lusso e non di meno per il piacere della guida. Infatti su un poster americano della X 1/9 del 1979 vediamo lo slogan “Qual’è il prezzo della vanità?” e la rappresentazione di tutti e cinque i modelli a motore posteriore centrale disponibili sul mercato americano al momento. Sullo sfondo la Maserati Bora al prezzo di 40.000 dollari, poi la Ferrari 308 GTS pure a 40.000 dollari, la Lamborghini Countach a 85.000 dollari e la Lotus Esprit a 26.000 dollari, mentre in primo piano attira l’attenzione l’accattivante FIAT X 1/9 a soli 7.167 dollari!

Pensando alla visione di Gianni Agnelli e in seguito alla realizzazione della stessa si ha l’impressione che avesse compiuto un istantaneo viaggio nel tempo, quasi come se si fosse trasferito negli anni ’30 nel momento del grande successo della FIAT. Possiamo anche chiederci cosa sarebbe accaduto se questo viaggio avesse raggiunto il 1945. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Giovanni Agnelli fu accusato di collaborazione fascista e in seguito a ciò gli venne vietato l’accesso alla propria fabbrica.

Maria Sole Agnelli richiama con tristezza e rimorso questi avvenimenti. Nonostante il nonno (morto d’infarto il 16 di dicembre del 1945), fosse ripulito dalle accuse, le autorità proibirono alla processione funebre celebrata in seguito alla sua morte di fermarsi davanti all’entrata della fabbrica FIAT. La stessa fabbrica alla quale dedicò tutta la sua vita e la quale fu un tempo la forza trainante dell’economia italiana, nonché un faro che illuminò la strada alle future generazioni degli imprenditori italiani.

Tornando a noi, se pensiamo ipoteticamente al viaggio nel tempo, possiamo domandarci cosa sarebbe accaduto se Giovanni Agnelli si fosse trasferito nell’anno 2016  e ci avesse promesso un milione di auto elettriche, allora sicuramente le avremmo già guidate o al contrario, da grande visionario che era, no lo avrebbe neanche menzionato.

Il modello che mostriamo è una Minichamps realizzata con una estrema cura dei dettagli. Il modellino ha tutte le aperture, comprese i fari e il tetto. È una versione del 1974 con una vernice rossa senz’altro piacevole per l’occhio, anche se su quasi tutti i materiali pubblicitari del tempo veniva rappresentato con una vernice verde chiaro numero 358.

Anno di produzione: Fiat (1972–1982) / Bertone (1982–1989)
Esemplari prodotti: 164 000
Tipo motore: 4 cilindri in linea
Cilindrata:1290 cm3
Potenza / Coppa: 74 KM / 6600
Velocità massima: 172 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 12,5
Cambio: 4
Peso a vuoto: 880 Kg
Lunghezza: 3830 mm
Larghezza: 1570 mm
Altezza 1170 mm
Passo: 2202 mm

traduzione it: Natalia Kogut

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