LAURA DRYJANSKA

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Sull’immigrazione “clandestina” in Italia all’estero non si parla mai o quasi mai. I giornali di lusso da Vanity Fair a Vogue fanno ogni tanto qualche reportage colorato ma la tragedia di chi ha perso la vita e di chi è sopravvissuto attraversando il mare in condizioni disumane per raggiungere la terra promessa Italia, approdando a Lampedusa, è sempre viva, irrisolta. Mentre i politici italiani bisticciano sulle responsabilità con l’UE, io incontro a Roma una persona fenomenale quanto modesta: la Dr.ssa Laura Dryjanska, polacca con una bel passato accademico alle spalle che in questo momento, oltre a continuare le sue ricerche scientifiche all’università romana La Sapienza, insieme al suo compagno Dr Roberto Giua e l’organizzazione Rotary, cerca di fermare questa tragedia, aiutando soprattutto i minori a riconquistare la loro vita in libertà.

Dryjanska, con il Dr Roberto Giua, hanno aderito ad una importante organizzazione del Rotary (Rotarian Action Group Against Child Slavery) che cerca di fermare il traffico umano (vedi: www.racsrag.org – http://bambinidistrada.wordpress.com/). Un problema molto diffuso in tutto il mondo e ultimamente, visti gli ultimi problemi di una tragica immigrazione africana, sempre più noto. Come pensate di contribuire a combattere questa piaga tragica soprattutto per i minori coinvolti?

“A luglio si è tenuto a Lisbona il Congresso internazionale del Rotary dove erano presenti tutte le iniziative umanitarie seguite da questa organizzazione che conta oltre 1.200.000 soci nel mondo, e che ha saputo combattere, tra gli altri, negli ultimi 25 anni la Polio a livello mondiale, portando l’OMS a dichiarare che nel 2014 si potrà forse considerare una malattia estinta. In tale occasione abbiamo avuto la fortuna di incontrare il Presidente di questo Gruppo di Azione Rotariano, Mark Little, dedicato a combattere la schiavitù minorile e quindi il traffico umano. Pur essendo ufficialmente la schiavitù umana proibita in quasi tutti i paesi del mondo civile, tutti quelli che hanno sottoscritto la carta dei diritti umani, purtroppo la realtà ci dice che esempi di schiavitù si trovano ancora in tanti paesi anche occidentali, come l’Europa e le Americhe, con percentuali purtroppo ancora molto elevate. La prima delle attività che riteniamo indispensabile per aiutare i minori che subiscono il traffico e la schiavitù e di fare campagne di sensibilizzazione, e di informazione, senza le quali le persone pensano che stiamo parlando di problemi lontani, che non li riguardano.”

Quali sono le modalità che rendono un bambino uno schiavo?

“Molti minori arrivano in Italia, che è considerato un paese essenzialmente di passaggio, o da soli, o con degli adulti che spesso non sono i loro genitori naturali, ma parenti più o meno vicini o solo occasionali compagni di un viaggio della speranza che per alcuni diventa il viaggio della disperazione e della morte. E’ difficile sintetizzare come si possa aiutare questi minori, ma possiamo provare intanto a dire che i minori non accompagnati dovrebbero subire un procedimento accelerato di ricovero in strutture protette, di sostegno e assistenza sociale, sanitaria e psicologica, perché deve essere tragico dover fare un viaggio di giorni e giorni magari con degli adulti che muoiono sotto i loro occhi. Poi si dovrebbe sostenere ed accelerare al massimo tutte quelle pratiche che possano almeno portare, se non ad una adozione, almeno ad un affidamento; infatti sembra piuttosto risibile pensare di applicare per questi disgraziati minori le stesse regole che varrebbero per un minore italiano, a sua  garanzia, ma senza l’evidente situazione di emergenza  di questi casi estremi.”

Ai primi di novembre è stata invitata come “observer” alla Pontificia Accademia delle scienze e delle Scienze Sociali in Vaticano per parlare di contrasto al traffico umano e di utilizzo di nuove tecnologie.

“In Vaticano si è svolto un evento importante proprio per le strategie che il mondo civile vorrà prendere sul tema del contrasto alla schiavitù, minorile in particolare. Il Santo Padre, infatti, ben conoscendo cosa significa la miseria umana, vissuta spesso in terribili situazioni ambientali, come quelle a Lui ben note delle “villas miserias” di Buenos Aires, ha personalmente spronato ad agosto la prestigiosa Pontificia Accademia delle Scienze e la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali a organizzare un workshop sul tema invitando tutti a pensare in modo concreto quali strumenti utilizzare, anche i più moderni offerti dalla tecnologia, per combattere questa piaga. Ecco quindi che la moderna evoluzione di questi ultimi anni dello studio del genoma umano e quindi della tipizzazione del DNA fa ipotizzare che forse si possano applicare queste soluzioni per arginare il fenomeno. Quello che si sta pensando è di poter ricoverare i minori di strada (che noi chiamiamo “shadow children”) in shelter che rendano la loro vita più umana e sicura ed utilizzare per “difenderli” un campione di saliva dal quale ricavare il DNA e al quale abbinare un nome e cognome, in pratica quindi effettuare una certificazione anagrafica sicura e indelebile nel tempo. Sembra questa una possibilità, tutta ancora da impostare come procedura, per arrivare a rendere sempre più difficile l’utilizzare bambini di strada per scopi turpi come lo sfruttamento sessuale, l’abuso e la violenza e la pedofilia, per arrivare a espianti clandestini e progressivi di organi.”

Vivete tra la Polonia e l’Italia. Dove si vive meglio?

“Dopo molti anni di studi all’estero sono tornata a Varsavia nel 2008 e ho lavorato all’Università, evento che considero un altro importante tassello di esperienza, ma avendo vinto un Dottorato di ricerca all’Università La Sapienza di Roma, congiunto con altre 5 università europee, ho deciso di  trasferirmi. Il dottorato è finito lo scorso anno, e trattando di problemi di expats, mi ha trovato particolarmente coinvolta ed interessata. A parte gli spunti derivanti dalle mie ricerche, posso certamente dire che trovo Roma la più bella città del mondo, e avendo molto viaggiato, penso di poterlo affermare con cognizione di causa. Il tentativo di paragonare Italia e Polonia è stato fatto da tutti i soggetti intervistati, ma non voglio sottrarmi a questa domanda: non sono paragonabili, troppo diverse, troppo distanti e quindi il gradimento o meno dipende tutto dal proprio stato d’animo, dalle proprie predisposizioni, insomma, dal proprio stile ed aspettativa di vita.”

Vive a Roma da 4 anni. Perché alla fine ha lasciato Varsavia?

“La principale motivazione come ho detto prima è stata la specializzazione nel Dottorato, che unita alle altre forti motivazioni personali mi hanno fatto prendere la decisione per il trasferimento. Resta per me comunque importante il frequente rapporto con la mia famiglia in Polonia e appena posso, soprattutto durante le feste, vado a visitare la mia mamma a Varsavia o a Cracovia o la mia nonna a Stary Sacz, un posto legato alla mia infanzia.”

Ha fatto il dottorato alla Sapienza su un tema molto sentito che riguarda la migrazione culturale di oggi, il tema degli “expats” proprio tra Roma e Varsavia! Adesso svolge le sue ricerche al Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione. Che altro vorrebbe fare per il sociale abbinandolo alla sua carriera accademica?

“Dopo il Dottorato, ho vinto un bando di concorso sempre all’Università La Sapienza e quindi proseguirò in quella strada di ricerca per i prossimi anni, senza tralasciare eventuali altre ipotesi ove si dovessero manifestare, in linea con il mio percorso accademico. Questa mia scelta verso il mondo accademico proviene da una forte ammirazione per le esperienze fatte da mia madre nel mondo delle università polacche.”

Con il Dr. Roberto Giua dovete amare moltissimo i bambini. Come pensate di continuare ad aiutarli?

“In questi quattro anni ho partecipato ad attività del Rotary in Italia, Argentina, Ecuador, e stiamo per verificare ipotesi di azioni di sostegno a case famiglia, o come vengono chiamate in America latina  “hogares”, in Perù, sempre mirate a sostenere la crescita psicofisica di questi minori abbandonati.”

Con quali altre associazioni, nazionali o internazionali, collaborate?

“Sono molte le associazioni ed enti con cui esiste già una fattiva collaborazione: Centro Encuentro in Ecuador mirabilmente gestito dal Arcivescovo di Puyo, Mons. Rafael Cob Garcia, che si occupa attualmente di 152 bambini, Schiavitù Mai Più, legata all’Associazione Città Aperta per esempio, con cui promuoviamo la consapevolezza del terribile problema della prostituzione minorile e del traffico umano con filmati e incontri; con The Salvation Army, sostenendo attività per i Senza Fissa Dimora e contribuendo con personale specializzato ad uno Sportello di ascolto; con Salvamamme Salvabebè, che da oltre 15 anni si dedica a Roma e non solo, a madri sole con bambini in situazioni di estremo disagio, sia economico che psicologico, sostenendole legalmente, con alimenti per i piccoli, con una protezione fisica e psichica. Inoltre, a Roma partecipo a varie iniziative sempre rivolte al sostegno contro il disagio giovanile, partecipando come relatore a svariati convegni, come per esempio quello che si terrà a fine novembre in Campidoglio, promosso dalla Federazione Scacchi Lazio sul disagio giovanile e il bullismo.

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