Il vigneto della Polonia

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

La rinascita dell’enologia polacca ha permesso al Paese di passare da consumi e da produzioni esigue a quote significative. L’esplosione della wine mania è senza dubbio un fenomeno ormai rilevante e basta passeggiare per le vie di Varsavia e di Cracovia, ma anche in molti centri minori, per imbattersi in enoteche, wine bar, ristoranti che offrono, anche al calice, vini di qualità di tutto il mondo.

L’offerta si fa anche più particolare per quanto riguarda la produzione locale, di livello spesso molto interessante. In Polonia quindi bere vino è di gran moda e l’importazione è un importante canale economico di cui l’Italia è il primo fornitore, con circa il 20% del mercato. Anche produrre vino sta diventando un’attività di tendenza, nonostante le difficoltà operative che produttori, distributori e commercianti incontrano. Per molto tempo il clima è stato considerato troppo rigido per la viticoltura sebbene fino alla fine del Settecento ci fossero nelle regioni orientali aree con una discreta produzione. Per il successivo irrigidimento del clima, l’influenza dei fattori politici e culturali e, dopo il 1945, per il disinteresse alla coltivazione della vite, questa era sostanzialmente scomparsa dalla Polonia, sebbene lo spostamento postbellico dei confini a ovest avesse comportato l’annessione del Grünberg, Zielona Góra in polacco, il comprensorio a sud-est di Berlino che era stata una delle più ampie zone vinicole della Germania.

La rinascita a cui assistiamo ora comincia solo dopo il 1989, grazie all’impegno di alcuni piccoli viticoltori al confine con la Slovacchia. Il vigneto Polacco è costituito da un migliaio di ettari in tutto, sparsi in ognuna delle 16 provincie amministrative, con netta prevalenza di quelle meridionali. Va considerato che non c’è un sistema di denominazioni di origine e al momento sarebbe difficile individuare stili o caratterizzazioni dei vini in base alla loro provenienza geografica. Tutto quindi è ancora in fase di assestamento ed evoluzione e il prodotto finale dipende molto dalla mano del singolo viticoltore, dei vitigni che ha impiantato e del metodo utilizzato nella vinificazione.

Cercando di circoscrivere le aree a maggiore vocazione o produzione, la Polonia si può suddividere in sei distretti: la Subcarpathia (a sud-est, al confine con Slovacchia e Ucraina), con un clima continentale e vitigni prevalentemente ibridi, in cui la produzione di vino è piuttosto sviluppata e sostenuta anche a livello governativo; la Piccola Polonia (Małopolska, intorno a Cracovia), con terreni calcarei molto vocati; la più settentrionale Piccola Polonia sulla Vistola (Małopolski Przełom Wisły) e il comprensorio di Sandomierz, lungo il corso del fiume, che grazie a questo beneficiano di un microclima migliore e di una buona esposizione. La Slesia Inferiore, attorno a Wrocław, nella Polonia sud-occidentale, la regione più temperata del Paese e che quindi si pone come la più promettente per vitigni europei classici come il Pinot nero e il Pinot grigio; la già citata zona di Zielona Góra, nella Polonia occidentale, un tempo in territorio tedesco e ricca quindi di una forte tradizione, con tante piccole aziende che coltivano Riesling, Sylvaner e Traminer.

Quella delle cultivar è un’altra delle caratteristiche distintive, nonché uno dei punti critici, della nascente viticoltura polacca. Come accennato, qui i rigori del clima hanno sempre condizionato la coltivazione della vite, che in grandissima percentuale ricorre ancora a ibridi, ricavati dall’incrocio con la vite selvatica, più resistenti al freddo e alle malattie. Solo l’elevazione delle temperature medie e la progressiva individuazione di terreni, esposizioni, sesti di impianto e tecniche di coltivazione adeguati ha di recente consentito la messa a dimora, con successo, di vitigni nobili, la cui presenza sta crescendo rapidamente e ovunque nel Paese: Riesling, Pinot grigio, Traminer, Chardonnay, Müller-Thurgau, Auxerrois, Pinot bianco, Bouvier, Kernling tra i bianchi, Pinot nero, Zweigelt, Dornfelder, Frühburgunder e Merlot, tra i rossi.

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Più articoli sull’enologia troverete nella nostra rubbrica “In vino veritas”.
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