Gli antichi eroi sulla facciata della Palazzina d’Oro

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Sapete che cos’è l’iconografia? Secondo il Dizionario della Lingua Polacca è una categoria che si occupa di descrizione e di interpretazione delle opere d’arte. Comunque, che cosa significa? Immaginatevi di guardare un film giapponese e di non sapere alcuna parola di questa lingua. Siete interessati all’immagine e al suono. Capite parzialmente la trama perché osservate la gente che si diverte ad una festa, urla oppure alla stazione si dice addio. Ritenete che sia stato un film interessante, con una bella musica e il movimento particolare della fotocamera. Vi sono piaciuti i costumi, le pettinature, l’architettura… E ora immaginatevi di guardare lo stesso film, ma con i sottotitoli.

Salta fuori che la festa costituiva un dovere professionale, la gente che urlava non litigava e la separazione alla stazione era un sollievo per entrambi. I sottotitoli hanno facilitato la comprensione del film. Ecco cos’è l’iconografia: comprendere non solo l’aspetto estetico e la tecnica di esecuzione. Grazie all’iconografia un’opera arriva ancora più a fondo. Succede spesso che decifrare i simboli di un capolavoro richieda anni o addirittura secoli. Tale è il caso della Palazzina d’Oro a Danzica, la cui particolarmente ricca decorazione scultorea costituisce un tratto erudito che si riferisce all’antica Grecia, alla Roma repubblicana, alla politica delle città italiane del Rinascimento e alla moralità protestante.

La Palazzina d’Oro, chiamata anche Casa di Speymann (Speymannhaus) o Casa di Steffens, è ubicata in piazza Długi Targ a Danzica, vicino alla famosa Fontana di Nettuno e alla Corte di Artù. La sottile facciata che si mostra verso sud si distingue tra le pareti multicolori degli edifici vicini per il suo bianco puro e gli elementi dorati della decorazione. Nonostante il fatto che costituisca una delle realizzazioni più importanti del XVII secolo a Danzica, nessuno si è impegnato ad analizzare tutti gli elementi iconografici presenti sulla facciata. Non si tratta però di una svista ma di un segno di umiltà verso lo studio di un messaggio così complicato. Gli studiosi riflettono sull’ordine interno della rappresentazione, che consentirebbe la decifrazione dell’intero messaggio, ma indagano anche i criteri della selezione di presentazione e di correlazioni tra gli elementi esposti.

Gli elementi simbolici e allegorici, che appaiono nella ricca decorazione architettonica di tanti edifici rappresentativi di Danzica, si riferiscono all’antichità interpretata in conformità con la moralità protestante. Intorno al 1600 l’arte è diventata una forma di trasmissione delle idee repubblicano-stoiche da parte dei patrizi di Danzica. A questo scopo servivano gli antichi testi di Ovidio, Livio, Cicerone, Valerio Massimo e Plutarco. Nelle decorazioni architettoniche, nella pittura e nella scultura Danzica era presentata come una repubblica, una Nuova Roma con la sua storia e con i suoi miti, che sono stati utilizzati per la glorificazione della storia locale.

Gli abitanti di Danzica hanno successivamente sviluppato la loro distinzione, sia culturale, sia politica. La referenza alla Nuova Roma riguarda il mito della fondazione della Città Eterna, che a Danzica hanno legato al trionfante assedio di Malbork e alla sconfitta dell’Ordine Teutonico. Nella cultura si sono riferiti a questi eventi tanto quanto a quelli dell’antichità, collegando le idee e ispirandosi ai comuni italiani.

La Palazzina d’Oro è stata costruita nel 1609 in uno dei luoghi più rappresentativi di Danzica: in piazza Długi Targ 41. Johann Speymann ha commissionato ad Abraham van den Block il progetto di un edificio con la facciata in pietra in stile manierista. L’esecuzione parziale di sculture si attribuisce a Hans Voigt di Rostock. L’edificio è stato terminato nel 1618 e da questo momento la palazzina, oltre alla funzione residenziale, ha svolto anche la funzione di museo di oggetti originali. Speymann vi ha raccolto una collezione di sculture, oggetti di artigianato, ha dotato la biblioteca di molti libri e ha creato una piccola armeria con le armature milanesi. Ha assunto un custode che una volta alla settimana mostrava gli interni agli ospiti. Dopo la morte di Speymann l’edificio è passato nelle mani dei generi e poi della famiglia Krause. Carl Gottlieb Steffens ne è diventato il proprietario nel 1768 e l’edificio è appartenuto alla sua famiglia fino al 1918 quando è divenuto proprietà della città. La collezione è stata trasferita al Museo Nazionale di Scienze Naturali e alla fine della Seconda guerra mondiale è scomparsa. La Palazzina è stata per la maggior parte distrutta durante gli attacchi aerei tedeschi. In seguito è stata ricostruita secondo il progetto di Marian Bajdo.

La Palazzina d’Oro ha la facciata simmetrica e triassiale, divisa da pilastri e sormontata da una terrazza con ringhiera, dietro la quale si trova uno sfuggente tetto triangolare. Nell’asse centrale è situato un portale con la cornice semicircolare e con dei pilastri laterali toscani decorati con panoplie. Nei piani superiori i pilastri sono decorati con rilievi vegetali (grappoli, frutta e fiori di granata) e con un capitello ionico. La facciata è coronata da quattro statue, allegorie degli antichi valori platonici, che in seguito il cristianesimo ha adattato nelle virtù cardinali. Sopra il portale, invece, sono presentate le allegorie delle virtù teologiche, subordinate a quelle cardinali. L’accentuazione delle virtù nell’iconografia della facciata è un messaggio di Speymann che indica la sua identificazione con l’ideale stoico del saggio perfetto.

Tra gli innumerevoli ornamenti, gli antichi eroi costituiscono il gruppo più numeroso. Le rappresentazioni di Solone e di Temistocle patrocinano in un certo senso ideologicamente l’intero programma iconografico. Solone, come legislatore e corifeo ateniese, credeva che il benessere della città (in greco polis) dipendesse dalla moralità del popolo e dalla pace interiore. Nel 594 a.C. introdusse le riforme che avrebbero migliorato la situazione politica e parzialmente anche sociale di Atene. A Danzica fu un modello delle virtù civili. La sua rappresentazione si trova sopra il capitello del pilastro del terzo piano e affianca, insieme al ritratto di Catone situato sul lato opposto, una scena di combattimento di Temistocle, rappresentata come rilievo nel campo rettangolare. Temistocle, in relazione alla situazione politica di Danzica, diventa un esempio di capo intelligente e astuto. Nel V secolo Temistocle, politico straordinario, creò una flotta che sarebbe diventata potenza marittima. Per Atene questo significò il governo della Lega delle isole e delle coste del Mar Egeo che avevano il loro centro a Delo. Permisero a Temistocle di realizzare il suo piano, parzialmente ingiusto, però favorevole ad Atene. Occorre quindi collegare il rilievo della battaglia di Temistocle direttamente con la storia di Danzica che a quel tempo, a causa dei suoi interessi commerciali era contraria alla guerra polacco-svedese e di conseguenza alla costruzione della flotta regale? Gli studiosi affermano che non ci sono le prove per dire che Speymann non era d’accordo con il Consiglio Comunale per quanto riguarda questa costruzione. Nella decorazione della palazzina gli studiosi indicano quindi un piano d’azione favorevole alla città che consenta il controllo e faciliti lo sviluppo del commercio, della politica e della cultura anche se questo richiederà dei sacrifici. Nel caso della classe dei Patrizi, a cui apparteneva Speymann, l’interesse della città costituì sempre la priorità. Questo viene maggiormente sottolineato grazie alle rappresentazioni degli eroi romani e della loro storia. Rileggendo l’iconografia delle illustrazioni di quello che successe nella Roma repubblicana, vale la pena prestare un po’ di attenzione alla questione della libertà di Danzica e dell’ammonimento per la Repubblica di Polonia per quanto riguarda i suoi sforzi per limitare i privilegi della città. Tra gli eroi romani si trovano, prima di tutto, Lucrezia e Lucio Giunio Bruto. Il rilievo che rappresenta una scena tra Lucrezia e Bruto è situato nel campo rettangolare tra il secondo e il terzo piano. È affiancato dalle rappresentazioni di Marco Porcio Catone Uticense, uno stoico famoso per la sua onestà e un predicatore dell’idea repubblicana, e di Ottone III di Sassonia, un imperatore chiamato “nobile”, sostenitore del rinnovamento dell’Impero Romano. Lucrezia, un personaggio quasi mitico del tramonto dell’età regia di Roma, e il suo parente, Lucio Giunio Bruto, sono legati agli inizi della Roma repubblicana. Nel 509 a.C. Lucrezia, stuprata dal principe Sesto Tarquinio, preferì suicidarsi invece che vivere nella vergogna. Questo evento la rese un modello delle virtù delle donne e Valerio Massimo la descrisse nel primo capitolo di Factorum et dictorum memorabilium libri IX. La sua morte diventò l’inizio della ribellione e del rovesciamento della monarchia. Lucio Giunio Bruto, guardiano di Lucrezia, svolse un ruolo importante all’inizio della Repubblica perché come capo della rivolta contro Tarquinio, portò all’espulsione del re e al passaggio dei poteri al Senato. Diventò anche il primo console.

Non è possibile elencare tutte le figure storiche, bibliche, allegoriche e mitiche, le cui rappresentazioni sono situate nella facciata della palazzina. Ognuna di loro motiva l’attività delle autorità di Danzica che, sottolineando i loro ideali repubblicani, hanno utilizzato le categorie delle virtù romane, delle azioni dei difensori della democrazia ateniese o degli eventi biblici per promuovere e giustificare le proprie azioni a favore della città. Non si può omettere la religione di cui questo articolo non tratta. Sebbene dominino la storia e i modelli greco-romani, tutto il progetto è patrocinato da Dio stesso e i riferimenti alla Bibbia e alla religione sono altrettanto numerosi. Nel XVII secolo l’interesse di Danzica valeva più di ogni altra cosa. La città, già prospera, continuava ad arricchirsi e la modalità erudita nella decorazione degli edifici pubblici e privati costituiva una testimonianza di conoscenza, fede, istruzione e consapevolezza dei cittadini.

Bibliografia:

  • Jacek Bielak, Ikonografia Złotej Kamienicy na nowo odczytana, [w:] Mieszczaństwo gdańskie, Gdańsk 1997
  • Marcin Kaleciński, Mity Gdańska. Antyk w publicznej sztuce protestanckiej res publiki, Gdańsk 2011
  • Tadeusz Zieliński, Grecja niepodległa, Katowice 1988

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